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domenica 7 novembre 2021

Micro-recensioni 321-325: docu-film iraniano, classico macabro americano e 3 comedias negras spagnole uniche

Pur appartenendo a generi spesso sottostimati, tutti e cinque sono stati generalmente apprezzati e ricordati dal grande pubblico anche grazie alle buone regie e alle partecipazioni di noti e bravi attori.

 

Dah (10)
(Abbas Kiarostami, 2002, Iran)

Ancora una volta Kiarostami propone personaggi molto realistici che rappresentano determinati atteggiamenti della vita e umanità iraniana. Ennesimo suo film prodotto con minimo budget, in questo caso gli sono bastate due piccole telecamere montate nell’abitacolo di un’auto, una puntata sulla donna alla guida e l’altra sul passeggero/a. Il titolo si riferisce al numero di percorsi della donna, 4 con il figlio capriccioso ed indisponente, 2 con una giovane sconosciuta abbandonata a pochi giorni dal matrimonio e altrettanti con una devotissima anziana, e poi con la sorella e con un’allegra prostituta soddisfatta e quasi fiera della sua attività. La protagonista è divorziata ed ha un rapporto molto conflittuale con il pestifero figlio, nei discorsi che le altre donne si affrontano temi quali religione, matrimonio, indipendenza delle donne, sessualità. In particolare nei discorsi con il bambino, risalta un modo di discutere che (a giudicare dai film) sembra essere comune fra i mediorientali: ognuno ripete lo stesso concetto sempre più ad alta voce, senza alcuna discussione effettiva. Molto interessante, da questo prese chiaramente ispirazione Jafar Panahi per il suo Taxi Teheran (2011).

The Body Snatcher (Robert Wise, 1945, USA)

Qui troviamo Boris Karloff e Bela Lugosi, due icone dell’horror, a confronto, anche se il vero protagonista del film è interpretato da Henry Daniell, che comunque all’epoca aveva di solito ruoli di villain. Non è un vero e proprio horror, bensì un crime/noir sulla pratica (sembra) relativamente diffusa in secoli passati di dissotterrare cadaveri freschi per fornirli a medici di pochi scrupoli e pseudo-scienziati; adattamento di un racconto di Stevenson, proprio quello di Dr. Jeckill e Mr. Hyde e L’isola del tesoro. Certamente si distingue per qualità dalla massa di film di generi simili, sia per la regia di Robert Wise (vincitore di 4 Oscar) regista di West Side Story e Sound of Music fra gli altri, montatore di Citizen Kane, nonché per l’ottima interpretazione di Boris Karloff.

  

La vaquilla (Luis Berlanga, 1985, Spa)

Questa commedia grottesca diretta da Berlanga e scritta dallo stesso in collaborazione con il genio di tale genere Rafael Azcona, dovette aspettare quasi 40 anni per essere portata sullo schermo; prima bloccata dalla censura franchista e poi anche nel dopo-Franco perché trattava dei troppi temi ancora scottanti come quello della guerra civile nonché del ruolo del clero, dei militari e dei latifondisti in modo troppo caricaturale, pur senza prendere posizione per uno o l’altro bando. Vale la pena spendere qualche parola in merito all’attività di Rafael Azcona (oltre 100 sceneggiature) che iniziò la sua carriera con Marco Ferreri (primi film per entrambi El pisito e El cochecito) con il quale continuò a collaborare in un’altra quindicina di film fra i quali L’ape regina (1963), L’udienza (1971), La grande abbuffata (1973), Non toccare la donna bianca (1974), L’ultima donna (1976), Ciao Maschio (1978), e notevoli furono anche una dozzina di collaborazioni con Berlanga prima di questo, fra le quali i ben noti Placido e El verdugo. Da dire che, purtroppo, La vaquilla è veramente godibile solo in versione originale e con una seppur minima conoscenza della storia e cultura spagnola.

Amanece, que no es poco (José Luis Cuerda, 1989, Spa)

Commedia surreale cult, tanto da meritarsi un’annuale rappresentazione storica nei luoghi nei quali fu girato, dove sono stati preservati i set originali e aggiunte varie statue commemorative. Vi rimando al post che pubblicai nel 2015, nel quale sono incluse anche alcune foto e vari link interessanti.

El dia de la bestia (Alex de la Iglesia, 1995, Spa)

Con questo film (il suo secondo) Alex della Iglesia ottenne grande successo commerciale e conquistò immediata notorietà e consolidò la sua fama di regista/sceneggiatore specializzato nel filone dark humor con i successivi La comunidad (2000, Intrigo all'ultimo piano), Crimen ferpecto (2004, Finché morte non li separi) e il recente El bar (2017). La folle trama di questo film mette insieme un sacerdote fissato con l’Apocalisse e l’Anticristo, un volenteroso metallaro satanista (penso si dica così) e un ciarlatano televisivo cooptato a forza. La violenza (chiaramente finta) insensata ed esagerata e presente quasi in ogni scena ma non disturba proprio per la sua manifesta implausibilità. Divertente e sorprendente a patto che si accettino i suddetti presupposti.

lunedì 9 novembre 2020

Micro-recensioni 376-380: un thriller e 4 a soggetto filosofico - religioso

I quattro (di 4 paesi diversi) hanno tuttavia approccio e stile completamente diverso, dal rigoroso rispetto delle sacre scritture al confronto con idee eretiche, dal confronto Dio / Diavolo / Morte alla satira dissacrante che propone un ampliamento della Trinità e tira in ballo Apocalisse e Paradiso. Per quanto riguarda i contenuti è inutile approfondirli in quanto, ovviamente, ognuno di noi ha le proprie idee e convinzioni e non sono argomenti da esaurire in poche righe. Tutti risultano più interessanti e comprensibili a chi ha almeno discrete conoscenza religiose.

Sono film da guardare e, soprattutto, ascoltare con attenzione e poi discuterne in buona compagnia. Nel complesso si tratta di 5 ottimi film, 3 dei quali candidati Oscar e hanno rating medi del 98% su RT. Per essere tanto diversi, mi è difficile metterli in ordine di gradimento e quindi procederò in ordine cronologico.

 

The Fallen Idol (Carol Reed, UK, 1948)

Un ottimo film tratto da un ottimo racconto (The Basement Room, 1936) di Graham Greene; essendo uno dei miei autori preferiti avevo letto prima la short story e poi scoprii l’esistenza del film, dal titolo diverso. Notevoli anche le interpretazioni di Ralph Richardson e Michèle Morgan, nonché il piccolo Bobby Henrey (9 anni) perfetto nel ruolo dell’insopportabile figlio dell’ambasciatore, intrigante e bugiardo seppur (secondo lui) a fin di bene. Comportamento che ricorda molto quello di Bobby Driscoll, protagonista in The Window (1949, di Ted Tetzlaff) che non viene preso nella debita considerazione dalla polizia e neanche dai propri genitori (consiglio di recuperarlo e guardarlo, Nomination Oscar per il montaggio). La storia di The Fallen Idol è perfetta, con tanti incidenti di percorso, incontri casuali quanto inopportuni e colpi di scena. Le situazioni nella parte finale, con gli interrogatori del sospettato, della presunta complice e del testimone, cambiano vorticosamente considerato che tutti mentono, seppur per motivi diversi. Non ve lo perdete … 100% su RT e 2 Nomination Oscar (regia e sceneggiatura)

Macario (Roberto Gavaldón, Mex, 1959)

Questo è il film “filosofico” del gruppo in quanto al poverissimo e affamatissimo protagonista viene chiesto in successione da Dio, dal Diavolo e dalla Morte, di offrire parte del suo sognato, e finalmente ottenuto, tacchino al forno tradizionale del Dìa de Muertos. Lo dividerà solo con uno e da ciò deriveranno fama e denaro con conseguenti problemi. Ottenne la Nomination Oscar come miglior film straniero (prima candidatura per il Messico), ma il premio andò a La fontana della vergine (Ingmar Bergman); questo non è il suo solo legame con il regista svedese visto che molti vedono in Macario molti punti in comune con uno dei suoi migliori film: Il Settimo sigillo (1957).

  

Il Vangelo secondo Matteo (Pier Paolo Pasolini, Ita, 1964)

Terzo lungometraggio di Pasolini, diretto un anno dopo RoGoPaG nel quale è compreso La ricotta, corto che diede la stura a feroci polemiche e, in parte trattava argomento simile (rappresentazione di ultima cena e crocefissione). Tuttavia il taglio in questo caso è totalmente diverso e i testi sono ripresi alla lettera da una versione approvata del Vangelo. Certamente il contesto e la messa in scena conta e per questo ebbe qualche critica, ma in linea di massima ebbe il plauso anche degli ambienti e alte sfere religiose. A parte ciò, tecnicamente è un gran bel film che conta sulla fotografia (b/n) di Tonino delli Colli, una eccellente direzione di attori non professionisti, i costumi di Danilo Donati e suggestiva e calzante colonna sonora che spazia dalla musica classica, al gospel e al Gloria della Missa Luba. Interessantissima anche la scelta delle location fra le quali spicca la Gerusalemme ambientata nei Sassi di Matera, sfollati nel decennio precedente. Ottenne 3 Nomination Oscar (costumi, scenografia e colonna sonora).

La via lattea (Luis Buñuel, Fra, 1968)

Anche Buñuel si attenne esattamente ai testi e cronache ufficiali, ma si occupò soprattutto delle eresie e quindi delle diverse interpretazioni della Bibbia e ciò è messo ben in chiaro nei titoli di coda nei quali appare questa dichiarazione: “Tutto ciò che, in questo film, riguarda la religione cattolica e le eresie che essa ha suscitato, particolarmente dal punto di vista dogmatico, è rigorosamente esatto. I testi e le citazioni sono conformi sia alle sacre scritture, sia a delle opere di teologia e di storia ecclesiastica antiche e moderne.” Per collegare i vari eventi e teorie sviluppatesi in secoli diversi la narrazione segue il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela di due francesi che si troveranno “miracolosamente” in luoghi ed epoche diverse. Film premiato a Berlino.

Así en el cielo como en la tierra (José Luis Cuerda, Spa, 1995)

Infine, il più moderno, il più folle e irriguardoso, fedele allo stile di Cuerda. Anche lui si basa sulle sacre scritture, richiamate numerose volte, ma soprattutto sull’Apocalissi di Giovanni. In questa commedia grottesca si immagina che ogni paese abbia il proprio Paradiso e che questo ne rispecchia tradizioni, cultura e stato sociale (in questo caso la Spagna). Dio (Fernando Fernán Gómez), insoddisfatto della situazione sulla terra decide di avere un secondo figlio ma ben presto si rende conto che la cosa non è semplice e le conseguenze potrebbero portare a più gravi problemi. Nello stile classico della comedia negra spagnola, sulla scia di Berlanga e Azcona, Cuerda (sceneggiatore unico) propone in maniera ironica i mille problemi e contraddizioni derivanti dall’interpretazione letterale delle Bibbia in contrasto con i tempi attuali. Spiccano le interpretazioni di Paco Rabal (San Pietro) e dell’ineffabile Luis Ciges nei panni di un gioviale ubriacone appena giunto in Paradiso.


#cinema #cinegiovis

venerdì 11 ottobre 2019

60° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (296-300)

Oltre a non essere certo fra i migliori film di Scorsese, Gangs of New York è capitato in un girone di ferro e, giustamente, nonostante l’indubbia relativa qualità e le 10 Nomination (ma nessun Oscar) finisce all'ultimo posto in questa cinquina molto varia. Questa scelta è stata facile in quanto i due muti sono capolavori dell’espressionismo tedesco (che non mi stancherò mai di ri-guardare) e gli altri due sono molto particolari, completamente differenti per stile, produzione e generi, ma senz'altro degli ottimi cult.
Nessuno dei 5 è stato per me una novità, e le nuove visioni dei primi 4 mi hanno assolutamente soddisfatto per l'ennesima volta avendo potuto apprezzare ulteriori dettagli; in quanto all’ultimo l’ho trovato complessivamente ancor più deludente ed esagerato, pur riconoscendo delle che ci sono ottime soluzioni registiche e una pregevole interpretazione di Daniel Day-Lewis.
Comincio con i due muti.

   

297  Metropolis (Fritz Lang, Ger, 1927, restauro 2010) * con Brigitte Helm, Alfred Abel, Gustav Fröhlich * IMDb  8,3  RT  100%  * 108° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Nei dati ho ritenuto necessario aggiungere "restauro 2010" in quanto le versioni proposte al pubblico fino ad allora erano di qualità abbastanza scadente e, soprattutto, molto più corte. Nel 2008 fu trovata una pellicola (quasi) integrale in Argentina; a partire da questa e con varie integrazioni derivanti dagli altri montaggi manipolati e accorciati, la più che benemerita Murnau Foundation di Wiesbaden ha messo insieme questa versione alla quale dovrebbero mancare ormai solo poche scene rispetto all'originale. 
Le immagini e la sceneggiatura sono estremamente attuali e sfido qualunque appassionato dei film sci-fi e/o distopici a non riconoscerei quante scene, riprese e scenografie di film di tali generi sono riprese o citazioni di Metropolis. Decine sono le rappresentazioni di una città futuristica a sviluppo verticale, con tanti grattacieli, strade sopraelevate, megafabbriche, videocontrollo e via discorrendo.
Ciò che fa la differenza e deve essere presa per quella che è, è la recitazione, classica del muto ed in particolare dell'espressionismo tedesco. 
Meraviglia pensare che questa produzione è di quasi un secolo fa, realizzata nei primi decenni della storia del cinema e senza sonoro!
Assolutamente imperdibile, anche per quelli che non sopportano né i muti, né il bianco e nero. 

296  Nosferatu (F. W. Murnau, Ger, 1922) * con Max Schreck, Greta Schröder, Ruth Landshoff * IMDb  8,0  RT  100%  nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
A differenza di Metropolis (un vero e proprio kolossal per l'epoca) questo è molto più contenuto, senza grandi scenografie, senza scene di massa, prodotto con un budget molto più ridotto. Eppure ha fatto scuola, rimanendo uno dei più famosi film del genere vampiresco, forse il capostipite, insieme con la pellicola dello stesso regista Phantom (1922, F. W. Murnau) e con il successivo Vampyr (1932, Carl Th. Dreyer). Inoltre, si tratta del film del quale nel 1979 Werner Herzog mise in scena un remake molto fedele, quasi un omaggio all'originale, con Klaus Kinski, Bruno Ganz e Isabelle Adjani come protagonisti. I giochi d'ombra, ombre che diventano protagoniste, atmosfere tetre e angoscianti, tengono con il fiato sospeso anche lo spettatore dei giorni nostri, immaginatevi quelli di un secolo fa. 
Altro film da guardare con attenzione, anche se tutti sanno come va a finire. 


   

300  Paris, Texas (Wim Wenders, Ger/Fra, 1984) * con Harry Dean Stanton, Natasha Kinski, Dean Stockwell * IMDb  8,1  RT  100%  * 244°
Uno dei migliori film di Wim Wenders fra quelli successivi al suo periodo prettamente tedesco, quello dell'innovatico stile Film und Drang dei vari Herzog, Schlondorff, von Trotta, Fassbinder, ecc.
Conta non solo sull'ottima sceneggiatura di Sam Shepard (lo stesso che una quindicina di anni prima aveva firmato quella di Zabriskie Point, 1970, Michelangelo Antonioni), ma anche e soprattutto sull'incredibile interpretazione di un attore che, forse per le sue caratteristiche, non ha mai avuto i giusti riconoscimenti a Hollywood, vale a dire Harry Dean Stanton.
In particolare la prima parte del film, che si svolge nel Mojave Desert (in California, confine con Nevada e Arizona) è affascinante per i paesaggi spettacolari e l'atmosfera surreale, egregiamente commentata dalla peculiare musica di Ry Cooder
Un film certamente drammatico, ma carico di umanità, con il rapporto fra i fratelli, il bambino con "due padri", e tutti gli altri protagonisti "di contorno" ma fondamentali nel contesto della storia.
Film da non perdere.

298  Así en el cielo como en la tierra  (José Luis Cuerda, Spa, 1995) * con Fernando Fernán Gómez, Luis Ciges, Francisco Rabal, Jesús Bonilla * IMDb  6,8  RT  89%p 
Commedia arguta a sfondo religioso, apprezzabile anche ad una lettura minimalista e superficiale, ancor più geniale se si conoscono un po' le Sacre Scritture (in particolare l'Apocalisse), i personaggi del Vangelo, agiografia e struttura della Chiesa. 
Cuerda, già autore di Amanece, que no es poco (1989, altro cult surreale) non risparmia nessuno, ma non si mostra mai né acido né irriverente, riuscendo a prendere in giro un po' tutti, sollevando problemi irrisolvibili, riproponendo domande alle quali nessuno può rispondere con chiarezza, creando nuove situazioni ancor più complicate, tendenti al paradosso, in quanto puramente surreali.
Non ne cito nessuna per evitare spoiler, ma aggiungo che, chi ha dimestichezza con la lingua di Cervantes, si delizierà anche nell'ascoltare una caterva di espressioni popolari e modi di dire. In quanto agli assurdi quesiti proposti, c'è da dire che potrebbero essere ottimi spunti per disquisizioni e speculazioni filosofiche, basate sulla logica, pur essendo assolutamente non plausibili ... in effetti lo schema di qualunque religione ...
Notevole anche il cast, che comprende i migliori attori e caratteristi spagnoli dell'epoca.
Anche questo imperdibile, purtroppo penso che non si trovi in italiano ... peccato per tanti!


299  Gangs of New York (Martin Scorsese, USA, 2002) * con Leonardo DiCaprio, Cameron Diaz, Daniel Day-Lewis * IMDb  7,5  RT  75%   *  10 Nomination (miglior film, regia, Daniel Day-Lewis protagonista, sceneggiatura, fotografia, scenografia, montaggio, costumi, sonoro, canzone originale)
Come già sottolineato in apertura nonostante il cast, la sapiente regia di Scorsese, alcune ottime interpretazioni, scenografia di grande impatto, costumi certamente originali, questo film non riesce a convincere, soprattutto per una sceneggiatura troppo esagerata, poco credibile e l'eccessiva violenza che lo portano ad essere quasi uno splatter
Il personaggio di Cameron Diaz mi è sembrato assolutamente forzato e fuori luogo, molti altri sono poco credibili, il soggetto (sotto alcuni aspetti corrispondente a eventi reali) è stato troppo esagerato a fini chiaramente scenografici e di impatto sul pubblico.
Visto ai tempi dell'uscita nelle sale, ho concesso al film una nuova chance ma al termine resto dell'idea che i buoni registi dovrebbero sempre lavorare con budget limitati e concentrarsi sull'aspetto strettamente cinematografico, che non ha bisogno né di grandi nomi né di cifre esagerate (100 milioni di dollari nel 2002 erano veramente tanti!).

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

martedì 5 gennaio 2016

Cogli gli indizi, segui le tracce, dovunque ti portino

Post non strettamente cinematografico, pur traendo spunti (tanti, troppi) da Asì en el cielo como en la tierra (1995), di José Luis Cuerda 1995).  Film corale con tanti dei migliori attori e caratteristi del cinema spagnolo: Francisco Rabal, Fernando Fernán Gómez, Luis Ciges, Jesus Bonilla, Chus Lampreave, ...

Interpretata correttamente l’affermazione e seguito il consiglio con le dovute cautele, si avranno quasi sempre soddisfazioni e interessanti risultati, anche a partire da storie assurde. 
Tutto nasce da una visione casuale di un film che cercavo da tempo: Asì en el cielo como en la tierra, conclusione della Trilogia dell’Assurdo di Cuerda, completata da Total (1983) e Amanece, que no es poco (1988). Di quest’ultimo ho già parlato diffusamente in un paio di post, per analizzare, anche solo sommariamente Asì en el cielo ne occorrerebbero molti di più. La maggior parte di coloro che apprezzano l’opera di Cuerda indicano Amanece quale migliore della triade, ma ce ne sono tanti che pongono Asì en el cielo al medesimo livello se non addirittura superiore. Total è fuori dai giochi per essere il primo (praticamente sperimentale) e prodotto per la televisione e quindi anche di durata più limitata (meno di un’ora).
La differenza fra i due è facilmente descritta: Amanece è assurdo nel complesso e nelle varie situazioni, stravolgendo leggi fisiche, temporali e biologiche e quindi non ha un preciso filo conduttore. Al contrario Asì en el cielo ha una sua continuità e la trama, per quanto assurda possa apparire, è semplice e lineare in quanto parte da un presupposto ben preciso: Dio è scontento di come vanno le cose e, con l’aiuto di chi l’affianca, cerca di porvi rimedio. 
sopra: l'arrivo della prima probabile vittima dell'Apocalisse
in basso: le proteste di Norberto, ateo

In ciascuna scena, anche quelle con solo un paio di battute, si fanno riferimenti agli scritti sacri e si attualizzano argomenti filosofico-religiosi irrisolti e irrisolvibili. A margine di tutto ciò si tira in ballo con molta ironia la società spagnola (ma per molti versi potrebbe essere di qualunque altro paese) dai politici al clero, dagli imprenditori agli operai. 
Se si è abbastanza attenti e colti (ahimè, molti si perdono almeno la metà di quanto Cuerda ha posto nella sceneggiatura) si supera rapidamente l’impressione che si tratti dell’ennesima favoletta costruita in ambiente “paradisiaco” e ci si impegna a cogliere i tanti riferimenti e citazioni condensati in un film di poco più di un’ora e mezza. 
Per i non spagnoli (come me) c’è da aggiungere la difficoltà di cogliere ed interpretare espressioni colorite e detti, ma allo stesso tempo il piacere di poter successivamente investigare e saperne di più, sia in termine di fatti e che di idioma ed era a ciò mi riferivo nel titolo. Durante la visione di questo film, come detto non programmata, ho dovuto prendere un sacco di appunti in merito a indizi che lasciavano presupporre che ci fosse molto altro da sapere e quindi, seguite le tracce grazie a (Santo) Internet mi sono ritrovato a leggere vari stralci dell’Apocalisse, descrizioni sommarie delle idee di  Nietzsche e Sartre, ho appreso vari modi di dire tipici spagnoli ("Defenderse como gato panza arriba" è quello che mi è piaciuto di più) e non da ultimo ho scoperto la saeta, canto popolare gitano di argomento religioso, palo flamenco fra i meno conosciuti. Viene cantato a cappella nel corso di grandi processioni come, per esempio, quelle della Semana Santa. Persone facoltose ingaggiano cantanti specializzati (spesso famosi) per farli esibire dal proprio balcone al passaggio della processione. Guardando il primo video che ho trovato, questo di Cuca de Granà alla processione della Virgen de los Dolores ad Antigua Guatemalasi potrebbe pensare che sono cose d'altri tempi, residui coloniali in centroamerica. E invece no, infatti il secondo si riferisce alla processione del Cristo Yacente a Madrid, nel 2011! Queste brevissimi di devozione, rigorosamente senza accompagnamento musicale di alcun tipo, sono "a sorpresa" e di solito il cantaor  inizia a cantare senza preavviso. Quelli che dirigono la processione la fanno fermare e ripartono solo quando termina la saeta. 

Tornando alla parte più strettamente religiosa, trattata sempre con molta attenzione e precisione, Cuerda ripropone per bocca dei protagonisti dilemmi e controversie secolari quali la necessità dell’esistenza del Male, parlare (presupponendo presunzione) o non parlare (per falsa modestia), libero arbitrio (avendo libertà di scelta, l’uomo è colpevole dei propri mali), il mistero dell Trinità e tanto altro. In particolare ho trovato affascinante il modo nel quale ha trattato l'Apocalisse (di San Giovanni Evangelista) senza mai cadere nell'offensivo o irriguardoso pur non mancando gli spunti. Addirittura fa dire allo stesso Giovanni (invitato a riguardare il testo) che non si può cambiare, è poesia e non va in alcun modo interpretato alla lettera. Non per niente è concordemente descritto come uno dei testi sacri di più difficile e controversa interpretazione, che include violenze e atrocità a non finire.
Ap 14,10 * "Anch'egli berrà il vino dell'ira di Dio, che è versato puro nella coppa della sua ira, e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell'Agnello." (dal Testo completo dell'Apocalisse (approvato dalla CEI nel 2008) fonte BIBBIA.net
La maggior parte dei (pochi) denigratori del film, che ne hanno scritto male in quattro parole senza costrutto, dimostrano di essere bigotti della peggiore razza che non conoscono neanche la propria religione. Fra di loro ci sono anche quelli che si sono sentiti offesi sentendo parlare della “bestia con sette teste e dieci corna, montata dalla Grande Prostituta”. Probabilmente hanno gridando al sacrilegio e blasfemia e attribuito ai satanisti quella che invece è una creazione di San Giovanni, citata in un'opera che fa parte del Nuovo Testamento
Infine (il post sta diventando troppo lungo), mi preme citare la scena geniale nella quale Gesù sorprende il Padre immerso nella lettura di testi di Nietzsche e Sartre alla luce di un lampione della piazza del Cielo. Invitato ad andare a dormire, Dio si giustifica dicendo che sono libri prestati e deve restituirli, e aggiunge che trova molto interessanti le loro idee, in particolare quelle di Nietzsche che, per chi non lo sapesse, è colui che scrisse:
"Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!"
Se qualcuno volesse proprio fare un appunto a Cuerda, potrebbe opinare che ha riassunto in 95 minuti tutti i temi irrisolti e dubbi della religione senza fornire alcuna risposta. Ma come avrebbe potuto portare a termine l’ardua impresa se fior fiore di Santi, Teologi e Filosofi non vi sono riusciti in oltre 2000 anni?

Sono certo che una seconda visione di Asì en el cielo como en la tierra mi fornirà ulteriori spunti di riflessione e mi condurrà a "scoperte straordinarie"!

mercoledì 27 maggio 2015

“Amanece, que no es poco” e altro

Avendo invitato alcuni amici per una proiezione del film, per discuterne e interpretarlo (cosa praticamente impossibile), ho effettuato ulteriori ricerche in rete. Fra le tante pagine, video e immagini, mi sono imbattuto in un interessante documentario (in spagnolo, con sottotitoli in inglese) di circa 50’ che alterna spezzoni della pellicola a interviste agli attori, riprese dei tre paesini che ne rappresentarono il set (Ayna, Liétor e Molinicos, prov. di Albacete) a immagini di promozione turistica per gli stessi. Guarda il documentario su YouTube.
Sono incluse anche numerose brevissime interviste agli abitanti, molti dei quali furono reclutati come comparse, i cui commenti sono a dir poco esilaranti. Vari anziani dicono apertamente che non l'hanno capito e che non gli è piaciuto proprio, un altro che interpretò uno degli ubriachi racconta della sua delusione quando gli propinarono acqua invece del vino nel quale sperava.
Ma non finisce qui. Dal filmato si apprende anche che nel 2009, in occasione del 20° anniversario della realizzazione del film, è stato varato il progetto “Ruta escenarios de la película Amanece que no es poco”. Questo prevedeva la creazione di un percorso in ciascuno dei tre borghi con itinerari attraverso i luoghi delle riprese. Alcune scenografie sono state ricostruite e sono stati aggiunti pannelli con foto di scena ed in alcuni casi riproduzioni a grandezza naturale di persone ed oggetti come la Vespa con sidecar sulla quale il prof. dell'Università dell'Oklahoma e suo padre Jaime/Jimmy, interpretati da Antonio Resines y Luis Ciges, arrivano nel paese deserto all'inizio del film.   
Dal sito dell’Ayuntamiento di Ayna si può scaricare questo corposo pamphlet del progetto in formato pdf con le cartine dei percorsi, un fotogramma di ciascuna scena ricostruita, la sua descrizione e citazione di almeno una battuta "storica" ad essa relativa. Questa geniale idea (chiaramente già realizzata) si va ad aggiungere alle celebrazioni annuali organizzate da gruppi di fan del film, che si autodefiniscono Amanecistas (vedi post precedente). 
José Luis Cuerda aveva cominciato a cimentarsi in questo tipo di surrealismo (anche se sarebbe più preciso usare un neologismo come “assurdismo”) con una storia più breve prodotta dalla televisione spagnola nel 1983: Total (disponibile su YouTube). 
Dopo la produzione indipendente di Amanece que no es poco nel 1983 (pare che la Televisione spagnola si rifiutò di produrla) Cuerda concluse quella che viene identificata come la trilogia di questo genere con Así en el cielo como en la tierra (1995).
   

lunedì 25 maggio 2015

Quattro film insoliti … e consigliati

Ve li presento molto brevemente, in ordine cronologico.

The intruder (1962) di Roger Corman
Film molto poco conosciuto, circolato in Italia con l’incredibile titolo “L’odio esplode a Dallas” (pur non essendo assolutamente ambientato nella metropoli texana, ma a Caxton, immaginaria piccola cittadina del sud), prodotto e diretto dal “re del cinema indipendente americano, alla cui corte sono cresciuti – fra gli altri – registi come Scorsese, Coppola, Bogdanovich e Cameron
Corman è famoso per i suoi film a basso costo, nella stragrande maggioranza di genere horror e terror, ma The intruder è assolutamente atipico avendo un soggetto politico/razziale. Girato in un bellissimo bianco/nero, conta sulla partecipazione (da protagonista) di William Shatner, una delle poche per il grande schermo, prima diventare famoso nei panni del Capitano Kirk (Star Trek) e partecipare ad altre innumerevoli serie televisive. 
Su Imdb ha un ottimo rating di 7,8 ed su YouTube se ne trovano varie versioni.

Amanece, que no es poco (1989) di José Luis Cuerda
Film spagnolo che, a quanto pare, non è mai stato distribuito all’estero. Risulta molto difficile classificarlo visto che la storia è surreale, ma non è un film surrealista (alla Buñuel, per intenderci), fa ridere, ma non è un film comico né una commedia nel senso stretto del temine. Si potrebbe dire che è un film corale, senza un protagonista, pieno di situazioni assurde, con una logica stringente basata su presupposti irreali. 
Appena uscito non fu un gran successo, ma negli anni è stato sempre più rivalutato per la sua assoluta originalità e attualmente conta gruppi di aficionados, varie pagine FB, incontri a tema ed una riunione annuale dei cosiddetti Amanecistas, che conoscono quasi tutte la battute del film e spesso si travestono per interpretare specifici personaggi, come accade anche per il ben più famoso Rocky Horror Picture Show
Se avete discreta conoscenza dello spagnolo, non ve lo perdete. 
In rete è disponibile su Vimeo, su YouTube si trovano innumerevoli spezzoni, di quelli più "cult", e anche un documentario di RTVE sul filmRating Imdb di 7,6.

La dictatura perfecta (2014) di Luis Estrada
Pellicola messicana sullo stile di La ley de Herodes (delmedesimo regista, vedi post del 18/12/14), ma ambientato ai nostri giorni e incentrato soprattutto sulla manipolazione delle notizie da parte delle emittenti allo scopo di condizionare la politica. 
Nel film ci sono evidenti riferimenti ad avvenimenti e scandali che hanno riempito le prime pagine dei giornali. Li trovate elencati nella pagina Wikipedianel capitolo Relación con aspectos reales de la historia mexicana
Il film completo è presente su YouTubeRating Imdb di 7,3.
    

Shaun the sheep (2015) di Mark Burton e Richard Starzak
Quest’ultimo è un film di animazione che ha la particolarità di essere praticamente muto, nel senso che non ci sono dialoghi. Deriva da una (pare) fortunata serie televisiva ed è uno di quei film che può essere letto a vari livelli e quindi capace di divertire i più piccoli e allo stesso tempo di coinvolgere anche gli adulti sia con spunti di riflessione che con citazioni di film famosi (p.e. Taxi Driver). E’ uscito in Italia con il titolo Vita da pecora solo da qualche mese e forse gli interessati potranno anche avere la possibilità di vederlo al cinema, altrimenti dovranno aspettare che sia disponibile in dvd. Nel frattempo potete guardare il trailer italiano.  Rating Imdb di 7,5.