martedì 22 settembre 2026

Il viaggio di San Brandano il navigatore, fra creature bizzarre e isole misteriose

È un mito e, come tutti i miti, rivela alcune verità
La navigazione di San Brandano, detto “il navigatore”, è un viaggio storicamente famoso, che ha ispirato sia esploratori dei secoli successivi che celebri scrittori. Il viaggio è certo, ma lascia spazio a molte interpretazioni la cronaca fra il fantasioso e l’esagerato, fra religione e leggende celtiche, in stile simile agli immrama. Questi sono una tipologia di antiche storie irlandesi di eroi navigatori alla ricerca di nuove terre e/o dell’oltremondo, con forte componente cristiana miscelata con la mitologia norrena. Ovviamente, partendo dall’Irlanda, l’area di ricerca era il Nord Atlantico, in gran parte inesplorato e ricco di isole, perlopiù di origine vulcanica. L’eroe di turno, che può o non può tornare a casa, organizza il suo viaggio per puro spirito d’avventura o per compiere quello che pensa sia il suo destino e generalmente scopre varie fantastiche isole prima di raggiungere la sua destinazione.
Sono noti e riconosciuti come tali solo 7 immrama, ma solo 3 sono attualmente esistenti:
  • The Voyage of Máel Dúin
  • The Voyage of the Uí Chorra
  • The Voyage of Snedgus and Mac Riagla
Tornando a The Voyage of St. Brendan, c’è da dire che, pur essendo di epoca successiva, presenta struttura ed elementi molto simili a un immram. Sono menzionate parecchie decine di diverse versioni orali del Viaggio, poi trascritte in latino vari secoli dopo gli eventi descritti e successivamente tradotte in varie lingue medioevali e in seguito moderne, con il risultato di essere continuamente modificate e perfino quelle più moderne e apprezzate non coincidono e, conseguentemente, si rilevano mancanze, interpretazioni contrastanti o fantasiose (raggiungimento delle coste americane ancor prima dei vichinghi?) e discordanze, perfino in merito al numero di monaci, giorni di sosta sulle varie isole, rotte, misure e distanze.
In riferimento alle traduzioni inglesi più moderne e affidabili della Navigatio Sancti Brendani Abbatis, le versioni di John J. O'Meara e Siân Echard hanno scopi, strutture e destinatari completamente diversi, pur essendo strettamente collegate. La differenza sostanziale consiste nel fatto che quella di O'Meara (unanimemente giudicata al di sopra di tutte le altre) è una pubblicazione rigorosamente accademica rivolta a studiosi, mentre quella di Siân Echard ne è una opportuna modernizzazione digitale destinata all’insegnamento e allo studio universitario.


John J. O'Meara: testo standard per gli studiosi
Pubblicato per la prima volta nel 1976, la traduzione di O'Meara (The Voyage of Saint Brendan) è generalmente considerata punto di riferimento da ricercatori e storici. Essendo basata sull’edizione critica di Carl Selmer, la sua traduzione segue puntualmente lo schema e la narrativa dei migliori scritti medioevali. Restando fedele alla struttura della letteratura latino-ibernica, alle tradizioni monastiche e alle prime narrazioni delle esplorazioni marittime irlandesi (immrama).

Siân Echard: adattamento didattico digitale
Siân Echard, professoressa di letteratura medioevale presso la University of British Columbia (Vancouver, Canada), creò una sua versione per rendere il testo accessibile agli studenti di letteratura cavalleresca e odeporica. Invece di partire dai testi latini, Echard si basò sulla traduzione di epoca vittoriana di Denis O'Donoghue (Brendaniana: St Brendan the Voyager in Story and Legend, Dublino, 1893) alleggerendo e semplificando la sua prosa fitta e arcaica. Nella sua versione (2021) aggiornò sintassi e vocaboli antiquati per essere sicura che gli studenti la potessero consultare in maniera fluida senza essere frenati dallo stile ottocentesco e dai tanti latinismi.

Il mio adattamento
Per la mia versione della Navigazione di San Brandano ho preso come riferimento il suddetto testo modernizzato di Siân Echard, il più scorrevole fra tutti quelli consultati, confrontandolo a volte con la traduzione in lingua toscana e veneta del '400 (Maria Antonietta Grignani, Bompiani, 1975) di un originale latino del X secolo, pubblicazione a sua volta derivante dal lavoro di Guy Vincent, in francese, accompagnato a un ricco apparato critico particolarmente importante per i riferimenti liturgici e religiosi. In conclusione, il risultato è una commistione fra le traduzioni di Siân Echard, di O’Donoghue e di Grignani, semplificate e volgarizzate da me. Le immagini inserite sono scansioni di schizzi presenti in un testo conservato nella biblioteca Bodleian di Oxford, mantenute nella stessa posizione scelta dalla Echard.

Prevedo di completare la verifica del mio scritto entro il mese prossimo, di pubblicarlo online e di presentarlo in un incontro in cui sarà spunto per divagare in merito ad esplorazioni marittime, monachesimo celtico, miti, leggende e creature inquietanti.