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domenica 8 dicembre 2019

Ultime note hawaiiane: piatto, bevanda, agrume e Natale

Anche questa "spedizione" è giunta al termine e a quanto scritto nei precedenti post aggiungo qualche singolarità: pokekava (awa alle Hawaii), pummelo (pomelo) e addobbi natalizi a Honolulu.

Il terzo tacchino (vedi precedente post) era accompagnato da altri piatti locali fra i quali vari tipi di poke (pesce crudo marinato) e dalla mitica kava.
Con la dilagante invasione dei cibi orientali ormai il poke si anche trova in Italia, ma quelli di Oahu sono certamente più originali e sono fra i miei piatti preferiti. 
Oggi molto comune in Giappone anche se, in realtà, è certamente originario delle Hawaii, si trova in varie versioni le cui più diffuse sono quelle a base tocchetti di pesce, soprattutto aku (tonnetto striato) o ahi (tonno pinna gialla), o di polpo (heʻe). Alghe e sale marino sono indispensabili, le salse cambiano molto in base alle aree.

Come “aperitivo” mi è stata offerta la mitica kava, bevanda derivata dalle radici del Piper methysticum, pianta originaria delle isole del Pacifico occidentale.
La bevanda è in un certo senso discussa in quanto produce effetti in parte simili a quelli dell'alcool o di droghe leggere ma certamente non produce assuefazione né dipendenza, né induce aggressività o propensione alle liti, piuttosto facilita una calma conversazione a bassa voce, è quasi soporifera, inducendo una certa sonnolenza … quasi una camomilla. Dicevo discussa in quanto, seppur tradizionalmente quasi sacra nelle isole del Pacifico dove viene consumata in abbondanza anche in eventi ufficiali, non si conoscono a fondo gli effetti del suo consumo massiccio e prolungato. Ciò ha fatto sì che in vari periodi la kava sia stata bandita e tutt’oggi vari medicinali a base di estratti di Piper methysticum sono commercializzati liberamente in alcuni paesi, proibiti in altri.
I presenti alla cena, consumatori settimanali (weekend) e tutti legati in un modo o nell'altro alle isole dove è culturalmente inserito come Fiji e Filippine, hanno contribuito con le loro preparazioni (quasi una pasta) che vengono poi allungate con acqua a temperatura ambiente, e servite da una ampia coppa conica (kava bowl) che poggia su 4 o più piedi, tutto realizzato da un unico pezzo di legno. La coppa viene solo risciacquata, ma mai lavata … come si faceva con le macchinette da caffè napoletane. Solitamente la kava viene servita in coppette ricavate da noci di cocco tagliate a metà e poi levigate; molti hanno la loro “tazza personale”, che portano con sé.
Mi era stato anticipato il sapore amaro (gusto che preferisco insieme al piccante) che per molti “esordienti risulta quasi disgustoso, ma non mi è sembrato particolarmente tale. Mi sono fermato a tre abbondanti tazze perché non volevo riempirmi lo stomaco di liquidi primi di mangiare, ma non ho percepito alcun effetto particolare.


I frutti degli alberi di Citrus maxima (pomelo, pummelo, jabon, shaddock, pampaleone) sono certamente fra i più grandi visto che arrivano a pesare perfino 4 chili; quelli che settimanalmente arrivavano al Foster Botanical Garden (gentilmente offerti da uno dei giardinieri che ne produceva in abbondanza) si aggiravano sui 2 kg, quello della foto uno dei più piccoli. Il frutto è ormai sempre più in voga per i suoi effetti benefici, strano che abbia tardato tanto. Si tratta di uno degli agrumi più antichi, fra i capostipiti, dall’ibridazione del quale derivano sia il pompelmo (più amaro) che il cedrangolo (arancio amaro) da noi usato per lo più come portainnesto di tante altre specie di agrumi. Ha aspetto piriforme, una buccia molto spessa e la pelle che racchiude ciascuno spicchio è quasi immasticabile e per questo viene di solito rimossa. Molto succoso, ha sapore molto gradevole e bilanciato: meno dolce delle varie arance, meno aspro di limoni e mandarini, meno amaro dei pompelmi. 


Curiosità: 
davanti alla sede storica del municipio (Honolulu Hale), ogni anno viene montata una scenografia nella quale dominano le enormi figure di Shaka Santa (Papà Natale, shaka dall’ormai noto gesto amichevole e augurale) e la sua compagna Tutu Mele, attorniati da tartarughe e pinguini.

mercoledì 27 novembre 2019

Una selva subtropicale in area urbana!

Nel GULCH del Wahiawa Botanical Garden, Honolulu, HI


Quello che potrete vedere un po' più in basso è un brevissimo video realizzato mettendo insieme 4 spezzoni delle riprese effettuate da Cisco (Francisco Martin Del Campo, dello staff dei BG) a tempo perso con la sua GoPro nel corso del penultimo giro nel gulch (letteralmente burrone, in questo caso riferito a tutto il percorso basso dell’orto botanico di Wahiawa) per la scelta e rilievo definitivo delle specie da segnalare, insieme con Naomi, la botanica che mi assistito in quasi tutti i sopralluoghi.
L’ho montato in modo molto artigianale rimediando un programma online essenziale, semplicemente per dare un’idea dei luoghi. Come è evidente, non sempre si procede nel vero greto del torrente, quasi sempre asciutto; a volte si cammina al lato, lo si attraversa varie volte e all’inizio ci si allontana con la comoda e ampia deviazione (prima scena) in parte limitata da un muretto di contenimento, esattamente fra i Banani (66 sulla mappa) e i Mamaki (68).  



Nella seconda scena, invece, si vede che il percorso rientra nel solco scavato dall'acqua attorno al quale lo spazio lasciato libero dalla rigogliosa vegetazione si restringe sempre più fino al tratto che è al momento interdetto. Con una breve rampa di scale si ritorna sui sentieri cementati in costa e si risale fino alla zona principale (Main Terrace) per poi ridiscendere nel Gulch tramite altre scalette. 
   

In questa seconda parte, idrograficamente più a monte, l'alveo è relativamente ampio e alcuni grossi alberi crescono a ridosso, se non proprio in mezzo all'impluvio, come i due Ficus (82 in mappa) che si vedono alla fine della terza scena. Ma l'attrazione di questa parte è il bosco di Bamboo che si trova proprio alla fine del tratto aperto al pubblico. Oltre a quelli che si vedono nella quarta scena, ai lati del percorso, ce ne sono tanti altri gruppi, di differenti specie, distribuiti su una vasta area. 
Esiste anche un breve percorso lungo la costa settentrionale lungo il quale si posso ammirare altre specie. 

Il Gulch è quanto di più vicino ad una foresta tropicale si possa trovare in un orto botanico in piena area urbana. Il percorso di quasi 1 chilometro è abbastanza agevole, ma in più punti scivoloso ed in alcuni tratti fangoso dopo le piogge (Wahiawa, trovandosi al centro dell’isola di Oahu, fra due gruppi montuosi riceve frequenti piogge, durante tutto l’anno). Inoltre resta potenzialmente pericoloso per rischio flash flood, in quanto nell’alveo viene convogliata tutta la pioggia che cade nelle strade circostanti. Il giorno in cui si vorrà/potrà disboscare anche la parte occidentale del "burrone" (attualmente del tutto interdetta) il tortutoso percorso lungo il suo fondo avrà uno sviluppo di quasi 2 chilometri!
Devo tuttavia segnalare un “problema” che può rovinare una vostra eventuale visita: la presenza di milioni di mosquito perennemente assetati di sangue! Quindi, nel caso, prima di scendere nell'alveo approfittate dei repellenti messi gratuitamente (anche l'ingresso è libero) a disposizione dei visitatori in due versioni: senza DEET (serve a ben poco) e con DEET (efficace). 
Se per motivi ecologici (non dimostrati) opterete per il primo, vi potrà consolare sapere che ponfi e prurito durano poco. 

sabato 2 novembre 2019

Cibi e fiori esotici al Foster Botanical Garden

Giovedì mattina, dopo un summit per fare il punto della situazione in merito alle mappe, ci siamo uniti a gran parte dello staff per un Halloween Party , come avevo anticipato nel post precedente. Interessanti assaggi di pietanze tipiche delle isole del Pacifico, anche se alcune presenti in altri paesi tropicali, con leggere varianti:
Laulau chicken – piatto originale hawaiano, maiale o pollo avvolto in foglia di taro, una volta si cuoceva sotto la sabbia, oggi si inforna (foto al lato)
Ulu - breadfruit cotto in latte di cocco, con cipolla
Squid luau – stracotto di calamari a pezzetti e luau (foglie di taro), poi leggermente soffritto e infine amalgamato in latte di cocco con un poco di zucchero
Lomi salmon - insalata di salmone e pomodoro a cubetti, con un po' di cipolla e aromi
Poi donut - dolce, si è rivelato molto più gradevole del semplice poi (purea di taro, tubero ricchissimo di amido, base della cucina del Pacifico) che è fra i pochi cibi ai quali, quando posso, rinuncio ... per essere troppo "colloso".
Kakimochi (o Arare) – snack a base di riso insaporito nella soia che si combina con una gran varietà di altri ingredienti e viene preparate in tante forme e misure diverse.
Succo misto di guava e passion fruit

A tutta questa varietà ha fatto seguito ai tanti altri piatti orientali che ho scelto nei giorni precedenti, mangiando per lo più a Chinatown: Chicken Katsu udon, Char siu noodle (cantonese), Beef chow funn (cantonese), Mapo tofu soup noddle (giapponese, ma anche cinese, foto al lato), Liver, bacon and onions Hawaiian style (fegato fritto con bacon e cipolle, ben diverso da come di solito lo mangio in Italia, Spagna, Porttogallo)Garlic chicken udon salad (giapponese) … oggi è stato invece il turno di Wonton Laksa (nella foto di apertura). Questo è un piatto tipico malese, molto diffuso anche in Indonesia e Singapore; ci si può mettere dentro di tutto ma la base è costituita da una zuppa di curry e latte di cocco, sempre con verdure, germogli di soia e noodles. Oltre a ciò e, in questo caso, agli ovvi wonton, la mia comprendeva anche fette di tofu e mezzo uovo sodo. Ho posizionato i chopstick sui bordi della scodella monoporzione (una zuppiera enorme) per dare l'idea della quantità servita. Provate le versioni originali solo se sopportate il peperoncino! Resta uno dei miei piatti preferiti! 
Nel complesso ciò rispecchia la multietnìa delle Hawaii che, come ho ripetuto più volte, vede una maggioranza assoluta di asiatici e fra loro quelli di origine giapponese sono predominanti. Per esempio, fra la ventina di partecipanti c'erano solo due "bianchi" (haole), circondati da nativi, giapponesi, coreani, filippini, ...

Prima di avviarmi verso Kaimuki per il film quotidiano, e approfittando della bella luce, ho avuto anche il tempo di andare a scattare qualche foto di fiori all'aperto (questi in alto sono quelli enormi del Cannonball tree Couroupita guianensis) e poi nella serra delle orchidee. Peccato che il curatore (Randy) sia andato in pensione e non c'era nessuno che mi illustrasse le particolarità delle varie specie attualmente in fiore, eccone alcune:



In settimana prossima dovrei avere il tempo di scattare un po' di foto nell'Orto Botanico di Wahiawa.

giovedì 31 ottobre 2019

Falsi miti e pregiudizi: le Hawaii sono inavvicinabili (per la tasca)

Pensate siano carissime? Non è per niente vero, specialmente considerando il rapporto qualità/prezzo. Certo si spende di più che in una località balneare sulla costa adriatica fuori stagione e c’è l’inevitabile costo del lunghissimo viaggio, ma si spende di gran lunga meno che in paesi europei come quelli scandinavi, molto meno che a Parigi o ad Amsterdam. Se si riesce a spalmare il prezzo del viaggio (un migliaio di euro) su un periodo di oltre un mese e si divide la camera può diventare un soggiorno economico (sempre relativamente). 
Ovviamente, molto dipende dallo stile di vita che vorrete mantenere e dai divertimenti che vi vorrete concedere. La destinazione (nell’ambito dell’arcipelago) è fondamentale! A parità di servizi, una settimana in una delle località più turistiche di Maui può costare quanto un mese a Honolulu, capitale delle Hawaii, città di circa un milione di abitanti, la migliore degli USA in quanto a qualità di vita.
Si mangia bene, vario e in modo abbondante per 10 euro o poco più ma, volendo anche meno, basta evitare le zone turistiche e scegliere fra le centinaia di ristorantini etnici a conduzione familiare. Ricordate che oltre la metà della popolazione hawaiana è di origini asiatiche quindi i piatti sono originali e non modificati per turisti. Si può quindi contare su una gran varietà di cibi giapponesi, vietnamiti, coreani, cinesi e filippini, ma non mancano i thailandesi, anche nel mercato di Chinatown.


Le spiagge libere e sorvegliate non si contano (come quella della foto di apertura, in pieno centro), quasi dovunque troverete chi vi presta un surf e vi insegna i primi rudimenti, per soli 7 euro si può fare snorkeling in tutta sicurezza nel cratere di Hanauma Bay (Area Naturale Protetta, con tartarughe e 450 specie di pesci tropicali, foto sopra).
Per spostarsi si può usufruire di un ottimo servizio pubblico che è relativamente economico per chi resta varie settimane, con l'abbonamento mensile a 70 dollari che permette di andare in qualunque posto dell'isola i cui estremi sono a ben 80km di distanza. Se poi siete "vecchietti" (oltre i 65, come me) il vostro pass mensile avrà l'incredibile costo di 6 (proprio sei) dollari. Aggiungete che tutti gli autobus hanno aria condizionata, rampa per carrozzine, rack per biciclette (trasporto gratutito), display sempre funzionante e parlante, biglietto a bordo (se non si ha tessera), puliti e puntuali per quanto possibile (in alcuni orari il traffico è imprevedibile).

   

Scegliendo di fermarsi almeno un mesetto, è fondamentale avere qualcosa da fare. Non pensate al lavoro, ci sono tanti corsi gratuiti o a poco costo, si può migliorare il proprio inglese, e altre possibilità da non sottovalutare sono offerte dal volontariato, molto comune negli USA, … ciò che ho fatto fin dal mio primo viaggio nel corso del quale mappai 2 dei 5 Orti Botanici di Honolulu, Foster (foto sopra e sotto) e Koko Crater

   

Nel 2016 fui invitato a tornare per compilare la cartina di quello più vasto (Ho'omaluhia, oltre 160 ettari) e nell’occasione aggiornai le mappe precedenti. Stavolta sono alle prese con quello di Wahiawa, relativamente piccolo ma quasi senza carta base e con tanti sentieri contorti. Trovandomi, penso di mappare anche il quinto, Liliʻuokalani, di dimensioni ridotte e di minor interesse botanico, ma molto piacevole da visitare soprattutto grazie al ruscello che lo attraversa.



Da volontari (disponibili e attivi) si ha occasione di conoscere tanti residenti (di solito di origine giapponese, coreana, filippina, …), di interagire con loro e di evitare la vita da turista. I party e i potluck sono all’ordine del giorno e le persone socievoli avranno tanti inviti e suggerimenti.
Nell’ambito dei viaggi impegnativi (come budget, ma soprattutto a causa del volo) un soggiorno alle Hawaii si può considerare relativamente economico e, viaggiando in più persone e allungando diventa un sogno più che realizzabile.

Domani Halloween Party al Foster Botanical Garden!

giovedì 17 ottobre 2019

CAMMINANTI: mission, vision e un po’ di storia

Post tra il serio e il faceto o, meglio, argomenti seri trattati in modo ironico, ma è tutta verità!
Chi siamo?
Un gruppo aperto di escursionisti indipendenti ed autosufficienti
Cosa facciamo?
Camminiamo, esploriamo e osserviamo, senza avere l’onere di badare ad altri
Perché lo facciamo?
Per puro sfizio e soddisfazione personale, senza ambire a guadagnare niente 
Aspettative
Vedere sui sentieri un maggior numero di escursionisti capaci e responsabili, attenti anche a mantenere la transitabilità degli stessi

Durante il mio svernamento hawaiano del 2007-2008 conobbi il modo in cui i Solemates organizzavano le loro escursioni, per me del tutto nuovo. Ne rimasi entusiasta e quindi lo replicai adattandolo alle esigenze degli allora EL (Escursionisti Lubrensi). Ne riassunsi i principi in un Decalogo (poi adottato da altri gruppi in varie parti d’Italia) che non prevedeva più alcun organigramma e quindi promossi la conversione degli EL in FREE - Free Ramblers, Escursionisti Epicurei, denominazione ben illustrata nel loro emblema riportato qui in basso, con le immagini di monti (si tratta del profilo del Sant’Angelo a Tre Pizzi), cielo terso, sole, vino, sopressata e caciocavallo! 


Il motto in alto significa Camminando si risolve (qualunque problema) e quello in basso Gli uomini bevano i vini, gli altri animali acque di fonteNon penso che avrei potuto descrivere in modo migliore i nostri "ideali".
Il Comandamento fondamentale era (ed è) quello che recitava:
Durante le escursioni sei l’unico responsabile della tua sicurezza, non ci sono "guide" ufficiali anche se c'è chi (forse) già conosce il percorso o ha un’idea di dove andare e come … ma comunque sei tu che decidi se seguirlo o meno. Considerato che chi ti precede non si volterà per vedere se sei in difficoltà, non perderlo mai di vista. 

Questo, nelle nostre intenzioni, doveva fungere da deterrente nei confronti di coloro che si avventurano su un qualunque sentiero senza conoscere distanze da percorrere, possibili punti critici, dislivelli da affrontare, senza avere attrezzatura adatta e, non da ultimo, scordandosi di non trovarsi in consona forma fisica …
Tuttavia, ancora oggi talvolta si presentano aspiranti Camminanti che, seppur esplicitamente messi in guardia, decidono di iniziare comunque il percorso con il gruppo per poi doverlo abbandonare nel corso dell’escursione per non essere capaci di reggere il passo. Al contrario si sono aggiunti tanti ottimi camminatori, di ottima compagnia, capaci ed indipendenti.
I Solemates sono quasi una setta segreta in quanto è difficile averne notizie non avendo un sito, né una pagina, né recapiti ufficiali, né organigramma, né logo, né sede. Solo se si conosce un solemate si potrà conoscere ora e punto d’incontro della prossima uscita e poi, dopo aver partecipato a varie uscite, si può chiedere di essere inserito nella mailing list … l’unica cosa reale del gruppo. Tuttavia noi FREE decidemmo di avere un sito e poi, quando per esigenze pratiche qualche anno fa ci dividemmo in più gruppi (mantenendo stessi stili, obiettivi ed ideali), ognuno di essi creò una sua pagina FB di riferimento: FREE Ramblers AmalfiSorrento Amalfi Walk With Us Camminate ... quello dei Camminanti.
Torniamo allo stile Solemates … prima di ogni escursione, al punto di ritrovo, un responsabile-non-responsabile ricorda ai convenuti che camminano sotto la propria responsabilità, che i Solemates non esistono, non c’è quota da pagare, non c’è presidente, non c’è alcuna guida, e altri avvisi simili … e quindi si parte. Similmente, ma preventivamente, noi Camminanti nel comunicare le prossime uscite (spesso a breve termine) raccomandiamo anche di leggere attentamente il nostro Eptalogo, che racchiude tutte le informazioni e i dettami fondamentali.
Per comprendere ancora meglio il concetto, penso sia anche importante spiegare il sottile gioco di parole del nome di questo gruppo-non-gruppo. Per chi non lo sapesse, in inglese non esiste una precisa corrispondenza fra ortografia e pronuncia. Questo è il caso di soul (anima) e sole (suola della scarpa e pianta del piede, ma anche sogliola e, come aggettivo, unico/a) che si pronunciano in modo identico e quindi, chi semplicemente ascolta il nome del gruppo, pensa al comune significato soulmates (anime gemelle, spiriti affini, amici del cuore) e solo quando vedrà la parola scritta si renderà conto che si tratta non di persone con affinità di ideali o sentimenti o addirittura alla ricerca di anime gemelle, ma più prosaicamente di “compagni di suola”, quella delle scarpe da trekking, e quindi di escursionisti, ma ciò non toglie che nella maggior parte dei casi sia calzante anche la prima accezione. Come per l’amicizia non c’è bisogno né di codifica né di burocrazia e quindi, similmente, questo gruppo “virtuale” prospera con poche regole che, più che altro, sono di buonsenso.
Quanto detto è importante per capire lo spirito con il quale i Camminanti vanno in escursione ... tutti socievoli e allegri, senza gerarchie, con spirito di collaborazione, pronti allo scherzo e alla presa in giro. Per mantenere tale spirito esiste quindi il secondo comandamento dell’Eptalogo (riduzione del Decalogo FREE):
… non sono ammesse "facce appese", ‘mpicciusi e persone lamentose. Durante le escursioni è vietato parlare di malattie, economia e/o politica.

Morale: camminate in ambiente naturale e, se siete capaci di socializzare, in buona compagnia … tale combinazione porta grandi vantaggi alla salute fisica e psichica, vi può arricchire culturalmente e, a giudicare dall'età media del gruppo, mantiene in buona forma anche coloro già da tempo negli -anta. Spesso quelli che partecipano solo alle uscite meno impegnative sono proprio i giovani di meno di 40 anni, mentre gli “adulti” allegramente si imbarcano in escursioni quasi avventurose, ben diverse da una passeggiata nel parco ...

Questo testo è una combinazione e rielaborazione di due miei vecchi post pubblicati su questo stesso blog. Cliccando sui titoli si possono leggere gli originali:

martedì 28 maggio 2019

Aggiornamento sito www.giovis.com, soprattutto per le foto

Dovendo ricaricare varie migliaia di foto non più presenti on line a seguito della chiusura di Google+, ho approfittando dei giorni di pioggia non solo per cominciare il lavoro, ma anche per dare una sistemata al sito, ricco di contenuti ma senz’altro troppo affollato.

Ho “alleggerito” la homepage, ho accorpato gruppi consistenti di immagini in nuovi album GoogleFoto e ho cominciato a  ripristinare i link interrotti.
Al momento è già possibile scorrere quasi 5.000 foto di escursioni 2007-2014 (in parte divise per area, il resto per camminate), nonché oltre 1.500 foto macro del 2015. In giornata spero di pubblicare anche le macro 2016-2018, ripartite in consistenti album per gruppi: fiori in genere, orchidee, farfalle e aree al di fuori della Penisola nelle quali sono presenti specie particolari.

Ho anche recuperato buona parte degli album delle grandi camminate quali le varie MaraTrail, Animal Trail, Vagrant Trail e i Trek di più giorni fra Amalfi e Sorrento), ma c'è ancora tanto da sistemare.
Altro settore nel quale devo risistemare solo i link è quello dei viaggi, in quanto gli album sono ancora presenti in GoogleFoto, ma i vecchi link riconducevano ai post descrittivi di accompagnamento.
   

   

   

C'è tanto da recuperare, dalle scansioni di diapositive di quasi 40 anni fa scattate nel sudest asiatico (come queste in alto di Nepal, Birmania e Thailandia) alle tante foto delle decine di escursioni sui terreni vulcanici delle Hawaii (Oahu e Big Island, in basso).
   

   
C'è ancora tanto lavoro da fare! Abbiate pazienza, ci vorrà un po' di tempo.

domenica 10 marzo 2019

L’età non è un metro di valutazione! ... in particolare per quanto riguarda l’escursionismo!

Sono stato spinto a scrivere questo post a seguito di un SMS, che si è andato ad aggiungere agli argomenti di interesse escursionistico trattati in due post dei miei colleghi FREE Ruth e Matteo e in un messaggio via email, tutti della settimana scorsa.
... oggi volevo partecipare all’escursione  ... con me ci sono  due bimbi di 7 e 8 anni abituati a camminare, il sentiero è fattibile per loro?
A parte l’insensatezza di tale quesito posto via SMS (visto che la risposta doveva essere articolata) dall'avviso era chiaro che non si conoscesse l'itinerario in quanto l'escursione era così presentata:
... si parte da Termini, giro a sorpresa un paio d'ore. 
Seguiva la solita chiosa:
Prima di aggregarsi ai Camminanti, è importante sapere a cosa si va incontro … pertanto, leggete l’EPTALOGO (che chiarisce vari punti)
Il “camminare” è estremamente soggettivo, ho visto ragazzini di 5 anni tenere il passo degli adulti ed escursionisti navigati di una settantina di anni che hanno partecipato alle mie MaraTrail (42km su sentieri ... a passo allegro) e ai TREK Amalfi-Sorrento, di oltre 100km e tanta salita in 5 giorni, e anche camminato con ultraottantenni in ottima forma. Di un tour che guidai anni fa, faceva parte una famiglia americana, una coppia nella trentina con 2 figli. Il ragazzino tredicenne (sulla carta atletico) si è lamentato per tutta la settimana (12-15 km al giorno) mentre la ragazzina di 7 anni era sempre avanti e attenta a tutto ... eppure erano figli degli stessi genitori. Statisticamente, per mia esperienza, posso dire che i principianti fra i 25 e i 40 sono quelli che creano più problemi. Tante volte in passato persone che non conosco mi hanno chiesto sia se i "loro" figli di X anni fossero in grado di affrontare un certo percorso, ma anche di proporre un percorso adatto ai "loro" genitori di una sessantina di anni (cosa dovrei fare, ritirarmi in un ospizio?). Con criterio, non ci sono limiti di età! 
Simile discorso vale per l’aspetto fisico. Potrei presentarvi decine di escursionisti che in base all’indice di massa corporea (IMC o BMI in inglese) sono definiti sovrappeso (25-30) o leggermente obesi (30-35) e sfidarvi a reggere il loro passo in montagna, anche nelle salite più ripide e accidentate. Andare in palestra e casomai imbottirsi di integratori non rende una persona un buon camminatore. Per di più, sembra che nessuno tenga conto di equilibrio, occhio e coordinazione nei movimenti, per non parlare di almeno minime attrezzature specifiche a cominciare dalle suole delle scarpe.
Purtroppo approssimazione e superficialità regnano anche fra quelli che dovrebbero essere professionisti del settore. Come sottolinea Ruth nel suo post del 6 marzo (in inglese), tante agenzie e perfino “guide”, pur di vendere un’escursione, non menzionano difficoltà, possibili rischi, né ricordano ai clienti che non si tratta di una passeggiata sul corso. Perché poi meravigliarsi quando su sentieri più o meno impervi, o quantomeno sconnessi, si vedono (e poi si devono recuperare) “escursionisti” con mocassini, ballerine, sandali con suola liscia e perfino infradito? (foto in basso)
Purtroppo, come spesso accade con fenomeni di massa (l’escursionismo è ormai una moda) il livello medio dei praticanti continua a calare e molti all’inesperienza e/o incapacità (comprensibili) sommano arroganza e irresponsabilità che mettono a rischio la loro incolumità e spesso creano problemi agli altri.
Prima ho parlato di agenzie e “guide” e proprio una di queste ultime qualche giorno fa mi ha scritto una email chiedendomi (dopo aver elogiato la quantità di informazioni fornite sul mio sito):
Accompagnerò un gruppo a Pasqua da Salerno fino a punta Campanella. Non sono riuscito a trovare però delle tracce gpx dei percorsi. Ormai sono abituato ad utilizzare il cellulare quando vado a camminare. Non ci sono sul suo sito o sono io che non le ho viste?
Ho gentilmente risposto, senza entrare nel merito deontologico:
le tracce non ci sono … io sono pro mappe! Utilizzo il gps solo per ricerche e come contachilometri, ma non “seguo” tracce. Comunque, puoi trovarne parecchie su Wikiloc e sul sito del CAI (ma solo per i sentieri CAI). Buona fortuna.
Oltre ad essere un irresponsabile è anche uno scostumato (qualità che vanno spesso a braccetto) in quanto non ha neanche avuto il buongusto di ringraziare per le informazioni (voleva le tracce o no?). Incrociando date, destinazione e nome, risulta essere "l'accompagnatore di una inedita traversata" (???) venduta da Trekking Italia (teoricamente professionisti del settore) ... chissà se i capoccia (ed i partecipanti) sanno a chi affidano ...!
Ormai i gps non più uno strumento tecnico fra le mani di chi ha un'idea di come e quando utilizzarlo, ma un gadget che viene aggiunto a qualunque apparecchiatura elettronica (auto, cellulari, fotocamere, collari per cani, ecc.). La loro diffusione fa presagire qualcosa di simile a quanto accadde una cinquantina di anni fa con le calcolatrici tipo Texas Instruments ... dopo qualche anno pochi erano in grado di eseguire operazioni basilari con carta e penna o di saper consultare tavole trigonometriche e gli asini non esitavano accettare un coseno di valore -3 (per chi non lo sapesse può solo variare fra -1 e +1, limiti compresi) solo perché tale cifra era apparsa sul display, così come qualcuno oggi non batte ciglio accettando coordinate con latitudini di oltre 90° (la massima, al polo). 
Quanti "esperti del gps" portano sempre con sé una cartina dei luoghi e la sanno interpretare? In presenza di un ostacolo insormontabile e non previsto, e avendo solo la traccia dell'itinerario, quanti saranno in grado di trovare un percorso alternativo o una via di fuga per raggiungere una strada principale? Non sarebbe meglio contare su una mappa visto che è più improbabile perdere la stessa che rimanere senza batteria, cancellare inavvertitamente la traccia o rompere il gps/smartphone?
Con un discorso più generale, è arrivato il post di Matteo (FREE Amalfi) che tocca varie delle problematiche precedentemente esposte:
SALVE A TUTTI ... questa settimana ho ricevuto varie richieste, tante da "fuori porta", di persone che vogliono venire a camminare con noi. Ci chiedono talmente tante cose, partendo dalle caratteristiche del sentiero, quanta salita, quanta discesa, se ripida, quale tempo ci sarà quel giorno (questo lo vogliono sapere anche 5 gg prima) che scarpe usare, se servono o meno i bastoncini, ecc ecc... Mi sorge spontanea una domanda: MA SAPETE COSA VUOL DIRE ANDARE IN MONTAGNA" ???, ci siete mai stati???
Una semplice iscrizione ad un gruppo trekking non vi qualifica "trekkisti esperti", essere soci di una qualche associazione riconosciuta anche in ambito nazionale, non vuol dire che siete esperti "automaticamente" con l'iscrizione. Personalmente vado in montagna anche una "settantina" di volte all'anno e non mi ritengo "esperto di niente" ... .e voi ??? Quante volte ci andate ???
(post completo su FB FREE Amalfi, leggete anche i qualificati commenti).


Infine, a sostegno di quanto sostiene in chiusura Matteo, ricordo che per diventare soci dell'HTMC (Hawaiian Trail & Mountain Club, associazione seria della quale feci parte nel 2008) si doveva partecipare ad almeno tre escursioni di livello 2 (su 3, caratteristiche vagamente simili a T, E ed EE del CAI) e poi si poteva presentare domanda di iscrizione. Questa doveva essere sottoscritta da due soci che garantivano per lui, avendolo osservato in azione nel corso delle suddette escursioni. Solo ad accettazione avvenuta si diventava member e si poteva partecipare anche ad escursioni di livello 3, members only hike (uscita per soli soci).
Nella foto al lato, la terza e ultima vetta del famoso percorso di Olomana, classica escursione prenatalizia dell'HTMC. Anche in quel caso, come quasi sempre accadeva,  l'età media era prossima alla sessantina. Il puntino chiaro prossimo alla vetta è un escursionista. 
In basso Olomana2 e Olamana3, viste da Olomana1.   
A quanto si vede in giro, ed al contrario dell'HTMC, perfino associazioni specificamente escursionistiche accettano chiunque (basta che paghi la sua quota) e non si preoccupano minimamente di attrezzature o di sicurezza.
Così va il mondo ...!

domenica 9 aprile 2017

Meglio naturali, spontanee e piccole o ibridate, coltivate e grandi?

Parlo delle Orchidee, ma la domanda interpretata in senso lato potrebbe essere riferita a scelte simili in tanti altri campi.
Questo è stato più volte argomento di amichevole discussione con vari operatori del Foster Botanical Garden di Honolulu, in particolare con il curatore dell’Orchid Conservatory (una serra che ospita quasi esclusivamente orchidee) e l’organizzatrice di esposizioni floreali che, quando si tratta di orchidee, attraggono sempre un gran numero di persone.
Anche se dovrebbe essere superfluo sottolinearlo, ovviamente loro erano per la ricerca di fiori belli, grandi, appariscenti, dai colori spesso vivaci e contrastanti, mentre io sostenevo che la bellezza intrinseca delle piccole orchidee spontanee ed in particolare delle Ophrys non ha nulla da invidiare a quelle che loro curavano con tanta passione.
Tornato in patria, oggi sono andato a “caccia” (fotografica) e, oltre a qualche Serapias lingua (sotto a sx) e le immancabili Orchis italica, con non poca difficoltà ho trovato anche due diverse specie di Ophrys, piccole ma estremamente affascinanti. 
   
Faccio presente che queste foto sono macro, vale a dire che l'immagine è più grande del fiore reale. Per esempio il labello di queste Ophrys, varia mediamente fra i 10 e i 15 mm = 1,0-1,5 centimetri.
Al contrario, la maggior parte delle orchidee coltivate in serra, quasi tutte ibridi, sono molto più grandi e proprio per essere curate, protette, irrigate nei modi e tempi giusti, con la esposizione alla luce e temperature abbastanza controllate, la loro fioritura dura molto più tempo rispetto a quella delle spontanee che restano in piena forma per pochissimi giorni.
Qui in alto vedete una Ophrys sp. fotografata oggi alle falde di Monte Santa Croce e in basso varie specie di orchidee almeno 10 volte più grandi, coltivate nella serra del Conservatory del Foster.
A tutto ciò, dal punto di vista degli appassionati e fotografi come me, si deve aggiungere la contentezza per la sorpresa o soddisfazione per essere riusciti ad individuazione una piccola orchidea "mimetizzata" fra tanti altri fiori.