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martedì 31 marzo 2026

I video completi delle 5 CHARLAS di VIAGGI IRRIPETIBILI

Il ciclo di Charlas viajeras è terminato ma chi non ha avuto la possibilità di attendere in persona alle chiacchierate può ascoltare quanto ho raccontato e guardare le immagini proiettate alle mie spalle, sul grande schermo della sala multimediale cortesemente concessa dall’Area Marina Protetta Punta Campanella, con l’organizzazione della Sede di Massa Lubrense dell’Archeoclub.

I 5 video sono opera di Ludovico Mosca che ha provveduto alle registrazioni e all’editing e poi li ha resi disponibili sulla piattaforma VIMEO dove sono visibili senza alcun bisogno di registrarsi.

Ecco i link:

  • Charla 1 (Francia, Spagna e Portogallo in auto, 1979) 23 gennaio 2026
  • Charla 2 (Ecuador, Perù e Colombia, 1980) 6 febbraio 2026
  • Charla 3 (México, Guatemala e Honduras) 20 febbraio 2026
  • Charla 4 (U.S.A, lavoro, studio e 2 coast-to-coast 1985/86) 6 marzo 2026
  • Charla 5 (1.750km in kayak su canali e fiumi francesi, 1986) 20 marzo 2026

I racconti di viaggi iniziano con uno itinerante in auto, fino in Portogallo, con soste in Francia e Spagna, sia in andata che al ritorno. Nel corso della Charla 1 ho descritto soprattutto l’ambiente giovanile e studentesco lusitano, soffermandomi sul mio soggiorno nella Real República do Ras Teparta, a Coimbra.

La Charla 2 tratta del mio avventuroso primo viaggio in America Latina, con aneddoti, descrizioni e curiosità relative non solo all'Amazzonia ecuadoriana e alle Galápagos molto prima dell'overtourism, ma anche alle Ande del Perù meridionale, fra Macchu PicchuCuzco Lago Titicaca, senza tralasciare la puntata in Colombia.

La Charla 3 tratta soprattutto del Messico, ma parlo anche della settimana in Guatemala e di un paio di giorni in Honduras, in quasi 3 mesi del 1983. Oltre a tanti siti archeologici precolombiani, ho descritto tanto in merito all’ambiente sociale messicano, includendo abitudini, svaghi, gastronomia, feste tradizionali e tanto altro.

Il viaggio trattato nella Charla 4 si sviluppò interamente in una sola nazione, gli Stati Uniti. Narrazione molto articolata anche se necessariamente riassunta considerato che la permanenza durò quasi 8 mesi, lavorando, studiando e viaggiando coast-to-coast in auto, dal nord-est alla California e di lì in Oregon, per poi ritornare a New York passando per Las Vegas, Grand Canyon e Washington DC.

Infine, la Charla 5 è stata ben diversa, sia per descrivere un viaggio assolutamente unico (più che altro un raid, 1.750km in Kayak, Dunkerque – Bordeaux,) in quanto fatto perlopiù in kayak e canoa. In questo caso sono stato affiancato da 3 dei 6 canoisti che 40 anni fa mi accompagnarono e sono stati numerosi i loro interventi con ricordi e aneddoti.

Potrebbe esserci un seguito ...

martedì 20 gennaio 2026

Charlas de Viajes (~ racconti di viaggio)

In spagnolo per charla (pronuncia ciarla) si intende di solito semplicemente chiacchiera, conversazione, colloquio; charlar equivale, quindi, a chiacchierare amichevolmente.

Il secondo significato più comune si riferisce, invece, a una «dissertazione pubblica, senza solennità, né eccessive preoccupazioni formali»; anche sinonimo di conferenza, discorso. (RAE)

In italiano ciarla (da cui ciarlatano) è prevalentemente denigratorio intendendosi come «Notizia falsa, diceria messa in giro con o senza intenzione maligna: c’è una c. in giro; spargere una c.; c’era la c. che stesse per fallire; al plurale, genericamente, chiacchiere inutili, discorsi vani e pettegoli.» (Treccani)


Ho scelto di chiamare Charlas le 5 previste testimonianze riguardanti miei viaggi degli anni ’70 e ’80, preferendo tale termine all’inglese storytelling e all’italiano racconto, vago e più pertinente a testi scritti, e troppo lungo e pomposo, per quanto precisa, l’altra definizione che ho trovato per i nostri discorsi: “narrazioni genuine e autentiche di esperienze di viaggio”.

Dovrebbe adesso essere chiaro che, anche se avranno in comune i viaggi, non si tratterà di monologhi incentrati su un unico tema. Si parlerà di tradizioni, arte, musica, gastronomia, esperienze personali e trasporti lasciando anche aperta la porta a interazioni. Ecco un paio di esempi di eventi simili, abbastanza comuni in Spagna.

 

La Charla 1 inizierà con una descrizione dei modi di viaggiare dei backpackers degli anni ’70, a cominciare dai viaggi itineranti in Europa sfruttando le opportunità fornite dai biglietti ferroviari InterRail, proseguendo con varie trasferte in Francia per poi concludere trattando più approfonditamente il viaggio in auto fino in Portogallo del 1979.

Si parlerà di soupe à l'oignon, haras, capanne celtiche, Real Repúblicas di Coimbra, leitão, fado, torresmos, bacalhau, percebes, forcados, peixe espada preto e branco, al-Andalus, flamenco e altro.

Si comincia alle 18.30 in punto, nella sala multimediale dell’Area Marina Protetta Punta Campanella. 

lunedì 12 gennaio 2026

Incidente diplomatico fra Spagna e Portogallo per questioni storico-geografiche

Nel 2019 ricorreva il 500° anniversario della partenza di Magellano (portoghese) da un porto spagnolo (Sanlúcar de Barrameda) con 5 imbarcazioni battenti bandiera spagnola, alla ricerca di una rotta occidentale per raggiungere le Molucche (alias Isole delle spezie), disputate fra spagnoli e portoghesi, e - in subordine - completare la circumnavigazione del globo terrestre.

In Portogallo celebrarono l'evento anche se Fernão de Magalhães (nome originale lusitano, Fernando o Hernando de Magallanes in spagnolo) non completò quel viaggio in quanto il 27 aprile 1521 fu ucciso nelle Filippine in uno scontro con indigeni, mentre il comandante dell'unica nave che tornò in Spagna quasi 3 anni dopo fu lo spagnolo Juan Sebastián Elcano.


Del caso si occuparono storici, geografi ed accademici vari, con conferenze, articoli e interviste. Cosa avessero da commemorare i portoghesi non è chiaro ... forse il progetto di Magellano, prima rigettato dalla corte e poi ostacolato in ogni possibile modo? Gli spagnoli, ovviamente, cominciarono a mettere i puntini sulle i.

Ma sussiste un ulteriore dilemma “filosofico” ... cosa si intende per “giro del mondo”? Ci sono sostanzialmente due punti di vista: c’è chi intende tornare al punto di partenza procedendo sempre nella stessa direzione (verso est o verso ovest non importa) e chi semplicemente attraversare tutti i meridiani, anche in viaggi diversi.

Nel primo caso Elcano e i pochi sopravvissuti furono senz'altro i primi, nel secondo Magellano "potrebbe" essere stato il primo in quanto una decina di anni prima aveva navigato vari anni fra India e isole della Sonda, dove ritornò nel ’21 poi provenendo da est. Ho evidenziato "potrebbe" poiché, proprio in uno dei precedenti viaggi, nel porto malese di Malacca aveva comprato un giovane schiavo, da allora detto Enrique de Malaca (o el Negro) che poi portò sempre con sé utilizzandolo anche come interprete. Questi era di probabile origine filippina e quindi, in tal caso, sarebbe stato lui il primo ad aver attraversato tutti i meridiani nel momento in cui la spedizione giunse nei suo arcipelago natale, a est delle acque più orientali precedentemente solcate da Magellano.

Pur essendo stato per quanto possibile conciso, penso di aver chiarito che, pur basandosi su dati certi e prove inconfutabili di date ed eventi, la questione non è di facile soluzione. Da appassionato geografo, lascio la suddetta diatriba e passo discettare dei risultati più concreti ed interessanti del viaggio:

  • la scoperta del passaggio navigabile fra Atlantico e Pacifico sud della Patagonia che ancora oggi porta il nome di Magellano. Per individuarlo nel labirinto di isole che costituisco la parte estrema dell’America meridionale fu necessario un lungo e complesso lavoro esplorativo lungo oltre un mese (21 ott - 27 nov 1520)
  • dimostrazione pratica e definitiva della sfericità del globo terrestre
  • la questione del cambio di data, cioè il guadagnare o perdere un giorno al completare un giro del mondo viaggiando rispettivamente verso est o verso ovest. Questo fatto fu molto dibattuto e utilizzato perfino in speculazioni filosofiche metafisiche ma, curiosamente, divenne di effettivo dominio pubblico, a tutti i livelli, solo grazie a Verne che lo utilizzò per il colpo di scena finale nel suo famoso romanzo Il giro del mondo in 80 giorni.
  • la temporanea ripartizione di rotte commerciali, oggetto dei secolari contrasti ispano-lusitani. Nel XVI secolo i portoghesi dominavano nel sudest asiatico avendo importanti colonie (GoaCeylonMalaccaTimorMacao, ...) mentre gli spagnoli, che allora dominavano nelle Americhe, giungendo da est si impossessarono di tante isole del Pacifico, quali Caroline, Marianne, Salomone, Guam, Palau, ...) ma soprattutto delle Filippine.

Completo con qualche nota su flotta ed equipaggio. DSanlúcar de Barrameda salparono 5 imbarcazioni di piccola stazza (caracche, mediamente più piccole delle 3 caravelle di Colombo che erano di 150, 140 e 100t) sulle quali si imbarcarono 239 uomini, fra equipaggio e soldati.

  • Victoria (85t) - unica giunta a destinazione, con 18 persone a bordo. Altri 12 membri dell’equipaggio, fatti prigionieri nelle Isole di Capo Verde, tornarono qualche settimana più tardi dopo essere stati trasferiti a Lisbona e quindi liberati. Fra i 18 sopravvissuti a tante peripezie c'era anche il vicentino Pigafetta, il quale era giunto alla corte spagnola al seguito del vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati. Entusiasmato dai resoconti dei viaggi di esplorazione e conquista, ottenne di potersi aggregare alla spedizione di Magellano come soprannumerario (chi fa parte dell’equipaggio, ma senza compiti relativi alla navigazione) e in questo suo ruolo redasse una dettagliata relazione del viaggio, dal nome Relazione del primo viaggio intorno al mondo. A sinistra, il pannello maiolicato realizzato a Sanlúcar de Barrameda in memoria dell'impresa, con i nomi dei componenti dell'equipaggio, Pigafetta è l'ultimo della lista. 
  • Trinidad (110t) - inizialmente l’ammiraglia, sotto il comando di Magellano; catturata dai portoghesi alle Molucche, mentre tenta di ritornare via Pacifico
  • San Antonio (120t) - la più grande; l’equipaggio si ammutinò durante le esplorazioni in Patagonia (nov ’20) e tornò indietro approdando in Spagna nel maggio 1521
  • Concepción (90t) - abbandonata e bruciata alle Filippine, per mancanza di equipaggio
  • Santiago (75t) - naufragata nel 1520

Rielaborazione e aggiornamento di un mio post del 26 marzo 2019.

domenica 24 ottobre 2021

Lisbona (7): i famosi azulejos e l'ancor più famoso bacalhau!

Chiusura in bellezza con un ritorno all'ottimo Museu Nacional do Azulejo (MNAz), ospitato nell'ex convento Madre de Deus, e con uno squisito baccalà per l'ultimo pranzo (non poteva mancare). Dopo una decina di anni, e con molto piacere, ho visitato di nuovo questa interessantissima collezione di ceramiche, alcune nelle posizioni originali (come quelli nella grande cappella) altre datate dal 1500 circa fino al secolo scorso sono organizzate cronologicamente. Ci sono piastrelle singole o montate in pannelli anche di enormi dimensioni, mattonelle d’argilla policrome e monocolori, ben esposte fra gli arredi e affreschi dell’antico convento.

 
Dalle poche foto inserite qui e da quelle che proporrò in un album a parte, capirete che la mia preferenza va ai soggetti laici e di vita quotidiana, specialmente nei campi, scene di caccia, rappresentazione di animali. Fra questi, il mio preferito resta O casamento da galinha (1660-1667, attribuito a tale Manuel Francisco, 149 x 335 cm), una delle opere più particolari dal significato burlesco non del tutto chiaro. La sposa (una gallina) viene portata all’altare in una carrozza condotta da una scimmia, preceduta da due elefanti; in direzione opposta procede una banda di scimmie che suonano strumenti diversi.

 
Distratto da altre pietanze non sempre facili da trovare, avevo rimandato a questo ultimo giorno il bacalhau essendo certo di trovarlo preparato in uno dei miei tanti modi preferiti visto che in Portogallo si vantano di cucinarlo in 365 versioni diverse, una per ogni giorno dell'anno.


Anche se speravo in un Bacalhau acebolado com batatas douradas (foto sopra, mitico quello di Erminia a Nazaré) o à transmontana ma non mi sono fatto sfuggire un bacalhau a lagareiro, una delle ricette più richieste, ma non banale. Letteralmente significa alla frantoiana (frantoiani sono i conduttori dei frantoi oleari) ed è un tipo di preparazione che si utilizza anche per altri pesci, nonché per polpi, seppie, calamari ecc. e conta innumerevoli varianti. I punti in comune sono la cottura in forno con abbondante olio (visto che si tratta di un frantoio); viene servito con patate (intere non sbucciate) e cipolle (cotte insieme al baccalà) e verdura cotta (nel mio caso verza e fagioli), il tutto cosparso di aglio crudo grossolanamente tritato.

Mi preme tuttavia sottolineare che, al contrario di quanto si pensi, il baccalà non è più diffuso come una volta poiché anche qui, come in Spagna, quello che una volta era cibo povero, oggi è diventato un lusso; lamentela comune sia ai frequentatori di trattorie che alle massaie. Infatti, in qualunque trattoria o ristorante non si trova più fra i piatti di pesce più economici, ma fra quelli di prezzo medio-alto. Comunque, considerate che tutto è relativo e qui resta un affare poiché per questa bella porzione di b. a lagareiro ben cucinato ho pagato appena 6,60. Avevo già notato il conto appena arrivato alla coppia del tavolo alla mia destra ... 13,40 per una porzione di baccalà e una di orata (entrambe ben guarnite) e 1/2 litro di vino! Lisbona è diventata relativamente cara per gli alloggi, ma per il cibo resta l'eden dei buongustai!

venerdì 22 ottobre 2021

Lisbona (6): Petinga ottima, Clint Eastwood molto deludente!

Quando stavo per perdere ogni speranza di trovare un piatto di pesce appetitoso e inusuale, in una delle mie deviazioni dalle strade principali, sono capitato in un vicolo con varie trattorie e una di queste proponeva petinga frita proprio in cima ai pratos do día di peixeNon facile da trovare, ero rimasto a quando o senhor Virgilio (A Nossa Casa, Portimao), spesso su specifica richiesta, procurava queste piccole sardine che poi sua moglie Idalia friggeva alla perfezione!

 

Insieme con questi pesci, a Lisbona, invece dei più comuni arroz de tomate o de grelos (broccoletti) mi hanno servito un'enorme porzione di arroz de feijão (aka riso e fagioli). Se fate come me, che sono abituato a mangiare tutto di questi pesci piccoli, vi ricordo che oltre una certa misura, la lisca delle sardine è durissima, molto più di quella delle alici e saurielli; di questi ultimi si può mangiare senza problemi anche testa intera (piacevolmente dolciastra) fino a una 15ina di cm! Ieri si poteva mangiare tutto! 

Questi sono fra i pesci che si trovano solo nelle trattorie e non frequentemente, come per esempio i jaquizinhos, che trovai un paio di volte a Coimbra e una sola volta a Lisbona. I jaquizinhos sono in effetti i più piccoli carapaus che si trovano, quindi solitamente un po' più piccoli dei carapauzinhos; ovviamente è tutto molto vago, ma sono tutti pesci buoni e freschi che, fritti bene, per me non trovano rivali nel settore pesce. Preferisco jaquizinhos, carapauzinhos e petinga (e le nostre alici e fragaglie) a qualunque pesce “pregiato”.

 
Nel pomeriggio sono andato a guardare Cry Macho, l’ultimo film di Clint Eastwood, annunciato per il 2 dicembre in Italia; spero, per lui, che sia veramente l’ultimo poiché continuando così, rischia di rovinarsi la reputazione. Micro-recensione nel prossimo post.

 
Ritorno al centro via Jardim Amália Rodrigues e Parque Eduardo VII, fra statue di Fernando Botero (Maternitade, 1999), monumento al 25 aprile (giorno della Rivoluzione dei Garofani, nel 1974), siepi labirintiche e vista sul Tejo (Tago).

 

giovedì 21 ottobre 2021

Lisbona (5 - gastronomia): Buchechas de porco e Maranhos

E ieri è finalmente venuto il turno del Cantinho de São José, quasi casualmente poiché, come spesso faccio, sono partito dalla ricerca delle proposte gastronomiche più interessanti. 

Quando non ho programmi precisi, comincio la mattinata andando in giro a leggere i menù del giorno (scritti a mano su tovaglia di carta ed esposti all’ingresso) e quello del Cantinho (a destra nella foto) iniziava con due pietanze che raramente si trovano: buchechas de porco e maranhos.


Tuttavia mi si presentava un grave problema ... essendo a me entrambe sconosciute, non sapevo quale scegliere. Ho quindi chiesto al proprietario se fossero compatibile e potessi avere un misto e ovviamente (essendo cliente da una decina d'anni, seppur purtroppo molto sporadicamente) mi ha accontentato. Anticipo il verdetto: interessante e originale il maranho, eccezionale la buchecha (si pronuncia buscescia).

 
Ma di cosa si tratta? Le seconde sono le guance, in questo caso del maiale (de porco), ma non vi fate fuorviare da alcune traduzioni fantasiose che le assimilano al guanciale! Queste che si cucinano al forno sono la parte assolutamente magra (come potete giudicare dalla foto) e non il seppur ottimo "lardo" nostrano, che molti non distinguono dalla pancetta. Guancia tenerissima e di ottimo sapore ... approvata a pieni voti!

Ed ecco come è andata a finire ... come al solito!

Se le buchechas sono state facili da spiegare, per il maranho il discorso è un po' più lungo. Si tratta di un insaccato tipico per il quale tradizionalmente si usa lo stomaco di capra. Pertanto non ha forma di salsiccia ma è ben più capiente e viene riempito con carne di capra, riso e pezzetti di prosciutto, il tutto molto aromatizzato con vino bianco, coriandolo, prezzemolo, menta e altre spezie che possono variare da una località ad un'altra. Una volta riempito, lo stomaco viene cucito e quindi bollito, infine tagliato a fette come nella foto. Tipici dell'area occidentale della Beira Baixa, quella del Pinhal, sono conosciuti anche come molhinhos, borlhões o burunhões. Tradizionalmente venivano serviti durante le feste, matrimoni o occasioni speciali. Varianti moderne prevedono anche l'uso di carni suine. Molto interessante, ma non può competere con le buchechas.

 
Nell’attesa dell’ora di pranzo, e approfittando del sole ed una piacevole brezza, ho fatto una bella passeggiata dal Parque Eduardo VII fino a Cais do Sodré, con deviazioni varie.

mercoledì 20 ottobre 2021

Lisbona (4): Hieronymus Bosch e un ottimo borrego

Oggi post soprattutto a soggetto culturale, con la visita al Museu Nacional de Arte Antiga (MNAA) di Lisbona, motivata principalmente dal volermi andare a guardare di nuovo un capolavoro del pittore fiammingo Hieronymus Bosch: Le tentazioni di Sant'Antonio (1501 ca.). Premettendo che non sono assolutamente un esperto d'arte, piuttosto semplicemente uno che ama visitare non solo le pinacoteche ma quasi qualunque tipo di museo (archeologici, di scienze naturali, militari, tecnologici, antropologici, e chi più ne ha più ne metta), sostengo che il suddetto visionario dipinto non può che affascinare anche coloro che meno vicini sono alla pittura.

L’opera carpisce l’attenzione nel suo complesso non solo per il tratto preciso e i colori nitidi, ma anche e soprattutto per le composizioni dei vari gruppi e la creatività evidenziata nell'immaginare i vari personaggi, sia umani che bestiali (oltre agli ibridi), il cui significato simbolico rimane in molti casi sconosciuto, sempre ammettendo che ciascuno abbia il proprio. Più lo si osserva da vicino e più si notano elementi e particolari in scala ridotta, e, dopo questi, altri ancora più piccoli o poco definiti. 

 

Qui ho aggiunto poche foto scattate con cellulare economico giusto per dare un’idea, altre (ma della stessa qualità) sono in questo album, immagini migliori le trovate in rete in siti specializzati ma dovrete cercare elemento per elemento … nel web non è possibile fornire in un solo file HD di un trittico di tali dimensioni (131x238cm) e tanto dettagliato. Per saperne un po’ di più seppur superficialmente potete leggere l’immancabile pagina Wikipedia, ma in rete potete trovare tante altre notizie più approfondite ed esplicative su siti che si occupano di arte.

Dopo il museo, ricordando una vecchia segnalazione del mio ex collega pompelvetico, sono andato a verificare la bontà delle carni servite dal Restaurante Os Barões (c'è anche il sito web) e devo dire che ne valeva assolutamente la pena. Ho optato per un borrego assado com batatasa assadas (agnello con patate al forno) e penso di essere stato fortunato (oltre che oculato) poiché sentivo che almeno la metà degli avventori di questo spazioso locale (quasi 100 coperti, quasi tutti occupati) ordinava borrego. Da ciò si deduce che è una pietanza apprezzata dalla maggioranza e che non la si trova sempre fra i pratos do dia


Come potete vedere, ottimo e abbondante il piatto (c’era anche il riso) e incredibile il conto: 8 euro + 0,80 per ¼ di vino e 0,70 per il caffè = 9,50 euro!


A poche centinaia di metri l'eccezionale, elegante, moderno e funzionale food court TIME OUT, ma lì non troverete mai il borrego e guardate i prezzi di CocaCola e acqua ... certamente ci sono anche specialità lusitane e cominciare dai pasteis dei quali ho parlato ieri, oltre a prosciutti pregiati, vini DOC, cucina internazionale, ecc., ma siete andati in Portogallo per fare i turisti moderni o vivere la vera esperienza portoghese???

martedì 19 ottobre 2021

Lisbona (3): Pastéis e Carapaus

Negli ultimi anni il Portogallo è diventato destinazione molto popolare non solo per le tante bellezze e interessi culturali che offre, per i prezzi molto contenuti e per il clima, ma anche per la gastronomia. Tutti pensano subito al baccalà ma ci sono tante altre preparazioni classiche, da quelle povere a quelle di alta cucina, che sono assurte a simbolo del paese o di una regione in particolare.

I Pastéis de Nata sono i dolci portoghesi di largo consumo per antonomasia; non c’è una pasticceria che non li produca, né un bar che non ne abbia per servirli soprattutto a colazione accompagnati da una bica (caffè lungo). Spesso viene proposto come Pastel de Belém (pastéis è il plurale) in quanto si dice che fosse specialità dei religiosi del Mosteiro dos Jerónimos a Belém i quali, in ristrettezze economiche, dal 1837 cominciarono a metterli in vendita al pubblico. Oggi si trovano ben esposti anche nelle vetrine e vengono venduti anche come souvenir e quindi perfino a dozzina (nella foto il prezzo – 5,50 – si riferisce alla mezza dozzina). 


In sostanza di tratta di pasticcini in pasta sfoglia, riempiti con crema all’uovo + un po’ di cannella e infornati; in rete troverete diverse ricette spacciate per originali (come al solito) e varianti più o meno fantasiose (idem). In quanto al consumo, per i portoghesi sono l’equivalente del cornetto … bica e pastel, abitudinario come per tanti lo è caffè e cornetto.

Discorso un po’ diverso per i Pastéis de bacalhau che sono molto diversi come concetto e certamente rustici e non dolci. Simili ai nostri crocchè che, però, al posto dei facoltativi pezzetti di formaggio e/o salumi contengono baccalà cotto in precedenza e sfibrato. Era un ottimo modo di riciclare il pesce avanzato visto che le patate in una cucina portoghese non mancano mai. La loro caratteristica forma ovale/oblunga viene data dall'utilizzo di due cucchiai grandi, di quelli che si usano per servire minestre o creme. 

Quindi nasce come ricetta di riciclo casareccio ma adatto anche alle trattorie, non tutte li preparano, alcune li propongono come snack/antipasto, anche qualche bar ce li ha ed in tal caso lo evidenzia. Con l’esplosione del turismo e della mania della cucina gourmet, sono nate tante versioni e varianti la più in auge delle quali è oggi quella con formaggio. Locali dedicati (nella foto, lungo la principale strada pedonale del centro) propongono un piccolo menù con diversi tipi di formaggio all’interno, dai più comuni e più o meno stagionati fino ai DOP di pecora … ovviamente con prezzi doppi o tripli dei normali.


Concludo con i miei preferiti … i carapauzinhos (carapaus di taglia relativamente piccola, 10-15cm) che, secondo me, devono essere consumati ben fritti, ancora caldi. I carapaus (Trachurus trachurus, in italiano sugarelli, da noi saurielli) sono il tipo di pesce azzurro più comune e più a buon mercato (partendo anche da prezzi sotto i €2) lungo tutte le coste atlantiche, dal Senegal all’Islanda, molto utilizzati in Portogallo e Spagna dove si chiamano chicharros. Nella foto vedete il mio pranzo di ieri alla Tasquinha do Sousa, minuscola trattoria con soli 22 posti a sedere (anche se la licenza è per 10) una di quelle classiche frequentate da tanti locali in (veloce) pausa pranzo; fra le 12:30 e le 14 si deve fare anche un po' di fila prima di sedersi, essere serviti rapidamente, mangiare e sparire per far posto ad altri … come la comida corrida messicana. Ogni giorno cambia il menù (esposto all’ingresso su un pezzo di tovaglia di carta e rigorosamente scritto a mano) nel quale si propongono almeno una decina di pratos do dia (piatti del giorno). Non vi aspettate dettagli, ma sappiate che qualunque piatto arriverà guarnito con patate (bollite o fritte) e/o insalata e/o riso col pomodoro e/o verdure. Per questo mio ottimo, abbondante e lauto pranzo (il riso era tanto e i carapauzinhos più grandi di come appaiono in foto, essendo in fondo, e di più, avendoci messo subito mano!) mi è bastato dire carapauzinhos fritos, faz favor … per il resto se lo vede o Sousa. Se siete di quelli che impicciano (senza aglio, niente cipolle – di solito abbondanti – nell’insalata, richieste di varianti, ecc.) evitate questo tipo di locali e andate al ristorante dove, però, non troverete mai i carapauzinhos fritos! Inoltre, sappiate che il tutto, compreso il mezzo litro di vinho tinto, mi è costato la bellezza di €8 (9 con l’apprezzata mancia, non comune in questo tipo di locali).

  

Per inciso, è tornato il cieloo limpido e un bel sole, con temperatura oltre i 25° fino a sera.

lunedì 18 ottobre 2021

Travelogue cultural-culinario: Lisbona (2)

Ieri mattinata passata fra centro e Bairro Alto (una volta quartiere d'élite) alla ricerca di elementi liberty sopravvissuti; al centro, dopo la protesta dei motociclisti per revisione obbligatoria (sabato), molto più numerosi erano i podisti (circa 10.000), oltre un terzo dei quali partecipanti alla maratona, gli altri 6-7.000 alla mezza ... solo 21 km. 


Poi parte bassa di Alfama (una volta quartiere malfamato) dove, ovunque ci sia spazio, proliferano baretti e ristorantini che mantengono viva e pulita l'aria del quartiere, nel quale oggi esistono anche pulitissimi bagni pubblici (foto sotto) e ciò a scorno dei nostri amministratori che lasciano tanti affollatissimi posti senza servizi per i turisti, e certamente non per mancanza di soldi visto come li sprecano. E trovandomi lì, sono ovviamente tornato al Tunel de Alfama dove, a dimostrazione della sua cucina tradizionale, povera e popolare, alle 13.30 aveva già terminato la dobrada com feijão branco (trippa e fagioli, sempre richiestissima).


Sabato, in volo, avevo guardato di nuovo l'ottimo noir-crime-thriller Les diaboliques di Clouzot (1954, un classico) e oggi, in attesa della riapertura della Cinemateca domani, sono tornato dopo molto tempo in una sala commerciale per un film appena giunto nelle sale (in Italia un paio di settimane fa): Respect. Si tratta di un biopic di Aretha Franklin interpretata da Jennifer Hudson, già Oscar non protagonista al suo esordio cinematografico in Dreamgirls (2006), quindi, pur essendo stato accolto da numerose critiche e con un certo scetticismo, ero certo che almeno la colonna sonora sarebbe stata di ottimo livello (micro-recensione nel prossimo post). In sostanza non me ne sono pentito.

30 foto di giornata qui https://photos.app.goo.gl/bdrxH9GLhr4dLQig9