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venerdì 31 luglio 2020

I buontemponi (leggi deficienti o imbecilli) che frequentano Monte San Costanzo

Come loro ce ne sono anche in molte altre aree, ma questi (penso siano sempre gli stessi) sono particolarmente pertinaci, nonché tendenti alla demenza precoce.
La loro “impresa” più recente è stata quella di accatastare tante frasche dei pini caduti (l’anno scorso) sul bivio del CAI 300 che connette la sella di San Costanzo con Nerano
Le foto che seguono sono state scattate poche ore fa e dimostrano in modo lampante la pochezza di tali individui subnormali. 
La settimana scorsa, in compagnia dei Camminanti, sono tornato dopo quasi un anno sul suddetto percorso ma non si vedeva traccia del bivio … solo un ammasso di tronchi e frasche secche. 
Ci vollero esattamente 2 secondi per capire che l’innesto della discesa era stato coperto e quindi, senza pensarci due volte né perderci d’animo, scavalcammo vari tronchi, sicuri che pochi metri più a valle avremmo ritrovato il sentiero (foto a sinistra) … e così fu.
Oggi sono tornato sul posto per valutare meglio la situazione e in pochi minuti, dopo aver riportato alla luce la vecchia mattonella (danneggiata) che evidenziava il bivio, mi sono reso conto che l’inizio del sentiero era stato semplicemente (e proditoriamente) coperto più che altro da frasche accatastate al lato di un tronco caduto proprio sul tracciato, quasi riempendolo. 
In meno di 10 minuti (da solo e senza aver bisogno di attrezzi) ho rimosso buona parte delle frasche e annodato qualche fiocchetto bianco/rosso per facilitare l’individuazione della traccia da parte di coloro che poco conoscono l'area o vanno in giro seguendo una traccia gps.
Nelle foto che seguono si possono vedere i risultati di un brevissimo "lavoro" ... in linea di massima, a smantellare ci si mette molto meno tempo che a costruire ... per "loro" ne è valsa la pena?
vista da valle
vista da monte alle 13:08
Tornando a quanto detto in apertura, ricordo che, ancor prima del cambio secolo, uno o più di tali buontemponi si prese la briga di coprire i segnavia bianco/rossi del CAI con vernice verde chiaro, con il solo risultato che anche il meno dotato dei camminatori novellini avrebbe potuto seguire facilmente il percorso prestando attenzione ai segni verdi invece che a quelli bianco rossi … si può essere più dementi? Ci persero il tempo e la vernice, senza considerare il rischio che corsero nel caso fossero stati colti in flagrante ... ebeti o cretini?
Negli anni successivi ha(nno) sfregiato, rimosso o distrutto le mattonelle segnavia del Progetto Tolomeo, poi quelle dell’aggiornamento del 2003 e infine, in tempi recentissimi quelle relative al Giro di Santa Croce e all’ex-CAI 00. Anche in questi casi se ne è quindi parlato sui cosiddetti social fornendo lo spunto per una ulteriore pubblicità a tali percorsi.
In conclusione, pur restando sostanzialmente anonimi, si sono costruiti una buona fama di deficienti.

lunedì 10 febbraio 2020

Topic 5: bagni pubblici, non solo per escursionisti

In località turistiche dovrebbero esserci bagni pubblici?

Cominciamo da quelli probabilmente “escursionisticamente” più necessari, cioè per Termini e Nerano dove, in stagione escursionistica e balneare e specialmente nei weekend, si registra un notevole afflusso di persone e i locali pubblici che in un modo o nell’altro suppliscono alla mancanza sono pochissimi. Certamente il problema, seppur in forma diversa, si presenta anche in ambito urbano come Massa centro e Sant'Agata, in particolare in occasione di eventi.
Penso che per i gestori di locali pubblici, ma si dovrebbe chiedere loro conferma, sia un problema di congestione e forse anche economico. Talvolta di 50 persone che entrano in un bar, solo una decina consumano un caffè o comprano una bottiglietta d'acqua, ma con il resto bloccano bar e servizi per mezz'ora i gestori pagano acqua, pulizia, luce, carta igienica, eccetera. Non tutti hanno il buon senso o l'educazione di consumare qualcosa e in molti entrano ed escono senza neanche salutare e, poi, ringraziare. In pratica, basta anche un solo pullman che scarichi decine di escursionisti dopo un viaggio di varie ore per formare code infinite. Se può consolare, si sappia che il malcostume non si vede solo in penisola; vi assicuro che vedo quasi dovunque cartelli “dissuasori” che specificano che i servizi solo per i clienti, come è giusto che sia. A meno che i gestori non considerino che l'uso dei servizi sia economicamente redditizio, quelli pubblici sarebbero più che opportuni. 
Un’alternativa per il percorso della Campanella sarebbe quella di predisporre bagni lungo la strada comunale. Se posizionati nella prima parte si potrà contare su disponibilità di acqua e fognatura (essendo zona abitata), ma ci sono anche altre varie soluzioni previste proprio per aree naturalistiche e sentieri escursionistici che potrebbero tornare utili anche per il sentiero di Jeranto. Per esempio, una toilette ecologica come quella della foto di apertura, secca e totalmente autonoma non avendo bisogno di allacci. Tipi simili, di varia grandezza, erano la norma nei parchi e presso le spiagge in Nuova Zelanda, già una dozzina di anni fa. 
(in fondo alla pagina altro tipo di toilette secca)
In ambito cittadino si potrebbero prevedere quelle autopulenti che ricordavo essere presenti in varie città europee già nel secolo scorso. Fatta una ricerca, da Wikipedia ho appreso che le Sanisette sono attive a Parigi dal 1981 e la ditta ne produce ora di più moderne e, ovviamente, anche altre ditte sono ormai sul mercato. (foto sopra)
Restando in soluzioni più tradizionali, sempre per esperienza diretta, posso dire che in paesi come Spagna e Portogallo (ma ne ho trovati tanti anche in Sicilia) anche nei paesini più piccoli ci sono bagni pubblici puliti e gratuiti.

Una soluzione (che pare sia al limite della legalità, ma che in orari di punta o per situazioni particolari come manifestazioni musicali o sportive potrebbe rivelarsi funzionale) è quella attuata nel bar del Parador del Teide. Questo è un grande albergo con ristorante e bar annesso, capolinea degli autobus di linea che giungono nel Parque Nacional del Teide, nei pressi di un grande parcheggio. Qui tutti possono usufruire dei bagni del bar (puliti ed in buon numero) ma solo dopo aver pagato un ticket (con regolare scontrino) all’addetto alla pulizia. Tuttavia, a chi comprerà qualcosa detto importo verrà scontato dal prezzo della consumazione. Ipotizzando di imporre un ticket di €1 (che non è eccessivo per un bagno pubblico) si potrà bere un caffè gratis; chi comunque aveva intenzione di bere anche un semplice caffè andrà gratis in bagno (come è normale). Soluzione ingegnosa e soddisfacente sia per utenti che gestori, ma purtroppo valida solo con grandi numeri.

lunedì 3 febbraio 2020

Topic 2 del Forum: sentieri a pagamento?

Propongo io il tema del secondo topic del forum visto che sembra che, dopo l’entusiasmo iniziale, molti abbiano quasi “paura” di commentare e contribuire. Si tratta di una questione già proposta qualche volta ma applicata solo in pochissimi contesti che però, più o meno, hanno una loro ragione ad essere … mi riferisco all’imposizione di un pedaggio per percorrere determinati sentieri. 
A settembre scorso, in occasione della chiacchierata in merito ai tradizionali itinerari pedonali massesi, l'argomento fu tirato in ballo dal buon Franco Simioli che conosco da ben oltre 60 anni e con il quale condivido tante opinioni e impegni per le attività turistiche, ma non questa, come ebbi modo di dirgli nella succitata occasione. Ha riproposto l'idea pochi giorni fa e la potete ascoltare dalla sua stessa voce guardando il filmato pubblicato da Lello Acone a partire dal minuto 20:10, per un minuto circa. In pratica suggerisce agli Amministratori di far pagare un ticket a chi viene a godere dei panorami e della bellezza del territorio, similmente alla tassa di soggiorno.
Il più famoso sentiero a pagamento in Italia è senz'altro quello delle Cinque Terre (forse anche l'unico), oggettivamente sovraffollato, ma in altri casi simili non è stato usato il deterrente dell'imposizione di un pagamento bensì la prenotazione e numero chiuso. Così com’è sembra che siano più interessati a far soldi che a salvaguardare il sentiero. Tuttavia, è importante sottolineare che la Trekking Card delle 5 Terre non consente semplicemente l'accesso al percorso più battuto (gli altri si possono percorrere liberamente) ma include trasporti, uso gratuito dei bagni nelle stazioni (altrimenti 1 euro) e altri vantaggi. 
Per quanto riguarda il territorio di Massa Lubrense, penso che i sentieri potenzialmente interessanti dal punto di vista economico siano solo quello per Jeranto da Nerano e per la Campanella da Termini, entrambi strade pubbliche comunali. Quindi penso che almeno i residenti non dovrebbero essere soggetti a pagamento; soluzioni per altri casi simili ma non legati all'escursionismo, si basano su zonazioni per aree (p.e. Penisola Sorrentina), provincia o addirittura regione intera. Ammesso e non concesso che possa essere legale far pagare per percorrere una strada comunale, secondo lo stesso criterio si potrebbe far pagare per una passeggiata lungo Corso Italia a Sorrento o per la discesa dal Mulino alla Spiaggia Grande di Positano.
E il periodo di esazione quanto dovrebbe durare? Sarebbe annuale, stagionale o solo nei week-end? E in quali fasce orarie? Pensano di chiudere i cancelli o tenere personale di controllo 24 ore su 24, 365 giorni l'anno? Vale la pena montare garitte lungo il sentiero e pagare i controllori? Quale sarebbe l’entità dei proventi?
A quelli che propongono cose simili ho sempre controbattuto che si potrebbe molto più semplicemente far pagare servizi effettivi. Per esempio, a Termini ci sono spesso vari grandi pullman parcheggiati per molte ore (anche su strisce blu senza pagare un solo euro) e creano una gran confusione visto che da quella "piazza" (un breve tratto di strada un po' più largo) passano anche gli autobus di linea della SITA, il bus rosso, il trenino e talvolta anche il tram. Ad Amalfi gli autobus devono prenotare il posto e (l'anno scorso) 2 ore di sosta costavano €180; a Positano NCC e minibus pagano anche per il solo transito. Con sistemi simili si possono incassare in modo assolutamente legale e trasparente discrete cifre senza aver bisogno di personale dislocato lungo il sentiero ed evitando di tassare quelli che vengono con i mezzi pubblici, mezzi propri o a piedi (e quindi i locali). Per il controllo ci sarebbe anche un possibile problema di privacy: nel caso l’idea fosse messa in pratica, inevitabilmente si dovrebbero determinare delle esenzioni per residenza … e chi controllerebbe i documenti? E quali sarebbero quelli accettati? A mia memoria, solo sulla carta d'identità compare il comune di residenza.

Sul tema dei servizi igienici pubblici (ultimo punto citato da Franco Simeoli) sono invece totalmente d'accordo, ma questo sarà argomento di un prossimo topic!

lunedì 27 gennaio 2020

Sentiero delle Torri Saracene (riepilogo)

Visto che la discussione in merito all’immaginato suddetto percorso si è sviluppata su varie pagine FB e blog, ho pensato fosse interessante condensare quanto di pertinente ho letto (sicuramente c’è anche altro in rete), soprattutto sulle pagine FB Azione in Comune, FB Camminate e questo blog Discettazioni Erranti. Le opinioni salienti di seguito riassunte chiaramente escludono tutto ciò che è stato detto a proposito del nome, non essendo di alcun interesse pratico.
Prima di passare a riportare stralci di commenti ai post originali, devo sottolineare che Azione in Comune ha provveduto a pubblicare un chiarimento che tuttavia, oltre a ridimensionare quanto precedente scritto, contiene una nuova errata informazione o, almeno, interpretazione: “Un sentiero che unisce tutte le torri della nostra costa, di fatto esisterebbe già”. Infatti, come si evince dallo schizzo qui in basso, non c'è modo di racchiuderli in un solo itinerario senza includere deviazioni (a/r), con circa 200m di dislivello ciascuna, e non ci sono grandi alternative essendo sentieri ciechi verso il mare. I principali percorsi CAI che attraversano il versante meridionale massese sono evidenziati in rosso e quelli che interessano le torri sono:
300 passa al lato della T. Recommone e T. Minerva, a monte di T. Fossa Papa
344 arriva in prossimità della T. Crapolla
339 arriva in prossimità di T. Mont'Alto

Sembrano esservi convinti che il percorso a mezzacosta fra Campanella e il rivolo San Costanzo sia praticamente irrealizzabile, non solo per le difficoltà oggettive e per non essere tutto pubblico, ma soprattutto per ricadere in un’area segnalata dal Ministero dell'Ambiente fra quelle soggette a franosità diffusa (evidenziate nell'immagine in basso). In conseguenza di ciò, non è assolutamente ipotizzabile chiedere di creare un percorso in quella zona se non prevedendo grandissimi e costosissimi lavori di messa in sicurezza.
Passando ai contenuti dei commenti, molti sono stati gli inviti generici ad abbandonare i mega progetti a favore della manutenzione dei percorsi esistenti che, senza dubbio, necessitano di una migliore e più continua attenzione.

Per esempio:
* Lasciamo questo meraviglioso tratto di costa a MADRE NATURA. Ogni intervento, al fin di creare solo una traccia, arrecherebbe stravolgimenti ad un ecosistema di valore inestimabile (Anonimo)

* Alla luce delle tue osservazioni sono assolutamente d’accordo sul percorso da te indicato. (Michele Pollio, rivolto a me)

* ... mi limito a precisare e ribadire che non ho indicato alcun percorso, ho semplicemente sottolineato le incongruenze ed enormi problematiche del vostro "immaginato" itinerario. Ci sono già tanti sentieri spettacolari e molti di essi sono anche corredati di segnavia (del CAI e/o comunali). La priorità dovrebbe essere quella di manutenere l'esistente e pubblicizzarlo correttamente. (mia risposta a Michele Pollio)

* Manutenzione, facciamo manutenzione del territorio: è come avere una bella casa e non fare mai una riimbiancata alle pareti! (Salvatore Donnarumma)

* Con tante cose da fare sui sentieri esistenti, sembra veramente assurdo immaginare di poter realizzare una cosa del genere. Iniziamo dalle piccole cose solo così possiamo raggiungere i grandi obiettivi, nell’ottica delle possibilità reali e sulla base delle giuste conoscenze territoriali e geomorfologiche. (Maria Buonocore)

In quanto al percorso "contestato":
* … E vogliamo parlare del fatto che oltre la metà di questo "sentiero" passerebbe in aree a franosità diffusa? (Maurizio Fiorentino)

* La volontà di ricerca di itinerari ex novo quando basterebbe rivalorizzare quelli già presenti e chiaramente tracciati, (e che sono vendibili anche sotto forma di prodotti turistico finito) rischia di arenarsi in uno di quei progetti senza seguito come molti altri che sono stati annunciati in pompa magna poi forzatamente varati e che non riusciranno probabilmente mai trovare un' attuazione, quando in sostanza Massa Lubrense parte da una solida base di partenza già avviata: una rete sentieristica approntata da gente seria e competente diversi anni addietro con l' aiuto di tecnici e appassionati locali (Giovanni Gargiulo)

* Proporsi e proporre va bene sempre, soprattutto per il territorio, ma ipotizzare un’idea sulla base del nulla e poi concludere con il “Ci riusciremo” è tutt’altro cosa. Spero anch’io che vi attiviate per risolvere quelli che sono i problemi del quotidiano sui sentieri. (Maria Buonocore a Michele Pollio)

* Premetto che è bello leggere commenti di persone ben più esperte di noi! Tuttavia volevo invitare a leggere il post di Azione in Comune con attenzione. Volutamente non avevamo indicato nessun itinerario, consapevoli che ogni proposta andasse preventivamente valutata con persone ben più esperte di noi. Pertanto penso che molti commenti non sono assolutamente giusti. (Michele Pollio)

* ... quello che dici è vero, ma devo mio malgrado sottolineare che il post inizia con "immaginate per un attimo" (non c'è nulla da immaginare i percorsi per unire le torri costiere già ci sono a meno che non si voglia fare un collegamento ex novo) e sono delineati alcuni dei punti collegabili come a confermare l'equivocità del post per poi culminare con "ci riusciremo".
… mi dispiace che le vostre buone intenzioni si rendessero vane per un progetto di impossibile attuazione come hanno fatto le precedenti amministrazioni con progetti faraonici, per poi non spendere poche migliaia di euro per tagliare qualche ramo sulla pineta a San Costanzo o rimuovere i pini caduti.
Forse sì, ho frainteso quale sia stato il progetto e te ne rendo conto, a tal proposito vi invito a proseguire per questa strada e dare il giusto rilievo alla cura del nostro territorio e ai suoi collegamenti. Vedendo questa realtà turistica tutti i giorni vi posso confermare che vi ripagherà. (Giovanni Gargiulo a Michele Pollio)

A breve pubblicherò altri post relativi a sentieristica ed escursionismo, con l'obiettivo di fornire idee ai candidati alle prossime elezioni comunali e con la speranza che qualcuno, di qualunque lista, prenda a cuore la situazione e si impegni con promesse (che poi ci si augura vorrà mantenere). 

domenica 26 gennaio 2020

"Sentiero delle Torri Saracene" - considerazioni personali

Poche ore fa mi è stato segnalato il post fissato sullo screenshot al lato. Al di là della sintassi dello stesso (potrebbe trattarsi di conseguenze di refusi), mi lascia molto perplesso l’idea in sé.
Mi piacerebbe interloquire con “le migliori guide” di Massa Lubrense che, suppongo, siano state precedentemente consultate. O si tratta di idea estemporanea di chi non conosce il territorio?
L'itinerario non mi è del tutto chiaro: "un percorso da Termini a Torca" che va "fino a Crapolla"?
Da quello che mi hanno poi spiegato (non evincendosi chiaramente dalle poche righe del post) il pezzo forte del progetto dovrebbe essere il tratto CampanellaJeranto, o meglio RezzaleSprito, già ipotizzato più volte in passato e, per fortuna, rimasto sempre lettera morta. Quel pendio non è tutto appartenente al Demanio Comunale, il declivio è instabile e perennemente in frana e il percorso includerebbe comunque molti saliscendi per passare fra le pareti a monte dell’alta falesia di Bennuolo. Il problema non è certo il passaggio del Rivo ‘a Falanga (spero non vi siate persi …).
Essendo un sentiero da sistemare ex-novo, qualche Ente dovrà certamente rilasciare autorizzazione e chi mai la firmerà se non si rispettano le “norme di sicurezza”? Un percorso storico esistente - e bene o male battuto - può essere più o meno pericoloso ma è sempre stato così; uno nuovo è tutt’altra cosa. Probabilmente sarebbe richiesta una larghezza minima, contenimento a valle e scalzatura a monte, forse anche un lungo passamano (di quelli tanto amati dalle Amministrazioni). Qualcuno immagina come apparirebbe il pendio fra Purrale e Chiano Piccio con una inevitabile lunghissima linea ondulata che lo taglia trasversalmente?

Esistendo già uno spettacolare percorso di crinale con panorama molto migliore e più ampio che abbraccia i due golfi (foto sopra), quale sarebbe il vantaggio di questa enorme spesa? Il risparmio di qualche centinaio di metri di dislivello e qualche chilometro di cammino? E la successiva indispensabile manutenzione? Oggettivamente, considerato che a malapena si trovano i fondi per mantenere una transitabilità appena decente, è concepibile avventurarsi in tale impresa?
Oltre Nerano il percorso ricalcherebbe il CAI 300, a meno che i progettisti non ipotizzino anche un RecommonePortiglioneCrapolla a quote molto più basse.

Passando ad altro, quando sono andato a guardare il post ho notato l’esistenza di ben 22 di commenti e mi ha fatto piacere pensare che in sole 7 ore già tanti escursionisti ed esperti del territorio si fossero preoccupati dell’assunto, salvo scoprire che non c’era un solo commento tecnico o pratico e la maggior parte riguardavano solo il nome dell’ipotetico sentiero. La diatriba non ha niente a che vedere con l'escursionismo o la sentieristica e, per mettere d'accordo i contendenti sulla definizione delle torri (comunemente ed erronaemante dette "saracene", tecnicamente "vicereali" anche se alcune di impianto di epoca precedente al viceregno) si potrebbe utilizzare l'orrendo termine "anti-saraceni" (o "antisaracene"), che pur viene proposto di tanto in tanto; almeno avrebbe un significato chiaro. Si potrebbe anche aggiungere "costiere" per distinguerle dalle altre non militari e private. I più pignoli potrebbero mettere altra carne a cuocere facendo riferimento alla Flotta Ottomana che, in effetti, spinse ad aggiungere nella seconda metà del '500 molte torri alle preesistenti.
Ma che importanza ha ai fini della realizzazione o meno del percorso?

Mi preoccupa la dichiarazione conclusiva “Ci proveremo e ci riusciremo”.

giovedì 23 gennaio 2020

'o fieto 'o miccio (ex-cava di Jeranto, puntata 9)

Qualcuno di buon naso aveva già percepito 'o fieto quasi 3 settimane fa, qualcun altro avvertiva “qui gatta ci cova” o, in inglese “there’s something fishy about this” (tanto per tornare a strani odori).
Senza voler certamente suggerire - e tantomeno minacciare - rimedi estremi come quelli di “murare vivi i due amanti nella camera stessa dove erano stati trovati a fare la schifezza” (da Questi fantasmi, di Eduardo de Filippo), sarebbe opportuno che chi di dovere chiarisse una volta e per tutte qual è la situazione e comunicasse con certezza quando sarà finalmente riaperta l’area. 
Ben 40 giorni dopo il maltempo ancora si adduce la scusa di rami pericolanti?
Un qualunque conduttore di fondo agricolo avrebbe risolto il problema in un paio di giorni ... al massimo. Al FAI, nonostante i suoi potenti mezzi, non sono bastati nè i 10 giorni concessi (con manica larga) dal Comune, né gli altri 30.
Pertanto, gli interrogativi senza risposta sono ancora tanti.
Oggi, 4 giorni dopo la scadenza dei termini previsti, il cancello di accesso alla piana è ancora chiuso e né Comune né FAI hanno comunicato alcunché. 
Domanda:
il FAI ha provveduto a rimuovere i “rami spezzati e pericolanti”?
Possibili risposte:
(e allora perché non ha provveduto ad aprire il cancello?)
No (e allora perché il Comune non è ancora intervenuto?)

Avranno visto giusto i sospettosi? Nel post del 6 gennaio già si leggeva: 
…  voci di corridoio più che credibili … sostengono che l'intenzione sarebbe quella di diradare la pineta
Questo infinito temporeggiare (= prendere tempo in attesa che giunga il momento favorevole per agire, da Treccani.it) non promette nulla di buono, anzi è quasi presagio di peggiori sventure e quindi ripropongo l’aforisma attribuito a Giulio Andreotti, già proposto nel post del 6 gennaio:
"A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca"

Per chi avesse perso qualche puntata, riassumo i fatti salienti:
* verso la fine dicembre fu casualmente scoperta l’inopinata chiusura della piana della ex cava di Jeranto (vietata dalla Convenzione stipulata fra Comune e FAI)
* dopo essere divenuta di pubblico dominio, il 3 gennaio il FAI si decise a comunicarla ufficialmente (più o meno) con un post sulla pagina Facebook FAI - Baia di Ieranto, invece di scrivere direttamente al Comune, cosa che avrebbe dovuto fare subito dopo gli eventi di metà dicembre.
* il 9 gennaio, a seguito di un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi, il Comune di Massa Lubrense emise un comunicato in merito, poi pubblicato il giorno successivo sul sito istituzionale
Le parti salienti ai fini della vicenda si racchiudono in poche righe:
… omissis …
il Comune ha stabilito come tecnicamente congruo per la messa in sicurezza dell’area il termine perentorio di dieci giorni.
… omissis …
Nella ipotesi in cui tutto ciò non dovesse accadere il Comune si vedrà costretto alla emissione di una Ordinanza sindacale vincolante e cogente

lunedì 6 gennaio 2020

Jeranto: la serie (non televisiva, ma social)

Post da leggere e guardare fino in fondo
A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca (Giulio Andreotti)
Le voci corrono e si rincorrono, si avanzano tante ipotesi ma poche sono le certezze, molti i sospetti in merito ai veri motivi della chiusura, peraltro non ancora comunicata al Comune (con il quale il FAI ha sottoscritto convenzione) e neanche giustificata da foto o altra documentazione.
La telenovela è iniziata dalla pagina bilingue FB Sorrento Amalfi Walk With Us sulla quale è apparso un post (immagine a sx) con la foto del cartello affisso sul cancello d’ingresso della ex cava, ed il testo iniziava con “Why?” e poi “Perché?” nella versione italiana.
Vari geni hanno suggerito di chiedere (il punto interrogativo era ben chiaro ma evidentemente non per loro) e solo dopo varie condivisioni e commenti il FAI (proprietario e gestore dell’area ex ILVA) ha pubblicato il post molto vago che potete vedere qui in basso, ma non ha ancora risposto ad Andrea Milano che per due volte ha chiesto se ci fossero foto. Da notare anche che la foto del FAI è stata scattata in modo che non fosse chiaro che, almeno nella prima parte, non ci fossero ostacoli di sorta ... e non si legge neanche il testo sul cartello. 


In sostanza hanno chiuso 2 cancelli impedendo l’accesso alla piana della cava e alla piattaforma di carico materiale senza avvisare nessuno e tantomeno il Comune con il quale, come è noto, esiste convenzione per il diritto di passaggio. I sentieri sono quindi equiparati ad una vicinale e pertanto, se vogliono impedire il passaggio (qualunque sia il motivo) devono avvisare il Comune e provvedere al più presto alla riapertura.
La cosa puzza molto non solo a prescindere, ma anche perché, come è stato sottolineato in vari commenti:
  • hanno apposto un cartello metallico o comunque duro, come quelli che resistono da anni lì alle intemperie, con logo nazionale ecc. … che non ha niente di provvisorio
  • dicono che ci sono pericoli per danni ai fabbricati e alberatura ma sono stati notati solo un paio di grossi rami caduti e qualche frasca, ma nessun danno evidente agli edifici
  • hanno pubblicato la notizia sul loro Facebook solo dopo che è stata scoperta la magagna 
  • perché hanno messo solo la foto del cartello sul cancello e nessuna dei “danni”???
Come chiunque può vedere dalle foto che seguono la cima spezzata del pino mostrata nelle prime due foto un paio di persone possono spostarla facilmente ma basterebbe uno solo degli operai che hanno potato l'intero uliveto per tagliarlo e spostarlo senza ulteriori aiuti ... e gli altri non sono neanche rami, li definirei frasche; il sentiero è assolutamente sgombro e sicuro. Dicono che i “danni” risalgono al 15 dicembre … in oltre 3 settimane non sono riusciti a rimuovere i rami?  
 
 

Tutto ciò ha alimentato i sospetti e le illazioni in merito a cosa vogliano fare lontani da occhi indiscreti sono state numerose. C’è chi dice che vogliano realizzare qualche abuso edilizio, altri sostengono che vogliano semplicemente fare una “chiusura invernale” che, una volta che sia stata “tacitamente accettata”, potrebbe poi diventare definitiva, facendo cadere nel dimenticatoio la convenzione con il Comune. Questa Amministrazione, già informata dei fatti da una settimana (ma non dal FAI) non dovrebbe richiedere ufficialmente motivo della chiusura (che comunque avrebbero dovuto comunicare prima di chiudere e non dopo 20gg). Non potrebbe mandare un vigile o un tecnico a fare un sopralluogo e verificare se i “danni” giustificano la chiusura? Se un albero o un cornicione è (effettivamente) pericolante in ambito urbano, o ci sono lavori ad una facciata di un edificio, si provvede a delimitare la zona a rischio ma non si chiude l’intera strada. 
Da fonte ufficiale (riportata) “confermano che la chiusura è relativa solo al tratto della cava ed è dovuta ai danni provocati dalla tempesta prima di Natale. Hanno coinvolto un agronomo per mettere in sicurezza una decina di pini e c'è una casa colonica che ha subito danni alla copertura in tegole e alla struttura. Contano a breve di riaprire ma la chiusura che non coinvolge i sentieri è dovuta solo a problemi di sicurezza.
Ma voci di corridoio più che credibili (vengono da fonti diverse e affidabili e coincidono nella sostanza; agli amici viene aperto il cancello e con questi entrano anche amici di amici) sostengono che l'intenzione sarebbe quella di diradare la pineta (non “mettere in sicurezza” che significa ben poco) che circonda l'info point. Ma anche in questo caso torna la domanda “Perché?”. Non hanno certo bisogno di spazio (né al coperto né all’esterno) e quindi perché abbattere parte dei pini piantati poco dopo la donazione (inizio anni ’90) con un contributo del Ministero dell’Ambiente per il recupero vegetazionale dell’area? Non ci vuole forse un’autorizzazione? Mi chiedo, il WWF, sempre pronto a contrastare i tagli immotivati, avendo in questo caso di fronte i “colleghi” del FAI da che parte sì schiererà: taglio no o taglio sì
E la casa colonica non si trova molto più a monte?
Nel corso delle prossime settimane, se vi troverete a Jeranto e sentirete rumore di motoseghe, già sapete di che si tratta.


PS - mentre apportavo le ultime correzioni a questo post, mi è stata inoltrata le serie di immagini inserita sotto (evidentemente screenshot da un video smartphone) che dimostra che il sentiero nella pineta è completamente libero salvo il parziale ingombro della cima dell'albero caduta fra cancello per la piattaforma e locale compressori.
    
   
   
Speriamo si riesca ad ottenere anche il video originale!

domenica 15 settembre 2019

Escursione F da Sant’Agata: San Costanzo, Jeranto e tanto altro

L'escursione F è l’ultima su terraferma, la settima sarà quella sull'isola di Capri (speriamo di poterla effettuare). Proseguendo il nostro cammino verso l’estremità della penisola, questa tappa è stata ideata in due versioni più o meno simili sia per lunghezza che per dislivello, con 2/3 dello sviluppo in comune e due tratti ciascuno diversi fra loro. Il tratto più impegnativo della 1 è il suo secondo (crinale di San Costanzo a partire da Punta Campanella), quello meno scorrevole dell’altra inizia dopo appena 1km dalla partenza con il Cafariello e poi con il sempre un po’ ostico 300 fra Guardia e pineta del Monte di Monticchio
Non è detto che tutti debbano scegliere lo stesso percorso, i partecipanti potranno anche dividersi in due gruppi e darsi appuntamento direttamente a Vetavole, dopo una decina di chilometri, dove sarà effettuata la sosta picnic.
Nel dettaglio, come si può evincere anche osservando la mappa, ecco i due percorsi, per comodità indicati 1 (18,5km, via Torvillo e Campanella) e 2 (18km, via Monte di Monticchio e Vuallariello).
Si parte comunque insieme da Sant'Agata e ci si dirige verso la Pedara, dove il percorso 1 prosegue in piano per varie centinaia di metri, sale a Santa Maria della Neve e scende per Torvillo fino alla strada della Spina.
Invece, il percorso 2 si percorre tutta via Pigna e poi il Cafariello per immettersi sul 300 nei pressi pel ponticello sul Rivo Iarito. Si segue quindi l’Alta Via dei Monti Lattari passando per Guardia, Cuparo e Monte di Monticchio e la si abbandonerà per ricongiungersi all’altro tracciato a metà via Spina, tramite la bretella 355.
Da qui a Termini e poco oltre il percorso è identico per entrambe i percorsi; questi si divideranno a Cercito, con l’1 che prosegue fino a punta della Campanella per poi risalire a Vetavole via Rezzale e crinale mentre il 2 (più impegnativo nella prima parte) raggiunge lo stesso posto percorrendo i comodi sentieri delle Selve e del Vuallariello. Se si scegliesse di procedere in due gruppi diversi, chi arriva prima aspetta gli altri per mettere mano a cibarie e libagioni.
   
Dopo il meritato ristoro e dopo aver effettuato una breve puntata alla Cappella di San Costanzo (3 possibili itinerari, da scegliere al momento), ci aspetta una parte non proprio facile ma almeno di poco impegno fisico ... la discesa del 300 verso Nerano. La prima parte è poco pendente e panoramica, si prosegue quasi in piano per i faraglioni di Nerano e infine arriva l'ultima parte in bosco lungo un sentiero molto ripido che potrebbe essere scivoloso quindi si dovrà prestare massima attenzione.
Alla fine della discesa (a pochi metri da Nerano) si devia a destra sul sentiero per Jeranto (339) che percorreremo fino alla fine e visiteremo i vari punti notevoli: la piana della ex-cava, Penna (l'ultimo dei Tre Pizzi di Jeranto), il belvedere presso la Torre di Mont’alto. L'ordine di visita dei suddetti posti sarà deciso al momento e si può aggiungere anche la discesa alla spiaggia ... vari vorranno mettere i piedi a mare, ma non credo che qualcuno oserà anche una nuotata (ad aprile l’acqua è fredda). Comunque, ognuno è libero di fare come gli pare.
Si ritorna quindi a Nerano lungo lo stesso percorso e poi si raggiunge Sant'Agata con bus di linea. Sarà una giornata relativamente tranquilla, ma molto panoramica e varia.

Il TREK Amalfi - Sorrento 2020 è un’occasione di incontro tra camminatori indipendenti ed autosufficienti e NON una serie di escursioni guidate!

Sul sito www.caimontilattari.it trovate tracce e info dei sentieri CAI 300355 e 339.

l'escursione G sull'isola di Capri sarà online fra qualche giorno

mercoledì 22 maggio 2019

nuovo rinvio della MaraTrail "traforo di Agerola - Termini"

Come, secondo me si dovrebbe fare in ogni occasione che lo consenta, una camminata che dura quasi l'intera giornata dovrebbe essere confermata solo pochi giorni prima della data prevista, sulla base di previsioni probabilmente certe. Se non ci sono vincoli o obblighi, mi sembra inutile incaponirsi e andare in giro vedendo poco o niente a causa delle nuvole basse, per non parlare del rischio della pioggia che, oltre ad essere poco piacevole, rende anche il terreno particolarmente infido. Visto che si cammina per diletto, meglio rinviare a migliori occasioni! 
Come la Vagrant (che speriamo di poter realizzare in concomitanza dei pleniluni di giugno o luglio) anche la data della traforo di Agerola - Termini sarà confermata solo quando avremo buone possibilità di goderci la giornata. 
Nata per sostituire la Vagrant del 18-19 maggio, sabato scorso è stata sostituita dalla MaraTrail di Termini e San Costanzo che, a sua volta, è stata completamente stravolta a causa delle basse nuvole che hanno avvolto la parte alta del percorso. Sia a Termini che a Sant'Agata la visibilità era infatti limitata a poche decine di metri ... inutile andare sul monte non potendo vedere il mare!

Avevamo sperato di poter effettuare traforo di Agerola - Termini nel prossimo weekend, ma anche stavolta le previsioni meteo sono sfavorevoli, quindi viene rinviata a data da destinarsi ..., prima o poi ci riusciremo.

INFO MaraTrail traforo di Agerola - Termini
Rispetto alle precedenti comunicazioni in merito, dopo aver verificato la percorribilità della bretella FREE e scegliendo di non aggirare Colle Sughero ma seguire il CAI 300 quasi in cima allo stesso (un po’ più di salita, ma 1km in meno), il percorso è ridotto a soli 33,5km fino a Fossa Papa, più 2,5km per Termini, quindi un totale di 36kmIl percorso è ondulato e per lo più scorrevole, senza grandissime salite e quelle poche di un certo rilievo sono ben distribuite. Solo due sono continue con oltre 200m di dislivello:
  • traforo - CAI 300: +229m in 1.200m
  • Capodacqua - Monte Comune: +209m in 900m
Inoltre, il dislivello totale non dovrebbe superare i 1.500m, ma molto, molto distribuiti e quasi sempre con pendenze ridotte, come è evidente dando uno sguardo ai ... praticamente quattro passi, un gioco da ragazzi.



Percorso:  traforo - salita all’Alta Via dei Monti Lattari via CAI 367 - poi Crocella Capo Muro (km 5,7) via bretella FREE - Forestale Santa Maria del Castello (km 11,0 - pausa caffè) - Monte Comune (km 13,3) - Monte Vico Alvano (km 16,1 - pausa snack) - Colli Fontanelle (km 20,3, pausa caffè) - Pizzetiello Torca Santa Maria della Neve - Termini (km 29,6) - Vetavole Rezzale Fossa Papa (km 33,5) Termini   (km 36,0)


LOGISTICA MaraTrail traforo di Agerola - Termini
  • Considerato che fra partenza e arrivo ci sono circa 45km di strada, non conviene lasciare il proprio veicolo ad Agerola in quanto recuperarlo sarebbe lungo e/o dispendioso. Quelli che non hanno la possibilità di essere accompagnati e/o recuperati potranno aggregarsi ai Camminanti che organizzeranno un trasporto collettivo Termini - traforo di Agerola e, se non raggiungono Termini con mezzi propri, al termine della camminata potranno rientrare con mezzi pubblici via Sorrento. Ovviamente, la prenotazione è indispensabile e deve essere regolarizzata un paio di giorni prima. 
  • Ci si potrà liberamente aggregare ai Camminanti o lasciare il gruppo in molti punti; quelli più convenienti, accessibili anche con mezzi pubblici, sono: Santa Maria del Castello (bus EAV da Vico Equense), Colli San Pietro Colli di Fontanelle (EAV da Piano e SITA linea Sorrento-Amalfi)Sant'Agata (EAV da Piano e SITA da Sorrento)Termini (SITA da Sorrento).
  • Prima della conclusione a Termini abbiamo ipotizzato cena collettiva presso l’Agriturismo Fossa Papa (su via Campanella, 2,3km prima di Termini). Anche questa “attività” deve essere ovviamente prenotata, informarsi per menù e prezzo.