Fra tanti problemi seri derivanti
dal diffondersi del coronavirus ecco quello, essenziale per quanto possa sembrare
triviale, di chi si trova a dover cambiare drasticamente la propria dieta
abituale per il “crollo” dell’effettivo fabbisogno calorico giornaliero. Ciò
vale sia per quelli il cui lavoro implica grande dispendio di energie, sia per
chi brucia pari quantità di calorie per diletto (p.e. podisti e ciclisti
amatoriali, per non parlare dei semiprofessionisti).
Anche io rientro nella seconda
categoria in quanto, almeno negli ultimi tre mesi, ho percorso poco meno di 20km
al giorno di media. Ora, chiuso in casa per la maggior parte del tempo, una
ventina di km li faccio più o meno in una settimana andando a fare la spesa. Da
ciò consegue che il mio “normale” fabbisogno quotidiano (3.200-3.500 kcal) da
un giorno all'altro è diminuito di circa 1.000kcal ma il mio stomaco si
aspetta, e quasi pretende, lo stesso volume di cibo.
Forzato ad abbandonare i miei ricchi e
abbondanti piatti preferiti, per lo più proteici come le costillas fritas (trachiolelle/costine, foto sopra), che fino a domenica scorsa ho gustato 6 giorni a settimana a Casa Tata (vedi altre foto esemplificative) e che poi compensavo con un buon piatto di
pasta serale, ho dovuto rivedere sostanzialmente la mia dieta e cominciare a
comprare molte più verdure e frutta.
I pacchi da mezzo chilo di pasta che
fino a pochi giorni fa dividevo in 3 (167g a porzione) ora li divido in 4 (125g
... una tristezza, mi sembra un piatto quasi vuoto). Ho eliminato le pur ottime
banane locali (a km 0) e le ho prontamente sostituite con altra frutta dell’isola,
come mandarini, meloni invernali e papaya (100g di banana = 300g di papaya, 400
di melone). Praticamente, metà di questa bella mezza papaya (porzione più che abbondante, 350g ca) è molto meno calorica di una banana media! La farò fuori in due colazioni.
Ho ridotto il consumo degli ottimi formaggi tipici canari, la maggior
parte prodotti da latte misto (con minimo garantito di ovino e caprino) e
prediligendo i freschi (meno di 300kcal per 100g) rispetto ai secchi (mediamente 450kcal). Questo in basso ha un minimo di 15% di latte di capra, è curado (stagionato, duro) e, oltre a essere ottimo, ... guardate il prezzo!
Oggi ho sperimentato un abbondantissimo
stufato di maiale prevedendo di consumarlo in 3 volte, ma penso che non vedrà l’alba
di domattina … Infatti, a conti fatti, il ½ kg di
carne, 2 cipolle, mezza verza (piccola), 2 carote (grandi), 5 patate (piccole), più gli
ovvi aglio, peperoncino, rosmarino, poco sale e appena un cucchiaio d’olio non arrivano
a 1.300 kcal, il che mi consente di consumarlo in due volte e di bere anche una birra a pasto pur rientrando nei miei nuovi limitati standard (pur calcolando anche le circa 500kcal di colazione).
Nel frigo c’è ancora un pezzo di chorizo
(fino a nuovo avviso sarà l'ultimo) che dividerò fra le prossime zuppe di
lenticchie.
A chi si trovi nella mia medesima situazione, consiglio quindi di cominciare a rivalutare zuppe e minestre, ridurre pasta (ma non certo eliminarla), prediligere legumi e verdure in quantità e tanta frutta. E non fare come certe mie conoscenze che, dovendo stare a casa, cucinano sì ma mi mandano foto dei dolci, delle brioches e delle zeppole che preparano!
Cambiate drasticamente dieta prima
che sia troppo tardi e fate ginnastica a casa.
Non vi fate trovare in
sovrappeso al momento di ricominciare a camminare sul serio!
Visualizzazione post con etichetta frutta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta frutta. Mostra tutti i post
venerdì 20 marzo 2020
Allerta per i miei colleghi camminatori (e altri a riposo forzato)
Etichette:
banane,
calorico,
cibo,
coronavirus,
dieta,
escursionisti,
fabbisogno,
formaggi,
frutta,
kcal,
mangiare,
meloni,
papaya,
proteico,
verdure,
zeppole
sabato 9 dicembre 2017
Ritorno a Punta Brava e cibo tinerfeño (canario)
In meno di una settimana mi sono perfettamente ri-allineato ai miei ritmi di Puerto de la Cruz (Tenerife), ho ripreso a
frequentare la biblioteca Iriarte
(che concede in prestito gratuito dvd di tanti buoni film internazionali,
recenti e d’epoca), gli incontri culturali promossi dall’Instituto de
Estudios Hispánicos de Canarias, mi sono adattato alla media dei 20km giornalieri e sono riuscito già a sistemare una
parte determinante della mia cartografia del Parque Nacional del Teide
andando a verificare un nuovo sentiero, ho
ritrovato i “compagni di chiacchiere” che passano tanto tempo nel bar/cantina Tasca Casa
Tata, che frequento assiduamente per apprezzarne la cucina (vi mangio quasi ogni giorno) e dove spesso mi fermo, se trovo compagnia, per un caffè o un bicchiere di vino tanto per non essere l'unico a non bere. In genere attorno al bancone (barra), appollaiati sui classici alti scanni, ci sono sempre almeno un paio di persone che discutono, soprattutto e spesso animatamente, di politica e di calcio; interessante il primo
argomento (in particolare ora con la crisi catalana e le imminenti elezioni dei
21 dicembre), divertente il secondo in quanto se non mi interessa il calcio nostrano,
figurarsi quello spagnolo, ma ormai conosco i tipi e posso punzecchiare i più
"sensibili", avendo l’appoggio dei loro oppositori.
Ma il motivo più importante e soddisfacente per il quale bazzico in Casa Tata è il ripasso generale della
cucina tradizionale canaria, in
particolare di quella tinerfeña, che
mi porta a scegliere ogni giorno piatti diversi, alternando carne e pesce, e
all’occasione non disdegnando un escaldon,
rancho, sopa o semplice tapa che sia.
La sera del mio arrivo cominciai (ovviamente) con carne cabra, nei giorni successivi seguita da cherne encebollado, costillas
fritas (con tanto aglio e cilantro - foto in alto), chicharros
fritos, carne fiesta, bacalao canario, carne con papas (secondo la ricetta canaria), cherne a la plancha (foto in basso, notate le dimensioni del trancio, alto quasi 2cm, confrontandolo con la forchetta) e attendo con ansia il turno del coniglio (en salmorejo e frito), tollos e, quando sarà il loro momento, potas, doradas, cochinillo, ...
Discorso a parte meritano i contorni dei piatti forti che qui consistono
per lo più in patate (cotte in vari modi, dalle classiche papas arrugadas alle papas
negras con gli onnipresenti mojos
rojo e verde) e insalate miste che (almeno
da Tata) combinano in modo originale verdure, ortaggi e frutta locale e di
stagione (qualcuno le propone come ensalada
tropical). Per esempio quella di oggi includeva carota, cipolla, cetriolo,
peperone, pomodoro, lattuga e, per la frutta, papaya, kiwi e guayaba (nella parte in alto della foto qui su, possono sembrare pomodori ma sono piccole guava gialle locali) oltre ad
una papa negra con mojo verde, mentre
un paio di giorni fa c'era anche la barbabietola rossa e, al posto di guayaba
e kiwi, c’erano avocado e banana (ovviamente canaria, piccola e maturata naturalmente, non certo nei frigoriferi come quelle che arrivano in Italia).
Si vedono gli inglesi con i loro English breakfast, i tedeschi con wurstel e boccali di birra già alle 11 di mattina (nel collage qui su eccoli al mercato all’aperto del sabato) e gli italiani che riempiono le pizzerie o si attardano a leggere nei menù i vari tipi di pasta proposti, con gli onnipresenti espaguetti boloñesa in cima alla lista, per poi lamentarsi dicendo che pizza o pasta non erano un granché.
Devo però dire, in tutta onestà, che ci sono anche quelli che sanno apprezzare il cibo locale come potete vedere in questo paio di foto della marisqueria al primo piano del mercato, scattate subito dopo quelle di birra e wurstel, dove si mangiano crostacei e pesci in vari modi e, oltre alla birra, si può bere anche il vino.

Dopo il mercato e prima di pubblicare, ho aggiunto jamoncitos con papas alla lista dei piatti di carne.
Perché in tanti si rifiutano di provare qualcosa di nuovo???
Etichette:
cabra,
canarias,
Canarie,
cherne,
cibo,
costillas,
ensalada,
frutta,
insalata,
mangiare,
marisqueria,
mercato,
Puerto Cruz,
Punta Brava,
tasca,
Tata,
Tenerife,
tollos,
tradizionale
sabato 9 luglio 2016
Per quanto tempo ancora eseguiremo ricette tradizionali?
Saremo condannati ad adattarci ai cibi precotti, pre-preparati, verdure fuori stagione insapori, dolci senza zucchero, caffè senza caffeina e tè senza teina, insalate già pronte che resistono per vari giorni (ma come fanno?), latte e yogurt scremati (ieri ho dovuto faticare per trovare uno yogurt con la giusta percentuale di grassi, circa 5%)?
Vari ingredienti tradizionali con i quali
sono cresciute generazioni intere sono ora vietati dalle normative europee o,
nella migliore delle ipotesi, sono condannati ad essere “implasticati”. E se
qualcuno se li può ancora procurare, certamente sono assolutamente banditi nelle
cucine di ristoranti e trattorie.
Ammesso e non concesso che si riescano a
trovare tutti gli ingredienti giusti, resta il problema del sapore. Che fine
hanno fatto le succose e saporite costolette (braciole) di maiale? Oggi nel 90%
dei casi si trovano le classiche suole di scarpe, asciutte, aride, senza un po’
di grasso. Questa è un’altra mania e il ritornello ricorrente in salumeria è: “il
prosciutto bello magro, per favore” o “mi leva il grasso?”.
La maggior parte di frutta, verdura e ortaggi
si trova ormai in qualunque mese dell’anno e continuo a sbalordirmi di fronte a
quelli che comprano prodotti “freschi” fuori stagione a carissimo prezzo non
curandosi della mancanza del giusto sapore.
Purtroppo anche per i prodotti veramente
freschi esiste il problema sapore, dovuto però alle colture intensive. Sembra che tutti si occupino più dell’apparenza e dell’aspetto del prodotto che del suo sapore e della giusta maturazione. Quanti
buttano frutti interi a causa di una piccola parte scura, semplicemente troppo
matura? Stesso discorso per vermetti, lumachine e simili in quanto solo pochissimi si
rendono conto che la loro presenza è un indicatore inequivocabile di genuinità
o almeno di un non eccesso di anticrittogamici. Verdure e frutti con ospiti sono
i senz’altro i migliori, gli animali sanno scegliere. La didascalia sotto la foto a lato recitava:
Frutta doc (con verme di garanzia)…
Tornando ai cibi naturali e genuini voglio
far presente che quando si ha l’occasione di mangiarne di quelli cosiddetti “paesani”,
ma quelli veri non semplicemente indicati come "biologici", si nota veramente una grande differenza di sapore.
Vi parlo per esperienza personale. Mi piace
cucinare, eseguire ricette etniche e piatti tipici così come varianti molto audaci e talvolta azzardate, ho
amici che gradiscono la mia cucina (continuano a venire e raramente lasciano
qualcosa nel piatto), ma ogni volta che invito più di una mezza dozzina di loro
cominciano i mal di testa: 3 vegetariani (1 convinto, due pescetariani), 1
allergico ai crostacei e molluschi, 1 allergico ai peperoni e in parte alle
melanzane, 1 allergico all’aglio e un paio evitano le cipolle, un paio non
mangiano piccante (che a me piace molto ed in alcuni piatti trovo sia
indispensabile), e potrei ancora continuare andando su ingredienti minori e opzionali
o parlando di ciò che semplicemente non piace.
Una volta eravamo quasi tutti veramente onnivori ... che
cosa è successo negli ultimi 30 anni???
Etichette:
aglio,
allergia,
biologico,
cena,
cibo,
Cipolla,
cucinare,
etnico,
frutta,
grassi,
intolleranza,
onnivori,
pescetariani,
ricette,
senza,
tradizionale,
vegetariani,
verdura,
verme,
zuccheri
sabato 3 ottobre 2015
Frutta e verdura tropicali
Giornata intensa
quella di oggi. Partito presto da Madrid, a mezzogiorno mi ero gia sistemato a
Puerto de la Cruz (Tenerife). Ho già rivisto molti dei miei conoscenti e mi
sono subito, e con piacere, calato nella vivace, interessante ed eterogenea
vita tinerfeña.
Fra la frutta e
verdura esposta all’esterno di un negozio del centro storico ho notato varie
specie molto poco comuni (almeno per noi), accattivanti anche alla vista come,
per esempio, le Pitaya o Dragonfruit https://it.wikipedia.org/wiki/Hylocereus_undatus
Anche per le altre
specie inserisco i link a it.Wikiedia in quanto, seppur le notizie non sono sempre perfette ed esaustive, almeno identificano la
specie con il loro nome scientifico e i “poliglotti” potranno ampliare la loro
ricerca scegliendo una delle altre lingue proposte nella colonna sinistra della
pagina.
I Kiwano
https://it.wikipedia.org/wiki/Cucumis_metuliferus
(esposti al lato dei Fichi d’India) possono vagamente ricordarli nell’aspetto,
ma con essi hanno ben poco in comune.
Le
Chirimoya https://it.wikipedia.org/wiki/Annona_cherimola si trovano talvolta anche nelle grandi
città italiane.
Ulteriori 6 foto di altrettante specie diverse sono in questo album.
Di due di esse non
sono riuscito a sapere niente e ho dei dubbi anche sui nomi Karela??? Pun Kua??? e poi c’è la curiosa Melanzana
bianca e i relativamente comuni Frutti della passione, o Maracuyà,
-https://it.wikipedia.org/wiki/Passiflora_edulis
- spesso utilizzati
nei succhi “tropicali”.
La Carambola
o Starfruit https://it.wikipedia.org/wiki/Averrhoa_carambola è senz’altro familiare, particolarmente
a chi ha viaggiato nel sud-est asiatico.
Ma la giornata non è finita lì in quanto la sera ho conosciuto un artista e mi sono imbattuto in un'altra storia a dir poco affascinante che quindi saranno oggetto del prossimo post ... se basterà.
Iscriviti a:
Post (Atom)












