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mercoledì 17 giugno 2020

Volendo precisare, il Parco "conferma l'abuso"

Cercherò di essere quanto più conciso possibile, certo che i lettori sapranno trarre le dovute conclusioni.
Nel post di ieri sera, il Parco chiarisce: “viste alcune polemiche nate per la non conoscenza degli ultimi regolamenti della comunità europea in merito alla gestione delle zone di area di pregio ambientale. ...evidentemente dimenticando che già vari utenti avevano sottolineato che “competenza” non equivale ad “annessione”.
"Il Parco Regionale dei Monti Lattari, ha competenze sui Siti di Importanza Comunitaria (Sic), delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e delle Zone di Protezione Speciale (ZPS) della Rete Natura 2000.  … omissis … Sono invece classificate con la lettera B i Siti di Importanza Comunitaria (Sic), delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC): la Costiera Amalfitana tra Nerano e Positano, …” ma nell'elenco dimentica Punta Campanella.
Comunque, nel territorio di Massa Lubrense ricadono quindi le due suddette aree, la prima parzialmente, la seconda per intero, come evidenziato nelle mappe ufficiali in basso.
Sottolineando che nessuno ha mai chiesto di rimuovere le foto, sarebbe opportuno, corretto, conveniente e appropriato che le relative didascalie riportassero nell’ordine (come è buona prassi) località e comune di appartenenza, poi si potrà aggiungere ZSC o ZPS o SIC a seconda dei casi con relativo nome ufficiale o numero identificativo, ma non Parco in quanto, nella fattispecie, Massa Lubrense non è fra i 27 Comuni facenti parte dell’Ente.
Esempi:
Crapolla, Massa Lubrense (ZPS IT8030006 Rete Natura 2000)
Ieranto, Massa Lubrense (ZPS Punta Campanella)

Anche se, per assurdo, si volesse citare il Parco in quanto “competente”, non si dovrebbe prescindere dall’indicare prima il Comune … o mi sbaglio?
E pur volendo credere che si sia trattato di semplice disattenzione e non di scorrettezza, d'ora in avanti il Parco farebbe bene a specificare il Comune nel quale ricade ciascuna località ritratta nelle foto che pubblica.  
Non da ultimo, dovrebbe valutare l'opportunità di rimuovere il logo del Parco dalle foto relative ad aree ZPS, ZSC o SIC esterne al suo perimetro, indicato in rosso nella mappa "ufficiale".

Il post chiarificatore si è rivelato un tentativo (fallito) di free climbing sugli specchi o di appendersi 'nfaccia 'e ffelinie (per dirla nel nostro espressivo e bel vernacolo).

Per conoscere i precedenti, leggere il post del 2 giugno u.s.:
Tutti approfittano delle bellezze del territorio lubrense!

martedì 2 giugno 2020

Tutti approfittano delle bellezze del territorio lubrense!

Invece di scoraggiare gli escursionisti con inopportuni balzelli, si dovrebbe cercare di difendere l’immagine del territorio per attirarli e certamente si otterrebbero migliori risultati in ambito turistico.

spiaggia piccola di Jeranto - Massa Lubrense

Stamattina, una guida escursionistica sempre molto attenta a ciò che succede lungo tutti i sentieri della Penisola, dalle vette dei Monti Lattari a Punta della Campanella e anche Capri, mi ha segnalato una ennesima grande scorrettezza, aggravata dal fatto dall’essere opera del Parco Regionale dei Monti Lattari.
Baia di Jeranto da Rezzale - Massa Lubrense
A meno che non si scopra che improvvisamente il territorio di Massa Lubrense sia entrato a far parte del suddetto Parco, mi sembra assurdo (e probabilmente illegale) lo spudorato utilizzo di foto di Monte San Costanzo e di Ieranto (con tanto di logo del Parco sovraimpresso) pubblicate sulla loro pagina ufficiale Facebook e spesso poi condivise dallo stesso presidente Tristano Francesco Dello Joio Ravallese (si tratta di una sola persona …).
Come se non bastasse, le didascalie non citano mai esplicitamente Massa Lubrense, il nome è relegato fra gli hashtag (può far sempre comodo). Infine, nella stessa pagina si trovano post relativi a escursioni a Punta Campanella, Crapolla e Monte San Costanzo. A meno che mia sia perso aggiornamenti dell’ultim’ora, l’area del Parco non si spinge oltre Piano di Sorrento, lasciando quindi fuori Sant’Agnello, Sorrento e Massa Lubrense.


sella di San Costanzo - Massa Lubrense
Non sarebbe opportuno far notare la cosa all’Ente Parco e/o al suo Presidente chiedendo, non dico soldi, ma almeno un giusto ritorno pubblicitario per il territorio lubrense specificando in sovraimpressione sulle stesse foto i nomi delle località e il comune nel quale si trovano?
strada com. da Termini a P. Campanella  - Massa Lubrense

Spero che Sindaco e/o assessore al Turismo di Massa Lubrense si attivino al più presto in tal senso, in modo che i potenziali turisti-escursionisti che si imbattano in tali foto sappiano dove andare per ammirare i panorami riprodotti.

domenica 31 maggio 2020

Sentieri a pagamento: non c’è niente di ufficiale.

‘o strummolo a tiritippete e ‘a funicella corta
La congiunzione di due condizioni negative non porta a grandi risultati.
* Titoli e contenuti di post e articoli non sempre coincidono nella sostanza, con il testo che in pratica contraddice titolo e/o cappello
* Molti lettori tendono a prendere per buono il titolo o si limitano a leggere le prime due righe dell’articolo/post e quindi partono lancia in resta parlando di fatti campati in aria visto che, di solito, solo nella seconda parte gli autori approfondiscono gli argomenti e parlano di fatti più vicini alla realtà.

Mi sono stati segnalati vari post e commenti che danno per certa la chiara affermazione contenuta del titolo di Agorà non avendo letto l’articolo con tanti condizionali, forse, probabile, … vale a dire niente di certo; altri hanno tirato in ballo la fruizione delle spiagge che, pur avendo dei punti in comune, presenta tutt’altra problematica.
Non a caso il mio post di ieri contiene 2 punti interrogativi nel titolo ed una lista non esaustiva di quesiti nel testo. Inoltre in apertura sottolineo che (dell’argomento) “non vedo traccia sui canali ufficiali” e concludo dicendo “Attendo impaziente di leggere quanto sarà messo ufficialmente nero su bianco per poi commentare con cognizione di causa.”
Ciò premesso, ben venga l’occasione di confrontarsi civilmente in merito all’opportunità o meno di far pagare chi voglia percorrere i 3 sentieri (strade comunali) in questione. Se e quando saranno rese note ordinanze e convenzioni si potrà discutere dei dettagli, sia in termini filosofici, che pratici o anche legali. Per ora limitiamoci ai primi, per puro spirito speculativo (filosofico) e in tal senso ricordo che affrontai il tema nel Topic 2 del Forum, il 3 febbraio
Già allora feci riferimento all’unico caso di “sentieri a pagamento” che mi risulti, quello del Parco Nazionale delle 5 Terre. Tuttavia, bisogna tener presente che si parla di “accesso all’area Parco” e che la TREKKING CARD è del tipo multiservizi, con una varietà di formule (per numero di giorni e di persone) e con la possibilità di includere gli spostamenti in treno. Quindi situazione assolutamente diversa da quella ipotizzata a Massa Lubrense.
Qui in basso i servizi inclusi nella carta base.

lunedì 10 febbraio 2020

Topic 5: bagni pubblici, non solo per escursionisti

In località turistiche dovrebbero esserci bagni pubblici?

Cominciamo da quelli probabilmente “escursionisticamente” più necessari, cioè per Termini e Nerano dove, in stagione escursionistica e balneare e specialmente nei weekend, si registra un notevole afflusso di persone e i locali pubblici che in un modo o nell’altro suppliscono alla mancanza sono pochissimi. Certamente il problema, seppur in forma diversa, si presenta anche in ambito urbano come Massa centro e Sant'Agata, in particolare in occasione di eventi.
Penso che per i gestori di locali pubblici, ma si dovrebbe chiedere loro conferma, sia un problema di congestione e forse anche economico. Talvolta di 50 persone che entrano in un bar, solo una decina consumano un caffè o comprano una bottiglietta d'acqua, ma con il resto bloccano bar e servizi per mezz'ora i gestori pagano acqua, pulizia, luce, carta igienica, eccetera. Non tutti hanno il buon senso o l'educazione di consumare qualcosa e in molti entrano ed escono senza neanche salutare e, poi, ringraziare. In pratica, basta anche un solo pullman che scarichi decine di escursionisti dopo un viaggio di varie ore per formare code infinite. Se può consolare, si sappia che il malcostume non si vede solo in penisola; vi assicuro che vedo quasi dovunque cartelli “dissuasori” che specificano che i servizi solo per i clienti, come è giusto che sia. A meno che i gestori non considerino che l'uso dei servizi sia economicamente redditizio, quelli pubblici sarebbero più che opportuni. 
Un’alternativa per il percorso della Campanella sarebbe quella di predisporre bagni lungo la strada comunale. Se posizionati nella prima parte si potrà contare su disponibilità di acqua e fognatura (essendo zona abitata), ma ci sono anche altre varie soluzioni previste proprio per aree naturalistiche e sentieri escursionistici che potrebbero tornare utili anche per il sentiero di Jeranto. Per esempio, una toilette ecologica come quella della foto di apertura, secca e totalmente autonoma non avendo bisogno di allacci. Tipi simili, di varia grandezza, erano la norma nei parchi e presso le spiagge in Nuova Zelanda, già una dozzina di anni fa. 
(in fondo alla pagina altro tipo di toilette secca)
In ambito cittadino si potrebbero prevedere quelle autopulenti che ricordavo essere presenti in varie città europee già nel secolo scorso. Fatta una ricerca, da Wikipedia ho appreso che le Sanisette sono attive a Parigi dal 1981 e la ditta ne produce ora di più moderne e, ovviamente, anche altre ditte sono ormai sul mercato. (foto sopra)
Restando in soluzioni più tradizionali, sempre per esperienza diretta, posso dire che in paesi come Spagna e Portogallo (ma ne ho trovati tanti anche in Sicilia) anche nei paesini più piccoli ci sono bagni pubblici puliti e gratuiti.

Una soluzione (che pare sia al limite della legalità, ma che in orari di punta o per situazioni particolari come manifestazioni musicali o sportive potrebbe rivelarsi funzionale) è quella attuata nel bar del Parador del Teide. Questo è un grande albergo con ristorante e bar annesso, capolinea degli autobus di linea che giungono nel Parque Nacional del Teide, nei pressi di un grande parcheggio. Qui tutti possono usufruire dei bagni del bar (puliti ed in buon numero) ma solo dopo aver pagato un ticket (con regolare scontrino) all’addetto alla pulizia. Tuttavia, a chi comprerà qualcosa detto importo verrà scontato dal prezzo della consumazione. Ipotizzando di imporre un ticket di €1 (che non è eccessivo per un bagno pubblico) si potrà bere un caffè gratis; chi comunque aveva intenzione di bere anche un semplice caffè andrà gratis in bagno (come è normale). Soluzione ingegnosa e soddisfacente sia per utenti che gestori, ma purtroppo valida solo con grandi numeri.

lunedì 13 gennaio 2020

Sentiero degli Dei: perché ci si meraviglia degli incidenti?

Se non visualizzi bene la pagina, è perché stai navigando con Chrome da PC (conflitto irrisolto da oltre un mese). Passa ad altro browser o leggi da smartphone senza problemi. 
Un’amica mi ha raccomandato la lettura di un ennesimo articolo che parla a vanvera del più famoso sentiero della Costiera Amalfitana. Pur essendo molto breve, l’autore è riuscito a inserire una quantità di informazioni inesatte oltre a indurre il lettore a sottovalutare le difficoltà del percorso. Il Sentiero degli Dei risulta certamente facile agli escursionisti abituali e ben attrezzati ma non è una passeggiata nei giardinetti pubblici come chi vuole avvicinarsi all’escursionismo è portato a credere. La nota conseguenza è quella di incontrare lungo lo sconnesso cammino persone lampantemente inadatte e mal attrezzate, a cominciare dalle fondamentali calzature (si vedono tacchi, flipflop, mocassini, …).

Ma, come anticipato, il testo include una incredibile percentuale di notizie errate, alcune delle quali risibili. Già in questi primi due paragrafi ce ne sono tante da lasciare sconcertati, un paio contraddette nelle righe successive.






Per oltre 20 anni, nonostante le mie indagini, non ho mai trovato una spiegazione certa e credibile in merito all’origine del nome Sentiero degli Dei e solo ora viene svelato l’arcano … perché nessuno me lo ha detto prima? Come non immaginare gli Dei greci in fila percorrendo il Sentiero guidati da Zeus (Giove) in persona per andare a salvare Ulisse dalle Sirene? Ma Ulisse non evitò il pericolo facendosi legare all’albero della sua nave? Devo aver avuto informazioni sbagliate! E da qui a scoprire quindi che l’Olimpo (residenza degli Dei della mitologia ellenica) non era un monte greco, bensì il Sant’Angelo a Tre Pizzi, culmine dei Monti Lattari, il passo sarà breve.

Il secondo paragrafo non è da meno: Nocelle è stata spostata dall'altro lato del Vallone Porto e situata su Monte Pertuso (sic!). Quest'ultimo sarebbe forse Monte Gambera (quello con in pertuso"), che domina la frazione Montepertuso (un'unica parola)? Inoltre fra Agerola e Nocelle ci sono circa 6 km e i sentieri, che io sappia, non "durano". Prima di passare oltre, memorizzate la frase "per secoli l'unica strada che collegava i borghi della Costiera Amalfitana". Il testo continua con la ancor più dubbia descrizione sommaria del percorso introdotta da "E’ possibile percorrere due diversi sentieri: il Sentiero Alto e il Sentiero Basso."



Sorvolando sull'uso del termine trekking, al lettore si fa quindi intendere che da Bomerano si va a Santa Maria del Castello e quindi a Capo Muro (assolutamente falso) ... e
di lì si proseguirebbe per Nocelle??? Oltretutto si dimentica di menzionare M. Tre Calli (1.102m) e la ancor più importante frana. Poi continua:



Le prime due affermazioni ("sicuramente adatto anche a chi non è allenato" e "semplice da percorrere") sono quelle che attirano sul sentiero anche i più incapaci e sprovveduti, ovviamente i più soggetti a rischio su un sentiero che proprio semplice non è e 6 km su terreno sconnesso con tanti saliscendi e scalini non sono certo adatti a tutti. Fra Grotta Biscotto (senza "del" che conferirebbe diverso significato) e Colle la Serra (Colle Serra si trova sui Monti del Demanio) effettivamente si passa al lato di un imponente pinnacolo sulla cui parete che guarda verso il sentiero fu apposta una targa dedicata ad Ettore Paduano sulla quale (se ci si riesce nonostante la distanza e l'inevitabile scolorimento) si legge: "Su questo sentiero degli dei Ettore Paduano iniziò alla montagna tanti giovani della sezione di Napoli del Club Alpino Italiano” (sic et simpliciter!). Come può essere stato lo "scopritore" se per secoli è stato l'unico collegamento fra la valle di Agerola e Positano? (ricordate quanto scritto in precedenza?). Inoltre se fosse stato lo "scopritore", lo stesso CAI non l'avrebbe doverosamente ricordato nella dedica? 
In fondo a questo breve ma pregnante articolo l’illuminato autore fornisce altra informazione sorprendente:
La manutenzione del sentiero è affidata ai volontari CAI e alle associazioni locali che organizzano passeggiate e trekking alla scoperta di questo angolo di paradiso.
Qualcuno degli addetti ai lavori era al corrente di tale novità in merito alla manutenzione del sentiero? 
Pur essendo quelle le ultime parole, le sorprese non sono finite …
Come potete vedere nello screenshot in basso, a margine della condivisione dell’articolo di Viaggiando-Italia.it, apparsa ieri sera sulla pagina FB del Parco Monti Lattari, si legge:
Continuano ad arrivare risultati e soddisfazioni delle nostre attività di porzione e valorizzazione del nostro Parco Regionale dei Monti Lattari 
Grazie a viaggiando-Italia.it che ha risposto alle nostre istanze e promosso positivamente i nostri sentieri.


Ma chi va a leggere l’articolo da PC (su smartphone non appare) avrà la sorpresa di leggere che la pubblicazione risale a quasi 3 anni fa (14 marzo 2017)! e quindi la domanda che sorge spontanea è:
chi vuole prendere per i fondelli chi? Viaggiando-Italia facendo credere al Parco di aver accolto le sue richieste, o il Parco vuole ingannare gli internauti facendo passare per attuale un articolo di 3 anni fa?

Per fortuna non è un dubbio che ci toglierà il sonno.

mercoledì 25 dicembre 2019

Montaña de los Tomillos e novità circa i sentieri del Teide

Questa volta, per la prima escursione nel Parque Nacional del Teide (Tenerife) del mio ennesimo soggiorno canario, pur percorrendo buona parte dei miei sentieri preferiti, mi sono dedicato anche alla ricerca di un vecchio sentiero, ho verificato un interessante cambiamento scoperto per caso e mi sono goduto due fuori sentiero di 1,5km ciascuno. 

Tutto ciò mantenendomi nella parte bassa (fra i 2.000 e i 2.350m) di una delle zone che più mi piace, vale a dire tra Portillo, Fortaleza e Montaña Blanca (2.748m), un pendio per lo più dolce dove si può andare quasi in qualunque direzione camminando su un tappeto di lapilli e materiale vulcanico fine, fra vegetazione sparsa, rocce affioranti dalle forme e colori più vari e qualche cratere. Sulla mappa le novità sono disegnate in verde. 
Le foto, forse, a chi non è abituato ad andare in giro in ambiente naturale possono sembrare molto, troppo simili, ma gli "intenditori" sapranno apprezzare i cambi di luce, di prospettiva, i tanti toni di colore di quella che appare quasi come sabbia di un deserto, la diversa vegetazione, in vita o completamente secca.

Dopo aver percorso circa 3km (sent. 1+6) ho lasciato il percorso segnato per andare a percorrere il ciglio del piccolo cratere della Montaña de los Tomillos dal quale, ovviamente, ho potuto godere di ampie e insolite viste. 
Sono quindi tornato sul 6 per poi abbandonarlo di nuovo poche centinaia di metri a monte dell’inizio del 27 (altro bel sentiero). Infatti, anche se in un primo momento avevo pensato di arrivare fino alla congiunzione con il 22 che avrei utilizzato per il ritorno, ho reputato inutile affrontare quel dislivello (circa 150m) e ho preferito attraversare le varie affascinanti e inesplorate vallette fra i due sentieri. Guardando la mappa si può notare che il percorso è lungi dall’essere lineare ma la mia intenzione era proprio quella di raggiungere buoni punti di vista sulle varie alture per scattare foto “uniche”. Dopo aver superato la prima valletta ed essere sceso per un po’ lungo il successivo crinale sono risalito lungo il margine della ripida scarpata della seguente valle per un bel po’, sia per non correre alcun rischio nella discesa fra pietre non del tutto stabili, sia per apprezzare detta valle dalla sua parte più alta.

La successiva deviazione è stata invece motivata da una curiosità che avevo da tempo. Osservando la mappa si vede che ho lasciato il sentiero 6 nel punto in cui volta nettamente a dx e si inerpica per varie decine di metri di dislivello pur avendo davanti a sé una ampia valle quasi assolutamente pianeggiante che giunge fino alla Cañada de los Guancheros e quindi al sentiero 1. Convinto che la labile traccia della quale avevo riportato in mappa l’inizio già un paio di anni fa continuasse secondo logica, stavolta sono andato a verificare la mia ipotesi. Anche se in vari tratti non ne ho trovato evidenza, in più parti si notava una chiara striscia più battuta, in vari casi limitata da allineamenti di pietre nei lati, che nel complesso seguiva il percorso più logico, cioè parallelo alla base della scarpata a est e giungeva all'angolo SW della recensione della area dedicata sperimentazione e quindi interdetta al transito di persone e animali.
Da questo punto, si può seguire la recinzione verso nord per portarsi sul percorso 1 volendo poi imboccare il 33 o scendere a valle, o verso est per andarlo a prendere al bivio dal quale si stacca il 29 verso la Fortaleza, se si vuole a Portillo.

Incamminandomi verso il Centro Visitantes, ho notato che dalla Cañada de los Guancheros il percorso 1 era stato allargato (lavori non ancora completati) da poco più di un metro a circa 3 metri. Non avendo notato tale allargamento anche nella parte più prossima a Portillo, percorsa in mattinata, mi sono chiesto come fossero arrivati fin lì i mezzi pesanti è quale fosse lo scopo di tali lavori. Proseguendo verso Portillo ero certo che avrei risolto il problema ed infatti ho scoperto che era stata ripresa una pista, già riportata su vecchie mappe ma assolutamente non più percorribile nella sua parte alta ad inizio anno. Ora, come si vede sulla cartina, è stato ricreato il collegamento ma per quale motivo non l’ho ancora scoperto (essendo la vigilia di Natale il centro accoglienza visitatori del parco era già chiuso).
Da ultimo, ho anche percorso (e riportato in carta) un nuovo itinerario all’interno del piccolo orto botanico, proposto con il nome Ruta Pinar de la Cumbre e lungo circa 500 metri.

mercoledì 22 agosto 2018

Modi di gestire aree naturali e "aspiranti esploratori" fuori controllo

Pochi giorni fa mi sono imbattuto in un articolo di Repubblica dal titolo: Monte Bianco, guide aggredite e risse nei rifugi:il sindaco si ribella ai "bulli d'alta quota" (che vi invito a leggere) e mi accingevo a scrivere qualcosa in merito quando, come tutti sanno, poco dopo è giunta la notizia relativa al flash flood nelle Gole del Raganello che ha causato la morte di almeno 10 escursionisti.
Senza voler fare il professorino accusando quelli che si trovavano nel canyon nel momento dell’onda di piena di essere sprovveduti e considerando che probabilmente ognuno di noi nel corso della vita si è preso qualche rischio di troppo (in auto, in moto, a piedi, in bici, ...) vorrei affrontare l'argomento più generale delle carenze nel modo di gestire aree naturali e Parchi (nazionali, regionali e siti protetti). In particolare adesso che tutti pretendono di fare tutto e andare dovunque senza avere né preparazione fisica e/o tecnica, né attrezzature adeguate ed esperienza del settore quasi nulla, sarebbe necessario fornire  molte più informazioni preventive ed effettuare maggiori controlli con eventuali conseguenti sanzioni.
   
Negli spesso deprecati USA, a prescindere dalle amministrazioni che si sono susseguite, i parchi naturali (dai vastissimi National Parks alle aree naturali urbane) sono ben tenuti e sorvegliati per quanto possibile. Ci sono cartelli informativi, divieti (che per lo più vengono fatti rispettare), servizi ove consentito e molto altro finalizzato alla fruizione dei luoghi in modo civile.
Appresa la notizia del Raganello, un mio conoscente italoamericano (collega orientista ed escursionista) mi ha opportunamente fornito un breve resoconto di come funzionino le cose oltreoceano in situazioni per certi versi simili. 
Proprio poche settimane fa, recatosi nel Zion National Park (Utah) è riuscito ad ottenere un permesso per percorrere The Subway, una gola (quasi un tunnel, da cui il nome - prime due foto) alla quale sono ammessi un numero limitato di escursionisti per giorno e solo dopo essere stati debitamente istruiti e informati. Questo sopra è il permesso individuale, stampato il giorno stesso, nel quale viene riportato il bollettino meteo nell’area della gola e a monte, si certifica che A. Z. è a conoscenza del rischio flash flood (onda di piena improvvisa causata da temporali in loco o a monte), è avvisato della difficoltà del percorso ecc. ecc., per di più gli hanno fatto un breve esamino chiedendogli come si sarebbe comportato nei vari casi di emergenza.
   
Pur non essendo situazioni  identiche, sia le gole del Raganello (foto sopra) che The Subway non offrono facili vie di fuga ed in vari tratti non ce ne sono affatto. Di conseguenza, gli accessi sono potenzialmente facilmente sorvegliabili e fra avvisi opportunamente posizionati e controlli si potrebbero evitare buona parte degli “incidenti” come quello di pochi giorni fa.
Passando ad un tema molto più terra terra e tornando a quanto scritto in apertura, c’è la piaga degli “escursionisti della domenica” (nell’accezione comune, quindi non quelli che semplicemente vanno a camminare "di domenica") che creano ogni tipo di problema non solo agli altri ma anche a loro stessi, poiché:
  • credono di essere i padroni dei sentieri e delle (poche) strutture;
  • lasciano rifiuti e "altro" dovunque (rendendo necessari avvisi come quello in basso);
  • devono essere recuperati per emergenze derivanti dal percorrere sentieri spesso non facili con infradito, tacchi o sandali con suola liscia; 
  • o per salire ad alta quota senza un adeguato abbigliamento;
  • o affrontare lunghi itinerari in giorni di gran caldo senza avere un goccio d’acqua;
  • pensano di poter seguire itinerari non segnalati senza carte e neanche un gps (che comunque da solo non è sufficiente) e quindi si perdono;
  • vanno a farsi selfie nei posti più impensati (e talvolta cadono);
  • lanciano pietre nel "vuoto" senza rendersi conto che a valle ci possano essere persone (escursionisti o meno che siano);
  • procedono su terreni instabili senza curarsi di quanto smuovono o fanno franare con conseguente pericolo per chi li segue
I suddetti figuri sono ovviamente molto più difficilmente controllabili ma in varie occasioni potrebbero essere sanzionabili (quando, per esempio, non rispettano i divieti) e qualche multa salata potrebbe almeno far diminuire le azioni arrischiate e, di conseguenza, il numero di interventi di soccorso. 
Come se non bastasse, molte (pseudo)guide non fanno la loro parte, accettando tutti (i paganti) in qualunque modo siano abbigliati e attrezzati e a prescindere dalle loro evidenti (in)capacità fisiche e calzature più o meno adeguate (elemento fondamentale per l'escursionismo), chiudendo un occhio (o anche tutti e due) fingendo di non vedere comportamenti scorretti o irresponsabili e per di più - fatto ancor più grave - accompagnano personalmente i loro clienti in zone vietate e/o pericolose come avvenuto per molti mesi sul Sentiero degli Dei, interdetto da novembre scorso e riaperto solo una decina di giorni fa.
  
Infine, in quanto a informazioni pratiche fornite ai visitatori per un giusto utilizzo degli spazi naturali, provate a fare un paragone su quanto si trova sul sito ufficiale dello Zion National Park (www.nps.gov/zion/index.htm) e le notizie pubblicate in quello del Parco del Pollino (parcopollino.gov.it/che, probabilmente, sarà costato a noi contribuenti molto di più. 

lunedì 18 giugno 2018

Sentieristica: incapacità, ignoranza (non conoscenza), negligenza o malafede?

Qualsiasi dei quattro si scelga, certamente non è un titolo di merito e in vari casi, in una stessa persona, se ne ritrovano un paio o perfino tutti e quattro. Mi riferisco a chi dovrebbe avere a cuore, controllare e curare la sentieristica in Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana e Monti Lattari, apprezzata da tanti escursionisti (soprattutto stranieri) per la spettacolarità dei panorami, la varietà di ambienti, la ricchezza naturalistica.
Quasi tutte le Amministrazioni Comunali, le Pro Loco, le Aziende di Soggiorno ed anche i singoli operatori del settore ricettivo se ne fanno un vanto, pubblicizzando i vari sentieri, purtroppo in modo spesso fuorviante, mirato solo ad attirare turisti, camminatori e non: “Abbiamo centinaia di km di sentieri segnati”, “Una delle più spettacolari passeggiate”, “Alla portata di tutti”, ... e via discorrendo.
La situazione reale, al di là della effettiva piacevolezza delle escursioni, è ben diversa. I sentieri ben segnati sono pochi e le associazioni (CAI in primis) che contano solo sui propri volontari hanno difficoltà a mantenere i segnavia aggiornati e visibili; il resto è terra di nessuno e gli intraprendenti escursionisti si devono affidare alla relativa inaffidabilità dei GPS e cartine fatte più o meno bene, indipendentemente dall’essere distribuite gratuitamente, a pagamento o virtuali. Le “passeggiate” spesso non sono tali a causa del fondo sconnesso, spesso roccioso, talvolta potenzialmente pericoloso, ma l’irresponsabilità di chi si “venderebbe la madre ai beduini” pur di sgraffignare una commissione sulla vendita di un pacchetto turistico è purtroppo notoria e la maggior parte di questi (concierge, proprietari di B&B, camerieri di ristoranti, tassisti, ecc.) non hanno la benché minima idea di come sia tale “passeggiata” ... il problema di escursionisti impreparati, senza alcuna attrezzatura specifica, oggettivamente obesi e non in grado di affrontare una salita, la passano direttamente alla “guida”.
Non da ultimo, si deve aggiungere che sono scarsissimi, e talvolta inesistenti, gli interventi a favore dell’escursionismo da parte di Enti come Parco dei Monti Lattari e Comunità Montana, nonché dei Comuni che potrebbero/dovrebbero investire in questo modo parte delle imposte di soggiorno.
Di certo ci sarà qualche caso virtuoso, ma è certamente ben noto (per esempio) il disinteresse di Positano nel mettere in sicurezza il minimo crollo sul Sentiero degli Dei, certamente il più frequentato dell’intera Campania, forse del sud. C’è un divieto, notoriamente disatteso, nessuno controlla e di ripristinarlo non se ne parla ... se accadesse qualcosa si tirerebbe in ballo la suddetta ordinanza ...
Dell’altra frana (in territorio di Praiano) si parla poco, ma anche in questo caso né Comune, né Parco si sono dati da fare ... a quanto ne so neanche con un’ordinanza.
Nella parte alta della Valle dei Mulini di Amalfi e delle Ferriere di Scala, la maggior parte degli alberi caduti a seguito degli incendi degli anni scorsi sono stati rimossi da volontari e associazioni. Anche l’area del Faito che dovrebbe essere un Eden dell’escursionismo (per la maggior nel territorio di Vico Equense) è pressoché abbandonata alle iniziative di associazioni, volontari e CAI.
Per quanto riguarda le passeggiate nelle aree all’estremità della Penisola (Sorrento e Massa Lubrense) la situazione non è migliore, con varie strade comunali facenti parte di percorsi rurali interrotte da decine di anni e mai ripristinati (p.e. Sant’Anna a Massa e Li Schisani a Sorrento, ma ne potrei citare anche altri ), nonostante periodiche puntuali promesse. In quanto alla transitabilità dei sentieri che invece attraversano zone di macchia mediterranea, la situazione non è migliore, anche se per differenti motivi. 
La fortuna che abbiamo di avere una terra fertile ed una biodiversità vegetale quasi eccezionale, diventa talvolta un problema per l’esuberanza di tante specie che in poche settimane, quando è il loro turno, coprono quasi completamente i sentieri impedendo agli escursionisti di vedere dove mettono i piedi. Questi problemi non si dovrebbero lasciare irrisolti, specialmente quando risolvendoli si avrebbero benefici non solo per gli "ospiti", ma anche per la comunità locale, sia in termini di vivibilità e decoro, sia in quelli economici.  Le stesse Amministrazioni che si fanno vanto della loro rete sentieristica ancora non riescono eseguire una corretta e puntuale manutenzione, né a programmare interventi mirati nei luoghi e tempi opportuni per mantenere una buona transitabilità dei percorsi e quindi curare la sicurezza degli escursionisti.
Una volta non possono impegnare somme per mancanza dell’approvazione del bilancio, una volta non riescono ad aggiudicare una gara per i lavori di diserbamento, una volta la fanno nell’epoca sbagliata (quando è del tutto inutile o quando il taglio di alcune specie serve solo a rinvigorirle) altre, come nel caso che vado a sottoporvi (simile a uno di Positano un paio di anni fa, fra le Tese e Valle Pozzo), fanno tabula rasa di ampie fasce di erba, fiori, piante e arbusti ai lati dei sentieri, quasi “desertificandole”. Ovviamente, queste operazioni vengono eseguite nei tratti di sentieri più "comodi", vale a dire più vicini al posto dove si può giungere con un automezzo, e dove c’è meno vegetazione ... praticamente un lavoro assolutamente inutile, se non controproducente. 
Due settimane fa scrissi dell’alberello caduto a traverso del sentiero da Termini verso il Vuallariello e l’Alta Via dei Monti Lattari (prontamente tagliato da un paio di volontari) e della quasi totale sparizione dei primi 50 metri dello stesso sentiero (guarda il video in alto) a causa della vegetazione invasiva che, in alcuni tratti un po’ più avanti, costringe gli escursionisti a procedere sul ciglio poco consistente, e quindi affidabile, del tracciato.
Nonostante le “rassicurazioni” fattemi personalmente e i vari proclami pubblici, ieri ho scoperto che invece di “diserbare” 50 metri del sentiero verso il Vuallariello per una larghezza di un metro (necessario ma più che sufficiente) è stato scelto di ripulire oltre 200 “comodi” metri, per una larghezza di circa 3 metri (foto sopra), lungo il sentiero della sella fra Santa Croce e San Costanzo, operazione assolutamente non necessaria. In termini di ore lavoro e costi 200x3=600mq inutili invece di 50x1=50mq opportuni, per non dire necessari
Spero che qualcuno di voi che avete avuto la pazienza di leggere questo post fin qui sostenga queste mie idee e solleciti gli amministratori a prodigarsi per far eseguire almeno (ed eventualmente solo) gli interventi strettamente necessari e non quelli “comodi”, che comunque impegnano un’intera giornata lavorativa. In caso contrario, per tornare a quanto appena esposto, il giorno in cui finalmente qualcuno sarà mandato a ripulire il percorso del Giro di Santa Croce, si correrà il rischio che i novelli Attila taglino tutto quanto c’è di bello e interessante ai lati, come gli asfodeli, le ginestre, i pungitopo e (in questo periodo) tanti Gigli di San Giovanni (Lilium bulbiferum L. subsp. croceum). 

lunedì 19 marzo 2018

Due casi emblematici di cattiva “gestione” di animali

Non entrerò nelle eterne polemiche che fra animalisti e non, fra chi ama “veramente” i cani e chi invece li compra perché è di moda e poi li abbandona, fra chi dice di amare gli uccelli (e li tiene in gabbia) e i cacciatori, fra i fautori del ripopolamento di lupi, orsi e cinghiali e quelli che da questi subiscono seri danni, e via discorrendo. Vi sottopongo invece due casi limite che, tuttavia, dovrebbero far riflettere. Le cause sono le solite, equamente ripartite fra esibizionismo, eccessiva tolleranza e commercio.

1 * Ippopotami a Las Chopas (Messico) e Antioquia (Colombia)
In un’area umida dello stato di Veracruz da oltre un mese si aggira un ippopotamo, secondo gli esperti di circa tre anni e 600 kg di peso. Considerato che l'areale di detti pachidermi è strettamente limitato ai corsi d'acqua africani ed escluso che possa essere giunto a nuoto, resta solo la possibilità che provenga (scappato o rilasciato) da uno zoo privato di qualche straricco (i narcos sono molto eccentrici), anche se chi dice che potrebbe essere stato “liberato” da un circo dopo la messa al bando degli animali in tale ambito. Pur essendo un specie aggressiva e letale (specialmente se in gruppo) questo esemplare, probabilmente nato in cattività, appare docile e “socievole” ed è quindi ben presto diventato la mascotte della popolazione locale che gli ha dato anche un nome: Tyson.  
Nelle ultime settimane gli avvistamenti del pachiderma sono diventati più frequenti e quindi c'è stata una processione di persone che, giudicandolo simpatico ed innocuo, lo lo avvicinano, si fanno gli ormai immancabili selfie e gli portano cibo, ovviamente per la maggior parte non adatto alla sua dieta.
Ma se il tranquillo Tyson al momento è gestibile ed essendo solo non c’è rischio di riproduzione, la situazione in Colombia è ben diversa ed il problema si sa che nacque oltre una ventina di anni fa. Insatti, è accertato che, seppur indirettamente, il “responsabile” fu Pablo Escobar (1949-1993, il più famosi dei narcos) in quanto, mentre rinoceronti, giraffe e altri animali furono presto individuati, i suoi quattro ippopotami si fecero vedere solo dopo che tutti gli altri suoi beni erano stati inventariati, sequestrati e trasferiti. Da allora si sono adattati alla perfezione e si sono riprodotti fino a diventare di certo oltre una cinquantina, ma potrebbero essere molti di più. Questi sì che sono pericolosi e quindi il progetto di individuazione, cattura e trasferimento è estremamente difficile da portare a termine. Nel 2009 un gruppo di soldati sparò all’unico maschio dei 4 ippopotami originali di Escobar, immediatamente gli “ecologisti” scesero in campo ed un giudice proibì la loro caccia (ovviamente senza curarsi di tutti gli altri animali autoctoni). 
Nel frattempo questi pachidermi hanno già alterato l’ecosistema dei corsi d’acqua della regione di Antioquia visto che mangiano fino a 50 kg di cibo al giorno, con le loro 3 tonnellate causano gravi danni al suolo dei boschi ed hanno praticamente cacciato nutrie, chigüiros y e manatí dal loro habitat naturale. Oltre a non avere problemi di riproduzione, a sopportare scarsezza di acqua e cibo, in Colombia gli ippopotami hanno l’ulteriore vantaggio di non doversi difendere da alcun predatore.
2 * Pitoni birmani in Florida (USA)
Nell’Everglades, parco nazionale americano di rilievo mondiale in quanto pressoché unico nel suo genere (World Heritage Site, International Biosphere Reserve, Wetland of International Importance), si stima che oggi ci siano parecchie decine di migliaia di Pitoni birmani. Questi serpenti sono fra le 5 specie più grandi al mondo, possono superare i 6 metri di lunghezza, pesare anche un quintale e, pur non essendo velenosi, sono dei formidabili predatori. Già dagli anni ’70 era stata notata la loro presenza ed era stata attribuita ai soliti idioti che li comprano e poi li abbandonano quando diventano troppo grandi per poter essere gestiti in un comune terrario. A questi si aggiunsero, nel 1992, circa 900 giovani pitoni che furono “sparsi” nei 3.800 kmq del parco dall’uragano Andrew che distrusse l’allevamento nel quale si trovavano; da allora si sono perfettamente adattati nell’area umida del parco e in alcune zone di Everglades si è registrata la quasi totale sparizione di mammiferi, evidentemente divorati o costretti a trasferirsi altrove.


Al momento è in atto un programma ufficiale di “cattura di pitoni” diretto dal biologo Mike Kirkland il quale, dopo aver provato a cacciarli con trappole, con cani specificamente addestrati, ad attirarli con feromoni, impiantando gps per localizzare le tane, ha dovuto ricorrere alla caccia vera e propria, addestrando 25 cacciatori e pagandoli. Questi, oltre al salario minimo  di 8,25 dollari per ora di caccia, ricevono 50$ per ogni pitone lungo più di 1,20 metri, ulteriori 25$ per ogni 30 cm in più e addirittura 200$ se trovano una tana con uova. Alcuni di loro, che catturano i serpenti con le mani, sono ormai personaggi quasi leggendari e la coppia più famosa è composta da Greg Morris e Dusty CrumWildman” (il Selvaggio) che hanno già eliminato varie centinaia di pitoni. Prima di partecipare a questo programma non erano cacciatori, dicono di amare gli animali, ma stanno dalla parte della fauna locale e non degli “invasori”.
Un cacciatore indipendente di pitoni, tale Wasilewski che collabora con vari enti scientifici e con l’Università della Florida, un anno fa invitò e ospitò per due mesi Masi Sadaiyan e Vladivel Gopal, due indiani specializzati nelle tecniche tradizionali per la cattura dei serpenti.
Questi pitoni sono capaci di percorrere anche decine di km e ormai si stanno avvicinando alle aree abitate e gli “incidenti” sono sempre più frequenti. Il 12 gennaio alcuni golfisti ne trovarono uno avviluppato attorno ad un caimano (Caiman crocodilus) sul prato vicino ad una buca, il giorno prima la polizia ne aveva catturato uno in una superstrada urbana di Miami, nella cui baia un canoista ne aveva avvistato uno arrotolato su un tubo.
Il biologo Mike Kirkland dice che nessuna persona è mai stata attaccata ma non esclude che possa accadere, specialmente se continuano a riprodursi e ad allargare la loro area di caccia. Per ora hanno già certamente alterato gli equilibri dell’ecosistema dell’Everglades.

Se si lasciassero gli animali "selvatici" nei loro ambienti originali, naturali e quindi più o meno equilibrati, si eviterebbero non solo tanti problemi immediati ma anche alcuni successivi, ancor più gravi.