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domenica 23 ottobre 2022

Per non voler CAMMINARE, fu turlupinato da Sardella

Aneddoto o leggenda metropolitana (marinara), pura fantasia o storia vera che sia, ecco il breve resoconto di un (mezzo) viaggio via mare fra Sorrento e Massa.


La spiaggia di Puolo (Massa Lubrense, ma all’estremità orientale pertinenza di Sorrento), come evidenziato si trova circa a metà strada fra la Marina Grande di Sorrento e la Marina della Lobra (Massa L.) e a tale proposito si narra(va) l'aneddoto di Sardella, che qui vorrei rinverdire. Questi era un pescatore sorrentino che, per arrotondare le sue misere entrate, non disdegnava di fungere da Caronte per i viaggiatori che, una volta giunti a Sorrento (un tempo vi si arrivava quasi esclusivamente via mare) avessero voluto proseguire per Massa in barca, senza dover affrontare a piedi la sconnessa mulattiera o essere trasportati a dorso d’asino o di mulo o su in carrozza, mezzo di trasporto più caro. 


Un giorno della seconda metà dell’800 sbarcò a Marina Grande un viaggiatore che, pur volendo evitare il percorso terrestre, non era assolutamente disposto ad accettare di pagare una lira, somma considerata esosa, richiestagli per il pas­saggio, ma pretendeva di pagarne solo la metà. 



Dopo una lunga ed estenuante trattativa, Sardella "cedette" alle insistenze del viaggiatore, lo fece salire in barca, intascò i soldi, e incomin­ciò a remare alla volta di Massa. Appena doppiato il Capo di Sorrento, però, si diresse verso la spiaggia di Puolo, dove accostò proferendo la famosa frase “Chesta è Massa ... (Questa e Massa ...) facendogli credere che si trattasse della Marina della Lobra (approdo di Massa). Aiutò quindi il passeggero a sbarcare e se ne tornò tranquillamente alla Marina Grande. Metà tariffa, metà viaggio!

Di qui nasce la tradizione, che ormai solo pochi mantengono viva ma spero che si riprenda, di ripetere ad ogni passaggio davanti alla Marina di Puolo:

"Chesta è Massa", dicette Sardella

 

Come mia abitudine, quando se ne presenta l'occasione, mi piace aggiungere curiosità etimologiche, questa è relativa al verbo utilizzato net titolo del post.

  • Turlupinare * v. tr. (dal fr. turlupiner) prob. connesso con il nome della setta dei turlupins che passò a indicare «chi scherza sulle cose di religione, o che ama fare beffe di cattivo gusto» – Raggirare, ingannare beffando la buona fede o l’ingenuità altrui
  • Turlupini * s. m. pl. (dal fr. turlupins) – nome degli appartenenti a una setta ereticale medievale che nella seconda metà del 14° secolo si diffuse spec. nella Savoia, nel Delfinato e nei dintorni di Parigi; furono condannati nel 1372.

(estratti da treccani.it)

venerdì 9 ottobre 2015

Viaggiatori romantici e Blogger di viaggio

Mi hanno detto che sono un “viajero romantico”! Ma chi me l'ha detto è un blogger di viaggio 2.0 (si autodefinisce così) che con la sua compagna l'anno scorso ha fatto il giro del mondo ... praticamente in aereo. Quando, al termine della sua charla (una chiacchierata, letteralmente), un intervento nell'ambito di PeriploFestival Internacional de literatura de viajes y aventuras -, abbiamo scambiato due parole mi sono definitivamente convinto che di veri viaggiatori sono rimasti pochi. Pur non comprendendomi nel novero, certamente riesco a viaggiare (nel senso romantico del termine) anche ora che faccio viaggi più stanziali che di movimento e esplorazione. Ciò mi consente di avere probabilmente molti più contatti con i locali, certamente più approfonditi indipendentemente dalla quantità, e spesso ciò è più gratificante del solo saltellare da un posto all'altro con mezzi spesso unicamente per turisti, solo per dire sono stato qui, sono stato lì.
Indipendentemente da come anni fa in certe circostanze si era costretti a muoversi senza avere alternativa, ora che ci si trova di fronte ad una vasta e variata offerta, ci sono ancora margini per scegliere in modo saggio, anche se purtroppo non è sempre vero. Per esempio, per andare da Cuzco ad Aguas Calientes (stazione di Macchu Picchu) si è quasi costretti ad imbarcarsi sul treno per turisti essendo quello degli indios ormai vietato. In alcuni paesi è certamente più rapido e facile muoversi con minivan, jeep, auto a noleggio, ma in questo caso i soli locali che si incontrano e con i quali, forse, si possono scambiare due parole sono ben pochi e spesso lavoratori del settore turistico come guide e autisti.

Questo è il "moderno" autoferro, che fino a pochi anni fa univa Ibarra (sulle Ande) a San Lorenzo sulla costa dell'Ecuador. Nel 1980 viaggiai su un suo "antenato", più piccolo e più affollato.  
I mezzi di trasporto più che i luoghi nei quali si alloggia fanno la prima grande differenza. Nella maggior parte dei paesi i secondi sono frequentati esclusivamente da turisti, mentre si può ancora facilmente scegliere di viaggiare essendo fra i pochi stranieri, meglio se unici. In questo aiuta moltissimo il viaggiare soli e il contatto con i locali diventa più facile e praticamente inevitabile.
Molti falsi viaggiatori si limitano a visitare le città più famose che, anche se affascinanti per storia, architettura e musei nei quali sono esposti pezzi unici estremamente significativi, raramente forniscono una conoscenza dello spirito locale. E’ risaputo che ormai è difficile incontrare fiorentini a Firenze o veneziani a Venezia se non allontanandosi dal centro. Chi vuole veramente capire un paese deve andare nelle città più piccole (la cosiddetta provincia) o addirittura in paesini o villaggi. E ciò vale per qualunque paese ... anche negli Stati Uniti visitare e anche casomai vivere per alcune settimane fra New York, San Francisco, Chicago, non può assolutamente bastare. Si deve necessariamente viaggiare negli stati del sud, nel mid-west, nel west e negli stati centrali del nord, quelli al confine con il Canada ... completamente un altro mondo.
Molti di quelli che oggi si definiscono viaggiatori e scrivono “Blog di viaggio” tendono ad avvicinarsi più alla figura del “turista” che al vero viaggiatore in quanto il secondo, per definizione, si muove più lentamente, indipendentemente e costruisce con calma il suo itinerario. Oltretutto, molti blogger di viaggio, oltre ad avere l’ossessione dei Like, visite e commenti, devo assecondare il loro più o meno vasto pubblico. Nell’intento di raggiungere numeri di visite e ranking tali da poter sperare di ricavare dei guadagni spesso si riducono a scrivere delle meraviglie di tale hotel o ristorante o degli eccezionali servizi forniti da questa o quella agenzia e ciò va di pari passo con la sperata vendita banner o spazi pubblicitari. 
In fin dei conti sono contento di essere stato qualificato come viaggiatore romantico (y empedernido) perché significa che è evidente il mio diverso modo di viaggiare ed il differente approccio alle brevi e saltuarie notizie dal mondo che comunico via blog. In questa epoca di etichette posso definirmi (per taluni post) Blogger di viaggio 0.2 lasciando volentieri ad altri la qualifica dieci volte maggiore di Blogger 2.0.