Da buon viaggiatore trovo che i mercati, a parte l’interesse
antropologico, siano anche estremamente interessanti per chi è interessato alla
gastronomia in quanto possono vedere ortaggi, pesci, spezie, carni, cibi salati
o conservati in altro modo, frutti esotici, insaccati, legumi e chi più ne ha
più ne metta. Più ci si avvicina all’equatore e la loro aria è pervasa da
aromi, profumi e odori, talvolta forti, che qualcuno definisce puzze.
Quelli che amano provare nuovi piatti ne ricevono un
doppio vantaggio:
- visto un menù e letti gli ingredienti esplicitati
nel nome sanno cosa aspettarsi nel piatto.
- visto, assaggiato o odorato qualcosa di particolare potranno
andare alla ricerca del ristorante o trattoria che lo proponga.
Ai suddetti vantaggi i frequentatori dei mercati aggiungono
la possibilità di ampliare il proprio vocabolario e, in caso di patire di
allergie o intolleranze o più semplicemente avere vizi alimentari o limitazioni
ideologiche o religiose, sapranno cosa dover evitare.
Il mercato alimentare di Portimão è diviso in
due sale delle quali la più piccola (comunque abbastanza grande) dedicata quasi
esclusivamente pesci, crostacei, molluschi, eccetera. Nella più grande prodotti
della terra, carni, formaggi, pani, dolci, spezie, ... ma in questo post
parlerò solo di quanto si vede poco o niente nei mercati italiani.

Percebes (Pollicipes pollicipes),
crostacei e non molluschi, caratteristici del Portogallo, Galizia
e Marocco. Prelibati e, ovviamente relativamente cari (ieri a 15 Euro/kg).
Li provai per la prima volta nel 1979 a Sagres (estrema punta
sudoccidentale dell’Algarve, Portogallo) senza avere la benché minima idea di
cosa fossero esattamente, né di come si mangiassero ma, come si fa in questi casi,
guardai gli altri e appresi rapidamente. Solo pochi piccoli ristoranti e
qualche trattoria li servono e di solito non sono sul menù. Se li volete
provare occhio ai cartelli scritti a mano esposti all’ingresso ed affrettatevi a entrare in quanto spesso prima
delle 14 già scompaiono.
Pata-roxa (Scyliorhinus canicula), gattuccio. Piccoli pescecani che si vendono già privati della loro durissima e più che ruvida pelle (zigrino, da cui zigrinato, zigrinatura) propria dei pescecani ed altri pesci come le razze e che si cucinano in modo simile ai Cazòn (canesca) in Spagna peninsulare e alle Canarie.
Santola (Maja squinado), granceola che in Italia, quando si
trova (quasi solo in Veneto), costa quanto l’aragosta. Ieri a Portimão erano a
soli 12 Euro/kg.
Garoupa (nome generico per molti diversi tipi di cernie). Al contrario cherne si riferisce solo alla Cernia di fondale, che appartiene ad
altra famiglia. Queste della foto in alto a destra sono di pezzatura media, una dozzina di chili. Sembra che proprio da garoupa
derivi il termine inglese grouper
riferito alle cernie in generale. Di queste me ne sono “fatto una pancia” alle Canarie,
dove sono comunissime e proposte a grossi tranci encebollado o più semplicemente a
la plancha.
Peixe espada (Trichiurus lepturus). Si deve chiarire che non ha
niente a che vedere con il pescespada (espadarte
in portoghese) trattandosi di specie simile al pesce sciabola, ma più
grande. Si cucina in vari modi e si trova in quasi tutti i menù, ma seconde me rende al meglio fritto (foto in alto a destra, a sinistra l'ultimo da vendere).
Esiste anche il peixe espada
preto (Aphanopus carbo) più pregiato, nero, pescato soprattutto a Madeira dove scattai le deu foto in basso.