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domenica 30 ottobre 2022

Microrecensioni 306-310: Emilio Fernández e Alberto Gout, Epoca de Oro mexicana

Gruppo molto omogeneo, relativi a due soli registi, ognuno con il suo direttore della fotografia preferito (due maestri del b/n Gabriel Figueroa per Fernández e Alex Phillips per Gout), film drammatici girati intorno al 1950 che spaziano dai noir con forti connotazioni musicali (cabareteras / rumberas / ficheras), al revenge, all’ideologico-politico. Film poco conosciuti ma che vale senz’altro la pena guardare, non a caso sono fra i più apprezzati della Epoca de Oro del Cine Mexicano durante la quale si distinsero grandi registi, ottimi direttori della fotografia e tanti buoni attori, caratteristi e cantanti. Non a caso tutt'oggi vengono analizzati con attenzione in ricorrenti mostre, conferenze e vari corsi ad essi specificamente dedicati nell'ambito della cinematografia messicana.


I tre generi musicali sopra citati sono spesso accomunati, ma racchiudono sottili differenze: 

  • Cabareteras si riferisce chiaramente alle artiste che si esibivano nei cabaret di livello medio-alto, di facciata signorile (attorno ai quale si sviluppa la trama). In tali film si ritrovano anche famosissimi musicisti come Pérez Prado (El Rey del Mambo) che interpretò sé stesso in una mezza dozzina di film, insieme con la sua orchestra;
  • Rumberas richiama specificamente il tipo di danza proposta da ballerine soprattutto di origine cubana, le più famose furono María Antonieta Pons, Ninón Sevilla, Rosa Carmina, Amalia Aguilar e Meche Barba (l’unica messicana), mentre le star del precedente genere che si esibivano nello stesso tipo di locali raffinati potevano essere anche solo cantanti famose (come Toña La Negra o María Luisa Landín);
  • Ficheras erano letaxi dancers, donne che ballavano balli di coppia con i clienti ricevendo una ficha (valida per una singola canzone) che il cliente comprava in precedenza e sul prezzo della quale la fichera riceveva una commissione (questo avveniva perlopiù in locali di livello inferiore e il dopoballo era facoltativo ed in alcuni casi sottinteso anche se ufficialmente proibito.

Musica e danza sono sempre state attività molto amate dai messicani e a metà del secolo scorso i locali da ballo era numerosissimi variando dai cabaret e night di lusso con tanto di orchestra in costume e palco con ricche scenografie, alle cantine equivoche con pochi musicisti, talvolta una/un cantante e tante ficheras. In dette sale (di qualunque tipo) giravano quindi soldi, spesso tanti e molte volte di provenienza illecita, c’erano persone che spendevano i loro pochi soldi per bere e ballare con una ragazza, veri criminali e delinquenti di bassa lega, protettori e chi più ne ha più ne metta. Su queste basi gli sceneggiatori potevano quindi costruire tante trame diverse, raramente ripetitive e l’azione veniva intervallata con vari pezzi musicali, danze spesso caraibiche e, budget permettendo, canzoni interpretate da guest star che quindi interpretavano sé stessi.  Per esempio, restando ai film di questo gruppo, Pedro Vargas (uno dei più famosi cantanti di boleros dell’epoca) in Aventurera canta un paio di volte alcune strofe della canzone omonima, mentre in Víctimas del pecado si esibisce con Pecadora, entrambe composte dal mitico Agustin Lara, che conta anche molte partecipazioni come attore e non solo come cantautore. Vari ottimi interpreti principali si ritrovano in più film (Ninón Sevilla, Tito Junco, Rodolfo Acosta, Miguel Inclán) e gli altri non sono da meno come María Félix, i fratelli Domingo e Fernando Soler, il villano per antonomasia Carlos López Moctezuma, Marga López e Columba Domínguez

 
Considerata la lunga introduzione (che è valida per 4 dei 5 film), cercherò di essere conciso in quanto ai commenti delle singole pellicole. Comincio con le 2 dirette da Alberto Gout, come detto entrambe con la fotografia di Alex Phillips

  • Aventurera (Alberto Gout, Mex, 1950)
  • Sensualidad (Alberto Gout, Mex, 1951)

Il primo è generalmente considerato il miglior film dei generi in questione, senza dubbio di livello molto superiore agli altri sia per l'ottima sceneggiatura, che per la fotografia e le interpretazioni. La storia originale di Álvaro Custodio è particolarmente intrigante ed è adattata (da lui stesso insieme con Alberto Gout e Carlos Sampelayo) in un capolavoro di intrecci, sorprese, twist, incontri casuali e ritorni, conditi con ricatti, vendette, tratta di ragazze, sparatorie e accoltellamenti, rapine, incarcerazioni, in un vero vortice di avvenimenti che nella seconda parte includono anche molta “vendetta psicologica”.

Il secondo segue invece una vera e propria trama revenge con una ballerina (Ninón Sevilla) che, dopo aver scontato 2 anni di carcere, circuisce (non si tratta di semplice seduzione) l’attempato giudice (l’ottimo Fernando Soler) che l’aveva condannata. La mangiatrice di uomini, con la collaborazione del suo compare, minerà moralità della sua inizialmente integerrima vittima, ma lungo il percorso non tutto andrà come previsto.

  

  • Rio Escondido (Emilio Fernández, Mex, 1946)
  • Salón México (Emilio Fernández, Mex, 1949)
  • Víctimas del pecado (Emilio Fernández, Mex, 1950)

Fra i tre film di Emilio El Indio Fernández inseriti in questa cinquina, il primo niente ha a che vedere con i locali cittadini o con la musica, ma è un vero e proprio manifesto politico e ideologico, pro alfabetizzazione e cultura indigena, concetto reso ancor più evidente, se mai ce ne fosse stato bisogno, dai discorsi (quasi proclami) inseriti sui titoli di testa e di coda, dalla lettera del Presidente e dalla viva voce della maestra rurale Rosaura Salazar (María Félix). In breve, il Presidente della Repubblica Messicana, decide di inviare un gran numero di maestri nei pueblos più lontani e isolati nell’ambito di una grande operazione di alfabetizzazione. Si dovrà scontrare (anche fisicamente) con lo spietato Regino Sandoval (Carlos López Moctezuma, perfetto per il ruolo) che domina incontrastato a Rio Escondido. Definirlo drammatico sarebbe riduttivo, potendolo senz’altro definire tragico ma è proprio quest’aspetto che lo rese più famoso in quanto è dichiaratamente dalla parte degli oppressi, siano essi mestizos o indigenas. Particolarmente apprezzabile la fotografia curata da Gabriel Figueroa favorita dal fatto che il film è girato in gran parte in esterni.

Passando ai due musicali, si deve notare che Salón México (che si svolge per lo più in locali di basso livello) fu il primo ottimo approccio di Fernández con il genere nel quale confermò la sua maestria e di conseguenza il suo successo. In Víctimas del pecado la parte noir viene sminuita dall’inserimento nella trama di un bambino (fin dalla sua nascita) che gioca un ruolo fondamentale negli sviluppi successivi, rendendolo un po’ troppo melodrammatico -strappalacrime. In entrambe i film il cattivo senza scrupoli è interpretato da Rodolfo Acosta, nel campo dei villanos dell’epoca secondo solo Carlos López Moctezuma, ma in questi ruoli avvantaggiato dall’essere più atletico e di oltre 10 anni più giovane.

Cinquina consigliata in blocco …

domenica 29 maggio 2016

Chavela, Frida e Almodóvar fra tequila, cinema e rancheras

Chavela Vargas, una donna straordinaria che ha vissuto una vita eccezionale, nel vero senso della parola.
Nata in Costa Rica nel 1919, a diciassette anni si trasferì in Messico dove cominciò a guadagnarsi da vivere come donna delle pulizie e vendendo vestiti per bambini. Solo verso i trenta diventò cantante professionista con l’appoggio del compositore e cantante José Alfredo Jiménez (considerato il miglior compositore messicano di musica ranchera di tutti i tempi) del quale era compagna di bagordi. Spesso passavano tutta la notte bevendo ed andando in giro a cantare serenate alle loro amanti, senza curarsi minimamente degli insulti dei passanti, anche se la complicità fra i due era tale che solo loro e le destinatarie sapevano se era per un’amante di Chavela o una di José Alfredo.
Nonostante la sua vita disordinata e il rifuggire dai comportamenti classici degli artisti di grido, alla fine degli anni ’50 guadagnò una notevole fama esibendosi nei locali di Acapulco (all’epoca una delle più famose destinazioni turistiche americane). Cantò al matrimonio di Elizabeth Taylor, conobbe e frequentò Diego Rivera e Frida Kahlo, Picasso, Pablo Neruda, Gabriel García Márquez, Agustín Lara, Ava Gardner, Rock Hudson e Grace Kelly.
Dopo un lungo periodo di lontananza dalla scena a causa dell’eccessivo consumo di alcol, nei primi anni '90 fu riscoperta da Manolo Arroyo-Stephens (editore e scrittore spagnolo) che la sentì cantare nel locale El Hábito, a Coyoacán (Ciudad de Mexico), e la portò a Madrid dove Chavela conobbe, e "stregò", il regista Pedro Almodóvar.
Questi la riportò alla ribalta, la introdusse negli ambienti artistici europei e con lei strinse una profonda amicizia al di là dei rapporti professionali. Inserì nel suo Tacones lejanos (1991) uno dei più famosi cavalli di battaglia di Chavela (Piensa en mi di Agustin Lara) seppur nell’occasione interpretato da Luz Casals. (video in alto)
Due anni dopo fu invece proprio lei a interpretare Luz de luna in Kika e poi En el último trago in La flor di mi secreto (1995) e Somos in Carne trémula (1997).
Sull’onda di questo nuovo successo che la portò anche a esibirsi nei più importanti teatri di tutto il mondo, altre sue canzoni furono utilizzate nel cinema. Il film che le ha dato più fama è stato senz’altro Frida (2002, di Julie Taymor), che vinse 2 Oscar, uno dei quali proprio per la colonna sonora della quale facevano parte due pezzi di Chavela: Paloma Negra e La llorona
In questo film, nel quale certamente non poteva mancare considerato che realmente aveva vissuto con la famosa artista messicana e Diego Rivera, ebbe anche un ruolo da attrice e, nelle vesti de La Pelona, canta a Frida La llorona(video in alto)
Fu attrice a tutti gli effetti, senza cantare, anche in Cerro Torre (Grido di pietra, 1991, di Werner Herzog), numerosi corti e serial televisivi.
Dopo essere stato presentato a Cannes, da poco è arrivato anche in Italia l’ultimo lavoro di Almodóvar Julieta, film che si conclude con l'inconfondibile voce di Chavela che interpreta Si no te vas. (in basso,su foto di scena)

Storie, aneddoti e qualche leggenda sui burrascosi e avventurosi 93 anni di vita di Chavela Vargas ovviamente non si contano.
Sfrontata, radicale, tequilera e irriverente sono alcuni degli aggettivi affibbiati a Chavela ed al suo modo di cantare. Artista assolutamente sui generis, negli anni ‘60 amava andare in giro indossando pantaloni e con un jorongo rosso (una specie di poncho) sulle spalle, fumando il sigaro e con la pistola alla cinta. 
Fu soprannominata la chamana (sciamana), la signora del poncho rosso, ma anche la dama delle 45.000 bottiglie di tequilaLe ci vollero 25 anni per riuscire a controllare gli eccessi della sua vita bohemien da girovaga quasi alcolizzata e farsi conoscere dal grande pubblico diventando una delle più famose cantanti di rancheras e boleros, due stili amatissimi in tutta l’America latina. Grande bevitrice, nel 2012, a 93 anni, pochi mesi prima di morire, affermò:
“Ho bevuto 45.000 litri di tequila e ancora posso donare il fegato.”
Chavela si presentò funerale del suo grande amico e compagno di scorribande notturne José Alfredo Jiménez completamente ubriaca, cantando e piangendo, e a chi la voleva allontanare la vedova disse “Lasciatela stare, sta soffrendo tanto quanto me”.  
Nelle sue notti madrilene fra alcool e feste l’accompagnavano Pedro Almodóvar, Miguel Bosé e Joaquín Sabina e nella cantina di quest’ultimo (El Tenapa), dove ra solita ripetere "Questa tequila è pessima, quella buona ce la siamo bevuta tutta io e José Alfredo", c’è un dipinto di Chavela con Agustín Lara
Nel 1994 Sabina e Álvaro Urquijo in suo onore composero una delle loro più famose canzoni: Por el Bulevar de los Sueños Rotos (video in basso, testo in calce)

Per un periodo abitò con Diego Rivera e Frida Kahlo diventando anche amante di quest'ultima. Frida le scrisse “Vivo solo per Diego e per te, nient’altro” e le disse “Ti ho partorito, ti ho avuto, il mio sangue sta nel tuo sangue”. In una lettera inviata al poeta Carlos Pellicer Frida scrisse: 
Oggi ho conosciuto Chavela Vargas. Straordinaria, lesbica, e per di più mi ha attratto eroticamente. Non so se lei ha provato lo stesso. Ma credo che sia un donna abbastanza aperta davanti alla quale, se me lo chiedesse, non esiterei a spogliarmi ... ripeto, è erotica. Forse è un regalo del cielo. Frida K.”  (la missiva originale fu donata a Chavela nel 2009 da un collezionista che ne era venuto in possesso)
Solo all’età di 81 anni, nel 2000, dichiarò ufficialmente di essere omosessuale anche se era cosa già più che nota.
Nel 2004 si offrì un concerto al Luna Park de Argentina ... il prezzo del biglietto consisteva nel donare un libro per una biblioteca.  
Parlando di uno dei suoi ultimi concerti tenuti allo Zocalo (piazza principale di Città del Messico, sulla quale si affacciano la Cattedrale, il Palacio Nacional e altri edifici governativi), un giorno per lei molto particolare poiché era appena morto il fratello, diceva:
Quel giorno cantai per 40.000 persone, sola, due chitarre e una donna. Ma che donna!”
Leggendo queste poche righe, pochissime per descrivere ciò che pensava e ciò che ha fatto e detto Chavela Vargas, vi è sembrata o no una donna a dir poco fuori del comune? 
Joaquín Sabina Chavela Vargas

POR EL BOULEVAR DE LOS SUEÑOS ROTOS

En el bulevar de los sueños rotos / Vive una dama de poncho rojo
Pelo de plata y carne morena / Mestiza ardiente de lengua libre

Gata valiente de piel de tigre / Con voz de rayo de luna llena

Por el bulevar de los sueños rotos / Pasan de largo los terremotos
Y hay un tequila por cada duda / Cuando Agustín se sienta al piano
Diego Rivera, lápiz en mano / Dibuja a Frida Kahlo desnuda

Se escapó de cárcel de amor / De un delirio de alcohol
De mil noches en vela / Se dejó el corazón en madrid
¡quien supiera reír / Como llora Chavela!

Por el bulevar de los sueños rotos / Desconsolados van los devotos
De San Antonio pidiendo besos / Ponme la mano aquí Macorina
Rezan tus fieles por las cantinas / Paloma negra de los excesos.

Por el bulevar de los sueños rotos / Moja una lágrima antiguas fotos
Y una canción se burla del miedo / Las amarguras no son amargas
Cuando las canta Chavela Vargas / Y las escribe un tal José Alfredo