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mercoledì 25 settembre 2019

Precisazioni in merito alla "ESCLUSIVA" Sentiero degli Dei (su Positano News)

Purtroppo devo constatare che il “buon Michele Cinque”, direttore del giornale online in questione, non perde il vizio di esagerare e in vari casi di travisare le notizie. Ringraziandolo comunque per l'attenzione concessami e per gli espliciti attestati di stima, mi urge chiarire alcuni punti.
Ma andiamo per ordine, iniziando proprio dal titolo:
  • il discorso non è scaturito dagli incidenti, né legato ad essi;
  • non comprendo quale shock dovrebbe provocare una soluzione alternativa a una paventata gabella da pagare per percorrere il Sentiero degli Dei, secondo me insensata e forse illegale
  • nessuna ESCLUSIVA, in quanto il contenuto dell’articolo in parte è estrapolato (correttamente) dal mio post Sentiero degli Dei affollato di incapaci e avventurieri (pubblicato su questo blog la settimana scorsa); la mia assoluta contrarietà all'imposizione di pagamenti per percorrere i sentieri l’avevo già espressa pubblicamente e chiaramente venerdì scorso a Sant’Agata nel corso della mia chiacchierata Cammini massesi; in parte è sunto da quanto dettogli a viva voce in una chiacchierata informale nel Bar Di Sarno di Massa Lubrense, dove l’ho incontrato per caso dopo aver preso il mio solito caffè pomeridiano; infine, l’ultima frase attribuitami (commentata alla fine) è inventata di sana pianta.
Ciò premesso, dovrebbe anche essere già chiaro a tutti che non ho mai parlato con il firmatario dell’ESCLUSIVA Vincenzo Velluso, che non penso di conoscere e probabilmente non ho mai visto, ma certamente non ho parlato con lui di quanto riportato.

La questione affrontata (con Michele Cinque e non con Velluso) era partita proprio dalla ventilata introduzione di un ticket per il Sentiero degli Dei e non certo per gli infortuni, che accadono egualmente anche a Pompei, a Capri e sul Vesuvio. Gli ho citato vari esempi di posti che soffrono o hanno sofferto di sovraffollamento e il far pagare l'accesso non è un modo efficace per salvaguardare i luoghi né garantire maggior sicurezza agli utenti, è più opportuno contingentare le visite. Pertanto, in questo caso, oltre a limitare il numero di escursionisti, si potrebbero anche distanziare i gruppi evitando di far partire tutti (o quasi) fra le 9 e le 11 del mattino. Simile prassi è diffusa anche in tanti musei che consentono l'accesso ad un limitato numero di visitatori ogni mezz'ora o ogni ora. Così facendo si eviterebbero gli intoppi di gruppi troppo grandi che, complici foto di gruppo e selfie, bloccano il passo a chi li segue provocando battibecchi e litigi, sempre sgradevoli ma specialmente su un sentiero. Quindi un limite di escursionisti per ora non un vero numero chiuso (giornaliero) che, se si scegliesse, consentirebbe la partenza "simultanea" di tutti gli autorizzati, con benefici certamente minori.

I Comuni non sono stati assolutamente tirati in ballo (non vedo cosa c'entrino), ho solo concordato sul fatto che i costi dei dispendiosi e spesso difficili recuperi (specialmente quelli con l’intervento dell’elicottero) potrebbero essere addebitati all'infortunato, in particolare se l’evento accade fuori sentiero pubblico. 
Molti non si rendono conto che un’assicurazione costa pochissimi euro.

domenica 8 settembre 2019

TREK 2020 Day 4 - traversata da Bomerano a Colli San Pietro

Escursione lineare D, da Bomerano (Agerola) a Colli San Pietro (Piano di Sorrento); si prosegue per S. Agata (base per i giorni successivi) su ruota.
Rammentando ancora una volta agli interessati che il TREK Amalfi - Sorrento 2020 è un’occasione di  incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidatesottolineo che questa del quarto giorno è l’unica a data obbligata (martedì 21 aprile) coincidendo con il trasferimento da Agerola (punto di partenza delle prime tre) a Sant’Agata, punto di partenza delle ultime tre. Chiarisco subito che per i bagagli di quelli che partecipano alla passeggiata precedente e alla seguente si organizzerà il trasporto bagagli e quindi ognuno potrà continuare a camminare solo con uno zainetto leggero.
crinale ovest di Monte Comune, con Li Galli a sx, M. Vico Alvano di fronte, Capri sullo sfondo
Ed ecco la descrizione sommaria della traversata che, per restare anche in questo caso entro la ventina di chilometri, è limitato a Colli San Pietro. e seguirà questo itinerariosentiero degli Dei, Nocelle, Forestale, S. Maria del Castello, Monte Comune, Monte Vico Alvano, Colli San PietroCosì facendo si avrà anche il vantaggio di non dover scegliere fra la parte bassa (Marecoccola) e quella alta (Tore) del circuito delle Sirenuse e di evitare il noioso tratto su asfalto di oltre 2km per raggiungerlo. Infatti il Sirenuse sarà percorso integralmente in una delle giornate successive, abbinato alla passeggiata rurale (escursione E).
Fra Nocelle e Capodacqua potrebbe essere presa in considerazione una di queste alternative:
a) Montepertuso - Valle Pozzo - S. Maria del CastelloCapodacqua
b) Montepertuso - sorgente Dragone -breve tratto Tese - Capodacqua
Lasceremo quindi Bomerano imboccando il sentiero degli Dei (327ad un orario opportuno per cercare di evitare il traffico dei gruppi per quanto possibile. A Colle la Serra lo lasceremo, preferendo l’opzione alta (327a) più panoramica e di solito meno affollata per essere un po’ più sgarrupata. Si torna sul tracciato classico a Cisternuolo e lo si segue fino al termine (Nocelle) dove ci si immette sul 331. Giunti sul tratto stradale, si percorrono poche centinaia di metri fino al ripido sentiero che porta rapidamente al 329, che seguiremo fino alla Forestale affrontando un gran numero su scalinate di pietra, per fortuna abbastanza regolari e ben tenute.
   
          sul sentiero degli Dei (327a)    *    fra Forestale e S. Maria del Castello
   
     Penisola e Capri da Monte Comune  *  punta Germano dalla sella di Arola     
Da questo punto a Colli San Pietro si segue l’Alta Via dei Monti Lattari (300), dalla quale ci staccheremo solo per la breve deviazione nei pressi di Santa Maria del Castello fino al punto panoramico (probabile picnic) e per quella a/r per raggiungere la croce di Monte Vico Alvano posta sulla sua cima (642m).    
Riassumendo, ecco i codici dei sentieri CAI inclusi in questo itinerario:
327 da Bomerano fino a Colle La Serra
327a (opzione alta del sentiero degli Dei) fino a Cisternuolo
327 fino a Nocelle
331 fino poco oltre il ponte della rotabile per Montepertuso
sentiero non segnato fino all’innesto sul
329 che si segue fino alla Forestale
300 fino a Colli San Pietro, passando per S. Maria del Castello, Monte Comune e Monte Vico Alvano

Sul sito www.caimontilattari.it  potete trovare dati tecnici, classificazioni difficoltà, avvertenze e descrizioni sommarie di ciascun sentiero, e potrete anche scaricare i relativi file GPX, KML e PDF. 

TREK 2010: itinerari, mappe, profili, distanze e tante foto

escursione E da S. Agata (Sirenuse e rurale) sarà online fra qualche giorno

domenica 15 luglio 2018

Sentieristica: se ne parla tanto, ma si fa molto poco

Ancora una volta sono i volontari che suppliscono alle carenze dell'Amministrazione Pubblica ... e ciò (purtroppo) avviene in tanti campi ed in molte parti d’Italia, ma veniamo a noi.
Molti sapranno che da poche settimane viene distribuita una ennesima edizione della mia cartina escursionistica che comprende i territori di Massa Lubrense e Sorrento, aggiornata a maggio 2018, visto che la precedente del 2013 era esaurita (contando tutte le edizioni ne sono state prodotte e distribuite ben oltre un milione!). Come mia abitudine, in occasione delle ristampe, non solo aggiorno la mappa in base allo stato di strade e sentieri, ma cerco anche di proporre nuovi itinerari o varianti (migliorative) per quelli già in essere. In particolare in questa edizione 2018 ho inserito 2 itinerari estremamente interessanti, "recuperati" un paio di anni fa e già pubblicizzati, frequentati e molto apprezzati quali il giro di Santa Croce (che include il Vuallariello) e il Sant'Agata - Sorrento via Acquacarbone e Crocevia.

Sapendo che gli itinerari evidenziati in mappa sono marcati con segnavia colorati, dovrebbe essere lapalissiano anche per i meno esperti che, cambiando i percorsi, è necessario aggiornare di conseguenza la segnaletica, cancellando i vecchi segni lungo tratti non più usati e aggiungendo quelli indispensabili per guidare gli escursionisti lungo i nuovi segmenti. Ciononostante, conoscendo "i miei polli", nella lettera nella quale specificavo i termini della fornitura del file di stampa della cartina (protocollata il 19 aprile) sottolineai la necessità di provvedere con urgenza in tal senso:
"Si rammenta che, a seguito dei suddetti cambiamenti, sarà indispensabile aggiornare al più presto la segnatura dei percorsi, quantomeno per la parte variata"
Leggendo questo preambolo, avrete già inteso che in questi quasi 3 mesi niente è stato fatto e quindi i soliti volontari, appassionati escursionisti, oculati promotori del territorio, in collaborazione con la Pro Loco 2 Golfi di Sant’Agata e col sostegno dei responsabili della sentieristica sorrentina, hanno provveduto ad aggiornare la segnaletica del percorso Sant’Agata - Sorrento via Acquacarbone (antico collegamento che per decenni è stato assolutamente impraticabile e quindi neanche riportato sulle precedenti mappe), che sostituisce quello via Li Schisani, impraticabile da anni a causa di uno smottamento (indicato in rosso nella nuova mappa) che nessuno ha ancora sistemato (pare ci sia un contenzioso in corso). 
Intanto, la variante del Giro di Santa Croce è ancora priva di segnaletica!
Questo andazzo del nascondere i problemi sperando che passino nel dimenticatoio e del rimandare sine die i lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione è purtroppo riscontrabile in tante aree della Penisola e in vari campi, non solo in questo dell'escursionismo. Eppure, come già scritto nel precedente post del 18 giugno u.s., le Amministrazioni sono sempre pronte a vantarsi delle vedute, degli ambienti e degli scenari (straordinari ma non certo per loro merito) e a pubblicizzare sentieri più o meno famosi e “battezzati” con riferimenti altisonanti come Dei, Athena, Sirenuse, ma non investono in manutenzione e segnaletica contando sulla notorietà di detti itinerari. 
Veramente credono che tour operator, gruppi ed escursionisti indipendenti continuino ad accorrere numerosi? Purtroppo per tutti, non solo per i camminatori ma anche per i residenti che vivono di turismo, non sarà così! ... ci sono numerose altre aree interessanti molto meglio attrezzate e tanti, pur sapendo di perdere qualcosa,  ben presto opteranno per altre mete, certi di passeggiare più tranquillamente e piacevolmente. Traffico per raggiungere i sentieri, mancanza di parcheggi adeguati, mancanza di servizi, segnaletica scadente, manutenzione quasi inesistente, pulizia scarsissima, sono elementi che incidono sulle valutazioni e, in mancanza di interventi seri, ricorrenti e programmati, allontaneranno gli escursionisti (e non solo loro) dal territorio. 
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso in termini lusinghieri dei Monti Lattari e dei vari Comuni della Penisola Sorrentina, ed in particolare di Massa Lubrense, su giornali, riviste ed anche su reti televisive nazionali (soprattutto in trasmissioni come Linea BluSereno variabile e Parola di pollice verde). I temi ricorrenti sono la gastronomia, l’Area Marina Protetta (AMP) Punta Campanella, che a dispetto delle critiche iniziali continua ad operare estremamente bene e certamente ha avuto il suo peso nell’ottenimento delle tante Bandiere Blu, e l’escursionismo che sfrutta al meglio la biodiversità e grande varietà degli ambienti naturali e dei sentieri panoramici ... tantissimi, dalle passeggiate più facili ai percorsi per esperti, tutti spettacolari per quanto riguarda i panorami.
Ma in quanto all'escursionismo “ci si dimentica” che il Sentiero degli Dei (il più famoso di tutti) è ancora interdetto per frana da circa 9 mesi, senza che il Comune di Positano abbia fatto nulla oltre a emettere l’ordinanza di divieto, tanti tratti dei sentieri dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) e relative varianti e bretelle sono stati quasi fagocitati dalla vegetazione, solo pochi percorsi  sono adeguatamente segnalati grazie al CAI e/o associazioni, in alcune aree (in particolare fra Faito e alture a monte di Agerola) branchi di cani inselvatichiti mettono a rischio l’incolumità degli escursionisti, gli accumuli di rifiuti abbondano.
Volendo focalizzare il discorso sui percorsi storici e rurali fra Massa Lubrense e Sorrento, essenza della rete sentieristica tanto apprezzata dagli stranieri, ecco un piccolo elenco di interruzioni lungo i collegamenti fra i due comuni o nelle immediate vicinanze, molte delle quali in essere da decenni: via Paradisiello, via Fontanella, via Li Schisani, Montecorbo-Li Simoni, Colli Acquara-Priora, San Francesco-San Giuseppe, Pontone-Sant’Angelo, Sant’Agata-Colli, .... e più nel cuore del territorio lubrense il caso eclatante di via Sant’Anna, già inserita nel progetto Tolomeo originale (1991). Uno smottamento di limitate dimensioni troncò detta strada comunale fra l’antico ponticello sul Rio dell’Annunziata e Sant’Anna e quindi l’interessantissimo itinerario (che includeva una possibile visita al un mulino) fu giocoforza soppresso. Un paio di anni fa lo inserii nell’itinerario della Camminata fra i Casali 2017, visto che l’Amministrazione Comunale (che ufficialmente organizzava il tradizionale evento) diede per certo il ripristino di detto tratto entro i primi mesi dell’anno ... a tutt’oggi tutto è rimasto com’era!
Eppure, proprio un paio di giorni fa e per l'ennesima volta, come puntualmente riportato dal consigliere comunale di maggioranza Raffaele Acone sul suo blog lelloacone.com:
“La Vicesindaco ha parlato di come stiamo impiegando i proventi della Tassa di soggiorno che versano i sempre più numerosi ospiti attratti dalle nostre bellezze: oltre al servizio di linea potenziato, anche corse per Marina Lobra e serali da Sorrento, la sentieristica, i parchi giochi (entro qualche giorno  i nuovi giochi di quello di Massa Turro con altalena  anche per i diversamente abili) , la manutenzione di strade e gli eventi estivi di grido che vengono presentati senza spillare un soldo ai cittadini.” 
Se sono veri gli eventi estivi di grido (valutazioni più o meno soggettive) che costano decine e decine di migliaia di euro, lo sono molto meno gli interventi, comunque molto più economici, a favore della sentieristicaEppure si continua a spendere per eventi una tantum invece che per "infrastrutture" che durano anni e anni. (in basso, mattonella segnavia fotografata ieri, posizionata nel 2003!)

Qualcuno veramente crede che l'indotto del turismo mordi e fuggi (come quello derivante da spettacoli e sagre) valga quello dell'escursionismo che attira  per molti mesi se non per l'intero anno turisti che soggiornano in zona, spendono in negozi e ristoranti, comprano servizi e fanno buona pubblicità al territorio tramite social e passaparola?

lunedì 18 giugno 2018

Sentieristica: incapacità, ignoranza (non conoscenza), negligenza o malafede?

Qualsiasi dei quattro si scelga, certamente non è un titolo di merito e in vari casi, in una stessa persona, se ne ritrovano un paio o perfino tutti e quattro. Mi riferisco a chi dovrebbe avere a cuore, controllare e curare la sentieristica in Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana e Monti Lattari, apprezzata da tanti escursionisti (soprattutto stranieri) per la spettacolarità dei panorami, la varietà di ambienti, la ricchezza naturalistica.
Quasi tutte le Amministrazioni Comunali, le Pro Loco, le Aziende di Soggiorno ed anche i singoli operatori del settore ricettivo se ne fanno un vanto, pubblicizzando i vari sentieri, purtroppo in modo spesso fuorviante, mirato solo ad attirare turisti, camminatori e non: “Abbiamo centinaia di km di sentieri segnati”, “Una delle più spettacolari passeggiate”, “Alla portata di tutti”, ... e via discorrendo.
La situazione reale, al di là della effettiva piacevolezza delle escursioni, è ben diversa. I sentieri ben segnati sono pochi e le associazioni (CAI in primis) che contano solo sui propri volontari hanno difficoltà a mantenere i segnavia aggiornati e visibili; il resto è terra di nessuno e gli intraprendenti escursionisti si devono affidare alla relativa inaffidabilità dei GPS e cartine fatte più o meno bene, indipendentemente dall’essere distribuite gratuitamente, a pagamento o virtuali. Le “passeggiate” spesso non sono tali a causa del fondo sconnesso, spesso roccioso, talvolta potenzialmente pericoloso, ma l’irresponsabilità di chi si “venderebbe la madre ai beduini” pur di sgraffignare una commissione sulla vendita di un pacchetto turistico è purtroppo notoria e la maggior parte di questi (concierge, proprietari di B&B, camerieri di ristoranti, tassisti, ecc.) non hanno la benché minima idea di come sia tale “passeggiata” ... il problema di escursionisti impreparati, senza alcuna attrezzatura specifica, oggettivamente obesi e non in grado di affrontare una salita, la passano direttamente alla “guida”.
Non da ultimo, si deve aggiungere che sono scarsissimi, e talvolta inesistenti, gli interventi a favore dell’escursionismo da parte di Enti come Parco dei Monti Lattari e Comunità Montana, nonché dei Comuni che potrebbero/dovrebbero investire in questo modo parte delle imposte di soggiorno.
Di certo ci sarà qualche caso virtuoso, ma è certamente ben noto (per esempio) il disinteresse di Positano nel mettere in sicurezza il minimo crollo sul Sentiero degli Dei, certamente il più frequentato dell’intera Campania, forse del sud. C’è un divieto, notoriamente disatteso, nessuno controlla e di ripristinarlo non se ne parla ... se accadesse qualcosa si tirerebbe in ballo la suddetta ordinanza ...
Dell’altra frana (in territorio di Praiano) si parla poco, ma anche in questo caso né Comune, né Parco si sono dati da fare ... a quanto ne so neanche con un’ordinanza.
Nella parte alta della Valle dei Mulini di Amalfi e delle Ferriere di Scala, la maggior parte degli alberi caduti a seguito degli incendi degli anni scorsi sono stati rimossi da volontari e associazioni. Anche l’area del Faito che dovrebbe essere un Eden dell’escursionismo (per la maggior nel territorio di Vico Equense) è pressoché abbandonata alle iniziative di associazioni, volontari e CAI.
Per quanto riguarda le passeggiate nelle aree all’estremità della Penisola (Sorrento e Massa Lubrense) la situazione non è migliore, con varie strade comunali facenti parte di percorsi rurali interrotte da decine di anni e mai ripristinati (p.e. Sant’Anna a Massa e Li Schisani a Sorrento, ma ne potrei citare anche altri ), nonostante periodiche puntuali promesse. In quanto alla transitabilità dei sentieri che invece attraversano zone di macchia mediterranea, la situazione non è migliore, anche se per differenti motivi. 
La fortuna che abbiamo di avere una terra fertile ed una biodiversità vegetale quasi eccezionale, diventa talvolta un problema per l’esuberanza di tante specie che in poche settimane, quando è il loro turno, coprono quasi completamente i sentieri impedendo agli escursionisti di vedere dove mettono i piedi. Questi problemi non si dovrebbero lasciare irrisolti, specialmente quando risolvendoli si avrebbero benefici non solo per gli "ospiti", ma anche per la comunità locale, sia in termini di vivibilità e decoro, sia in quelli economici.  Le stesse Amministrazioni che si fanno vanto della loro rete sentieristica ancora non riescono eseguire una corretta e puntuale manutenzione, né a programmare interventi mirati nei luoghi e tempi opportuni per mantenere una buona transitabilità dei percorsi e quindi curare la sicurezza degli escursionisti.
Una volta non possono impegnare somme per mancanza dell’approvazione del bilancio, una volta non riescono ad aggiudicare una gara per i lavori di diserbamento, una volta la fanno nell’epoca sbagliata (quando è del tutto inutile o quando il taglio di alcune specie serve solo a rinvigorirle) altre, come nel caso che vado a sottoporvi (simile a uno di Positano un paio di anni fa, fra le Tese e Valle Pozzo), fanno tabula rasa di ampie fasce di erba, fiori, piante e arbusti ai lati dei sentieri, quasi “desertificandole”. Ovviamente, queste operazioni vengono eseguite nei tratti di sentieri più "comodi", vale a dire più vicini al posto dove si può giungere con un automezzo, e dove c’è meno vegetazione ... praticamente un lavoro assolutamente inutile, se non controproducente. 
Due settimane fa scrissi dell’alberello caduto a traverso del sentiero da Termini verso il Vuallariello e l’Alta Via dei Monti Lattari (prontamente tagliato da un paio di volontari) e della quasi totale sparizione dei primi 50 metri dello stesso sentiero (guarda il video in alto) a causa della vegetazione invasiva che, in alcuni tratti un po’ più avanti, costringe gli escursionisti a procedere sul ciglio poco consistente, e quindi affidabile, del tracciato.
Nonostante le “rassicurazioni” fattemi personalmente e i vari proclami pubblici, ieri ho scoperto che invece di “diserbare” 50 metri del sentiero verso il Vuallariello per una larghezza di un metro (necessario ma più che sufficiente) è stato scelto di ripulire oltre 200 “comodi” metri, per una larghezza di circa 3 metri (foto sopra), lungo il sentiero della sella fra Santa Croce e San Costanzo, operazione assolutamente non necessaria. In termini di ore lavoro e costi 200x3=600mq inutili invece di 50x1=50mq opportuni, per non dire necessari
Spero che qualcuno di voi che avete avuto la pazienza di leggere questo post fin qui sostenga queste mie idee e solleciti gli amministratori a prodigarsi per far eseguire almeno (ed eventualmente solo) gli interventi strettamente necessari e non quelli “comodi”, che comunque impegnano un’intera giornata lavorativa. In caso contrario, per tornare a quanto appena esposto, il giorno in cui finalmente qualcuno sarà mandato a ripulire il percorso del Giro di Santa Croce, si correrà il rischio che i novelli Attila taglino tutto quanto c’è di bello e interessante ai lati, come gli asfodeli, le ginestre, i pungitopo e (in questo periodo) tanti Gigli di San Giovanni (Lilium bulbiferum L. subsp. croceum). 

domenica 25 settembre 2016

Fra meno di 8 anni mi sarà vietato percorrere il Sentiero degli Dei?

"Il sentiero va vietato ai malati di cuore, agli ultra settantenni ..."
La foto in basso è del TREK Amalfi - Sorrento (oltre 100km in 5 giorni), nel corso del quale
un 70enne (alpinista, orientista agonista, scalatore, ...) lasciò indietro molti giovincelli
A conclusione della breve cronaca, apparsa su un giornale locale online, del recupero di un escursionista tedesco (L'uomo ha avuto un malore, probabilmente un infarto,lungo il sentiero e poteva lasciarci la pelle”) che percorreva il Sentiero degli Dei in compagnia della moglie, dalla quale ho estrapolato la frase in alto, l’autore ha aggiunto (notare il neretto e la conclusione con caratteri maiuscoli):
Questa proposta-diktat include un concetto giusto (forse) ed un cumulo di illogicità, caratteristiche degli articoli scritti da chi non è pratico (non sto dicendo esperto ... ma appena “pratico”) della materia.
Apporre un segnale che ricordi che si tratta di un sentiero di montagna (sconnesso, a tratti esposto, ecc.) potrebbe essere opportuno ed è un suggerimento ricorrente, non solo per questo sentiero, che però raramente è stata recepita e messa in pratica. Nel 2016 si vuole ancora dire a persone adulte cosa fare, dove andare e come vestirsi per affrontare una semplice passeggiata in ambiente naturale? 
Comunque la si pensi, per il Sentiero degli Dei, la cui fama attira  un incredibile numero sia di escursionisti che di sprovveduti, il discorso dovrebbe essere affrontato in modo molto differente. Un cartello all’estremità del Sentiero serve a poco, pochissimo. Ammesso e non concesso che qualcuno lo legga, dopo essere arrivato a Bomerano o Nocelle (cosa non facile, né rapida e spesso neanche economica), questi certamente non rinunceranno al loro progetto di escursione. La verità è che la maggior parte dei camminatori assolutamente impreparati sono quelli mandati (con o senza accompagnatore e/o guida) da agenzie, crociere, alberghi, B&B o tassisti che, per scarsa conoscenza o solo per vendere un servizio o per una commissione, decantano la bellezza del percorso e soprattutto sottolineano che è:
  • facilissimo
  • alla portata di chiunque
  • tutto in discesa
  • fattibile anche con i sandali
Durante i miei oltre 20 anni di frequentazione del Sentiero (ma specialmente negli ultimi anni) ho visto calzature incredibili, non solo flip-flop, ma tacchi quasi a spillo, mocassini con suola di cuoio e per di più persone non grasse ma obese e altri con gravi problemi deambulatori. Quelli più in difficoltà spesso chiedevano “Quanto manca?”, “Ma è tutto così?”, “Ci sono altre salite?” e ascoltata la mia risposta, invariabilmente commentavano “Eppure xxx mi aveva garantito che ... (leggi sopra)”
Il resto del neretto è follia pura, a cominciare dalla prima “proposta”.
Malati di cuore” che significa? A parte il fatto che ognuno è responsabile della propria salute, per numerosi tipi di cardiopatie il camminare non è assolutamente vietato e spesso è addirittura consigliato come terapia. Non so quanti escursionisti con bypass ho portato in giro e chissà quanti non me l’hanno neanche detto. Basta procedere ad un passo adeguato.
Passando all'età, anche in questo caso per esperienza diretta, le persone che in un gruppo creano più problemi sono quelli fra i 40 e i 50 anni, talvolta anche i più giovani. La maggior parte dei 70enni, ma bastano anche 60 anni o meno, hanno perfetta cognizione di cosa vanno a fare e nello specifico molti hanno percorso migliaia e migliaia di chilometri. I più giovani pensano “Se ce la fanno questi vecchi, certamente ce la faccio anche io, sarà una passeggiata!”, dimenticando che non sanno destreggiarsi su un sentiero di montagna e che da anni passano il tempo seduti dietro una scrivania o in auto, mentre  “quei vecchi” hanno camminato regolarmente per tutta la loro vita.
Foto scattata sul Sentiero degli Dei durante la I MaraTrail Agerola - Termini, alla quale 
partecipò anche un 70enne percorrendo i 42 km con 2.000m di dislivello insieme agli altri
All’autore suggerirei di andare a percorrere il Sentiero (siamo sicuri che lo conosca? o riporta solo gli incidenti?) e rendersi conto di quanti ultrasettantenni attrezzati, capaci, in buona forma e con ottimo equilibrio frequentano questo famoso tratto fra Bomerano e Nocelle, sia in discesa che in salita. Per di più è accertato (ma sembra che l’autore dell’articolo non lo sappia) che il “rischio infarto” si calcola su una serie di fattori, alcuni dei quali come fumo, pressione e sovrappeso, contano anche di più del semplice dato anagrafico. 
Può essere ipotizzabile controllare l’età e certificato medico degli escursionisti all’inizio del Sentiero? Per quanto ne sappia, la legge prevede il certificato medico-sportivo solo per gli agonisti e si sappia che nei campionati Master di qualunque disciplina sportiva ci sono tante categorie per gli ultra settantenni (atleti che farebbero arrossire di vergogna tanti giovincelli, se questi avessero un po' di amor proprio). 
Essendomi già dilungato abbastanza, non approfondirò altri argomenti più che discutibili come quello della “mancanza di parapetti e di sicurezza”, oltretutto già trattati in passato, limitandomi a porre qualche quesito (ovviamente ozioso):
  • che nesso ha un infarto con un parapetto? (sono morti più turisti a Pompei o sul Vesuvio che sul Sentiero)
  • quante persone sono “precipitate” dal Sentiero? La maggior parte degli incidenti sono conseguenza di semplici cadute “sul Sentiero” e non “dal Sentiero
  • perché qui si sponsorizzano tanto i “parapetti”, che in montagna praticamente non esistono? Altrove se ne vedono solo in pochi posti e per brevissimi tratti. Certo è che per qualcuno sarebbe un buon business ...
  • a quale App si riferisce? Cartografica, di navigazione gps ... o ne esiste una con defibrillatore?
Infine, ammesso e non concesso che i criteri siano giusti, la ghettizzazione di “malati di cuore e ultrasettantenni dovrebbe essere estesa quantomeno al crinale di San Costanzo, all’ascesa al Molare o al Passetiello, tanto per restare in zona, tutti ben più impegnativi del Sentiero degli Dei
Questa proposta-diktat ha anche una non lieve parvenza di razzismo che, oltre ad essere assolutamente campata in aria (per essere gentili), è ovviamente ingiustificata come qualunque altro tipo di discriminazione.

lunedì 7 settembre 2015

Seguito del post precedente e intervento di Gaspare Adinolfi

Chiaramente molti di quelli che mi conoscono ed hanno letto l'articolo apparso ieri su la Repubblica mi hanno chiamato o scritto, per lo più per confortarmi o per esprimere commenti poco lusinghieri sull'autore del testo.
Nel post precedente mi sono dovuto limitare per non dilungarmi troppo e non certo per mancanza di argomenti da contestare: lunghezza del Sentiero degli Dei, stele di Giustino Fortunato (dov'é?), "buchi" di Montepertuso (noti da tanti anni, li ho mostrati a centinaia di camminatori), il macro - lo sapete tutti - non si monta sulla telecamera per fare una foto da grande distanza, le farfalle hanno frequenza di battiti d’ali molto inferiore a quella della maggior parte degli insetti, confusione fra Camminata dei 23 Casali, Maratrail, Trek (tutte mie creazioni) e Marcialonga (passeggiata parrocchiale), eccetera eccetera.

Fra i vari contributi esterni ricevuti si distingue quello di Gaspare Adinolfi, ricercatore, autore ed escursionista di chiara fama. Me lo ha inviato in formato pdf e mi ha autorizzato a renderlo pubblico e quindi l'ho caricato in rete e reso disponibile. Per leggerlo (vi invito a farlo) cliccate sul link qui sotto.
di Gaspare Adinolfi, 7 settembre 2015.

domenica 6 settembre 2015

Un ringraziamento, un paio di precisazioni e qualche integrazione

Vedere il proprio nome nel titolo di un lungo articolo che riempie l’intera pagina di un quotidiano di grande tiratura e levatura come Repubblica non può che far piacere. E’ innegabile, sarebbe ipocrisia affermare il contrario. Quindi ringrazio pubblicamente Carlo Franco (che ha firmato il pezzo), ma mi è d’obbligo correggere alcuni dati "sensibili" ed integrare varie notizie. Non è certo un appunto in quanto è assolutamente impossibile fornire un quadro esatto e completo di una persona, in particolar modo di uno che, come me, ha cambiato tanti mestieri ed ha vissuto tante esperienze diverse in quattro continenti.
Comincio, come è logico e doveroso, dall’inizio. Sono della classe ’54 ed ho già compiuto 61 anni (ringrazio per lo sconto, ma voglio limitare gli sfottò di quelli che mi accuseranno di volermi togliere gli anni) e ho il titolo di ufficiale di macchina (i marinai sono quelli che navigano in “coperta”, io lavoravo nel “fosso” = sala macchine) il che per i naviganti è una differenza sostanziale.
Saltando a piè pari il primo paragrafo dedicato al Sentiero degli Dei (qui trovate cartina, distanze esatte e video) passiamo all’abbigliamento. Come ogni guida escursionistica che si rispetti, gli shorts che indosso almeno 9 mesi l'anno sono da hiking (e non da mare) e i sandali li uso esclusivamente per andare in piazza o comunque camminare in ambito urbano. Non mi sono mai sognato di andare su sentieri senza scarpe adatte e oltretutto ripeto, ogni volta che posso, che buone calzature con suole che garantiscano buona aderenza sono elemento indispensabile per affrontare un’escursione in sicurezza, oltre ovviamente al buonsenso anche se molti lasciano a casa anche quest'ultimo (nella foto a dx - dalla quale è stato tratto il disegno a corredo dell'articolo - si notano short, scarpe e "occhi puntati a terra", per il prossimo passo). Quindi quasi sempre "scarpe con calzini", ma è assolutamente vero quanto afferma Carlo: da decenni non indosso né giacca né cravatta. 
Passiamo alla Camminata dei 23 Casali, passeggiata pubblica che organizzai per la prima volta nel 2000, il 22 aprile, sabato santo (qui breve resoconto ed un paio di foto dalle quali si evince chiaramente che i partecipanti erano ben oltre 100). Non ho mai discusso della Camminata con Don Carmine né prima né dopo, non avendone alcun motivo, essendo altri i miei referenti (vedi copertina e pagina centrale dell’opuscolo di 24 pagine stampato per l’occasione).
   
Per quanto riguarda distanze e giorni di cammino il buon Carlo deve aver fatto confusione con il I Trek Amalfi-Sorrento con estensione a Capri del 2009 (ma in 6 giorni si facevano 140km). Lì è vero che eravamo una ventina, ed era logico in quanto non sono tanti quelli che sono in grado e, soprattutto, vogliono percorrere fra i 20 e 25 km/giorno, con un dislivello medio giornaliero di 1.000m (visita la pagina del I Trek). Ovviamente neanche di questo ho mai discusso con Don Carmine.
Infine, essendone orgoglioso a ragion veduta, ci tengo a precisare che a Honolulu (Hawaii, USA) mi fu conferito il riconoscimento di miglior Volontario del Dipartimento Parchi e Tempo Libero per il primo quadrimestre 2008 ad personam, non si trattava di un concorso per cartografi che comunque sarebbe stato degno di nota. Nel corso del mio soggiorno, infatti, svolsi attività di volontariato in più modi negli Orti Botanici di Honolulu (sono ben 5) e ne mappai due. Le cartine, almeno negli anni immediatamente successivi, erano stampate sui depliant forniti a tutti i visitatori. 


 
Ringrazio nuovamente Carlo Franco e non vado a puntualizzare altre imprecisioni rendendomi assolutamente conto dell’impossibilità di star dietro alle mie mille idee ed attività e alla mia notoria e conclamata “capafresca”, in qualunque accezione vogliate interpretare questo splendido termine napoletano.

domenica 23 agosto 2015

Libertà e consapevolezza degli escursionisti

Calmatesi un po’ le polemiche seguite all’incidente fatale di qualche giorno fa (con molte opinioni poco attente evidentemente espresse da persone che non hanno mai percorso il Sentiero degli Dei e probabilmente non sono neanche escursionisti) torno sull’argomento generale di responsabilità e sicurezza.
Ho trovato in rete una interessantissima  lettera aperta dal titolo “GIUDIZIO IN SEDE CIVILE E SEDE PENALE PER CAUSE CONCERNENTI L’ATTIVITA’ IN MONTAGNA”, inviata dal portavoce dell’Osservatorio per la Libertà in Montagna e Alpinismo (riconosciuto dal Club Alpino Italiano) al noto magistrato Raffaele Guariniello
Da essa ho estrapolato alcuni paragrafi e brevi frasi adattabili anche all’escursionismo, tralasciando quelli più specifici riguardanti altre attività come sci ed alpinismo. Essendo una lettera aperta e non certo una sentenza di Cassazione non definisce niente, tuttavia ritengo sia interessante leggerla in quanto illustra molto bene, seppur non esaustivamente, l’ambiente (non solo naturale) nel quale si svolgono attività sportive e ricreative in montagna. Per il medesimo motivo non può definire degli esatti limiti fra pericolo e rischio, fra responsabilità e consapevolezza, ma del resto non era lecito aspettarselo. Pur essendo riferito soprattutto alla montagna (nel senso di alta quota) e ambiente alpino, l’attento lettore non di parte saprà trovare numerosi spunti di riflessione e con giudizio potrà cogliere la valenza di alcuni concetti senz’altro applicabili anche al più che peculiare territorio dei Monti Lattari.
   
  • ... Esiste purtroppo la concezione che libertà significhi facoltà di vivere emozioni ed esperienze senza limiti, sminuendo l’esistenza di pericoli e rischi: è la concezione dell’odierno consumatore, per il quale la montagna non è più il luogo della formazione, del confronto con se stessi, ma quello del puro godimento rapido, effimero e garantito. ...
  • ... Libertà in montagna è, dunque, libertà di movimento arricchita dall’esercizio della consapevolezza: che vuol dire preparazione, disciplina, consapevolezza del limite, e, solo secondariamente, raggiungimento di una prestazione. Libertà è anche quella di rinunciare, avere il coraggio di tornare indietro se i presupposti non sono sufficienti alla progressione. ...
  • ... Il diritto al rischio è valido solo quando è frutto di una scelta consapevole e rispettosa degli altri, sapendo che non esistono la pretesa e la certezza di essere soccorsi sempre, comunque e in ogni condizione. ...
  • ... Si è sicuri solo con il giusto mix di sicurezza interiore (preparazione e consapevolezza) e, se del caso, di dotazione di un adeguato equipaggiamento. ...
  • ... La sicurezza totale è una pura illusione della società assistenzialista e consumista, non esiste e non esisterà mai, né in alpinismo né in nessun’altra attività umana, e ogni alpinista sceglie liberamente e consapevolmente di prendersi carico della componente inalienabile di rischio legata al fare alpinismo. ...
  • ... Scrive l’antropologo Annibale Salsa che oggi noi “assistiamo a un vero e proprio eccesso, un delirio della sicurezza” e continua la ricerca della sicurezza è la psicopatologia della società moderna”. ...
  • L’equipaggiamento e le attrezzature tecnologiche sono validi supporti, ma non costituiscono da soli garanzia di sicurezza e non possono essere indiscriminatamente o acriticamente imposti: conoscenza, esperienza, buon senso e istintualità sono ancora alla base della consapevolezza e quindi indispensabili. ...
  • ... Un “vizio” della società moderna è la ricerca “obbligatoria” di un responsabile per ogni cosa che accade. Ad esempio la caduta sassi in montagna esisterà sempre e non è eludibile. ...
Leggi la lettera aperta completa 

venerdì 21 agosto 2015

La sottovalutazione dei rischi è causa di molti incidenti, ma non sempre

Non passa giorno senza che si legga di tanti incidenti, spesso fatali, derivanti da approssimazione, superficialità o stupidità. Qualunque sia il caso, una componente fondamentale va individuata nella sottovalutazione dei rischi, in quanto strettamente connessa. Anche se le valutazioni sono soggettive e i rischi sono strettamente correlati alle capacità e ai comportamenti di ciascuno di noi, sarebbe sempre opportuno prendere in considerazione avvertimenti e suggerimenti e rispettare i divieti che spesso sono ottimi consigli.
Quello che io reputo un sentiero facile, è uno scherzo per un trail runner ma pericolosissimo e faticoso per un inesperto totale. Io bevo poco e comunque porto sempre nello zaino la mia, seppur limitata, scorta d’acqua, ma i due francesi, appassionati di trekking e di viaggi, che ci hanno rimesso la vita e posto a rischio quella del figlio nel deserto White Sands (New Mexico, U.S.A.) avevano senz’altro sottovalutato il rischio. Anche in quel Parco, come in tutti i Parchi all’estero, c’era un chiaro avviso che descriveva possibili pericoli e forniva consigli per correrne il meno possibile. Fra l’altro si avvertivano i visitatori che facilmente nell’area si toccano i 40°, che praticamente non c’è ombra e che era fortemente consigliata una scorta di un gallone (circa 3,5 litri) d’acqua procapite. In base a quanto riportato, i tre erano partiti con un totale di due bottigliette l’acqua .... (notizia rainews)
Probabilmente anche a margine di questa notizia saranno spuntati i tanti commentatori anonimi che di solito sono assolutamente inesperti della materia e spesso insensati a prescindere (gli riconosco solo il buonsenso di non firmarsi per sottrarsi al pubblico ludibrio). Come a proposito dell’incidente mortale di un paio di giorni fa sul Sentiero degli Dei c’è stato chi ha addirittura suggerito di ribattezzarlo “Sentiero della Morte” e chiuderlo definitivamente, forse qualche americano di pari livello avrà proposto di recintare i deserti o sistemare un chiosco o un distributore automatico di bibite ogni miglio.
Qualcuno ha scritto che dovrebbe essere obbligatorio essere accompagnati da una guida e un altro mi ha detto personalmente che la guida, nel caso la signora caduta dal Sentiero degli Dei ne stesse seguendo una, doveva andare in galera! Queste sono persone che non hanno mai percorso né quel sentiero né altri. Equivale a dire che una guida turistica con al seguito varie decine di persone negli scavi di Pompei sarebbe responsabile della caduta di qualcuno dalle scale del Teatro o semplicemente da un marciapiede. Non è previsto né sta scritto da nessuna parte che le guide debbano tenere per mano i loro accompagnati (nel caso ne potrebbero portare solo due alla volta).
Un altro (sempre anonimo, ma bisogna riconoscere che esordisce così “Da profano penso ... ”) si contraddice da solo in quanto vuole “regolamentare senza divieti, senza proibizioni e senza negarlo a nessuno” (ma le regole includono divieti e condizioni ...). Inoltre propone un “patentino per gli escursionisti” e aggiunge: "il percorso lo possono attraversare solo i possessori dell’attestato", ma più avanti dice: "Per coloro che vogliono avventurarsi da soli, senza patentino e senza guida, sarà a loro rischio e pericolo."
In merito a tutto ciò, ripropongo lo scritto di Umberto Eco Un appello alla stampa responsabile
Tutti questi che parlano a vanvera non tengono minimamente conto del libero arbitrio e della capacità (per fortuna prerogativa della maggior parte delle persone di giudizio) di comportarsi con prudenza e sensatezza
Quelli che vorrebbero chiudere il Sentiero o richiedere patentini o indicare il sentiero come EE (per Escursionisti Esperti) dovrebbero intervenire anche per vietare la balneazione, chiudere le spiagge o almeno introdurre la “patente del nuotatore” viste le centinaia di annegamenti che si verificano ogni anno. Dovremmo chiudere subito le strade (considerati i tanti incidenti), le discoteche, non viaggiare in alcun modo in quanto aerei e treni sono egualmente a rischio. Che vita conducono queste persone? Non fanno niente oltre che “sparare cavolate” in rete o escono solo accompagnate da guide, esperti, consiglieri e body-guard?
Per rimanere in ambito territoriale nostrano e discettare di un argomento del quale so qualcosa, torno al Sentiero degli Dei e all’intervento di Nino Buonocore riportato in questo articolo di PositanoNews: Il sentiero degli Dei non è per tuttiIeri ho inviato un commento che però, pur non essendo offensivo, né pubblicitario, né illegale, debitamente firmato e oltretutto a sostegno di quanto dichiarato da Nino, non è stato pubblicato (voglio sperare per un disguido o una disattenzione). Ecco quanto non apparso:
“Concordo assolutamente con Nino, sia per quanto riguarda la parte relativa alla “tecnica escursionistica”, sia sul limitare quanto più possibile inutili passamano (all’inizio del Sentiero dal lato Nocelle ce ne sono addirittura due sovrapposti con un salto a valle di circa un metro!), sia sulle informazioni assolutamente superficiali e spesso errate fornite da persone che pur di “vendere” un servizio (taxi, guida o ristorante a fine passeggiata) mandano persone impreparate e non adeguatamente attrezzate allo sbaraglio, ed infine sul fatto che i per la progettazione di interventi di qualunque tipo sui sentieri DEVONO essere interpellati: Club Alpino Italiano, Guide Escursionistiche professionistiche,  Associazioni Escursionistiche locali. Anche se chi firma il progetto deve essere un tecnico, per le valutazioni dei pericoli, per l’individuazione dei passaggi da rendere più sicuri e per la segnaletica bisogna necessariamente ascoltare gli esperti delle succitate categorie.Giovanni Visetti, guida escursionistica professionista (vale a dire con partita IVA ed assicurazione) dal 1990 al 2013”
Non entro nello specifico in quanto, conoscendo il percorso, posso asserire con certezza che non è stata colpa del Sentiero degli Dei, e quindi sicuramente c’è stata una causa esterna e improvvisa, a me sconosciuta. Come si può giudicare se non si sa se la signora è scivolata, è inciampata, si è distratta e si è diretta nel vuoto, ha avuto un malore o un semplice giramento di testa con conseguente perdita di equilibrio? Corre voce che indossasse dei sandali ... se ciò rispondesse a verità, sarebbe solo indizio di leggerezza e la si potrebbe biasimare (seppur tardivamente) se questa fosse la vera causa della caduta, in quanto neanche i migliori scarponi da montagna l’avrebbero salvata dal malore o da una pietra caduta dall’alto. 
Ribadisco che la prudenza e la sensatezza possono senz’altro evitare alcuni problemi a noi e agli altri ma non sono garanzie assolute. Non serve a niente limitare la libertà di scelta, è solo opportuno avvertire (anche se nella maggior parte dei casi uno ci potrebbe e dovrebbe anche arrivare da solo) e poi ognuno dovrebbe valutare, analizzare, scegliere cosa fare o come agire tenendo conto delle proprie capacità e abilità e, infine, assumersi le proprie responsabilità per danni causati a terzi o a sé stessi (se ancora in vita) senza cercare altri capi espiatori.
Si potrebbe continuare all’infinito sul tema della sottovalutazione dei pericoli interpretando la sfilza di incidenti che si sarebbero potuti evitare con un po’ di buonsenso o prudenza. Nelle ultime settimane ho letto di un paio di persone uccise da “pistole scariche” e, per continuare su temi da poco trattati, bambini sfigurati per essere stati messi a contatto con cani molto più grossi di loro e potenzialmente pericolosi, e altre due persone sono morte a causa di “incontri ravvicinati” con cinghiali (nei confronti dei quali non si prendono ancora provvedimenti nonostante siano arrivati anche a Roma!).

In montagna e sui sentieri in genere si deve andare attrezzati e preparati, sia fisicamente che mentalmente, tuttavia ciò non mette al riparo gli escursionisti dall'imprevisto ... anche le migliori guide alpine talvolta muoiono nel corso di un'escursione.