La supremazia quasi assoluta di Hollywood nel
cinema è finalmente terminata? Vedremo le conseguenze del grande flop dei
supercandidati che, da 41 Nomination complessive, hanno raccolto solo 7 Oscar? Oltretutto considerando che sono in categorie relativamente
poco importanti considerato che i meriti degli attori non sono effettivamente attribuibili
ai film in sé? Il favorito 1917 ne ha conquistati 3 (fotografia, effetti
speciali e mixaggio sonoro), Joker 2 (Joaquin Phoenix protagonista
per la colonna sonora) così come Once Upon a Time … in Hollywood (a
Brad Pitt non protagonista e scenografia), mentre The Irishman
di Martin Scorsese è rimasto a mani vuote, nonostante le 10 Nomination.
Nessuno dei 4 ha vinto i più importanti: miglior film, regia o sceneggiatura.
Parliamo un momento di numeri. Ogni anno
vengono assegnate 24 statuette, ma per i film in senso stretto non si dovrebbero
considerare le 2 per i documentari, le 2 per i corti, quello per l’animazione e
direi anche quello per la miglior canzone (è avulsa da un film) e anche quello
(razzista) per miglior film in lingua non inglese, per essere un doppione (perché
non anche miglior regia, sceneggiatura, ecc. straniera?). Ne restano quindi 17
che, seppur tutti di pari valore, sono normalmente considerati di diversa
importanza. I più ambiti e valutati sono certamente
questi 10: film, regia, sceneggiatura (2 ma si può concorrere solo a uno,
originale o adattata), fotografia, scenografia e i 4 per gli attori (donne e
uomini, protagonisti e non). Gli altri 7 sono considerati più “tecnici” che
artistici e sono montaggio, costumi, trucco, colonna sonora, effetti speciali, mixaggio
del sonoro e montaggio sonoro (differenza poco chiara … veramente necessari 2
Oscar distinti?).
Dopo le proteste che hanno portato alla
ribalta tanti artisti “non bianchi” e tante donne nelle edizioni precedenti,
anche grazie all’ampliamente del numero di giurati e alla loro varietà, eccoci
al riconoscimento ufficiale che esiste buon cinema anche in altri paesi; sembra
quasi una rivoluzione contro l’establishment. I 4 Oscar a Parasite,
dei quali 3 importantissimi quali film, regia e sceneggiatura (l’altro è un doppione,
se è miglior film in assoluto è chiaro che lo sia anche fra i 5 candidati “stranieri”)
sono un chiara manifestazione di protesta contro i quasi colossal. Chi ne esce
peggio è senz’altro Netflix che accusa una bella batosta per l’immagine con
The Irishman e non si può consolare più di tanto l’Oscar a Laura
Dern (non protagonista) in Marriage Story, nel complesso 1
statuetta da 16 Nomination.
Penso sia anche sottolineare le differenze di
budget … da Parasite prodotto con l’equivalente di 11 milioni di
dollari, si salta ai 55 di Joker per finire ai 160 di TheIrishman (gli altri due supercandidati sono vicini ai 100 milioni), il
che vale a dire che con gli stessi soldi del film di Scorsese si sarebbero potuti produrre 15 film
come quello del coreano Bong Joon Ho.
Qualche film mi è veramente piaciuto sotto determinati punti di vista, ma nessuno mi ha entusiasmato nel suo complesso. Per esempio, Scorsese
ottimo (a parte il ridicolo deaging, spero sparisca al più presto) per poco più
di 2 ore, poi da tagliarsi le vene … 1917 ottimo esercizio
tecnico di ripresa vanificato da una pessima sceneggiatura. Già avevo criticato
e bollato come insulsa la candidatura di Jojo Rabbit per la
sceneggiatura, figuratevi a veder premiatp Taika Waititi (regista, sceneggiatore e protagonista del film). Secondo me era più brillante e divertente il precedente What We Do in the Shadows (2014). Di
quasi tutti questi ho già parlato a suo tempo; domani guarderò Bombshell,
ma senza grandi aspettative, e vorrei vedere Marriage Story.
Nel complesso un’edizione Oscar che
non mi ha né soddisfatto, né convinto e i verdetti sembra più che altro un
ammutinamento della giuria, probabilmente forzata per le candidature.
Chiudo con: Utopia di un cinefilo
Un concorso sulla falsariga degli Oscar, ma qualunque
nazione può presentare due o tre film (max) e dopo una prima selezione si arriva e 10 candidati
per categoria. Queste dovrebbero essere limitare alle essenziali: film, regia, sceneggiatura
(gruppo unico), fotografia, montaggio e scenografie. Solo due per gli attori, divisi fra donne e uomini o fra protagonisti e non protagonisti.
Così si
prenderebbe veramente in considerazione il World Cinema e si avrebbe occasione
di scoprire tanti artisti e cinematografie sconosciute ai più, con una grande varietà di stili, ambienti, generi e
culture. L’inglese rimarrebbe
lingua comune solo per i sottotitoli.
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lunedì 10 febbraio 2020
OSCAR 2020: siamo (finalmente) al punto di svolta?
giovedì 16 gennaio 2020
I primi 10 film del 2020, fra i quali c'è anche 1917
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Il più sorprendente di questo primo gruppo è stato
La cité des enfants perdus (Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet, Fra, 1995) * con Ron Perlman, Daniel Emilfork, Judith Vittet, Dominique Pinon * IMDb 7,6 * RT 79%
IMDB lo inserisce nel genere psychotronic (cercata la definizione nello stesso sito ho appreso che si tratta di una miscela di fantascienza, fantasy e horror!) ed è stato per entrambe gli autori il secondo loro film, ultimo del loro sodalizio. Pare che in Italia sia uscito solo in versione home video, nonostante il gran successo del precedente Delicatessen, del quale, in parte, ricalca lo stile. Questo è un film che, se fosse stato promosso da una potente produzione e presentato in più Festival, avrebbe fatto man bassa di premi, specialmente in merito alla scenografia. Comunque vanta la Nomination alla Palma d’Oro a Cannes, Premio César per la scenografia e nomination per fotografia, costumi e musica. Se fosse esistito un Oscar per la “fantasia”, l’avrebbe senz’altro vinto. Indescrivibile in poche righe, sia per l'incredibile serie di personaggi a dir poco stravaganti sia la complessità della storia e per evitare spoiler, leggete in rete quanto volete e, specialmente se vi è piaciuto Delicatessen, cercate La cité des enfants perdus in internet o sulle bancarelle di dvd usati e guardatevelo. Io l’ho scoperto per caso in una edizione speciale (spagnola) con due dischi, uno per il film e uno con tanti extra fra cui la storyboard.
1917 (Sam Mendes, UK/USA, 2019) * con Dean-Charles Chapman, George MacKay + Colin Firth, Mark Strong e Benedict Cumberbatch in una scena ciascuno * IMDb 8,7 * RT 90% * 10 Nomination Oscar
A fronte di un eccellente lavoro con le riprese e un montaggio che vorrebbe sembrare un lunghissimo piano-sequenza (ma non lo è) interrotto solo poche volte da qualche nero, c’è una sceneggiatura assolutamente non credibile e una scarsa attenzione alla continuità. Nonostante le giravolte posizionate ad arte per mascherare le congiunzioni di scene non sempre il trucco riesce bene.
Nelle prime scene la camera segue e poi precede i due caporali che procedono rapidamente nella trincea, ricordando a tratti l’ottimo Son of Saul (Oscar film straniero 2016). Le riprese continuano ad essere interessanti durante quasi tutto il film ma l’atteggiamento dei militari è molto poco credibile (specialmente stando vicino al fronte) e ciò che viene mostrato è spesso incongruente.
SPOILER (forse) – secondo me non lo sono in quanto si tratta per lo più di goofs, ma saltate queste righe colorate se non volete correre rischi.
Fin dall’inizio sembra che i due non abbiano idea di cosa significhi “URGENTE”, e quasi bighellonano nonostante il personale coinvolgimento emotivo. Si infilano dove nessun essere umano di buonsenso entrerebbe, a maggior ragione se militari in territorio da poco abbandonato dal nemico. Ciò che si vede prima, scompare in controcampo (non solo l’evidente albero ma anche l’ospedale da campo). Come in tanti film, purtroppo, i protagonisti che stanno per essere “investiti” (da qualunque cosa: valanga, auto, acqua, …, proiettili) corrono esattamente davanti al pericolo allo scoperto e nessuno mai si scansa per cercare riparo (cosa che dovrebbe essere naturale). I protagonisti assistono nemici feriti e procedono ad accurate inutili ispezioni (tanto il messaggio è “urgente” …). Il sangue macchia una foto ben distante dalla ferita e in modo incredibile. Attraversano un canale camminando pericolosamente sulla sponda del ponte crollato invece che al lato. Dopo essere stati in un torrente (con rapide e cascate, altamente improbabili in un'area assolutamente pianeggiante) ed avendo quindi la divisa zuppa (fatto sottolineato da un commilitone) dalla stessa, improvvisamente asciugatasi, appaiono foto e missiva su carta assolutamente asciutte. Ci vuole molto tempo al messaggero per capire che correndo lungo la trincea al suo esterno farebbe molto prima, e quando si decide a farlo esce dalla parte sbagliata scontrandosi con quelli che partono all’assalto (ovviamente dall’altro lato non avrebbe incrociato nessuno). Sottigliezza da orientista-escursionista: dopo aver guardato la bussola dice: “ora dobbiamo andare a sud-est” indica la direzione con la mano e partono con il sole esattamente alle spalle! A che ora di un giorno all’inizio di aprile in Francia il sole si trova a nord-ovest??? MAI. Si potrebbe continuare con le “incredibili” avventure notturne nella città quasi completamente distrutta (ma con insufficienti detriti) e con il fatto che, sempre per la “somma urgenza”, si ascolta un intero canto all’alba prima di decidersi a parlare con l’attenta platea di soldati che non badano minimamente al nuovo arrivato pur trovandosi a ridosso del fronte. Le condizioni di varie trincee sono dubbie, specialmente quelle che, a quanto viene detto, sono state scavate durante la notte precedente. In qualche caso si possono trovare spiegazioni, in qualcosa posso essermi sbagliato, ma nel complesso (seppur cinematograficamente molto migliore) mi sembra che sia sulla stessa linea di Hacksaw Ridge, subito acclamato e poi aspramente criticato per la parte dell'azione strettamente militare.
Quindi, se volete godervi solo le riprese dell'ottimo, per non dire eccellente, direttore della fotografia Roger Deakins (il preferito dei f.lli Coen - 12 film con loro - e anche di Denis Villeneuve e dello stesso Mendes) senza farvi coinvolgere dalla storia, è un ottimo film; se vi aspettate di guardare un film di guerra realistico per quanto possibile e con dettagli attendibili, evitatelo. Purtroppo, questo accade spesso quando, per rincorrere la spettacolarità, si trascurano altri fattori importanti.
Essendomi dilungato (s)parlando dell’attesissimo 1917 (annunciato in Italia per il 23 gennaio), sarò breve per questi altri due film che meritano certamente una menzione
Les enfants terribles (Jean-Pierre Melville, Fra, 1950) * tit. it. “I ragazzi terribili” * con Nicole Stéphane, Edouard Dermithe, Renée Cosima * IMDb 7,1 * RT 73%
Tratto dall’omonimo romanzo di Jean Cocteau, che curò l’adattamento e sua è anche la voce fuori campo, si tratta del secondo film di Melville, che solo l’anno prima aveva esordito con l’apprezzatissimo Le silence de la mer (IMDb 7,6 * RT 100%) che, spero, riuscirò finalmente a guardare la prossima settimana. La regia e le riprese sono di ottimo livello, come quasi sempre per Melville, la sceneggiatura e i dialoghi sono “quasi teatrali” sia per i contenuti che per la messa in scena. Più che terribili, gli enfants (non ragazzetti ma vicini alla fine dell’adolescenza) sono folli, legati da uno strettissimo rapporto di amore-odio che avrà un enorme ovvio peso nello sviluppo della storia. Film per niente facile, soprattutto per il testo, ma non c’è da meravigliarsi trattandosi di Cocteau …
Richard Jewel (Clint Eastwood, USA, 2019) * con Paul Walter Hauser, Sam Rockwell, Kathy Bates * IMDb 7,7 * RT 74% * Nomination Oscar per Kathy Bates non protagonista
Ennesima storia “esemplare” proposta dall’ormai novantenne Clint Eastwood, che continua a scegliere personaggi particolari con vite particolari e, in questo caso, si basa su una storia vera. Tuttavia i personaggi non risultano del tutto convincenti, né il protagonista, né l’avvocato, né l’agente FBI. Saranno anche molto aderenti alle persone reali che rappresentano sullo schermo, ma non persuadono del tutto. Ben costruito e rigorosamente diretto, proietta comunque molte ombre sulla stampa e sui sistemi investigativi americani, anche quando si tratta di eventi importanti di carattere nazionale con ripercussioni internazionali (si parla dell’attentato nel corso delle Olimpiadi di Atlanta ’96). Non fra i migliori di Eastwood, ma merita una visione.
Gli altri 6 film guardati sono:
I Am Not a Witch (Rungano Nyoni, UK/Ger/Fra/Zambia, 2017)
Rams (Grímur Hákonarson, Islanda, 2015)
Quién te cantará (Carlos Vermut, Spa, 2018)
El gendarme desconocido (Miguel M. Delgado, Mex, 1941)
Mary Shelley's Frankenstein (Kenneth Branagh, USA, 1994)
13 Assassins (Takashi Miike, Jap, 2010)
I primi due sono ben originali e c’era da aspettarselo considerate le ambientazioni nei paesi di origine; entrambi interessanti ma niente di eclatante. BAFTA Film Award e Nomination Golden Camera per Rungano Nyoni e premio Un Certain Regard a Cannes per il regista islandese Grímur Hákonarson.
Interessante e ben girato lo spagnolo Quién te cantará che però paga lo scotto di una sceneggiatura un po' debole e una eccessiva lentezza. Film di routine quello di Cantinflas, mentre sugli altri due meglio stendere un velo pietoso, nonostante i grandi nomi del primo (Branagh è regista e protagonista, con al fianco DeNiro e Helena Bonham Carter) e i rating del giapponese (IMDb 7,6 RT 95%).
Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog.
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mercoledì 15 gennaio 2020
Nomination Oscar 2020: prime considerazioni
Penso che sia la prima edizione degli Oscar in cui soli
quattro film si accaparrano ben 41 Nomination (11 per Joker
e 10 ciascuno a The Irishman, 1917 e Once
Upon a Time... in Hollywood) e altri quattro 6 ciascuno = 65 Nomination
per 8 film. Ognuno dei primi quattro è certamente più che buono, ma nessuno è un
capolavoro come alcuni indimenticabili dei decenni scorsi.
Con l’allargamento a 9 candidati per la corsa all’Oscar assoluto (miglior film) è da vari anni che si vedono titoli assolutamente indecenti … come si può pensare di mettere Jojo Rabbit o Le Mans '66 - la grande sfida in competizione con i suddetti 4??? Un ritorno all’antico con 5 soli candidati, o al massimo 7 per non essere troppo drastici nel taglio, sarebbe più che sensato.
I magnifici 4 si ritrovano a competere per la regia (con Parasite come quinto contendente), per la fotografia (dove vedo con molto piacere che l’altro candidato è l’altro candidato è The Lighthouse, girato in un superbo b/n), per la sceneggiatura ma divisi fra quelle originali e adattate; non mi sembra ci siano altre categorie nelle quali compaiano tutti e 4 ma certamente le suddette sono le più importanti.
Come detto, ci sono film incredibilmente sopravvalutati come Jojo Rabbit, con ben 6 Nomination alla pari con Parasite (certamente di livello molto superiore e che, sulla carta, non dovrebbe avere problemi a vincere il l'Oscar come miglior film straniero contando su ben altre 5 nomination fra le quali miglior film), con Marriage Story in merito al quale sono ottimista e Piccole donne. Fra tutti i succitati, gli ultimi due sono i soli che non ho ancora guardato.
Parasite è senz'altro una buona dark comedy ma, a mio parere, ha il limite di basarsi non su tanti eventi casuali quasi impossibili, bensì su situazioni molto poco plausibili … il che è ben differente.
Fra gli altri nominati in categorie importanti (e visti) mi ha colpito che sia stato preso in considerazione l’assolutamente ridicolo Knives Out per il quale non capisco tutto l'entusiasmo suscitato visto che sono cose tutte situazioni trite e ritrite, con interpretazioni non certo memorabili.
Al contrario, similmente al caso di The Lighthouse, noto con piacere l’inserimento di J'ai perdu mon corps fra i candidati in corsa per l’animazione, molto originale, ben disegnato, con un’ottima sceneggiatura (in particolare per un film d’animazione).
In competizione con Parasite per il miglior film straniero c’è anche Dolor y gloria, uno dei migliori film maturi di Pedro Almodóvar, per il quale Antonio Banderas ha ottenuto la sua prima nomination Oscar, e come miglior attore protagonista. Per il Richard Jewel di Clint Eastwood solo la Nomination di Kathy Bates non protagonista.
Nelle categorie principali si prevede un altro paio di sfide “appassionanti” che sicuramente sfoceranno in infinite discussioni: migliori attori protagonisti e non protagonisti. In effetti la vera battaglia è fra tre per ciascun gruppo (direi quasi due), vale a dire Joaquin Phoenix, Leonardo DiCaprio e Adam Driver (protagonisti, in ordine di “merito”) e Joe Pesci, Brad Pitt e Al Pacino (non protagonisti).
Chiudo con una curiosità. Su un paio di riviste specializzate americane, commentando le Nomination, è stato sottolineato come siano scomparse quasi del tutto quelle “di colore” (dopo la sparata di Spike Lee che portò ad un eccesso l’anno seguente) essendoci solo due candidati: Cynthia Erivo (protagonista di Harriet) e … Antonio Banderas (!). Questi ha dovuto precisare che è “blanco y español”, neanche latino.
Se potessi votare, ecco le mie scelte per le principali categorie:
Film - Once Upon a Time... in Hollywood (più omogeneo e bilanciato di The Irishman che è ottimo solo per i primi ¾, poi inutilmente noioso specialmente considerata la durata complessiva di oltre 3 ore)
Regia – Scorsese, nonostante la suddetta pecca finale
Sceneggiatura or. - Once Upon a Time... in Hollywood
Sceneggiatura non or. – The Irishman
Non protagonista – difficile scegliere fra Joe Pesci e Brad Pitt, ma propenderei per il primo, generalmente sottovalutato pur avendo vinto di più come attore rispetto al secondo
Animazione - J'ai perdu mon corps
Questo per quanto ho visto; fra gli 8 che hanno monopolizzato le Nomination mi mancano solo Marriage Story e Piccole donne.
Prossimamente post con le recensioni dei "magnifici 4", aggiungendo quella di 1917 (visto ieri) alle tre già pubblicate. Confronto sotto vari aspetti.
Con l’allargamento a 9 candidati per la corsa all’Oscar assoluto (miglior film) è da vari anni che si vedono titoli assolutamente indecenti … come si può pensare di mettere Jojo Rabbit o Le Mans '66 - la grande sfida in competizione con i suddetti 4??? Un ritorno all’antico con 5 soli candidati, o al massimo 7 per non essere troppo drastici nel taglio, sarebbe più che sensato.
I magnifici 4 si ritrovano a competere per la regia (con Parasite come quinto contendente), per la fotografia (dove vedo con molto piacere che l’altro candidato è l’altro candidato è The Lighthouse, girato in un superbo b/n), per la sceneggiatura ma divisi fra quelle originali e adattate; non mi sembra ci siano altre categorie nelle quali compaiano tutti e 4 ma certamente le suddette sono le più importanti.
Come detto, ci sono film incredibilmente sopravvalutati come Jojo Rabbit, con ben 6 Nomination alla pari con Parasite (certamente di livello molto superiore e che, sulla carta, non dovrebbe avere problemi a vincere il l'Oscar come miglior film straniero contando su ben altre 5 nomination fra le quali miglior film), con Marriage Story in merito al quale sono ottimista e Piccole donne. Fra tutti i succitati, gli ultimi due sono i soli che non ho ancora guardato.
Parasite è senz'altro una buona dark comedy ma, a mio parere, ha il limite di basarsi non su tanti eventi casuali quasi impossibili, bensì su situazioni molto poco plausibili … il che è ben differente.
Fra gli altri nominati in categorie importanti (e visti) mi ha colpito che sia stato preso in considerazione l’assolutamente ridicolo Knives Out per il quale non capisco tutto l'entusiasmo suscitato visto che sono cose tutte situazioni trite e ritrite, con interpretazioni non certo memorabili.
Al contrario, similmente al caso di The Lighthouse, noto con piacere l’inserimento di J'ai perdu mon corps fra i candidati in corsa per l’animazione, molto originale, ben disegnato, con un’ottima sceneggiatura (in particolare per un film d’animazione).
In competizione con Parasite per il miglior film straniero c’è anche Dolor y gloria, uno dei migliori film maturi di Pedro Almodóvar, per il quale Antonio Banderas ha ottenuto la sua prima nomination Oscar, e come miglior attore protagonista. Per il Richard Jewel di Clint Eastwood solo la Nomination di Kathy Bates non protagonista.
Nelle categorie principali si prevede un altro paio di sfide “appassionanti” che sicuramente sfoceranno in infinite discussioni: migliori attori protagonisti e non protagonisti. In effetti la vera battaglia è fra tre per ciascun gruppo (direi quasi due), vale a dire Joaquin Phoenix, Leonardo DiCaprio e Adam Driver (protagonisti, in ordine di “merito”) e Joe Pesci, Brad Pitt e Al Pacino (non protagonisti).
Chiudo con una curiosità. Su un paio di riviste specializzate americane, commentando le Nomination, è stato sottolineato come siano scomparse quasi del tutto quelle “di colore” (dopo la sparata di Spike Lee che portò ad un eccesso l’anno seguente) essendoci solo due candidati: Cynthia Erivo (protagonista di Harriet) e … Antonio Banderas (!). Questi ha dovuto precisare che è “blanco y español”, neanche latino.
Se potessi votare, ecco le mie scelte per le principali categorie:
Film - Once Upon a Time... in Hollywood (più omogeneo e bilanciato di The Irishman che è ottimo solo per i primi ¾, poi inutilmente noioso specialmente considerata la durata complessiva di oltre 3 ore)
Regia – Scorsese, nonostante la suddetta pecca finale
Sceneggiatura or. - Once Upon a Time... in Hollywood
Sceneggiatura non or. – The Irishman
Fotografia - The Lighthouse
Protagonista - Joaquin Phoenix Non protagonista – difficile scegliere fra Joe Pesci e Brad Pitt, ma propenderei per il primo, generalmente sottovalutato pur avendo vinto di più come attore rispetto al secondo
Animazione - J'ai perdu mon corps
Questo per quanto ho visto; fra gli 8 che hanno monopolizzato le Nomination mi mancano solo Marriage Story e Piccole donne.
Prossimamente post con le recensioni dei "magnifici 4", aggiungendo quella di 1917 (visto ieri) alle tre già pubblicate. Confronto sotto vari aspetti.
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