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sabato 30 gennaio 2021

Lasciate fare alla natura … che sa ciò che fa!

Oggi sono tornato per l’ennesima volta nella pineta di Monte San Costanzo per ulteriori rilievi e per cominciare a prendere nota delle specie presenti in numeri limitati avendo osservato in precedenza alcuni arbusti poco comuni nell’area, come per esempio una Phillyrea latifolia (ilatro comune). Adesso che si può procedere abbastanza facilmente nella parte alta della fitta rete di sentieri creata negli anni ’50 contemporaneamente all’impianto della pineta, anche rimanendo sulle tracce un occhio attento si rende conto che fra i pini (in piedi o caduti a seguito di incendio e/o tempeste di vento) ci sono tante altre specie arboree, arbustive ed erbacee. La varietà è abbastanza ampia e riserva interessanti sorprese. In quanto agli alberi, fra le centinaia, se non migliaia, di nuove piantine di Pinus spp. (pini d’Aleppo e marittimi), si notano anche numerosi Quercus ilex (lecci), mentre si contano sulla punta delle dita Quercus pubescens (roverella) e Arbutus unedo (corbezzolo). 

Nel campo degli arbusti sparsi qui e là si contano varie specie che, seppur comuni fuori pineta, non ci si aspetta di trovare al suo interno. Fra esse ho individuato Cistus incanus (cisto rosso, foto sopra, con Coccinella septempunctata), Prasium majus (the siciliano), Lonicera implexa (caprifoglio mediterraneo), Asparagus acutifolius (asparago pungente), Myrtus communis (mirto), la già citata Phillyrea latifolia (ilatro comune), Urginea maritima (ora Drimia maritima, comunque scilla marittima), Centaurea sp. (centaurea), Coronilla emerus (cornetta dondolina) e perfino l’endemica Lithodora rosmarinifolia (erba-perla mediterranea, foto sotto, purtroppo con il mio cellulare economico non sono riuscito a mettere a fuoco il fiore, ma le foglie ... ritornerò). Abbondantissimi nel sottobosco sono invece Arisarum vulgare (arisaro), Ampelodesmos mauritanica (tagliamani, localmente lepantine), Ferula communis (ferula) e Asphodelus microcarpus (asfodelo mediterraneo). Anche se è probabile che abbia sbagliato qualche identificazione e molto mi sia sfuggito, già questo breve elenco dimostra inequivocabilmente che la pineta ospita una vasta ed interessante varietà di altre specie spontanee.

Quanto detto non vuole essere una (non garantita) dotta dissertazione, bensì una ulteriore prova che in Penisola Sorrentina (come del resto in molte altre aree mediterranee) si propagano spontaneamente una gran quantità di specie botaniche … uno studio di vari decenni fa catalogava oltre 1.500 specie, una successiva quasi 2.000. In particolare la nostra affascinante gariga (boscaglia mediterranea costituita da arbusti e suffrutici sempreverdi molto bassi, tra i quali vegetano abbondanti specie erbacee) si rigenera velocemente, anche dopo incendi e altri disastrosi eventi naturali e alcune piante si ritrovano anche dove uno non se lo aspetta. Ciò rafforza la mia (e non solo mia) convinzione che in queste aree non debbano essere piantati nuovi alberi e, soprattutto, non nella gariga

Purtroppo, varie volte persone e associazioni di indubbia buona volontà e nobili ideali (ma di poco criterio e ancor meno conoscenze scientifiche) pensano di realizzare meritorie azioni ambientaliste piantando alberi ed arbusti in posti sbagliati, in modo sbagliato e in periodo sbagliato. Molti ricorderanno che proprio sul Monte San Costanzo furono piantate decine di pini per i nuovi nati, ma oggi se ne vedono solo un paio, pochi anni fa varie roverelle al lato dell’inizio della scalinata per la cappella e nessuna ha attecchito, ultimamente vari arbusti sono stati piantati su Monte San Costanzo e molti hanno già fatto una brutta fine con la prima (prevedibile) gelata. E come se non bastasse, costoro non hanno nemmeno l’accortezza di ripiantare le specie scavate per far posto alle nuove, né di ricoprire con terreno quanto portato alla luce (per esempio i tuberi degli asfodeli).

 
Centaurea sp.  e  Coronilla emerus
(qualche identificazione potrebbe non essere precisissima, benvenute eventuali precisazioni)

Lasciate fare alla natura … o a qualche vero esperto.

domenica 30 dicembre 2018

In giro attorno al cono vulcanico del Chinyero


Prima di Natale ho iniziato l'esplorazione di una nuova (per me) area di Tenerife, quella circostante il cono del volcán Chinyero (1.556 m), l'ultimo nato dell'isola, dopo un “travagliato parto” durato una decina di giorni a fine novembre 1909 ... il giovincello è quindi prossimo a 110 anni.
Come è normale, gli ampi campi di lava che lo circondano appaiono ancora quasi del tutto desertici, ma in più punti sono spuntate numerose piante pioniere (così dette per essere le prime ad attecchire e crescere dopo un'eruzione) fra le quali le più evidenti sono i pini, che già da prima costituivano la vegetazione predominante e tutt’ora circondano le colate e gli ammassi di ceneri e lapilli.
   

Il Chinyero si trova lungo le falde occidentali del Teide, a meno di 4 km dal limite del Parque Nacional e a una decina di km dal cono principale che con i suoi 3.718m viene spacciato dagli spagnoli il più alto vulcano d'Europa, ma se lo è amministrativamente, di sicuro geograficamente fa parte della Macaronesia o, tuttalpiù, del continente africano.
Numerosi sentieri segnati (dal Cabildo), piste forestali e altri percorsi storici consentono l'accesso alla ruta circular Chinyero, un circuito di quasi 6 km che gira attorno al cono evitando per quanto possibile le piste e sviluppandosi fra pinete e campi di lava. 
I panorami e gli ambienti sono quindi abbastanza vari e sempre interessanti pur trovandosi in un'area relativamente limitata, sia come superficie che per altitudine, sostanzialmente fra i 1.200 e i 1.600 metri.
Peccato che, nonostante il bel tempo, ci fossero nuvole alte e compatte che raramente permettevano il passaggio dei raggi solari. Quindi la visibilità era più che buona (sullo sfondo di varie foto si vede la cima del Teide, 3.718m) ma non la luce. 
Ho in programma di tornare a breve al Chinyero non solo per esplorare nuovi itinerari, ma anche con la speranza di scatti migliori.
   

martedì 17 novembre 2015

Cose che non capisco ...

Proprio non ci arrivo, ma certamente altri sanno quello che fanno.
Oggi su Monte San Costanzo ho visto numerose piantine che qualcuno spera diventino querce visto che al mio occhio poco esperto sono sembrati lecci (Quercus ilex) e roverelle (Quercus pubescens).
   
Ma non è questo il problema, del fatto che si piantino alberi sono sempre contento, ma perché in un’area che è già tutta verde e che rimane verde da anni nonostante gli incendi? A mio modesto parere sarebbe molto più opportuno piantare alberi in zone che necessitano verde e non dove non ce n’è alcun bisogno.
Mi permetto di fare qualche altra osservazione:
  • per quanto ne so, lungo i pendii di Monte San Costanzo da secoli sono stati eretti muretti a secco in modo da creare terrazzamenti da utilizzare a fini agricoli. Una volta che i campi sono stati abbandonati, una notevole varietà di arbusti ed erbacee della macchia mediterranea ha “naturalmente” provveduto a ricoprire tutto di verde. Sono mai esistite querce sul Monte? Si sta “ripristinando lo stato dei luoghi” o si (e)seguono le idee - per me balzane - di qualcuno?
  • per mettere a dimora queste piantine era veramente necessario scavare tanto tutt’intorno rovinando la vegetazione “naturale”, spontanea e locale? Guardate il disastro con le tante radici sono state lasciate esposte ... chi ha scavato non sembra essere tanto esperto, né rispettoso della natura.

  • ove mai queste piantine diventassero effettivamente querce (ma ne dubito visto anche il precario stato di alcune di loro già adesso) si sarebbe ottenuto solo una cortina di fogliame, un ostacolo ad uno splendido panorama.
Sono sicuro che a breve l’ideatore di questo intervento o chi lo ha messo in atto (nel caso non fossero la stessa persona) spiegherà a noi del volgo le finalità e l’essenza dell’operazione. Probabilmente interverranno sostenitori e detrattori, agronomi e botanici che la pensano in modo diametralmente opposto e altri che, pur non capendo assolutamente niente di flora e non conoscendo neanche i luoghi, si getteranno con gran piacere nella mischia.  
Sembra che viga ancora il vecchio detto: “Chi si sveglia per primo comanda ...”

Monte San Costanzo è un luogo bellissimo che però, per ragioni diversissime fra loro, viene continuamente “attaccato” da interventi umani, alcuni forse giusti, altri socialmente utili o dannosi per la salute, altri ancora misteriosi: pineta (anni ‘50-‘60), strada aperta con dinamite per il “radar” e poi lo stesso modificato più volte (radiazioni eccessive?), più recentemente l’invasione delle croci (assolutamente troppo invasive, benissimo aggiustare il sentiero e anche sistemare una Via Crucis, ma non sarebbe stato meglio evidenziare le stazioni in modo più “leggero” ed eventualmente artistico?), i pini ai lati della salita verso la cappella (anche questo lavoro a mio parere fuori luogo e mal eseguito visti i risultati) e infine le querce! 
Di queste ultime non si sente proprio la mancanza in quanto, se crescessero, farebbero scomparire alla vista il pendio della foto in alto, che all'inizio della primavera si tinge del rosaceo degli asfodeli.

Quanto altro dovrà sopportare ‘o Monte?

sabato 11 aprile 2015

Foto macro e identificazione specie

Nonostante il brusco (per fortuna temporaneo) abbassamento delle temperature, la fioritura primaverile procede al meglio, avvantaggiandosi anche dell’inverno piovoso e mai troppo freddo. Ne sto approfittando per andare ad effettuare brevi sortite mirate, visitando ogni volta un’area diversa e cercando di fotografare quante più specie in fiore possibile. Ne sto individuando anche di nuove (per me) che quindi non comparivano neanche nella vecchia versione di www.meditflora.com, quando gestivo io il sito. Infatti, avendo nuova macchina fotografica e obiettivo macro (come molti visitatori abituali sapranno o avranno notato), ora mi soffermo spesso a cercare specie meno appariscenti di quelle che quasi tutti notano e molti conoscono. Cerco anche di mostrare particolari difficilmente notabili a occhio nudo, sfruttando le possibilità di ingrandimento dell'immagine come nei casi delle due seguenti foto.
   
Per portare un altro esempio, nella foto in basso è evidente il margine del labello (molto ingrandito) di una Ophrys e se ne percepisce la vera forma. Osservatori poco attenti spesso pensano che sia pieno e non sottile e concavo (o convesso a seconda dal punto di vista).

Non avendo approfondito l’argomento in passato, ce ne sono molte a me sconosciute e spesso non riesco neanche a inquadrarle in una determinata famiglia. Per quanto possibile, e cercando di evitare di fornire nomi errati, alle foto che pubblico regolarmente su Google+ aggiungo i dati di cui sono abbastanza sicuro. Quindi troverete nomi seguiti da (?) o semplici indicazioni della famiglia o gruppo di appartenenza. Non essendo naturalista e tantomeno botanico e, checché se ne dica, neanche presuntuoso sarò estremamente grato agli esperti che vorranno segnalare errori o identificazioni che sono in grado di fare, sono altresì graditi suggerimenti o segnalazioni di esemplari simili in altre zone. Basterà inserire un commento alla foto in questione indicando tutte le informazioni opportune ed io (appena letto l’avviso che ricevo per ogni attività esterna sul mio account) provvederò ad aggiornare i dati di conseguenza.
Nel carniere fotografico di ieri c’è la violacciocca (Matthiola incana) che fra poco sfiorirà, un cespuglio di Lithodora rosmarinifolia, tante Fabaceae che non sono in grado di determinare (alcune minuscole), una Ophrys (orchidea), Muscari comosum (cipollaccio o lampascione) in varie fasi di fioritura, e altro.
Ho sempre sostenuto, e continuo a farlo essendo più che convinto, che avere almeno un’idea di ciò che ci circonda (piante, animali, luoghi, opere dell’uomo e via discorrendo) contribuisce a rendere una qualunque passeggiata molto più gratificante. 
Tutti gli album di foto macro sono elencati in questa pagina
http://www.giovis.com/macro.htm

venerdì 14 novembre 2014

C'è già del nuovo verde su Monte San Costanzo

Nella mia terza perlustrazione nell’area dell’incendio del 5 novembre scorso, ho più o meno percorso il crinale da Rezzale fino in cima ma mantenendomi sempre a valle del sentiero (tanto per ora si passa dovunque) e ho rilevato che gli sviluppi della situazione, pur restando nell’ambito della sciagura, vanno oltre le mie più rosee aspettative. Come avevo anticipato, abbastanza piante sono sopravvissute al rapido passaggio delle fiamme e guardate cosa è successo in solo 9 giorni!
   
Potete vedere in questo paio di foto che molte piante presentano già vari centimetri di foglie nuove, infatti fra il margine bruciato del colletto (penso di chiami così, comunque avrete capito di cosa parlo) e le cime delle foglie anch’esse bruciate spicca un bel verde vivo. In altri casi ci sono foglioline che spuntano isolate dal terreno ed in linea di massima nella parte alta (a valle di Campo Vetavole) si cominciano già a vedere ampie aree punteggiate di verde. Oltre a vari esempi di questa ripresa della flora, in questo album Google+ ho inserito anche foto con viste d’insieme e panoramiche, alcune riprese da punti di vista molto poco usuali come questa.
Chiudo lanciando un’idea che spero sia opportunamente valutata da chi di dovere. Fra le tante attività proposte dalle scuole potrebbe essere utile, similmente a come si propongono incontri con le forze dell'ordine per la legalità, organizzarne alcuni non in aula, ma sul campo. Senza dover necessariamente percorrere tutto il crinale, non adatto a chiunque, ci si può limitare a percorsi più semplici nella parte alta (Vetavole) o quella bassa (Rezzale). In una sola attività didattica si farebbero conoscere un itinerario a portata di mano (che molti giovani residenti non conoscono), la bellezza dei panorami, le devastanti conseguenze degli incendi e, nei prossimi mesi, soprattutto come le piante riescano a rigenerarsi quasi come l'Araba Fenice che rinasceva dalle proprie ceneri.

lunedì 10 novembre 2014

Incendio San Costanzo del 5 novembre (II parte)

Come preannunciato sono andato a verificare la parte bassa dell'area bruciata mercoledì scorso fra via Campanella e la parte alta del crinale di San Costanzo come potrete vedere nella 32 foto di questo album Google+.
Il limite inferiore corre più o meno parallelo a al sentiero a partire dall'inizio della discesa finale verso la punta, dopo aver perso di vista la Torre di Fossa Papa. Danno da pensare i vari cunei che arrivano fino alla stradina, come se fossero stati sparsi vari inneschi.... non c'è altra spiegazione e penso che nessuno creda più alla favola dell’autocombustione, in particolare in un giorno non eccessivamente caldo e senza sole di inizio novembre. Con il forte vento che ha spinto il fuoco velocemente verso l’alto è impossibile ipotizzare che potesse procedere verso valle, quindi si presume che il fuoco sia partito da posti come questi nelle seguenti foto (osservate i cespugli non bruciati ai lati).
   
Niente è andato a fuoco a valle di via Campanella, ma guardate com’è ora il sentierino che sale verso Rezzale (foto a sin.). A monte tutto è completamente bruciato, mentre a valle niente. Come già riscontrato nel corso della perlustrazione di sabato, la situazione del crinale è simile. Nella foto a destra si osserva la desertificazione di tutto il versante occidentale dal belvedere di Rezzale in su, in contrasto con i ripidi pendii che sovrastano Jeranto assolutamente non interessati dalle fiamme.  
   
Un piccolo problema di sentieristica si presenta ora per il percorso fra Rezzale e la cima di Santa Croce, facente parte del CAI300 - Alta Via dei Monti Lattari. Anche se qualche segnavia si vede più chiaramente per la “sparizione” di erba e arbusti, l’assoluta mancanza vegetazione rende difficile individuare il tracciato da parte di chi non lo conosce. Infatti fino alla settimana le due sponde verdi praticamente guidavano gli escursionisti costringendoli a procedere lungo quello che per la maggior parte del percorso era l’unico passaggio, a prescindere dai segnavia. Ecco come si presenta l’inizio del sentiero da Rezzale. Se non fosse per il segno sulla pietra (foto a destra) il tracciato sarebbe molto difficilmente individuabile.
   
Potrebbe essere una buona idea ripassare qualche segnavia anche se siamo all’inizio della bassa stagione escursionistica. Meglio trovarsi un lavoro fatto e non rischiare ulteriori dispersi ...

giovedì 22 maggio 2014

Escursionismo e Natura: Etnobotanica e collaborazione

Ennesima lodevole iniziativa dell’instancabile naturalista Nando Fontanella (webmaster del sito www.meditflora.com) per preservare la memoria storica dell’etnobotanica della Penisola Sorrentina e Monti Lattari. 
Riporto gli stralci più significativi del messaggio che mi ha inviato poche ore fa:
“… mi ha chiesto se potevo indicargli una pianta che una sua cliente chiama Criscienzo… non ho trovato nessun riscontro e ho suggerito di farsi portare la pianta per determinarla con precisione. … E' molto importante rilevare e preservare i nomi locali attribuiti alle piante, perché la memoria di queste notizie sta tristemente sparendo. Detto questo, volevo esortarvi ad intervistare gli anziani che ancora ricordano questi termini dialettali e registrare tutti i dati utili. Se uniamo le nostre forze possiamo fare un piccolo censimento e inserire i dati in Meditflora. Estendete questa mia richiesta, se volete, ad amici e parenti che possono dare una mano. Potete inviarmi le notizie raccolte, anche un solo termine è prezioso, a questo indirizzo meditflora@email.it   …”
Chiaramente appoggio e faccio mio l’appello di Nando in quanto sono un convinto assertore della necessità di recuperare - prima che cada nell’oblio - e quindi preservare la cultura orale e pratica della tradizione contadina. Queste sono iniziative importanti e sono possibili solo con la cooperazione volontaria e sentita di un gran numero di persone. Per operazioni come queste, non sono necessari scienziati, ma persone di buona volontà che, come purtroppo devo spesso constatare, sono sempre più rare.
Anche al di fuori della cerchia delle vostre conoscenze, andando in giro per sentieri e appena ne avete l’occasione, parlate con contadini, pastori, cacciatori e ancor di più con quelli che vanno in giro a raccogliere erbe, bacche e funghi. Molti non hanno idea di quanto si può imparare da tutti costoro, in particolare se sono abbastanza avanti negli anni, che quindi vanno trattati con il massimo rispetto.
Se potete allegate alcune foto delle piante che segnalerete, a meno che non le abbiate identificate con certezza. Qualche ulteriore notizia in merito al loro uso - alimentare, officinale o agricolo che sia - sarà estremamente gradita.
Ovviamente, se conoscete il Criscienzo, scrivete a Nando meditflora@email.it