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sabato 12 giugno 2021

Fra pochi giorni procuratevi le noci per il nocillo

Breve discettazione in merito ad un particolare aspetto della ricetta campana di questo ottimo liquore (quindi nocillo e non nocino) senza assolutamente pretendere di dirimere la questione in quanto, come tutte le “vere ricette tradizionali e originali”, non esiste certezza poiché ogni famiglia tramanda la propria (vedi ragù, pastiera, casatiello, lasagna, …).

Ieri sera, attorno a un tavolo al quale sedevano note mastrechef (purtroppo mancava il mastrochef per antonomasia), si è accesa una diatriba in merito a dove debba conservarsi l’infusione nei giorni successivi alla preparazione: al sole o al buio? Ecco il risultato (meramente statistico, riportando quanto scritto nelle prime dieci ricette affidabili trovate su Google) che vede una netta prevalenza di “al sole”, seguito da “zona soleggiata” e solo uno sostiene che debba restare “al buio”:

  • … infusione per 40 giorni, possibilmente in luogo assolato.
  • … infusione e affinamento vanno effettuati al buio.
  • … infusione per 40 giorni al sole agitando la bottiglia settimanalmente.
  • … tenetelo in zona soleggiata per 2 giorni, poi esposto al sole almeno per metà giornata.
  • … in infusione per 40 giorni in un luogo in cui ci sia il sole.
  • … per circa un mese il barattolo deve essere esposto alla luce del sole.
  • … per due mesi posizionare il vaso al sole.
  • … barattolo alla luce parziale del sole per 60 giorni.
  • … recipiente ed esponetelo al sole per 40 giorni.
  • … la bottiglia all’aria aperta ed al sole per 40 giorni.

A chi gradisce la propria ricetta consiglio di non modificarla, ma se siete intraprendenti avrete infinite possibilità di provare nuove combinazioni fra durata di infusione, ingredienti aromatici, numero di noci, periodo d’infusione, quantità di zucchero e di acqua. Da tempo quest’ultima (ml di acqua per litro di alcool) ha dato luogo ad accesi dibattiti nel nostro ristretto gruppo di mastre e mastrichef. Molti si sorprendevano del solo bicchiere d’acqua utilizzato da Maria, ma la maggior parte degli assaggiatori ammettevano che il suo nocillo era ottimo e non eccessivamente forte. Approfittando di questa rapida ricerca sole/buio, ho dato uno sguardo anche alle quantità d’acqua scoprendo che in più ricette si suggeriscono 150ml (+ o – un bicchiere …), quindi congruenti con quanto affermato da Maria (e messo in dubbio da alcuni).

Restando in argomento liquidi che vanno a comporre il nocillo, aggiungo che nelle introduzioni delle ricette ho trovato citata più volte anche la interessante tradizione che vorrebbe che le noci si cogliessero la sera del 23 giugno e fossero lasciate tutta la notte di San Giovanni (quando passano le janare e ‘o trave ‘e fuoco care a mareall’aperto, per trovarsi bagnate di rugiada all’alba del 24. Quindi oltre al bicchiere d’acqua e gli umori contenuti nelle noci fresche anche la rugiada della magica notte dovrebbe contribuire a diluire l’alcool e quindi abbassare la gradazione finale.

Probabilmente avrò creato solo ulteriori dubbi fra quelli che lo producono autonomamente, ma spero di aver anche pungolato qualcuno a sperimentare varianti della ricetta di casa o altri a iniziare a cimentarsi nella produzione di nocillo!

martedì 5 gennaio 2016

Cogli gli indizi, segui le tracce, dovunque ti portino

Post non strettamente cinematografico, pur traendo spunti (tanti, troppi) da Asì en el cielo como en la tierra (1995), di José Luis Cuerda 1995).  Film corale con tanti dei migliori attori e caratteristi del cinema spagnolo: Francisco Rabal, Fernando Fernán Gómez, Luis Ciges, Jesus Bonilla, Chus Lampreave, ...

Interpretata correttamente l’affermazione e seguito il consiglio con le dovute cautele, si avranno quasi sempre soddisfazioni e interessanti risultati, anche a partire da storie assurde. 
Tutto nasce da una visione casuale di un film che cercavo da tempo: Asì en el cielo como en la tierra, conclusione della Trilogia dell’Assurdo di Cuerda, completata da Total (1983) e Amanece, que no es poco (1988). Di quest’ultimo ho già parlato diffusamente in un paio di post, per analizzare, anche solo sommariamente Asì en el cielo ne occorrerebbero molti di più. La maggior parte di coloro che apprezzano l’opera di Cuerda indicano Amanece quale migliore della triade, ma ce ne sono tanti che pongono Asì en el cielo al medesimo livello se non addirittura superiore. Total è fuori dai giochi per essere il primo (praticamente sperimentale) e prodotto per la televisione e quindi anche di durata più limitata (meno di un’ora).
La differenza fra i due è facilmente descritta: Amanece è assurdo nel complesso e nelle varie situazioni, stravolgendo leggi fisiche, temporali e biologiche e quindi non ha un preciso filo conduttore. Al contrario Asì en el cielo ha una sua continuità e la trama, per quanto assurda possa apparire, è semplice e lineare in quanto parte da un presupposto ben preciso: Dio è scontento di come vanno le cose e, con l’aiuto di chi l’affianca, cerca di porvi rimedio. 
sopra: l'arrivo della prima probabile vittima dell'Apocalisse
in basso: le proteste di Norberto, ateo

In ciascuna scena, anche quelle con solo un paio di battute, si fanno riferimenti agli scritti sacri e si attualizzano argomenti filosofico-religiosi irrisolti e irrisolvibili. A margine di tutto ciò si tira in ballo con molta ironia la società spagnola (ma per molti versi potrebbe essere di qualunque altro paese) dai politici al clero, dagli imprenditori agli operai. 
Se si è abbastanza attenti e colti (ahimè, molti si perdono almeno la metà di quanto Cuerda ha posto nella sceneggiatura) si supera rapidamente l’impressione che si tratti dell’ennesima favoletta costruita in ambiente “paradisiaco” e ci si impegna a cogliere i tanti riferimenti e citazioni condensati in un film di poco più di un’ora e mezza. 
Per i non spagnoli (come me) c’è da aggiungere la difficoltà di cogliere ed interpretare espressioni colorite e detti, ma allo stesso tempo il piacere di poter successivamente investigare e saperne di più, sia in termine di fatti e che di idioma ed era a ciò mi riferivo nel titolo. Durante la visione di questo film, come detto non programmata, ho dovuto prendere un sacco di appunti in merito a indizi che lasciavano presupporre che ci fosse molto altro da sapere e quindi, seguite le tracce grazie a (Santo) Internet mi sono ritrovato a leggere vari stralci dell’Apocalisse, descrizioni sommarie delle idee di  Nietzsche e Sartre, ho appreso vari modi di dire tipici spagnoli ("Defenderse como gato panza arriba" è quello che mi è piaciuto di più) e non da ultimo ho scoperto la saeta, canto popolare gitano di argomento religioso, palo flamenco fra i meno conosciuti. Viene cantato a cappella nel corso di grandi processioni come, per esempio, quelle della Semana Santa. Persone facoltose ingaggiano cantanti specializzati (spesso famosi) per farli esibire dal proprio balcone al passaggio della processione. Guardando il primo video che ho trovato, questo di Cuca de Granà alla processione della Virgen de los Dolores ad Antigua Guatemalasi potrebbe pensare che sono cose d'altri tempi, residui coloniali in centroamerica. E invece no, infatti il secondo si riferisce alla processione del Cristo Yacente a Madrid, nel 2011! Queste brevissimi di devozione, rigorosamente senza accompagnamento musicale di alcun tipo, sono "a sorpresa" e di solito il cantaor  inizia a cantare senza preavviso. Quelli che dirigono la processione la fanno fermare e ripartono solo quando termina la saeta. 

Tornando alla parte più strettamente religiosa, trattata sempre con molta attenzione e precisione, Cuerda ripropone per bocca dei protagonisti dilemmi e controversie secolari quali la necessità dell’esistenza del Male, parlare (presupponendo presunzione) o non parlare (per falsa modestia), libero arbitrio (avendo libertà di scelta, l’uomo è colpevole dei propri mali), il mistero dell Trinità e tanto altro. In particolare ho trovato affascinante il modo nel quale ha trattato l'Apocalisse (di San Giovanni Evangelista) senza mai cadere nell'offensivo o irriguardoso pur non mancando gli spunti. Addirittura fa dire allo stesso Giovanni (invitato a riguardare il testo) che non si può cambiare, è poesia e non va in alcun modo interpretato alla lettera. Non per niente è concordemente descritto come uno dei testi sacri di più difficile e controversa interpretazione, che include violenze e atrocità a non finire.
Ap 14,10 * "Anch'egli berrà il vino dell'ira di Dio, che è versato puro nella coppa della sua ira, e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell'Agnello." (dal Testo completo dell'Apocalisse (approvato dalla CEI nel 2008) fonte BIBBIA.net
La maggior parte dei (pochi) denigratori del film, che ne hanno scritto male in quattro parole senza costrutto, dimostrano di essere bigotti della peggiore razza che non conoscono neanche la propria religione. Fra di loro ci sono anche quelli che si sono sentiti offesi sentendo parlare della “bestia con sette teste e dieci corna, montata dalla Grande Prostituta”. Probabilmente hanno gridando al sacrilegio e blasfemia e attribuito ai satanisti quella che invece è una creazione di San Giovanni, citata in un'opera che fa parte del Nuovo Testamento
Infine (il post sta diventando troppo lungo), mi preme citare la scena geniale nella quale Gesù sorprende il Padre immerso nella lettura di testi di Nietzsche e Sartre alla luce di un lampione della piazza del Cielo. Invitato ad andare a dormire, Dio si giustifica dicendo che sono libri prestati e deve restituirli, e aggiunge che trova molto interessanti le loro idee, in particolare quelle di Nietzsche che, per chi non lo sapesse, è colui che scrisse:
"Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!"
Se qualcuno volesse proprio fare un appunto a Cuerda, potrebbe opinare che ha riassunto in 95 minuti tutti i temi irrisolti e dubbi della religione senza fornire alcuna risposta. Ma come avrebbe potuto portare a termine l’ardua impresa se fior fiore di Santi, Teologi e Filosofi non vi sono riusciti in oltre 2000 anni?

Sono certo che una seconda visione di Asì en el cielo como en la tierra mi fornirà ulteriori spunti di riflessione e mi condurrà a "scoperte straordinarie"!

martedì 9 settembre 2014

ESCHER: identificate la chiesa di San Giovanni e (forse) la Farmhouse

A conclusione del post Caccia alla Farmhouse di Ravello (by Escher) scrivevo:
... l’ultima incisione mi lascia un po’ perplesso in quanto la didascalia indica un generico San Giovanni. Le architetture e l’ambiente sono certamente compatibili con Ravello, ma San Giovanni del Toro si trova più in alto ed è chiesa ben più grande e importante. 
Scorrendo a memoria le varie chiese di Ravello e dintorni mi sono ricordato della piccola chiesa ritratta qui sotto (foto di stamattina). Non ne conoscevo il nome, ma ho scoperto che si tratta di San Giovanni dell'Acqua, e si trova a Campidoglio una delle frazioni di Scala, di fronte a Ravello, dall'altro lato della valle del Dragone. Considerata la corrispondenza dei nomi, la vicinanza con Ravello e l'indiscutibile similarità del campanile, dell'ingresso, della scala esterna e degli spioventi del tetto (evidenziati in rosso), penso che si possa affermare che Escher abbia ritratto proprio questa chiesa. A chi obietta che in foto c'è una bifora e non una semplice apertura con arco a sesto acuto faccio presente che si tratta di una moderna ristrutturazione, il tufo è chiaramente di taglio recente e la colonna centrale è costituita da comuni mattoni rossi. 
 
Risolto questo dubbio mi restava da cercare la Farmhouse. Qualcuno aveva suggerito che si trattasse dell'edificio dell'attuale Agriturismo Acquabona, fra Ravello e Pontone (Scala), a valle della scalinata che da quest'ultimo borgo conduce a San Lorenzo (Scala). Già avevo chiarito che non ne ero assolutamente convinto in quanto mancano dei piani, le finestre hanno diversa disposizione e i due locali con volta a botte non sono presenti nel disegno di Escher. Anche le terrazze al lato non mi sembravano troppo simili. A sostegno delle mie perplessità vi propongo due viste dell'Agritursmo, da sud-est e da sud-ovest.
  
Mi ero fatto un'idea che la Farmhouse potesse essere nella valle a est di Ravello, quella che porta a Minori, poco più in basso di Lacco e a nord di Torello. Questo sia perché era espressamente menzionata Ravello (e Acquabona si trova nel territorio di Scala) sia per l'ambiente circostante, quasi completamente terrazzato e coltivato mentre alle spalle di Acquabona c'è una rupe. 
Dopo aver girovagato un po' nelle aree già individuate in carta mi sono convinto che l'edificio nelle foto che seguono potrebbe essere la Farmhouse
  
La parte ritratta da Escher sarebbe quella attualmente dipinta rosa e quella bianca a destra, un po' più bassa, nelle proporzioni giuste. La parte a sinistra dovrebbe essere la ricostruzione di quella che nell'incisione appare diruta. Nella foto a destra si intravede una parte rialzata che potrebbe corrisponderebbe al singolo vano all'ultimo piano. Il balcone centrale e la piccola finestra che lo sovrasta oserei dire che sono perfettamente rappresentati da Escher e se così fosse è evidente che in fase di ristrutturazione sono stati chiusi i vani degli archi replicando la disposizione di balcone e finestra a destra.
Chiaramente l'edificio dagli anni '30 ad oggi è stato abbastanza manomesso, ma i volumi, i livelli, varie aperture e i terrazzamenti circostanti sono talmente simili a quelli della Farmhouse di Escher da farmi pensare di aver risolto, dopo quello della chiesa di San Giovanni, anche quest'altro dubbio.
Idee diverse, contestazioni, foto di altri edifici candidati ad essere la Farmhouse sono più che benvenute.

sabato 30 agosto 2014

Caccia alla Farmhouse di Ravello (by Escher)

Con questa immagine apro l’ultimo (almeno per ora) post relativo alle opere di Escher a soggetto amalfitano (della Costiera in generale) trattando di quelle dell'area ravellese. La didascalia, molto generica, ci dice che l'incisione raffigura una masseria di Ravello, ma a memoria non riesco a collegarla ad alcun edificio reale (ma non sono espertissimo dell’area). Cercare di individuare questo edificio (probabilmente rimodernato e con altre costruzioni attorno) è una buona scusa per andare in giro fra Ravello e Minori e potrebbe essere un eccellente esercizio per allenare il nostro spirito di osservazione.
La struttura generale dovrebbe essere rimasta identica con i tre archi sovrapposti, e indizi utili sono l’arco in alto a destra (simile a un ponte) e i ripidi muri di contenimento a destra della farmhouse. Dovrebbero essere indicazioni abbastanza affidabili visto che la maggior parte dei disegni del grafico olandese sono molto precisi come abbiamo già visto per Atrani e come si può notare in questi lavori rappresentanti il Santuario dei Santi Cosma e Damiano (comunemente noto come San Cosma, ma nella didascalia chiamato San Cosimo) visto da due diversi punti di osservazione.
 
Ci sono poi questi due paesaggi con viste da Ravello verso Capo d’Orso, riconoscibilissimo sullo sfondo, nei quali si distinguono la porzione orientale di Maiori e parte Torello (frazione di Ravello). Le didascalie recitano Ravello and the Coast of Amalfi (1931) e una più generica Coast of Amalfi (1931).
  
Ma Torello (in didascalia indicato come Turello,1932), vagamente ubicato in Southern Italy, appare pure in questa opera in basso. Anche se non viene citata né Ravello né la Costiera, direi che non ci sono dubbi sul fatto che sia la succitata Torello in quanto fra i due edifici in primo piano si distingue l’inconfondibile facciata della chiesa con le sue tre arcate. Anche le alture sullo sfondo corrispondono esattamente alla situazione reale e, pur non essendo l’immagine di ottima qualità, mi sembra di vedere rappresentato anche il convento di San Nicola a sinistra della cima del secondo palo del pergolato.
Questo paesaggio risulterà facilmente riconoscibile a chi frequenta la zona dato che include l'inconfondibile edificio isolato a valle del tratto di strada fra il bivio per Scala e il moderno tunnel. Le terrazze sono quelle ai lati della forra del Dragone, il torrente che scorre fra Scala e Ravello e sfocia ad Atrani.
C’è poi il Leone alato della Fontana Moresca a Ravello (1932), ma sappiate che l’originale fu trafugato da ignoti vari decenni orsono e le due statue che oggi adornano la fontana sono quindi repliche (a mio modestissimo parere di qualità abbastanza scadente). Al lato ho caricato una foto del 1925 di Escher seduto sul bordo della fontana, proprio al lato del leone in questione.
 
Chiudo questo lungo post con altre due immagini. L’interno rappresentato nella prima (Santa Maria dell’Ospidale - Ravello, 1932) al momento pare che non sia accessibile, mentre l’ultima incisione mi lascia un po’ perplesso in quanto la didascalia indica un generico San Giovanni. Le architetture e l’ambiente sono certamente compatibili con Ravello, ma San Giovanni del Toro si trova più in alto ed è chiesa ben più grande e importante.
  
Dovrò quindi andare ad effettuare un sopralluogo e qualche indagine in loco per cercare di individuare sia questo San Giovanni che la Farmhouse del titolo, e questa (scusate se mi ripeto) mi sembra un’ottima scusa per andare a passeggiare nei dintorni di Ravello.

domenica 22 giugno 2014

Scienza, tradizioni, leggende e superstizioni: la notte di San Giovanni

Questi che stiamo vivendo adesso sono giorni particolarissimi per una miriade di motivi che vanno dalla religione all'astronomia, dalla mitologia alle tradizioni e alle superstizioni. Fra il 21 e il 24 giugno succede (o dovrebbe succedere) di tutto e di più.
Cominciamo con le cose serie e inconfutabili: il solstizio d'estate. Ieri 21 giugno, esattamente alle 12 e 51, il sole ha raggiunto il punto di declinazione massima, il che significa che nell'emisfero boreale (il nostro) abbiamo vissuto il giorno più lungo (inteso come ore di luce) e, ovviamente, la notte più corta.
Chi come me si è goduto il tramonto dalla penisola sorrentina ha visto il sole scomparire dietro la parte più settentrionale dell’isola di Procida, esattamente presso la Terra Murata.
Da domani il punto di tramonto si sposterà verso sud, quindi verso sinistra, e continuerà a farlo per i prossimi sei mesi fin quando, dopo aver quasi raggiunto Capri in occasione del solstizio d’inverno, invertirà di nuovo il suo corso e i giorni cominceranno ad allungarsi di nuovo. 
Per chi ama i dati precisi posso dirvi che ieri l’azimut del tramonto (da Massa Lubrense) era 302.44° e a dicembre raggiungerà il minimo di 239.23°. Se riportate questi dati su una rosa dei venti capirete di cosa stiamo parlando e di quanto si sposti il punto in cui cala il sole. Ricordate che tramonta precisamente a ovest (270°) solo due volte l’anno, in occasione degli equinozi. Per il resto dell’anno tramonta più a sud (autunno e inverno) o più a nord (primavera ed estate).
Ma passiamo dagli aridi e freddi, seppur interessanti, dati scientifici a qualcosa di più appassionante. Come è facile immaginare, già da parecchi secoli era noto il movimento ciclico (apparente) del sole, ma le date tradizionalmente associate agli equinozi erano la notte di San Giovanni, 24 giugno, e quella di Santa Lucia, 13 dicembre, per quello invernale.
Pare proprio che per essere una data fondamentale fu attribuita ad un santo importante come San Giovanni Battista. E per questo la notte di San Giovanni è diventata una notte “magica” nella quale si traggono auspici (per il raccolto, matrimonio, ecc.) ed è legata a tante altre attività.
Per esempio si deve raccogliere l’iperico (Hypericum perforatum, anche detto erba di San Giovanni - vedi foto) per fare l’olio di iperico, legato all'ordine dei Templari, potente cicatrizzante, antisettico e stimolante per la rigenerazione delle cellule. Per quando riguarda la superstizione si metteva invece una pianta di iperico sul davanzale per scongiurare l’apparizione dei diavoli e streghe che andavano in giro quella notte.
Infatti il 24 giugno era anche la notte delle janare e delle streghe che si ritrovavano per il loro Sabba presso il famoso noce di Benevento, e durante la stessa notte, chi vuole produrre il suo nocillo (o nocino, liquore di noci) deve cogliere le noci con il mallo ancora morbido.
Si potrebbe continuare all'infinito elencando miti e superstizioni legate alla notte di San Giovanni, ma chiudo questo post con la un’altra leggenda, quella del Trave di Fuoco. Questo verrebbe cavalcato (ci sono varie versioni) dalle stesse janare o da Erodiade e sua figlia Salomè che mandarono a morte per decapitazione il santo (San Giovanni decollato). Ma la cosa importante è che ‘o trave ‘e fuoco viene poi lasciato cadere in mare e solo a partire da quel momento l’acqua diventa abbastanza calda da poter cominciare a fare i bagni. Anni fa erano veramente in tanti ad aspettare il 24 giugno prima di tuffarsi.

domenica 1 giugno 2014

Escursionismo e Natura: rose selvatiche dei Monti Lattari e Penisola Sorrentina

Quelle che più facilmente potrete osservare andando in giro per sentieri sono la Rosa canina L. (rosa selvatica comune) e la Rosa sempervirens L. (rosa di San Giovanni).
La prima meno profumata dell'altra e con fiori di solito rosacei contro quelli più bianchi della Rosa di San Giovanni. I fiori solitari o in gruppetti di 2 o 3 per la canina, di solito gruppi di 3 - 7 fiori per la sempervirensSono entrambe in fiore e lo saranno per un altro mesetto. 
  
Scheda Meditflora R. caninawww.meditflora.com/flora/rosa_canina.htm
  
Scheda Meditflora R. sempervirenswww.meditflora.com/flora/rosa_sempervirens.htm