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lunedì 10 gennaio 2022

Microrec. 11-15 del 2022: altri 5 probabili Nomination Oscar

Continuando a cercare fra i titoli probabili candidati Oscar come miglio film, eccone altri cinque, quattro dati praticamente per sicuri, uno di seconda fascia. Su tali ipotesi non sono del tutto d’accordo. Per aggiornarvi i siti di solito più affidabili (Variety e Indiewire) coincidono per 9/10 nella lista dei favoriti (in ordine alfabetico): Belfast, CODA, Dune, King Richard, Licorice Pizza, No Time to Die, The Power of the Dog, The Tragedy of Macbeth, West Side Story. In quanto al decimo, Indiewire punta su Nightmare Alley mentre Variety preferisce Tick, Tick … Boom!, spostando l’altro fra quelli di seconda fascia, nella quale entrambi pongono: Being the Ricardos, Don’t Look Up, Parallel Mothers. Colpisce il fatto che Joel Coen abbandoni le dark comedy per Shakespeare, contemporaneamente a Branagh (shakespeariano per eccellenza) che si cimenta in una commedia. Ciò detto, per quanto possano valere le previsioni, ecco le 5 micro-recensioni, nelle quali fornirò qualche opinione anche in merito a candidature in altre categorie.

 
The Tragedy of Macbeth (Joel Coen, 2021, USA)

Primo film tutto di Joel Coen che quindi si sgancia dal fratello Ethan e propone un testo teatrale assolutamente classico. Un ottimo cast interpreta il dramma shakespeariano che si sviluppa in scenografie minimaliste e quasi moderne. Protagonista principale è un ottimo Denzel Washington (dato per favorito per l’Oscar) mentre la moglie è interpretata dalla solita altrettanto brava Frances McDormand (nella vita reale moglie di Joel). L’ottima fotografia esalta il bianco e nero con immagini nitide e forti contasti, tanto che i neri spesso prevalgono sui grigi (vedi trailer). Purtroppo, temo che questo ottimo lavoro non otterrà grande successo di pubblico per essere oggettivamente “pesante”, per essere parlato in inglese arcaico e per essere in bianco e nero; anche se sembra che finalmente questo sia meglio accettato negli ultimi anni e non viene più visto come un limite (vedi The Artist e Roma), esiste ancora una grossa fetta di pubblico che lo rifiuta a priori. Nomination Golden Globe per Denzel Washington protagonista.

Belfast (Kenneth Branagh, 2021, UK)

Commedia drammatica che descrive la vita di una onesta famiglia protestante irlandese in un’area popolata anche da cattolici e si trova nel bel mezzo dei violenti scontri del 1969. La piccola comunità bi-religiosa tenta di rimanere neutrale mentre viene praticamente relegata nella sua strada, ma non è cosa facile. Il vero protagonista è Buddy, vivace ragazzino di una decina di anni, molto ben interpretato dal piccolo Jude Hill. Girato (quasi tutto) in un piacevole bianco e nero che ritrae scenografie molto nitide con esterni evidentemente posticci. La madre di Buddy, personaggio ben delineato e interpretato da Caitriona Balfe, pur presentandosi come amorevole e premurosa appare a dir poco irritante e mancante di senso pratico. Se guardate la versione originale avrete modo di apprezzare un po’ di accento irlandese.

PS - Poche ore fa è stato assegnato il Golden Globe a Kenneth Branagh per la sceneggiatura, era in lizza anche per altri 6 (miglior film, regia, Caitriona Balfe, Jamie Dornan e Ciarán Hinds non protagonisti, canzone)

  
Don't Look Up (Adam McKay, 2021, USA)

Commedia, quindi storia da non prendere troppo sul serio, che affronta però vari temi abbastanza scottanti. In breve, una ricercatrice astronoma (Jennifer Lawrence) scopre che una cometa si sta dirigendo verso la terra e (se non succederà niente) la colpirà dopo qualche mese. Insieme con il suo capo (Leonardo DiCaprio), che conferma i dati, inizieranno una peregrinazione per cercare di informare politici, scienziati, stampa e quindi la popolazione di tale prospettiva, ma presto si rendono conto di avere di fronte tanti potenti della politica, economia, comunicazione, scienze e chi più ne ha più ne metta, che, per interesse, scetticismo o ignoranza, li ostacolano apertamente. Certo alcuni personaggi sono un po’ troppo caricaturali (come la Presidentessa USA, Meryl Streep), ma penso fosse l’unica via per non associare in modo evidente i protagonisti dell’incredibile storia a personaggi reali. Suppongo che la fredda accoglienza da parte della critica derivi proprio dal fatto di ironizzare troppo sulla politica americana, sulle collusioni con industriali/finanzieri e il cattivo uso degli enti di difesa e sicurezza. A mio modesto parere, tuttavia, è commedia molto più sagace, ironica e divertente di Licorice Pizza che vanta rating migliori. Nomination Golden Globe per miglior commedia o musical, sceneggiatura e Jennifer Lawrence e Leonardo DiCaprio protagonisti.

The Power of the Dog (Jane Campion, 2021, Aus)

Quasi tutti lo danno come favoritissimo per l’Oscar assoluto, miglior film. Certamente è un dramma ben girato in un’ambientazione poco frequente … praticamente un western degli anni ’20 in un grande allevamento in Montana. Quattro personaggi caratterizzati in modo preciso e di indole molto diversa creano una perenne tensione che spesso fa temere sviluppi imprevedibili. Ben girato alternando i campi lunghi degli esterni per lo più semidesertici (riprese effettuate in Nuova Zelanda) a quelli descrittivi degli interni dell’enorme magione tutta in legno, ampia e confortevole, per quanto spartana. Jane Campion (Oscar per Lezioni di piano, 1993) sembra prediligere storie tormentate fra personaggi che vivono in luoghi isolati, al limite della civiltà. Pur essendo un film più che buono, non è certo al livello degli Oscar di anni fa, ma per l’attuale tendenza di discendente qualità potrebbe anche vincere. Comunque, a giudicare dai rating, pare che sia stato apprezzato molto più dalla critica (95% su RT) che dal pubblico (solo 7,0 su IMDb, il peggiore di questa cinquina).

PS - Poche ore fa ha vinto 3 Golden Globes (miglior film, regia e Kodi Smit-McPhee non protagonista); era in lizza anche per altri 4 (Benedict Cumberbatch protagonista, Kirsten Dunst non protagonista, sceneggiatura e commento musicale)

CODA (Sian Heder 2021, USA)

Commedia buonista, remake del francese La famille Bélier (2014, Éric Lartigau), ma cambia l’ambientazione da una azienda agricola ad una peschiera; inoltre, la protagonista è qui sorella minore, mentre nel film francese il fratellino era il più piccolo. Entrambe le ragazze scoprono di essere dotate per il canto e si trovano a dover scegliere fra la loro vita (potenzialmente di successo in campo artistico) e il continuare ad essere interpreti per la famiglia. Curioso apprendere che l’utilizzo di normodotati nel film francese scatenò grandi polemiche … in CODA i produttori sono corsi ai ripari e sia i genitori che il fratello della protagonista sono effettivamente sordomuti. CODA è acronimo di Child of Deaf Adults = figlio di sordi. Nomination Golden Globe per miglior film drammatico e Troy Kotsur non protagonista.

lunedì 27 dicembre 2021

Micro-recensioni 376-380: noir, crime e dark comedy di qualità

Tre sono diretti dai fratelli Joel e Ethan Coen (maestri del genere) terzo, quarto e sesto della loro ventina di film, anche se il nome di Ethan (il più giovane dei due) spesso non appare e quindi, come regista, viene solo citato uncredited ma è ufficialmente sceneggiatore e produttore. Completano la cinquina un ottimo crime spagnolo di pochi anni fa, che solo per essere tale non ha ottenuto il successo internazionale che avrebbe meritato, e il singolare terzo lungometraggio di Polanski.

 
La Isla Mínima (Alberto Rodríguez, 2014, USA)

Comincio con la presentazione della location, che fornisce anche il titolo. In effetti è solo una piccola parte emersa delle Marismas del Guadalquivir, che comprendono una vastissima area naturale di paludi ai lati del fiume, a sud di Siviglia e fino alla costa, estendendosi anche nelle province di Cadice e Huelva (nel Parque Nacional de Doñana). Viste aeree di esse sono state utilizzate come affascinante sfondo per i titoli di testa (vedi sotto). 

La Isla Mínima è relativamente giovane in quanto un canale (Corta de los Jeronimos, costruito circa 150 anni fa per facilitare la navigazione) la divise dall’isola alla quale apparteneva: Isla Menor (ovviamente, nei dintorni esiste anche la Isla Mayor). A parte questa particolare ambientazione naturale nella quale appaiono spesso tanti uccelli acquatici, risultano interessanti anche il tessuto sociale e le varie attività peculiari dell’area. Venendo alla trama, si tratta di una investigazione su un duplice feroce omicidio, resa particolarmente difficile non solo dall’omertà generale ma anche dal tentativo di nascondere altre attività illecite. Aggiungo anche che i due investigatori, mandati appositamente dalla capitale, non sono proprio degli stinchi di santo. Partecipò a pochi Festival al di fuori di quelli di lingua ispanica, ma dovunque fu presentato fece incetta di riconoscimenti: 60 premi e 43 nomination. Consigliato.

Cul-de-sac (Roman Polanski, 1966, UK) 

Singolare commedia grottesca, con pochi attori e completamente ambientata sulla Holy Island di Lindisfarne, collina collegata alla terraferma con la bassa marea, con l’alta diventa isola. Tre sono i personaggi principali: un rapinatore ferito (Lionel Stander), il proprietario dell’antico castello (Donald Pleasance) e la sua giovane moglie (Françoise Dorléac, sorella maggiore di Catherine Deneuve). Fra l’instabilità dei 3, la particolare location isolata dal resto del mondo, la quantità di volatili sempre presente e le varie visite inaspettate di personaggi altrettanto singolari, le situazioni sono spesso pressoché surreali. Polanski (anche co-sceneggiatore) riesce a rendere scorrevole e pieno di sorprese questo originale film, certamente di non facile gestione. Orso d’Oro a Berlino.

  
Fargo (J. Coen & E. Coen, 1996, USA)

Dopo lo straordinario successo della dark comedy di esordio (Blood Simple, 1984) i fratelli Coen tornano all’eccellenza con questa storia quasi pulp, trasposizione caricaturale di eventi tragici e violenti, in realtà non veri al contrario di quanto affermato nei titoli di testa. In effetti nel film pare ci sia solo una eliminazione di cadavere avvenne realmente in modo simile, ma evito lo spoiler. Abbondano i morti (con varie vittime assolutamente casuali) e non si lesina neanche il sangue, ma chiaramente finto, come quello di Tarantino. Personaggi caricaturali abbastanza fuori di testa, in particolare i due criminali da strapazzo (Steve Buscemi - ripetutamente descritto da testimoni come funny looking guy … e come dar loro torto? - e lo svedese Peter Stormare) assoldati da un inetto rivenditore di auto (William H. Macy) che troveranno però sulla loro strada la serafica l’incittissima poliziotta Frances McDormand che così ottenne primo dei suoi 4 Oscar. Il film ottenne l’Oscar per la sceneggiatura e 5 Nomination (miglior film, regia, fotografia, William H. Macy non protagonista e montaggio); attualmente si trova al i176° nella classifica IMDb dei migliori di sempre.

Barton Fink (Joel Coen, 1991, USA)

Più interessante e più satirico del precedente Miller's Crossing con un minor numero di personaggi e quindi con più possibilità di caratterizzarli. Qui John Turturro, dopo la striminzita parte nel film precedente, ha ruolo di vero protagonista, ma è il co-protagonista John Goodman a prendersi la scena. C’è molta satira in merito all’ambiente hollywoodiano, con produttori, registi, manager e soprattutto sceneggiatori assolutamente ridicolizzati.

Miller's Crossing (J. Coen & E. Coen, 1990, USA)

Troppo parlato e troppo confuso … tutti tradiscono tutti, sindaco e capo della polizia ridicolizzati come inetti yes-man nei confronti di chi è più potente in quel momento, doppiogiochisti, bugiardi e traditori hanno vita facile fin quando qualcuno non li uccide. Non fra i migliori prodotti dei fratelli.

domenica 31 maggio 2020

Micro-recensioni 191-195: altre 5 commedie del XX secolo

Quasi tutte poco conosciute, eppure mediamente più che buone soprattutto quelle graffianti, fra grottesco e humor nero. Due francesi, due americane e una spagnola, prodotte fra 1962 e il 1997. La commedia forse più nota, dei generalmente apprezzati fratelli Coen, è senz’altro la più deludente.
Familia (Fernando León de Aranoa, Spa, 1996)
Si tratta una commedia grottesca più che buona, della quale nel 2012 fu realizzato un remake (Una famiglia perfetta) diretto da Paolo Genovese, con Sergio Castellitto nelle vesti di protagonista, ma anche in questo caso il remake non vale l’originale.
Familia segna l’esordio di Fernando León de Aranoa, regista molto poco prolifico, solo 8 film in una trentina di anni, il più recente dei quali è il discusso Loving Pablo (2017), con Javier Bardem e Penélope Cruz. I primi, come Barrio (1998) e Los lunes al sol (2002), al contrario sono stati quelli più apprezzati da pubblico e critica. A dire il vero, non mi aspettavo molto, ma la messa in scena e le interpretazioni, tutte convincenti, mi hanno positivamente sorpreso e senz’altro lo consiglio, possibilmente in versione originale. In particolare quando un film si basa su rapporti fra amici e/o familiari, i dialoghi sono infarciti di modi di dire, frasi fatte e forme colloquiali, spesso intraducibili in altre lingue con pari effetto.

Wag the Dog (Barry Levinson, USA, 1997)
Distribuito in Italia con il titolo Sesso e potere, l’essenza del soggetto mi ha inevitabilmente ricordato La dictatura perfecta (2014, Mex, Luis Estrada), ma non è assolutamente un remake. Nel primo il fixer Robert deNiro è impegnato a distrarre l’attenzione mediatica da un possibile scandalo sessuale alla Casa Bianca, nel secondo viene creato di rapimento per coprire un lampante caso di corruzione con consegna di valigetta piena di contanti, registrata in video e trasmessa. In Wag the Dog l’operazione si conta sulla collaborazione di un produttore cinematografico (Dustin Hoffmann), nel film messicano è quasi tutto realizzato da uno studio televisivo. Le parti più divertenti e geniali (tristemente vere) sono quelle della creazione di set e immagini da propinare al pubblico, spesso con spiegazione dei motivi. Guardando questo film, molti sospetteranno che gran parte di quanto propinato dalle tv sono fake. Ottenne
2 Nomination Oscar (Dustin Hoffmann protagonista e sceneggiatura, nonché il Premio Speciale della Giuria a Barry Levinson a Berlino).
Piacevole sorpresa, merita una visione.
Cléo de 5 à 7 (Agnès Varda, Fra, 1962)
Secondo film della regista belga, l’unica donna del gruppo dei fondatori della Nouvelle Vague, autrice di 22 corti e solo 12 lungometraggi; questo è il suo secondo dopo La Pointe-Courte (1956). Si svolge in tempo quasi reale in un pomeriggio parigino, seguendo il girovagare di una nota cantante sull’orlo dell’ipocondria, in attesa dei risultati di analisi mediche. La storia è relativamente poco importante, ciò che dà valore al film è la tecnica, in assoluto stile Nouvelle Vague. Particolari sono le tante soggettive che ritraggono gente per strada che, ignara di cosa stia succedendo, guarda sorpresa l’operatore. Anche tempi e dialoghi sono studiati ad arte. Chi apprezza questo stile non rimarrà certamente deluso, mentre chi è abituato a strutture e tecniche più canoniche resterà probabilmente perplesso.

Les aventures de Rabbi Jacob (Gérard Oury, Fra, 1973)
La sceneggiatura è buona e scorre fluida fra mille equivoci, scambi di persone e ribaltamenti di situazioni, sullo sfondo di razzismo, antisemitismo, terrorismo, un matrimonio, un sequestro, e tanto altro.  Peccato per l’esagerata attuazione di Luis de Funès, ma si sa che il gesticolare e le tante smorfie furono la sua caratteristica comica dopo aver iniziato con film più seri e commedie più moderate come La traversata di Parigi (1956, di Claude Autant-Lara), al fianco di Jean Gabin e Bourvil. Sorprende la presenza di Renzo Montagnani in un ruolo non proprio secondario … ma all’epoca aveva appena iniziato la sua carriera da protagonista di commedie all’italiana.  
Pur essendo chiaramente insensato e grottesco, può valere la pena guardarlo per un’ora e mezza di distrazione.

Arizona Junior (Joel Coen, Ethan Coen, USA, 1987)
Uno dei più deludenti film dei fratelli Coen, che in generale apprezzo specialmente per il loro dark humor. In questo caso, alla sceneggiatura a dir poco scadente si aggiunge un cast traballante, con tante performance troppo sopra le righe, sequenze da cartoon, ogni occasione sembra buona per urlare, alla fine i migliori risultano essere gli interpreti del poppante Arizona Junior e suo padre naturale. Una giustificazione potrebbe essere che questo fu il loro secondo film, ma dopo quello d’esordio (l’ottimo Blood Simple) ci si sarebbe aspettato molto di più.