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sabato 2 luglio 2022

Microrecensioni 186-190: ancora gran varietà e qualità

Un corto sci-fi di 120 anni fa, considerato il primo del genere, certamente pietra miliare della Settima Arte, due classici del 1963 di taglio molto diverso (una commedia degna di Hitchcock e un dramma con tema quasi tabù per l’epoca), un film del tardo Parallel Cinema indiano e un documentario su un premio Oscar storico.

 
The servant (Joseph Losey, UK, 1963)

Seconda sceneggiatura cinematografica di Pinter, subito dopo The Caretaker, dello stesso anno (regia di Donner, con un ottimo trio di protagonisti: Alan Bates, Donald Pleasence, Robert Shaw). Da parte sua, Losey ha messo mirabilmente in scena il sottile gioco psicologico nel quale i ruoli iniziali vengono completamente sovvertiti, dirigendo un più che valido, seppur ridotto, cast nel quale spicca Dirk Bogarde con al lato la giovane Sarah Miles, appena al suo secondo film. Il regista americano (trasferitosi in UK dopo essere stato accusato di attività sovversive a seguito della tristemente nota caccia alle streghe del maccartismo) cura maniacalmente quasi ogni inquadratura e si è certamente sbizzarrito con originali punti di ripresa delle scale e nelle composizioni attorno agli specchi. Invito a leggere questo interessante articolo che spiega le origini di questo lavoro, derivato da una situazione reale trasformata in racconto da Robin Maugham (nipote del ben più famoso Somerset) e infine adattato a sceneggiatura da Pinter. L'originale era certamente più osé e necessariamente è stato edulcorato per il cinema ... infatti negli anni '60 l'omosessualità era ancora un reato.

Hearts of Darkness: A Filmmaker's Apocalypse (Fax Bahr, George Hickenlooper, Eleanor Coppola, USA, 1991)

Documentario molto ben strutturato, che svela interessantissimi i retroscena relativi alla produzione di Apocalypse Now (1979, Francis Ford Coppola, 2 Oscar e 6 Nomination), uno dei migliori colossal di tutti i tempi, assemblati in un mix di interviste, brevi spezzoni del film, riprese amatoriali effettuate all’epoca dalla moglie di Coppola, Eleanor. Vengono alla luce l’infarto che colse Martin Sheen nel bel mezzo delle riprese, il timore di non poter portare a termine la produzione per problemi finanziari, l’imprevedibilità di Marlon Brando, i rapporti con gli indigeni sospettati di essere tagliatori di teste, motivazioni delle aggiunte e dell’eliminazione vi varie scene (alcune poi reinserite nella versione Redux), l’uso e l’abuso di alcool e droghe, i problemi delle riprese sul fiume e nelle foreste filippine (il film non fu girato in Vietnam), la correlazione con l’originale racconto Cuore di tenebra (Heart of Darkness, scritto da Joseph Conrad nel 1899 ma ambientato in Congo) e tanto altro. Consigliatissimo a chi ha già apprezzato il film, gli altri cominciassero a guardare almeno una delle due versioni.

  
The Kaleidoscope (Chaalchitra) (Mrinal Sen, USA, 1981)

Mrinal Sen è stato uno dei maggiori esponenti del Parallel Cinema indiano ed in questo film urbano e quasi neorealistico non solo tratta di temi sociali (come suo solito) ma sembra essere quasi chiaroveggente sollevando il problema dell’inquinamento atmosferico anche se si tratta di quello derivante dalle innumerevoli fornacelle a carbone casalinghe, che tuttavia a Calcutta erano centinaia di migliaia. L’ambientazione in un caseggiato popolare fornisce spunti per affrontare anche tanti altri aspetti della vita quotidiana familiare e delle prospettive sociali, oltre a quelli ovvi dei danni causati dai fumi ai polmoni e delle morti conseguenti ad intossicazione idi monossido di carbonio.

Charade (Stanley Donen, USA, 1963)

Commedia brillante fra il romantico e il crime, con un eccellente cast e una sceneggiatura niente male … molti sostengono che avrebbe meritato la regia di Hitchcock, il quale, ricordate, non ha diretto solo thriller ma anche commedie e non ha mai fatto mancare l’ironia nei suoi film. Una giovane e avvenente recentissima vedova (Audrey Hepburn), scopre di essere stata lasciata senza una lira dal ricco marito, che questi aveva traffici loschi e amici ancor più loschi i quali sostengono che il defunto avrebbe fatto sparire una ingente somma di denaro. Essendo tutti convinti che lei sappia dove sia il malloppo, inizia una caccia alla quale partecipano personaggi subdoli e più o meno minacciosi e violenti (molti dei quali non sono chi dicono di essere), in parte alleati fra loro, in parte ansiosi di eliminare i concorrenti. I colpi e cambiamenti di scena non si contano, rafforzati dalle incisive interpretazioni del romantico Cary Grant, del protettivo Walter Matthau e dei minacciosi James Coburn e George Kennedy e il solo apparentemente innocuo Ned Glass. Commedia classica d’altri tempi, ben diretta e interpretata, quasi per famiglie.

Le voyage dans la lune (George Méliès, USA, 1902)

Come scritto in apertura, con questo corto (13’-14’ a seconda delle versioni) di Méliès dimostrò che attraverso il cinema, con pochi semplici ingenui trucchi (oggi) più che evidenti, si potesse intrattenere ed affascinare il grande pubblico con fantasie e ipotesi scientifiche, molte delle quali, come in questo caso, erano già stata avanzate da Jules Verne vari decenni prima. La migliore versione attualmente disponibile è quella colorizzata (a mano) all’epoca, ritrovata nel 1993, restaurata digitalmente fotogramma per fotogramma (oltre 13.000) e fruibile dal 2010. Curiosità per cinefili, per questi imperdibile.

mercoledì 21 aprile 2021

micro-recensioni 86-90: ottimo mix con Oscar (sconosciuto ai più)

Cinquina veramente varia, se non per un protagonista in comune fra i due film americani e l'ambientazione in un vagone ferroviario per altri due. Qualità media  più che buona nonostante ci sia un solo titolo conosciuto. 

 

Badlands (Terrence Malick, 1973, USA)

Opera prima di Malick, seconda apparizione sul grande schermo per Sissy Spaceck, primo ruolo importante come protagonista per Martin Sheen. Uno dei tanti film di quel decennio dedicato ai ribelli, ai giovani non convenzionali, agli ambienti del Midwest, ma certamente fra i migliori del genere. Non solo conta su una buona sceneggiatura, ma anche su un’ottima fotografia che sfrutta al meglio le scenografie naturali delle grandi pianure che si stendono a perdita d’occhio. Anche i due giovani attori protagonisti si dimostrano già apprezzabili lasciando prevedere la successiva più che soddisfacente carriera. La storia narra di un 25enne (che si atteggia a sosia di James Dean) che fugge con una 15enne lasciando dietro di sé una scia di morti. Il rapporto fra i due, con il padre di lei (Warren Oates) e con le persone in cui si imbattono nel corso del loro viaggio è sempre diverso, quasi sempre Kit (Sheen) è educato e cortese ma non si sa mai come andranno a finire questi incontri più o meno casuali; anche il finale è tutto una sorpresa in quanto all’atteggiamento del protagonista. Ottimo adattamento di un reale fatto di cronaca degli anni ’50; in Italia fu distribuito con titolo La rabbia giovane.

The Incident (Larry Peerce, 1967, USA)

Dopo aver ri-guardato dopo tanti anni Badlands, mi è venuta la curiosità di recuperare il film d’esordio di Martin Sheen nel quale interpreta uno dei due balordi (l’altro è Tony Musante) che terrorizzano i passeggeri di una carrozza della metropolitana di New York in piena notte. Film praticamente corale, con tanti buoni caratteristi. Interessante anche la costruzione che presenta brevemente single e coppie che si accingono a prendere la metropolitana, a differenti stazioni, dopo la serata passata in modo molto diverso … ma tutti finiscono nella stessa ultima carrozza del convoglio, che ha la porta di comunicazione bloccata. Da quel punto in poi, praticamente metà film, diventa quasi una pièce teatrale, una dozzina di personaggi chiusi in uno spazio ristretto con i due giovinastri che a turno attaccano briga e insultano tutti i passeggeri fino al (non troppo inaspettato) finale.

  

Six Shooter (Martin McDonagh, 2004, UK/Irl)

Opera prima di McDonagh, unico suo corto con il quale vinse l’Oscar, prima di affermarsi definitivamente presso il grande pubblico con i suoi soli 3 lungometraggi (il quarto è in lavorazione, ma non se ne conosce ancora il titolo). Questo regista/sceneggiatore irlandese è certamente fuori del comune, sia per la sua bravura in entrambi i campi, sia per essere praticamente specializzato in dark comedy e in questo suo esordio già evidenzia tale tendenza. La mezz’ora di questo quasi mediometraggio scorre per lo più nel vagone di un treno locale poco affollato; ognuno dei pochi passeggeri ha i suoi problemi avendo da poco subìto la perdita di un congiunto ma li affrontano e metabolizzano in modi molto diversi. Il protagonista è il sempre bravo Brendan Gleeson, che sarà poi anche in In Bruges e nel prossimo – al momento anonimo - film.

King of Devil's Island (Marius Holst, 2010, Nor)

Uno dei pochi film prodotti in Norvegia ad avere distribuzione internazionale, ma ovviamente non in Italia. Si tratta di un buon film girato in un “quasi bianco e nero” che si svolge su una piccola isola norvegese sulla quale si trova una specie di riformatorio. Pur riproponendo le inevitabili classiche situazioni che si ritrovano in film che trattano di prigioni, collegi, campi di lavoro e simili, lo sviluppo è abbastanza originale e i personaggi sono ben delineati e ben interpretati, senza le frequenti esagerazioni; inoltre, conta anche su un buon finale, certamente insolito. Fra i protagonisti, nei panni del direttore, c’è Stellan Skarsgård, di recente divenuto famoso per la serie Chernobyl, ma gli spettatori più attenti lo ricorderanno in tanti film girati non solo in Scandinavia (Millenium, Melancholia, Nymphomaniac, …), ma anche in Europa continentale (Ronin, Goya's Ghosts, …) e oltreoceano (Good Will Hunting, Angels & Demons, …).  

The Wife of Seishu Hanaoka (Yasuzô Masumura, 1967, Jap)

Ho parlato molte volte di questo prolifico e versatile regista giapponese che ha studiato anche a Roma, avendo come insegnanti Antonioni, Fellini e Visconti. Ha affrontato con disinvoltura e successo quasi tutti i generi ed in questo caso (novità fra le varie decine che ho visto) si cimenta in un interessante biopic. Seishu Hanaoka fu un medico/ricercatore vissuto a cavallo fra il ‘700 e l’800 e fu il primo al mondo ad operare un paziente in anestesia totale. Avendo studiato sia la medicina europea (conosciuta come olandese) che cinese ed esperto di erboristeria creò il primo anestetico con una mix di estratti di piante e fra le sue “cavie” ci fu anche sua moglie (da cui il titolo). Anche in questo caso Masumura non delude, anche perché conta su due delle migliori attrici dell’epoca (Ayako Wakao e Hideko Takamine) nelle vesti della moglie e della madre del medico, relativamente rivali.