Visualizzazione post con etichetta Senegal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Senegal. Mostra tutti i post

domenica 3 ottobre 2021

Micro-recensioni 271-275: ultimo gruppo di World Cinema (per ora)

Vi rientrano ben 2 film africani, di cinematografie quasi o del tutto sconosciute; se Ousmane Sembène ha la sua meritata fama, e non solo come regista ma anche come scrittore senegalese, il cinema marocchino è stato per me novità assoluta. Completano la cinquina tre film al limite dell’avanguardia – sperimentazione, prodotti in paesi certamente con una più lunga tradizione alle spalle: Colombia, Francia e USA.

 
Duelle (Jacques Rivette, 1976, Fra)

Fra i primi esponenti della Nouvelle Vague, Rivette è quello che nel tempo è rimasto più fedele alle (allora) nuove interpretazioni della cinematografia e non ha mai inseguito il facile successo di pubblico … e quindi è attualmente fra i meno noti (quasi tutti conoscono solo i nomi di Truffaut e Godard). La costruzione del film è veramente inusuale e si avvantaggia del fatto di essere un fantasy lasciando quindi spazio a una messa in scena raramente realistica. Fino a oltre metà film si vedono i protagonisti (una mezza dozzina) affrontarsi a due o tre per volta, a volte sono complici e/o amanti, altre nemici che si minacciano. Anche se ci sono due figure dominanti, le loro mire e aspettative non sono ben chiare e tutto è sempre rimandato al confronto finale. Originale il commento sonoro, spesso realizzato in scena da un pianista inquadrato sullo sfondo. Secondo me, è un vero film da Nouvelle Vague, di ottimo livello, e quindi la visione è indispensabile per chi fosse interessato alla sperimentazione e voglia andare oltre i soliti Truffaut e Godard.

You Were Never Really Here (Lynne Ramsay, 2017, UK)

Noir, ma non tanto, un poco splatter, il solitario protagonista psicotico, calmo ma all’occorrenza violento, si trova immischiato in una trama politico-pedofila. In effetti la sceneggiatura ha molte lacune e non le trovo eccezionale, ma è la narrazione per immagini che distingue questo film da tanti altri semplicemente violenti. Pur avendo avuto scarsa risonanza, ha ottenuto ben 25 vittorie e 76 candidature in festival internazionali, fra cui premio miglior attore per Joaquim Phoenix e miglior sceneggiatura (dissento) per Lynne Ramsay, nonché Nomination Palma d’Oro a Cannes. Riprese, colori, commento sonoro, montaggio e brevi flashback ben gestiti rendono questo film quasi unico nel suo genere e per questo motivo troverete tante recensioni che lo esaltano e altre che lo stroncano (IMDb 6,8, RT 89%). Realizzazione molto interessante, direi da guardare con attenzione e poi giudicare. Suggerisco la lettura di questo ottimo articolo che approfondisce vari elementi del film

  
Mandabi (The Money Order) (Ousmane Sembène, 1968, Sen)

Secondo dei soli 9 film diretti da Ousmane Sembène, il primo in assoluto ad essere parlato in Wolof, idioma non solo del Senegal ma anche di varie regioni limitrofe in Gambia, Guinea, Guinea-Bissau, Mali e Mauritania. Come nella maggior parte dei suoi lavori (romanzi e film) l’autore centra la sua attenzione sulla difficile transizione dalla società tribale a quella occidentale, sulla corruzione dei vari travet della pubblica amministrazione, sulla differenza di casta derivante fra chi parla anche francese e da chi non sa neanche leggere e scrivere. Emblematico è il caso del protagonista (con 2 mogli e 7 figli ma senza un soldo) che riceve un vaglia da un nipote che lavora a Parigi e tenta di incassarlo. Appena si sparge la voce della probabile disponibilità di denaro, molti si fanno avanti per chiedere aiuti, riscuotere crediti pregressi, tentare di ottenere tangenti per l’incasso che nell’immediato è impossibile per mancanza di un documento di identità. Si mettono in risalto tutte le fisime di chi vuole apparire ricco (non essendolo per niente) e di chi vuole approfittare spudoratamente dell’ingenuità di altri. Interessante visione di una società in rapida evoluzione che, penso, ben pochi conoscono (se non i francesi).

Los hongos (Óscar Ruiz Navia, 2014, Col)

Altro film che classificherei sperimentale, soprattutto per la mancanza di una trama ben definita. Inizia con il licenziamento di un giovane operaio di cantiere poiché viene scoperto a rubare vernice, anche se non per interesse economico ma per realizzare murales e graffiti. Si associa ad un altro ragazzo con simili interessi e la storia segue i due fra incontri con altri sodali, radio libere rivoluzionarie, repressioni da parte della, polizia, musica alternativa, un po’ di sesso e fumo, trans che si prostituiscono, ecc. con il padre di uno che è un apprezzato cantante tradizionale che si esibisce anche in tv mentre il ragazzo accudisce amorevolmente la nonna che dispensa pillole di saggezza. Una volta tanto, un film colombiano che non tratta solo di narcos e tragedie familiari, ma offre uno spaccato della società di Cali, né straricca, né borghese, né poverissima.

About Some Meaningless Events (Mostafa Derkaoui, 1974, Mar)

Anche se devo ammettere che l’idea originale sia buona (una specie di documentario che si trasforma in film), in fin dei conti la realizzazione lascia molto a desiderare. Troppa camera a mano con primissimi piani (la lunghissima parte nel bar è oltremodo noiosa e conclude ben poco), dialoghi scadenti se non addirittura insensati e poco plausibili, si rivelano la palla al piede di un film realizzato da un gruppo di studenti di buona volontà ma con poche idee e poco brillanti.

sabato 19 dicembre 2020

micro-recensioni 421-425: un classico di Blasetti e 4 film senegalesi

Dopo aver guardato tempo fa il primo e l’ultimo dei 9 film diretti da Ousmane Sembene - La noir de … (1966) e Mooladé (2004) – ne ho recuperati altri 4, prodotti fra il 1975 e il 2001. Il regista senegalese è stato uno dei più noti e apprezzati della (molto limitata) cinematografia africana; approdato al cinema verso i 40 anni, si è occupato soprattutto dei problemi sociali, da quelli conseguenti alla transizione dal colonialismo francese all’indipendenza, ai conflitti fra le comunità tribali e quelle religiose, soprattutto le islamiche e cristiane. Anche quando non sono al centro della trama, sono spesso inseriti allusioni alla condizione femminile e a quella giovanile. -Sempre piacevoli ed interessanti per aprirci gli occhi su un mondo sconosciuto, almeno ai più.

 

Guelwaar (Ousmane Sembene, Sen, 1992)

Film drammatico con qualche spunto da commedia, che inizia con uno scambio di cadavere, oltretutto un cristiano seppellito in cimitero mussulmano. Sembene mette in risalto non solo le posizioni radicali delle due comunità religiose, ma anche il difficile controllo delle conseguenti tensioni che risultano difficili da gestire da parte dei pochi membri della polizia e anche dai politici locali, quasi del tutto ignorati in ambienti rurali. Altra problematica proposta e quella degli emigrati in Francia che ritornano quasi da stranieri e l’eterno conflitto della lingua: quella ufficiale è il francese ma la maggior parte degli abitanti (e la quasi totalità dei ceti bassi) stentano a capirlo parlano solo wolofImportanti e argomentati i discorsi contro gli aiuti internazionali che, secondo alcuni, bloccano lo spirito di iniziativa e sono in buona parte preda di politici o vengono venduti al mercato nero. Medaglia d’oro e Nomination Leone d’Oro a Venezia.

Faat-Kiné (Ousmane Sembene, Sen, 2001)

Attraverso molti flashback, viene proposta la vita di una donna indipendente che si è affermata da sola in ambito commerciale a dispetto dei tanti ostacoli da affrontare in una società maschilista. Resta orgogliosamente single pur avendo due figli, nati da uomini diversi. Tiene testa a pretendenti (che ambiscono soprattutto ai suoi soldi), a truffatori, a chi le chiede soldi. Pur essendo chiaramente una commedia, suggerisce interessanti considerazioni in merito alla variegata società cittadina del secolo, allo stile di vita di donne indipendenti che comunque sfoggiano i loro coloratissimi vestiti.

  

Xala (Ousmane Sembene, Sen, 1975)

Pura commedia sociale che ruota attorno ad una originale maledizione (temporanea impotenza, xala) lanciata all’indirizzo di un piccolo burocrate corrotto, in occasione del suo terzo matrimonio, in piena transizione di potere (colonia francese – indipendenza). Non mancano personaggi particolari e anche i rapporti matrimoniali (specialmente in considerazione della vigente poligamia) sono trattati in modo ironico.

Ceddo (Ousmane Sembene, Sen, 1977)

Il più statico e quindi noioso di tutti. Lunghissime scene ambientate in spiazzi polverosi nei quali si ritrovano e si confrontano i vari gruppi di potere, per lo più per i soliti motivi religiosi. Nella silenziosa attenzione generale, i fautori di una certa idea strillano le loro ragioni, ovviamente inascoltati dagli oppositori. Frasi a sensazione, basate quasi esclusivamente su dogmi religioni, quindi non dimostrabili. Una sceneggiatura assolutamente proponibile anche in teatro considerate i minimi set (naturali) e la quasi totale mancanza di azione. Affascinanti i coloratissimi variegati costumi tradizionali con originali copricapi; a differenza di Guelwaar molto poco convincente la colonna sonora, nella quale viene anche inserito un gospel. Premio Interfilm a Berlino.

Quattro passi fra le nuvole (Alessandro Blasetti, Ita, 1942)

Dramedy prodotta in pieno periodo II Guerra Mondiale, su soggetto di Cesare Zavattini. con un giovanile Gino Cervi e morale conclusiva. Viene considerato uno dei migliori film del regista romano e da alcuni un precursore del neorealismo. Nonostante il periodo, non c’è alcun riferimento al fascismo né alla guerra. Ben girato e interpretato, rientra a pieno titolo nella storia del cinema italiano il che giustifica il suo inserimento nella lista dei 100 film italiani da salvare, creata in occasione della Mostra del cinema di Venezia 2008.

giovedì 21 maggio 2020

Micro-recensioni 171-175: dal Senegal al Giappone, con due perle europee di mezzo

La caza (Carlos Saura, Spa, 1966) Orso d'argento a Berlino per la regia
Un ottimo film visto solo una volta, una quarantina di anni fa. Pur sapendo come va a finire, mantiene tutta la sua carica drammatica; con questa nuova visione e con una molto migliore conoscenza della storia politica e sociale spagnola rispetto ad allora, risultano molto più evidenti i tanti riferimenti all’era franchista e alla guerra civile. L’abbondanza di simboli, allusioni e similitudini ne fanno quasi un film allegorico.
A chi conosce Saura solo per i suoi famosi film e documentari a tema musicale, ricordo che la sua miglior produzione in quanto a cinema a soggetto è quella precedente quando, nonostante la censura franchista, riusciva a produrre interessanti film polemici e relativamente audaci mascherando le critiche al regime nel simbolismo. Agli stessi ricordo anche che Saura fu pupillo e poi amico di Buñuel che aveva grande stima dell’allievo. Per esempio, quando sospese Simón del desierto propose a Saura di continuarlo e poi nel contratto per La via lattea incluse una clausola nella quale si stabiliva che nel caso fosse impossibilitato a continuare le riprese queste sarebbero state affidate a Saura. Ad un occhio attento non sfugge l’influenza del maestro sull’allievo.
Senz’altro consiglio la visione di almeno questi 3 suoi film degli anni ’70: Ana y los lobos (1973), Cria cuervos (1976, Gran Premio Giuria a Cannes) e Mamá cumple 100 años (1979, Nomination Oscar).

Il diritto del più forte (Rainer Werner Fassbinder, Ger, 1975)
Fra i registi di spicco del Nuovo Cinema Tedesco fu superato per fama e stravaganza sono da Werner Herzog. Dichiaratamente omosessuale, si sposò due volte e nei suoi film comparvero più volte le sue mogli e suoi amanti; esperto in ogni settore del cinema si occupava spesso di molti aspetti oltre la regia ed ha al suo attivo una 40ina di film, in questo è protagonista. Molti suoi lavori affrontano temi forti, a volta scabrosi, come omofobia, razzismo, differenze sociali e dal punto di vista della morale comune sono spesso reputati osceni. Questo Fox and His Friends (titolo alternativo internazionale) si svolge quasi esclusivamente in ambiente omosessuale fra amori mercenari, conquiste, gelosie e tradimenti, tuttavia il tema centrale sono le differenze di classe, di cultura e di potere economico (come sottolineato nel titolo originale). Senz’altro sopra la media, vivamente consigliato a chi non è troppo puritano e bigotto.
Wife! Be Like a Rose! (Mikio Naruse, Jap, 1935)
Classico film di Naruse (1905-69), ottimo regista che ebbe la sfortuna di essere contemporaneo del gran maestro Yasujirô Ozu (1903-63) e di trattare temi comuni, con stile relativamente simile, risultando quindi sempre offuscato dalla sua fama.
Storia ben narrata e da lui stesso adattata a partire da un lavoro teatrale. Una giovane ed indipendente donna di Tokyo che vive con sua madre va a trovare il padre (che le ha abbandonate già da molti anni ed ha una nuova famiglia in campagna) per avere il suo tradizionale consenso alle nozze. Ciò che ognuno immaginava degli altri si rivelerà sbagliato e molti dovranno ricredersi e agire di conseguenza.
Si nota, in positivo, l’origine teatrale della sceneggiatura e dei dialoghi. Se gradite il genere, è un film da non perdere.

La noire de ... (Ousmane Sembene, Sen, 1966)
Dopo aver guardato un paio di mesi fa l’ultimo dei soli 9 film del senegalese Ousmane Sembene (Moolaadé, 2004), ho trovato il suo primo lungometraggio, di quasi 40 anni precedente. Notevole, specialmente in considerazione che si tratti di un esordio, mostra evidenti caratteristiche proprie della Nouvelle Vague francese, tanto in voga in quegli anni. A differenza dell’altro (e della maggior parte dei suoi film) questo si svolge quasi interamente a Parigi dove una giovane senegalese raggiunge la famiglia francese presso la quale già lavorava in Senegal come babysitter, ma ben presto le aspettative della ragazza andranno deluse.
Ben girato e ben fotografato in bianco e nero, evidenzia una regia molto attenta con buone inquadrature, montaggio snello e qualche dettaglio pregevole come la maschera di legno. Interessante visione.

Touki-Bouki (Djibril Diop Mambéty, Sen, 1973)
Di tutt’altro genere quest’altro senegalese, in bilico fra surrealismo e avant-garde, certamente meno incisivo del film di Ousmane Sembene. A volte risulta confuso per mancanza di continuità spazio-temporale e per gli inserti onirici. Apprezzabili tentativo, ma per surrealismo e avanguardia di rilievo ci vuole molto di più.