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venerdì 16 luglio 2021

Much Ado About Nothing (1599, William Shakespeare)

La versione italiana di questa commedia è intitolata Molto rumore per nulla, che mi sembra commento adatto a quanto involontariamente innescato dalle mie poche righe scritte per Camminate, accompagnate dalla foto in basso. Infatti ciò che volevo sottolineare era semplicemente la pessima comunicazione di tanti giornalisti (potendo usare il corsivo non ho bisogno delle in-colpevoli virgolette del post originale) sia televisivi che della carta stampata che, per scopi commerciali e/o pubblicitari, propongono al grande pubblico una serie di attività non sempre adatte veramente a tutti o che comunque necessitino di un minimo di preparazione e/o attrezzatura adatta.

Le due guide (non citate visto che evidenziavo una situazione di carattere generale) che accompagnavano la giornalista hanno scatenato un putiferio interpretando erroneamente il mio scritto, considerandolo come un attacco personale e avviando con altri anche una diatriba in merito alle qualifiche di guida (alpina, vulcanologica, escursionistica, di media montagna, ...) sfociata quasi in rissa. A farli desistere non sono bastati vari pacati e attenti commenti attinenti alla giusta interpretazione del post, che, ripeto, era critico soprattutto dei media in generale. 

Beh, se uno è capace lo può fare anche in trampoli, ma ciò non toglie che i rischi aumentino (scioccamente) e che la TV pubblica dovrebbe presentare quel tipo di sentiero camminando con equipaggiamento adeguato. (Giulio Terminiello in risposta a Vincenzo Somma)

Penso che non si sia capito cosa Visetti volesse puntualizzare nel post. Il sentiero degli Dei oramai è super conosciuto, nel momento in cui la Rai o comunque una rete pubblica decide di fare un servizio, non è una passerella di moda di Milano, c’è un abbigliamento che va scrupolosamente consigliato dalle guide, non deve passare un messaggio di leggerezza, soprattutto su un canale nazionale. La montagna va vissuta con consapevolezza. Non si discute né su chi o quale associazione, solo di SICUREZZA. (Maria Buonocore)

Virgolettare i nomi comuni, non significa sminuirli (ve lo siete creato da soli questo preconcetto) come in questo caso "giornalista" e "guida", che al di là del fraintendimento sta a sottolinearne il ruolo che queste due figure professionali hanno senza citare i nomi dei diretti interessati. Perché appunto di professionisti si tratta. Se il messaggio che passa è quello di un sentiero su cui si può andare vestiti così, bisogna comprendere da dove nasce l'errore, che va avanti da anni, di far passare l'escursione al sentiero CAI 327 come facile. (Gaia Gargiulo)

Oltretutto, sarebbe bastato sottolineare che i componenti della troupe, nonostante fossero stati debitamente istruiti, come notoriamente spesso accade avevano voluto fare di testa loro, fatto in parte confermato dallo stesso Giovanni Caci, subito dopo avermi accusato di "usare le virgolette in maniera dispregiativa" (sua illazione):

Che poi come il servizio è presentato non dipende da noi, non facciamo noi il montaggio e non inseriamo la voce fuori campo, io sono responsabile solo di ciò che ho detto!

Comunque una parte di responsabilità in merito alla sottovalutazione delle difficoltà e rischi legati all’escursionismo in genere (non solo Sentiero degli Dei, ma anche Molare, Campanella, San Costanzo, Solaro via Cocuzzo, ecc.) deve essere attribuita anche a chi, per intascare una provvigione (operatori del settore turistico, accoglienza, trasporti, …) manda turisti allo sbaraglio raccomandando come facile e tutto in discesa il Sentiero degli Dei o consigliando un bagno a Crapolla con risalita subito dopo pranzo, nella canicola e senza un filo d’ombra. 

Infine, tornando all’inizio, sarebbe raccomandabile un più attento screening della clientela da parte delle agenzie e delle guide stesse, anche al momento della partenza. Per fare un esempio, non si può avere idea di certi personaggi che mi affidavano alcune compagnie americane, quando ancora lavoravo; nonostante, su mia raccomandazione, richiedessero esplicitamente una discreta preparazione fisica, visto che per una settimana avrebbero dovuto percorrere almeno una decina di km al giorno con un discreto dislivello e tante scale, dalle schede personali poi apprendevo che la loro attività fisica settimanale si limitava a tre sedute di yoga o un’ora al giorno di … giardinaggio! Preparazione perfetta!

In sostanza, si tratta del solito discorso della prevenzione (che si dovrebbe ripetere all'infinito) per cercare di evitare, per quanto possibile, almeno una parte dei soccorsi a incidentati o ricerche di dispersi. 

Discorso che le guide dovrebbero approvare e condividere, non contestare.

domenica 4 luglio 2021

“Accuppatura” per il Giro di Santa Croce … meglio di niente; ma via Torvillo?

Mi era stato comunicato che, grazie alla passeggiata organizzata dalla Pro Loco Massa Lubrense lungo il Giro di Santa Croce sabato 3 luglio, era stata effettuata una certa pulizia del percorso. Stamattina sono andato a rendermi conto del lavoro ma, dopo un inizio relativamente soddisfacente (meno di 100 metri lungo i quali è stata tagliata l’erba, ma non rimossa la ramaglia di potatura che giace sul sentiero almeno da 3 mesi), il sentiero è stato lasciato esattamente come stava. 

 

 
Per fortuna, la vicinale delle Selve resta quasi sempre in ombra e quindi la vegetazione non è troppo invasiva tranne che nel tratto che precede il doppio tornante che, a causa dei tagli di qualche anno fa, riceve più luce. 

 
Più su ci si imbatte nel passamano crollato (già segnalato pochi giorni fa da Ruth sulla pagina di Lello Acone) che dimostra ancora una volta la pericolosità di questo tipo di messa in sicurezza in quanto qualcuno fiducioso e poco attento, nel cercare sostegno, vi si appoggia e crolla insieme ai pali ... anche chi crede in questo metodo si dovrebbe convincere che, non potendo assicurare una regolare manutenzione, queste soluzioni sono peggiori del lasciare le cose come stanno. 

Lasciato il bosco superando la caratteristica scalinata in pietra, si torna alla luce piena del Vuallariello e tratti ben battuti (dal passaggio degli escursionisti) si alternano a tratti nei quali non si vede dove si mettono i piedi. Situazione simile nella spianata di Vetavole, come mostrato nelle foto. 

 
Per trovare un altro tratto di sentiero ripulito si deve arrivare quasi fino al cosiddetto belvedere Mitigliano. Quindi dei circa 2 km di sterrato dalla fine della carrabile via Cercito fino a via del Monte si è intervenuto solo sui tratti estremi, per meno di 200 metri complessivi … una accuppatura in piena regola. 

 
Comunque, come riportato nel titolo del post, meglio questo poco dell’abbandono totale, ma tutto il resto? Per esempio, l’ufficio manutenzione continua ad ignorare albero e rete caduta a via Torvillo, nonostante le ripetute segnalazioni … protocollate, con foto allegate.

sopra: foto sopra scattata ieri pomeriggio (3 luglio 2021)
sotto: stessa situazione del 20 aprile e 29 maggio ...
come vedete, i mesi passano e niente cambia ...

venerdì 7 febbraio 2020

Topic 4: le altre proposte di Giù McRendy (con brevi commenti)

n.d.r. - testo tratto dal commento di Giù McRendy, mia introduzione e commenti

Nella seconda parte della proposta di Giù McRendy citata nel Topic 3, lo stesso auspica una collaborazione fra Comune e AMP finalizzata alla sentieristica (in particolare per quelli che conducono al mare) ed elenca una serie di azioni:

* Messa in sicurezza di tutti i sentieri e nuova segnaletica;
(in quanto alla prima vorrei che qualcuno definisse con precisione “Messa in sicurezza di un sentiero”, operazione dal significato vago che nella maggior parte dei casi ha fornito occasione di grandi spese, brutture e minima temporanea efficacia. Con una buona manutenzione si risolve tutto, del resto i sentieri sono lì da secoli senza bisogno di essere stati messi in sicurezza. Nuova segnaletica proposta più volte e rimasta sempre lettera morta, anche pochi mesi fa.)
* Realizzazione di una guida cartacea e on line;
(tralascerei la prima versione – che costerebbe tanto sia per stampa che per distribuzione – punterei sulla seconda infinitamente più economica. Assolutamente necessarie sarebbero BUONE traduzioni almeno in inglese e tedesco)
* Realizzazione di un’applicazione per telefonino con tutti i percorsi con il calcolo delle distanze, grado di difficoltà, informazioni storiche e naturalistiche;
(per le distanze non c’è bisogno di nuove app, il resto dovrebbe essere incluso nella guida di cui al punto precedente)
* Cercare di ottenere da tutti gli enti gestori delle linee telefoniche la copertura su tutti i sentieri;
(mi sembra fantascienza … oltretutto abbastanza inutile se non per le emergenze. La guida si scarica in precedenza e l’eventuale gps funzione comunque)
Tutto questo potrebbe essere realizzato nell’immediato già dall’estate 2020 non essendo necessari tantissimi denari … magari andrebbe fatto un piano di intervento a breve termine e uno a lungo.
(vedo la cosa pressoché impossibile considerati i soli 4 mesi e mezzo e le elezioni fra maggio e giugno).
Conclude l’elenco con idee che mi sembrano ancor più futuristiche, ma appropriate per un sognatore quale Giù McRendy si autodefinisce:
… e un giorno vorrei vedere realizzate anche queste iniziative:
Acquisizione al patrimonio comunale delle costruzioni abusive (peraltro spesso abbandonate…) in prossimità dei sentieri per adibirle a punti di incontro, ristoro e servizio informazioni… si potrebbe pensare anche di dare la possibilità agli escursionisti di dormire con sacco a pelo offrendo servizi base di ostello;
… creazione su tutte le spiagge di centri informazione con servizi base tipo stabilimenti balneari e la possibilità anche qui magari a numero chiuso di offrire la possibilità di dormire in spiaggia dopo aver fatto una giornata di trekking e prima di affrontarne un’altra;
...

domenica 25 agosto 2019

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

In merito all’articolo a firma Lello Staiano apparso ieri su Agorà (riportato in calce) ci sarebbe tanto da commentare e contestare, ma mi limiterò ai punti salienti. Molto altro aggiungerò nel corso dell'incontro sul tema dei Cammini massesi, previsto per la seconda settimana di settembre.

In quanto all’incidente del turista francese, sembra che ancora non ci sia alcuna certezza su come sia arrivato lì, né su come o perché sia precipitato, eppure in tanti hanno scritto senza conoscere la zona, fornendo notizie “certe” assolutamente contrastanti fra loro e molti hanno pontificato senza aver mai messo piede su un sentiero di montagna o costiero che sia. Di qui la solita storia della messa in sicurezza, proposte di passamano e parapetti (che se non manutenuti a dovere precipiterebbero insieme con il primo che vi si appoggi) e altre idee estemporanee e astruse.
Praticare l’escursionismo implica dei rischi come andare per mare, non bisogna avere paura di andarci, ma affrontare gli ambienti naturali con cognizione di causa e possibilmente in compagnia, sapendo da dove si parte e dove si pensa di arrivare, avendo un progetto di itinerario e - possibilmente - sapere dove ci si trova in ogni momento, avendo attrezzatura adatta e sapendola utilizzare.
Specialmente in montagna e in luoghi impervi in genere, muoiono tante persone ogni anno, anche valenti guide alpine con esperienze di anni, per cause spesso fortuite ma ogni escursionista di buonsenso dovrebbe cercare di limitare per quanto possibile i rischi intrinsechi e comunque poi assumersi le proprie responsabilità ... nessuno può ergersi a maestro e comunque è insensato scaricare la colpa sulla montagna o sui sentieri. Se questi non sono alla propria portata non li si percorre.
Nel secondo passo sottolineato cita la rete sentieristica spesso pericolosa di circa 100km, ma dimentica (o ignora) che solo poche decine sono veri sentieri sterrati; il resto è composto da vie, stradine e viottoli, censiti come strade comunali e vicinali che, in quanto tali, sono sotto il controllo degli uffici municipali che quindi dovrebbero provvedere alla manutenzione delle prime e garantire transitabilità delle seconde. In quanto ai pericoli, vale quanto appena scritto, mentre per la manutenzione mi preme sottolineare che già nel 2002, nella proposta di aggiornamento del Progetto Tolomeo, segnalai alcuni interventi da effettuare con una certa urgenza, eppure da allora non è stato fatto niente. Fra i tanti c'erano, per esempio: via Sant’Aniello vecchio (tratti di muro di contenimento crollati), via Calella (sistemazione passaggio nel rivolo, via Vicinale Pozzillo (ripristino della parte inferiore).
Sottolineavo inoltre che, mio malgrado, avevo dovuto eliminare alcuni itinerari più che interessanti che nel frattempo erano diventati impraticabili e non se ne vedeva una via d'uscita. L’esempio più eclatante è quello di via Sant'Anna che unisce la cappella omonima al centro di Santa Maria passando al lato del unico corso d'acqua perenne (ormai poco più di un rigagnolo) di Massa Lubrense, una volta pomposamente denominato Rio Grande dell'Annunziata. Il tracciato di detta strada comunale fu interessato da uno smottamento oltre 20 anni fa e non è mai stato ripristinato. Eppure lo stesso autore dell'articolo una decina di anni fa era Assessore al Turismo e poi, se la memoria non mi inganna, proprio alla Manutenzione ... solo oggi si accorge dello "stato pietoso della nostra rete sentieristica"?
Infine se effettivamente seguisse la pagina FB Camminate avrebbe visto che (seppur dopo molto penare) molti sentieri e qualche stradina sono stati ripuliti e diserbati, anche se al termine della stagione primaverile e comunque c'è ancora tanto da fare.
   
Nel corso degli ormai quasi 30 anni del mio Progetto Tolomeo, le varie liste e gran parte dei politici personalmente lo hanno inserito nei loro programmi elettorali ma poi, una volta insediatisi nel Palazzo, ben poco hanno fatto anche quando ne hanno avuto la possibilità (e oserei dire il dovere) essendo Sindaci, Ass. al Turismo, ai Lavori Pubblici o alla Manutenzione. Ogni quinquennio, nell’ultimo anno di mandato, quelli in carica realizzano qualcosa e i membri dell’opposizione (che spesso avevano ricoperti gli stessi ruoli senza concludere molto) li attaccano accusandoli di non aver mantenuto le promesse (dimenticandosi di aver agito in modo identico in precedenza) ... ma, onestamente, questo è l’andazzo a qualunque livello.
Avanzo un umile suggerimento a tutti coloro che si candideranno alle elezioni comunali dell’anno prossimo:
prima di tirare in ballo il Progetto Tolomeo o l’escursionismo in Penisola in genere, promettere interventi, criticare antagonisti per promesse non mantenute, vantarsi di interventi realizzati (ma quali e quando?), documentatevi, percorrete almeno parte degli itinerari e, se foste già stati assessori o consiglieri, mettetevi una mano sulla coscienza in merito a ciò che NON avete fatto negli anni passati. Qualcuno ha fatto poco, altri niente, altri ancora mi hanno addirittura messo i bastoni fra le ruote ...
Concludo ricordando che l’unico che ha sostenuto effettivamente ed efficacemente il Progetto Tolomeo è stato Franco Simioli il quale nel 2002/3 si adoperò per estendere ufficialmente la rete sentieristica a Sorrento e Sant’Agnello e da allora nessun altro intervento sostanziale è stato finanziato!

mercoledì 14 marzo 2018

Post polivalente: escursioni, cartografia e ... sicurezza o solitudine?

ESCURSIONE
Lunedì ho portato a termine l’ultima ricognizione programmata nella parte nord della caldera e del Parque Nacional del Teide, in una giornata di visibilità eccezionale grazie alla ridottissima umidità relativa e alla totale assenza di nubi. Oltre a vari aggiornamenti nell'area a ovest del Centro Visite, ho "scoperto" (nel senso che non sono incluse fra i sentieri ufficiali del Parco) due brevi bretelle in disuso ma ancora in eccellenti condizioni che permettono un facile, piacevole e panoramico collegamento fra Centro Visite e Portillo Alto.
Ovviamente ho approfittato della passeggiata (sentieri 1-33-22-7-27-6-24-1* 24km, 800m disl.) e della luce eccezionale per scattare molte foto, una trentina delle quali (con didascalie esplicative) sono già online da un paio di giorni.
Chi volesse percorre il mio itinerario, sappia senza le mie varie deviazioni lo sviluppo è di solo una ventina di km, che la parte nord del 33 (dall’1 a Montaña Negra) è un po’ disagevole, che tutti gli altri sentieri percorsi sono essenzialmente facili, ma non sottovaluti il dislivello; infatti oltre ai 500 metri di differenza di quota fra parte bassa (Portillo) e parte alta (sentiero 7), si affrontano numerosi saliscendi che portano il dislivello totale a oltre 800m ... e si cammina ad oltre 2.000 metri di quota.

MAPPA
Riportati i dati e le osservazioni sulla mappa (come ogni cartina sempre in fase di elaborazione e aggiornamento), ho provveduto a reimpaginarla dividendola differentemente e ottimizzandola in modo da poter essere stampata in 4 fogli verticali (A3 per una facile lettura, A4 - più maneggevole - per chi ha una buona vista) come si vede nel quadro d'unione sottostante. Anche stampando in bianco e nero tutto risulta leggibile.
Ogni mappa ha una sufficiente fascia di sovrapposizione con le contigue, in particolare il passaggio da est a ovest risulta di facile lettura in quanto la strada principale funge da evidente riferimento essendo riportata su entrambe. Come risulta chiaro dal quadro d'unione, il piccolo riquadro  a sud-est (2a, che restava esterno a tale divisione) è riportato in un angolo della 2, con la quale ha una fascia in comune.
Rispetto alla versione precedente ho aggiunto molte curve di livello anche se nelle aree prive di sentieri e a pendenza più o meno costante, mi sono limitato a riportare solo direttrici (alias maestre) a 100m. Ho anche aggiunto le fermate (paradas) dei bus di linea della TITSA e i principali mirador.

SICUREZZA o SOLITUDINE?
Questo è un annoso dilemma ... senza soluzione. Penso che si debba trovare la giusta via di mezzo, senza esporsi a inutili rischi ma non per questo si deve rinunciare al piacere di non vedere e non sentire nessuno se non il rumore del vento, i rapidi spostamenti dei lagarto tizon (grosse lucertole endemiche) e il canto degli uccelli.
Visto che ho affrontato il tema, ripeto le solite raccomandazioni. Non dovreste mai camminare da soli, ma se volete o dovete andare in escursione solitaria è importante che:
  • conosciate il percorso e l’area circostante (per eventuali vie di fuga),
  • sappiate quali sono i possibili rischi e difficoltà;
  • siate forniti di mappa (la sapete interpretare?), gps (lo sapete usare?) e cellulare (ci sarà copertura?);
  • abbiate con voi acqua e cibo sufficienti (in base alle vostre esigenze e alla situazione meteo della giornata);
  • indossiate abbigliamento adatto e abbiate un ricambio di base;
  • informiate qualcuno del vostro itinerario e dell’orario di ritorno previsto.

Se siete persone consce dei propri mezzi e rispettate tutte le suddette indicazioni dettate dal buon senso, andando in escursione da soli certo non correrete più rischi che andando in giro da soli in città dove, ovviamente, i pericoli saranno di tutt’altro tipo.

In conclusione, se “rischiamo” ogni giorno - e non per nostro piacere - perché non dovremmo affrontare qualche altro piccolo rischio (minore rispetto a quelli quotidiani) per goderci la solitudine di un ambiente aperto e naturale come quello del Parque Nacional del Teide?

domenica 25 settembre 2016

Fra meno di 8 anni mi sarà vietato percorrere il Sentiero degli Dei?

"Il sentiero va vietato ai malati di cuore, agli ultra settantenni ..."
La foto in basso è del TREK Amalfi - Sorrento (oltre 100km in 5 giorni), nel corso del quale
un 70enne (alpinista, orientista agonista, scalatore, ...) lasciò indietro molti giovincelli
A conclusione della breve cronaca, apparsa su un giornale locale online, del recupero di un escursionista tedesco (L'uomo ha avuto un malore, probabilmente un infarto,lungo il sentiero e poteva lasciarci la pelle”) che percorreva il Sentiero degli Dei in compagnia della moglie, dalla quale ho estrapolato la frase in alto, l’autore ha aggiunto (notare il neretto e la conclusione con caratteri maiuscoli):
Questa proposta-diktat include un concetto giusto (forse) ed un cumulo di illogicità, caratteristiche degli articoli scritti da chi non è pratico (non sto dicendo esperto ... ma appena “pratico”) della materia.
Apporre un segnale che ricordi che si tratta di un sentiero di montagna (sconnesso, a tratti esposto, ecc.) potrebbe essere opportuno ed è un suggerimento ricorrente, non solo per questo sentiero, che però raramente è stata recepita e messa in pratica. Nel 2016 si vuole ancora dire a persone adulte cosa fare, dove andare e come vestirsi per affrontare una semplice passeggiata in ambiente naturale? 
Comunque la si pensi, per il Sentiero degli Dei, la cui fama attira  un incredibile numero sia di escursionisti che di sprovveduti, il discorso dovrebbe essere affrontato in modo molto differente. Un cartello all’estremità del Sentiero serve a poco, pochissimo. Ammesso e non concesso che qualcuno lo legga, dopo essere arrivato a Bomerano o Nocelle (cosa non facile, né rapida e spesso neanche economica), questi certamente non rinunceranno al loro progetto di escursione. La verità è che la maggior parte dei camminatori assolutamente impreparati sono quelli mandati (con o senza accompagnatore e/o guida) da agenzie, crociere, alberghi, B&B o tassisti che, per scarsa conoscenza o solo per vendere un servizio o per una commissione, decantano la bellezza del percorso e soprattutto sottolineano che è:
  • facilissimo
  • alla portata di chiunque
  • tutto in discesa
  • fattibile anche con i sandali
Durante i miei oltre 20 anni di frequentazione del Sentiero (ma specialmente negli ultimi anni) ho visto calzature incredibili, non solo flip-flop, ma tacchi quasi a spillo, mocassini con suola di cuoio e per di più persone non grasse ma obese e altri con gravi problemi deambulatori. Quelli più in difficoltà spesso chiedevano “Quanto manca?”, “Ma è tutto così?”, “Ci sono altre salite?” e ascoltata la mia risposta, invariabilmente commentavano “Eppure xxx mi aveva garantito che ... (leggi sopra)”
Il resto del neretto è follia pura, a cominciare dalla prima “proposta”.
Malati di cuore” che significa? A parte il fatto che ognuno è responsabile della propria salute, per numerosi tipi di cardiopatie il camminare non è assolutamente vietato e spesso è addirittura consigliato come terapia. Non so quanti escursionisti con bypass ho portato in giro e chissà quanti non me l’hanno neanche detto. Basta procedere ad un passo adeguato.
Passando all'età, anche in questo caso per esperienza diretta, le persone che in un gruppo creano più problemi sono quelli fra i 40 e i 50 anni, talvolta anche i più giovani. La maggior parte dei 70enni, ma bastano anche 60 anni o meno, hanno perfetta cognizione di cosa vanno a fare e nello specifico molti hanno percorso migliaia e migliaia di chilometri. I più giovani pensano “Se ce la fanno questi vecchi, certamente ce la faccio anche io, sarà una passeggiata!”, dimenticando che non sanno destreggiarsi su un sentiero di montagna e che da anni passano il tempo seduti dietro una scrivania o in auto, mentre  “quei vecchi” hanno camminato regolarmente per tutta la loro vita.
Foto scattata sul Sentiero degli Dei durante la I MaraTrail Agerola - Termini, alla quale 
partecipò anche un 70enne percorrendo i 42 km con 2.000m di dislivello insieme agli altri
All’autore suggerirei di andare a percorrere il Sentiero (siamo sicuri che lo conosca? o riporta solo gli incidenti?) e rendersi conto di quanti ultrasettantenni attrezzati, capaci, in buona forma e con ottimo equilibrio frequentano questo famoso tratto fra Bomerano e Nocelle, sia in discesa che in salita. Per di più è accertato (ma sembra che l’autore dell’articolo non lo sappia) che il “rischio infarto” si calcola su una serie di fattori, alcuni dei quali come fumo, pressione e sovrappeso, contano anche di più del semplice dato anagrafico. 
Può essere ipotizzabile controllare l’età e certificato medico degli escursionisti all’inizio del Sentiero? Per quanto ne sappia, la legge prevede il certificato medico-sportivo solo per gli agonisti e si sappia che nei campionati Master di qualunque disciplina sportiva ci sono tante categorie per gli ultra settantenni (atleti che farebbero arrossire di vergogna tanti giovincelli, se questi avessero un po' di amor proprio). 
Essendomi già dilungato abbastanza, non approfondirò altri argomenti più che discutibili come quello della “mancanza di parapetti e di sicurezza”, oltretutto già trattati in passato, limitandomi a porre qualche quesito (ovviamente ozioso):
  • che nesso ha un infarto con un parapetto? (sono morti più turisti a Pompei o sul Vesuvio che sul Sentiero)
  • quante persone sono “precipitate” dal Sentiero? La maggior parte degli incidenti sono conseguenza di semplici cadute “sul Sentiero” e non “dal Sentiero
  • perché qui si sponsorizzano tanto i “parapetti”, che in montagna praticamente non esistono? Altrove se ne vedono solo in pochi posti e per brevissimi tratti. Certo è che per qualcuno sarebbe un buon business ...
  • a quale App si riferisce? Cartografica, di navigazione gps ... o ne esiste una con defibrillatore?
Infine, ammesso e non concesso che i criteri siano giusti, la ghettizzazione di “malati di cuore e ultrasettantenni dovrebbe essere estesa quantomeno al crinale di San Costanzo, all’ascesa al Molare o al Passetiello, tanto per restare in zona, tutti ben più impegnativi del Sentiero degli Dei
Questa proposta-diktat ha anche una non lieve parvenza di razzismo che, oltre ad essere assolutamente campata in aria (per essere gentili), è ovviamente ingiustificata come qualunque altro tipo di discriminazione.

domenica 21 febbraio 2016

Security check in aeroporto ... che strazio!

Que maravilha! 
Questo è stato invece il commento dell'addetta alla sicurezza dell'aeroporto di Lisbona dopo che in pochissimi secondi avevo estratto portatile e tablet, in un attimo erano già sistemati in un contenitore (obbligatorio tenerli separati e fuori dal bagaglio a mano) e borsa in un altro. In effetti, prima di esternare la sua incredulità e ammirazione, mi ha chiesto se avessi indosso cellulare, monete ecc. e dopo che l'ho rassicurata e ho superato "indenne" il metal detector abbiamo commentato rapidamente quanto la lentezza del procedere della fila e le lungaggini dipendano più dalla disattenzione e incapacità di una buona percentuale di passeggeri più che dai controllori. E i rallentamenti talvolta continuano anche dopo nel caso vengano aperti ii bagagli.

Uomini che arrivano al passaggio attraverso il metal detector ancora indossando giacca e/o cappotto, orologi metallici al polso, cinture con fibbie metalliche, telefonini, monete, fermacravatte e chi più ne ha più ne metta.
Donne che si ostinano a viaggiare con stivali (che anche all’interno di Scenghen si dovranno obbligatoriamente sfilare mentre con scarpe basse o sandali passerebbero velocemente) e, come appena detto per gli uomini, aspettano di arrivare davanti al metal detector o addirittura tentare di passarlo con indosso collane, braccialetti, orecchini (tutti metallici), borse, borsette, sciarpe, foulard e scialli. 
   
A sinistra vignetta che sottolinea come ormai nei vari screening non sfugga più niente tant'è che alla signora a sinistra viene annunciata la sua gravidanza mentre al signore a destra viene suggerito di farsi controllare la prostata visto che è ingrossata. Per non parlare dei famosi liquidi (vignetta a destra).
Tornando da Lisbona la settimana scorsa, la coppia davanti a me ha riempito ben 5 contenitori aiutati dall'addetta alla sicurezza. Più volte hanno tentato di passare ma il metal detector suonava, tornavano indietro e si liberavano di qualche altra cosa, ma avevano sempre qualcos’altro indosso.
Come è possibile che gente che non sembra assolutamente alla prima esperienza o volo continui a comportarsi così? 
Una volta lessi un simpatico articolo con suggerimenti per scegliere la fila più veloce che non sempre è quella più corta. Evitare appunto donne con stivali (se li dovranno sfilare) persone con cappotti e giacconi (che si toglieranno e piegheranno), troppi ammennicoli, braccialetti, collane, sciarpe, cappelli, borse e borsette. Notate piuttosto quelli che prima che giunga il loro turno si sono già sfilati ciò che si devono sfilare, hanno riposto le monete e cellulare nella borsa, si sono tolti la cintura e ... non indossano stivali!

Buon viaggio! 

domenica 23 agosto 2015

Libertà e consapevolezza degli escursionisti

Calmatesi un po’ le polemiche seguite all’incidente fatale di qualche giorno fa (con molte opinioni poco attente evidentemente espresse da persone che non hanno mai percorso il Sentiero degli Dei e probabilmente non sono neanche escursionisti) torno sull’argomento generale di responsabilità e sicurezza.
Ho trovato in rete una interessantissima  lettera aperta dal titolo “GIUDIZIO IN SEDE CIVILE E SEDE PENALE PER CAUSE CONCERNENTI L’ATTIVITA’ IN MONTAGNA”, inviata dal portavoce dell’Osservatorio per la Libertà in Montagna e Alpinismo (riconosciuto dal Club Alpino Italiano) al noto magistrato Raffaele Guariniello
Da essa ho estrapolato alcuni paragrafi e brevi frasi adattabili anche all’escursionismo, tralasciando quelli più specifici riguardanti altre attività come sci ed alpinismo. Essendo una lettera aperta e non certo una sentenza di Cassazione non definisce niente, tuttavia ritengo sia interessante leggerla in quanto illustra molto bene, seppur non esaustivamente, l’ambiente (non solo naturale) nel quale si svolgono attività sportive e ricreative in montagna. Per il medesimo motivo non può definire degli esatti limiti fra pericolo e rischio, fra responsabilità e consapevolezza, ma del resto non era lecito aspettarselo. Pur essendo riferito soprattutto alla montagna (nel senso di alta quota) e ambiente alpino, l’attento lettore non di parte saprà trovare numerosi spunti di riflessione e con giudizio potrà cogliere la valenza di alcuni concetti senz’altro applicabili anche al più che peculiare territorio dei Monti Lattari.
   
  • ... Esiste purtroppo la concezione che libertà significhi facoltà di vivere emozioni ed esperienze senza limiti, sminuendo l’esistenza di pericoli e rischi: è la concezione dell’odierno consumatore, per il quale la montagna non è più il luogo della formazione, del confronto con se stessi, ma quello del puro godimento rapido, effimero e garantito. ...
  • ... Libertà in montagna è, dunque, libertà di movimento arricchita dall’esercizio della consapevolezza: che vuol dire preparazione, disciplina, consapevolezza del limite, e, solo secondariamente, raggiungimento di una prestazione. Libertà è anche quella di rinunciare, avere il coraggio di tornare indietro se i presupposti non sono sufficienti alla progressione. ...
  • ... Il diritto al rischio è valido solo quando è frutto di una scelta consapevole e rispettosa degli altri, sapendo che non esistono la pretesa e la certezza di essere soccorsi sempre, comunque e in ogni condizione. ...
  • ... Si è sicuri solo con il giusto mix di sicurezza interiore (preparazione e consapevolezza) e, se del caso, di dotazione di un adeguato equipaggiamento. ...
  • ... La sicurezza totale è una pura illusione della società assistenzialista e consumista, non esiste e non esisterà mai, né in alpinismo né in nessun’altra attività umana, e ogni alpinista sceglie liberamente e consapevolmente di prendersi carico della componente inalienabile di rischio legata al fare alpinismo. ...
  • ... Scrive l’antropologo Annibale Salsa che oggi noi “assistiamo a un vero e proprio eccesso, un delirio della sicurezza” e continua la ricerca della sicurezza è la psicopatologia della società moderna”. ...
  • L’equipaggiamento e le attrezzature tecnologiche sono validi supporti, ma non costituiscono da soli garanzia di sicurezza e non possono essere indiscriminatamente o acriticamente imposti: conoscenza, esperienza, buon senso e istintualità sono ancora alla base della consapevolezza e quindi indispensabili. ...
  • ... Un “vizio” della società moderna è la ricerca “obbligatoria” di un responsabile per ogni cosa che accade. Ad esempio la caduta sassi in montagna esisterà sempre e non è eludibile. ...
Leggi la lettera aperta completa 

mercoledì 18 marzo 2015

Sentieri “pericolosi” e loro “messa in sicurezza”

Ho usato le virgolette nel titolo per sottolineare il fatto che in questo post discetterò di sentieri veramente pericolosi e della loro effettiva messa in sicurezza, in questo caso necessaria per consentire il transito. Ho già affrontato il tema in passato cercando di evidenziare come le operazioni di "messa in sicurezza" dalle nostre parti siano spesso inutili e oltretutto mal realizzate. Inutili perché la maggior parte dei sentieri interessati da questi interventi non presentano alcun elemento di pericolo particolare se non quelli derivanti dall'essere un percorso in natura, di montagna. Mal realizzati in quanto, al di là di come siano fissate le staccionate, queste sono realizzate con di pali di castagno "di scarto". Pur essendo vero che quelli impiegati nei pergolati possono durare vari decenni, non è altrettanto vero per le loro cime e per quelli più giovani e più sottili ... gli scarti, che oltretutto vengono spesso pagati come se fossero i migliori allirti. Provate a confrontare qualità e diametro dei pali di staccionate e pergolati. Non da ultimo, questi passamano danno un falso senso di sicurezza e, sperando che non accada, mi chiedo di chi sarebbe la colpa in caso di un malaugurato incidente. Ho sempre l'impressione che le "messe in sicurezza" così fatte servano solo ad arricchire progettisti, direttori dei lavori e fornitori di materiali.
   
Questa era la dovuta premessa ad una notizia che forse vi è sfuggita o ne avete letto solo il titolo senza approfondire l’argomento. Il Caminito del Rey, da anni reputato uno dei più pericolosi sentieri al mondo (in queste classifiche è impossibile e quindi stupido dire il più), fra pochissimi giorni sarà rimosso dalla lista. Infatti il 26 marzo verrà inaugurato il percorso completamente ristrutturato (a regola d'arte) e messo in sicurezza (ma veramente ...) ed in questo caso l'operazione non solo era giustificata, ma anche indispensabile.
E udite, udite! Il costo complessivo dell’opera è stato di 5 milioni di Euro (soli 2,24 milioni per tutta la passerella e il resto per l’adeguamento delle strade di accesso e le infrastrutture). Gli escursionisti pagheranno un biglietto di 6 Euro, ma per i primi sei mesi sarà gratis. E’ stato sottolineato che, visto che non è un servizio pubblico necessario, è giusto che lo paghino gli utenti.
Vi invito ad effettuare una rapida ricerca e comparare quelle cifre con quanto è stato speso e quanto si pensa di spendere in Penisola e sui Monti Lattari per “mettere in sicurezza” pochi chilometri di sentieri costruendo pochi scalini, la maggior parte con semplici paletti di castagno, e realizzando poche centinaia di metri di ringhiere instabili e poco durature. Nel paragone considerate anche che per il Caminito del Rey le problematiche erano ben diverse, il trasporto materiali possibile solo con elicotteri, il personale necessariamente specializzato.
   
Perché non invitare alle gare di appalto anche qualche ditta spagnola? Con pochi milioni, ma veramente pochi, metterebbero a posto l’intera rete sentieristica dalla Valle delle Ferriere, al Faito, a Punta Campanella.
Questo incredibile tracciato fu costruito fra il 1901 e il 1905 per far passare gli operai che lavoravano alla costruzione della diga del Chorro. Alla sua inaugurazione (21 maggio 1921) intervenne il re Alfonso XIII che, affascinato dallo spettacolare scenario, lo percorse completamente “seguito da un impaurito séguito” e da allora in poi fu chiamato Caminito del Rey.
Negli ultimi 20 anni è diventato sempre più famoso fra gli escursionisti "avventurosi" di pari passo con l'aumento del dissesto e della conseguente pericolosità. A causa del suo stato, già oltre 10 anni fa l'accesso fu bloccato e fu ufficialmente interdetto (multa di 6.000 Euro per i trasgressori) e ne fu addirittura distrutta volontariamente una parte per rendere “impossibile” l’accesso. Ma niente di tutto ciò ha fermato i più spericolati (o addirittura incoscienti assolutamente impreparati) e quindi non sono mancati incidenti mortali.
In questo campo (parchi, sentieri, ambiente, ecc.) in Spagna le cose funzionano diversamente e quindi con un progetto congiunto Stato, la Junta de Andalucía, Diputación Provincial de Málaga, e vari Ayuntamientos in meno di un anno hanno ricostruito i 3km di passerelle, quasi sempre sospese nel vuoto fino a oltre 100m dal fondo della gola. 
Di conseguenza, anche con tutte le nuove sicurezze, resta un percorso assolutamente non percorribile da pavidi e da chi, seppur minimamente, soffra di vertigini. Qui di seguito vi propongo vari dei tanti video che potrete trovare in rete digitando "Caminito del Rey". Per dare la giusta idea li ho scelti fra quelli dell'ultimo anno, alcuni ripresi degli "abusivi" che mostrano come si fosse ridotto (e come non si vedrà più), da altri abusivi che sono entrati a cantiere aperto e mostrano lo stato di avanzamento della ricostruzione, altri più o meno ufficiali che illustrano i lavori, in corso e quasi terminati.
Infine vi propongo questo filmato che assembla foto e video di varie epoche, (Historia del Caminito del Rey) da quando era percorso da operai e lavoratori fino ai nostri giorni, e include anche una "curiosità" cinematografica che mostra come si trovasse in ancora ottimo stato alla fine degli anni ‘50. Fra 3'22" a 4'07" vedrete il poster e varie sequenze di Never so few, proposto in Italia con l‘incredibile titolo Sacro e profano, ma in America latina non hanno fatto meglio chiamandolo Cuando hierve la sangre (Quando il sangue bolle). In ogni caso questo film del 1959, nonostante la fama di John Sturges (regista di I magnifici sette, La grande fuga) e la partecipazione di star come Steve McQueen, Frank Sinatra e Gina Lollobrigida, è notoriamente reputato molto scadente e per questo molto poco conosciuto.

lunedì 16 febbraio 2015

Incidenti e (ir)responsabilità ... e altri QRcode

Ascoltando la radio un paio di giorni fa sono venuto a conoscenza del tragico incidente della Galeria de lo Cochinos (Tenerife) del quale si commemorava l'ottavo anniversario. In un primo momento avevo pensato a un incidente automobilistico, ma dopo poco è intervenuta una sopravvissuta che ha cominciato a descrivere quanto fosse successo e ho capito che si trattava invece di una escursione finita molto male.
Un gruppo di una trentina di amici erano andati in escursione e, non conoscendo il percorso, avevano contattato una guida che, per qualche motivo che non sono riuscito ad appurare, non fu in grado di accompagnarli. C'erano per la verità tre suoi associati, accompagnatori, dei quali però solo uno aveva effettuato quella passeggiata vari anni prima e in pratica, per sua stessa ammissione, non se la ricordava. Tutti sapevano che a un certo punto avrebbero dovuto percorrere una galleria lunga circa 600 metri (il che già comporta un certo rischio). Le cose si complicarono nel momento in cui arrivati all’entrata del tunnel trovarono una rete accostata all’ingresso, ma qualcuno vide un’altra apertura più grande nelle vicinanze, senza rete. Dopo essersi consultati via cellulare con la guida si avventurarono nella grotta con ingresso più ampio e senza rete e vi si sono addentrati per oltre 1 chilometro. A causa del poco ossigeno e della presenza di gas cominciarono i giramenti di testa, la sonnolenza e gli svenimenti. Eppure qualcuno voleva andare ancora più avanti pensando che l’uscita fosse più vicina dell’apertura dalla quale erano entrati. Le versioni qui sono discordanti in quanto la signora intervistata assicurava di essersi inoltrata per 1500 metri, altre versioni riportano che i cadaveri dei 6 che non ne uscirono vivi furono recuperati fra i 1200 e i 2000 metri di distanza dall’ingresso. La signora che è una dei sopravvissuti, e quindi era presente, chiedeva giustizia e se la prendeva soprattutto con le autorità, pur avendo affermato in diretta di essersi addentrati – a suo dire – per 1500 metri nonostante il tratto in galleria fosse notoriamente di soli 600, di essersi fidata di una descrizione via cellulare e confermando che gli accompagnatori avevano detto chiaramente che non erano sicuri che quella fosse la galleria esatta, ed era rimasta senza luce.
Io ne ho percorse parecchie di queste gallerie, ma sempre con persone che ben le conoscevano e sapevano esattamente quanto fossero lunghe e quando si sarebbe vista l’uscita. Si trattava in ogni caso di gallerie al più di poche centinaia di metri con minimo rischio di carenza di ossigeno, ma vi assicuro che fino all’apparizione del puntino luminoso (l’uscita) che poi si ingrandiva rapidamente, non ero del tutto tranquillo. Chiamatemi pure pusillanime, ma facendo parte di quel gruppo
* non mi sarei addentrato tanto
* data la lunghezza del tratto avrei senz’altro portato anche una luce di riserva
* anche volendo percorrere più di 600 metri, giunti al chilometro sarei tornato indietro e, per quanto possibile, di corsa
* non mi sarei fidato di una identificazione a distanza considerato che oltretutto chi c’era già stato (un accompagnatore) aveva chiaramente palesato le sue perplessità.
Non sarebbe stato più semplice provare anche l’altra (per un massimo di 700 metri) visto che per la posizione era quella giusta? Dopo soli 550 probabilmente avrebbero visto l’uscita e casomai avrebbero potuto mandare in ricognizione solo 3 o 4 più esperti, senza entrare in 30. E perché non tornare indietro o cambiare percorso visto che avevano varie possibilità? Secondo voi è troppo dire che se la sono andata a cercare? Che hanno voluto rischiare ben oltre i limiti della sicurezza e del buon senso?
Che si tratti di una galleria, di mare agitato, di rischio neve o di altro una legge di sopravvivenza non scritta ma tassativa stabilisce che se non c’è estrema necessità e/o maggior pericolo non si deve procedere e scegliere (se possibile) la migliore delle soluzioni fra restare dove ci si trova e tornare indietro. 
In nessuno dei due casi c’è da vergognarsi, al contrario si dovrebbe essere apprezzati per il buonsenso, in particolare se si è responsabili anche di altri.
Non è piacevole commentare questi fatti, ma penso che sia necessario farlo nella speranza di evitare che altre persone si trovino in condizioni simili o comunque di pericolo per aver sottovalutato la situazione e per essersi presi troppi rischi. 

Concludo il post con una più allegra nota, propinando a quelli che hanno meno dimestichezza con l'elaborazione di testo e immagini una nuova, ridotta raccolta di codici QR linkati alle cartine. Ho assemblato le quattro che riguardano la parte estrema della penisola che, più delle altre, sono interessanti anche per i non escursionisti. Mi riferisco in particolare all'intera carta del Progetto Tolomeo che, includendo anche tutta la viabilità stradale, può essere senz'altro utile anche a chi si muove in auto e non fa un passo a piedi e la carta dettagliata del centro di Sorrento, da Capodimonte alla Rota. 
Le altre due, più "escursionistiche" pur comprendendo tratti certamente accessibili a chiunque, rappresentano rispettivamente il sentiero delle Sirenuse e il Monte San Costanzo con i suoi immediati dintorni, vale a dire Termini, Punta Campanella, Jeranto e Nerano.