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lunedì 11 luglio 2022

Microrecensioni 196-200: iconico curry western e 4 Cantinflas

Restando in tema pietre miliari del cinema indiano, ai precedenti 2 ho aggiunto Sholay, film cult e di cassetta, ma certamente di valore artistico inferiore agli altri. Mi sono poi imbattuto in una raccolta di commedie di Cantinflas fra le quali ne ho scovate 4 non ancora viste, alcune in HD e con rating medi 7,1 su IMDb, e così ho completato il secondo centinaio di film del 2022!

Sholay (Ramesh Sippy, Ind, 1975)

Oltre a dare la stura al genere del cosiddetto curry western (film indiani, ambientati in India, in stile spaghetti western) questo fu quello che dopo ben 15 anni superò il primato di Mughal-e-Azam al botteghino, anche perché il prezzo dei biglietti era ovviamente aumentato. C’è uno spietato villain che, con la sua banda, taglieggia gli abitanti di un villaggio, c’è un ex poliziotto in cerca di rivincita nei suoi confronti, due criminali ingaggiati da quest’ultimo per catturare il cattivo e, ovviamente, un paio di conne per due storie d’amore. Come in ogni Bollywood classico sono aggiunti intermezzi musicali e da commedia. Queste ultime sono la pecca, anche perché inutilmente stiracchiate in un film di 3h30’ … ma evidentemente avevano ragione i produttori visto che hanno avuto tanto successo.

 
Come già scritto in una precedente occasione, penso sia necessario ripetere che Cantinflas è stato il più amato comico messicano con un suo attivo una cinquantina di film; ha lavorato anche a Hollywood e a sua più famosa interpretazione internazionale (per la quale vinse il Golden Globe come miglior attore) è quella nei panni di Passepartout in Il giro del mondo in 80 giorni (1956, di Michael Anderson, 5 Oscar e 3 Nomination) al fianco di David NivenNella maggior parte dei casi ha interpretato personaggi popolari di buon cuore, sempre abbastanza illetterato da poter avere la possibilità di esibirsi nel suo eloquio contorto e inconcludente, pieno di errori grammaticali e sintattici, interpretando le parole con il significato che più gli convenisse. Molti dei suoi discorsi sono quindi intraducibili in altri idiomi e per questo i suoi film vengono talvolta associati a quelli dei fratelli Marx. Questa particolarità ha addirittura a generato una serie di vocaboli poi accreditati perfino dalla Real Academia Española; nel dizionario ufficiale sono quindi inseriti il sostantivo cantinflas (“persona che agisce o parla come Cantinflas, in modo insensato e incongruente senza dire niente di concreto”) e vari derivati fra i quali il sostantivo cantinfleo e il verbo cantinflear. Sta sempre dalla parte dei poveri degli sfortunati e di quelli comunque oppressi da potenti e malavitosi o dal sistema in generale. Charlie Chaplin affermò disse di considerare Cantinflas il più bravo comico vivente.

 
¡Así es mi tierra! (Arcady Boytler, Mex, 1937)

Secondo suo film, quindi non ancora vero protagonista pur risaltando nel cast; la sua strepitosa carriera sarebbe iniziata 3 anni dopo con Ahí está el detalle, diretta da Miguel M. Delgado con il quale poi collaborò in altri 32 casi. Il film non fu molto apprezzato avendo molti alti e bassi nella sceneggiatura, nonostante il cast con tanti affermati caratteristi e la buona regia di Arcady Boytler, uno dei russi immigrati in Messico, noto soprattutto per La mujer del puerto (1934).

Un día con el diablo (Miguel M. Delgado, Mex, 1945)

Cantinflas viene incastrato con una sostituzione di persona; viene arruolato di forza, vola al cielo e dopo essere stato accettato da San Pietro ha anche un incontro con il diavolo. Non fra i migliori, troppo surreale rispetto alle più apprezzate farse in stile quasi neorealistico.

El bombero atómico (Miguel M. Delgado, Mex, 1952)

Nei suoi film Cantinflas ha interpretato quasi ogni tipo di professionista (perfino deputato, medico, sacerdote e ambasciatore) e lavoratore (spazzino, fotografo, charro o semplicemente un analfabeta o profugo). A volte la bontà dei suoi personaggi si rifletteva anche nella vita reale come nel caso della produzione di questo film; dopo essersi reso conto del pessimo stato della caserma dei pompieri e della mancanza di automezzi decenti, ne comprò di nuovi e fece ricostruire la caserma donando poi il tutto alla città. In effetti interpreta un pompiere solo in parte del film in quanto inizia come strillone per poi diventare pompiere e infine ispettore di polizia. Nonostante i disastri che combina, riesce sempre a far carriera e infine a sgominare una pericolosa banda di criminali.

El portero (Miguel M. Delgado, Mex, 1953)

L’essere portiere tuttofare in un condominio popolare e molto movimentato, pone Cantinflas al centro di questo mondo fra feste in cortile, corteggiamenti, morti, prepotenze, gelosie e chi più ne ha più ne metta.

E questo è un esempio dell'eloquio di Cantinflas nella lunga scena del tribunale in Ahí está el detalle, nella quale, alla fine, anche gli avvocati di accusa e difesa nonché il giudice vengono contagiati e cominciano a cantinflear.

giovedì 11 febbraio 2021

micro-recensioni 36-40: buon cinema inglese degli anni ‘40

Sono partito da 3 film degli Archers (Michael Powell, Emeric Pressburger), ne ho aggiunto uno precedente del solo Powell e ho concluso con un noir di fine decennio con un’ottima coppia di attori. Specialmente i primi quattro si basano su sceneggiature molto particolari, 3 strettamente collegate alla guerra, pur non essendo certo film puramente bellici. Non sapendo come ordinare questa cinquina (essendo tutti film sostanzialmente buoni ed originali), comincio con i due di ambientazione esotica e continuo con gli altri in ordine cronologico.

 

49th Parallel (Michael Powell, UK, 1941)

Questo è il più “bellico” del gruppo, ma la trama è veramente diversa dalle solite e tutti gli esterni furono girati nel nord del Canada dove è ambientata la singolare storia. Un manipolo di tedeschi sbarcati da un sottomarino in cerca di cibo, restano isolati e tentano in vari modi di interagire con le ridottissime comunità locali. Molto didascalico, con vari discorsi politico – filosofici – morali, mostra indubbiamente la sua finalità di propaganda con i tedeschi nazisti cattivi, mentre i loro connazionali emigrati in Canada vivono in comunità pacifiche guidati da nobili ideali. Scontato il procedere generale, ma non per i modi e gli avvenimenti, si conclude con un originale e geniale finale a sorpresa.  In piena guerra, vinse l’Oscar per il soggetto (di Pressburger) e ottenne due Nomination: miglior film e sceneggiatura.

Black Narcissus (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1947)

Altra ambientazione molto particolare … in India. Uno sparuto gruppo di suore (con caratteri molto diversi e grandi contrasti) viene mandato ad occupare un palazzo abbandonato fra le montagne dell’Himalaya, per impiantare un piccolo convento e un ospedale. Si sottolineano i contrasti fra le religiose, l’ufficiale inglese responsabile dell’area ed il generale suo referente indiano. Varie le star in campo femminile, fra le quali spiccano Deborah Kerr e Jean SimmonsVinse 2 Oscar, per la fotografia a colori e per la scenografia (pur essendo stato girato completamente nei famosi studios inglesi di Pinewood.

  

A Canterbury Tale (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1944)

Un paio di soldati americani in licenza restano coinvolti in un’indagine in merito ad un misterioso “patriota moralista” che versa colla nei capelli delle ragazze locali. Singolari sia i personaggi che indagano, per motivi vari, che i locali e ancor di più il maggior sospettato con il quale incrociano le loro strade più di una volta. Come molti dei film di questa strana coppia (The Archers) si combinano commedia romantica e grottesca, nonché messaggi morali e patriottici.

A Matter of Life and Death (Michael Powell, Emeric Pressburger, UK, 1946)

Anche questo si sviluppa a margine della guerra, ma è in effetti un mistery – fantasy. Il protagonista è un pilota inglese (David Niven) abbattuto in azione che stranamente non giunge nell’aldilà dove era tuttavia previsto il suo arrivo. Fra angeli custodi francesi, un tribunale paradisiaco, interazioni fra vivi e morti, la storia va avanti anche con l’intervento di uno psichiatra. Ottimi i rating (IMDb 8,1 e RT 97%) e un cult per gli inglesi, in Italia venne distribuito con titolo Scala al paradiso.

The Clouded Yellow (Ralph Thomas, UK, 1950)

Jean Simmons e Trevor Howard sono i protagonisti di una singolare fuga per evitare che la prima sia incastrata con l’accusa di un delitto che non ha commesso. Sulle loro tracce si muovono non solo poliziotti ma anche agenti dei servizi segreti, ex colleghi di lui. Film ben sviluppato, rapido, con tanta analisi psicologica e psichiatrica dei personaggi principali. Niente di eccezionale, ma senz’altro superiore alla media.

venerdì 20 febbraio 2015

Assistenti fotografi: Totò contro Cantinflas

Il primo non ha certo bisogno di presentazioni, l’altro potrebbe dirsi un suo omologo d’oltreoceano essendo il più famoso attore (quasi sempre in ruoli comici) del periodo d’oro del cinema messicano. Con Cantinflas (all’anagrafe Mario Moreno, 1911-1993) in quanto a notorietà potevano competere solo due famosissimi cantanti/attori dell’epoca come Jorge Negrete e Pedro Infante (anche lui spesso protagonista di commedie). Qualcuno lo ricorderà nel film Il giro del mondo in 80 giorni nelle vesti di Passepartout, fedele servitore del protagonista Phileas Fogg, e per questa sua interpretazione hollywoodiana si aggiudicò il Golden Globe.
   
Cantinflas/Passepartout con David Niven/Phileas Fogg (a sx) e con Shirley MacLaine/Aouda (a dx)
Per sottolineare la sua notorietà e popolarità in patria, vi dico che fra le tante (demenziali) classifiche in rete, nella prima che ho trovato relativa ai messicani più famosi di sempre, Cantinflas compare addirittura al primo posto, Pedro Infante al secondo, terza è Frida Khalo e Pancho Villa solo decimo!
Nel film El señor fotografo una coppia di novelli sposi arriva nello studio fotografico nel quale Cantinflas lavora, proprio mentre si trova da solo. La scena che segue ci ricorda inevitabilmente quella, per noi ben più famosa, in Miseria e nobiltà nella quale Totò / Felice Sciosciammocca, senza avere alcuna esperienza, si trova a sostituire il vero fotografo Enzo Turco / Pasquale. In entrambe i film i malcapitati saranno derisi e insultati, in particolare lo sposo, e se ne andranno senza foto. Le scene non sono ovviamente identiche, ma lo spirito è lo stesso, la classica macchina su treppiede pure e, fatto rilevante, in entrambe i casi lo sposo e il fotografo si scambiano di posto con il secondo che si mette in posa abbracciato all’avvenente sposina. Anche se non tutti potranno cogliere le battute di Cantinflas, soprattutto a causa della sua caratteristica parlata veloce, confusa e spesso priva di senso, le similitudini sono evidenti.
Qual è l'originale? Il film di Cantinflas è del 1953, molto più recente della commedia di Scarpetta (1887) che però non includeva la gag del fotografo. Questa fu aggiunta per la versione cinematografica del 1954, insieme con altre come quella ugualmente famosa della lettera a lu Cumpare nepote
Sottolineando questa cronologia non voglio assolutamente evidenziare un "plagio" da parte di Totò, forse un riconoscimento, un probabile "omaggio" al più famoso comico messicano dell'epoca. Del resto l'adattamento di scene di altri film, da un epoca all'altra, in ambienti diversi e da un paese all'altro, è sempre stata prassi comune e molte volte vuole essere un vero e proprio tributo. Per esempio la scena della carrozzina che precipita per le famose scale di Odessa (La corazzata Potëmkin,1925, diretto da Sergej M. Ejzenštejn) è stata riadattata e citata in decine di altri film senza certamente costituire un plagio. La più conosciuto (seppur secondo me pessimo) “atto di ossequio” è quello nel film Gli intoccabili (1987, di Brian De Palma, con Kevin Costner, Sean Connery, Robert De Niro), ma altrettanto famose sono l’arguta caricatura fatta da Terry Gilliam in Brazil (1985) sostituendo la carrozzina con un aspirapolvere e la parodia demenziale in Una pallottola spuntata - L'insulto finale non della originale scena di Odessa, bensì di quella girata da De Palma, con numerose carrozzine ed anche un tosaerba che rotolano per le scale della stazione.
   
La corazzata Potëmkin, 1925 (a sx)                Gli intoccabili, 1987 (a dx)