martedì 30 giugno 2020

MaraTrail Lubrense ... pare si possa fare ...

Facendo seguito al già abbastanza dettagliato post di presentazione di questa Camminata, pubblicato la settimana scorsa, ecco ulteriori dettagli oltre a mappe e profili altimetrici da scaricare e salvare sui vostri dispositivi o stampare se preferite il formato cartaceo, orario SITA in vigore (dal sito ... ma è sempre meglio controllare). 

Per quanto riguarda le previsioni meteo (soprattutto le temperature), al momento sembra cosa fattibile … in caso cambiassero in modo radicale e fossero annunciati 30° o oltre, certamente  cambieremo programma.
Inoltre, i 28° di massima previsti per domenica 5 luglio si dovrebbero raggiungere solo dopo le 13:00, quando saremo certamente in fase di discesa da San Costanzo verso Massa. 

Infine, è atteso un piacevole vento dai quadranti settentrionali. 
Speriamo sia così!


Pensiamo di partire da Sant'Agata (ingresso parcheggio fra Pro Loco e farmacia) alle 7.30 … puntuali come al solito; dopo un quarto d'ora saremo già a Torca.

Completato il circuito delle Sirenuse, ripartiremo da Sant'Agata alle 10.00 (forse dopo, certamente non prima). I successivi passaggi saranno sempre più elastici a seconda delle temperature che potrebbero condizionare il nostro passo e forse anche l'itinerario.

Brevi soste potranno essere effettuate a Termini, all'inizio e al completamento del Giro di Santa Croce, oltre alla pausaperitivo sul Monte, fra Vetavole e cappella di San Costanzo.

Chi avrà interesse a sapere per dove passiamo e a che ora, potrà chiamare Maria 338 881 9737 o Giovanni ‪339 694 2911 (no messaggi).

Le uniche partenze affidabili sono 7:30 e 10:00 da Sant'Agata e non prima delle 11:00 da Termini. Tutto il resto sarà deciso in corso d'opera anche se prevediamo di attenerci al programma descritto in mappa.

Alcune delle immagini che vedete in questo post sono anteprime, per i file a miglior definizione utilizzate i seguenti link:
  • intera mappa Progetto Tolomeo  .gif  (1,3 MB)  o  .jpg  (3,2 MB)
  • itinerario della MaraTrail Lubrense  .gif  o  .pdf  (x A4)
  • profili essenziali della MaraTrail, inclusi extra .gif o .pdf (x A4)
  • mappa solo Giro di Santa Croce  .jpg  
  • orario della linee SITA fra Massa, Sant'Agata, Termini e Sorrento


Eventuali aggiornamenti saranno pubblicati su FB Camminate

Solo per camminatori indipendenti e autosufficienti, leggi il seguente

domenica 28 giugno 2020

Micro-recensioni 226-230: sorprese di generi molto diversi

Non mi stancherò mai di ripetere che, a ben cercare, si troveranno sempre tanti film assolutamente sorprendenti.

The Color of Pomegranates - Sayat Nova
(Sergei Parajanov, URSS, 1969)
Per questo gruppo, mi riferisco in particolare a Sergei Parajanov, regista sovietico (di origine armena, nato in Georgia, lavorò in Ucraina) di gran livello artistico, ma ostacolato, boicottato e anche imprigionato dal regime. Fu grande amico di Tarkovsky con il quale condivideva molte idee in contrasto con lo stile realistico, all’epoca quasi imposto dai censori. Sayat Nova fu un famoso poeta-musicista-trovatore georgiano del XVIII secolo ed il film segue vagamente gli eventi principali della sua vita. Non essendo stato approvato dalla censura per non essere una biografia fedele, il titolo fu cambiato in The Color of Pomegranates (Il colore del melograno).
In effetti si tratta di un’opera nella quale si miscelano il surrealismo e lo sperimentale, in quanto è costituita da una serie di inquadrature fisse nelle quali appaiono attori (fra i quali Sofiko Chiaureli, la sua musa, che interpreta 6 personaggi diversi, di entrambe i sessi), numerosi animali e tanti simboli, per lo più religiosi. Girato in vari siti storici armeni, fra i quali molti edifici religiosi quasi in rovina, non include dialoghi, ma solo pochi versi recitati. Pur essendo affascinante anche a prima vista, si può essere certi che la conoscenza della liturgia e delle tradizioni armene faciliterebbe la comprensione delle immagini. 
Per dare un’idea del film, ecco un breve trailer:

Per Cahiers du Cinéma fu il quinto miglior film dell'anno. Restaurato nel 2014 da The Film Foundation (World Cinema Project) di Martin Scorsese.
Dalle Repubbliche Caucasiche ex-sovietiche all’Iran il passo è breve e ci sono arrivato con altri due film di Abbas Kiarostami che, anche stavolta, propone storie molto “umane” in ambienti sociali relativamente poveri, in piccole comunità rurali che si raggiungono percorrendo interminabili, tortuose e polverose strade sterrate. In entrambe i film (dai soggetti molto originali) si sottolinea il contrasto fra l’uomo di città e la cultura locale, con i differenti ritmi di vita e soprattutto diverse valutazioni.

Taste of Cherry (Abbas Kiarostami, Iran, 1997)
The Wind Will Carry Us (Abbas Kiarostami, Iran, 1999)
In Taste of Cherry il protagonista, a bordo del suo fuoristrada, si aggira alla ricerca di una persona che lo seppellisca visto che è sua intenzione suicidarsi in aperta campagna. Incontrerà varie persone di origini, età e professioni diverse ed ognuno gli offrirà la propria visione della vita … a seconda dei casi poetica, religiosa, di buon senso.
Palma d’Oro a Cannes, per Cahiers du Cinéma fu il sesto miglior film dell’anno.

The Wind Will Carry Us è molto più vario e movimentato ed è incentrato su un’altra storia al limite del surreale, con un giornalista che, spacciandosi per un ingegnere accompagnato da alcuni colleghi (che non si vedranno mai), con la scusa di un fantomatico lavoro va in un piccolo villaggio del Kurdistan a documentare la morte di un’anziana. Tuttavia, questa tarda a morire e il giornalista ha occasione di incontrare tanti personaggi peculiari, giovani e anziani, donne, uomini e bambini e con ognuno ha modo di discutere. In particolare, stringerà amicizia con il ragazzino che al suo arrivo lo attendeva all’ingresso del villaggio e che successivamente gli fa da guida.  
Per Cahiers du Cinéma fu il secondo miglior film dell’anno, a Venezia ottenne 3 Premi e Nomination Leone d’Oro.
Completano la cinquina due film anglofoni di metà secolo scorso, entrambi di più che buona qualità.
A Hatful of Rain (Fred Zinneman, USA, 1957)
Tratto da un lavoro teatrale di successo che nel 1955 debuttò a Broadway interpretato da Shelley Winters e Ben Gazzara, poi sostituito da Anthony Franciosa che, per la sua interpretazione in questo film ottenne la Nomination come miglior protagonista. Pur soffrendo un po’ della sua sceneggiatura palesemente teatrale, è senz’altro un ottimo film sia per la qualità delle prestazioni degli attori (tutti …) sia per il soggetto che oltretutto all’epoca era quasi tabù: la dipendenza dalla droga.

They Made Me a Fugitive (Alberto Cavalcanti, UK, 1947)
Uno dei tanti onesti noir inglesi che senz’altro avrebbero avuto maggior successo e notorietà se fossero stati prodotti dall’altro lato dell’oceano. La storia non è del tutto banale, le interpretazioni sono buone, trovo però che gli eventi finali siano mal proposti, con scontri molto mal rappresentati. Comunque una piacevole visione.

#cinegiovis #cinema #film 

giovedì 25 giugno 2020

Breve analisi cartografica delle Tese di Pimonte

Continuando le mie indagini in merito al tracciato delle Tese di Pimonte, ho messo a confronto varie mappe abbastanza “affidabili” (considerate rispettive  scale e epoche di compilazione) e tutte coincidono nel riportarle come strada pubblica, storica, principale e unica fra Piazza e il Faito, attraversando i castagneti del demanio comunale.
Ovviamente, come riferimento storico, sono partito dalla imprescindibile CARTA TOPOGRAFICA ED IDROGRAFICA DEI CONTORNI DI NA­POLI - Corpo dello Stato Maggiore ed Ingegneri Geografi (1817-1819, scala 1:25.000), della quale riporto uno stralcio che, seppur di scarsa qualità, è sufficiente per evidenziare quanto mi (ci) interessa.
Già parlai dell’assunto nel post Cartografia antica: le Tese di Pimonte nel 1819 (del 4 agosto 2014) del quale riporto un paio di paragrafi.
"Ho analizzato un nuovo stralcio della carta borbonica a partire dalle Tese di Pimonte che a quell'epoca erano una mulattiera principale, tant'è che venne riportata (molto fedelmente) con il simbolo utilizzato per i percorsi più importanti: linea continua con linea punteggiata parallela.
Possiamo anche leggere vari toponimi interessanti a partire da quello al lato del tratto iniziale rettilineo: Via nova del Demanio che ne attesta l'uso pubblico. La forra che tuttora si attraversa percorrendo l’antico Ponte del Piano per accedere alle Tese vere e proprie viene similmente detto Vallone del Demanio, chiuso fra Pantanelli a ovest e la Ceppa a est."

Logicamente nello stralcio in apertura non compare l’attuale 366 di Agerola, ma sono ben evidenti sia il tracciato delle Tese che quello dell’antico sentiero che da Tralia si dirige a sudest salendo in costa, a monte della suddetta rotabile, percorsi che si incrociano quasi perpendicolarmente.
Confrontando altre mappe successive risulta evidente che, nel loro complesso, coincidono e quindi si può ragionevolmente dedurre che il tracciato è antico, pubblico e unico. Nella parte bassa corre rettilineo, prima all’interno e poi sulla sponda del cosiddetto canale, da non confondere con il convergente e ben più pronunciato vallone un centinaio di metri più a ONO.


Come si vede da questo raffronto fra CTR e foto satellitare, la strada pubblica corre quasi esattamente lungo l'asse (poco più di 700m) fra il suo imbocco dalla 366 e il ponte, questo senza dubbio di epoca borbonica (o addirittura precedente) essendo specificamente riportato in carta con nome Ponte del Piano. Come riferimento si può utilizzare il limite delle terrazze coltivate.

Il tracciato è sempre stato riportato come principale nel corso degli anni come si può vedere in questi stralci di cartografia IGM, a sinistra da una tavoletta di varie decine di anni fa, a destra da una più moderna 50.000.


Al mio rientro potrò integrare questo studio con immagini di miglior qualità e con altre mappe del mio archivio cartografico nonché con una buona riproduzione della catastale … per ora accontentatevi di questa in basso. Si nota che le strade catastali (quelle con linee rosse al lato) seguono lo stesso andamento delle vie indicate sulla carta del 1819, con la sola differenza di quell'angolo iniziale. Questo deriva certamente da frazionamenti e quindi possiamo presumere che la strada delle Tese originale tagliasse direttamente lungo i puntini rossi. Nella parte sinistra dell'immagine in alto la strada catastale da Tralia è tracciata in verde. 

C'è da precisare che il tracciato a monte del ponte è chiaro ed inequivocabile e tutte le tese coincidono perfettamente, qualunque sia la scala della mappa e l'epoca del suo rilievo.
Finora non sono riuscito ad ottenere niente di ufficiale dal Comune di Pimonte per l’insensato ostruzionismo del dirigente del settore, che non mi ha neanche detto se la strada sia classificata comunale (come sono certo che sia) o vicinale, questione comunque del tutto secondaria in quanto in entrambe i casi esiste diritto di passaggio.
Fra una decina di giorni spero di avere l’opportunità di recarmi di persona a Pimonte, recuperare dati e notizie e quindi effettuare un accurato sopralluogo, almeno fino al ponte, spero in compagnia di qualcuno di quelli che si sono dimostrati interessati al tema.

mercoledì 24 giugno 2020

Micro-recensioni 221-225: film di 5 generi diversi

Un noir, un drammatico, un horror, una commedia e un western, dal 1949 al 2001, registi classici e moderni (due dei tres amigos messicani a inizio carriera) con in mezzo uno scadente che dirige un attore sulla cresta dell’onda, poi diventato ottimo regista. La qualità dei due classici si stacca nettamente dalla mediocrità degli altri.
House of Strangers (Joseph L. Mankiewicz, USA, 1949)
Noir poco conosciuto e non del tutto allineato con i classici schemi di criminali o ingiustamente accusati in fuga, si tratta di un ottimo dramma all’interno di una famiglia di italoamericani a New York. Il capofamiglia (mirabilmente interpretato da Edward G. Robinson) ha creato una propria banca dal nulla, ma al limite dell’usura. I suoi 4 figli sono alle sue dipendenze, ma in posizioni molto diverse e il prediletto finirà in prigione. Gli scontri fra padre e figli, così come fra fratelli sono il tema conduttore di questo film nel quale anche le donne hanno la loro influenza sugli sviluppi del dramma. Chi guarderà la versione originale potrà apprezzare anche la rappresentazione realistica dell’ambiente, sottolineata da vari dialoghi in italiano e dall’accento italoamericano (vedi trailer). Consigliato.

Il grido (Michelangelo Antonioni, Ita, 1957)
Antonioni (anche soggettista e co-sceneggiatore) presenta una sequela di personaggi delusi, disillusi, pessimisti e disperati che si incontrano, si lasciano e si ritrovano nei paesini popolati da braccianti e operai nelle campagne fra Veneto e Romagna, mostrate quasi sempre sotto cieli grigi e con tanto fango.
Diretto con maestria, e non c’era da aspettarsi altro, descrive molto bene anche quei personaggi che hanno parti più brevi nella storia, ma non per questo meno significativi nel suo contesto.
Si sa bene che Antonioni non è per tutti ed anche in questo caso posso suggerirlo solo a chi lo sa comprendere e apprezzare.
Cronos (Guillermo del Toro, Mex, 1993)
Film d’esordio di Guillermo del Toro che tuttavia aveva già buona esperienza in campo cinematografico nel settore degli effetti speciali e trucco. Ben nota è la sua passione per i temi fantastici, horror e simili, coltivata fin da bambino … a 8 anni già produceva i suoi corti con la Super8 del padre. Non è certo al livello dei film che hanno reso famoso il regista, ma penso che Cronos sia sottovalutato (IMDb 6,7 RT 89%), specialmente se comparato con il suo amigo Cuarón che trovo assolutamente sopravvalutato, a partire dai suoi primi film … secondo me neanche Roma è la meraviglia che molti si ostinano ad osannare. Singolare il cast internazionale e i nomi attribuiti ai 3 protagonisti: l’argentino Federico Luppi è Jesus (Gesù), Claudio Brook (messicano, l’asceta di Simón del desierto di Buñuel, 1965) è il “cattivo” assistito dal nipote Angel De la Guardia (angel de la guarda = angelo custode) interpretato dall’americano Ron Perlman che dopo essersi fatto notare come Salvatore in Il nome della rosa (1986) era apparso in soli altri 2 film). La trama è abbastanza articolata e originale e conta su varie buone sorprese, nonché su una certa dose di humor nero; la direzione e più che buona così come gli effetti e il marchingegno creati dallo stesso Del Toro.  
Interessante, certamente da guardare per gli amanti del genere.

Y tu mamá también (Alfonso Cuarón, Mex, 2001)
Come anticipato, non ho gran stima per Alfonso Cuarón, la settimana scorsa ho guardato il suo deludente film d’esordio (Sólo con tu pareja, 1991), ho voluto dare una seconda chance a questo suo quarto film, già guardato una decina di anni fa, prima che vincesse i suoi Oscar con Gravity e Roma. La mia opinione non è cambiata, l’ho trovato di nuovo un insulso soft-porn (forse neanche tanto soft), per gran parte del film i protagonisti (due viziati idioti figli di papà) se non fanno sesso ne parlano, a loro si aggiunge la più esperta e di 10 anni più grande Luisa (Maribel Verdú) e ben presto si trovano in sintonia. Cambia un po' verso la fine e la rivelazione conclusiva salva solo parzialmente la storia. Noiosa anche la voce fuori campo che commenta alcuni eventi e informa su ciò che è avvenuto in passato o avverrà a vari personaggi. 
Trovo assolutamente esagerato il 7,6 di IMDb, il 92% di RT e ancor di più la Nomination Oscar per la sceneggiatura … sono sempre più convinto che il regista abbia “santi in paradiso”.

Hang 'em High (Ted Post, USA, 1968)
Poche parole per questo pretenzioso western, probabilmente prodotto pensando che bastasse la presenza di Clint Eastwood in quel momento sulla cresta dell’onda per aver appena concluso la trilogia di Sergio Leone. Senza molto senso, abbastanza mal girato, a metà strada fra western classico e spaghetti western. Molti lo ricorderanno con il titolo italiano Impiccalo più in alto. Da evitare.

martedì 23 giugno 2020

Rientro e metto subito mano ... anzi piede

Ansioso di ricominciare a camminare in Penisola con i miei sodali Camminanti, ho pianificato una passeggiata realizzabile con quasi qualunque condizione meteo (in particolare si devono temere le temperature) per evitare cambiamenti sostanziali nell'ultimo minuto. Abbiamo rinunciato ad altre ipotesi di percorsi lineari di una trentina di km fra l'area di Amalfi o del Faito e quella a monte di Sorrento (che avevo ipotizzato e proposto pensando di poter rientrare ad metà aprile come d programma) in quanto sono meno adattabili in corso d'opera e abbiamo ripiegato sulla una semplice MaraTrail Lubrense di lunghezza ridotta (24,5 km) ed estremamente variabile, pur senza modificare il percorso. Sì, è proprio così! Avendo il vantaggio di avere tre centri principali raggiungibili anche con mezzi pubblici (Sant’Agata, Termini e Massa centro), ognuno può chiudere il circuito che preferisce in bus, anche senza percorrere un anello vero e proprio.
Ed ecco la descrizione dell’itinerario da Sant'Agata a Massa centro (vedi mappa essenziale in alto) accompagnata da alcuni suggerimenti. Per limitare il più possibile il rischio caldo, ci incammineremo sul circuito delle Sirenuse relativamente presto (alle 7:30) da Sant'Agata in modo da affrontare quanto prima possibile l'unico vero strappo della giornata, vale a dire l’ascesa relativamente breve ma ripida al Pizzetiello (nelle 2 foto sotto), che prevediamo di raggiungere entro le 8:30.
Sulla via del ritorno c’è un’altra salita ripida, ma più breve, regolare e in linea di massima al fresco del castagneto di San Martino. L’anello si chiude percorrendo oltre un km nella pineta delle Tore prima di iniziare la discesa a Sant’Agata dove si dovrebbe giungere poco prima delle 10:00. Qui chi si accontenta dei 9 km potrà proseguire per il mare (o in altra direzione) lasciando il gruppo al quale si aggregheranno invece ritardatari e pigri che non si sono voluti svegliare presto.
Si ripartirà alle 10 alla volta di Termini da dove affronteremo il Giro di Santa Croce insieme con chi vorrà risparmiarsi questi 5km partendo da Termini, ma qualche “furbo” potrà anche prendere in considerazione la possibilità di farli su ruota con l’idea di percorrere esclusivamente i giri Sirenuse e Santa Croce e a conclusione del secondo avere l’auto o moto a Termini. In dipendenza di temperatura, sole e vento, sceglieremo il luogo più adatto per una breve sostaperitivo tra Vetavole e cappella di San Costanzo.

Chi non si è perso niente, tornato a Termini avrà percorso 18,9km e con i restanti 5,6km del percorso Li Padri, S. Maria, l’Annunziata, San Liberatore, Massa completerà i 24,5 km dell’itinerario “ufficiale” verso le 14.30. Questo è un altro vantaggio della partenza mattiniera, vale a dire poter pranzare in famiglia o con amici ed avere tutto il pomeriggio a disposizione.

Da Massa si può tornare a Sant’Agata (o andare a Sorrento) in bus, ma i più volenterosi, dopo aver messo qualcosa nello stomaco, potranno anche decidere di risalire al punto di partenza lungo l’itinerario della cosiddetta Passeggiata Rurale, meno di 6 km quasi tutti in salita ma senza grandi pendenze e per lo più al fresco. Nella foto in basso uno degli scorci più suggestivi.
Nello schema qui in basso sono evidenziate varie possibilità che dovrebbero poter soddisfare tutte le gambe ma, chiaramente, ci sono tante altre possibilità.
Gli highlight della passeggiata, tecnicamente alla portata di tutti, sono certamente i "sentieri selvaggi" (consentitemi la citazione cinefila, film di John Ford del 1959) della parte bassa delle Sirenuse (fra Monticello e la statale) e dell'intero tratto del Vuallariello e crinale di San Costanzo da Vetavole alla cappella ma, sotto un aspetto più rurale, saranno molto piacevoli e spesso panoramici i percorsi fra Canale e le Tore di Termini e l’intero Termini - Massa.
Chi pensa di partecipare e percorrere il Giro di Santa Croce non dimentichi (oltre a tutte le altre cose indispensabili) il proprio snack/aperitivo.

lunedì 22 giugno 2020

Meraviglie di Massa Lubrense spacciate come "proprietà del Parco dei Lattari"

Visto che i responsabili della pagina Facebook del Parco Regionale dei Monti Lattari continuano imperterriti nel pubblicare foto di luoghi esterni ai limiti del parco, ritorno sull’argomento.
Invito chi non conoscesse i precedenti a leggere il precedenti post sul tema:
Volendo precisare, il Parco “conferma l’abuso” (17 giugno) 
Tutti approfittano delle bellezze delterritorio Lubrense (2 giugno)


Scorrendo le foto pubblicate (senza dubbio di qualità) sorge un legittimo sospetto, sembra che ce l’abbiano specificamente con Massa Lubrense in quanto nelle didascalie delle foto di altre località (oltretutto urbane) “fuori Parco” sono citati i rispettivi Comuni di appartenenza: Il Chiostro di San Francesco a Sorrento, “Paesaggio urbano da Sorrento” e la terrazza panoramica de La Marinella a Sant'Agnello”.

Sorprende l’assoluta indifferenza degli amministratori massesi (quelli competenti per le loro deleghe certamente a conoscenza di tale situazione), in particolare in questi difficili momenti nei quali sarebbe necessario fare la maggior pubblicità possibile al territorio, assicurandosi che il nome di Massa Lubrense compaia a margine di ogni foto relativa al suo territorio.

Non è chiaro neanche quale siano i benefici che il Parco pensa di ottenere ostinandosi a non citare Massa Lubrense visto che, oltretutto, varie persone amanti del territorio (molti non massesi) sottolineano nei commenti che Ieranto, Crapolla, Punta Campanella, ecc. ricadono nei confini comunali lubrensi. Pertanto, il fatto viene evidenziato egualmente, ma con la differenza che i webmaster fanno una figura meschina.

E come se non bastasse, e come potete vedere nello screenshot, sbagliano anche le descrizioni nelle didascalie … sullo sfondo della foto si vedono 2 dei “Tre Pizzi” e sono Mortella (promontorio e punta) e Mont’Alto (solo pizzo centrale, né promontorio né punta); Punta Penna non si vede assolutamente … 

sabato 20 giugno 2020

Micro-recensioni 216-220: b/n, con macchie di colore

Giorni fa mi capitò sottocchio un articolo sui migliori film in bianco e nero di questo secolo. Per fortuna, dico io, dopo il quasi totale abbandono durante la fine del secolo scorso, questa tecnica è stata rivalutata, i mezzi moderni riescono ad esaltarne le qualità e tutti ricorderanno che vari sono finiti agli Oscar, conseguendo anche molte statuette. Giusto per ricordarne qualcuno, cominciò Schindler’s List (1993, Steven Spielberg, 7 Oscar) che fu il primo fra in b/n moderni ad aggiudicarsi il premio come miglior film, ci riuscì’ anche The Artist (2011, Michel Hazanavicius, 5 Oscar), mentre l’anno scorso andarono deluse le speranze di Alfonso Cuarón per Roma (3 Oscar, ma non miglior film, nonostante l’enorme battage pubblicitario). Oltre ai due succitati, nell’ultimo decennio hanno ottenuto Nomination per la fotografia The Man Who Wasn't There, The White Ribbon, Nebraska, Ida, Cold War, The Lighthouse (ve lo segnalo ancora una volta), e molti altri sono stati premiati nei più importanti Festival internazionali.
Fra quelli segnalati dall’articolo, ne ho recuperati 4 (tutti più che notevoli per la fotografia) e vi ho aggiunto un film del 1963 ad episodi, diretti da 4 noti registi, motivato specialmente da quello diretto da Pasolini.

Ro.Go.Pa.G. (Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti, Ita/Fra, 1963)
Ai primi due episodi poco significativi, direi quasi banali, segue il geniale (così lo definì Moravia) ed esplosivo La ricotta (di Pasolini), con contenuto che fu censurato e il regista condannato per vilipendio della religione; conclude Gregoretti con una divertente analisi critica del consumismo all’epoca del boom economico, ma molto di ciò che dice resta assolutamente valido oggi, oltre mezzo secolo dopo. Esordio di Ricky Tognazzi (a 8 anni), nel suo ruolo naturale, figlio del protagonista interpretato da suo padre Ugo.
Aggiungo solo poche parole su La ricotta, in bianco e nero come gli altri episodi ma con alcune inquadrature molto colorate. Si tratta di (tentati) tableaux vivants riproducenti due celebri dipinti: la Deposizione dalla Croce di Rosso Fiorentino (1521) e il Trasporto di Cristo di Jacopo da Pontormo (1526-1528). Nelle campagne romane si sta girando un film sulla Passione diretto da un annoiato regista (interpretato da Orson Welles) che ha a disposizione un’attrice e un gruppo di comparse indisciplinate e affamate. Fra croci che vengono erette e riposte e attori crocifissi, nelle pause si balla il twist e la Maddalena esegue uno striptease mentre il ladrone buono cerca disperatamente di riempire lo stomaco.


Vi propongo La ricotta in HD 720p, peccato per i sottotitoli francesi sovraimpressi, ma forse l’episodio di trova anche libero da essi e di pari qualità.


Heimat - Cronaca di un sogno (Edgar Reitz, Ger, 2013)
Heimat - Home from Home (Edgar Reitz, Ger, 2013)
Questi (o questo) sono gli ultimi della serie Heimat, strettamente collegati ed in continuità fra loro talvolta proposti come unico film di quasi 4 ore. In effetti si tratta del prequel degli episodi precedentemente proposti (soprattutto per la tv) per un totale di quasi 60 ore, tutti scritti e diretti da Edgar Reitz a partire dal 1979. Heimat significa terra natia, riferita di solita all’ambiente rurale. Gli avvenimenti narrati si svolgono nei primi anni ’40 dell’800 e sono in relazione all’emigrazione verso il Sudamerica, in particolare il Brasile. La saga precedentemente prodotta continua fino a tutto il secolo scorso.
Girato in ottimo b/n di tanto in tanto impreziosito da elementi colorati, nella maggior parte dei casi non i soliti rossi, conta anche su buone interpretazioni e ottime scenografie.

November (Rainer Sarnet, Est, 2017)
Molto ben fotografato, atmosfere magiche, ma trama troppo confusa, basata sul nulla o tradizioni e leggende molto poco credibili. Pregevole e interessante l’ambientazione nel piccolo villaggio estone circondato da foreste, durante un freddo inverno. Anche il cast merita una citazione non solo per le capacità degli attori ma soprattutto per la scelta dei volti “felliniani”. Molto originale anche l’animazione dei kratt, demoni ladruncoli e dispettosi, che hanno un ruolo fondamentale nella storia.

A Girl Walks Home Alone at Night (Ana Lily Amirpour, USA, 2014)
Buone idee originali e ben girato, con fotografia più che apprezzabile e soggetto molto originale. Allo stravolgimento dei canoni vampireschi, con twist sorprendenti e idee originali, non corrisponde però una continuità nella narrazione, gravata da troppe pause. Nata in UK, residente in USA, Ana Lily Amirpour ha girato in California questo suo primo lungometraggio in farsi (persiano) da lei stessa definito “il primo spaghetti western di vampiri iraniano”. 

giovedì 18 giugno 2020

Soy Cuba (1964), ottimo film, particolarmente apprezzato dai fotografi


Nel portare a termine una serie di una mezza dozzina di film girati in bianco e nero negli ultimi decenni (quindi per precisa scelta), mi è tornato in mente questo eccellente eppure semisconosciuto film cubano, “scoperto” e guardato l’anno scorso, ritrovato recentemente in rete (in calce i link), che propone 4 storie cubane nel periodo della transizione, mostrando in stile quasi documentaristico scene dei club de La Habana, dei campi, degli scontri di piazza e della guerriglia.

Soy Cuba (Cuba/URSS, 1964)
di Mikhail Kalatozov
IMDb 8,2  RT 100%

Scovai questa perla della cinematografia nella videoteca della Cineteca Nacional Mexico, una co-produzione cubano-sovietica, composta da 4 storie che si svolgono sull’isola caraibica a fine anni ’50, nel periodo della fuga di Batista e l’avanzata di Fidel Castro. Chiaramente si tratta di visioni parziali e di parte della vita cubana, di taglio più o meno propagandistico a seconda dei casi (ma, vista epoca e produttori, non poteva essere altrimenti). La sua eccezionalità non risiede nella sceneggiatura, comunque più che buona, bensì nella qualità delle riprese, in particolare quelle della prima metà. Gli ambienti si alternano, si inizia con i grandi hotel dell’epoca di Batista frequentati da ricchi americani in cerca di avventure es(r)otiche, si passa al dramma di una famiglia estromessa dalla piantagione di canna da zucchero della quale si occupava, si torna in città per le violente proteste studentesche e si finisce con la guerriglia nella selva.
Caratteristiche comuni sono un uso pressoché continuo di grandangolo su camera a mano e piani sequenza affascinanti, il tutto sostenuto da una perfetta fotografia bianco e nero. Verticalità e linea d’orizzonte orizzontale sembrano essere un’opzione raramente presa in considerazione dal regista. Con il fermo immagine, quasi da ogni scena si potrebbero ricavare tante foto degne di essere presentate in un’esposizione. 
Questo mostrato nella clip è uno dei più famosi piano-sequenza è ripreso su vari livelli di un roof top di un grande albergo, con tanto di bar e piscina, musica dal vivo e beauty contest. Dopo varie “acrobazie” con la cinepresa, l’operatore quasi vola due livelli più in basso al bordo della piscina nella quale poi entra e continua a filmare sott’acqua. Ottimo sia per creatività che per qualità di realizzazione, specialmente considerando che all’epoca non esistevano i sofisticati stabilizzatori, né il digitale, né leggere steadicam. Ma anche le riprese fra le canne da zucchero e quelle con ambienti geometrici all’università, giusto per citarne qualcuna, sono estremamente interessanti.

Superconsigliato, cinematografia eccezionale!

Qui potete guardare o scaricare la versione originale (480p)
Da questa pagina potete invece scaricare i sottotitoli,anche italiani

#cinegiovis #cinema #film

mercoledì 17 giugno 2020

Volendo precisare, il Parco "conferma l'abuso"

Cercherò di essere quanto più conciso possibile, certo che i lettori sapranno trarre le dovute conclusioni.
Nel post di ieri sera, il Parco chiarisce: “viste alcune polemiche nate per la non conoscenza degli ultimi regolamenti della comunità europea in merito alla gestione delle zone di area di pregio ambientale. ...evidentemente dimenticando che già vari utenti avevano sottolineato che “competenza” non equivale ad “annessione”.
"Il Parco Regionale dei Monti Lattari, ha competenze sui Siti di Importanza Comunitaria (Sic), delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) della Rete Natura 2000.  … omissis … Sono invece classificate con la lettera B i Siti di Importanza Comunitaria (Sic), delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC): la Costiera Amalfitana tra Nerano e Positano, …” ma nell'elenco dimentica Punta Campanella.
Comunque, nel territorio di Massa Lubrense ricadono quindi le due suddette aree, la prima parzialmente, la seconda per intero, come evidenziato nelle mappe ufficiali in basso.
Sottolineando che nessuno ha mai chiesto di rimuovere le foto, sarebbe opportuno, corretto, conveniente e appropriato che le relative didascalie riportassero nell’ordine (come è buona prassi) località e comune di appartenenza, poi si potrà aggiungere ZSC o ZPS o SIC a seconda dei casi con relativo nome ufficiale o numero identificativo, ma non Parco in quanto, nella fattispecie, Massa Lubrense non è fra i 27 Comuni facenti parte dell’Ente.
Esempi:
Crapolla, Massa Lubrense (ZPS IT8030006 Rete Natura 2000)
Ieranto, Massa Lubrense (ZPS Punta Campanella)

Anche se, per assurdo, si volesse citare il Parco in quanto “competente”, non si dovrebbe prescindere dall’indicare prima il Comune … o mi sbaglio?
E pur volendo credere che si sia trattato di semplice disattenzione e non di scorrettezza, d'ora in avanti il Parco farebbe bene a specificare il Comune nel quale ricade ciascuna località ritratta nelle foto che pubblica.  
Non da ultimo, dovrebbe valutare l'opportunità di rimuovere il logo del Parco dalle foto relative ad aree ZPS, ZSC o SIC esterne al suo perimetro, indicato in rosso nella mappa "ufficiale".

Il post chiarificatore si è rivelato un tentativo (fallito) di free climbing sugli specchi o di appendersi 'nfaccia 'e ffelinie (per dirla nel nostro espressivo e bel vernacolo).

Per conoscere i precedenti, leggere il post del 2 giugno u.s.:
Tutti approfittano delle bellezze del territorio lubrense!

martedì 16 giugno 2020

Nina Paley e i suoi singolari approcci ai miti religiosi

Torno a parlare di questa artista contemporanea, ma soprattutto estemporanea, che si diverte (proprio così, visto che inserisce i suoi lavori fra quelli di pubblico dominio) a produrre film a tecnica mista di soggetto epico-religioso, fra il divulgativo e l’ironico, assolutamente non offensivo per i rispettivi credenti.
Il suo primo lungometraggio è stato Sita Sings the Blues (2008, al quale nel 2014 dedicai post specifico)  nel quale Nina Paley raccontava, seppur per sommi capi, la storia fittissima di avvenimenti e personaggi mitici del Ramayana, fondamentale poema epico dell'induismo, le cui origini sono databili far il VI e il III sec. a.C., scritto in sanscrito. Similmente a quanto poi fatto in Seder-Masochism (2018), la narrazione si sviluppa a partire da dialoghi fra persone che ricordavano (o non ricordavano) gli sviluppi della lotta di Rāma,
principe spodestato, per riconquistare trono e soprattutto sua moglie Sita.
I disegni si rifanno a quelli classici del ‘700 come questi riprodotti in basso.

 

Il film è disponibile in HD fino a 1080p, sia per lo streaming che per il download. Consiglio i sottotitoli anche a chi ha dimestichezza con l’inglese in quanto i narratori parlano volutamente in Indian English (aka Hinglish) con
un fortissimo accento.
Per quanto riguarda Seder-Masochism (2018), riporto l’adattamento della
microrecensione pubblicata pochi giorni fa:
Secondo lungometraggio di Nina Paley, di nuovo a sfondo religioso e anche in questo caso in senso critico e ironico. Si tratta del seder, la cena rituale che gli ebrei tengono in occasione della cosiddetta Pasqua ebraica. Il film viene presentato come un’intervista della regista (sotto forma di una capretta) con suo padre (rappresentato come Dio) parlando sia di religione che della vita personale e dei loro rapporti familiari. Per la maggior parte del tempo, però, rivisitano in maniera critica e sincera la narrazione dell’esodo dall’Egitto come proposto dalla Haggādāh, versione rabbinica dell’Esodo sostanzialmente
simile a quella del libro dell’Antico Testamento. Se una seppur minima
conoscenza di Mosè e del suo bastone, delle piaghe d’Egitto, dell’apertura
delle acque, delle tavole del Decalogo, la manna, eccetera consente di
apprezzarlo meglio, in ogni caso è possibile seguire facilmente l'azione la
narrazione. Questa è proposta in stile musical sia con semplici disegni, spesso
replicati e che si muovono a ritmo, sia con altre tecniche che vanno dalla stop-motion con ricami, al collage di foto, a breve inserti di filmati di cronaca reale, L’ultima cena (di Juan de Juanes, metà XVI sec., esposta al Prado) con personaggi animati e parlanti, tante diverse rappresentazioni della Grande Madre che ballano con animazione semplice ma fluida.

Colonna sonora molto ricca e varia, con particolare attenzione ai testi il che giustifica che di alcuni brani si ascolta una sola frase; si va dal Gospel al Rhythm and Blues, dal Rock al Pop e, in quanto a interpreti, da Louis Armstrong ai Beatles, da Gene Kelly ai Led Zeppelin, da Gloria Gaynor a Herp Albert, da cori bulgari a musica tradizionale ebrea.
Tanto per dare un'idea, ecco il trailer:
La poliedrica artista scrive, disegna e monta i suoi film riuscendo così a
produrre ottimi lavori con cifre ridicole ... per questo film IMDb riporta un
budget di 20.000 dollari! C’è da aggiungere, ed è cosa non da poco,
che Nina Paley è fautrice della Free Culture e pubblica i suoi lavori in rete già alla prima uscita sottolineando che cede i diritti e invita a guardare e diffondere liberamente i suoi filmati, per ognunoo dei quali esiste specifico sito. Da questa pagina è possibile scaricare Seder-Masochism in qualità fino a 4K e accedere a tante altre informazioni.