Visualizzazione post con etichetta incendio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta incendio. Mostra tutti i post

domenica 11 novembre 2018

Scoppio del faro di Punta Campanella: data e dati ufficiali

La ricerca della data esatta dell'evento, iniziata in primavera dopo aver cercato inutilmente notizie certe in loco (Termini e marine di Massa Lubrense), aveva dato i primi frutti quando il Comando Zona dei Fari e dei Segnalamenti Marittimi di Napoli mi comunicò che L’incendio ed il successivo scoppio presso l’infrastruttura in argomento è avvenuto il mattino del 6 agosto 1969 e, considerato che avevo anche chiesto se ci fossero notizie dell’inizio attività del faro, avevano aggiunto: ... il faro è stato attivato a cura del Regno delle due Sicilie nel 1848 su un fabbricato a due piani già esistente.
Come si evince dai post del 9 maggio 2018 (Mercoledì 6 agosto1969: scoppio del faro di Punta Campanella) e dal successivo dell'11 maggio (Spesso accade che la memoria inganni ... scoppio faro Campanella), rimasi dubbioso, in particolare per il fatto di non aver trovato sui quotidiani dell'epoca alcuna notizia in merito. 
Convinto che un ricercatore debba affidarsi ad almeno due fonti (congruenti) per accertare un episodio, in calce al secondo dei suddetti post scrissi:
Non essendo giunto ad un punto fermo, e fino a prova contraria, continuo a prendere per buona la data fornita da Marifari, unica fonte scritta in mio possesso, ma continuerò a cercare un riscontro, possibilmente inconfutabile.
Così cominciai a seguire altre piste contattando vari settori della Marina Militare, dai quali ho sempre ricevuto pronte risposte anche se, il più delle volte, mi rimandavano ad altro ufficio. 
Finalmente, a fine luglio, entrai in contatto con il personale della Direzione fari e segnalamenti del Comando Logistico della Marina Militare che mi assicurò che avrebbero eseguito le dovute ricerche (abbastanza complesse) della documentazione richiesta e mi avrebbero fornito i dati richiesti. 
A fine ottobre (mentre ero all’estero, il che spiega il ritardo nella pubblicazione di quanto segue) ho avuto la gradita sorpresa di ricevere un lungo messaggio con una serie di informazioni, sia storiche che strettamente tecniche, "estratte dal notiziario cartaceo in uso fino ai primi anni 2000 da dove si evincono tutte le modifiche occorse al segnalamento fin dalla sua attivazione da parte del Regno delle due Sicilie nel 1848”, che qui riassumo:
  • 1915: trasformato dalla Marina Militare da luce a petrolio a luce intermittente con APD (Acetilene a Produzione Diretta da carburo di calcio);
  • luglio 1965: trasformato da APD ad IE/AD (Impianto Elettrico/Acetilene Disciolto) con il cambio dell’ottica da OF-375 (Ottica Fissa da 375 mm. di diametro) a TD-500 (Tamburo Diottrico da 500 mm. di diametro) e conseguente potenziamento in portata luminosa;
  • dicembre 1967: variata la caratteristica luminosa;
  • 27 marzo 1969: a seguito del crollo di due solai, il fabbricato del faro viene dichiarato pericolante, portando al ritiro del personale ed al divieto di accesso;
  • 14 aprile 1969: a seguito dei lavori di puntellamento, viene concesso l’accesso al faro limitatamente alla zona puntellata e viene ripristinato il funzionamento con lampeggiatore semplice ad acetilene disciolto e valvola solare per l’economizzazione del gas;
  • 13 giugno 1969: viene installato il LEA (quadretto stagno con dispositivo di accensione e spegnimento automatico del fuoco) per garantire il funzionamento della sorgente IE, provvisoriamente su Torre Minerva; a seguire viene spento ed attivato il nuovo fuoco su traliccio in ferro;
  • mattino del 6 agosto 1969: esplosione del faro verificatasi a seguito di un incendio sviluppatosi all’interno della lanterna, poi propagatosi nei locali sottostanti provocando l’esplosione di 5 bombole cariche di acetilene disciolto;
  • gennaio 1974: il traliccio è stato pitturato a fasce bianche e nere;
  • dicembre 1977: il fuoco è trasformato ad alimentazione a propano;
  • 1988: rinnovato con impianto elettrico a pannelli fotovoltaici lampada bi-filamento e lampeggiatore automatico;
  • 2014: ammodernato con quadro automatico di telemonitoraggio e lampeggiatore a LED.
fonte: Direzione fari e segnalamenti del Comando Logistico della Marina Militare.

Considerato che queste ultime notizie corroborano quella precedentemente fornita da Marifari, si può affermare che non ci siano dubbi in merito alla data dell'evento. Tuttavia, a puro titolo di curiosità personale, continuerò a cercare in emeroteca notizie pubblicate in merito all'episodio in questione e fra i privati altre foto che, da qualche parte, sono convinto che esistano.
scansione da “Portolano del Mediterraneo” (volume 1b, Basso Tirreno, pag. 108)

venerdì 11 maggio 2018

Spesso accade che la memoria inganni ... (scoppio faro Campanella)

Considerazioni generali e aggiornamenti in merito alla ricerca di “prove” della data dello scoppio del quale ho parlato nel precedente post.
Comincio con l’aggiornamento (ovviamente da verificare): 
"mio padre mi raccontò che il faro era scoppiato, colpito da un fulmine" 
Potrebbe trattarsi di due eventi distinti (fulmine e scoppio) abbinati in un unico ricordo ma, se così non fosse, il racconto fatto al figlio da tale persona (deceduta nel 1968) escluderebbe in modo categorico che la vera data dello scoppio possa essere il 6 agosto 1969 (fornita dal Comando Marifari Napoli).

II faro non c'è più! dal 1972, la luce su traliccio ha sostituito il fanale temporaneo sulla torre
Foto di ciò che resta del vecchio faro e scansioni del documento del 1848 
(migliori di quella proposta precedentemente) sono in questo post di Ludovico Mosca
Premesso che è mia abitudine cercare “fonti certe”, o quantomeno attendibili, prima di pubblicare notizie, penso che tutti siano d’accordo che, in caso di voci contrastanti, solo una possa essere vera ... forse. Nel campo della logica, infatti, due affermazioni contrastanti non possono essere entrambe “vere”, almeno una deve essere “falsa”, ma potrebbero anche esserlo entrambe. Chiunque abbia seriamente fatto qualche ricerca, per quanto futile possa essere stata, si sarà imbattuto più di una volta in dati incongruenti. Trattandosi di fonti scritte, più facilmente si riesce a venire a capo della situazione ma se la ricerca è basata su testimonianze orali il percorso diventa molto più difficile e lungo.
Questo dello scoppio del faro di Punta Campanella è esempio lampante di quanto detto ma, considerata l’assoluta mancanza di utilità pratica e di scadenze, le innumerevoli chiacchierate con persone che ricordano l’evento mi hanno molto interessato per alcun versi e divertito per altri, in particolare quando gli interlocutori erano vari. Similmente a quanto quasi regolarmente accadeva nel corso del mie ricerche toponomastiche nelle marine della penisola, i “giovanotti” intervistati non rispondevano solo al quesito specifico (in modo positivo o negativo che fosse) ma aggiungevano una miriade di dettagli e storie assolutamente inutili allo scopo e spesso contraddittorie, tuttavia antropologicamente estremamente interessanti.
Trovo sempre affascinante ascoltare persone che raccontano (spesso con passione) fatti di decine di anni fa, abitudini, modi di vita, pratiche lavorative ed eventi non registrati. Molte volte, infatti, l’assoluta veridicità del racconto non è fondamentale ... non siamo in tribunale! Se ciò rende più difficile appurare l’essenza dei fatti, allo stesso tempo rende più interessante la ricerca, spinge ad approfondire nuovi dettagli e spesso dalle innumerevoli notizie apprese il ricercatore può essere sollecitato a cominciare ad indagare in una nuova direzione o in un campo inesplorato, diverso da quello di originario. Questa stessa ricerca è nata in tal modo ed è un ennesimo esempio di serendipity (cercare una specifica informazione e imbattersi in un’altra di maggiore interesse), in quanto nata parlando della strada che conduce alla Campanella e non certo del faro. 
Che si tratti di indagini riguardanti percorsi, toponimi, pratiche, giochi o date, il ricercatore si imbatte inevitabilmente in tante persone molto disponibili a raccontare gli eventi, che (secondo loro) ricordano con esattezza, ma le date indicate sono sempre diverse e quindi si torna all’affermazione iniziale, vale a dire che solo uno può dire il vero (forse).Nelle settimane passate quasi tutti concordavano sul fatto che fosse fine estate (si propendeva per settembre, associato con il passaggio delle quaglie), ma in quanto all’anno le indicazioni erano quasi uniformemente distribuite fra il 1963 e il 1969. 
Ciò è normale quando si richiedono date precise di eventi accaduti vari anni addietro, nel caso specifico una cinquantina, se non si è in grado di associarli ad altro evento certo (personale o di cronaca). Sulla buona fede di ciascuno non ho alcun dubbio (molti sinceramente hanno confessato di avere ricordi confusi), ma c'è stato chi mi ha assicurato che era il 1966 perché aveva 15 anni, chi sosteneva che era un anno dopo sposato (ma non ricordava l’anno del matrimonio), chi giurava che fosse il '63 per poi correggere al '68, molti mi hanno suggerito di rivolgermi a Tizio o a Caio “perché si ricorda tutto!” ma ovviamente sono stati smentiti, ...
  
Non essendo giunto ad un punto fermo, e fino a prova contraria, continuo a prendere per buona la data fornita da Marifari, unica fonte scritta in mio possesso, ma continuerò a cercare un riscontro, possibilmente inconfutabile.

mercoledì 9 maggio 2018

Mercoledì 6 agosto 1969: scoppio del faro di Punta Campanella

Pochi giorni fa, prima di rientrare dalla mia trasferta turca, avevo avuto la bella sorpresa di ricevere dal Comando Zona dei Fari e dei Segnalamenti Marittimi di Napoli una risposta precisa e dettagliata in merito alla data dello scoppio e conseguente crollo del faro di Punta della Campanella che cercavo da un po’ di tempo.  
“L’incendio ed il successivo scoppio presso l’infrastruttura in argomento è avvenuto il mattino del 6 agosto 1969.”
   
Pertanto, oltre alla data esatta - con precisazione della parte della giornata - ho appreso anche che lo scoppio fu conseguente ad un incendio, fatto al quale nessuno dei tanti terminesi e marinieri (M. della Lobra e M. del Cantone) da me intervistati aveva fatto riferimento. Al contrario, quasi tutti avevano precisato che sorsero forti sospetti che l’evento fosse stato causato volontariamente proprio da un fanalista (così sono chiamati localmente, più corretto sarebbe farista), fatto mai dimostrato, almeno a quanto ne sappia io.
  
Avendo aggiunto al mio quesito principale “sarei felice di conoscere anche quella (data) di inizio attività”, il suddetto Comando ha gentilmente fornito detta informazione con una precisazione che ha suscitato in me ulteriore curiosità:
“Per completezza di informazione, si comunica che il faro è stato attivato a cura del Regno delle due Sicilie nel 1848 su un fabbricato a due piani già esistente.”
Ovviamente, mi riferisco all'essere venuto a conoscenza del fatto che nel 1848 già vi fosse un fabbricato a due piani, distinto dalla Torre Minerva, che si trovava a monte. 
Risolto un interrogativo, ne sorge un altro, anzi due poiché Stefano Ruocco (presidente dell’Archeoclub locale, al corrente della mia ricerca), oltre a un paio di foto qui riportate, mi ha inviato il documento qui in basso che, secondo me, aveva mal interpretato vedendolo come un progetto di costruzione, datato proprio 1848, nel qual caso il fabbricato non sarebbe stato preesistente, contraddicendo quanto riportato nei registri del Regno delle Due Sicilie
A mio parere, si tratta invece di un preventivo o consuntivo economico per la sola “accensione” del faro al primo anno di attività, avvalorato dal fatto che i costi delle “fabbriche” sembrano non congrui per la costruzione dell’intero edificio e quindi dovrebbero essere relativi al solo adattamento. Ma c’è di più, se la "Pianta" in basso a sinistra illustra la posizione esatta del fabbricato - a valle della Torre Minerva e separato da essa - nonché l’accesso tramite le scale in buona parte ancora oggi visibili, la ripartizione dei vani e la terrazza semicircolare che si affaccia sul mare, nel “Prospetto” si vede la lanterna chiaramente posizionata davanti ad un edificio ad un solo piano e non “su un fabbricato a due piani” come invece è scritto nei documenti e come in si vede dalle fotografie d’epoca. La faccenda si fa sempre più confusa ...

Avevo preparato questo testo stamattina prima di andare a Napoli a cercare ulteriori notizie e foto dell'evento da aggiungere a quelle surriportate ma, scorrendo le edizioni sia Il Mattino che il Roma dei giorni successivi, non ne ho trovato cenno. Per ora, pur non avendo la certezza assoluta della data, dobbiamo prendere per buona quella fornita da MariFari.

Sarò "costretto" a continuare le mie ricerche per cercare di risolvere quest'altro "mistero di Punta della Campanella".

domenica 28 agosto 2016

Piromani? Niente scuse, sono incendiari!

Non vi fate prendere in giro dalla stampa che spesso utilizza termini specifici a sproposito (vedi l’abuso di eroi, strade killer, ...), i protagonisti di questo post sono gli incendiari, che dovrebbero essere condannati “al rogo” (così si rimane in tema e staranno nel loro elemento preferito) e non i piromani, che dovrebbero essere solo individuati e curati. 

A scanso di equivoci, faccio notare che quello che brucia nella foto è il "fantoccio della Gibiana", così come si bruciano tanti altri pupazzi in feste tradizionali.

A seguire ecco le definizioni dei vari lemmi, così come riportate nel vocabolario Treccani:
  • incendiàrio  s. m. [dal lat. incendiarius, der. di incendĕre «incendiare»] ... 2. s. m. (f. -a) Autore volontario di un incendio, o anche chi provoca incendî a fini criminali o per impulso piromane.
  • piròmane  s. m. e f. [tratto da piromania]. – Che, o chi, è affetto da piromania
  • piromanìa s. f. [comp. di piro- e -mania]. – Impulso ossessivo a provocare incendî; mania incendiaria.
   
Secondo voi, è corretto assimilare un cleptomane ad un ladro? Così come tutti i cleptomani rubano, ma non sono ladri veri e propri, tutti i piromani sono incendiari, ma non tutti gli incendiari hanno la scusa di essere “piromani” compulsivi.
  • compulsivo agg. [der. di compulsione]. – In psichiatria, di impulso, comportamento, atto e sim., che viene eseguito da un soggetto in modo macchinale e infrenabile, come sintomo di una varietà di disturbi del comportamento e neurologici
Credo che gli artefici degli incendi siano del tipo “chi provoca incendî a fini criminali”, ma anche se fossero piromani l’utilizzo del più appropriato termine “incendiario” sarebbe assolutamente corretto.
Si sentono in giro illazioni di ogni tipo, da qualcuna abbastanza plausibile ad altre estremamente fantasiose (seppur non del tutto impossibili), come è noto la realtà supera talvolta la fantasia. Pastori, forestali, cacciatori, palazzinari, rocciatori, elicotteristi, piloti, società che gestiscono Canadair ed elicotteri, funzionari di Regioni e Province, Protezione Civile, ... tutti sono inseriti almeno in qualche ipotesi di organizzazione criminale.
L’unica categoria che escluderei assolutamente è quella dei veri piromani, quelli maniacali, vedendo negli eventi una - purtroppo - perfetta pianificazione, vale a dire scelta di un giorno di vento, inneschi lasciati in più punti (se un focherello si autoestingue, quello più avanti avrà miglior sorte ... dal loro punto di vista), inizio dell’incendio in tarda serata (l’autocombustione - evento quasi impossibile nelle ore più calde non è assolutamente ipotizzabile all’imbrunire e oltre) quando gli elicotteri non volano e quindi non possono intervenire per varie ore, ed infine la contemporaneità di più incendi che qualcuno vorrebbe far passare per pura sfortuna o causate da condizioni meteo particolarmente avverse e concomitanti (secco, vento, temperatura alta).
Molti ricorderanno che poche settimane or sono scoppiarono quasi contemporaneamente due grandi incendi nel Golfo di Napoli: a Capri e sul Vesuvio. Ovviamente ci furono problemi a gestire i pochi mezzi antincendio dovendoli dividere in due emergenze aggravate dal fatto di essere molto vicine ad aree antropizzate.
Queste “casualità” sono spesso ricorrenti anche nel piccolo, con vari incendi minori che scoppiano contemporaneamente in aree difficilmente raggiungibili e/o dove gli elicotteri non intervengono per essere troppo vicini alle abitazioni.
Ciò fa presupporre una regia di alto livello, una mente (?) che organizza e dispone, che manda gli incendiari a fare il “lavoro sporco”  e tiene per sé i vantaggi conseguenti al fuoco.

Purtroppo tutto quanto detto sono chiacchiere, ipotesi, sospetti, illazioni, congetture e supposizioni e ciò che resta sono solo ceneri, fuliggine e carbone.
Molti sanno che ormai  da anni vado a constatare le conseguenze degli incendi, così come seguo la ricrescita di piante e arbusti, prima in quanto dovevo verificare se avrei potuto percorrere quei sentieri con i gruppi che accompagnavo per lavoro, oggi solo per informare e far rendere conto di cosa rimane dopo un incendio. 
Non vorrei apparire presuntuoso o “ blasfemo”, ma penso che le immagini possano trasmetter il senso della desolazione molto meglio delle sole parole in un breve articolo spesso concluso con banali commenti del tipo copia e incolla. Giusto a mo' di esempio, sono certo che concorderete che le scarne cronache di attentati, terremoti, frane, inondazioni suscitano meno impressione rispetto alle foto, anche se nude e crude e senza commento.
credo che le foto possano riuscire a sensibilizzare un certo numero di persone che non sono a diretto contatto con il problema degli incendi e che possano insegnare a qualche sprovveduto i rischi dei fuochi liberi all’aperto, per altro vietatissimi in estate, come successe l’anno scorso a seguito di un pic-nic alle spalle della cappella di San Costanzo.
Per i suddetti motivi anche questa volta sono andato in ricognizione nei luoghi dell’incendio che nei giorni scorsi ha interessato una vastissima area, da Nerano verso Ieranto e praticamente tutti i versanti di Monte San Costanzo, fino a Punta Campanella.

     

domenica 27 settembre 2015

Monte Vico Alvano una settimana dopo il devastante incendio

Ancora una volta un post di interesse locale anche se gli incendi sono più o meno simili dovunque.
Come programmato sono andato a rendermi conto dei danni provocati dal vasto e prolungato incendio che ha interessato Monte Vico Alvano poco più di una settimana fa. Si è detto che l’incendio stavolta è stato innescato dall’auto andata a fuoco nei pressi di Tordigliano (statale Amalfitana), ma pur essendo vero ed accertato il fortuito incendio della vettura, mi restano dei dubbi su come il fuoco abbia potuto fare tanto cammino apparentemente senza una vera continuità, salendo lungo le pendici meridionali dei Lattari e ridiscendendo il versante ovest. Non ho elementi certi per affermarlo, ma l’ipotesi di “qualcuno” che abbia approfittato di un incendio fortuito per appiccarne un altro voluto e mirato non mi sembra del tutto lontana dalla realtà.
Passando ora all’argomento della fruizione del sentiero principale (facente parte dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI300) comincio col dire che la transitabilità non è stata in alcun modo compromessa. C’era da aspettarselo in quanto non ci sono tratti esposti, non ci sono parti soggette a frane o caduta massi ed era estremamente improbabile che qualche albero caduto potesse bloccare il sentiero. Tuttavia le conseguenze di questo incendio sono un po’ diverse dagli altri occorsi di recente come nell’area San Costanzo e Marecoccola. In questo caso la superficie andata a fuoco è più vasta (anche se in buona parte ripidissima, priva di qualunque traccia percorribile) e la sezione di sentiero interessata (bordata da vegetazione arsa) è lunga ben oltre i 3 chilometri.
   
Il paesaggio è più desolante degli altri simili ed il sentiero (anche a causa delle recenti piogge) mi è apparso più pietroso del solito. I panorami “a lunga gittata” restano senz’altro belli e affascinanti, ma allo stato attuale nelle immediate vicinanze degli escursionisti c’è ben poco da ammirare. I frequentatori abituali del sentiero che speravano che almeno si fosse ottenuto un vantaggio trovando il passaggio fra gli arbusti (che spesso quasi “chiudono” le tese) allargato e senza frasche invadenti rimarranno delusi. Che possa far piacere o meno questa situazione non è assolutamente migliorata. (foto del percorso da Colli San Pietro al cancellodi Arola)
Fin qui le cattive notizie conseguenti all’incendio (pessima notizia), ma come avevo anticipato nell’introduzione dell’album di foto scattate  Per certi versi i danni sono stati maggiori di quanto mi aspettassi, per altri minori di quanto temessi.” e quindi ora spiego cosa intendessi dire. Pur essendo vero che la devastazione è quasi totale e che le ceneri coprono quasi tutto, mediamente gli arbusti sono apparentemente in condizioni migliori di quelli della Marecoccola e San Costanzo. Ciò lascia molto ben sperare vista la velocissima ripresa della vegetazione negli altri due casi (foto "dimostrative" in questo album).
   
Osservando ciò che è rimasto o anche semplicemente comparando le foto si può dedurre che lungo le pendici di Monte Vico Alvano il fuoco è passato tanto velocemente da non riuscire a carbonizzare gli arbusti. Di conseguenza, se lungo il sentiero della Marecoccola (Sirenuse) folti gruppi di verdi germogli sono già spuntati fra ramoscelli completamente neri e senza una sola foglia c’è da aspettarsi che i cespugli di Monte Vico Alvano appena anneriti e ancora con frasche, seppur secche, si riprendano più che bene ed in tempi rapidi.
Staremo a vedere ...

domenica 20 settembre 2015

Sirenuse e non solo: incendi e ciò che segue

Questo post è chiaramente “locale” e rivolto in particolare agli escursionisti.
Una decina di giorni fa un ulteriore incendio ha interessato il circuito escursionistico delle Sirenuse, nei pressi di Borra, poco più in basso e più a ovest di quello del 13 agosto. Il sentiero continua ad essere normalmente percorribile.
Si sta provvedendo a ripulire i lati della traccia ed a potare gli arbusti completamente bruciati in modo da favorire la crescita di germogli più vigorosi, se ciò dovesse accadere. Approfittando dell’incendio si torna a passare sulla vecchia traccia CAI, a monte della ripida scala con passamano, molto più comoda, sicura e panoramica di quella “comparsa” una decina di anni fa.
In alcuni brevi tratti, a causa della mancanza (temporanea) di vegetazione che guidava gli escursionisti creando barriere naturali, sono stati aggiunti alcuni segnavia rendendo più facile l’individuazione del percorso a coloro che non lo conoscono.
   
In questa serie di foto del 12 settembre si vedono i danni del fuoco di una decina di giorni fa, arrivato fino al margine del sentiero, la bonifica della scala (rimozione del passamano bruciato) e l’aggiunta di segnavia. Altre indicazioni le trovate nelle didascalie delle foto.
Una buona notizia è che ieri, andando a rendermi conto dei danni dell’incendio su Monte Vico Alvano del 18-19 settembre, ho anche fatto una veloce puntata al Pizzetiello (Sirenuse) notando che molti arbusti e alberi hanno già cominciato a rigettare. Ci sono tanti nuovi germogli di mirto, molti di tagliamani e di ginestra, ma ne ho notati anche vari di lentisco e alcuni di erica e roverellaEcco una dozzina di foto di germogli vari anche se la luce non mi ha favorito (cielo completamente coperto). Le specie ritratte le trovate nelle didascalie delle foto.
   
Nei prossimi giorni, sperando in una luce migliore, andrò a Monte Vico Alvano e, potendo, mi spingerò anche fino alla croce e alla sella di Arola e, ovviamente, vi terrò informati. 
Questo è uno scatto di ieri, mentre si vedevano ancora vari fili di fumo.

domenica 30 agosto 2015

Nuova idea balzana (ma non tanto) e provocazione (costruttiva)

Molti conoscono la piccola Pineta di San Costanzo, che copre circa 13 ettari della parte alta dei pendii meridionali del monte omonimo, dal crinale fino a quote di circa 200 inferiori. Fu impiantata a metà del secolo scorso e furono anche costruiti una marea di bassi muretti a secco creando una lunga teoria di stretti terrazzamenti collegati fra loro in più parti con lunghi sentierini longitudinali (quindi quasi assolutamente in piano) e qualcuno diagonale o zigzagante per consentire agevoli cambi di quota. Queste tracce sono tuttora facilmente individuabili ed in discreto stato, ma sono pochissimi quelli che le hanno percorse e ancor meno coloro che continuano a frequentarle. Pur non conoscendole tutte, io le ho percorse numerose volte, soprattutto percorrendo l’Alta Via dei Monti Lattari (CAI300) da Nerano, per passare direttamente al sentiero verso Campo Vetavole senza dovermi sobbarcare la ripida e più assolata salita che bordeggia il limite orientale del bosco.

Essendomi recato in loco per rendermi conto degli effettivi danni riportati dalla vegetazione a seguito dell’incendio del 13 agosto scorso, mi è balenata in mente l’idea (certamente balzana per alcuni) di profittare del disastro dell’incendio (che ha bruciato quasi tutto il sottobosco) per ricavarne almeno qualcosa di buono. Eccola:
  • ripristinare ed evidenziare i sentieri della pineta per consentire facili passeggiate,
  • rilevarli e mapparli eventualmente proponendo un percorso circolare,
  • facilitare l'accesso all’area in caso di emergenze,
  • creare una scorciatoia per il percorso CAI300,
  • rendere facilmente fruibili punti panoramici e/o meditativi (entrambi non mancano) con il posizionamento di qualche panchina, anche semplicemente in pietra,
  • ovviamente non prevedere alcuna area barbecue!!!
Quest’ultimo è un chiaro riferimento alle cause del recente incendio e qui entra in gioco un’ulteriore idea balzana, ma anche per questa mi sento di affermare che gli aspetti positivi sono di gran lunga maggiori di quelli negativi. Preciso che ciò che vado ad esporre si basa su quanto è stato detto e scritto in merito “all’incidente” in questione. Considerato che tutte le versioni lette e campane ascoltate sono più o meno concordanti ritengo che quanto segue sia vero:
  • si è trattato di puro incidente (dovuto a leggerezza, irresponsabilità o sfortuna poco importa non dovendo giudicare),
  • i giovani piromani accidentali hanno poi tentato di fare qualcosa per limitare i danni anche se senza successo,
  • buona parte di loro sono stati identificati,
  • gli stessi si sono dichiarati “pentiti”.
Quello che non so assolutamente è se siano stati sanzionati, denunciati, scagionati o in attesa di giudizio. In altri paesi in tempi brevi si sarebbe deciso qualcosa e molto probabilmente (al di là di eventuali risarcimento danni, multe, ecc.) i giovani sarebbero stati “condannati” a prestare la propria opera gratuita nell’ambito dei servizi sociali per un certo periodo di tempo. Considerata la natura del “misfatto”, e soprattutto delle sue conseguenze, perché non anticipare i tempi ed invitarli (non certo obbligarli) a partecipare volontariamente alla pulizia, individuazione e sistemazione dei sentieri, rimozione di alcuni tronchi e rami che ostruiscono il passaggio e altri piccoli lavori per i quali non è richiesta alcuna competenza specifica, il tutto sotto la direzione e vigilanza di personale comunale, della Forestale o della Comunità Montana?
   

   
Se questa fosse una strada praticabile, con la loro volontaria collaborazione i giovani incendiari involontari potrebbero dimostrare in modo tangibile la loro buona fede e il loro “pentimento”, agendo in modo pratico per riparare, seppur in minima parte, ai danni accidentalmente provocati.
Sono sicuro che non sarebbe neanche necessario contattarli direttamente in quanto un semplice appello diramato via social network, internet o stampa locale potrà fungere da convocazione informale e giungerà alle loro orecchie. Chi vorrà potrà partecipare, anche con amici solidali, e a nessuno verrà chiaramente chiesto se effettivamente fosse presente al party (e quindi è venuto ad “espiare”) o se è venuto per puro spirito civico e collaborativo.
Vedendolo come un inusuale parco pubblico, sarà senz’altro opportuno e gradito il coinvolgimento della comunità terminese in senso lato, al di là delle appartenenze ad associazioni e gruppi politici.
Similmente ad altre mie proposte, anche questo programma non esige grandi progetti redatti da supertecnici e tantomeno budget esorbitanti. Buonsenso, criterio e buona volontà saranno più che sufficienti, sempre e comunque nel rispetto delle norme.
Al più presto formalizzerò una richiesta ufficiale in tal senso al Comune, allegando planimetria e un buon numero di foto.

sabato 15 agosto 2015

Integrazioni ai post precedenti (incendi e animali pericolosi, ma protetti)

Incendi in Penisola Sorrentina
Ho pubblicato le foto dello sconfortante e deprimente paesaggio di parte del Sentiero delle Sirenuse e delle pendici meridionali di Monte San Costanzo.
Entrambe gli incendi si sono protratti per molte ore. Infatti, nonostante l'impegno di uomini e l'ausilio di Canadair ed elicotteri, non si riuscì ad estinguere del tutto il fuoco non essendo possibile un intervento meticoloso data la particolare natura del terreno e della vegetazione. In particolare, queste foto mostrano come il fuoco possa rimanere sotto la corteccia di un pino e dopo varie ore, con l'aiuto di una semplice brezza, re-innescare le fiamme. (foto scattate alle 15.13)
   
Potete anche confrontare le immagini del video della passeggiata mattutina (nel quale si vedono entrambe i sentieri a valle del radar" (a sud) ancora non raggiunti dalle fiamme) con le foto scattate nel pomeriggio che mostrano come nel corso della mattinata il fuoco li abbia superati entrambi giungendo fino alla recinzione. 


Prima di proporvi alcuni articoli di cronaca apparsi su quotidiani nazionali dopo il mio post dell’8 agosto, e prima che qualcuno commenti a sproposito, ribadisco che non ce l’ho con i cani, né con chi li detiene in modo corretto ed appropriato e che apprezzo chi ne ha cura. Egualmente non ho niente contro i cinghiali, solo critico chi ha contribuito a creare una situazione di emergenza e non fa niente per porvi rimedio, anzi ostacola chi ci prova.
     
Cani mordaci (che possono procurare danni molto seri)
Uno degli articoli di seguito linkati riporta una sfilza di incidenti simili scelti fra quelli che arrivano alla stampa, quindi elenco parziale. Ma tutti questi eventi devono pur avere qualche punto in comune ... ci deve essere qualcosa che non va. Certamente esistono varie concause e oltre ai proprietari “poco attenti” (solito eufemismo) penso che quelli che fanno giocare i propri figli con cani di razze potenzialmente pericolose, privi di museruola, siano dei veri irresponsabili e avranno molto da rimproverarsi per il resto della loro vita (se hanno un minimo di coscienza). 
Sottolineo che questi sono tre casi avvenuti in soli 4 giorni, dopo la pubblicazione del mio post. I tanti cinofili civili e responsabili dovrebbero far sentire la loro voce su questo tema, sulla mancanza di controllo e di educazione in particolare per specie di grossa taglia, sul mancato rispetto dell'obbligo di microchip, sul fatto che pochi raccolgono quello che i loro cani lasciano sui marciapiedi o sulle spiagge (per fare qualche esempio) e non lamentarsi quando poi qualcuno li critica (seppur ingiustamente) facendo di ogni erba un fascio.

Fauna selvatica fuori controllo
Si parla di nuovo di cinghiali ed in particolare quelli del Parco del Cilento. Qualcuno ha valutato che ormai in Campania ce ne siano circa 2.000.000 (due milioni) che, pur causando molti danni, sono "intoccabili" come in gran parte delle altre regioni. Il Sindaco di Ottati ne aveva autorizzato temporaneamente la caccia, ma è stato subito attaccato dal WWF e bloccato dal Prefetto. Quindi tanti continueranno a subire danni, pochi saranno risarciti per l’effettivo valore, comunque tutti pagheremo (denaro pubblico) e non ci resta che sperare che almeno non ci scappi qualche altro morto.

mercoledì 13 maggio 2015

Fornace per palle arroventate ... di che si parla?

L'anno scorso avevo avuto modo di osservare questa strana costruzione sulla punta meridionale di Cala Sant Esteve, nei pressi del Forte Marlborough, e già allora nutrii dubbi sulla sua possibile funzione. Non mi sembrava una torre a giudicare dalle mura interne, dall’apertura al piano terra e dalla mancanza di una solida copertura, né sembrava una calcara per mancanza di materia prima nelle vicinanze e per la sua forma interna ad imbuto. 
   

Infine mi incuriosiva il fatto che fosse inclinata verso il mare, come risulta evidente osservando l'orizzonte della seconda foto, pur non essendo in rovina.
A conclusione di una ricerca non facilissima ho scoperto che i pochi testi che citano questo edificio sottolineano proprio il fatto che molti sbagliano considerandola una torre in quanto era una fornace da palleNella fattispecie, la sua struttura non è esattamente quella descritta in nel Trattato di pirotecnìa militare (1831, Ferdinando Biondi Perelli) ma le sue caratteristiche sono compatibili con quest’uso.
L’utilizzo delle palle arroventate (o roventi) ebbe la sua auge fra i secoli XVIII e XIX, quando i pezzi d’artiglieria avevano una gittata adeguata, le operazioni di riscaldamento e trasferimento delle palle si potevano svolgere con una certa sicurezza e, ovviamente, le navi erano ancora costruite in legno. Per facilitare la fuoriuscita delle palle già portate a giusta temperatura c'erano guide in pietra, con adeguata pendenza. Forse è pura fantasia, ma ciò potrebbe giustificare l'inclinazione dell'intera torre per facilitare la costruzione di un piano inclinato più difficilmente inseribile in una struttura circolare. 
Proprio per la loro pericolosità solo in un paio di casi furono installati su navi, di solito erano localizzati presso l'ingresso di un porto, a difesa dello stesso, ma non solo. Qui a destra vedete una fornace americana della prima metà del XIX secolo (Fort Macon - North Carolina, USA).
Il lancio di proietti(li) incendiari è antichissimo, ma fino ad epoche moderne questa tecnica era limitata dalla scarsa gittata delle catapulte, archi e balestre scagliavano materiali in fiamme sulle attrezzature nemiche.
La differenza, in particolare per le navi è sostanziale. Per avere efficacia le palle dovevano essere arroventate, fin quasi al punto di fusione, e  (che più facilmente prendevano fuoco) ora si mirava allo scafo. Anche palle relativamente piccole potevano essere letali infatti, avendo accumulato un gran quantità di calore, potevano carbonizzare lentamente il legno nel quale si erano conficcate e le successive fiamme potevano divampare anche molto più tardi. Nei trattati militari dell'800 si citano casi in cui detti proiettili, penetrati nel fasciame della nave, avessero innescato l'incendio parecchie ore dopo. 
In italiano ho recuperato poche notizie, ma in inglese e spagnolo se ne trovano molte di più. Agli interessati segnalo che detti proiettili in inglese sono hot shots e in spagnolo balas rojas.
Andando in giro e investigando si scoprono sempre nuove cose ...

domenica 18 gennaio 2015

Video del verde che torna su Monte San Costanzo

Celebro questo 300° post di Discettazioni Erranti con un filmato di 3'46" caricato sia su YouTube che su Vimeo, disponibile anche in HD.
Come avevo anticipato in un precedente post, ho montato un breve video dei progressi della vegetazione su Monte San Costanzo, dopo l’incendio del 5 novembre scorso. Comincia con una rapida sequenza di varie foto della zona di Rezzale scattate pochissimi giorni dopo il passaggio del fuoco. Le riprese sono inserite in ordine cronologico, quindi seguono il percorso da via Campanella a Rezzale per poi continuare lungo crinale fino a Campo Vetavole e al belvedere frana di Mitigliano

Con alcune didascalie ho evidenziato la differenza fra il marroncino dell’erba secca punteggiata da arbusti sempreverdi (pendici orientali, quelle che si affacciano sulla baia di Jeranto) e il verde brillante delle nuove foglie che a meno di due mesi dall'incendio forniscono al Monte San Costanzo un colore insolito per l’inverno e ben diverso dal nero di poche settimane prima.
Non ho potuto fare a meno di aggiungere un paio di riprese verso Jeranto e Li Galli, nonché alcune con Capri sullo sfondo.
Le riprese sono del 27 dicembre 2014, 52 giorni dopo l’evento. 
Link al video su YouTube http://youtu.be/5mlbQI13Hcw
Link al video su Vimeo https://vimeo.com/117060498

mercoledì 14 gennaio 2015

Al lupo, al lupo! … Al fuoco, al fuoco!

Pur non meravigliandomi più di niente (avendo una certa età e una certa esperienza di vita) continuo a non trovare ragioni o motivi per l’insensata abitudine di fare di un evento (seppur spiacevole) una catastrofe. Quante volte vi sarà capitato di leggere titoli come “Crolla palazzo”, ma poi scoprire che si trattava di un paio di calcinacci caduti da un cornicione, o “Strage di …” attribuito alla morte di un paio di esemplari di qualsivoglia specie dimenticando (o ignorando) il reale significato della parola: “Uccisione di una grande quantità di persone o di animali”. E non voglio, in questa sede, allargare il discorso al pessimo e fuorviante uso che anche testate nazionali, in particolare parlando di sport, fanno di termini come “eroe” associandolo a uno strapagato atleta. Definizione di eroe: "chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie."
Dal titolo avrete probabilmente presagito che in questo caso mi riferisco invece alle solite descrizioni di incendi “devastanti” che "desertificano aree immense" e "riducono in cenere decine di ettari di macchia e boschi" ...
Badate bene, non giustifico assolutamente i piromani e non sarò certo io ad oppormi a qualsivoglia punizione esemplare gli si voglia infliggere ... ma perché chi ci fornisce opportunamente la notizia, che è bene che venga divulgata quanto più possibile, non si limita a descrivere cosa è veramente successo e quali sono le effettive conseguenze?
A lungo andare chi crederà più ai titoli e alle descrizioni catastrofiche?
In questo specifico caso, i tanti che nei giorni scorsi hanno percorso il Nastro Azzurro o la Meta-Amalfi in prossimità dei Colli di San Pietro si sono resi conto che i danni alla vegetazione di Monte Vico Alvano sono limitati ad uno spicchio del suo versante occidentale, esettamente il cuneo fra la seconda e terza Tesa come è possibile vedere da questa foto.


Servono frasi come "rischia di minacciare le case ed il Castello Colonna" o peggio "l'incendio si è allontanato dalle case dirigendosi verso la croce ed estinguendosi dopo aver bruciato tutto" riportate e copiate da vari siti, blog e giornali online?? Voglio sottolineare il "bruciato tutto" ... vi sembra una descrizione accurata e veritiera? O è tutto tornato verde in una sola settimana? In merito a quest'ultima ipotesi nutro seri dubbi.
In questo album Google+ ho pubblicato 40 foto per far vedere parte di ciò che è realmente andato a fuoco (purtroppo), ma anche e sopratutto mostrare che tutta la parte alta è solo secca (come è normale che sia in questa stagione), che il sentiero è perfettamente transitabile e, con le foto panoramiche, che resta una delle più belle e facili escursioni della parte sorrentina dei Monti Lattari.

Come già ebbi modo di scrivere di recente, io sono come San Simone ... prefirisco controllare di persona. Come avrete notato, quando ho notizia di qualche "disastro" che interessa natura e/o sentieri alla prima occasione vado a verificare e poi cerco di descrivere la situazione nel modo più preciso (reale) possibile avvalendomi anche di foto e talvolta di cartine realizzate all'uopo (vedi mappa essenziale a sinistra. Vi rassicuro infine confermando che la passeggiata è tuttora fattibile, senza neanche il pericolo di sporcarsi. I vari (soliti) inneschi in sequenza sono stati piazzati al margine della seconda Tesa ed il fuoco non ha superato il muretto che delimita a valle la terza Tesa. Tutta la parte sommitale non ha subito il benché minimo danno.
Andate quindi a Monte Vico Alvano e chissà che non riusciate ad evitare qualche ulteriore incendio o ad avvisare chi di dovere prima che il fuoco si propaghi. So di persone che avevano in programma tale escursione ma, a causa delle notizie allarmistiche (Cui prodest?), hanno cambiato percorso.