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giovedì 21 ottobre 2021

Lisbona (5 - gastronomia): Buchechas de porco e Maranhos

E ieri è finalmente venuto il turno del Cantinho de São José, quasi casualmente poiché, come spesso faccio, sono partito dalla ricerca delle proposte gastronomiche più interessanti. 

Quando non ho programmi precisi, comincio la mattinata andando in giro a leggere i menù del giorno (scritti a mano su tovaglia di carta ed esposti all’ingresso) e quello del Cantinho (a destra nella foto) iniziava con due pietanze che raramente si trovano: buchechas de porco e maranhos.


Tuttavia mi si presentava un grave problema ... essendo a me entrambe sconosciute, non sapevo quale scegliere. Ho quindi chiesto al proprietario se fossero compatibile e potessi avere un misto e ovviamente (essendo cliente da una decina d'anni, seppur purtroppo molto sporadicamente) mi ha accontentato. Anticipo il verdetto: interessante e originale il maranho, eccezionale la buchecha (si pronuncia buscescia).

 
Ma di cosa si tratta? Le seconde sono le guance, in questo caso del maiale (de porco), ma non vi fate fuorviare da alcune traduzioni fantasiose che le assimilano al guanciale! Queste che si cucinano al forno sono la parte assolutamente magra (come potete giudicare dalla foto) e non il seppur ottimo "lardo" nostrano, che molti non distinguono dalla pancetta. Guancia tenerissima e di ottimo sapore ... approvata a pieni voti!

Ed ecco come è andata a finire ... come al solito!

Se le buchechas sono state facili da spiegare, per il maranho il discorso è un po' più lungo. Si tratta di un insaccato tipico per il quale tradizionalmente si usa lo stomaco di capra. Pertanto non ha forma di salsiccia ma è ben più capiente e viene riempito con carne di capra, riso e pezzetti di prosciutto, il tutto molto aromatizzato con vino bianco, coriandolo, prezzemolo, menta e altre spezie che possono variare da una località ad un'altra. Una volta riempito, lo stomaco viene cucito e quindi bollito, infine tagliato a fette come nella foto. Tipici dell'area occidentale della Beira Baixa, quella del Pinhal, sono conosciuti anche come molhinhos, borlhões o burunhões. Tradizionalmente venivano serviti durante le feste, matrimoni o occasioni speciali. Varianti moderne prevedono anche l'uso di carni suine. Molto interessante, ma non può competere con le buchechas.

 
Nell’attesa dell’ora di pranzo, e approfittando del sole ed una piacevole brezza, ho fatto una bella passeggiata dal Parque Eduardo VII fino a Cais do Sodré, con deviazioni varie.

lunedì 16 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (4)

Cap. 4 – scelta di percorso e sostanziale cambio programma 
Quarta e ultima parte dell’esplorazione, con tematiche diverse da quelle discusse in precedenza. Come dovreste ormai sapere, l’obiettivo era a vista, non mi restava che decidere da dove volessi iniziare l'ascesa e per dove pensassi di passare. Secondo logica avrei dovuto iniziare dal punto più alto del sentiero e salire seguendo il crinale lungo l’asse maggiore di quella specie di ellissoide che è la pianta della Montaña Punta de Maja. Nella dettagliata mappa in basso (equidistanza 5m) è evidente che nella parte bassa la pendenza è leggermente minore di quella del Cerrillar e molto minore di quella dei versanti nord e sud, la parte alta (limitata da due piccoli crateri) è stretta ma quasi pianeggiante. 
In terreni non coesi come questi vulcanici, i crinali e le “salite di petto” sono spesso da preferire per offrire un miglior e più sicuro appoggio del piede. Data la non eccessiva pendenza della breve salita, il problema che si prospettava era più che altro quello di trovare un passaggio sicuro attraverso la densa vegetazione (sotto a sx) evitando però le parti troppo sabbiose e quelle di grosse pietre instabili. Prima di partire alla ventura, ho quindi percorso avanti e indietro varie decine di metri del sentiero 2, studiando attentamente ciò che vedevo a monte.
 
Quando si ha la possibilità di studiare un territorio a vista, prima di avventurarsi fuori sentiero, è bene fare mentalmente un progetto di massima e scegliere dei punti di riferimento evidenti. Una volta messisi in cammino nella vegetazione la percezione dei luoghi può cambiare drasticamente e si rischia di ritrovarsi da qualche altra parte.

Effettuata la mia scelta, mi sono arrampicato con cautela e ho raggiunto il piccolo pianoro al margine meridionale del cratere ovest. Di lì è stato poi un gioco da ragazzi raggiungere la cima vista la mancanza di vegetazione e la presenza di rocce più grosse (sopra a dx) e, soprattutto, stabili. Dopo aver superato il punto più alto, evidenziato da un blocco di pietra usato come punto trigonometrico (sotto a sx), ho proseguito fino al margine di questa specie di stretto altopiano e mi sono affacciato sul cratere est, ben più pronunciato del precedente, con il fondo oltre una cinquantina di metri più in basso. Al fine di poterlo osservare meglio e scattare foto (sotto a dx), sono sceso fino alla stretta spalla a SE della piccola ma pronunciata depressione. 
 
A questo punto, consultata attentamente la mia mappa e fatto un accurato esame dei dintorni, ho deciso di non tornare sui miei passi (e quindi la risalita in cima) bensì di scendere nel vasto e assolutamente pianeggiante Llano de Maja, 50m di quota più in basso. Tranne che per un primo breve tratto (ripido) la pendenza si presentava dolce e l’unico relativo problema sarebbero stati i soliti compatte barriere di cespugli … e così è stato. (foto sotto)
Come si evince dal mio percorso (evidenziato in giallo nella mappa in basso) ad un certo punto sono stato costretto a tornare indietro di alcuni metri e cercare un passaggio comodo più a est. Nella peggiore delle ipotesi, avrei potuto proseguire lungo la “barriera verde” verso est fino alla pista forestale 8 e di lì portarmi sul sentierino che intendevo raggiungere e che mi avrebbe permesso di ritornare comodamente sul 2. Solo qualche centinaio di metri in più, senza quasi dislivello.

Quando si conosce con certezza la propria posizione e si sa dove si vuole andare (al fine di ottimizzare il percorso), perdere un po’ di tempo per trovare un passaggio che certamente esiste è il minore dei problemi. 

Percorso reale seguito per il raggiungimento delle due "cime di giornata": Montaña el Cerrilar (2.346m) e Montaña Punta de Maja (2.364m).



Senza avere le mappe non si possono completare in sicurezza giri interessanti come questo. Naturalmente, è anche necessario saperle interpretare e saper effettuare scelte che non comportino rischi oltre a quelli intrinsechi dell’escursionismo. Senza cartine non si può prevedere ciò che troveremo più avanti. Tuttavia, il gps può essere utile per fornire posizione assoluta e per indicare direzioni di massima, nonché, come già detto, per registrare i percorsi e poi arricchire le mappe esistenti.

domenica 15 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (3)

Cap. 3 – soprese, ipotesi istantanee e successive indagini
Tornato quindi sulla “retta via”  (sentiero 2) ho raggiunto il bivio 37 (vedi mappa nel primo post), ho superato i due tornanti già citati nel post precedente quali “incolpevoli corresponsabili” del mio girovagare, e sono arrivato nell’ampia e quasi pianeggiante sella fra due alture, presupposti essenziali di questa escursione.
Invertendo l’ordine del mio piano iniziale, ho scelto di affrontare per primo il Cerrillar in quanto, almeno alla vista, presentava un pendio regolare, seppur su materiale vulcanico non coeso (pomici, lapilli e sabbia) e quindi pesante da superare nonostante la lieve pendenza. La vegetazione, pur essendo generalmente rada, in più tratti ai lati del fondo era quasi impassabile (vedi foto sotto), ma questo si annunciava come unico minore ostacolo … ci voleva solo un po’ di pazienza. Ovviamente, ho lasciato il sentiero solo quando ho individuato un passaggio e dopo pochi minuti stavo già affrontando la salita, zigzagando fra i cespugli (le macchie grigie sono i cespugli secchi, "peggiori" di quelli verdi).
 
Giunto quasi in cima, con mia grande sorpresa, ho intercettato una traccia non battuta ma evidente per i classici allineamenti di pietre lungo i bordi (foto sotto). Ho quindi pensato che a partire da qualche punto della valletta (Llano Maja Chico) o addirittura dal sentiero 2 vari anni fa fosse stato creato questo tracciato per la vetta (ottimo punto di osservazione) ma, con mia ulteriore sorpresa, il sentierino proseguiva oltre la stessa.

Ciò mi è sembrato strano visto che si dirigeva verso pendenze molto maggiori e che nelle vicinanze non esiste altro sentiero segnato ufficialmente dal Parco. Inutile dire che, incuriosito, l'ho seguito per un poco cercando di comprenderne la ragione: altro punto panoramico? ritorno sul 2 costeggiando il versante meridionale del Cerrillar? ripida discesa verso las Cañadas (sent. 4)?

Quando ci si imbatte in sentieri non riportati su mappa e potenzialmente interessanti, vale senz’altro la pena percorrerne almeno varie decine di metri per capire se prosegue con simile qualità, per ipotizzare la sua possibile destinazione e per valutare un possibile futuro utilizzo da parte nostra. Tuttavia, è opportuno non sottovalutare il tempo “perso” in tali esplorazioni e le distanze e dislivelli che si vanno a sommare a quelli previsti.
Come risulta evidente dallo stralcio di mappa con il mio percorso, saggiamente mi sono fermato appena la costa iniziava a divenire più ripida, avendo oltretutto visto che continuava verso valle e non accennava a dirigersi verso la sella (a sx). Per di più dovevo tener presente i tempi di risalita e che dopo la prima ora e mezza già trascorsa il mio programma era ancora ricco sia di progetti che di incognite.
Tornando sui miei passi, ho ovviamente seguito la suddetta traccia fin dove è stata riconoscibile (tratteggiato verde più spesso) ma giunto nella parte con più vegetazione si perdeva completamente così come nella valletta non ce n’era indizio. Ciò è perfettamente plausibile considerati gli effetti dei cicli vegetativi e quelli della coltre di neve che d’inverno riempie tale avvallamento.

I disegni dei miei girovagare fuori sentiero sono evidentemente ripresi (e adattati) da tracce gps, ma è molto meglio andare in giro utilizzando una buona mappa ancorché incompleta. In terreni privi di dati, il gps serve a poco e c'è da aggiungere, purtroppo, che la maggior parte della mappe generali on line sono di qualità, precisione e affidabilità ben inferiori a quelle disegnate specificamente per determinate aree. Personalmente, durante l'escursione utilizzo il gps solo come cronometro e odometro; una volta rientrato, scarico la traccia e ne ricavo eventuali dati utili da riportare sulle mie mappe.  

In conclusione, per individuare il percorso reale, seppur a spezzoni, avrei solo dovuto indagare utilizzando foto satellitari e vecchie mappe … ma ora sapevo dove e cosa cercare. Lo studio e confronto del materiale online ha confermato che il tracciato giungeva sull'ampia pista carrabile 4, quasi esattamente di fronte alla traversa 4.1
Raggiunto il mio primo obiettivo, mi sono riportato sul 2 pur se ho doveuto cercare un posto in cui superare la barriera verde fra il fondo valletta e il sentiero; quindi ho cominciato ad esaminare visivamente la successiva altura in programma, della quale parlerò nel prossimo e ultimo post di questa breve serie: Montaña Punta de Maja.

giovedì 12 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (2)

Cap. 2 – distrazione e riposizionamento
Procedendo velocemente sovrappensiero, pensando soprattutto a levarmi davanti la metà della salita del giorno mentre scattavo le prime foto e già con la testa alla sella fra le due alture, ho seguito una larga e chiara traccia senza meravigliarmi del tornante superato dopo poche centinaia di metri in quanto ne ricordavo una coppia ed in effetti dopo altri 250m circa ce n’era un secondo. Però, con mia sorpresa, dopo altri 300m, la pista terminava improvvisamente con vari spazi privi di vegetazione ai lati, ma il sentiero non proseguiva da alcuno di essi, neanche come traccia di dimensioni ridotte; c’erano vari muretti costruiti nei dintorni. Dove ero finito? La traccia seguita era chiarissima e larga e il versante del Cerrillar era certamente quello giusto.
Dopo essere andato un po’ in giro a cercare una continuazione, mi sono messo a studiare con attenzione la mia mappa per capire dove potessi stare. Avevo certamente lasciato il percorso 4 e imboccato il 2, avevo sempre camminato in salita percorrendo vari tornanti (il primo verso destra), sopra di me c’era il Cerrillar e alle mie spalle Portillo e Centro Visitantes. La carta invece riportava il primo tornante molto più avanti e quindi l’unica spiegazione era che mi trovavo su un sentiero non segnato. Ho dedotto che fosse un tentativo (poi abbandonato) di creare pista con qualche tornante in più per diminuire la pendenza o che la piazzola fosse considerata "punto panoramico". (foto sopra)

Guardando in alto, alla mia sinistra c'era una valletta relativamente profonda (foto sopra) ed era l'unica del genere nell'area; si trattava quindi di quella ben evidente sia nella mia mappa che in quella in basso (scaricata poi la sera, insieme alla foto satellitare a dx); quindi l’unica incertezza restava la quota esatta ma a quel punto ero sicuro che, attraversando detta valletta, dopo poche decine di metri dall'altro lato avrei incrociato il sentiero 2.
Questa era anche la soluzione più opportuna per non perdere quota inutilmente e quindi ho cercato – e trovato – un punto per attraversare la valletta e dopo pochi metri ho effettivamente intercettato la Ruta 2, lì sensibilmente più stretta sia della sua prima parte che del percorso errato da me seguito (come si vede nella foto).
 
Avendo potuto consultare e scaricare dette immagini dall’ottimo sito del Cabildo di Tenerife, ho avuto conferma delle mie ipotesi e che la distrazione è stata lieve in quanto la pista da me seguita era ben più evidente di quella (poco) segnata. 
Si dovrebbe sempre avere con sé una stampa della mappa (anche b/n va benissimo) sulla quale riportare tutto ciò che di rilevante si incontra. Al rientro, cercare di capire dove conducano i sentieri dei quali si è visto l’inizio consultando altre mappe e/o foto satellitari, o almeno ipotizzare dove vadano a finire. Questi appunti cartografici dovrebbero certamente essere conservati ed eventualmente riportati su una mappa generale “casalinga”.
Come ogni buon orientista a fine gara analizza le sue scelte cercando di capire dove e perché ha sbagliato, anche ogni escursionista che ha attraversato aree da lui poco frequentate dovrebbe annotare i punti notevoli rilevati, attacchi di sentieri non riportati in mappa (da andare a verificare successivamente), deviazioni varie e questo è ciò che ho fatto. Qui sotto a sx vedete il dettaglio del bivio sentiero 2 (stretto) e pista larga (quella che ho imboccato), a dx la piazzola terminale della suddetta pista.
 
Quando ci si rende conto di non essere sul percorso che si intendeva seguire o ci si trova al termine di un sentiero (cieco), ci si deve fermare e cercare di capire dove ci si trovi; avendo una mappa a buona scala, di solito - ragionando e osservando - ci si riesce. In caso contrario, è fondamentale tornare indietro fino a ritrovarsi in un punto certo. Non è assolutamente consigliabile continuare all’infinito sperando in un miracolo!
Se l’ambiente lo consente, e sapendo più o meno dove siamo, c’è tuttavia una valida alternativa a patto che si legga attentamente la mappa: 
dirigersi direttamente verso un elemento lineare imperdibile (in orientamento: linea d’arresto) quali possono essere corsi d’acqua, linee elettriche, strade, sentieri sicuramente evidenti, e simili, o anche elementi puntiformi (cima, rudere, …) dai quali si può poi ripartire su percorso certo.
I miei movimenti effettivi sono evidenziati in giallo, la linea tratteggiata verde più spessa rappresenta la pista larga, quella più sottile il fuori sentiero, la valletta è indicata con la lettera a.

Prima che qualcuno me lo ricordi, ribadisco che:
non è opportuno andare in giro da soli (come faccio io tante volte). Nel caso fosse necessario, lasciate detto dove pensate di andare e, approfittando della tecnologia, di tanto in tanto mandate un messaggio o una foto che indichi la vostra posizione … non si può mai sapere.

mercoledì 11 marzo 2020

Cronaca di una escursione esplorativa, con “consigli didattici” (1)

PROLOGO
Come spesso mi accade, comincio a fare qualcosa e poi tento di perfezionarla strada facendo, e ciò vale non solo per le mie uscite escursionistiche, ma anche per i post e tanto altro. La mia prima intenzione era quella di descrivere la mia bella camminata esplorativa di ieri (qui alcune foto) spiegando anche i miei vari ragionamenti e le scelte che mi hanno portato ad effettuare cambiamenti in corso d’opera. Ho cominciato quindi a scrivere ma, dopo poco, mi sono reso conto che sarebbe stato un post eccessivamente lungo e quindi, non volendo rinunciare all’obiettivo, ho deciso di dividere la descrizione in più post alternando spiegazioni e consigli, questi basati su fatti oggettivi, esperienza e, non da ultimo, buonsenso.
Cap. 1 - progettazione
Come ho sempre fatto, ed in particolare volendo raggiungere nuove mete, mi sono messo a studiare le mappa dell’area. In questo caso, si trattava di un mio lavoro e quindi lo reputavo affidabile (il che è un gran vantaggio). Tuttavia, lunedì sera impiegai molto tempo nel pianificare l’uscita di ieri nel Parque Nacional del Teide, in quanto mi ero imposto molte condizioni, non facili da soddisfare al meglio in un unico itinerario. Mio obiettivo principale era quello di raggiungere la cima di 2 vette minori, fuori sentiero e per me inedite (Cerrillar 2.346 e Punta de Maja 2.364) e, a completamento, pensavo di andare alla ben nota Fortaleza (2.163), visto che ci mancavo da molto. Tutto da combinare in un giro di una ventina di km (+o- 10%) da concludere in circa 5h30', visto che dipendo dall'orario dell'unica guagua (bus) e quindi conta anche la scelta del punto di partenza. Dovevo oltretutto non sottovalutare l'incognita dei tempi dell'esplorazione e il tempo per fotografare e infine volevo cercare di trovarmi quanto più spesso possibile in situazioni di luce favorevole (p.e. dalla Fortaleza verso le 15.00 il Teide si trova perfettamente in controluce). Neanche in questo caso, pur contando su una buona rete di sentieri, è possibile avere tutto.
Per portare un paio di esempi “casalinghi”, è noto che, da San Costanzo e dintorni, Capri appare ben illuminata di mattina e Jeranto nel pomeriggio e, pur restando fermamente convinto che il miglior modo di percorrere il crinale sia quello in salita, talvolta al fine di includerlo evitando ripetizioni o lunghi giri, risulta conveniente farlo in discesa.
Ho preso in considerazione diversi punti di partenza e quindi itinerari ben distinti che però includessero la parte centrale della Ruta 2 - Arenas Negras che passa fra le due cime. La più interessante (lineare, con inizio dalla fermata Montaña Blanca) la prevedeva però nell'ultimo paio d'ore e quindi l’ho scartata preferendo avere la parte più flessibile del programma nella seconda parte del giro … e bene ho fatto (leggi prossimo capitolo).
Per quanto possibile, riservare le “esplorazioni” nella prima parte dell’uscita, non sapendo quanto tempo richiederanno, per puro piacere, per ulteriori indagini o a causa di ostacoli imprevisti.
Quando non si esce per andare a percorre sentieri così come sono proposti, pedissequamente, è opportuno leggere attentamente la carta dell’intera area, valutare – seppur approssimativamente – distanze, dislivelli e pendenze (orienteering docet). Farsi un’idea della velocità alla quale si potrà (si pensa di) procedere per rendersi conto del tempo necessario e valutare quello a propria disposizione.
Non partire se non si ha un’idea ben chiara di dove si voglia andare e, soprattutto, di ciò che si trova attorno, per essere pronti a trovare alternative o vie di fuga. Ovviamente, è fondamentale portare con sé la mappa … ma non nello zaino!
Alla fine ho optato per un circuito da Portillo, vedi mappa sopra. Dal Centro Visitantes ruta 4, poi la 2 con deviazioni per le due alture e ritorno sulla 4; via 4.1 a Portillo Alto, sentiero non ufficiale per il 24 e 1 fino alla Fortaleza (circuito 36); ritorno a Portillo via 1 completo. Circa 18,5km senza contare le deviazioni per Cerrillar e Punta de Maja.
Nel Cap. 2, se avrete la pazienza di leggerlo, vedrete che non è andata proprio così e spiegherò perché.
Tutte le mappe dei sentieri del Parque Nacional del Teide (incluso il quadro d'unione) le trovate in questa pagina.  

martedì 6 marzo 2018

... e giunse il giorno (quasi) perfetto per il Teide innevato!

Dopo varie settimane "turbolente" fra tempo incerto, qualche acquazzone, tanta neve in quota e abbassamento di temperatura (la minima a 13° al livello del mare qui è reputata un gelo e potete ben capire che a oltre 2.000m di quota anche di giorno fa molto freddo), finalmente lunedì è giunto il giorno adatto per il tanto atteso ritorno alla caldera ... con neve. Le temperature erano già tornate alla normalità e la strada era stata riaperta, ma fra sabato e domenica un vento caldo e forte (in vetta soffiava a ben oltre i 100km/h) ha sciolto gran parte della neve (con mio disappunto). Ieri ho comunque approfittato del cielo assolutamente terso e mi sono messo in marcia per un'ennesima ricognizione, che si è rivelata fruttuosa oltre le previsioni. 
   
Il possibile abbinamento mare/montagna è uno dei tanti vantaggi di quest'isola (Tenerife); si può vivere e passeggiare in riva al mare - ed anche bagnarsi - e in un'oretta di bus (pubblico) si può raggiungere la caldera del Teide, tutta inclusa nell’omonimo Parque Nacional di 190kmq, fra i 2.000m e i 3.718m della cima del vulcano, secondo gli spagnoli il più alto d'Europa, ma geograficamente appartiene alla Macaronesia o, volendolo associare ad un continente, all'Africa.

In questa foto, a sinistra si vede il barranco e al centro il sentiero che prima taglia scende in diagonale e poi a zigzag perdendo quasi 200 metri di quota. 
Tornando alla splendida passeggiata di ieri, il mio obiettivo principale era di percorrere di mattina il circuito di Arenas Negras (quasi 9 km partendo da Portilloper avere il Teide a favore di luce e poi avrei avuto tutto il tempo di effettuare ulteriori ricognizioni lungo sentieri al momento non inseriti fra quelli ufficiali del Parco. 
   

   
Il tempo e la luce sono stati ottimi, solo il cima al Barranco Llano Maja (4 foto in alto), al limite dell'omonima vasta spianata che rappresenta uno dei passi del ciglio della caldera, tirava un vento tale da costringermi a coprirmi utilizzando quasi tutto ciò che avevo a disposizione. Ciò non mi ha impedito di godere dei vastissimi panorami sui campi di lava de las cañadas, con i loro mille colori, i tanti crateri, le sabbie e le rocce, tutto con il Teide parzialmente innevato sullo sfondo.
   
Dopo aver anche colto l'occasione per verificare una traccia che attraversa il Llano de Maja, sono tornato nella caldera percorrendo lo zigzagante sentiero attraverso Arenas Negras (sabbie nere)  e mi sono potuto ri-spogliare ... (poco vento e temperature vicino ai 20°) prima di avviarmi a ovest della rotabile per proseguire nelle mie ricognizioni.
   
Ho così attraversato altre aree con pendenze molto più lievi, con più vegetazione, ma sempre in un ambiente nel quale ogni particolare è inequivocabilmente vulcanico ... ovviamente a cominciare dai crateri disseminati pressoché dovunque (foto sopra). E andando in giro ho notato e mappato due sentieri non ufficiali e ho verificato la mancanza di un tratto di un terzo.

Come avrete capito, questo tipo di ambiente, spesso semidesertico, è comunque sempre affascinante per l'escursionista attento ... e sì, ricordate che per avere le migliori esperienze dovete camminare un po' e non limitarvi a scendere dall'auto e scattare una foro dal mirador di turno!

giovedì 11 gennaio 2018

Volcán de Fasnia (Teide)... merita una camminata

Inizio d'anno produttivo, con la prima escursione del 2018 nel Parque Nacional del Teide sono riuscito a completare i sopralluoghi nell'estrema parte nordest del parco spingendomi fino al Volcán de Fasnia (S-20), itinerario non ancora percorso per intero in precedenza. Mi avevano tenuto lontano da questa area il fatto di essere una escursione lunga almeno 20km (da completare in poco più di 5 ore per non perdere l’unico bus di ritorno a Puerto de la Cruz), non conoscere il tipo di terreno che avrei incontrato e il ricordo di segnaletica carente nella parte centrale, percorsa l’anno scorso.
   
A ciò si aggiunge il tempo perso a determinare l’esatta (o almeno molto probabile) lunghezza del circuito S-20 che era indicata da 5100 a 8200 metri, ma già prima di mettermi in marcia avevo appurato che era compresa fra 8400 e 8500 metri (3,3 km sono una bella differenza e contano in termini di tempo!).
   
Per raggiungere il Volcán de Fasnia (cratere giovane, del gennaio 1704) l'itinerario è pressoché obbligato e molto vario in quanto si comincia a scendere lungo il versante orientale, dopo aver superato la parete della caldera dalla quale, con buona visibilità, si vedono sia La Palma a ONO che Gran Canaria a ESE. Per la verità, il lungo circuito di S-20 (8,5km) è a tratti monotono, ma le viste dai punti rilevanti e la varietà di colori che caratterizzano i vari materiali eruttivi, dalle chiare sabbie gialline o beige al nero assoluto del Volcán de Fasnia, ripagano ampiamente della camminata e non fanno pesare più di tanto la lunghezza dei tratti su pista polverosa.
    
Trascritti i dati dei rilievi ed apportate alcune necessarie correzioni alla carta base, invece di allargare ulteriormente la mappa NE, già abbastanza grande, ne ho creata una nuova che si accavalla alla suddetta e va da Portillo a Volcán de Fasnia, includendo per intero i percorsi S-2 Arenas NegrasS-20 Volcan de Fasnia e S-37- Cerrillar - Carnicería. Di conseguenza ho anche modificato il quadro d'unione.
   

Non da ultimo, sulle 3 mappe ho aggiunto tutte le distanze parziali dei vari segmenti fra gli incroci principali dei sentieri segnati in modo da poter calcolare con buona approssimazione lo sviluppo di una passeggiata, così come rendersi conto in qualunque momento della stessa quanto manca alla meta o al prossimo punto rilevante.