Visualizzazione post con etichetta Acqua Santa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Acqua Santa. Mostra tutti i post

martedì 1 dicembre 2015

I miei sentieri preferiti (4)

Crinale dalla Conocchia verso il Molare

Terza descrizione, ma questa volta più che di un sentiero mi riferisco ad un’area di cresta dove si è abbastanza liberi di spostarsi di qua e di là per raggiungere i punti di osservazione migliori. 
Sto parlando del crinale che va dai pendii a ovest della Croce della Conocchia fino alla vecchia antenna in disuso, caduta qualche anno fa. Come già anticipato nell’introduzione ai "miei sentieri preferiti", chiaramente suggerisco anche di “allungarsi” fino al Molare (Monte San Michele) che con i suoi 1.443,6m è la cima più alta dei Monti Lattari.

Da questa cartina ritagliata da quella Faito-Molare, e appositamente modificata e ingrandita, dovrebbe appari più chiaro quanto detto in precedenza. Ho colorato in verde le zone percorribili (in linea di massima e sempre con buonsenso e con la massima cautela), ho lasciato in rosso i sentieri più battuti come il CAI 300, ho aggiunto linee puntinate verdi giusto per suggerire qualche fuori-sentiero.
L’approccio alla Conocchia da ovest è possibile da quasi qualunque punto, ma i due percorsi più esterni sono senz’altro i più panoramici. Entrambi dominano tutta la parte terminale della Penisola Sorrentina con Capri sullo sfondo, ma quello più a nord (sentiero Casa del Monaco - Conocchia) ha viste privilegiate sulla Valle del Milo e Monte Cerasuolo mentre quello a sud si affaccia vertiginosamente sulla costa fra Positano e Praiano, oltre 1.300m più in basso, ma in pianta distante appena un paio di km.
Procedendo verso il Molare lungo il percorso CAI al margine della faggeta, di tanto in tanto spostatevi verso sud o portatevi in cima a qualcuna delle piccole alture che dal sentiero ostruiscono la visuale. Superata la zona antenna, prima di iniziare la discesa verso l’Acqua Santa è senz’altro un’ottima idea proseguire verso il Molare, che non starò qui a descrivere. Anche quelli che non vogliono andare fino in vetta potranno godere di splendidi panorami, in particolare se non soffrono di vertigini. 
   
A sud del Molare c’è un cocuzzolo (1.398.m, in primo piano nella foto a sx) che è raggiungibile con relativa facilità percorrendo il sentierino indicato in nero nello schizzo e poi raggiungendone la cima arrampicandosi in direzione Molare. Chi non si sente sicuro avrà comunque l’occasione di apprezzare una vista di Positano (foto a dx) e delle ripide balze del versante sud dei Lattari che molti si perdono pur passando a pochi metri di distanza.
L’accessibilità a quest’area è garantita dal sentiero Campo del Pero (strada) - Casa del Monaco - Conocchia e da quello Santuario (strada) - Acqua Santa - Molare. I percorsi, spesso tortuosi, che includano il crinale Conocchia - Molare sono pressoché infiniti e tutti estremamente vari ed interessanti sotto ogni punto di vista.

Ci vediamo a Punta Bandera.

giovedì 18 settembre 2014

Una cartina con descrizione dell'itinerario aiuta sempre? (2^ parte, Faito)

Come avevo preannunciato nel precedente post, ecco il commento alla all’itinerario 3. Il Monte Faito e il “Molare” pubblicizzato sul depliant del Parco Regionale dei Monti Lattari.
La spiegazione risulta molto confusa nella seconda parte e non congruente con la mappa tratta dalla cartina del Parco (immagine più in basso), molto di fantasia in quell'area. Il percorso evidenziato è in parte errato e si ferma molto prima del Molare (meta dell’escursione) che oltretutto resta fuori carta.

A onor del vero, il testo delle prime due colonne è in effetti giusto con la sola eccezione della menzione della funivia - inesattezza motivata dal fatto che il dépliant fu realizzato prima della sua chiusura - e lasciava ben sperare. Ma se la descrizione è corretta, non lo è la carta. Infatti la linea giallo-rossa dal tornante a valle del Santuario scende fino al penultimo della strada proveniente da Campo del Pero per poi risalire al “piazzale di cava”, indicazione errata e inutile deviazione in quanto si può procedere linearmente verso l’Acqua Santa.
Giunti nei pressi della (vera) biforcazione - Palmentiello e Crocella a sinistra e Molare e Conocchia a destra -cominciano i grandi problemi sia in carta che nella descrizione. Nel testo infatti si pone il suddetto bivio dopo l’Acqua Santa e dato che leggo che “in qualche caso (il sentiero Palmentiello n.d.r.) è chiuso perché ritenuto pericoloso” suppongo che l’autore si sia confuso con il sentiero - effettivamente molto pericoloso - che va verso il Canino e poi termina a Capo Muro.
stralcio dell carta del Parco riprodotta (parzialmente e in scala ridotta) sul depliant









Devo riconoscere che anche sulla carta CAI il tratto San Michele-Crocella è mal rappresentato, ma in quella del Parco la situazione è aggravata dal fatto che la carta base è ben peggiore ancorché più recente. Posso garantire, così come chiunque altro lo abbia percorso, che il sentiero del Palmentiello non include quella vertiginosa discesa verso nord-est abbassandosi fino a quasi 600m di altitudine, ma rimane sempre al di sopra dei 1000m. Anche i devoti al gps (che alla base di quelle alte falesie è meno affidabile che altrove) potranno confermare che il percorso che ho rappresentato nella mia carta essenziale dell’area seppur non precisissimo è molto più vicino alla realtà procedendo verso sud, dirigendosi poi a sud-est ed infine ad est a mo’ di una grande curva.
La sovrimpressione in rosso indicante il sentiero del Palmentiello sulla carta CAI è certamente mal posizionata e non di poco, ma se chi ha prodotto quella del Parco si fosse degnato di consultare qualche socio CAI o meglio i responsabili della sezione di Castellammare di Stabia, questi senz'altro avrebbero segnalato gli errori in quanto ne sono a conoscenza. 
Vari altri errori sono talmente evidenti che si sarebbero potuti evitare anche senza mai essere stati sul posto e inoltre:
* la quota di Monte San Michele (Molare) viene indicata a 1372m, ma in effetti sono 1444m (come tuttavia indicato nel testo) e 72m di dislivello non sono pochi
* Monte Catiello non è alto 1326m bensì 1393m,
* il sentiero 50 non passa dal tornante indicato in carta, ma dal “piazzale di cava” in corrispondenza del tornante più in alto a sud-est di esso e non termina in mezzo al nulla ma in cima al Molare
* l’Acqua delle Scorchie ovviamente non si trova in cima a Castellone
* il tratto Acqua Santa - Conocchia del CAI 300 (ex 00) non ha l’andamento indicato in carta e scollina a oltre 1280m e non a 1257m
Last but not least, sorprende che la "difficoltà" del percorso sia definita con questa dizione: “facile, per tutti”. Se questa valutazione può essere accettabile per la prima parte del percorso, certamente l’ascesa al Molare (e ancor più la discesa) non è proprio per tutti e personalmente non descriverei l’ultimo tratto come “sentiero che sale zigzagando fra facili roccette”. Conosco parecchi escursionisti che arrivati alla base del Molare si godono il panorama da lì, “rifiutandosi” di salire in quanto non si sentono sicuri.
Ripeto la domanda: “Mi sbaglio, sono troppo pignolo o effettivamente ci sono troppi errori?”
Ed evito di soffermarmi su quanto è costata questa carta … 

PS - ringrazio coloro che hanno commentato il precedente post su FB Camminate per il "sostegno morale" fornitomi :-)
In particolare Enrico ha colto il motivo di queste mie analisi: cercare di evitare che, per colpa di persone superficiali e poco professionali, qualche escursionista si perda, metta sé stesso e/o altri in condizioni di pericolo o semplicemente percorra vari chilometri a vuoto o accumuli dislivello inutilmente.
Non mi illudo certo di far improvvisamente cambiare il triste andazzo con post di questo tenore, ciononostante penso sia importante tenere informati gli escursionisti di cosa si riesca a fare ... con i soldi pubblici, quindi nostri. 

lunedì 11 agosto 2014

S. Angelo a Tre Pizzi nella carta borbonica del 1819

Quanti sanno che l'originale oratorio di San Michele Arcangelo al Faito si trovava in cima al Molare e non dove vedono oggi la chiesa moderna?
In questa pagina (Santuario di San Michele al Faito) trovate un cumulo di notizie in merito alla storia dei Santi Catello e Antonino, alla costruzione del primo oratorio, all'incendio del 1818 e alla costruzione del nuovo Santuario, completato nel 1950, sull'altura dove lo si vede oggi.
Pur se piccolo e non in muratura, l'Oratorio aveva una tale importanza religiosa da spingere gli ufficiali cartografi a riportarlo sulla carta borbonica del 1819 (al centro del cerchietto rosso).
In questo stralcio ho ripetuto alcuni toponimi poco leggibili e ho evidenziato, tracciandovi attorno un ellisse, due simboli non meglio identificati che dovrebbero essere attinenti al contiguo toponimo le Capanne (rifugio per i pellegrini? o per eremiti?).
Le Capanne, qualunque cosa fossero e qualunque destinazione avessero, sono state ubicate in carta nella valletta al di sotto delle antenne. Per essere più chiaro, ad uso di chi conosce i luoghi e di chi pensa di andarci, circa 400m dopo l’Acqua Santa, superato il tratto più ripido dopo l’inizio del sentierino per la sella sud di Castellone, si nota che il pendio si addolcisce ed il sentiero in alcuni tratti corre pressoché in piano. 
Effettuando le debite triangolazioni con i punti circostanti più attendibili, si deduce che le Capanne dovessero presumibilmente sorgere ai lati di questa parte del percorso, dove si notano varie piazzole e piccole depressioni (come piccole neviere).  
Accanto al Monte di Mezzo (Canino) è riportato il toponimo Cavajola, mentre gli altri due "pizzi" non sono esplicitamente nominati. La cima del Molare (Monte San Michele) è riconoscibile per il simbolo con la croce (cerchiato in rosso) e ho evidenziato le altre due con un pallino rosso aggiungendo anche, per maggior chiarezza, il toponimo Catiello
Altri toponimi interessanti sono Bocca dell'Inferno, scritto con caratteri molto grandi e agganciato alla sella fra i pizzi di Canino e Catiello
Scalandrone è toponimo comunissimo sui Monti Lattari e ha di solito origine dalla struttura a "scaloni" di qualche ripa o crinale.

lunedì 23 giugno 2014

Escursionismo: sentiero Palmentiello (video e breve descrizione)

Ieri ha approfittato del giro di ricognizione attorno al Sant’Angelo a Tre Pizzi (vedi foto www.giovis.com/2014/622.htm) per effettuare qualche ripresa di un tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) poco frequentato, almeno da me. Sto parlando del segmento che congiunge il crinale a nord di Agerola con il Faito e identificato con il toponimo Palmentiello anche se questo, in effetti, si riferisce alla valle sottostante. 
Noi l’abbiamo percorso in direzione est, vale a dire dal sentiero San Michele - Acqua Santa alla sella a ovest di Colle Garofalo.
Sviluppandosi ai piedi delle alte falesie del versante settentrionale del Sant’Angelo a Tre Pizzi il percorso è quasi sempre all'ombra e in autunno-inverno per vari mesi non vede mai sole. Di conseguenza è boscoso e per lunghi tratti si cammina in una fitta vegetazione che talvolta invade anche il sentiero.
Vari anni furono installati numerosi passamano che però, non essendo stati oggetto di alcuna successiva manutenzione, oggi non sono estremamente affidabili. Ci sono un paio di ripidi passaggi su roccia (abbastanza scalonata, ma senza passamano) che in caso di umido, pioggia o, peggio, ghiaccio devono essere affrontati con la massima cautela.
Nel breve video che ho montato (visibile come al solito sia su YouTube che su Vimeo) ho cercato di illustrare il sentiero del Palmentiello evidenziando i panorami, un paio di discese su roccia, i tranquilli tratti con passamano ed alcuni più esposti senza alcuna protezione.
In questo ambiente particolare, pur non essendoci l’abbondanza di colori e di specie della macchia che ricopre i versanti meridionali, si possono trovare piante molto interessanti e poco frequenti in altre parti dei Lattari.
Ho in programma anche la produzione della cartina del sentiero, ma attendo di capire quale sia il percorso “ufficiale” (che rientrerebbe nella stessa mappa). Al momento ne ho rilevati due, ma corre voce che sia stato rimesso a posto e segnato un terzo, vale a dire quello che si percorreva abitualmente una decina di anni fa. 
Devo andare a controllare …