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lunedì 25 maggio 2020

Micro-recensioni 181-185: altri 5 noir, tutti americani

I due noir classici di metà secolo non deludono e, a sorpresa, anche il più recente del 1994. Pessimi, sotto ogni aspetto gli altri due, un inutile remake e un film senza né capo né coda.
Lured (Douglas Sirk, USA, 1947)
Più crime/thriller che noir, comunque ben diretto e interpretato. Cast di attori navigati che non deludono, dai protagonisti George Sanders e Lucille Ball ai coprotagonisti e a quelli che appaiono solo in poche scene fra i quali spiccano noti caratteristi come il premio Oscar Charles Coburn, Boris Karloff e Joseph Calleia. Varie situazioni sono scontate, ma non mancano le sorprese; anche quando per gli spettatori diventa abbastanza evidente chi sia l’assassino, restano molti minuti con il dubbio di se e come verrà incastrato. 

The Desperate Hours (William Wyler, USA, 1955)
Mi ha ricordato molto il soggetto di Suddenly (1954, con Frak Sinatra protagonista), film nel quale similmente tre gangster sequestrano una famiglia nella loro propria casa, anche se background e obiettivi dei malviventi sono diversi. Thriller psicologico, con tre evasi che scelgono di rifugiarsi in una casa borghese in attesa di ricevere una certa quantità di denaro sufficiente per continuare la fuga. Situazione gestita con difficoltà da Humphrey Bogart che, oltre ai 4 membri della famiglia, deve controllare i suoi compagni di fuga, vale a dire suo fratello minore (spesso in disaccordo) e uno psicopatico incline alla violenza. 
Film che merita una visione, anche per la regia di William Wyler (4 Oscar e 9 Nomination) che anche stavolta non delude.
 
The Last Seduction (John Dahl, USA, 1994)
Mi ha lasciato un po’ perplesso all’inizio per la troppa componente sessuale, ma con il procedere della storia ciò viene ampiamente giustificato essendo “arma” essenziale per le trame della protagonista. Si perde un poco nei dettagli e nella descrizione dei personaggi, la maggior parte dei quali tanto svegli non sono. Tuttavia si apprezzano originali e brillanti soluzioni a situazioni apparentemente con poche vie d’uscita … fino alla fine. Ben diretto con passo rapido, soffre però anche di interpretazioni poco convincenti. Peccato, perché con la stessa sceneggiatura ma con un cast più affidabile sarebbe stato molto migliore. Comunque, vale la pena di guardarlo. 

Trouble in Mind (Alan Rudolph, USA, 1985)
Film molto deludente, con attori di un certo nome ma ciò non significa che siano bravi, diretto da un beniamino di Altman, ma ben lontano dai livelli del maestro. Personaggi senza senso non possono dare corpo ad una sceneggiatura ridicola, ambientata in una fantomatica cittadina di chissà quale paese, controllata da una tale milizia che non entra in alcun modo con le vicende dei protagonisti. Kris Kristofferson inerte come al solito, Keith Carradine inutile (solo in The Duellists riuscì ad essere decente, comunque oscurato da Harvey Keitel), Lori Singer non convince e fra loro Geneviève Bujold sembra quasi una grande attrice. Non capisco l’82% di recensioni positive su Rotten Tomatoes … personalmente suggerisco di evitarlo.

Casbah (John Berry, USA, 1948)
Veramente pessimo. C’è da chiedersi perché fu prodotto questo remake di un ottimo film francese (l’originale Pepè le Mokò, 1937) e di un primo remake americano (Algiers, 1938), con interpretazioni scadenti (anche il migliore, Peter Lorre, delude molto), set ridicoli e storia cambiata in peggio. Ancor più stana è la candidatura all’Oscar per la musica che appare nettamente fuori contesto così come canzoni e coreografie che poco o niente hanno di arabeggiante. E sì, perché c’è anche una parte in stile musical, oltre alla penosa storia romantica. Anche Totò le Mokò, è migliore di questo Casbah. L’ho guardato per curiosità, sinceramente ve lo sconsiglio.

venerdì 20 gennaio 2017

Ed ecco a voi il Presidente Trump

Post apparentemente politico, insolito per questo blog, ma in effetti è più una sommaria analisi dell’irrazionalità di certi comportamenti che un presa di posizione pro o contro Trump e/o i suoi oppositori. Fra poche ore sarà effettivamente in carica e, pur non essendoci alcun margine per evitarlo, sono ancora tanti quelli che (secondo me irrazionalmente) protestano.

Certo non mi voglio atteggiare a commentatore politico, ma se uno come me aveva previsto o almeno messo in conto come possibili alcuni eventi, non vedo su quali basi persone che si definiscono “democratiche” da vari mesi stiano organizzando manifestazioni di protesta, talvolta sfociate anche nella violenza.
Per rinfrescarvi le idee, nel post del 16 settembre 2015 La lunga corsa verso la Casa Bianca scrissi:
Un paio di situazioni inusuali hanno caratterizzato questa primissima fase elettorale: la discesa in campo di Donald Trump (miliardario che non risponde alle seppur poche direttive del GOP e si vanta di non essere ricattabile dalle lobby in quanto va avanti con soldi suoi) e l’inaspettata perdita di popolarità di Hillary Clinton che fino a qualche mese fa sembrava non avere rivali. ... Che la si voglia vedere come politica seria, in quanto innegabilmente influenzerà mercati e politica internazionale, o come telenovela, sono sicuro che questa corsa alla Casa Bianca sarà piena di  sorprese. Seguitela ...
Sono convinto che i fuochi d'artificio debbano ancora cominciare e man mano che ci si avvicina alle convention per le investiture ufficiali le scorrettezze, i colpi bassi e gli insulti aumenteranno esponenzialmente. A ciò seguiranno i dibattiti fra i 2 candidati che saranno senz'altro uno spettacolo da non perdere se uno dei due contendenti sarà Trump (cosa molto probabile).... Nel corso del mio recente soggiorno statunitense, ho avuto occasione di "intervistare" molti americani che, pur non costituendo assolutamente un campione statistico affidabile, hanno confermato l'idea che mi ero fatto e che ora che la stampa sta allentando il suo assedio a Trump sta venendo fuori....  ritenendo ormai quasi inevitabile che Trump sarà il candidato repubblicano, molti sono convinti che per il già citato criterio di votare contro e non pro, Sanders avrebbe maggiori possibilità di Hillary.

Come sottolineato dai grandi esperti, analisti e politologi (ma solo a posteriori) chi ha perso veramente è stato il sistema politico americano nel suo complesso. I Repubblicani, pur vincendo, si ritrovano con un presidente non di partito che non dà alcun ascolto ai vertici del gruppo, mentre i Democratici inopinatamente sono riusciti perdere un vantaggio oggettivo e quindi la continuità dopo a presidenza Obama
Ecco alcune domande - oziose - che già da tempo mi pongo:
  • perché i Democratici non hanno protestato prima portando avanti la candidatura di Sanders invece di quella di Hillary visto che tutti concordavano che l’anziano senatore avrebbe avuto maggiori possibilità contro Trump (ampiamente ed erroneamente sottovalutato)?
  • perché i Democratici hanno perso tempo a criticare e disturbare in modo ridicolo e inutile i comizi di Trump invece di migliorare la loro campagna?
  • come possono accusare Trump di brogli se non ammettendo che la sicurezza del sistema elettorale controllato dal governo (Democratico) era assolutamente insufficiente? 
  • capisco accusare di brogli un partito in carica e che vince avendo il potere e il controllo, ma in questo caso?
A quanto ne sappia, il concetto di "democrazia" include il criterio che chi viene eletto ha diritto di governare a prescindere dalle diverse idee della minoranza che potrà opporsi in sedi e modi appropriati, con migliori risultati rispetto alle manifestazioni di piazza. Probabilmente molti di quelli che si lamentano non sono neanche andati a votare e partecipano alle proteste per altri motivi.
Infine, in particolare in merito a quanto si conosce a mezzo stampa, c’è da dire che la maggior parte delle testate si sono schierate contro Trump e tutt’oggi continuano a ipotizzare scenari apocalittici, ma al momento non hanno indovinato una sola previsione! Basti pensare al panico che diffusero nei giorni dell’elezione dicendo che in caso di vittoria di Trump "il dollaro si sarebbe svalutato e la borsa sarebbe crollata" ... ebbene il dollaro ha guadagnato circa il 5% e la borsa sta galoppando, in su!
Ripeto, questo non è un post pro Trump, ma solo contro quelli che continuano a fare previsioni sbagliate, contro i partiti (entrambi) che non hanno saputo gestire la situazione e si trovano con un Presidente che nessuno vuole, contro quelli che fanno ridicole manifestazioni e dichiarazioni a cominciare da cantanti e “artisti” che spesso lo fanno solo per vedere il loro nome sul giornale, contro Hillary che con la sua arroganza e superficialità è riuscita a non farsi eleggere, contro il genio della candidata indipendente (dei verdi) Jill Stein che dopo aver sottratto voti a Hillary facendole perdere almeno un paio di stati determinanti ha poi inscenando l’inutile farsa del riconteggio, e via discorrendo. 
Nessuno fa mea culpa?
Penso che sia evidente la mia poca stima e fiducia nella stampa e nel sistema politico in generale, ma soprattutto in quello dei partiti comandati da lobby o burattinai sconosciuti.
Prima di parlare di Trump presidente non potrebbe essere opportuno (e giusto) aspettare qualche mese prima di sparare a zero? Prima si vede che combina effettivamente (ha già dimostrato di cambiare spesso idea) e poi si combatte.

giovedì 5 maggio 2016

Fantapolitica? La realtà è più appassionante e sorprendente.

Qualcuno ricorderà che a settembre dell'anno scorso scrissi che la corsa presidenziale americana sarebbe stata molto interessante e piena di sorprese e finora così è stato. (leggi il post del 16/9/15)
Trump che inizialmente veniva visto come un buffone che aveva creato un momentaneo interesse è ormai a un passo dall'essere investito quale candidato repubblicano pur essendo in effetti indipendente. Ciò sta praticamente mettendo in crisi l'intero sistema politico americano, finora solidamente bipolare. Alla straordinaria e per molti inaspettata performance di Trump, si aggiunge quella di Sanders (anche lui praticamente al margine del partito) che sta creando non pochi problemi alla Clinton.
Nel corso del mio recente soggiorno statunitense, ho avuto occasione di "intervistare" molti americani che, pur non costituendo assolutamente un campione statistico affidabile, hanno confermato l'idea che mi ero fatto e che ora che la stampa sta allentando il suo assedio a Trump sta venendo fuori.
Nell'era di Twitter è significativo che gli hashtag più diffusi siano quelli negativi come #nevertrump e #neverHillary e non quelli a favore dei propri candidati. Ciò è il risultato del fatto che, da quanto ho potuto personalmente rilevare, pochi sono quelli che avevano idee chiare su chi votare, ma quasi tutti sapevano a chi volevano fare una guerra spietata, spesso a prescindere dallo schieramento politico; vale a dire che sono numerosi i democratici che hanno dichiarato che non voteranno mai per la Clinton così come repubblicani sarebbero disposti a votare per i democratici pur di non favorire Trump. La cosa che mi sorprese ancora di più (evidentemente vera visti gli ultimi eventi), ma che non era ancora evidenziata dalla stampa europea in genere, fu quella di scoprire che Cruz era ancor più mal visto di Trump, anche all'interno del partito stesso. John Boehner, ex segretario del Partito Repubblicano ha ufficialmente dichiarato che Cruz è Lucifer in the flesh (il diavolo in carne ed ossa) e un miserable son of a bitch (miserabile figlio di ...) e un paio di giorni fa un altro senatore repubblicano ha detto che non avrebbe mai votato Cruz ha aggiunto: "piuttosto mi butto da un ponte!" ... compagni di partito!
A seguito dell'inaspettata rinuncia di Cruz dopo la sconfitta in Indiana nonostante il tentato "voto di scambio"con Kasich la strada sembra sia ora in discesa per Trump il quale potrà concentrarsi nell'attaccare senza alcun ritegno la Clinton (che all'inizio sembrava essere vincitrice sicura delle primarie guadagnandosi la candidatura certa ben prima del suo omologo repubblicano che doveva uscire da un lotto di 16) mentre questa ha ancora il problema Sanders.
Con questo scenario completamente nuovo, gli analisti si trovano a dover pianificare strategie assolutamente nuove e qualcuno sta già pensano ad un movimento in massa (o quasi) dei ben 500 superdelegati (che  tutt'oggi vengono attribuiti alla Clinton, ma sono liberi da qualunque vincolo e possono cambiare idea in qualunque momento) verso Sanders. Infatti, ritenendo ormai quasi inevitabile che Trump sarà il candidato repubblicano, molti sono convinti che per il già citato criterio di votare contro e non pro, Sanders avrebbe maggiori possibilità di Hillary.

Guardate queste due previsioni dinamiche dell'Huffington Post
Come spero di aver concisamente illustrato, niente è ancora deciso e si prevedono ancora tante, probabilmente incredibili, sorprese.
Qualcuno ha consigliato ai perdenti di cominciare a pensare al 2020 poiché, d'ora in poi, i modi, se non le regole, saranno diversi. Trump con il suo approccio diretto, spesso volgare, attira l’attenzione e coinvolge più di quelli che fatto discorsi di miglior livello linguistico e politicamente corretti. I soliti ricercatori hanno effettuato uno studio sul discorsi di Trump e hanno classificato il suo linguaggio come quello di uno studente del 6th grade (I media), gli altri mediamente si esprimono come quelli di III media. Ciò, che sia voluto o dovuto a limiti culturali, ha fatto sì che la gente comprendesse meglio i punti salienti sbandierati da Trump che dagli altri. Anche su queste valutazioni si è accesa una polemica ed oltre a ricordare che il 40% degli americani sono illetterati o non padroneggiano a sufficienza la lingua, è stato sottolineato che il romanzo di Hemingway Il vecchio e il mare è di livello di IV elementare, il che dimostra che un ottimo racconto, con coinvolgenti descrizioni, così come una buona comunicazione, prescindono da una grammatica perfetta e da parole "da 10 dollari l'una". Leggete questo articolo del Washington Post se avete dimestichezza con l'inglese americano. 
Trump è riuscito a trovare un soprannomi per ciascuno dei suoi avversari capaci di sminuirli e ridicolizzarli e facili da ricordare. I giornali, pur continuando a criticare pesantemente questo modo di fare (molti di essi sono chiaramente schierati), ci hanno marciato ma conti fatti invece di rendere odioso Trump ne hanno fatto un eroe popolare. Probabilmente little Marco" Rubio, "lyin' Ted" Cruz, "crooked Hillary" Clinton, low energy” Jeb Bush, "1 for 38” Kasich sono nomignoli che i protagonisti di queste primarie non si toglieranno più di dosso. 
Sono convinto che i fuochi d'artificio debbano ancora cominciare e man mano che ci si avvicina alle convention per le investiture ufficiali le scorrettezze, i colpi bassi e gli insulti aumenteranno esponenzialmente. A ciò seguiranno i dibattiti fra i 2 candidati che saranno senz'altro uno spettacolo da non perdere se uno dei due contendenti sarà Trump (cosa molto probabile).

lunedì 21 marzo 2016

Chi sono i “critici”? Chi li insignisce di tale titolo?

Possono sembrare interrogativi stupidi e forse lo sono, ma a chi non è capitato di trovarsi in assoluto disaccordo con i giudizi di famosi ed acclamati critici d’arte, di teatro, lirica, cinema o similmente in campi più banali come quelli sportivi?
Il giudizio critico è un bene di ognuno di noi e si ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, ma perché prendere per oro colato le parole e i giudizi dei critici, molto spesso passivamente?
Uno dei campi nei quali ciò maggiormente influisce in quanto direttamente collegato al valore delle opere è quello dell’arte, in particolare quella moderna. Sono ben note le ripercussioni sui valori commerciali di opere che vengono spacciate per capolavori di autori che “a breve avranno grande fama” e le cui “stime si moltiplicheranno in pochi anni”. Ciò avviene in modi e con mezzi molto diversi fra critici e gallerie d'arte fino alle incredibili offerte televisive (basti fare un po’ di zapping fra i canali TV locali e sembra di vedere imbonitori medioevali o da far-west).

Cercando un’immagine per questo post ho trovato questa, che trovo splendida, nel post Come diventare un brillante critico cinematografico (da leggere) scritto da Alberto Cassani nel 2007 e che mi è sembrata un'ottima introduzione al settore che più mi interessa: il Cinema.
Vorrei cominciare facendo una distinzione fra quelli che si proclamano o vengono individuati come “critici” (che spesso emettono sentenze apparentemente inappellabili) e la pletora di blogger, cinefili e appassionati (fra i quali ci sono anch’io) che in rete esprimono le loro opinioni, pronti ad un dibattito o quanto meno ad accettare commenti in disaccordo.
Fra i due gruppi ci sono secondo me i peggiori, quelli che si atteggiano a critici riprendendo giudizi di altri più accreditati di loro e scrivendo recensioni (spesso in modo peggiore se non fanno copia e incolla) cambiando qualche aggettivo, un paio di virgole e aggiungendo qualche banalità o esponendo pedissequamente la trama. Quante volte si trovano gli stessi concetti ripetuti in modo quasi identico in diverse recensioni! Inoltre, penso che queste, in linea di massima, debbano essere relativamente brevi - a meno di voler fare un vero e proprio studio analitico dell’opera, nel qual caso si possono anche scrivere decine di pagine - ed in ogni caso non ci si dovrebbe dilungare sulla trama, spesso al solo scopo di riempire la pagina.
Questo “sfogo” nasce dopo aver visto “Viaggio in Italia” di Rossellini che, come ho già scritto nella raccolta Un film al giorno, mi ha molto deluso. Confesso di avere il difetto, che però spesso mi porta a piacevoli sorprese, di scegliere un film per un nome (regista, attore o sceneggiatore) o per un particolare tema ed in questo caso avevo un doppio motivo: la regia di Rossellini e l’ambientazione nella Napoli dei primi anni ’50 (dove e quando sono nato). Dopo la proiezione, molto perplesso per gli alti rating del film (p.e. 7,4 su IMDb e 95% su RottenTomatoes), sono andato a leggere di più nei commenti e recensioni dei suddetti siti, nonché fra i tanti articoli e post pubblicanti in rete negli ultimi anni dopo il restauro effettuato dalla Cineteca di Bologna (ottimo come sempre).
Il commento (in inglese) che più mi ha colpito, e che condivido pienamente, è traducibile così:
Il bello di aver visto 10.000 film è che si notano subito le pretestuosità scritte dai critici che tentano di elevare un film scadente a capolavoro. Questo è un eccellente esempio (Viaggio in Italia).
Ovviamente si ritorna al punto di partenza: chi sono i critici?
Fra gli stranieri ho letto una quantità di banalità rispetto a Napoli e ai napoletani, errori madornali in merito ai luoghi (“il fango ribollente del Vesuvio”, ma ciò che si vede è la Solfatara di Pozzuoli, altro sistema vulcanico dal lato opposto rispetto a Napoli) per non parlare dei commenti basati sugli stereotipi e luoghi comuni come le incessanti grida di mercato, le canzoni, le tante donne incinte, il carro funebre monumentale tirato da 6 cavalli neri, e altro. Nel film c’è anche un altro evento raccontato in modo estremamente superficiale ed errato, inaccettabile in un film serio: la produzione “istantanea” di un calco di gesso a Pompei che viene poi estratto spolverando con un semplice pennello la cenere (che doveva essere invece necessariamente molto compatta).
Nel vuoto viene quindi versata una miscela di gesso ed acqua fino a riempirlo totalmente. Lasciato asciugare il gesso, si può procedere nello scavo e si mette in luce ciò che aveva determinato il vuoto: la cenere indurita ha conservato infatti, come uno stampo, il volume, la forma e la posizione dell'oggetto o del corpo che era stato sepolto.(www.pompeiisites.org)
E ci sarebbe ancora tanto da ridire sulle scene in auto e su quella finale della processione nella quale protagonisti, auto e fedeli cambiano più volte la loro posizione relativa. 
Andando a scavare fra i post italiani ho scoperto che vari ricercatori sottolineano che il film fu mal accolto alla sua uscita: 
Viaggio in Italia è soltanto quello che promette il titolo: una passeggiata turistica per Napoli e dintorni. Con la compagnia - inutile - di due personaggi che si torturano.(Fernaldo di Giammatteo su Rassegna del film)
Quando nel 1953 il film di Roberto Rossellini Viaggio in Italia fece la sua apparizione, i giudizi furono quasi tutti negativi. Gli unici ad avere compreso che dietro quella pellicola il cinema stava compiendo un passo enorme verso le sue potenzialità massime, furono i ragazzi terribili che lavoravano alla redazione dei Cahiers du cinéma. Giovani critici che ancora non avevano realizzato film ma dopo qualche anno avrebbero dato vita ad una nuova rinascita dell’arte cinematografica. I suoi nomi sarebbero poi diventati familiari per ogni appassionato di cinema: François Truffaut, Jean Luc Godard, Jacques Rivette. Quest’ultimo ebbe a scrivere “Con l’apparizione di Viaggio in Italia tutti i film sono improvvisamente invecchiati di dieci anni”. (Sergio su A luci spente)
"Il film ricevette stroncature tali da farlo obliare dalla critica, fino alla Nouvelle Vague che lo riscopre e lo eleva al rango di sua principale opera ispiratrice." (Diana Marrone su CultFrame)
"L’aspetto davvero innovativo del film riguarda l’uso del suono. I colori di una Napoli, da poco uscita dalla seconda guerra mondiale, vengono evocati, sul piano sonoro, attraverso i rumori della vita reale per le strade e grazie ai canti popolari napoletani che ricorrono a commentare più di una scena. Responsabile della colonna sonora del film è Renzo Rossellini." (Giulia Caroletti su cinematographe.it)
In conlusione, avevano ragione i critici di 60 anni fa o quelli che oggi si allineano e plaudono ai giudizi di Rivette, Godard e Truffaut che (dispiace dire) sono rimasti famosi solo fra i cinefili?

Inutile dire che propendo per la prima soluzione, riconoscendo al film esclusivamente i meriti per la parte teatrale interpretata dalla Bergman e da Sanders e nulla più. Tolta la parte turistica, il film si ridurrebbe ad un mediometraggio di meno di un'ora, ma certamente ne guadagnerebbe. 

mercoledì 16 settembre 2015

La lunga corsa verso la Casa Bianca

Stasera secondo dibattito fra gli aspiranti candidati alla Casa Bianca per il GOP (Grand Old Party) ovverosia il Partito Repubblicano. E’ prassi del sistema elettorale americano iniziare questi confronti ben oltre un anno prima delle elezioni, previste per novembre 2016.
Come molti sanno, in linea di massima ci sono solo due fazioni: Repubblicani (centro-destra, con un elefante per simbolo) e Democratici (centro-destra, simbolo un asino) pur non essendo esclusa a priori la possibilità di un candidato indipendente.


Considerato il grande potere decisionale del quale gode il Presidente degli Stati Uniti, per gli elettori è importante sapere quali sono le sue idee personali, i suoi progetti e i suoi impegni sociali. Infatti non ci sono strettissime regole di partito e spesso i potenziali candidati appartenenti ad uno stesso gruppo non sono d'accordo fra loro, neanche su temi importanti come sistema sanitario, immigrazione, sistema fiscale, politica estera e aborto, argomenti sempre molto controversi.
Un paio di situazioni inusuali hanno caratterizzato questa primissima fase elettorale: la discesa in campo di Donald Trump (miliardario che non risponde alle seppur poche direttive del GOP e si vanta di non essere ricattabile dalle lobby in quanto va avanti con soldi suoi) e l’inaspettata perdita di popolarità di Hillary Clinton che fino a qualche mese fa sembrava non avere rivali. Vale a dire che il candidato dei Repubblicani potrebbe essere un uomo non di partito, che non ha mai ricoperto alcuna carica politica (infatti, la maggior parte sono o sono stati senatori o governatori) e quello dei Democratici appare al momento debole.
Anche per quanto riguarda i dibattiti per le primarie la situazione è particolare in quanto i candidati Repubblicani sono tanti da aver costretto gli organizzatori a dividerli in due gruppi in base ai polls. Nel primo confronto del 6 agosto la discussione con i 7 più “deboli”, ma con almeno l’1%, precedette quella dei primi 10, trasmesso in diretta da Fox News in prima serata. Nella seconda tornata Carly Fiorina (anche lei non politica di carriera) è stata “promossa” quasi a furor di popolo senza che nessuno sia stato “retrocesso”. Stasera si prevede quindi una “triste” e probabilmente poco seguita prima parte con soli 4 candidati (Santorum, Jindal, Pataki, Graham – altri 2 hanno rinunciato) seguita dal vero dibattito fra gli 11 di punta: Trump, Bush, Walker, Huckabee, Carson, Cruz, Rubio, Paul, Christie, Kasich, Fiorina. Al momento Trump è nettamente in testa con oltre il doppio delle preferenze rispetto al secondo.
A fronte di questa sovrabbondanza (ma fra qualche mese vari si ritireranno) sull’altro fronte c’è una penuria di candidati. Fino a qualche mese fa Hillary Clinton appariva infatti la certa vincitrice delle primarie e quindi quei pochi che si erano proposti per il Partito Democratico aspiravano per lo più alla vicepresidenza ed i dibattiti previsti erano ben pochi, il primo solo il 13 ottobre.
Poi lo scandalo delle email al quale si è aggiunto un attacco (giudicato molto insolito, ma che ha avuto il suo effetto) da parte di Trump alla principale consulente politica nonché amica di Hillary, Huma Abedin, ha causato una rapida diminuzione dell'indice di gradimento per la Clinton. Al momento è in rapida risalita Sanders che ha superato Biden, pur restando ben distante dalla Clinton. Ciò potrebbe anche far aumentare il numero di candidati Democratici. 
Trump ha riportato sulle prime pagine fatti in effetti già noti che però hanno fatto riflettere molti democratici. In pratica ha chiesto “Quante possibilità ci sono che le informazioni riservate (classified) alle quali Huma Abedin ha certamente accesso non passino direttamente al marito Anthony Weiner?”. Ovviamente lo ha fatto sottolineando che questi lavora ora per un gruppo di consulenza di altissimo livello (commercio internazionale, politica e finanza) e non ha perso l'occasione per ricordare agli elettori che Weiner, già membro della Camera, fu costretto a dimettersi nel 2011 a causa di uno scandalo sessuale (e per questo lo ha chiamato "depravato e pervertito") e non da ultimo che Huma è di fede musulmana, non certo un merito per molti Repubblicani. 
Che la si voglia vedere come politica seria, in quanto innegabilmente influenzerà mercati e politica internazionale, o come telenovela, sono sicuro che questa corsa alla Casa Bianca sarà piena di sorprese. Seguitela ...