Visualizzazione post con etichetta lapilli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lapilli. Mostra tutti i post

domenica 30 dicembre 2018

In giro attorno al cono vulcanico del Chinyero


Prima di Natale ho iniziato l'esplorazione di una nuova (per me) area di Tenerife, quella circostante il cono del volcán Chinyero (1.556 m), l'ultimo nato dell'isola, dopo un “travagliato parto” durato una decina di giorni a fine novembre 1909 ... il giovincello è quindi prossimo a 110 anni.
Come è normale, gli ampi campi di lava che lo circondano appaiono ancora quasi del tutto desertici, ma in più punti sono spuntate numerose piante pioniere (così dette per essere le prime ad attecchire e crescere dopo un'eruzione) fra le quali le più evidenti sono i pini, che già da prima costituivano la vegetazione predominante e tutt’ora circondano le colate e gli ammassi di ceneri e lapilli.
   

Il Chinyero si trova lungo le falde occidentali del Teide, a meno di 4 km dal limite del Parque Nacional e a una decina di km dal cono principale che con i suoi 3.718m viene spacciato dagli spagnoli il più alto vulcano d'Europa, ma se lo è amministrativamente, di sicuro geograficamente fa parte della Macaronesia o, tuttalpiù, del continente africano.
Numerosi sentieri segnati (dal Cabildo), piste forestali e altri percorsi storici consentono l'accesso alla ruta circular Chinyero, un circuito di quasi 6 km che gira attorno al cono evitando per quanto possibile le piste e sviluppandosi fra pinete e campi di lava. 
I panorami e gli ambienti sono quindi abbastanza vari e sempre interessanti pur trovandosi in un'area relativamente limitata, sia come superficie che per altitudine, sostanzialmente fra i 1.200 e i 1.600 metri.
Peccato che, nonostante il bel tempo, ci fossero nuvole alte e compatte che raramente permettevano il passaggio dei raggi solari. Quindi la visibilità era più che buona (sullo sfondo di varie foto si vede la cima del Teide, 3.718m) ma non la luce. 
Ho in programma di tornare a breve al Chinyero non solo per esplorare nuovi itinerari, ma anche con la speranza di scatti migliori.
   

mercoledì 27 dicembre 2017

Un ottimo Natale, seppur poco convenzionale

Niente pranzo natalizio (o meglio, niente pranzo!) ma solo un piccolo snack a metà della mia splendida camminata di 24km lungo i sentieri del Parque Nacional del Teide
La sera prima avevo molto ben mangiato, e in abbondanza, in piacevole e molto varia compagnia familiare a Casa Tata (la tasca a un metro dalla mia “residenza”). Il menù prevedeva una gran varietà di piatti fra i quali, oltre a quelli classici di mare a gamberoni, gulas, polpo, cozze, (ma mancavano le navajas) c’erano anche un assortimento di formaggi accompagnati da pomodori secchi sott'olio, uova sode con ensaladillail classico brazo gitano di spinaci, patate,  insalata e poi è anche arrivata dell’ottima e tenera carne (al sangue) e salsa di funghi. C’erano anche vari dolci dei quali, come mio solito, ho fatto a meno senza alcun rimpianto.
Visto che le previsioni meteo per il 25 erano pressoché perfette per i miei programmi sono andato a dormire relativamente presto e di buon mattino, dopo un’adeguata colazione, mi sono avviato a prendere la guagua che mi avrebbe portato ai piedi di Montaña Blanca. In cielo non c’era l’ombra di nuvole l’aria era fresca e solo a tratti c’era un po’ di vento ma, avendo previdentemente scelto un percorso interamente al sole, ho potuto camminare quasi tutto il tempo a maniche corte, e ovviamente con i miei soliti short da trekking. L’ascesa fino ai 2.748 m della vetta è stata la parte più “trafficata” in quanto, trattandosi di una pista sterrata poco ripida, è praticamente alla portata di tutti anche se comunque fra andata e ritorno si percorrono 11km.
   
Giunto in cima, i panorami erano affascinanti in qualunque direzione guardassi, come si può notare dalle foto (chiaramente le due a sud e a est quasi in controluce ma ad occhio nudo erano tutt'altra cosa ...). In alto, e con buona luce, ci sono il Teide (ovest) e la Fortaleza e El Cabezon alle spalle del Llano de las Brujas (la piana delle streghe) con il mare sullo sfondo (nord); in basso buona parte de las Siete Cañadas e le pareti orientali della caldera con la sagoma dell'isola di Gran Canaria alle spalle (est) e Los Roques de García con il Llano de Ucanca e le pareti meridionali della caldera (sud).
   
Ai lati della sterrata che con una decina di tornanti porta in cima Montaña Blanca si possono ammirare una quantità di enormi e originali pietre nere di forma quasi sferica, conosciute come Piedras Negras o anche Huevos del Teide, che si formano similmente alla palle di neve. Bombe vulcaniche o pezzi di lava incandescenti cadono su un pendio di materiale minuto (lapilli, ceneri, pomici) e rotolano verso valle "assorbendoli" e assumendo il loro aspetto rotondeggiante, con il diametro che cresce fin quando la loro temperatura abbastanza elevata. 
   
Approfittando delle ottime condizioni meteo ed essendo in anticipo sulla mia tabella di marcia, invece di dirigermi subito verso El Portillo ho fatto una deviazione di un paio di km per salire in cima a Montaña Rajada , a mio parere affascinante e con ottime viste, ma fuori delle destinazioni abituali in quanto non ha nessun percorso ufficiale e segnato, pur avendo una comoda pista di accesso. Un misto di nere rocce "affilate" che sporgono da un mare di lapilli o, meglio, una montagna di lava dalle forme estremamente irregolari parzialmente coperta da una coltre di lapilli.  

Dalla cima altri panorami pressoché unici, come quello delle Minas de San José (sotto a sx) e le pareti orientali della caldera del Teide, e lungo l'ascesa singolari viste dei pendii di lapilli, quasi rosacei.
   
Dirigendomi poi verso El Portillo i panorami sono cambiati per l'ennesima volta con la presenza di numerosi arbusti a differenza dei terreni quasi del tutto  desertici attraversati fino a quel momento. Alla mia sinistra ho ammirato ancora una volta la Montaña de los Tomillos (foto a destra) dove prima o poi andrò.
   
Arrivato con largo anticipo alla fermata della guagua, ho voluto aggiungere un giro attorno all'Alto de Guamaso, sapendo che dal versante nord, da quasi 2.100 metri di quota, avrei potuto approfittare dell'ottima visibilità per scattare una foto della valle di Orotava e della costa settentrionale dell'isola, da Puerto de la Cruz a Santa Ursula e oltre, a valle della distesa di pino canario del Parque Natural de Corona Forestal.

Oltre a queste poche foto proposte, limitandomi, ne ho scattate un altro paio di centinaia. La sera, dopo i 24 chilometri percorsi fra i 2.000 e i 2.748 metri nel Parco del Teide ed altri 3 in città, ho recuperato con un abbondante cena casalinga il "pranzo natalizio" volontariamente evitato. 

Un ottimo Natale "solitario", tranquillo ed estremamente soddisfacente! 
Spero di replicare il 1° gennaio, le previsioni al momento sono buone.

venerdì 14 febbraio 2014

Escursionismo e Altri Mondi: meditando fra vulcani, lave, pomici e lapilli

Sono in giro sull'ennesimo vulcano, ancora una volta su un'isola. Due caratteristiche che condizionano enormemente l’ambiente e la vita e, al di là degli endemismi conseguenza dell’isolamento (così come il diverso carattere degli isolani), c’è qualcosa di affascinante in questa combinazione. In particolare le aree vulcaniche tuttora attive, o che hanno visto eruzioni negli ultimi secoli, affascinano ancor di più di altri ambienti “estremi” come deserti, ghiacciai e foreste in quanto quello che vediamo è molto più giovane. Il vulcano può avere milioni di anni, ma la lava è molto più giovane e le eventuali forme di vita ancor più recenti.
Le persone disattente (chiaramente non camminatori e tantomeno viaggiatori) si chiedono perché non uno, ma tanti, continuano ad scalare montagne, andare per foreste o deserti, tornare in  alcuni ambienti (vedi il mal d'Africa). Questi distratti li considerano ambienti ripetitivi e quindi senza interesse (“ne hai visto uno, li hai visti tutti”), ma non lo sono per niente se si sa come leggerli, viverli e, conseguenza inevitabile, apprezzarli e goderseli.
Pur non avendo interesse o conoscenze specifiche di vulcanologia né di geologia in genere, e non perseguendo di proposito queste destinazioni, mi sono accorto che mi ritrovo spesso a camminare in caldere o lungo le pendici di un vulcano e, pur trovando grandi similitudini fra alcuni ed altri all'opposto capo della terra, è innegabile che ognuno abbia una sua distinta anima, oltretutto in continuo cambiamento.
Ieri sono stato di nuovo nel Parque Nacional del Teide, nella caldera e in cima alla seconda vetta del complesso vulcanico, Montaña Blanca (2.748m) che deve il suo nome al colore della pomice che contrasta con colate ben nere. Di lì, volgendo lo sguardo a nord, spiccano le rosse rocce di Fortaleza, al di là di una zona desertica punteggiata da bombe vulcaniche (los Huevos del Teide) e poi da rada vegetazione che cinge un altro piccolo cratere (Montaña Negra).
Con lo scorrere del tempo le ombre si accorciavano e ruotavano, per poi cominciare ad allungarsi di nuovo continuando a girare. Ciò, combinato col mio movimento (ho percorso 20km), ha fatto sì che il rosso delle rocce di Fortaleza diventasse, ocra, marrone, quasi arancione ... e con il differente angolo di luce cambiavano di conseguenza tutti i colori.
Chiaramente bisogna esserci poiché nessuna fotografia rende il dovuto merito all'ambiente (tantomeno le mie, ma forse vale la pena di guardarle per farsi un’idea di dove sono stato).
Lo sanno bene gli amanti della musica, di qualunque genere, che conoscono bene la differenza abissale che corre fra una registrazione in studio, della migliore qualità possibile, e un concerto dal vivo (che sia rock o di musica popolare, sinfonica e da camera).
E in quanto a osservazioni e sensazioni questo è vero in qualunque ambiente, quindi viaggiate, e non per abbandonarvi su una sdraio di un villaggio turistico o per andare a fare shopping, ma camminate, in città, fra i campi, nelle foreste, sui monti, vulcani o no che siano, nei deserti. Allenate l'occhio a cogliere i particolari e i colori, l'orecchio a sentire il vento o cogliere l'attimo in cui un uccello spicca il volo o un serpente scappa cercando rifugio, la narice a percepire gli odori dell’erba, delle piante che sfiorate, della pioggia in arrivo.
Finché non ci riuscirete continuerete a perdervi il 90% dei possibili piaceri di un viaggio … checché ne pensiate.