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giovedì 31 dicembre 2020

micro-recensioni 441-444: quest’anno sono stati 444

Avrei avuto il tempo di guardarne anche un altro, ma mi piaceva il numero 444!

Ho concluso con un gruppo (ridotto) abbastanza anomalo, con un giapponese muto d’avant-garde, pietra miliare della cinematografia del sol levante, e tre russi degli anni ’70, un dramma (altra versione di Delitto e castigo, visto pochi giorni fa) e due commedie che all’epoca ebbero il loro bravo successo. Ho anche pensato a come cominciare bene il 2021, con un gran bel film guardato per l’ultima volta oltre 8 anni fa: There Will Be Blood (2007, aka Il petroliere).

 

A Page of Madness (Teinosuke Kinugasa, Jap, 1926)

Lavoro dato per perduto per quasi mezzo secolo e poi ritrovato dallo stesso regista, ma solo in parte. Ciò che è possibile guardare adesso rappresenta solo i due terzi dell’intero film. Per questo motivo si consiglia a chi lo volesse guardare (e capire qualcosa) di leggere la trama prima di cimentarsi nell’impresa, anche perché non esistono cartelli originali e non ne sono stati aggiunti. All’epoca in Giappone non si usavano, ma di norma c’era un “narratore” in sala che li sostituiva.

Il film è ricordato soprattutto per essere fra l’espressionismo, l’impressionismo e il surrealismo, specialmente nella prima parte, ma non se ne può giudicare la struttura nel complesso poiché non si è certi di quali parti manchino. Ci sono effetti speciali, tantissime doppie esposizioni, movimenti di macchina (non comunissimi all’epoca) e montaggio a tratti velocissimo con riprese di pochissimi secondi. A ciò si aggiunga che si svolge in un asilo per malati di mente e quindi vengono mostrarti sogni, fantasie e allucinazioni. Per soli cinefili incalliti …

Crime and Punishment (Lev Kulidzhanov, URSS, 1970)

La mia 435^ visione (pochi giorni fa) era stata l’adattamento realizzato da Josef von Sternberg (1935, protagonista Peter Lorre, di soli 85’) che avevo apprezzato ma, pur non avendo mai letto il romanzo, mi sembrava che la storia fosse stata troppo ridotta. Questa versione russa di 3h40’, è chiaramente più completa ma forse riduce troppo i rapporti fra il commissario e il protagonista, che invece era la parte più interessante e avvincente del film americano. Qui prendono invece molto spazio i vari pretendenti della sorella del protagonista distraendo lo spettatore dal tema principale, quello chiaramente esposto nel titolo. Nel complesso ho preferito il primo, più compatto e focalizzato sui tormenti di Peter Lorre, anche se l’ambientazione mi ha lasciato perplesso. Al contrario il russo è di gran lunga migliore per le scenografie e costumi, ma non mi hanno convinto le interpretazioni e la lunghezza poteva essere senz’altro ridotta.

 

Gentlemen of Fortune (Aleksandr Seryy, URSS, 1971)

Si basa su un soggetto già utilizzato tante volte (un sosia “per bene” che sostituisce un criminale), ma i caratteri dei suoi due compagni di avventura (che poi diventano 3) sono molto diversi e le trovate sono piuttosto originali. ,Commedia per famiglie, grazie anche alla presenza della star Yevgeny Leonov nei panni del direttore di asilo / malvivente, fu il film sovietico più visto nel 1971, ben 65 milioni di spettatori.

Afonya (Georgiy Daneliya, URSS, 1975)

Meno interessante e più lenta dell’altra commedia di questo gruppo, segue le giornate sconclusionate di un idraulico sfaticato, beone e donnaiolo, che si caccia regolarmente nei guai. Divertenti le scene nelle quali il protagonista viene sottoposto al giudizio della commissione che lo deve giudicare per le sue mancanze. I colleghi di lavoro appaiono apatici e quasi assopiti, eppure sono obbligati a presenziare e decidere se il colpevole di turno è meritevole di un semplice richiamo o di una severa reprimenda! Anche questa fu vista da oltre 60 milioni di spettatori.

 

#cinema #cinegiovis

venerdì 30 agosto 2019

54° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (266-270)

Altra cinquina dedicata completamente al periodo d’oro del cinema tedesco, con alcuni film veramente notevoli e non solo per i nomi dei registi. Quattro muti, dei quali uno di animazione (splendido) e un documentario, l’unico sonoro è uno dei due diretti da Pabst.
  
   


266  Le avventure del Principe Achmed (Lotte Reiniger, Ger, 1926) tit. or. “Die Abenteuer des Prinzen Achmed” * animazione * IMDb  7,8  RT 80%
Piacevolissima sorpresa questo che dovrebbe essere il primo lungometraggio animato (potrebbe essere stato anticipato da un paio di produzioni argentine delle quali tuttavia non esistono copie) e oltretutto con tecnica, stile e soggetto molto particolari. Si rifà infatti al classico teatro delle ombre orientale e la trama è una combinazione di leggende e racconti ambientati in paesi arabi, India ed Estremo Oriente. Consiglio di leggere questo interessante ed esplicativo post pubblicato su Cinemafrica ma, ovviamente, c’è tanto altro in rete in merito al film, essendo una pietra miliare dell’animazione.
Imperdibile e da guardare più di una volta per apprezzare dettagli tecnici e non.

269  Uomini di domenica (Robert Siodmak, Ger, 1930) tit. or. “Menschen am Sonntag” * con Erwin Splettstößer, Brigitte Borchert, Wolfgang von Waltershausen * IMDb  7,4  RT 100%
Film d’esordio di Robert Siodmak (poi divenuto famoso oltreoceano soprattutto per i suoi noir, come per esempio La scala a chiocciola) con sceneggiatura firmata da Billie Wilder, proprio quello che divenne famoso in USA e nel mondo come Billy (penso sia inutile ricordare i suoi 6 Oscar e tanti altri successi), basata su un reportage realizzato Kurt Siodmak, fratello di Robert. Con alcuni inserti di tipo quasi documentaristico, segue le avventure di un paio di amici che in una domenica d’estate flirtano con delle coetanee in giro per la città e sulla spiaggia Nikolassee. Piacevole, essenziale, ben girato e con buona fotografia. I giovani Siodmak (all’epoca 30enne) e Wilder (24enne) dimostrano di avere già idee ben chiare. Interessante anche per lo spaccato di vita berlinese del 1930, per molti potrebbe essere una sorpresa.
Da guardare con attenzione.

      

268  Diario di una donna perduta (G.W. Pabst, Ger, 1929) tit. or. “Tagebuch einer Verlorenen” * con Louise Brooks, Josef Rovenský, Fritz Rasp * IMDb  7,9  RT 100%
Questo è il secondo dei due film interpretati dalla star americana Louise Brooks sotto la direzione di Pabst. Il primo, Il vaso di Pandora (aka Lulù) aveva riscosso un gran successo da entrambe i lati dell’oceano e quindi giustificò questa nuova produzione appena pochi mesi dopo. Insieme con La via senza gioia (1925, Die freudlose Gasse), costituisce una di “trilogia della donna perduta”, non ufficialmente riconosciuta.
Si tratta di un melodramma d’epoca, tratto dall’omonimo romanzo del 1905 di Margarete Böhme,  con notevoli risvolti “femministi”. La regia di Pabst è come sempre precisa e incisiva, l’interpretazione di Louise Brooks vigorosa, tutto il contesto funziona più che bene con, forse, una sola caduta nel finale (ma pare che fu imposta).
Da guardare senza esitazione alcuna ... a me ha fatto venire anche voglia di una nuova visione di Lulù, visto l’ultima volta oltre 5 anni fa.

269  L’opera da tre soldi (G.W. Pabst, Ger, 1931) tit. or. “Die 3 Groschen-Oper” * con Rudolf Forster, Lotte Lenya, Carola Neher, Fritz Rasp * IMDb  7,4  RT 86%p
Dopo Tartufo di Molière nell’ adattamento di Murnau guardato pochi giorni fa, ecco un altro famoso lavoro teatrale portato sullo schermo: L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht. Questo, a sua volta, è basato sulla commedia satirica inglese The Beggar's Opera (L'opera del mendicante, John Gay, 1727) e ciò spiega l’ambientazione londinese. Chiaramente, partendo da un tale soggetto, il lavoro di Pabst non poteva essere che di gran qualità.  Essendo in fondo una commedia, non mancano satira né personaggi né situazioni al limite del grottesco.
Anche in questo caso ci sono alcune variazioni di trama, ma il film è certamente molto ben girato e ben interpretato e conta selle note canzoni già inserite nell’opera teatrale. Chi non ricorda, per esempio, il motivo della Ballata di Mackie Messer proposta appena dopo i titoli di testa? Questa la versione proposta nel film:
Negli anni è diventato uno standard jazz/swing interpretato innumerevoli volte da tanti musicisti e cantanti di fama mondiale fra i quali Louis Armstrong, Pérez Prado, Ella Fitzgerald, Frank Sinatra, The Doors, Tony Bennett, Marianne Faithfull, Sting, Nick Cave, Robbie Williams e Michael Bublé. Le versioni italiane più conosciute sono quelle di Milva, Domenico Modugno e Massimo Ranieri.

267  Berlino - sinfonia di una grande città (Walter Ruttmann, Ger, 1927) tit. or. “Berlin - Die Sinfonie der Großstadt” * documentario * IMDb  7,6  RT 86%
Documentario ben realizzato, ma non proprio appassionante. Descrive per immagini una giornata feriale berlinese, dalle prime ore fino a notte fonda, mostrando operai, massaie, lavoratori di ogni genere, bambini, studenti, che si muovono per le strade berlinesi.
Da notare che il regista Walther Ruttmann è stato anche direttore della fotografia di soli due film, ma che film! Muti diretti da Fritz Lang, fra i più famosi non solo del regista ma della storia del cinema: I Nibelunghi: Sigfrido (1924) e Metropolis (1927).
Deve piacere il genere per apprezzarlo (in tal caso è senz’altro di ottimo livello), altrimenti dopo un po’ risulta noioso.
  
Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

lunedì 26 agosto 2019

53° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (261-265)

Come anticipato commentando la cinquina precedente, ho recuperato e cominciato a guardare (come mia abitudine procedendo per quanto possibile in ordine cronologico) i film che mi mancavano della lista 35 Films from the Golden Age of German Cinema, trovata su IMDb.com. Ho iniziato così due originali commedie grottesche dirette da Ernst Lubitsch, uno dei tanti valenti registi della scuola viennese, nati nell’Impero Austroungarico (p. e. Billy Wylder, Fritz  Lang, Otto Preminger, Robert Siodmak, F.W. Murnau, Max Ophüls, Fred Zinnemann, Josef von Sternberg, ...), e poi si trasferitisi (per lo più scapparono) oltreoceano dove avrebbero ottenuto grandi successi a Hollywood. In merito a questo esodo, Oscar Montani sul suo blog Soft Bolied ha pubblicato una serie di 5 interessanti e circostanziati articoli dal titolo Tedeschi a Hollywood (Berlino-Hollywood solo andata, ovvero La grande fugache consiglio di leggere. A parte il deludente lavoro dei semisconosciuti Leo Birinsky e Paul Leni, nella cinquina ci sono altre due opere di assoluto livello, dirette da due maestri  dell’epoca: Carl-Th. Dreyer e F.W. Murnau.
   

261  Die Puppe (Ernst Lubitsch, Ger, 1919) tit. it. “La bambola di carne” * con Ossi Oswalda, Hermann Thimig, Victor Janson * IMDb  7,4 
262  Die Austernprinzessin (Ernst Lubitsch, Ger, 1919) tit. it. “La principessa delle ostriche” * con Ossi Oswalda, Victor Janson, Harry Liedtke * IMDb  7,2

La protagonista di queste due farse è Ossi Oswalda, una delle star del muto tedesco, non per niente soprannominata The German Mary Pickford, che fu interprete di una dozzina di film di Lubitsch.  Commedie a dir poco leggere, lampantemente esagerate, provocatorie e ironiche, che comunque riescono ad essere divertenti e piacevoli grazie al rapido ritmo e alle estremamente creative messe in scena.
Nei 4 atti di Die Puppe si prendono di mira, fra gli altri, i monaci ipocriti e mangioni, appaiono cavalli “umani”, i fondali sono disegni di grande fantasia e ci sono tanti personaggi singolari e caricaturali quali l’inventore di bambole meccaniche, il ragazzino terribile, la governante.
L’altro film è ufficialmente presentato come “commedia grottesca in 4 atti” e in questo caso al centro dell’attenzione c’è un ricchissimo (palesemente arricchito) padre con una viziatissima figlia in cerca di marito. Alla messa in ridicolo della loro spropositata ricchezza e della enorme magione, popolata da una miriade di servitori specifici per ogni attività, anche la più banale e routinaria, si contrappongono due amici scapestrati, uno dei quali è un principe decaduto, assolutamente squattrinato.
Nel loro genere, i film sono due vere perle e meritano di essere guardati.

      

263  Michael (Carl-Th. Dreyer, Ger, 1924) tit. it. “Desiderio del cuore” * con Walter Slezak, Max Auzinger, Nora Gregor * IMDb  7,1  RT 90%
uno dei pochi film di Dreyer prodotti in Germania. Il maestro danese si cimenta nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Herman Bang, un’opera controversa al limite dello scabroso per la morale dell’epoca in quando narra di un triangolo amoroso (seppur non del tutto esplicito) fra un modello, il grande artista suo mecenate e padre putativo (allusivamente amante) ed una principessa russa assolutamente al verde che circuisce il giovane. Al di là della trama, spicca una ottima regia, buone interpretazioni e una fotografia di alto livello.

265  Herr Tartüff (F.W. Murnau, Ger, 1925) tit. it. “Tartufo” * con Emil Jannings, Hermann Picha, Rosa Valetti, André Mattoni * IMDb  7,2  RT 80%
Adattamento non pedissequo e abbastanza abbreviato della famosa tragicommedia di Molière (1644). Notevole la messa in scena con un ottimo cast nel quale, ancora una volta, la parte del leone la fa Emil Jannings nei panni di Tartufo. La pesante satira nei confronti della nobiltà, del clero e della religione (più che altro bigottismo), creò non pochi problemi a Molière, grattacapi che ovviamente Murnau non ebbe.
Lavoro preciso e ben realizzato, ma certamente non è fra i migliori film del regista tedesco.

264  Das Wachsfigurenkabinett (Leo Birinsky, Paul Leni, Ger, 1924) tit. int. “Waxworks” * con Emil Jannings, Conrad Veidt, Werner Krauss * IMDb  6,7  RT 50%p
Nettamente il più deludente di questo gruppo, soprattutto per la sceneggiatura, debole e poco bilanciata, e nonostante la presenza di due ottimi attori quali Emil Jannings (L’ultima risata, The Last Command, ...) e Conrad Veidt (da poco apprezzato in Orlac's hands e famoso per i suoi ruoli in Caligari e Casablanca), impiegati molto al di sotto delle loro possibilità. Tuttavia, c’è da dire che le scenografie e fondali di chiaro stampo espressionista sono più che interessanti, spesso affascinanti.
  
Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

lunedì 19 agosto 2019

52° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (256-260)

Cercando altre opere di Josef von Sternberg, mi sono imbattuto in alcuni film non ancora guardati di grandi registi austroungarici quali Robert Wiene (regista del Das Cabinet des Dr. Caligari, 1920) e G.W. Pabst (regista de Il vaso di Pandora, 1929); non solo non mi sono lasciato sfuggire l’occasione, ma ho anche trovato una delle tante liste di film di genere (35 Films from the Golden Age of German Cinema) che comprendeva una decina di lavori a me sconosciuti o dei quali avevo solo sentito parlare. Ovviamente queste saranno le mie prossime visioni e argomento di futuri post.
   

260  The Shangai Gesture (Josef von Sternberg, USA, 1941) tit. it. “I misteri di Shanghai” * con Gene Tierney, Walter Huston, Victor Mature, Ona Munson * IMDb  6,7  RT 100% * 2 Nomination (scenografia e commento musicale)
Uno dei numerosi film di von Sternberg con ambientazione esotica. Interpretando i rating sembra essere uno dei meno graditi dal pubblico (comunque ben oltre la sufficienza) ma molto apprezzato dai critici per lo stile e l’atmosfera che riesce a creare, anche se di Shanghai si vede ben poco. Pur essendo girato quasi interamente in interni, in Oriente e senza poliziotti o veri criminali, lo si può senz’altro inquadrare nel genere noir. A parte gli eccessi di trucco e acconciatura di 'Mother' Gin Sling (interpretata dall’americana Ona Munson), gli altri personaggi sono personaggi sono perfettamente proposti, in un ambiente di mistero e vizio, gioco d’azzardo e potere. Si distinguono le ottime interpretazioni di Victor Mature (l’enigmatico e flemmatico Doctor Omar) e di Gene Tierney (l’isterica giovane viziata).
Senza dubbio un gran bel film con un finale a sorpresa di tutto rispetto.
Più che consigliato.

257  Orlac's Hands (Robert Wiene, Ger, 1924) trad. “Le mani di Orlac” * con Conrad Veidt, Alexandra Sorina, Fritz Strassny * IMDb  7,1  RT 86%
Questo horror psicologico miscelato al poliziesco, uno degli ultimi film dell’espressionismo tedesco, tratto dal romanzo omonimo di Maurice Renard, si basa non solo sull’interessante soggetto ma soprattutto sull’interpretazione drammatica Conrad Veidt (Cesare in Il gabinetto del Dr. Caligari, il Maggiore tedesco in Casablanca). Le scene e i fondali non sono certo quelle di Caligari (1920) ma qualche elemento simile vi si può vedere. Apprezzabili le varie doppie esposizioni (una tecnica spesso utilizzata nei muti) che mostrano i tormenti del protagonista, fra incubo e immaginazione, a volte indotti dal malvagio di turno.
Ne furono prodotti due remake sonori: Amore folle (1935) e Le mani dell'altro (1961). 
Nel complesso un film più che buono, con solida sceneggiatura e notevoli interpretazioni e regia. 

      

256  Genuine  (Robert Wiene, Ger, 1920) tit. int. “The Tragedy (o The Tale) of a Vampire” * con Fern Andra, Hans Heinrich von Twardowski, Ernst Gronau * IMDb  6,0  RT 41%p
Difficilmente giudicabile per il semplice motivo che la versione disponibile è quella “condensata” di 43', praticamente la metà della versione originale di 88' che è visibile solo al City Film Museum di Monaco, Germania. In effetti il titolo è fuorviante in quanto non c’è niente di vampiresco nel senso comune del termine, ci si riferisce invece ad una femme fatale della quale si seguono le avventure. Infatti per buona parte del film viene tenuta in una “prigione di lusso” dopo essere stata comprata come schiava. Alcune scenografie sono affascinanti quasi quanto quelle di Caligari (e infatti lo scenografo è lo stesso), ma la storia non regge e senz’altro pesa il fatto che non si sa cosa succeda nella metà tagliata. Soffre anche di una recitazione con troppo gesticolare e braccia protese.
Ha sempre sofferto dell’inevitabile confronto con Caligari, dello stesso regista, il grande successo uscito pochi mesi prima, ancora oggi un cult per qualunque cinefilo.
Da guardare soprattutto per le scene e per interesse “storico”

258  Street of Sorrow (aka Joyless Street) (G.W. Pabst, Ger, 1925) tit. it. “La via senza gioia” o “L’ammaliatrice” * con Asta Nielsen, Greta Garbo, Ágnes Eszterházy * IMDb  7,3  RT 75%
Questo fu il film che fece conoscere Greta Garbo (il suo quinto in 5 anni, pochissimi per l’epoca) ma fu così che l’attrice ottenne un contratto con la MGM e continuò brillantemente la sua carriera negli USA. Similmente all’appena citato Genuine, quella che ho recuperato è la versione condensata in 60’; del film ne esistono una decina di montaggi, il più lungo dei quali è di 175’ (quasi 3 ore!). Purtroppo ciò accade spesso con film di quasi 100 anni fa, che già all’epoca venivano distribuiti in vari paesi in edizioni diverse. A partire dai primi tentativi di restauro o ri-assemblaggio si utilizzarono spezzoni di varia provenienza e furono inserite riprese probabilmente mai effettivamente proposte in sala.
Tornando al film, l’ho trovato un po’ troppo melodrammatico ma conta su una solida regia e la buona interpretazione dell’astro nascente (la svedese Greta Garbo).

259  Dishonored  (Josef von Sternberg, USA, 1931) tit. it. “Disonorata” * con Marlene Dietrich, Victor McLaglen, Gustav von Seyffertitz * IMDb  7,3  RT 100%
Dei film di Josef von Sternberg fin qui visti è quello che mi ha appassionato di meno, soprattutto per la sceneggiatura poco credibile che si svluppa nel contesto degli ultimi anni della I Guerra Mondiale, fra un amore appassionato, spie e doppiogiochisti sia dal lato austroungarico che russo.
In questo caso, la spia ammaliatrice è Marlene Dietrich ed è strano (forse non tanto) che dopo pochi mesi uscì un altro film sostanzialmente simile con protagonista l’altra star dell’epoca, Greta Garbo (Mata Hari, 1931).
Interessante.
   
Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog. 

giovedì 21 marzo 2019

19° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (91-95)

Ed ecco una cinquina eccellente, con le due parti di Ivan Grozny di Eisenstein, il suo precedente Alexander Nevsky (1938) e due film con il bel tenebroso Charles Boyer, francese trasferitosi in USA, un’icona dell’epoca.
   

94  Ivan Grozny I (Sergei Eisenstein, URSS, 1944) tit. it. “Ivan il Terribile” * con Nikolay Cherkasov, Serafima Birman, Lyudmila Tselikovskaya * IMDb  7,6  RT 100%
95  Ivan Grozny II (Sergei Eisenstein, URSS, 1958) tit. it. “La congiura dei Boiardi” * con Nikolay Cherkasov, Serafima Birman, Pavel Kadochnikov * IMDb  7,7  RT 100%
Ho trovato anche questo dvd in biblioteca, in una edizione non eccellente ma più che buona grazie al fatto che parte da un ottimo restauro. Nel complesso, penso che sia il miglior lavoro di Eisenstein (autore anche della sceneggiatura), specialmente la prima delle tre parti previste. La seconda fu girata nel 1944-46 ma fu distribuita solo nel 1958 in quanto fu bloccata per motivi politici e la terza, iniziata nel 1946 fu subito sospesa per le suddette critiche e poi, a seguito della morte del regista, il progetto fu definitivamente abbandonato.
Pur essendo una produzione degli anni ’40, lo stile riflette molto quello tipico del cinema muto, con numerose analogie con quello espressionista, ma ha il vantaggio di poter contare con la tecnologia molto più avanzata di quella disponibile negli anni '20. Di conseguenza, la fotografia è eccezionale, mettendo in risalto non solo ogni dettaglio dei volti ripresi in primo piano (in varie occasioni mi ha ricordato quelli in La passion de Jeanne d'Arc, 1928, di Dreyer), ma pure gli ambienti, gli arredi, i costumi; anche i campi lunghi e totali sono più che incisivi. La recitazione tende volutamente al teatrale, a volte con gestualità enfatizzata, gli angoli di ripresa sono scelti ad arte, luci e ombre (spesso enormi) sono chiaramente "impossibili", ma drammaticamente significative e richiamano molto le scene caratteristiche dell'espressionismo.
Gli attori sono tutti più che bravi e, ovviamente, sono dominati da Nikolay Cherkasov (nei panni dello Zar) e Serafima Birman che interpreta magistralmente la parte della sua nemica giurata, la subdola matriarca boiarda Efrosinia. A tutto ciò si aggiunge un commento sonoro originale - puntuale e pertinente in ogni occasione - composto nientemeno che da Sergei Prokofiev, che non penso abbia bisogno di presentazioni.
Film da guardare e ri-guardare ... vero grande cinema senza tempo.


Questo è il trailer in russo, ma ciò che conta sono le immagini (HD) e il commento musicale di Prokofiev. Godeteveli!

      

92  Gaslight (George Cukor, USA, 1944) tit. it.”Angoscia” (sic!) * con Charles Boyer, Ingrid Bergman, Joseph Cotten, Angela Lansbury  * IMDb  7,8  RT 86% * 2 Oscar (Ingrid Bergman protagonista e scenografia)  e 5 Nomination (miglior film, Charles Boyer protagonista, Angela Lansbury non protagonista, sceneggiatura e fotografia)
Come se non bastasse la mia mania di dare continuità alle visioni seguendo generi, registi e attori, spesso incappo con la pura casualità. Appena recuperata una buona copia di Algiers (vedi rec. in basso) mi sono imbattuto in quest’altro ottimo film che vede Charles Boyer nelle vesti di protagonista, affiancato da Ingrid Bergman e Joseph Cotten. Titolo mai sentito nominare, a dispetto del cast di tutto rilievo e dei 2 Oscar e 5 candidature, ma forse mi era passato sotto gli occhi e scartato per il terribile titolo italiano (la maggior parte di questi drastici cambiamenti sono fuorvianti o oltremodo poco invitanti, destinati solo ad attirare pubblico; idem per molte locandine). Altra analogia è che la famosa Hedy Lamarr che si era distinta in Algiers, rifiutò sia questo ruolo che quello successivo di Ilsa Lund in Casablanca, in entrambe i casi rimpiazzata dalla Bergman.
Tornando al film, si tratta di un ottimo noir ambientato a Londra, ben costruito, ben diretto e ottimamente interpretato, non solo dai primi attori ma anche dai pochi di contorno fra i quali si registra l’esordio dell’allora 19enne Angela Lansbury (proprio la Signora in Giallo!) che per l’interpretazione della molto indisponente cameriera ottenne la sua prima Nomination Oscar.
Senz’altro consigliato.

91  Algiers (John Cromwell, USA, 1938) * con Charles Boyer, Sigrid Gurie, Hedy Lamarr * IMDb  6,9  * 4 Nomination (Charles Boyer protagonista,
Già visto molti anni fa in bassa definizione , ho voluto guardarlo di nuovo, in attesa di trovare “l’originale” Pépé le Moko (1937, di Julien Duvivier). Infatti questo non è altro che un pedissequo remake americano del suddetto film francese di grande successo dell’anno prima, con Jean Gabin come protagonista. Sempre sulla base dello stesso romanzo poliziesco di Henri La Barthe, 10 anni più tardi sarebbe giunto Casbah (con Yvonne De Carlo, Tony Martin, Peter Lorre) e infine nel 1949 la parodia italiana Totò le Moko (diretta da Carlo Ludovico Bragaglia), ma pochi conoscono gli illustri precedenti sulla quale fu (ben) basata.
Algiers vanta un notevole cast internazionale; oltre a Charles Boyer, uno dei più famosi latin lover (sullo schermo) dell'epoca, francese appena trasferitosi negli USA al suo secondo film oltreoceano, ci sono non solo due bellezze dell'epoca quali l’austriaca Hedy Lamarr (all’epoca definita “la donna più bella del mondo”) e l’americana Sigrid Gurie, ma anche il canadese Gene Lockhart (Nomination Oscar per questa sua interpretazione del viscido Regis) e, nei panni dell’imperturbabile ispettore Slimane, il maltese Joseph Calleia (tanti ottimi noir per lui: The Touch of Evil, Gilda, The Glass Key, ...).
Bella l’ambientazione esotica nel dedalo della casbah di Algeri, molto interessante la caratterizzazione dei personaggi, dai componenti della banda di Pépé ai vari membri della polizia, ai turisti in cerca di avventura.  
Rivisto con molto piacere, lo consiglio ... nel frattempo proseguo nella mia ricerca di una buona copia di Pépé le Moko.

93  Alexander Nevsky (Sergei Eisenstein, URSS, 1938) * con Nikolay Cherkasov, Nikolai Okhlopkov, Andrei Abrikosov * IMDb  7,7  RT 94%
Più che buono come tutti i film diretti da Eisenstein, ma certamente inferiore ai due Ivan Grozny. Trovo che la parte dedicata alla battaglia fra russi e teutonici sia dedicato troppo tempo a discapito della trama che rimane di per sé debole. C’è da considerare tuttavia, che la “propaganda” aveva all’epoca un ruolo fondamentale e che lo stesso Stalin sosteneva e lodava le opere che esaltassero le gesta e l’eroismo del popolo russo. Anche Nikolay Cherkasov, lo stesso che avrebbe poi interpretato lo Zar Ivan, non dà il meglio di sé essendo relegato nel ruolo di un personaggio che si limita a fare proclami ed arringare popolo e soldati.

   
Aggiungo varie immagini tratte da Ivan Grozny (chiaramente quelle in basso) ed un paio di foto di Hedy Lamarr, non solo attrice ma anche colei che brevettò il sistema sul quale si basano oggi tutte le applicazioni wireless! 
Ciò sconfessa in modo evidente l'equazione bellezza = stupidità.
   
   

   

   

      

IMPORTANTE: vi ricordo che dal 2 aprile il mio GOOGLE+ sarà chiuso e che, di conseguenza, le raccolte degli anni 2016-2018 non saranno più accessibili. Tutte le 1.300 micro-recensioni sono ora organizzate in 26 pagine del mio sito www.giovis.com e facilmente rintracciabili grazie all’indice generaleIn detta pagina potrete effettuare ricerche per titolo, regista, interpreti principali, anno e paese di produzione e, utilizzando i link e i numeri d’ordine, giungere rapidamente a quella che vi interessa.

martedì 7 agosto 2018

Due eccezionali film muti del 1920 "Il Golem" e "Caligari"

Data la loro limitata durata (rispettivamente 51' e 64') ho voluto e potuto concedermi un double bill muto di meno di 2h, con questi due film del 1920 che, oltre ad essere famosi classici dell’espressionismo tedesco, sono anche apprezzatissimi dai veri cinefili.
    
223 “The Cabinet of Dr. Caligari  (Robert Wiene, Ger, 1920) tit. it. "Il gabinetto del dottor Caligari“ * con Werner Krauss, Conrad Veidt, Friedrich Feher  *  IMDb  8,1  RT 100% 
224 “Der Golem  (Carl BoesePaul Wegener, Ger, 1920) tit. it. "Il Golem - Come venne al mondo“ * con Paul Wegener, Albert Steinrück, Ernst Deutsch  *  IMDb  7,2  RT 100% 
   
Le trame e gli ambienti sono completamente distinti, così come le epoche e le messe in scena eppure i due film sono accomunati dall’alone di mistero che avvolge i protagonisti e dai fantastici scenari e fondali con prospettive improbabili se non impossibili, caratteristici dell'espressionismo tedesco, che da soli valgono una ennesima visione (per quanto mi riguarda sono ad una mezza dozzina almeno per ciascuno di loro). 
   
Fra le rarissime linee verticali, spiccano in particolare le finestre rigorosamente trapezoidali, i fregi lineari sulle pareti talvolta quasi diritti, in altri casi simili a onde e spirali, i ponti curvi, i tetti e i comignoli pendenti e allungati, le scale fra le quali ne spicca  una a chiocciola, aperta dal lato del punto di ripresa, chiusa dall’altro, con uno stretto passaggio a sezione ovale, che ricorda tanto un padiglione auricolare. (foto sotto)
Singolari transizioni, non proprio dissolvenze, che iniziano o terminano con solo una minima area circolare illuminata nel resto dello schermo nero, non centrata nell'inquadratura, ma centrata su un volto che quindi resta l'unico soggetto visibile per vari secondi o è l’unico sul quale fissare l’attenzione prima che si illumini il resto dello schermo. Questa tecnica crea effetti simili a quelli dello zoom che, seppur brevettato a inizio secolo, sarebbe stato un obbiettivo compatibile con le cineprese solo nei primi anni ’30.
   

Le scenografie sono quasi sempre molto contrastate, utilizzando al meglio il bianco e nero, aggiungendo lunghe e nette ombre proiettate la luci orizzontali o addirittura dal basso, simili a quelle che saranno poi riproposte in tanto film noir, in particolare sulle scale. 
In entrambi i film si possono trovare similitudini (ispirazioni) con i dipinti post-impressionisti/primi espressionisti di artisti del calibro di Vincent Van Ghog (dipinto in basso a sx), Edvard Munch, Chaïm Soutine (dipinto in basso a dx) che, almeno in un periodo della loro carriera artistica, sono stati eccelsi esponenti di tali correnti. Del resto basta osservare il poster originale di Der Golem in apertura di post.
   
La narrazione, come nei migliori silent movies, è rapida ed essenziale, mentre la recitazione è al solito un po’ sopra le righe, accompagnata da un grande agitare di braccia.
Le foto proposte in questo post sono solo una minima parte delle geniali inquadrature realizzate da Robert WieneCarl Boese e Paul Wegener; chiunque abbia un seppur minimo interesse nelle arti figurative (non per forza nel cinema) dovrebbe guardare, e con attenzione, questi film ed altri del medesimo periodo come Nosferatu (F. W. Murnau, 1922)Metropolis, (Fritz Lang, 1927) ecc. e non c’è dubbio che ne rimarrebbe estremamente soddisfatto.
   
Curiosità
  • in Der Golem, c’è un’evidente citazione di Frankenstein con la bambina che offre un frutto (foto sopra a sx) al gigante di argilla, il Golem, figura antropomorfa della mitologia ebraica e del folclore medievale. 
  • Paul Wegener, co-regista del suddetto film, interpreta il Golem
  • passando nel campo dei “goof”, ho notato che la giostra che ruota sullo sfondo nella fiera nella quale il Dr. Caligari esibisce Cesare - il suo “sonnambulo veggente” - la prima volta gira in senso orario e un paio di minuti dopo in senso opposto ... molto strano ...