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lunedì 13 giugno 2016

Proverbi ... saggezza dei popoli

Sarà vero? Secondo me l’affermazione è molto vicina alla realtà, pur avendo degli ovvi limiti visto che le condizioni di vita sono molto cambiate nel corso dei secoli. Eppure, ancora oggi continuiamo ad usare, a proposito, detti latini vecchi di oltre 2000 anni. E poi ci sono quelli greci, quelli cinesi e praticamente se ne trovano in qualunque cultura di qualsiasi parte del mondo.
Come per la maggior parte dei miei post, anche in questo caso c’è una causa ed è stata una stampa della prima metà del ‘600 che ha attirato la mia attenzione al Rijksmuseum di Amsterdam, visitato la settimana scorsa.
Su quel foglio Claes Jansz Visscher (incisore, disegnatore e cartografo) ha rappresentato in forma caricaturale 8 proverbi con schizzi acquerellati, accompagnati dal relativo testo. Purtroppo i due olandesi ai quali ho mostrato disegni e didascalie non sono riusciti a comprendere tutto con esattezza in quanto si tratta di fiammingo antico. Non sono riuscito a trovare la traduzione neanche in rete, ma nel corso della ricerca mi sono imbattuto in un altro “gioiello”, ancora più affascinante: “Proverbi fiamminghi” di Pieter Brueghel il Vecchio (1559, olio su tavola, 117x163 cm). (foto in basso)



Nei tantissimi personaggi, animali, oggetti e situazioni rappresentati in questo dettagliatissimo dipinto tutti gli studiosi hanno identificato molte decine di proverbi, alcuni addirittura oltre 100. Qui di seguito propongo alcuni dettagli con traduzione e breve spiegazione dei detti.
   

   

   
Concludo con un proverbio spagnolo che sembra essere proprio quello del primo disegno dell'incisione in apertura ed il fatto è più che ragionevole considerato il dominio della Spagna nelle Fiandre fra il a cavallo fra il XVI e il XVII secolo:
Cuando guían los ciegos, ¡ay de los que van tras ellos!
(Quando guidano i ciechi, poveretti quelli che li seguono!)

domenica 31 maggio 2015

Acquabona è la Farmhouse di Escher

Finalmente ho avuto occasione di andarlo a verificare di persona e vari particolari fondamentali mi sono stati illustrati dai proprietari. Uno di loro commentò il mio post del 9 settembre 2014 precisando che
“Quella di Escher è una xilografia che quando è stata passata su tela è stata stampata al contrario. Il piano superiore (il terzo) è stato buttato giù negli anni ‘60 in seguito a ristrutturazione.”
A sinistra la xilografia acquerellata (rara), a destra la più comune incisione in nero stampata nel verso errato. Comparando le due immagini (ma si tratta di un'unica incisione del 1931 del maestro M. C. Escher) è chiaro che molte delle mie osservazioni erano completamente sbagliate essendo basate su questa seconda immagine.
   

Per esempio, facevo notare che a destra dell’edificio non c’erano quei muri, né traccia di quell’evidente arco. Invece esiste a sinistra nella realtà e la vasca di raccolta dell’acqua (‘a peschera) al suo interno è tuttora utilizzata. La stradina che collega San Lorenzo e Pontone passa poco più a monte. 
   

Infine, ho appreso che il nome Acquabona, attribuito a tutto il fondo agricolo e alla fontana tuttora esistente (foto in basso a destra), deriva dall’esistenza di un antico monastero risalente al VI secolo d.C. che a sua volta deriva dalla qualità delle acque della sorgente. 
S. Maria de Aquabona era il più antico monastero di suore benedettine, dei quattro esistenti nel comune di Scala”
   
Sono altresì tuttora riconoscibili le due aperture nel muro a valle dell’edificio e il terrazzamento più a destra, sullo stesso livello dell’ingresso dell’agriturismo.