Giovedì
mattina, dopo un summit per fare il punto della situazione in merito alle
mappe, ci siamo uniti a gran parte dello staff per un Halloween Party
, come avevo anticipato nel post precedente. Interessanti assaggi di pietanze
tipiche delle isole del Pacifico, anche se alcune presenti in altri paesi
tropicali, con leggere varianti:
Laulauchicken – piatto originale hawaiano, maiale o pollo avvolto in foglia di taro, una volta si cuoceva sotto la sabbia, oggi si inforna (foto al lato)
Ulu - breadfruit cotto in latte di cocco, con cipolla
Squid luau – stracotto di calamari a pezzetti e luau (foglie di taro), poi
leggermente soffritto e infine amalgamato in latte di cocco con un poco di
zucchero Lomi salmon - insalata di salmone e pomodoro a cubetti, con un po' di cipolla e aromi
Poi donut - dolce, si è rivelato molto più gradevole del semplice poi
(purea di taro, tubero ricchissimo di amido, base della cucina del Pacifico) che è fra i pochi cibi ai quali, quando posso, rinuncio ... per essere troppo "colloso".
Kakimochi (o Arare) – snack a base di riso insaporito nella soia
che si combina con una gran varietà di altri ingredienti e viene preparate in
tante forme e misure diverse.
Succo
misto di guava e passion fruit
A tutta
questa varietà ha fatto seguito ai tanti altri piatti orientali che ho scelto
nei giorni precedenti, mangiando per lo più a Chinatown: Chicken Katsu udon, Char siu noodle (cantonese),
Beef chow funn (cantonese), Mapo tofu soup noddle (giapponese, ma anche cinese, foto al lato), Liver, bacon and onions Hawaiian style (fegato
fritto con bacon e cipolle, ben diverso da come di solito lo mangio in Italia,
Spagna, Porttogallo), Garlic
chicken udon salad (giapponese) … oggi è stato invece il turno di Wonton Laksa
(nella foto di apertura). Questo è un piatto tipico malese, molto diffuso anche in Indonesia e Singapore; ci si può mettere dentro di tutto ma la base è costituita da una zuppa di curry e latte di cocco, sempre con verdure, germogli di soia e noodles. Oltre a ciò e, in questo caso, agli ovvi wonton, la mia comprendeva anche fette di tofu e mezzo uovo sodo. Ho posizionato i chopstick sui bordi della scodella monoporzione (una zuppiera enorme) per dare l'idea della quantità servita. Provate le versioni originali solo se sopportate il peperoncino! Resta uno dei miei piatti preferiti! Nel complesso ciò rispecchia la multietnìa delle Hawaii che, come ho ripetuto più volte, vede una maggioranza assoluta di asiatici e fra loro quelli di origine giapponese sono predominanti. Per esempio, fra la ventina di partecipanti c'erano solo due "bianchi" (haole), circondati da nativi, giapponesi, coreani, filippini, ...
Prima
di avviarmi verso Kaimuki per il film quotidiano, e approfittando della
bella luce, ho avuto anche il tempo di andare a scattare qualche foto di fiori
all'aperto (questi in alto sono quelli enormi del Cannonball tree - Couroupita guianensis) e poi nella serra delle orchidee. Peccato che il curatore (Randy)
sia andato in pensione e non c'era nessuno che mi illustrasse le particolarità
delle varie specie attualmente in fiore, eccone alcune:
In settimana prossima dovrei avere il tempo di scattare un po' di foto nell'Orto Botanico di Wahiawa.
Come spesso accade a chi nota certe
coincidenze, in poche ore vari avvenimenti/notizie sono stati legati ad un
unico luogo non citato tanto di frequente, in questo caso alle Hawaii, e quindi
mi hanno riportato indietro nel tempo di una decina di anni. Sono così ci sono
tornato, purtroppo solo con il pensiero, e ho deciso di condividere una
panoramica generale di quei mesi a cavallo fra il 2007 ed il 2008, per
documentare come si possa riuscire a vivere (bene) in un posto considerato
carissimo e inaccessibile ai più. Esperienze simili di svernamento in un sol
luogo, in una stessa casa, avendo a che fare quasi esclusivamente con il
locali, sono state uno standard nell’ultima decina di anni, dopo oltre 30 anni
di viaggi itineranti in giro per il mondo, ma di queste differenti
interpretazioni del viaggiare scriverò in una prossima occasione.
Penso sia importante chiarire che il toponimo
Hawaii indica sia l’intero arcipelago che l’isola maggiore (conosciuta anche
come Big Island), ma è sull’isola di Oahu che si trova la capitale di questo 50°
e più recente stato USA: Honolulu. Qui i più sostano pochi giorni o solo poche
ore (passando il tempo fra la famosa spiaggia di Waikiki, Pearl Harbour e altri
siti turistici) prima di volare verso altre isole, soprattutto Maui. Evitate le
suddette aree vi troverete in una città di medie dimensioni (circa 400.000 abitanti,
area metropolitana meno di 1mln) perfettamente organizzata, che gode di ottimo
clima (d’inverno le minime non scendono sotto i 18° e d’estate non raggiungono
i 32°, vedi grafico in basso), piena di verde, considerata una delle più sicure degli Stati Uniti (e i
crimini come al solito sono concentrati nelle zone frequentate dai turisti) e,
dulcis in fundo, non così cara come molti pensano ... basta sapersi
organizzare.
Certamente non è pensabile vivere bene e
tranquillamente con poche decine di euro come, per esempio, in Thailandia, ma
non è neanche vero che ci vogliano centinaia di euro al giorno. Le cifre che mi
accingo a riportare sono quelle di allora (in dollari, oltretutto per mia
fortuna all’epoca il cambio fluttuava fra 1,45 e 1,50) e i prezzi sono
certamente aumentati ma penso sia interessante avere un’idea di cosa si possa
fare, a quali costi. Conditio sine qua
non è quella di sapersi destreggiare con l’inglese.
Comincio con il viaggio, allora pagai circa
1.000 euro con la British, ma oggi (in determinati periodi) si riesce a
raggiungere le Hawaii anche con soli 800 euro, con compagnie affidabili come
Lufthansa o KLM, poco se si considerano le circa 20 ore di volo nette.
Alloggio: scordatevi degli alberghi e anche
dei B&B, puntate piuttosto a condividere un appartamento, prassi
comunissima negli USA, in quanto ermandosi vari mesi i prezzi sono
accessibilissimi. Durante l’ultimo mese prima di partire controllai quasi ogni
giorno craiglist.com (sul quale c’è di tutto e di più, filtrato per settori,
stati e città) e tutt’oggi in “rooms & shares” troverete una notevole
quantità di offerte fra i 500 e gli 800$, prezzi che variano a seconda della
zona e se includono i consumi, internet, uso cucina e via discorrendo. Tre
giorni prima di volare alle Hawaii, inviai 6 email richiedendo un appuntamento
per visitare la casa, in tre mi risposero, la prima mi piacque e ci rimasi per
5 mesi. Inclusi i consumi spesi fra i 700 e i 750$/mese (allora =500 euro) per
soggiornare in una casa abbastanza moderna con 4 stanze da letto e due bagni,
cucina attrezzatissima con due frigoriferi enormi (freezer, icemaker,
potabilizzatore), lavatrice, asciugatrice, salone, tv e internet in ogni
camera, spazio esterno con parte coperta, prato e ... piscina.
La casa si trovava ad Hawaii Kai, zona
residenziale a est del centro, al termine di una strada senza uscita, quindi
senza traffico, ma a soli 200m dalla strada principale, a vista del Koko Crater (quello che si vede sempre in Hawaii Five-O, foto a dsx) fermata bus ed enorme
Safeway (supermercato alimentare dove si trova di tutto, da prodotti italiani
originali, formaggi di tutta Europa, olive greche, spezie orientali, vini
australiani, argentini, cileni, ma anche italiani e francesi).
Trasporti: l’abbonamento
mensile (mese solare) costava appena 40$ (oggi 60), valido
per bus regolari ed Express sull'intera isola, e considerate che le linee sono tante, le corse frequenti, per
le tratte principali i bus circolano anche in piena notte, si può raggiungere
quasi ogni punto di Oahu (circa 50km da nord a sud e altrettanti da est a
ovest) e, infine, davanti ad ogni mezzo ci sono due portabici ad uso
gratuito.
Cibo: si può mangiare non
troppo male ed abbondantemente (porzioni americane, ma non per forza cibo gringo) nei food court o piccoli locali
etnici o bio per meno di 10$, ancora più economica Chinatown con un numero
spropositato di locali non solo cinesi, ma anche vietnamiti, laotiani,
filippini, giapponesi, ... gli asiatici costituiscono il 38% della popolazione
dell’isola, quindi è facile trovare piatti originali e non per turisti. Con un
pasto fuori e uno a casa, oltre alla prima colazione, si riesce a non spendere
molto.
Svago: cinema buoni e
relativamente economici (anche matinée a 2$), Museo del Cinema a 5 e Teatro del
Museo Doris Duke 8 (qui si organizzano interessanti rassegne con continuità).
Spiagge libere quasi dovunque e, per i camminatori come me, possibilità di
aggregarsi a vari gruppi escursionistici gratis o per pochi dollari. Tante
altre opportunità gratuite o quasi, per lo più all’aperto. Quanto migliore è il
vostro inglese, tante più opportunità avrete di socializzare e partecipare a
riunioni, conferenze, corsi e programmi di volontariato. In quest’ultimo campo scelsi
gli Honolulu Botanical Gardens (sono 5, a differente indirizzo) e produssi le nuove mappe, molto apprezzate, per due di essi (un mese dopo essere rientrato, mi inviarono un riconoscimento ufficiale, io sono quello in basso a sx).
Se si riesce a comunicare bene, la partecipazione a qualunque
di queste attività (passeggiate, corsi, volontariato) facilita i rapporti con
la comunità locale, si conoscono persone interessanti, si migliora il proprio
vocabolario e, a meno di non essere asociali o eccessivamente timidi e
introversi, ci si diverte.
In conclusione, per chi ha disponibilità di
tempo un soggiorno alle Hawaii non è irrealizzabile e può essere molto
gratificante se si sta lontano dai turisti ed in particolare quelli che parlano
la vostra lingua ... full immersion. In 5 mesi ho scambiato solo poche parole
in italiano con una signora (che però viveva in California ) ad uno dei
frequenti party che si organizzano dopo le escursioni, ma immediatamente
tornammo all’inglese.
Questo video è stato l’ultimo “richiamo” ... singolare
scherzo della Natura creato dalla lava del Kilauea
(Big Island), un vulcano che ha fatto fare tante pessime figure ai vulcanologi
più esperti per decenni hanno affermato che la sua eruzione non sarebbe durata
ancora per molto, eppure va avanti ininterrottamente da oltre 33 (proprio trentatré)
anni avendo avuto inizio il 3 gennaio 1983.
Vedere il proprio nome nel titolo di un lungo articolo che riempie l’intera pagina di un quotidiano di
grande tiratura e levatura come Repubblica non può che far piacere. E’ innegabile, sarebbe ipocrisia
affermare il contrario. Quindi ringrazio pubblicamente Carlo Franco (che ha
firmato il pezzo), ma mi è d’obbligo correggere alcuni dati "sensibili" ed integrare varie
notizie. Non è certo un appunto in quanto è assolutamente impossibile fornire
un quadro esatto e completo di una persona, in particolar modo di uno che, come
me, ha cambiato tanti mestieri ed ha vissuto tante esperienze diverse in quattro
continenti.
Comincio, come è logico e doveroso, dall’inizio.
Sono della classe ’54 ed ho già compiuto 61 anni (ringrazio per lo sconto, ma
voglio limitare gli sfottò di quelli che mi accuseranno di volermi togliere gli anni) e ho il titolo di ufficiale di macchina (i
marinai sono quelli che navigano in “coperta”, io lavoravo nel “fosso” = sala
macchine) il che per i naviganti è una differenza sostanziale.
Saltando a piè pari il primo paragrafo
dedicato al Sentiero degli Dei (qui trovate cartina, distanze esatte e video) passiamo
all’abbigliamento. Come ogni guida escursionistica che si rispetti, gli shorts che indosso almeno 9 mesi l'anno sono da hiking (e non da mare) e i sandali li uso esclusivamente per andare
in piazza o comunque camminare in ambito urbano. Non mi sono mai sognato di andare su sentieri senza
scarpe adatte e oltretutto ripeto, ogni volta che posso, che buone calzature
con suole che garantiscano buona aderenza sono elemento indispensabile per
affrontare un’escursione in sicurezza, oltre ovviamente al buonsenso anche se
molti lasciano a casa anche quest'ultimo (nella foto a dx - dalla quale è stato tratto il disegno a corredo dell'articolo - si notano short, scarpe e "occhi puntati a terra", per il prossimo passo). Quindi quasi sempre "scarpe con calzini", ma è assolutamente vero quanto afferma Carlo: da decenni non indosso né giacca né cravatta.
Passiamo alla Camminata dei 23 Casali, passeggiata pubblica che organizzai per la
prima volta nel 2000, il 22 aprile, sabato santo (qui breve resoconto ed un paio di fotodalle quali si evince chiaramente che i partecipanti erano ben oltre 100). Non ho
mai discusso della Camminata con Don Carmine né prima né dopo, non avendone
alcun motivo, essendo altri i miei referenti (vedi copertina e pagina centrale
dell’opuscolo di 24 pagine stampato per l’occasione).
Per quanto riguarda
distanze e giorni di cammino il buon Carlo deve aver fatto confusione con il I Trek Amalfi-Sorrento con estensione a
Capri del 2009 (ma in 6 giorni si
facevano 140km). Lì è vero che
eravamo una ventina, ed era logico in quanto non sono tanti quelli che sono in
grado e, soprattutto, vogliono percorrere fra i 20 e 25 km/giorno, con un
dislivello medio giornaliero di 1.000m (visita la pagina del I Trek). Ovviamente neanche di questoho mai discussocon Don Carmine. Infine, essendone orgoglioso a ragion
veduta, ci tengo a precisare che a Honolulu
(Hawaii, USA) mi fu conferito il riconoscimento di miglior Volontario del
Dipartimento Parchi e Tempo Libero per il primo quadrimestre 2008 ad personam, non si trattava di un
concorso per cartografi che comunque sarebbe stato degno di nota. Nel corso del mio soggiorno, infatti, svolsi attività di volontariato in
più modi negli Orti Botanici di Honolulu (sono ben 5) e ne mappai due. Le
cartine, almeno negli anni immediatamente successivi, erano stampate sui
depliant forniti a tutti i visitatori.
Ringrazio nuovamente Carlo Franco e non vado a
puntualizzare altre imprecisioni rendendomi assolutamente conto dell’impossibilità
di star dietro alle mie mille idee ed attività e alla mia notoria e conclamata “capafresca”, in qualunque accezione vogliate interpretare questo splendido termine napoletano.