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lunedì 13 gennaio 2020

Sentiero degli Dei: perché ci si meraviglia degli incidenti?

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Un’amica mi ha raccomandato la lettura di un ennesimo articolo che parla a vanvera del più famoso sentiero della Costiera Amalfitana. Pur essendo molto breve, l’autore è riuscito a inserire una quantità di informazioni inesatte oltre a indurre il lettore a sottovalutare le difficoltà del percorso. Il Sentiero degli Dei risulta certamente facile agli escursionisti abituali e ben attrezzati ma non è una passeggiata nei giardinetti pubblici come chi vuole avvicinarsi all’escursionismo è portato a credere. La nota conseguenza è quella di incontrare lungo lo sconnesso cammino persone lampantemente inadatte e mal attrezzate, a cominciare dalle fondamentali calzature (si vedono tacchi, flipflop, mocassini, …).

Ma, come anticipato, il testo include una incredibile percentuale di notizie errate, alcune delle quali risibili. Già in questi primi due paragrafi ce ne sono tante da lasciare sconcertati, un paio contraddette nelle righe successive.






Per oltre 20 anni, nonostante le mie indagini, non ho mai trovato una spiegazione certa e credibile in merito all’origine del nome Sentiero degli Dei e solo ora viene svelato l’arcano … perché nessuno me lo ha detto prima? Come non immaginare gli Dei greci in fila percorrendo il Sentiero guidati da Zeus (Giove) in persona per andare a salvare Ulisse dalle Sirene? Ma Ulisse non evitò il pericolo facendosi legare all’albero della sua nave? Devo aver avuto informazioni sbagliate! E da qui a scoprire quindi che l’Olimpo (residenza degli Dei della mitologia ellenica) non era un monte greco, bensì il Sant’Angelo a Tre Pizzi, culmine dei Monti Lattari, il passo sarà breve.

Il secondo paragrafo non è da meno: Nocelle è stata spostata dall'altro lato del Vallone Porto e situata su Monte Pertuso (sic!). Quest'ultimo sarebbe forse Monte Gambera (quello con in pertuso"), che domina la frazione Montepertuso (un'unica parola)? Inoltre fra Agerola e Nocelle ci sono circa 6 km e i sentieri, che io sappia, non "durano". Prima di passare oltre, memorizzate la frase "per secoli l'unica strada che collegava i borghi della Costiera Amalfitana". Il testo continua con la ancor più dubbia descrizione sommaria del percorso introdotta da "E’ possibile percorrere due diversi sentieri: il Sentiero Alto e il Sentiero Basso."



Sorvolando sull'uso del termine trekking, al lettore si fa quindi intendere che da Bomerano si va a Santa Maria del Castello e quindi a Capo Muro (assolutamente falso) ... e
di lì si proseguirebbe per Nocelle??? Oltretutto si dimentica di menzionare M. Tre Calli (1.102m) e la ancor più importante frana. Poi continua:



Le prime due affermazioni ("sicuramente adatto anche a chi non è allenato" e "semplice da percorrere") sono quelle che attirano sul sentiero anche i più incapaci e sprovveduti, ovviamente i più soggetti a rischio su un sentiero che proprio semplice non è e 6 km su terreno sconnesso con tanti saliscendi e scalini non sono certo adatti a tutti. Fra Grotta Biscotto (senza "del" che conferirebbe diverso significato) e Colle la Serra (Colle Serra si trova sui Monti del Demanio) effettivamente si passa al lato di un imponente pinnacolo sulla cui parete che guarda verso il sentiero fu apposta una targa dedicata ad Ettore Paduano sulla quale (se ci si riesce nonostante la distanza e l'inevitabile scolorimento) si legge: "Su questo sentiero degli dei Ettore Paduano iniziò alla montagna tanti giovani della sezione di Napoli del Club Alpino Italiano” (sic et simpliciter!). Come può essere stato lo "scopritore" se per secoli è stato l'unico collegamento fra la valle di Agerola e Positano? (ricordate quanto scritto in precedenza?). Inoltre se fosse stato lo "scopritore", lo stesso CAI non l'avrebbe doverosamente ricordato nella dedica? 
In fondo a questo breve ma pregnante articolo l’illuminato autore fornisce altra informazione sorprendente:
La manutenzione del sentiero è affidata ai volontari CAI e alle associazioni locali che organizzano passeggiate e trekking alla scoperta di questo angolo di paradiso.
Qualcuno degli addetti ai lavori era al corrente di tale novità in merito alla manutenzione del sentiero? 
Pur essendo quelle le ultime parole, le sorprese non sono finite …
Come potete vedere nello screenshot in basso, a margine della condivisione dell’articolo di Viaggiando-Italia.it, apparsa ieri sera sulla pagina FB del Parco Monti Lattari, si legge:
Continuano ad arrivare risultati e soddisfazioni delle nostre attività di porzione e valorizzazione del nostro Parco Regionale dei Monti Lattari 
Grazie a viaggiando-Italia.it che ha risposto alle nostre istanze e promosso positivamente i nostri sentieri.


Ma chi va a leggere l’articolo da PC (su smartphone non appare) avrà la sorpresa di leggere che la pubblicazione risale a quasi 3 anni fa (14 marzo 2017)! e quindi la domanda che sorge spontanea è:
chi vuole prendere per i fondelli chi? Viaggiando-Italia facendo credere al Parco di aver accolto le sue richieste, o il Parco vuole ingannare gli internauti facendo passare per attuale un articolo di 3 anni fa?

Per fortuna non è un dubbio che ci toglierà il sonno.

domenica 17 luglio 2016

Non ci possiamo salvare

Post di sconforto ... siamo alla frutta!
Avevo già letto di questa ultima follia e, come tanti, non le avevo dato importanza, ma da quanto è ora sotto gli occhi di tutti è evidente che il fenomeno in pochi giorni ha raggiunto livelli preoccupanti. In qualunque giornale o notiziario se ne trovano notizie, talvolta con toni derisori, in altri casi sono solo report di fatti conseguenti al comportamento di dementi.
Chiaramente sto parlando di Pokemon Go, da quanto ho capito una app per smartphone, da utilizzare in combinazione con il gps. Non so molto di più e non ho alcuna intenzione di approfondire l'argomento, ma vi sembra possibile che adulti (o quanto meno adolescenti in età avanzata) si lascino coinvolgere in questo modo dal immagini virtuali pilotate da altri?
Nella versione online di Repubblica ieri c'erano addirittura 4 titoli di seguito, a metà pagina, nella colonna di destra, relativi a Pokemon Go e ai suoi aficionados che stanno creando non pochi problemi, in ogni parte del mondo dove è già stato reso disponibile.
Guardate questo video montato da Repubblica TV e, se siete curiosi, su YouTube ne troverete un'infinità simili in quanto in tanti stanno documentando questa follia di massa e spesso si percepiscono anche i loro commenti poco lusinghieri. Questo in basso si riferisce ad un'altro "avvistamento" in un parco pubblico a Bellevue e oltre ai tanti studenti e adulti si nota anche un genitore irresponsabile che corre sul prato spingendo un passeggino.

Chi non ha seguito le cronache si chiederà: "Cosa sarà successo mai?". Come si evince dal video molti, in particolare quando sono in gruppo, non si rendono assolutamente conto di dove stiano andando e di chi e cosa sia intorno a loro. Si sono già verificati incidenti, blocchi del traffico, sovraccarico della rete, i cacciatori sono stati vittime di furti e violenze. Se prima solo di tanto in tanto qualcuno veniva investito da un'auto o un treno per avere lo sguardo fisso sullo schermo si prevede che d'ora in poi questi eventi saranno più frequenti.
Qualcuno ha già tentato di correre ai ripari vietando il "gioco" (è un gioco?) in musei e altri luoghi pubblici, ma c'è da tener conto che a ciò si aggiunge l'irresponsabilità dei gestori che, ho letto, hanno fatto apparire un pokemon addirittura ad Auschwitz! ... oserei dire un po' fuori luogo. 
Trovo abbastanza inquietante il fatto che qualcuno (il gestore del gioco o peggio qualcuno che si inserisce nel sistema) possa avere la possibilità di manovrare, manipolare e distrarre masse di imbecilli attirandoli in un certo luogo in un determinato momenti.
Leggendo alcuni commenti, molti dei quali da estremisti pro e contro, ho scoperto che vari sostengono che sia un fatto positivo in quanto così i ragazzi almeno escono invece di stare a casa davanti alla Playstation e ovviamente i "contrari" li hanno coperti di insulti. 
Oltretutto li trovo davvero brutti e considerate che questi raffigurati nella foto in basso sono definiti i migliori Pokemon di sempre!

Non vorrei sembrare "bacchettone", ma da ragazzo giocavo con i miei coetanei, non necessariamente amici, parlavo con loro, si discuteva, si litigava, si facevano progetti, e se Pokemon Go è quanto di meglio riesca a offrire la tecnologia moderna sono molto contento di aver vissuto la mia gioventù tanti anni fa, senza elettronica. E parlando di quelli un po' più grandicelli, hanno mai preso in considerazione l'eventualità di leggere un libro o guardare un buon film invece di correre dietro a qualcosa che non esiste?

PS  filmato pubblicato stamattina sul New York Times  da non perdere! 

venerdì 21 agosto 2015

La sottovalutazione dei rischi è causa di molti incidenti, ma non sempre

Non passa giorno senza che si legga di tanti incidenti, spesso fatali, derivanti da approssimazione, superficialità o stupidità. Qualunque sia il caso, una componente fondamentale va individuata nella sottovalutazione dei rischi, in quanto strettamente connessa. Anche se le valutazioni sono soggettive e i rischi sono strettamente correlati alle capacità e ai comportamenti di ciascuno di noi, sarebbe sempre opportuno prendere in considerazione avvertimenti e suggerimenti e rispettare i divieti che spesso sono ottimi consigli.
Quello che io reputo un sentiero facile, è uno scherzo per un trail runner ma pericolosissimo e faticoso per un inesperto totale. Io bevo poco e comunque porto sempre nello zaino la mia, seppur limitata, scorta d’acqua, ma i due francesi, appassionati di trekking e di viaggi, che ci hanno rimesso la vita e posto a rischio quella del figlio nel deserto White Sands (New Mexico, U.S.A.) avevano senz’altro sottovalutato il rischio. Anche in quel Parco, come in tutti i Parchi all’estero, c’era un chiaro avviso che descriveva possibili pericoli e forniva consigli per correrne il meno possibile. Fra l’altro si avvertivano i visitatori che facilmente nell’area si toccano i 40°, che praticamente non c’è ombra e che era fortemente consigliata una scorta di un gallone (circa 3,5 litri) d’acqua procapite. In base a quanto riportato, i tre erano partiti con un totale di due bottigliette l’acqua .... (notizia rainews)
Probabilmente anche a margine di questa notizia saranno spuntati i tanti commentatori anonimi che di solito sono assolutamente inesperti della materia e spesso insensati a prescindere (gli riconosco solo il buonsenso di non firmarsi per sottrarsi al pubblico ludibrio). Come a proposito dell’incidente mortale di un paio di giorni fa sul Sentiero degli Dei c’è stato chi ha addirittura suggerito di ribattezzarlo “Sentiero della Morte” e chiuderlo definitivamente, forse qualche americano di pari livello avrà proposto di recintare i deserti o sistemare un chiosco o un distributore automatico di bibite ogni miglio.
Qualcuno ha scritto che dovrebbe essere obbligatorio essere accompagnati da una guida e un altro mi ha detto personalmente che la guida, nel caso la signora caduta dal Sentiero degli Dei ne stesse seguendo una, doveva andare in galera! Queste sono persone che non hanno mai percorso né quel sentiero né altri. Equivale a dire che una guida turistica con al seguito varie decine di persone negli scavi di Pompei sarebbe responsabile della caduta di qualcuno dalle scale del Teatro o semplicemente da un marciapiede. Non è previsto né sta scritto da nessuna parte che le guide debbano tenere per mano i loro accompagnati (nel caso ne potrebbero portare solo due alla volta).
Un altro (sempre anonimo, ma bisogna riconoscere che esordisce così “Da profano penso ... ”) si contraddice da solo in quanto vuole “regolamentare senza divieti, senza proibizioni e senza negarlo a nessuno” (ma le regole includono divieti e condizioni ...). Inoltre propone un “patentino per gli escursionisti” e aggiunge: "il percorso lo possono attraversare solo i possessori dell’attestato", ma più avanti dice: "Per coloro che vogliono avventurarsi da soli, senza patentino e senza guida, sarà a loro rischio e pericolo."
In merito a tutto ciò, ripropongo lo scritto di Umberto Eco Un appello alla stampa responsabile
Tutti questi che parlano a vanvera non tengono minimamente conto del libero arbitrio e della capacità (per fortuna prerogativa della maggior parte delle persone di giudizio) di comportarsi con prudenza e sensatezza
Quelli che vorrebbero chiudere il Sentiero o richiedere patentini o indicare il sentiero come EE (per Escursionisti Esperti) dovrebbero intervenire anche per vietare la balneazione, chiudere le spiagge o almeno introdurre la “patente del nuotatore” viste le centinaia di annegamenti che si verificano ogni anno. Dovremmo chiudere subito le strade (considerati i tanti incidenti), le discoteche, non viaggiare in alcun modo in quanto aerei e treni sono egualmente a rischio. Che vita conducono queste persone? Non fanno niente oltre che “sparare cavolate” in rete o escono solo accompagnate da guide, esperti, consiglieri e body-guard?
Per rimanere in ambito territoriale nostrano e discettare di un argomento del quale so qualcosa, torno al Sentiero degli Dei e all’intervento di Nino Buonocore riportato in questo articolo di PositanoNews: Il sentiero degli Dei non è per tuttiIeri ho inviato un commento che però, pur non essendo offensivo, né pubblicitario, né illegale, debitamente firmato e oltretutto a sostegno di quanto dichiarato da Nino, non è stato pubblicato (voglio sperare per un disguido o una disattenzione). Ecco quanto non apparso:
“Concordo assolutamente con Nino, sia per quanto riguarda la parte relativa alla “tecnica escursionistica”, sia sul limitare quanto più possibile inutili passamano (all’inizio del Sentiero dal lato Nocelle ce ne sono addirittura due sovrapposti con un salto a valle di circa un metro!), sia sulle informazioni assolutamente superficiali e spesso errate fornite da persone che pur di “vendere” un servizio (taxi, guida o ristorante a fine passeggiata) mandano persone impreparate e non adeguatamente attrezzate allo sbaraglio, ed infine sul fatto che i per la progettazione di interventi di qualunque tipo sui sentieri DEVONO essere interpellati: Club Alpino Italiano, Guide Escursionistiche professionistiche,  Associazioni Escursionistiche locali. Anche se chi firma il progetto deve essere un tecnico, per le valutazioni dei pericoli, per l’individuazione dei passaggi da rendere più sicuri e per la segnaletica bisogna necessariamente ascoltare gli esperti delle succitate categorie.Giovanni Visetti, guida escursionistica professionista (vale a dire con partita IVA ed assicurazione) dal 1990 al 2013”
Non entro nello specifico in quanto, conoscendo il percorso, posso asserire con certezza che non è stata colpa del Sentiero degli Dei, e quindi sicuramente c’è stata una causa esterna e improvvisa, a me sconosciuta. Come si può giudicare se non si sa se la signora è scivolata, è inciampata, si è distratta e si è diretta nel vuoto, ha avuto un malore o un semplice giramento di testa con conseguente perdita di equilibrio? Corre voce che indossasse dei sandali ... se ciò rispondesse a verità, sarebbe solo indizio di leggerezza e la si potrebbe biasimare (seppur tardivamente) se questa fosse la vera causa della caduta, in quanto neanche i migliori scarponi da montagna l’avrebbero salvata dal malore o da una pietra caduta dall’alto. 
Ribadisco che la prudenza e la sensatezza possono senz’altro evitare alcuni problemi a noi e agli altri ma non sono garanzie assolute. Non serve a niente limitare la libertà di scelta, è solo opportuno avvertire (anche se nella maggior parte dei casi uno ci potrebbe e dovrebbe anche arrivare da solo) e poi ognuno dovrebbe valutare, analizzare, scegliere cosa fare o come agire tenendo conto delle proprie capacità e abilità e, infine, assumersi le proprie responsabilità per danni causati a terzi o a sé stessi (se ancora in vita) senza cercare altri capi espiatori.
Si potrebbe continuare all’infinito sul tema della sottovalutazione dei pericoli interpretando la sfilza di incidenti che si sarebbero potuti evitare con un po’ di buonsenso o prudenza. Nelle ultime settimane ho letto di un paio di persone uccise da “pistole scariche” e, per continuare su temi da poco trattati, bambini sfigurati per essere stati messi a contatto con cani molto più grossi di loro e potenzialmente pericolosi, e altre due persone sono morte a causa di “incontri ravvicinati” con cinghiali (nei confronti dei quali non si prendono ancora provvedimenti nonostante siano arrivati anche a Roma!).

In montagna e sui sentieri in genere si deve andare attrezzati e preparati, sia fisicamente che mentalmente, tuttavia ciò non mette al riparo gli escursionisti dall'imprevisto ... anche le migliori guide alpine talvolta muoiono nel corso di un'escursione. 

giovedì 8 gennaio 2015

“Sentiero” Monte di Monticchio - Recommone

Come preannunciato qualche giorno fa, torno a discettare in merito allo stato del suddetto tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI 300. Per chi non ha abbastanza familiarità con questa parte del percorso, preciso che è una breve sezione del collegamento Torca - Marina del Cantone giusto per nominare i centri abitati che la limitano, entrambe frazioni di Massa Lubrense. Nella maggior parte dei casi gli escursionisti procedono in direzione ovest e quindi, provenendo da Torca, scendono verso Crapolla e poco dopo la panchina alla Guardia lasciano la scalinata di pietra per Crapolla e proseguono più o meno in quota verso il Cuparo e la pineta del Monte di Monticchio. Dalla Guardia fino alla pineta in sentiero si sviluppa su terreno abbastanza accidentato e talvolta coperto dalla vegetazione (al momento bruciata fra Guardia e Cuparo). Nel passaggio del rivolo successivo la traccia diventa ancora più stretta e si deve prestare ancora maggior attenzione in quanto in qualche punto il salto a valle è notevole e le conseguenze in caso di caduta possono essere gravi, ma niente di veramente pericoloso. Usciti dal vallone si scende un po’ di quota e si giunge al limite della pineta del Monte di Monticchio.

A questo punto come suggerito da anni sul mio sito (“Se non avete necessità di andare a Recommone e Marina del Cantone (da dove potete ritornare in bus) c'è la possibilità di evitare questa brutta discesa.) io consiglio di rinunciare a proseguire e dirigersi invece verso Spina e Caprile seguendo un ben più comodo e chiaro sentiero (strada vicinale - 1 in cartina) ripulito e risistemato un paio di anni fa. Chi è interessato a proseguire verso Punta Campanella può ritornare sul percorso CAI 300 a Nerano (scendendo per via Fontana di Nerano) o direttamente sulla sella di Monte San Costanzo passando per Termini. Le parti in ambiente naturale che si perdono sono la sezione poco pendente (2) subito dopo la pineta e la successiva ripida discesa verso Recommone (3), certamente meno panoramiche dei tratti precedenti. Ovviamente, chi va direttamente a San Costanzo perde anche la salita da Nerano. Però il vero problema non è solo legato a distanze, quote e panorami, bensì allo stato di quella sezione che
… è molto malandata, a tratti mal segnata e non è neanche lontanamente bella e spettacolare come il tragitto fin qui percorso.” (www.giovis.com)
Il termine “malandata” si riferisce sia al percorso in sé che è ripido e accidentato, sia al fatto che è scivoloso e quindi pericoloso in particolare in discesa. Con “mal segnata” voglio dire che i segni sono pochi e spesso capita di perderli di vista anche perché, a onor del vero, è difficile trovare dei punti d’appoggio per i segnavia. Infatti, la vegetazione bassa, ma estremamente rigogliosa e invadente, spesso fa scomparire la traccia, inghiottendola letteralmente. Fra le specie che causano ulteriori problemi ce ne sono un paio resistenti, striscianti e spinose quali rovi (ben noti a tutti) e la ancor peggiore Smilax aspera (il suo nome comune stracciabraghe è inequivocabile). Se si aggiunge che nella ripida discesa si devono superare numerosi muretti a secco parzialmente crollati e zone nelle quali le conseguenze di precedenti incendi sono ancora evidenti (un paio di anni fa ce ne fu uno molto serio che interessò anche la parte bassa della pineta), il quadro è abbastanza completo. In conclusione la domanda è: 
Nello stato in cui si trova il "sentiero" adesso, vale la pena scendere a Recommone dovendo prestare massima attenzione a dove si mettono i piedi e quindi non riuscendo neanche a godersi il panorama (comunque non paragonabile ai precedenti, dalla Malacoccola alla pineta)? Inoltre, chi non conosce il percorso corre il rischio, se non di perdersi, quantomeno di sprecare più tempo del normale a cercare il prossimo segnavia. E pochi arriveranno in fondo senza qualche graffio …
D’altra parte c’è da dire che il tratto in questione fa parte dell’Alta Via dei Monti Lattari da almeno una trentina di anni, è riportato sulla cartina ufficiale CAI e su tante altre (comprese le mie), nonché descritto in decine di guide, sia cartacee che online.
A mio modo di vedere qualcosa si dovrebbe fare in quanto non è normale che, nonostante i frequentatori di quel tratto siano pochissimi rispetto a tanti altri dei Monti Lattari, gli interventi di soccorso (escursionisti dispersi o infortunati) sono più numerosi che su qualunque altro sentiero. Certo l’incidente può capitare anche ai più esperti, ma visto che molti si avventurano senza cartina, senza conoscere il percorso e neanche l’area (per punti di riferimento immediati), con abbigliamento e calzature poco adatte e con scarsissima esperienza escursionistica, questi dovrebbero essere almeno avvisati in merito a ciò che li aspetta. Perché non apporre cartelli nei punti di accesso principali come Torca e Guardia a est e Cantone e Recommone a ovest? Sarebbe comunque opportuno risegnare il percorso e lo si dovrebbe fare forse ogni anno per accertarsi che i segnavia siano ancora visibili. Bisognerebbe rendere un po’ più sicuro il fondo, ma non si può sperare che lo faccia il Comune in quanto non si tratta di strada comunale e neanche vicinale. In alternativa (in maniera molto più drastica) il CAI potrebbe decidere di modificare il percorso rinunciando al tratto pineta del Monte di Monticchio - Recommone.
Non facendo niente di tutto ciò, non ci si dovrà meravigliare se continueranno ad arrivare al 118, Soccorso Alpino, Protezione Civile, Vigili Urbani, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Forestale, ecc. richieste di soccorso provenienti da quell’area.

lunedì 19 agosto 2013

Altri Mondi: buche nel manto stradale

Nel corso di uno dei miei viaggi mi è capitato di percorrere una strada con numerose buche, di varia forma e grandezza, quasi tutte potenzialmente pericolose.
Non volendo o non potendo riparare il manto stradale, o in attesa di farlo (tutte considerazioni secondarie), gli amministratori locali avevano pensato bene di far “evidenziare” i margini delle buche con spray fluorescente rosso vivo, molto ben visibile anche di notte.
Pur non essendo assolutamente una soluzione definitiva o ottimale, trovo che, in mancanza di meglio, sia una magnifica idea per cercare di limitare i rischi di incidenti, rotture di sospensioni e cadute di motociclisti o ciclisti.
Essendo oltretutto economica e facile da realizzare dovrebbe essere presa in seria considerazione visto che (in tutta Italia) ci sono tante buche e pochi soldi.