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martedì 22 marzo 2022

Microrec. 81-85 del 2022: di nuovo un gruppo incredibilmente vario

Produzioni di cinque paesi, con 90 anni fra la più datata e la più moderna (1920-2010), due diretti da pietre miliari del cinema internazionale, uno sperimentale, due commedie grottesche, ...

 
You Are Here (Daniel Cockburn, 2010, Can)

Cercando di categorizzarlo, questo film è stato definito: fiction speculativo-filosofica, fantasia borgesiana, meta-detective story, iper-creativo. Certamente sperimentale, ma molto più per la sceneggiatura (sia come costruzione che come contenuti) che per le riprese; non mancano sarcasmo e humor nero. Dopo averlo guardato (bastano anche una dozzina di minuti degli 80 complessivi) si capisce anche perché non abbia avuto diffusione non essendo assolutamente adatto al grande pubblico, ma potenzialmente gradito solo a quella nicchia di spettatori disposti cercare di comprendere per poi elaborare, senza che vengano loro fornite risposte chiare e definitive. Pur essendo così lontano dagli standard e, oserei dire, assolutamente unico, fu bene accolto dalla critica ed ebbe successo ai pochi Festival internazionale nei quali fu presentato (Locarno, Toronto). Nello sviluppo della trama quasi circolare, appaiono vari protagonisti (che non si incontrano fra) propongono assunti filosofici quasi paradossali; mentre altri personaggi, per lo più secondari, sono indirizzato in un determinato luogo ma in modo passivo. Come anticipato, si tratta di film indubitabilmente difficile da descrivere e quindi non ci provo neanche a farlo in poche righe; a chi volesse saperne di più prima di affrontarne la visione consiglio di leggere questa ricca pagina Wikipedia (solo in inglese). A me non è per niente dispiaciuto, se siete aperti alle elucubrazioni non ve lo perdete.

Within Our Gates (Oscar Micheaux, 1920, USA)

Oscar Micheaux fu il primo regista-sceneggiatore-produttore afroamericano di Hollywood; questo fu il suo secondo lungometraggio ma, considerato che il primo è andato perduto, è il più datato tuttora esistente nel genere detto Black Movie, parte dei Race Film. Nelle sue intenzioni voleva essere una risposta all’arcinoto The Birth of a Nation (1915, D.W. Griffith), mettendo in mostra le persistenti differenze fra il nord (dove emergeva la figura del "New Negro" colto e inserito nella società) e il sud dove non solo si tentava di ostacolare la scolarizzazione, ma resisteva il razzismo, anche violento, fino ai linciaggi. Quindi un film di forti contenuti sociali, ancor più apprezzabili considerata l’epoca, con un epilogo che esalta la componente afroamericana degli USA moderni ricordando esplicitamente anche i loro sacrifici per la patria. Interessante e mai esagerato resta sempre abbastanza credibile, sia inserendo fra gli afroamericani anche dei poco di buono, sia non calcando la mano sul linciaggio e tentativo di stupro, ma citando sempre i luoghi nei quali si svolgono le scene per evidenziare le enormi differenze fra nord e sud.

  
Mahapurush (The Holy Man) (Satyajit Ray, 1965, Ind)

Dopo The Chess Player, ecco un’altra commedia di Ray, regista che, però, deve la sua indiscussa fama universale a film ben più seri, spesso drammatici. In questo caso si tratta di satira abbastanza feroce nei confronti sia dei ciarlatani molto abili che si improvvisano santoni, sia agli accoliti creduloni che si fanno raggirare, in particolare quelli che hanno potere, denaro e una certa posizione sociale, ma evidentemente poca cultura. Singolare e divertente.

Buffet Froid (Bertrand Blier, 1979, Fra)

Commedia grottesca tendente al surreale che mette insieme una serie di personaggi con caratteri fra lo psicopatico e la pura follia. Il terzetto dei veri protagonisti è composto da un paio di assassini seriali e un ispettore di polizia non meno schizzato, con il quale vanno sostanzialmente d’accordo. Il personaggio del poliziotto (Bernard Blier) in più occasioni ricorda il suo omologo tenente Practice di Little Murders (1971, tit. it. Piccoli omicidi) impeccabilmente interpretato da Alan Arkin, anche regista del film. La situazione è paradossale e gli avvenimenti (non solo omicidi) si susseguono rapidamente, con vittime e personaggi secondari talvolta squilibrati tanto quanto i protagonisti. Abbastanza insolito, spesso divertente, a tratti scontato, può far passare una piacevole ora e mezza.

Tilva Ros (Nikola Lezaic, 2010, Ser)

Per completare una cinquina così particolare ho scelto questo film serbo moderno, sviluppato in un ambiente giovanile che, evidentemente, si stava già globalizzando oltre 10 anni fa. Non ho mai guardato la serie Jackass originale (alla quale i dementi protagonisti del film si ispirano) ma non capisco il motivo per il quale ne è stato fatto un film, oltretutto senza né capo né coda. Assolutamente da evitare … peggiore dell’anno.

domenica 4 dicembre 2016

Leggi razziali e cinema: i "Black Movies"

Fino a dopo la II Guerra Mondiale, negli Stati Uniti esistevano ancora molte leggi razziali, soprattutto negli stati del sud. Oltre a quelle ben note che vietavano ai “negri” di essere serviti nei locali pubblici dei bianchi, imponevano sezioni separate nei mezzi pubblici e altre che abbiamo visto in tanti film fino a quella recentemente riportata in ballo da Loving (di Jeff Nichols, 2016) che impediva di costituire coppie miste, ce ne erano anche alcune relative al cinema e dove non arrivavano le leggi ci pensavano i razzisti o quelli che pur non essendo d’accordo con l’apartheid, erano molto più interessati a far soldi.
Nel 2008 al rivalutato Black Cinema fu addirittura dedicata un francobollo
con il poster del film di King Vidor "Hallelujah" (1929)
primo musical sonoro con cast composto da afro-americani
Considerato però che anche al cinema c’era una distinzione di settori, sorsero anche locali per soli “negri” e lì c’era il pubblico per il quale, a partire dagli anni della I Guerra Mondiale cominciarono a prodursi i Black Movies  nei quale tutti, dal regista ai produttori, dagli attori alle maestranze, erano "negri" o quantomeno mulatti, quadroon (1/4 di sangue africano) o octoroon (1/8 di sangue africano, quindi “quasi bianchi”). 
Nell'immagine qui sopra vedete un annuncio su un giornale, rivolto in particolare a gente di colore e si notano varie cose singolari. Non si fanno alcuno scrupolo di scrivere la parola "negro" e solo per non ripeterla troppo spesso (si trova 2 volte nella nota in basso, nelle notizie al lato oltre che nella frase "An All-Star Negro Cast!") nel secondo paragrafo si sottolinea che i "colored" possono sedersi dovunque vogliano nella sala!
Così fino agli anni ’40 si stima che furono girati varie centinaia di black movies, ma allo stato attuale si ne esistono copie di non più di un centinaio di essi. Quasi nessuno è uscito da quel circuito (creatosi a causa della segregazione) per il quale furono prodotti e le poche copie rimaste si sono salvate grazie a collezionisti e ricercatori.
Per attori negri lavorare nel cinema era difficile e i pochi ruoli che venivano offerti erano quasi esclusivamente di inservienti, malavitosi, cameriere/i, prostitute, domestiche o qualunque altro lavoro “umile” o disdicevole. Quelli che riuscivano a farsi un nome, appena potevano si trasferivano dove c’era più tolleranza o, ancora meglio, in Europa, come fece Nina Mae McKinney (foto al lato) che nel nostro continente divenne famosa come la "Black Garbo".
Mi sono imbattuto in questa ennesima nicchia della settima arte grazie a Jimbo Berkey, collezionista/filantropo che, sul suo sito free-classic-movies.com , mette gratuitamente a disposizione di chiunque sulla faccia della terra oltre 4 TB di film, dagli albori fino agi anni ’70 (ce ne sono anche di molto buoni, liberi per mancato rinnovo dei diritti). Si possono scegliere per titolo, per data per nome degli artisti e chi si iscrive alla mailing list riceve ogni settimana un messaggio con i link ai film che sono stati aggiunti, insieme a succinte notizie. La maggior parte sono americani, ma ce ne sono anche di italiani, soprattutto di quelli definiti “B-movies”. 

Il mese scorso mi ha incuriosito Gang Smashers (di Leo C. Popkin, 1938) anche perché il buon Jimbo aveva sottolineato la particolarità del film e quindi l’ho scaricato, ieri l’ho guardato e da poco ne ho anche pubblicato la micro-recensione.  

Comunque sia ... i black movies hanno rappresentato un ennesimo piccolo capitolo della grande storia del Cinema.

domenica 25 settembre 2016

Fra meno di 8 anni mi sarà vietato percorrere il Sentiero degli Dei?

"Il sentiero va vietato ai malati di cuore, agli ultra settantenni ..."
La foto in basso è del TREK Amalfi - Sorrento (oltre 100km in 5 giorni), nel corso del quale
un 70enne (alpinista, orientista agonista, scalatore, ...) lasciò indietro molti giovincelli
A conclusione della breve cronaca, apparsa su un giornale locale online, del recupero di un escursionista tedesco (L'uomo ha avuto un malore, probabilmente un infarto,lungo il sentiero e poteva lasciarci la pelle”) che percorreva il Sentiero degli Dei in compagnia della moglie, dalla quale ho estrapolato la frase in alto, l’autore ha aggiunto (notare il neretto e la conclusione con caratteri maiuscoli):
Questa proposta-diktat include un concetto giusto (forse) ed un cumulo di illogicità, caratteristiche degli articoli scritti da chi non è pratico (non sto dicendo esperto ... ma appena “pratico”) della materia.
Apporre un segnale che ricordi che si tratta di un sentiero di montagna (sconnesso, a tratti esposto, ecc.) potrebbe essere opportuno ed è un suggerimento ricorrente, non solo per questo sentiero, che però raramente è stata recepita e messa in pratica. Nel 2016 si vuole ancora dire a persone adulte cosa fare, dove andare e come vestirsi per affrontare una semplice passeggiata in ambiente naturale? 
Comunque la si pensi, per il Sentiero degli Dei, la cui fama attira  un incredibile numero sia di escursionisti che di sprovveduti, il discorso dovrebbe essere affrontato in modo molto differente. Un cartello all’estremità del Sentiero serve a poco, pochissimo. Ammesso e non concesso che qualcuno lo legga, dopo essere arrivato a Bomerano o Nocelle (cosa non facile, né rapida e spesso neanche economica), questi certamente non rinunceranno al loro progetto di escursione. La verità è che la maggior parte dei camminatori assolutamente impreparati sono quelli mandati (con o senza accompagnatore e/o guida) da agenzie, crociere, alberghi, B&B o tassisti che, per scarsa conoscenza o solo per vendere un servizio o per una commissione, decantano la bellezza del percorso e soprattutto sottolineano che è:
  • facilissimo
  • alla portata di chiunque
  • tutto in discesa
  • fattibile anche con i sandali
Durante i miei oltre 20 anni di frequentazione del Sentiero (ma specialmente negli ultimi anni) ho visto calzature incredibili, non solo flip-flop, ma tacchi quasi a spillo, mocassini con suola di cuoio e per di più persone non grasse ma obese e altri con gravi problemi deambulatori. Quelli più in difficoltà spesso chiedevano “Quanto manca?”, “Ma è tutto così?”, “Ci sono altre salite?” e ascoltata la mia risposta, invariabilmente commentavano “Eppure xxx mi aveva garantito che ... (leggi sopra)”
Il resto del neretto è follia pura, a cominciare dalla prima “proposta”.
Malati di cuore” che significa? A parte il fatto che ognuno è responsabile della propria salute, per numerosi tipi di cardiopatie il camminare non è assolutamente vietato e spesso è addirittura consigliato come terapia. Non so quanti escursionisti con bypass ho portato in giro e chissà quanti non me l’hanno neanche detto. Basta procedere ad un passo adeguato.
Passando all'età, anche in questo caso per esperienza diretta, le persone che in un gruppo creano più problemi sono quelli fra i 40 e i 50 anni, talvolta anche i più giovani. La maggior parte dei 70enni, ma bastano anche 60 anni o meno, hanno perfetta cognizione di cosa vanno a fare e nello specifico molti hanno percorso migliaia e migliaia di chilometri. I più giovani pensano “Se ce la fanno questi vecchi, certamente ce la faccio anche io, sarà una passeggiata!”, dimenticando che non sanno destreggiarsi su un sentiero di montagna e che da anni passano il tempo seduti dietro una scrivania o in auto, mentre  “quei vecchi” hanno camminato regolarmente per tutta la loro vita.
Foto scattata sul Sentiero degli Dei durante la I MaraTrail Agerola - Termini, alla quale 
partecipò anche un 70enne percorrendo i 42 km con 2.000m di dislivello insieme agli altri
All’autore suggerirei di andare a percorrere il Sentiero (siamo sicuri che lo conosca? o riporta solo gli incidenti?) e rendersi conto di quanti ultrasettantenni attrezzati, capaci, in buona forma e con ottimo equilibrio frequentano questo famoso tratto fra Bomerano e Nocelle, sia in discesa che in salita. Per di più è accertato (ma sembra che l’autore dell’articolo non lo sappia) che il “rischio infarto” si calcola su una serie di fattori, alcuni dei quali come fumo, pressione e sovrappeso, contano anche di più del semplice dato anagrafico. 
Può essere ipotizzabile controllare l’età e certificato medico degli escursionisti all’inizio del Sentiero? Per quanto ne sappia, la legge prevede il certificato medico-sportivo solo per gli agonisti e si sappia che nei campionati Master di qualunque disciplina sportiva ci sono tante categorie per gli ultra settantenni (atleti che farebbero arrossire di vergogna tanti giovincelli, se questi avessero un po' di amor proprio). 
Essendomi già dilungato abbastanza, non approfondirò altri argomenti più che discutibili come quello della “mancanza di parapetti e di sicurezza”, oltretutto già trattati in passato, limitandomi a porre qualche quesito (ovviamente ozioso):
  • che nesso ha un infarto con un parapetto? (sono morti più turisti a Pompei o sul Vesuvio che sul Sentiero)
  • quante persone sono “precipitate” dal Sentiero? La maggior parte degli incidenti sono conseguenza di semplici cadute “sul Sentiero” e non “dal Sentiero
  • perché qui si sponsorizzano tanto i “parapetti”, che in montagna praticamente non esistono? Altrove se ne vedono solo in pochi posti e per brevissimi tratti. Certo è che per qualcuno sarebbe un buon business ...
  • a quale App si riferisce? Cartografica, di navigazione gps ... o ne esiste una con defibrillatore?
Infine, ammesso e non concesso che i criteri siano giusti, la ghettizzazione di “malati di cuore e ultrasettantenni dovrebbe essere estesa quantomeno al crinale di San Costanzo, all’ascesa al Molare o al Passetiello, tanto per restare in zona, tutti ben più impegnativi del Sentiero degli Dei
Questa proposta-diktat ha anche una non lieve parvenza di razzismo che, oltre ad essere assolutamente campata in aria (per essere gentili), è ovviamente ingiustificata come qualunque altro tipo di discriminazione.