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domenica 9 maggio 2021

Due aggiustamenti del sentiero CAI 300 fra Torca e Recommone

Si tratta di piccole variazioni fra Torca e Crapolla e fra l'Alta Via dei Monti Lattari e via Spina (CAI 355), accompagnate dal relativo aggiornamento dei segnavia, tese a semplificare il percorso ed evitare agli escursionisti deviazioni non volute ... verso l'ignoto.

 

Ieri con C. P.(icasso) siamo andati a sistemare la segnaletica orizzontale all’attacco del sentiero 355 (variante Spina) poco ad est della pineta del Monte di Monticchio. In anni recenti, a causa di segnature successive, i segnavia bianco/rosso del 300 apparivano su due tracce parallele, ma solo lungo la superiore gli escursionisti avrebbero trovato la “bandierina” di inizio 355 lì disegnata (foto sotto), prima del raddoppio del sentiero. 

Senza cambiare assolutamente niente dei sentieri, e con il beneplacito del CAI, adesso si trovano 3 bandierine 355 (foto sopra), un solo percorso bianco/rosso, il resto è solo rosso (e a breve, si spera, dovrebbe essere identificato anche come 57a del TOLOMEO 2021). I pallini rossi nello schizzo in basso indicano la posizione delle nuove bandierine (G ed I) lungo il 300, quella già esistente (K) si trova nel punto in cui le due tracce inferiori si uniscono e inizia la salita verso via Spina. Come si comprende guardando la scala, si tratta di poche decine di metri. ma specialmente in zone come quella è quanto mai opportuno sapere su quale percorso ci si trovi.

Per conoscere in dettaglio la situazione precedente è indispensabile andare a leggere il post di lunedì 7 ottobre 2019 Sentieri fra il CAI 300 e via Spinache definii “post lungo, da leggere con attenzione (se interessati); di quasi nessun interesse per i non escursionisti e non locali”. Qui riporto solo la mappa, la cui legenda si trova però nel testo di quel post.

Due settimane fa, invece, andammo ad aggiornare i segnavia del CAI 300 fra Torca e Iarito, come da accordi presi durante l’inverno con Presidente e vicepresidente della sezione di Stabia, responsabile di tutta la parte occidentale dell’Alta Via dei Monti Lattari. Anche in questo caso è importante ricordare qual era la situazione in precedenza. Dallo slargo antistante la chiesa di Torca si scendeva lungo una stretta stradina carrabile per poco più di 100m e all’incrocio (a T) si girava a destra verso Nula e dopo circa 250m di saliscendi, passando sotto un antico arco, si imboccava una stradina a sinistra che dopo pochi metri diventava un sentiero mal tenuto, stretto e quasi sempre ricoperto dalla vegetazione invasiva che creava non pochi problemi. 

 

Adesso, invece, dal suddetto incrocio a T, basterà seguire i 3 segnavia testuali in foto che indirizzano gli escursionisti lungo un percorso più comodo, più breve (350m contro i 500 dell’altro, fra i due cerchi rossi in mappa), congruente con la segnaletica testuale in foto e, soprattutto, sempre di facile percorrenza sviluppandosi tutto su fondo duro. Il nuovo tracciato torna a calcare il precedente subito dopo aver oltrepassato il rivoletto dove già da anni è presente anche una mattonella "artistica" che indica, a chi sale, la direzione per Torca, a ulteriore dimostrazione che quel percorso è stato sempre il più frequentato; fatto comprensibile avendo origine dal entro dell'abitato.

 

Nella mappa in basso il vecchio itinerario è indicato con puntini rossi. 

Approfitto di questo post per sottolineare che il sentiero CAI 344 è stato inglobato nel TOLOMEO 2021 con i seguenti codici:

  • da Sorrento a Sant’Agata è il 25 (verde)
  • da Sant’Agata a Crapolla sarà il 50 (blu), coincidente con il 300 fra Torca e Guardia (come già il 344)

venerdì 31 luglio 2020

I buontemponi (leggi deficienti o imbecilli) che frequentano Monte San Costanzo

Come loro ce ne sono anche in molte altre aree, ma questi (penso siano sempre gli stessi) sono particolarmente pertinaci, nonché tendenti alla demenza precoce.
La loro “impresa” più recente è stata quella di accatastare tante frasche dei pini caduti (l’anno scorso) sul bivio del CAI 300 che connette la sella di San Costanzo con Nerano
Le foto che seguono sono state scattate poche ore fa e dimostrano in modo lampante la pochezza di tali individui subnormali. 
La settimana scorsa, in compagnia dei Camminanti, sono tornato dopo quasi un anno sul suddetto percorso ma non si vedeva traccia del bivio … solo un ammasso di tronchi e frasche secche. 
Ci vollero esattamente 2 secondi per capire che l’innesto della discesa era stato coperto e quindi, senza pensarci due volte né perderci d’animo, scavalcammo vari tronchi, sicuri che pochi metri più a valle avremmo ritrovato il sentiero (foto a sinistra) … e così fu.
Oggi sono tornato sul posto per valutare meglio la situazione e in pochi minuti, dopo aver riportato alla luce la vecchia mattonella (danneggiata) che evidenziava il bivio, mi sono reso conto che l’inizio del sentiero era stato semplicemente (e proditoriamente) coperto più che altro da frasche accatastate al lato di un tronco caduto proprio sul tracciato, quasi riempendolo. 
In meno di 10 minuti (da solo e senza aver bisogno di attrezzi) ho rimosso buona parte delle frasche e annodato qualche fiocchetto bianco/rosso per facilitare l’individuazione della traccia da parte di coloro che poco conoscono l'area o vanno in giro seguendo una traccia gps.
Nelle foto che seguono si possono vedere i risultati di un brevissimo "lavoro" ... in linea di massima, a smantellare ci si mette molto meno tempo che a costruire ... per "loro" ne è valsa la pena?
vista da valle
vista da monte alle 13:08
Tornando a quanto detto in apertura, ricordo che, ancor prima del cambio secolo, uno o più di tali buontemponi si prese la briga di coprire i segnavia bianco/rossi del CAI con vernice verde chiaro, con il solo risultato che anche il meno dotato dei camminatori novellini avrebbe potuto seguire facilmente il percorso prestando attenzione ai segni verdi invece che a quelli bianco rossi … si può essere più dementi? Ci persero il tempo e la vernice, senza considerare il rischio che corsero nel caso fossero stati colti in flagrante ... ebeti o cretini?
Negli anni successivi ha(nno) sfregiato, rimosso o distrutto le mattonelle segnavia del Progetto Tolomeo, poi quelle dell’aggiornamento del 2003 e infine, in tempi recentissimi quelle relative al Giro di Santa Croce e all’ex-CAI 00. Anche in questi casi se ne è quindi parlato sui cosiddetti social fornendo lo spunto per una ulteriore pubblicità a tali percorsi.
In conclusione, pur restando sostanzialmente anonimi, si sono costruiti una buona fama di deficienti.

domenica 26 gennaio 2020

"Sentiero delle Torri Saracene" - considerazioni personali

Poche ore fa mi è stato segnalato il post fissato sullo screenshot al lato. Al di là della sintassi dello stesso (potrebbe trattarsi di conseguenze di refusi), mi lascia molto perplesso l’idea in sé.
Mi piacerebbe interloquire con “le migliori guide” di Massa Lubrense che, suppongo, siano state precedentemente consultate. O si tratta di idea estemporanea di chi non conosce il territorio?
L'itinerario non mi è del tutto chiaro: "un percorso da Termini a Torca" che va "fino a Crapolla"?
Da quello che mi hanno poi spiegato (non evincendosi chiaramente dalle poche righe del post) il pezzo forte del progetto dovrebbe essere il tratto CampanellaJeranto, o meglio RezzaleSprito, già ipotizzato più volte in passato e, per fortuna, rimasto sempre lettera morta. Quel pendio non è tutto appartenente al Demanio Comunale, il declivio è instabile e perennemente in frana e il percorso includerebbe comunque molti saliscendi per passare fra le pareti a monte dell’alta falesia di Bennuolo. Il problema non è certo il passaggio del Rivo ‘a Falanga (spero non vi siate persi …).
Essendo un sentiero da sistemare ex-novo, qualche Ente dovrà certamente rilasciare autorizzazione e chi mai la firmerà se non si rispettano le “norme di sicurezza”? Un percorso storico esistente - e bene o male battuto - può essere più o meno pericoloso ma è sempre stato così; uno nuovo è tutt’altra cosa. Probabilmente sarebbe richiesta una larghezza minima, contenimento a valle e scalzatura a monte, forse anche un lungo passamano (di quelli tanto amati dalle Amministrazioni). Qualcuno immagina come apparirebbe il pendio fra Purrale e Chiano Piccio con una inevitabile lunghissima linea ondulata che lo taglia trasversalmente?

Esistendo già uno spettacolare percorso di crinale con panorama molto migliore e più ampio che abbraccia i due golfi (foto sopra), quale sarebbe il vantaggio di questa enorme spesa? Il risparmio di qualche centinaio di metri di dislivello e qualche chilometro di cammino? E la successiva indispensabile manutenzione? Oggettivamente, considerato che a malapena si trovano i fondi per mantenere una transitabilità appena decente, è concepibile avventurarsi in tale impresa?
Oltre Nerano il percorso ricalcherebbe il CAI 300, a meno che i progettisti non ipotizzino anche un RecommonePortiglioneCrapolla a quote molto più basse.

Passando ad altro, quando sono andato a guardare il post ho notato l’esistenza di ben 22 di commenti e mi ha fatto piacere pensare che in sole 7 ore già tanti escursionisti ed esperti del territorio si fossero preoccupati dell’assunto, salvo scoprire che non c’era un solo commento tecnico o pratico e la maggior parte riguardavano solo il nome dell’ipotetico sentiero. La diatriba non ha niente a che vedere con l'escursionismo o la sentieristica e, per mettere d'accordo i contendenti sulla definizione delle torri (comunemente ed erronaemante dette "saracene", tecnicamente "vicereali" anche se alcune di impianto di epoca precedente al viceregno) si potrebbe utilizzare l'orrendo termine "anti-saraceni" (o "antisaracene"), che pur viene proposto di tanto in tanto; almeno avrebbe un significato chiaro. Si potrebbe anche aggiungere "costiere" per distinguerle dalle altre non militari e private. I più pignoli potrebbero mettere altra carne a cuocere facendo riferimento alla Flotta Ottomana che, in effetti, spinse ad aggiungere nella seconda metà del '500 molte torri alle preesistenti.
Ma che importanza ha ai fini della realizzazione o meno del percorso?

Mi preoccupa la dichiarazione conclusiva “Ci proveremo e ci riusciremo”.

venerdì 3 agosto 2018

Un percorso quasi caduto nell'oblio, che non dovrebbe essere trascurato

Nel corso della loro più recente passeggiata i Camminanti sono riusciti a ricostruire il tracciato del vecchio CAI 00, oggi CAI 300 - Alta Via dei Monti Lattari, e renderlo di nuovo percorribile abbastanza comodamente.
Gli escursionisti di vecchia data, non certo quelli dell'ultima ora o della domenica, di sicuro ricorderanno che il percorso originario (nella sua interezza ideato quasi una cinquantina di anni fa) seguiva da vicino la cresta di Monte Santa Croce e quando ciò diventava impossibile a causa della recinzione del VOR (il cosiddetto "radar") correva parallelo ad esso. Tale tratto dell'Alta Via odierna si sviluppa invece varie decine di metri più in basso senza mai toccare materialmente la rotabile via del Monte, con un collegamento diretto fra la pineta (che si raggiunge provenendo da Nerano) e il tratto di crinale immediatamente a monte di Campo Vetavole. Nella mappa qui sotto sono evidenziati tutti i sentieri principali che corrono lungo i pendii attorno Monte Santa Croce.
Dal giorno in cui il Club Alpino Italiano optò per l'attuale "variante bassa" e la ufficializzò (già molti comunque la percorrevano), quella "alta" è stata sempre meno frequentata e di conseguenza ancor più invasa dalla vegetazione fin quasi ad essere difficilmente riconoscibile. Non conosco le motivazioni di tale cambiamento, ma molto probabilmente fu tenuta in considerazione la maggiore linearità e proprio il fatto di essere soggetta alla prorompente vegetazione che, in particolare in primavera, spesso copre tracciato e segnavia creando non pochi problemi a quelli meno sicuri e/o non conoscitori dell’area.
Pur non criticando assolutamente le scelta del CAI (le viste su Jeranto sono egualmente spettacolari) si deve riconoscere che il vecchio 00 resta affascinante proprio per il suo percorso tortuoso fra pietre e rocce sporgenti, passando dove si può e aggirando i tanti cespugli e arbusti caratteristici della macchia mediterranea quali mirto, ginestra, tagliamani, ferula, valeriana, per non parlare dei tanti fiori a cominciare dalle migliaia di asfodeli e anche qualche orchidea. Oggettivamente la varietà ai lati del 300 è minore di quella del vecchio 00 e di tanto in tanto, specialmente chi si interessa di flora, dovrebbe valutare questa opzione alta anche se si dovrà sobbarcare un maggior dislivello e procedere su un tracciato dal fondo certamente più accidentato.
Personalmente penso che il panorama dal punto più alto di detto percorso, con vista sul crinale digradante verso Punta Campanella e con Capri sullo sfondo  (foto di apertura), sia impareggiabile e valga i pochi metri di dislivello in più. Allo stesso tempo mi rendo conto che il breve tratto esposto su ghiaia ha sempre creato e continua a creare qualche problema a quelli più timorosi e a chi soffre di vertigini.
   
sentiero  CAI 300 visto dal CAI 00  ***  cappella S. Costanzo e Li Galli dal CAI 00
Ed è proprio per i suddetti motivi che i Camminanti si sono sobbarcati l'onere di ricercare, ripulire e segnare il suddetto percorso, visto che nessuno crede più ai proclami e alle promesse degli organi competenti del Comune di Massa Lubrense che da mesi continuano a sostenere che i sentieri sono tutti puliti e percorribili o che si provvederà “in settimana”.
Lungo il sentiero (ora abbastanza evidente) ci sono adesso anche sufficienti segnavia di colore rosso che si vanno ad aggiungere a quelli sbiaditi bianco/rossi apposti dal CAI probabilmente una ventina di anni fa. Chi andrà a percorrere detto tratto noterà anche delle grosse macchie di vernice verde chiaro con le quali un “furbacchione” (= un vero imbecille incivile) si affrettò a coprire i segnavia CAI, senza neanche rendersi conto che a quel punto, per rimanere sul tracciato, gli escursionisti avrebbero semplicemente seguito le macchie verdi. Si è quasi sicuri che sia lo stesso che all’epoca si diede da fare per danneggiare o asportare le mattonelle segnavia. Insomma, perse tempo e sprecò vernice senza concludere niente.

mercoledì 28 gennaio 2015

Aggiornamenti percorsi e cartine (Massa e Sorrento)

In vista della produzione e stampa di una cartina aggiornata da utilizzare per nuovi poster da sistemare su tabelloni nei principali centri abitati, sono state apportate alcune modifiche al disegno concordate con i responsabili comunali e, per quanto di loro interesse, anche con il CAILe novità principali consistono nella segnalazione delle deviazioni resesi necessarie per aggirare  le interruzioni causate da frane (un paio, non sanabili in tempi brevi), delle pessime condizioni del già noto tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari (CAI 300) fra Monte di Monticchio e Recommone e qualche altra piccola variante al progetto originale. Ma andiamo per ordine.

Sentiero con segnavia rosso fra Massa Lubrense e Sorrento (per evitare fraintesi quello più a valle che passa per Pantano e Vigliano). Come è noto a tutti, l’anno scorso si verificò un notevole smottamento di terreno che da tale itinerario arrivò fin sulla strada provinciale che di conseguenza fu chiusa per varie settimane. La “voragine” lasciata nel punto dal quale si staccò la frana ha inghiottito buona parte del tratto di strada fra l’incrocio con via Pantano e l’inizio di via Fontanella rendendo assolutamente impraticabile il transito lungo il vecchio itinerario. Nello stralcio al lato la zona è evidenziata con reticolo rosso e la deviazione per via Li Simoni e via Paradisiello è indicata con cerchietti, anch’essi rossi.

Una situazione simile, seppur di molto minore entità, è quella all’inizio di via Fontana di Nerano, attacco da via Capodarco. In questo caso il blocco creato dal crollo delle scale è molto più facilmente aggirabile percorrendo solo pochi metri in più lungo la rotabile per Marina del Cantone e riportandosi sul percorso con segnavia azzurri.

Molti ricorderanno certamente il post relativo al percorso fra Monte di Monticchio e Recommone (oltre questo, ce ne sono anche altri due sullo stesso tema) e quindi non mi ripeto, ma chi non conoscesse la problematica è invitato ad andarlo a leggere, compresi i relativi commenti. Si è quindi scelto di indicare (a preferenza) l’uscita dal sentiero CAI in prossimità dell’inizio della pineta percorrendo la via vicinale (recuperata un paio di anni fa) che conduce facilmente a via Spina. Il tracciato dal bivio fino a Recommone è indicato con un nuovo simbolo (spiegato in legenda) che anche alla semplice vista dà l’idea di un peggioramento del sentiero.
* Lungo lo stesso sentiero CAI 300 è stata concordata una modifica per i collegamenti con Crapolla e la Guardia (bivio per il Monte di Monticchio). Finora l’Alta Via e il sentiero azzurro Sant’Agata - Crapolla avevano il tratto via Nula – Guardia in comune. 
D’ora in poi il collegamento con Torca sarà consigliato lungo un percorso più facile e breve per via Casalvecchio mentre quello con Sant’Agata utilizzando via Crapolla, stradina cementata e quindi sempre praticabile.
Guardando la cartina si nota anche che queste due varianti sono anche le più logiche e per questo già utilizzate da chi conosce il territorio.

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Questi pochi nuovi simboli sono stati aggiunti sotto alla già esistente legenda in italiano ed inglese in un riquadro separato e con caratteri in rosso con il titolo AVVISI * WARNINGS
Penso che sia chiaro a tutti che si tratta di avvertimenti relativi allo stato attuale dei sentieri (inizio 2015) e che le situazione potrebbero evolversi positivamente (almeno si spera) ma, visto che alla stagione escursionistica mancano solo un paio di mesi, è presumibile che almeno per quest'anno questi problemi di transitabilità resteranno così come sono al momento.
Per quanto ne so, a breve sia queste deviazioni (seppur temporanee) che i cambiamenti di itinerari dovrebbero essere opportunamente segnalati con i soliti segnavia e, nei casi necessari, con tabelle. 
Tutti coloro che distribuiscono le cartine dei sentieri fra Massa Lubrense e Sorrento sono invitati a far notare gli AVVISI a chi le chiede con l'evidente intenzione di effettuare queste escursioni. 

giovedì 8 gennaio 2015

“Sentiero” Monte di Monticchio - Recommone

Come preannunciato qualche giorno fa, torno a discettare in merito allo stato del suddetto tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI 300. Per chi non ha abbastanza familiarità con questa parte del percorso, preciso che è una breve sezione del collegamento Torca - Marina del Cantone giusto per nominare i centri abitati che la limitano, entrambe frazioni di Massa Lubrense. Nella maggior parte dei casi gli escursionisti procedono in direzione ovest e quindi, provenendo da Torca, scendono verso Crapolla e poco dopo la panchina alla Guardia lasciano la scalinata di pietra per Crapolla e proseguono più o meno in quota verso il Cuparo e la pineta del Monte di Monticchio. Dalla Guardia fino alla pineta in sentiero si sviluppa su terreno abbastanza accidentato e talvolta coperto dalla vegetazione (al momento bruciata fra Guardia e Cuparo). Nel passaggio del rivolo successivo la traccia diventa ancora più stretta e si deve prestare ancora maggior attenzione in quanto in qualche punto il salto a valle è notevole e le conseguenze in caso di caduta possono essere gravi, ma niente di veramente pericoloso. Usciti dal vallone si scende un po’ di quota e si giunge al limite della pineta del Monte di Monticchio.

A questo punto come suggerito da anni sul mio sito (“Se non avete necessità di andare a Recommone e Marina del Cantone (da dove potete ritornare in bus) c'è la possibilità di evitare questa brutta discesa.) io consiglio di rinunciare a proseguire e dirigersi invece verso Spina e Caprile seguendo un ben più comodo e chiaro sentiero (strada vicinale - 1 in cartina) ripulito e risistemato un paio di anni fa. Chi è interessato a proseguire verso Punta Campanella può ritornare sul percorso CAI 300 a Nerano (scendendo per via Fontana di Nerano) o direttamente sulla sella di Monte San Costanzo passando per Termini. Le parti in ambiente naturale che si perdono sono la sezione poco pendente (2) subito dopo la pineta e la successiva ripida discesa verso Recommone (3), certamente meno panoramiche dei tratti precedenti. Ovviamente, chi va direttamente a San Costanzo perde anche la salita da Nerano. Però il vero problema non è solo legato a distanze, quote e panorami, bensì allo stato di quella sezione che
… è molto malandata, a tratti mal segnata e non è neanche lontanamente bella e spettacolare come il tragitto fin qui percorso.” (www.giovis.com)
Il termine “malandata” si riferisce sia al percorso in sé che è ripido e accidentato, sia al fatto che è scivoloso e quindi pericoloso in particolare in discesa. Con “mal segnata” voglio dire che i segni sono pochi e spesso capita di perderli di vista anche perché, a onor del vero, è difficile trovare dei punti d’appoggio per i segnavia. Infatti, la vegetazione bassa, ma estremamente rigogliosa e invadente, spesso fa scomparire la traccia, inghiottendola letteralmente. Fra le specie che causano ulteriori problemi ce ne sono un paio resistenti, striscianti e spinose quali rovi (ben noti a tutti) e la ancor peggiore Smilax aspera (il suo nome comune stracciabraghe è inequivocabile). Se si aggiunge che nella ripida discesa si devono superare numerosi muretti a secco parzialmente crollati e zone nelle quali le conseguenze di precedenti incendi sono ancora evidenti (un paio di anni fa ce ne fu uno molto serio che interessò anche la parte bassa della pineta), il quadro è abbastanza completo. In conclusione la domanda è: 
Nello stato in cui si trova il "sentiero" adesso, vale la pena scendere a Recommone dovendo prestare massima attenzione a dove si mettono i piedi e quindi non riuscendo neanche a godersi il panorama (comunque non paragonabile ai precedenti, dalla Malacoccola alla pineta)? Inoltre, chi non conosce il percorso corre il rischio, se non di perdersi, quantomeno di sprecare più tempo del normale a cercare il prossimo segnavia. E pochi arriveranno in fondo senza qualche graffio …
D’altra parte c’è da dire che il tratto in questione fa parte dell’Alta Via dei Monti Lattari da almeno una trentina di anni, è riportato sulla cartina ufficiale CAI e su tante altre (comprese le mie), nonché descritto in decine di guide, sia cartacee che online.
A mio modo di vedere qualcosa si dovrebbe fare in quanto non è normale che, nonostante i frequentatori di quel tratto siano pochissimi rispetto a tanti altri dei Monti Lattari, gli interventi di soccorso (escursionisti dispersi o infortunati) sono più numerosi che su qualunque altro sentiero. Certo l’incidente può capitare anche ai più esperti, ma visto che molti si avventurano senza cartina, senza conoscere il percorso e neanche l’area (per punti di riferimento immediati), con abbigliamento e calzature poco adatte e con scarsissima esperienza escursionistica, questi dovrebbero essere almeno avvisati in merito a ciò che li aspetta. Perché non apporre cartelli nei punti di accesso principali come Torca e Guardia a est e Cantone e Recommone a ovest? Sarebbe comunque opportuno risegnare il percorso e lo si dovrebbe fare forse ogni anno per accertarsi che i segnavia siano ancora visibili. Bisognerebbe rendere un po’ più sicuro il fondo, ma non si può sperare che lo faccia il Comune in quanto non si tratta di strada comunale e neanche vicinale. In alternativa (in maniera molto più drastica) il CAI potrebbe decidere di modificare il percorso rinunciando al tratto pineta del Monte di Monticchio - Recommone.
Non facendo niente di tutto ciò, non ci si dovrà meravigliare se continueranno ad arrivare al 118, Soccorso Alpino, Protezione Civile, Vigili Urbani, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Forestale, ecc. richieste di soccorso provenienti da quell’area.

martedì 6 gennaio 2015

Sentiero CAI 300 Torca-Nerano: incendio e incidente

Essendo “devoto di San Tommaso”, ieri sono andato a verificare di persona gli effettivi danni causati da quello che è stato presentato come “Incendio devastante a Crapolla” (PositanoNews/WWF), verificatosi a inizio anno.
Come già ebbi modo di scrivere in merito al ben più serio incendio del 5 novembre u.s. che interessò la quasi totalità dei pendii occidentali del Monte San Costanzo, da via Campanella fino alle recinzioni del “radar”, le cose che dispiacciono veramente sono la perdita di pochi (per fortuna) arbusti, la morte di insetti, chiocciole e simili troppo lenti per sfuggire alle fiamme e la stupidità e l’inutilità del gesto (senz’altro volontario) che ci rammenta con che razza di gente conviviamo. Nelle area di gariga, macchia bassa, il fuoco si propaga velocemente - come il classico fuoco di paglia - e molto raramente danneggia l’impianto radicale e quindi la maggior parte delle piante rigettano in brevissimo tempo, più forti e verdi di prima. Lo anticipai, essendo facilmente prevedibile, subito dopo l’evento sul San Costanzo e le recenti foto pubblicate dopo meno di due mesi lo dimostrano ampiamente.  

Tornando all’incendio di qualche giorno fa, questo molto probabilmente si è sviluppato (leggi: è stato appiccato) a partire dall’area alle spalle della chiesetta di San Pietro per poi salire fino al sentiero CAI 300 fra Guardia e Cuparo. La fascia che ha avuto danni maggiori è quella più vicina alla scalinata che però ha funzionato da tagliafuoco e quindi ha impedito la propagazione verso est. Solo nelle vicinanze della panchina della Guardia il fuoco si è spinto monte del sentiero in modo consistente. Le fiamme sono rimaste ben distanti dal vallone sottostante al Cuparo e il sentiero resta percorribile con la sola differenza che fin quando non pioverà seriamente ci si potrà annerire un po’.
I danni effettivi sono limitati in quanto l’area non è neanche lontanamente vasta come quella andata a fuoco a San Costanzo e, come è evidente dalle foto, parte del verde è sopravvissuto e, ciò che è più importante, quasi tutti gia arbusti sono rimasti quasi intatti facendo presupporre che lì incendio in più parti si è propagato lentamente e al livello del suolo senza fiamme alte (altrimenti sarebbero diventati tutti scheletri fuligginosi come a San Costanzo). In primavera sarà tutto come prima. (altre foto su Google+)
   

E veniamo all’incidente di ieri 5 gennaio … questo ve lo anticipo solamente avendo avuto notizia (da fonti certe), ma ancora non conosco i dettagli. In un prossimo post fornirò ulteriori e più precise notizie e mi riservo di approfondire il discorso in merito all’opportunità di continuare a lasciare quella parte di percorso così com’è, in particolare la discesa (perché quasi tutti la percorrono in direzione ovest) fra la pineta del Monte di Monticchio e Recommone. Il soccorritore che mi ha comunicato la notizia dell’incidente di ieri mi ha anche fatto notare che si tratta “del quinto incidente in dieci mesi” … Sembra poco, ma se si considera che altri eventi di minore rilevanza non sono stati neanche segnalati e che il numero di escursionisti che percorrono quel tratto sono circa un centesimo di quelli che completano il Sentiero degli Dei (che qualcuno vorrebbe far passare per pericoloso) il rapporto incidenti/escursionisti è altissimo rispetto alla media (bassa) di tutti i sentieri dei Monti Lattari.
Approfondirò l’argomento sostenendo la validità di alcune mie proposte (già avanzate verbalmente) in uno o più dettagliati prossimi post.