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mercoledì 27 novembre 2019

Una selva subtropicale in area urbana!

Nel GULCH del Wahiawa Botanical Garden, Honolulu, HI


Quello che potrete vedere un po' più in basso è un brevissimo video realizzato mettendo insieme 4 spezzoni delle riprese effettuate da Cisco (Francisco Martin Del Campo, dello staff dei BG) a tempo perso con la sua GoPro nel corso del penultimo giro nel gulch (letteralmente burrone, in questo caso riferito a tutto il percorso basso dell’orto botanico di Wahiawa) per la scelta e rilievo definitivo delle specie da segnalare, insieme con Naomi, la botanica che mi assistito in quasi tutti i sopralluoghi.
L’ho montato in modo molto artigianale rimediando un programma online essenziale, semplicemente per dare un’idea dei luoghi. Come è evidente, non sempre si procede nel vero greto del torrente, quasi sempre asciutto; a volte si cammina al lato, lo si attraversa varie volte e all’inizio ci si allontana con la comoda e ampia deviazione (prima scena) in parte limitata da un muretto di contenimento, esattamente fra i Banani (66 sulla mappa) e i Mamaki (68).  



Nella seconda scena, invece, si vede che il percorso rientra nel solco scavato dall'acqua attorno al quale lo spazio lasciato libero dalla rigogliosa vegetazione si restringe sempre più fino al tratto che è al momento interdetto. Con una breve rampa di scale si ritorna sui sentieri cementati in costa e si risale fino alla zona principale (Main Terrace) per poi ridiscendere nel Gulch tramite altre scalette. 
   

In questa seconda parte, idrograficamente più a monte, l'alveo è relativamente ampio e alcuni grossi alberi crescono a ridosso, se non proprio in mezzo all'impluvio, come i due Ficus (82 in mappa) che si vedono alla fine della terza scena. Ma l'attrazione di questa parte è il bosco di Bamboo che si trova proprio alla fine del tratto aperto al pubblico. Oltre a quelli che si vedono nella quarta scena, ai lati del percorso, ce ne sono tanti altri gruppi, di differenti specie, distribuiti su una vasta area. 
Esiste anche un breve percorso lungo la costa settentrionale lungo il quale si posso ammirare altre specie. 

Il Gulch è quanto di più vicino ad una foresta tropicale si possa trovare in un orto botanico in piena area urbana. Il percorso di quasi 1 chilometro è abbastanza agevole, ma in più punti scivoloso ed in alcuni tratti fangoso dopo le piogge (Wahiawa, trovandosi al centro dell’isola di Oahu, fra due gruppi montuosi riceve frequenti piogge, durante tutto l’anno). Inoltre resta potenzialmente pericoloso per rischio flash flood, in quanto nell’alveo viene convogliata tutta la pioggia che cade nelle strade circostanti. Il giorno in cui si vorrà/potrà disboscare anche la parte occidentale del "burrone" (attualmente del tutto interdetta) il tortutoso percorso lungo il suo fondo avrà uno sviluppo di quasi 2 chilometri!
Devo tuttavia segnalare un “problema” che può rovinare una vostra eventuale visita: la presenza di milioni di mosquito perennemente assetati di sangue! Quindi, nel caso, prima di scendere nell'alveo approfittate dei repellenti messi gratuitamente (anche l'ingresso è libero) a disposizione dei visitatori in due versioni: senza DEET (serve a ben poco) e con DEET (efficace). 
Se per motivi ecologici (non dimostrati) opterete per il primo, vi potrà consolare sapere che ponfi e prurito durano poco. 

venerdì 22 novembre 2019

Piante molto particolari: Eucalyptus arcobaleno e Pianta cadavere!

Entrambe possono essere ammirate negli Honolulu Botanical Gardens, il primo (2 grossi alberi) a Wahiawa e la seconda (enorme infiorescenza molto puzzolente) al Foster, nella serra delle orchidee, anche se non lo è.

Andiamo per ordine … non sono pochi quelli che definiscono l’Eucalyptus deglupta l’albero più bello al mondo e, certamente se ci si riferisce alla parte legnosa, è anche fra i più singolari. 
I nomi comuni internazionali sono Rainbow eucalyptus (E. arcobaleno), Mindanao gum e rainbow gum, il primo per i suoi colori, gli altri due per produrre una resina gommosa dai vari utilizzi.
Originario delle Filippine, fu introdotto nelle Hawai'i per riforestazione proprio nel Wahiawa Botanical Garden, nel 1929. Quello della foto di apertura (nella quale compaio anche io e la botanica che mi ha assistito nei rilevamenti e compilazione delle mappe) è uno dei due piantati all’epoca e quindi ha oltre 90 anni. Questa varietà di Eucalyptus è l’unica originaria dell’emisfero nord, le altre centinaia di sono invece native di territori a sud dell’equatore, in particolare australiane. 

   


Questi Rainbow eucalyptus hawaiiani, pur essendo ben vistosi, pare che debbano essere considerati poco colorati se comparati con i loro simili nel luogo di origine, vale a dire le Filippine dove prolificano particolarmente bene nelle aree calde e umide. Lì, infatti, crescono ancor più rapidamente raggiungendo notevoli altezze, fino a 60m, e i colori sono ancor più vari e brillanti, dal giallo vivo al blu scuro. Ho aggiunto qualche foto recuperata in rete, giusto per mostrare come possano apparire. 
  


L’altra pianta, Amorphophallus titanum (aro titano o aro gigante, famiglia delle Araceae), possiede l’infiorescenza più grande al mondo, endemica dell'isola di Sumatra (Indonesia).
   


L’infiorescenza “a spadice”, come si può ben notare nelle foto (quella a sinistra è una di quelle del Foster), è veramente enorme e può raggiungere i 3 m di altezza. La fioritura dura meno di una settimana e, in quei pochi giorni, si formano file considerevoli di semplici “ammiratori” e, ovviamente, di cacciatori di selfie. Qui la fioritura viene annunciata non solo via siti istituzionali e social ma spesso anche sui quotidiani. Oltretutto c’è da dire che il nome comune inglese (Corpse plant) suscita molta curiosità anche in chi ne sa molto poco in quanto letteralmente significa “pianta cadavere”. Questo appellativo deriva dal fatto che l’infiorescenza emana un forte odore (non proprio allettante) di materia organica in putrefazione avanzata.

lunedì 18 novembre 2019

Altra settimana hawaiiana molto intensa!

Settimana passata fra Botanical Gardens (4 su 5), 10 film all’HIFF (Hawaiian International Film Festival) oltre a quelli al Movie Museum e l’immancabile cibo asiatico. Con un paio di blitz, come sempre assistito da Naomi (la botanica che sceglie gli alberi e piante da riportare in carta), non solo abbiamo concluso la mappatura dei due Orti Botanici ancora privi di mappa dettagliata (Wahiawa e Lili’huokalani), ma abbiamo anche realizzato mappa tecnica (per l’irrigazione) del Koko Crater Botanical Gardens. Nel corso della settimana prossima, fra un’impaginazione e l’altra delle mappe, dovrei avere più tempo per le foto.
   
sopra: base del tronco del Rainbow Eucalyptus (Eucalyptus deglupta
e i vistosi fiori della Scarlet Jade Vine (Mucuna bennettii)  *  Wahiawa BG
L'Orto Botanico di Wahiawa comprende di tre parti ben distinte, la terrazza principale, con prati ben curati, panchine e fontanine, in gran parte accessibile anche con carrozzine (solo poche traverse con fondo in ghiaia non lo sono), una ripa a nord attraversata da vari sentieri cementati che permettono di accedere alla terza area, selvaggia, stretta e lunga, in effetti il greto del torrente, quasi sempre in secca ma soggetto ad occasionali flash flood, con due tratti interdetti. In effetti c'è anche una piccola parte nella ripa opposta, accessibile tramite scalette. Quella a sinistra è l'essenziale cartina sull'attuale dépliant, relativa solo a terrazza principale e ripa sud, con poche specie segnalate. A destra la bozza della nuova mappa con molte più piante, ed è incluso il greto del torrente che verrà stampato sul verso. Un buon passo avanti!
   
Del piccolo Lili'uokalani, giardino della prima e ultima regina regnante delle Hawaii, deposta dai nel 1893 con l’appoggio dei Marines nel tentativo di annettere l'arcipelago agli USA, cosa che però avvenne solo nel 1959, quando diventò il 50° stato dell'unione. Pur deposta e agli arresti domiciliari nel palazzo reale Iolani, la regina Lili'uokalani poteva disporre dei propri beni e lasciò alla città (specificamente per uso pubblico) varie proprietà fra le quali questo giardino. La maggior parte dei grandi alberi che fiancheggiano il torrente (con tanto di piccola ma suggestiva cascata) sono ben più vecchi di un secolo e sono quasi tutti Monkeypod (Samanea Saman, Fabaceae, gruppo mimosoide, noto anche come rain tree o Hitachi tree), una specie che, avendo spazio, non si sviluppa tanto in altezza quanto in larghezza formando con la sua chioma delle perfette calotte sferiche. Questo della foto, che si trova nel parco Moanalua qui ad Honolulu, è uno dei più famosi e grandi: con una chioma di ben 40m di diametro per “solo” 25m di altezza, il tronco ha circonferenza di 7m. 
Altra specie presente quasi ovunque nelle zone aperte del giardino sono le Loulu palm, ma c'è ne sono anche tre Royal, slanciate e altissime, quasi come quelle del Foster BG, alte oltre 35m.

Di questo orto botanico non esisteva né il dépliant e tanto meno una mappa, neanche uno schizzo. Questa è la bozza, sul retro saranno aggiunte descrizioni delle piante evidenziate in mappa, nonché breve storia giardino.

Cinema: all'HIFF ho avuto occasione di guardare The Irishman (qui la recensione), il più recente film di Scorsese con Robert DeNiro, Joe Pesci e Al Pacino. Come è noto, essendo prodotto da Netflix, praticamente non è distribuito in sala e quindi posso reputarmi più che fortunato per averlo visto su schermo grande. Ho avuto anche modo di guardare film che con tutta probabilità non giungeranno mai in Italia nonostante vari di essi siano stati apprezzati in Festival importanti come Cannes anche And Then We Danced (Georgia), J'a perdu min corps (Fra), Arab Blues (Tun/Fra) A vida invisivel (Bra), The Last Color (Ind), commentati nelle microrecensioni 341-345 e 346-350, quelle di Portrait de la jeune fille en feu e Beanpole / Dylda saranno pubblicate fra un paio di giorni nel prossimo gruppo. Ma quello che più mi è piaciuto è stato Chunhyang (Corea, 2000, di Kwon-taek Im), visto un paio di giorni fa al Movie Museum.
    
Cibo
Spicy pork kimchee ramen (Japan, foto a dx), Pad Thai (Thailand), Beef laksa (Malaysia), Chow Funn gravy (cantonese, China, foto a sx), Teri chicken bukkake udon (Japan) e altri meno interessanti.

giovedì 31 ottobre 2019

Falsi miti e pregiudizi: le Hawaii sono inavvicinabili (per la tasca)

Pensate siano carissime? Non è per niente vero, specialmente considerando il rapporto qualità/prezzo. Certo si spende di più che in una località balneare sulla costa adriatica fuori stagione e c’è l’inevitabile costo del lunghissimo viaggio, ma si spende di gran lunga meno che in paesi europei come quelli scandinavi, molto meno che a Parigi o ad Amsterdam. Se si riesce a spalmare il prezzo del viaggio (un migliaio di euro) su un periodo di oltre un mese e si divide la camera può diventare un soggiorno economico (sempre relativamente). 
Ovviamente, molto dipende dallo stile di vita che vorrete mantenere e dai divertimenti che vi vorrete concedere. La destinazione (nell’ambito dell’arcipelago) è fondamentale! A parità di servizi, una settimana in una delle località più turistiche di Maui può costare quanto un mese a Honolulu, capitale delle Hawaii, città di circa un milione di abitanti, la migliore degli USA in quanto a qualità di vita.
Si mangia bene, vario e in modo abbondante per 10 euro o poco più ma, volendo anche meno, basta evitare le zone turistiche e scegliere fra le centinaia di ristorantini etnici a conduzione familiare. Ricordate che oltre la metà della popolazione hawaiana è di origini asiatiche quindi i piatti sono originali e non modificati per turisti. Si può quindi contare su una gran varietà di cibi giapponesi, vietnamiti, coreani, cinesi e filippini, ma non mancano i thailandesi, anche nel mercato di Chinatown.


Le spiagge libere e sorvegliate non si contano (come quella della foto di apertura, in pieno centro), quasi dovunque troverete chi vi presta un surf e vi insegna i primi rudimenti, per soli 7 euro si può fare snorkeling in tutta sicurezza nel cratere di Hanauma Bay (Area Naturale Protetta, con tartarughe e 450 specie di pesci tropicali, foto sopra).
Per spostarsi si può usufruire di un ottimo servizio pubblico che è relativamente economico per chi resta varie settimane, con l'abbonamento mensile a 70 dollari che permette di andare in qualunque posto dell'isola i cui estremi sono a ben 80km di distanza. Se poi siete "vecchietti" (oltre i 65, come me) il vostro pass mensile avrà l'incredibile costo di 6 (proprio sei) dollari. Aggiungete che tutti gli autobus hanno aria condizionata, rampa per carrozzine, rack per biciclette (trasporto gratutito), display sempre funzionante e parlante, biglietto a bordo (se non si ha tessera), puliti e puntuali per quanto possibile (in alcuni orari il traffico è imprevedibile).

   

Scegliendo di fermarsi almeno un mesetto, è fondamentale avere qualcosa da fare. Non pensate al lavoro, ci sono tanti corsi gratuiti o a poco costo, si può migliorare il proprio inglese, e altre possibilità da non sottovalutare sono offerte dal volontariato, molto comune negli USA, … ciò che ho fatto fin dal mio primo viaggio nel corso del quale mappai 2 dei 5 Orti Botanici di Honolulu, Foster (foto sopra e sotto) e Koko Crater

   

Nel 2016 fui invitato a tornare per compilare la cartina di quello più vasto (Ho'omaluhia, oltre 160 ettari) e nell’occasione aggiornai le mappe precedenti. Stavolta sono alle prese con quello di Wahiawa, relativamente piccolo ma quasi senza carta base e con tanti sentieri contorti. Trovandomi, penso di mappare anche il quinto, Liliʻuokalani, di dimensioni ridotte e di minor interesse botanico, ma molto piacevole da visitare soprattutto grazie al ruscello che lo attraversa.



Da volontari (disponibili e attivi) si ha occasione di conoscere tanti residenti (di solito di origine giapponese, coreana, filippina, …), di interagire con loro e di evitare la vita da turista. I party e i potluck sono all’ordine del giorno e le persone socievoli avranno tanti inviti e suggerimenti.
Nell’ambito dei viaggi impegnativi (come budget, ma soprattutto a causa del volo) un soggiorno alle Hawaii si può considerare relativamente economico e, viaggiando in più persone e allungando diventa un sogno più che realizzabile.

Domani Halloween Party al Foster Botanical Garden!

giovedì 6 aprile 2017

I Botanical Gardens di Honolulu, lo staff ... ed io

Se passate per Honolulu (lo suggerisco e auguro a tutti), visitate almeno qualcuno dei cinque Orti Botanici, ognuno molto diverso dagli altri. 
Si va dallo storico Foster proprio al centro della città, a pochi minuti a piedi dal business district e Chinatown, all’Ho’omaluhia (il più grande, 160 ha, foto a sx) attorno ad un lago ai piedi delle ripidissime balze del Koʻolau Range, al Koko Crater all’estremità SE dell’isola, situato sul fondo di un cratere e dedicato alle specie dei climi aridi, a quello di Wahiawa (al centro dell’isola) che grazie alle sue più copiose precipitazioni si presenta quasi come una foresta tropicale, al piccolissimo Lili`uokalani, anch’esso in centro, attraversato da un ruscello. Parlo con cognizione di causa in quanto posso affermare di conoscere i primi 3 a menadito per aver passato molto del tempo nel corso del mio ultimo soggiorno mappandoli in dettaglio.
 Koko Crater Botanical Garden (l'intero fondo del cratere)
 il ponte sulla vallone del Wahiawa Botanical Garden
Si paga solo al Foster (5 dollari), per gli altri l’ingresso è gratuito così come le cartine (ora anche online) e qualunque di essi visitiate troverete uno staff estremamente disponibile anche se solo al Foster sono previsti regolari tour guidati (giornalieri e gratuiti). 
Dopo questa molto sommaria descrizione, mi sento in dovere di aggiungere un commento in merito ai dirigenti, dipendenti e volontari che popolano e fanno vivere i Botanical Gardens. Ancor più che in altri ambienti della città e dell’isola si nota la serenità con il quale ognuno svolge i propri compiti, probabilmente aiutati anche dalla tranquillità fornita della vegetazione che li circonda e che la fa da padrona. Risalta il grande spirito di collaborazione fra i “regolari” e fra questi e i volontari (numerosissimi in genere negli Stati Uniti e qui in particolare) che con molta professionalità si occupano di tanti aspetti che vanno dalla piccola manutenzione, alle visite guidate, alle lezioni divulgative per scolaresche, alle decorazioni e a tanto altro come per esempio (nel mio caso) la mappatura dei giardini.
Molte volte piccoli gruppi mangiano insieme nell’ora di spacco e almeno ogni due settimane si organizzano party o potluck. Ovviamente ne hanno organizzato uno negli ultimi giorni del mio soggiorno, non solo per il mio commiato, ma anche per festeggiare la realizzazione delle 3 nuove cartine e per invitarmi ufficialmente a tornare per mappare anche Wahiawa (cosa che spero di fare fra 2 o 3 anni).
Molti dei membri dello staff (direttore, botanici, amministrativi, giardinieri e volontari) hanno partecipato alla festa d’addio onorandomi di un bellissimo Haku Lei (la ghirlanda intrecciata che si indossa come corona, il tipo più composito a tre fili intrecciati) composto da Iris, una vera specialista. 
Fra le tante le foto di rito alle quali mi sono prestato in quanto specificamente richieste (non le amo per niente) ne ho scelte due, la prima è quella con Naomi (la botanica che, oltre ad assistermi talvolta nei rilievi, mi indicava le specie da riportare in mappa) ed l'altra di una parte dei convenuti schierati ai piedi di un "esile alberello", l’Adansonia digitata (comunemente noto come baobab) di una dozzina di metri di circonferenza, uno dei simboli del Foster.
... the wonderful new maps that she and our amazing volunteer Giovanni Visetti created. ... Good work, Naomi and Giovanni! (dal comunicato ufficiale degli Honolulu Botanical Gardens)
Grazie a tutti!   *  Thanks to everybody!