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domenica 11 luglio 2021

Poche note conclusive (e due clip) sulla filmografia di Hitchcock

Più volte mi è sorto il dubbio che Hitchcock fosse un po’ misogino … o, almeno, reputasse che per lo più le donne fossero stupide o prive di senso pratico. In tanti suoi film, anche quando presenta personaggi femminili intraprendenti, (apparentemente) geniali, con volontà di risolvere problemi e/o aiutare il loro compagno, nella maggior parte dei casi i problemi e i pericoli che creano sono maggiori dei vantaggi. Per non parlare delle donne intriganti e insopportabili, sia per pertinacia o insulsaggine, di solito appartenenti all’alta borghesia, classe che evidentemente non teneva in gran considerazione. Infatti, nobili, ricchi o arricchiti che fossero, uomini o donne, vengono messi quasi sempre in cattiva luce e quindi diventano facile bersaglio di satira e critica, peraltro non troppo velata. Altra situazione presente nella maggior parte dei sui film è il precario rapporto di coppia (coniugi, fidanzati e innamorati), pur essendo lui felicemente spostato e grande estimatore di sua moglie che lo affiancò fino alla morte, non solo come sposa ma anche come fidata consigliera e collaboratrice (soprattutto per le sceneggiature).

Come già sottolineato, Hitchcock amava molto l’ironia e ciò traspare chiaramente dall’arguzia di tanti dialoghi inseriti qui e là nei suoi film, spesso riferentesi ad argomenti non strettamente attinenti alla trama, sembrano piuttosto vere e proprie critiche sociali o del modo di vivere di alcune persone. Inoltre, in quasi tutti i film a sfondo politico (includo quelli bellici, su terrorismo e intrighi internazionali) inserisce invece brevi discorsi in merito alla democrazia, alla libertà e alla legalità, approfittando anche per mettere in pessima luce prima i tedeschi e successivamente i russi.

Venendo alla parte più tecnica, è assolutamente indubbia la sua abilità nel gestire i tempi, indirizzando prima gli spettatori a concentrarsi su determinati elementi per poi tenerli con il fiato sospeso finché non si saprà se il personaggio in scena scamperà il pericolo o si salverà. A tal fine, nei momenti topici, utilizza di solito un montaggio rapido, contando soprattutto su dettagli, primi piani e semplici trucchi per attirare l’attenzione, come quello di far brillare qualunque lama o quello, più ingegnoso e originale, di illuminare il bicchiere di latte dall’interno (Suspicion, 1941, video in basso).

In quest'altro ben montato video (prodotto da IMDb) potrete invece apprezzare vari elementi ricorrenti, ben noti agli appassionati, dalle notizie che si diffondono con i giornali alle note scritte, dalle scale alle ombre, dagli incontri in treno al voyeurismo, dagli innocenti accusati ingiustamente agli assassinii premeditati, dai luoghi famosi ai suoi cameo

Nell’arco della sua lunga carriera ha avuto modo di mettere in mostra la sua grande versatilità, con vari prodotti per lui unici nel genere, poche commedie pure (fra le quali The Farmer’s WifeThe Trouble with Harry, ma sono pochi i film che non includano almeno qualche scena satirica) e tante variazioni di film crime, spy, thriller nei quali ha indubbiamente dato il meglio di sé. Ufficialmente si sa che ha collaborato alla sceneggiatura di una dozzina dei suoi film (ma nella metà dei casi uncredited) e sua moglie, Alma Reville, ad un’altra dozzina; per concludere con le collaborazioni famigliari, c’è da segnalare che per tre volte Pat(ricia) Hitchcock, la figlia, ebbe un ruolo nei suoi film.

Infine, una considerazione che vale tutt’oggi per molti talentuosi registi: una volta che giungono ad una certa fama diventano spesso “schiavi” delle case di produzione, specialmente se il cast comprende grandi star. Per questo motivo preferisco tanti film del periodo inglese (qualcuno anche muto) a molti del periodo americano. Per esempio sia Pshyco che The Birds non contano su grandi nomi, il successo fu dovuto solo ed esclusivamente alla qualità del film. Fra gli attori famosi, sembra che James Stewart sia stato quello con il quale si trovò più in sintonia e quindi fra i migliori film del regista troviamo Rear WindowRope e Vertigo. Come già scritto, Cary Grant riuscì meglio nei ruoli drammatici (p.e. Notorius) che nelle commedie e degli altri attori famosi scritturati occasionalmente solo Henry Fonda finì in un buon film (The Wrong Man), mentre le apparizioni uniche di Gregory Peck (The Paradine Case, 1947), Sean Connery (Marnie, 1964) e Paul Newman (Torn Curtain, 1966) non si rivelano fruttuose.

Comunque sia, fra i 53 film oggi disponibili c’è tanto da guardare … con attenzione!

venerdì 9 luglio 2021

Micro-recensioni 146-150: uno dei migliori periodi di Hitchcock

Se non fosse per la presenza del poco convincente Marnie, questo gruppo sarebbe eccezionale. Gli altri quattro sono, giustamente, fra i più conosciuti e apprezzati anche dalla critica pur essendo, ancora una volta, di generi molto diversi: thriller psicologico, catastrofico, noir, spy story.

 
Psycho (1960)

Perfetto nel suo ruolo Anthony Perkins, ben supportato da Janet Leigh (Nomination non protagonista) e Vera Miles, già protagonista in The Wrong Man (1956) al fianco di Henry Fonda. Ottimo il montaggio in stile hitchcockiano, brevissime riprese di dettagli e primi piani che anticipano agli spettatori quello che presto (forse) accadrà e che poi in realtà non viene mostrato (p.e. la famosa scena dell’accoltellamento nella doccia). Appropriata la scelta di Hitchcock di utilizzare ancora il bianco e nero in pieno boom del colore e ciò in pratica gli fu riconosciuto con le altre 3 Nomination: regia, fotografia e scenografia. Essendo sicuro che tutti conosciate il film, penso sia inutile aggiungere altro se non suggerire di guardarlo di nuovo o visionarlo al più presto per la prima volta. Attualmente si trova al 38° posto nella classifica IMDb dei migliori film di sempre. 

The Birds (1963)

Unico nel suo genere nella filmografia di Hitchcock, è un film che ha fatto storia non solo per la sua qualità, ma anche per tante soluzioni tecniche ideate dal regista per far “recitare” le centinaia e centinaia di volatili, per i loro primi piani sia in volo che fermi (anche se spesso i trucchi sono evidenti), per le oltre 400 scene montate alla perfezione, per le sovraimpressioni, per le riprese aeree con elicottero anche se alcune scene dal cielo furono realizzate con lo sfondo di disegni di Bodega Bay vista dall’alto. In rete si trovano tanti articoli interessanti in merito agli artifici usati dal regista per la realizzazione di questo film e anche vari video esplicativi. Pur non essendo certo dello stesso livello, vale quanto scritto a proposito di Psycho, è un altro film che dovreste ri-guardare con attenzione, anche se già lo conoscete.

  
Vertigo (1958)

Seppur non si tratta di un vero e proprio noir, ha tutti gli elementi di tale genere: un detective ex poliziotto, un omicidio, un grande raggiro … e non posso dire altro. Quarta e ultima collaborazione di James Stewart con Hitchcock; in effetti era prevista anche una quinta in North by Northwest, ma gli fu preferito Cary Grant per il suo aspetto più giovanile, nonostante avesse 4 anni di più (in effetti c’era una grande differenza). Il discutibile titolo italiano è La donna che visse due volte. Attualmente si trova al 93° posto nella classifica IMDb dei migliori film di sempre; Nomination Oscar per scenografia e sonoro.

North by Northwest (1959)

Spy story / intrigo internazionale (questo il titolo italiano) ma di quelli nei quali cittadini comuni si trovano invischiati, loro malgrado, in situazioni estremamente pericolose avendo a che fare con criminali senza scrupoli. Pur avendo avuto in genere più successo con le commedie, in questo film Cary Grant offre una buona prova come nel precedente Notorius (1946); al contrario delle due altre collaborazioni con Hitchcock nelle quali è poco convincente, ma solo per colpa sua, piuttosto delle deboli sceneggiature a metà strada fra thriller e commedia.

Marnie (1964)

Come anticipato, questo thriller psicologico è veramente poco convincente e poco avvincente. Anche se Hitchcock riesce a inserire le sue solite buone scene di suspense, soprattutto basate sui tempi e l’imminente rischio del(la) protagonista di essere scoperto/a. In una brevissima scena verso la fine, nelle vesti del marinaio appare il quasi esordiente Bruce Dern, che sarà poi protagonista dell’ultimo film del regista Family Plot.

martedì 6 luglio 2021

Micro-recensioni 141-145: Hitchcock si avvicina all’apice

La metà degli anni ’50 rappresentarono il periodo frenetico per Hitchcock con 2 film nel 1954 e 3 nel 1955, oggettivamente molto diversi fra loro. Il primo in ordine cronologico di questo gruppo è il famosissimo La finestra sul cortile, un vero thriller quasi teatrale, seguito da un remake, una commedia, poi Caccia al ladro (che non è fra i miei preferiti a dispetto della sua notorietà) e infine una storia vera. Li tratto brevemente in ordine di mio gradimento.

 
Rear Window (1954)

Straconosciuto, stravisto eppure sempre piacevole da guardare di nuovo, cogliendo nuovi particolari, specialmente negli sguardi indiscreti negli appartamenti di fronte a quello del protagonista, e godendosi le interpretazioni dell’ottimo James Stewart e della grande caratterista Thelma Ritter (Stella), affiancati da Grace Kelly (secondo film con Hitchcock), il semisconosciuto ma bravo Wendell Corey e Raymond Burr, che poi sarebbe diventato il più famoso Perry Mason televisivo. Se esistesse ancora qualcuno che non l’ha mai visto e vuole guardare un buon film, questa può essere l’occasione giusta.

The Wrong Man (1956)

Come lo stesso Hitchcock spiega agli spettatori nel corso della scena d'apertura, il soggetto è tratto da eventi reali avvenuti pochi anni prima, fatto ribadito nei titoli di coda, nei quali si aggiungono informazioni sui successivi sviluppi. Da notare la fuorviante indicazione fornita dal titolo italiano (Il ladro, ma si tratta di un rapinatore), mentre sarebbe stato molto più facile utilizzare la traduzione letterale (L’uomo sbagliato) più attinente alla trama, come nella maggior parte degli altri paesi ... ci dobbiamo sempre far conoscere! Dopo questa dovuta, seppur non indispensabile premessa, vengo al film che assomiglia più a un noir che a un thriller (di thrilling non c'è quasi niente), con qualche concessione ai generi court movie, drammatico e romantico. Questa fu la prima volta in cui Hitchcock affidò il commento sonoro a Bernard Herrmann che, nell’arco di quasi 50 anni ha composto musiche di stili completamente diversi per film indimenticabili; basti pensare che iniziò con Citizen Kane (1941, Orson Welles), per arrivare anche a Taxi Driver (1975, Martin Scorsese). Per Hitchcock diresse in ben 9 occasioni fra le quali si contano Vertigo (1958), North by Northwest (1959), Psycho (1960) e Torn Curtain (1966). Lungi dall'essere un prodotto in puro stile hitchcockiano, resta un buon prodotto che conta sulle ottime performance di Henry Fonda, Anthony Quayle, Vera Miles e Esther Minciotti (specializzata nei ruoli di madre italiana, come p.e. in Marty, 4 Oscar, 1956, di Delbert Mann). Considerati i rating, penso sia generalmente sottovalutato; io lo consiglio.

  
The Trouble with Harry (1955)

Pura commedia che ruota attorno ad una morte misteriosa, della quale più persone si sentono responsabili e per questo più volte interrano e poi disseppelliscono il cadavere. Come ogni buona commedia, conta molto sui sagaci dialoghi e le divertenti caratterizzazioni di personaggi a dir poco singolari, dal bambino con il fucile, all’anziano capitano fanfarone. Consigliato per l’originalità della sceneggiatura, che dimostra ancora una volta la passione di Hitchcock per l’ironia. Poco conosciuto, con attori poco noti, eppure molto piacevole da guardare.

The man who knew too much (1955)

Remake americano del suo stesso film, con identico titolo, prodotto in UK del 1934, con Peter Lorre. In effetti la struttura è identica: una coppia in vacanza all’estero con figlia/figlio, loro malgrado viene a conoscenza di un piano terroristico e per questo è minacciata e ricattata. Anche se lo stesso Hitchcock nel corso della famosa intervista con Truffaut affermò che “il primo fu un lavoro di un talentuoso dilettante amatoriale, il secondo fu diretto da un professionista”, successivamente confessò che preferiva la prima versione, soprattutto perché era più genuina e meno ricercata. Io concordo con la seconda affermazione, trovando molto più interessanti i concisi 75’ della produzione inglese in b/n e formato 1.37:1 delle lunghe 2 ore a colori della versione USA, in formato 1.85:1. Quindi, dovendo scegliere, guardate quello del 1934.

To Catch a Thief (1955)

Come anticipato nell’introduzione, anche questa volta ho trovato questo film poco avvincente, poco plausibile, sembra che conti più sulle poco convincenti schermaglie fra le due star Grace Kelly e Cary Grant che sulla trama che si rivela tutt’altro che solida. La sarà pure una voce fuori dal coro, ma non lo consiglio, anche perché (pur avendo un dvd edizione speciale originale) il colore (Technicolor) è veramente pessimo.

sabato 26 giugno 2021

Micro-recensioni 131-135: Hitchcock, ora con film, o parti di essi, indimenticabili

In questi anni (1944-48) Hitchcock aveva più credito, più voce in capitolo, più libertà e di conseguenza il livello medio dei suoi film fu sempre molto alto.

 
Notorius (1946)

Penso che questo sia il più conosciuto di questo gruppo, ma a dire il vero prende quota e corpo solo nella seconda metà, quando la tensione sale alle stelle fra sospetti e intrighi internazionali. La serie di scene che ruota attorno alla chiave della cantina che passa di mano in mano e che infine dovrebbe tornare al proprio posto è nel suo complesso un vero indimenticabile capolavoro della suspense. Nei panni dell’infido Alex Sebastian si distingue Claud Rains (il Capitano Louis Renault in Casablanca, 1942) in una delle sue migliori interpretazioni, che gli valse una delle due Nomination Oscar di questo film, l’altra fu per la sceneggiatura. Cary Grant fa la sua brava parte (stavolta drammatica), meno convincente la prova di Ingrid Bergman che, come ebbi già modo di dire, sembra che abbia avuto successo più per l’aspetto che per le interpretazioni (come tante altre, del resto).

A proposito della famosa chiave UNICA, ho letto questo curioso seguito. Terminate le riprese Cary Grant volle tenere la chiave per sé e pochi anni dopo la regalò alla sua co-protagonista Ingrid Bergman, dicendole che a lui aveva portato fortuna e sperava che ciò si avverasse anche per lei. Molti anni più tardi, in occasione di un tributo a Hitchcock, l’attrice consegnò la chiave al regista con grande gioia e sorpresa di quest’ultimo. Aggiungo che ciò dimostra che anche un piccolo, semplice, comune oggetto - se utilizzato a dovere - può fare la fortuna di un film, senza bisogno di ricorrere agli abusati moderni effetti speciali.

Rope (1948)

Apprezzato per vari motivi: la sceneggiatura derivata da un dramma teatrale, la prima delle 4 collaborazioni di James Stewart con Hitchcock, l’ottimo adattamento dei testi dall’originale inglese ai dialoghi americani a causa della diversa sensibilità rispetto all’omosessualità e alle classi sociali, il particolarissimo montaggio. In quanto a quest’ultimo, c’è da notare che il film è costruito con meno di una decina di piani sequenza anche se alcuni sono ottenuti con l’artificio di una dissolvenza su elementi scuri (dorsi di giacche e coperchio panca), scelta obbligata in quanto all’epoca la bobina di pellicola durava solo una decina di minuti. I dialoghi sono pieni di allusioni e doppi sensi, frasi normalmente innocue ma che, volendo, possono essere interpretate diversamente, quasi in termini minacciosi. Non mancano le battute argute e divertenti affidate soprattutto alla svampita zia del morto, alla governante e al protagonista Rupert. Un’altra particolarità risiede nel trailer nel quale si mostra l’antefatto che non viene poi riproposto nel film; dopo l’arrivederci della vittima alla fidanzata James Stewart commenta “e quella fu l’ultima volta che lo vide …”. Pare che il soggetto del singolare delitto si riferisca vagamente ad un avvenimento reale degli anni ’20, ripreso poi più fedelmente nell’ottimo Compulsion (1959, di Richard Fleischer, con Orson Welles – recuperatelo se potete).

  

Lifeboat
 (1944) * 3 Nomination Oscar (regia, sceneggiatura e fotografia)

Tutto il film si svolge su una scialuppa di salvataggio sulla quale, a seguito dell’affondamento di una nave silurata da un sottomarino tedesco (anch’esso colato a picco), salgono alla spicciolata 9 naufraghi di provenienze e professioni molto diverse. Nei giorni che passeranno più o meno alla deriva chiaramente la convivenza diventerà sempre più difficile ed il gruppo inevitabilmente si assottiglierà. Come è facile intendere, il canovaccio è ben diverso dai soliti e, date le limitate dimensioni della barca, Hitchcock si trova quindi a dirigere un film drammatico con un set quasi teatrale nel quale, ovviamente, si deve contare molto sugli attori. Ciononostante riesce ad inserire vari tocchi di commedia e il suo solito cameo ma, considerato l’ambiente e periodo bellico (1944) era inevitabile che ci fosse anche tanta propaganda accompagnata da luoghi comuni, come del resto molti dei suoi film dell’epoca. Alla sceneggiatura collaborò John Steinbeck, autore anche del soggetto. Non fra i migliori del regista (anche per i suddetti oggettivi limiti), certamente non fra i più famosi, Lifeboat resta tuttavia un prodotto d’autore che merita una visione.

Spellbound (1945) 

Non è fra i titoli più famosi, probabilmente anche grazie a quello pessimo italiano Io ti salverò (spellbound = incantato, ammaliato, affascinato). Il film viene comunque ricordato per essere il primo dei tre che vedono protagonista Ingrid Bergman - gli altri due sono l’immediatamente successivo Notorius (1946) e Under Capricorn (1949, nella prossima cinquina) – e, soprattutto, per la rappresentazione del sogno/incubo del protagonista (interpretato da Gregory Peck) con i disegni di Salvador Dalì (guarda il video in basso). Film di tema psichiatrico non del tutto avvincente ed in vari avvenimenti abbastanza scontato. Oltretutto, ancora una volta Hitchcock non convince nelle scene dinamiche come quelle in mare e in questo caso nella discesa con gli sci … le sue specialità (apprezzatissime) restano invece gli interni, le ombre, i particolari e i dettagli e, soprattutto i tempi giusti che creano suspense.

Oscar per la musica e 5 Nomination (miglior film, regia, Michael Chekhov non protagonista, fotografia ed effetti speciali … candidatura chiaramente legata ai disegni di Dalì)

The Paradine Case (1947)

Si tratta del film meno interessante di questo gruppo. Annunciata nei titoli di testa come la nuova Selznick star la protagonista è Valli (questo fu il suo nome artistico, scritto sempre in corsivo, di Alida Valli in USA, dove interpretò anche il film che più la rese famosa a livello mondiale The Third Man (1947, di Carol Reed, al fianco di Orson Welles e Joseph Cotten). 

L’omicidio (o suicidio?) c’è già stato e non viene mai mostrato, il film si dipana fra una quasi love story e un processo, restando a dir poco sotto tono sia nel genere court room movie sia in quello romantico. Inoltre, avendo ben poco da dire e scarsa suspense, le quasi due ore di durata risultano eccessive. Nomination per Ethel Barrymore non protagonista.

domenica 8 gennaio 2017

Il mio amico Harvey ... e altri attori sottovalutati


Stasera, guardando The Piano (Lezioni di piano, di Jane Campion, NZ, 1993), mi è tornato in mente il mio incontro con Harvey, ovviamente mi riferisco a H. Keitel (come avrete già intuito dalla foto) e non al mitico coniglio gigante amico di James Stewart (vedi foto in basso, non vi perdete il film se vi capita a tiro), ma prima di parlare di lui come attore vi racconto un breve aneddoto, vissuto in prima persona.  

Museo della Carta, Amalfi, un venerdì del 2002
All'ingresso, dove c'è il Museum Shop, quel venerdì non ero il solo a cercare di ingannare il tempo ... oltre me, in attesa del mio gruppo affidato temporaneamente alle cure della guida del museo, c'era Harvey Keitel il quale, con evidente insofferenza, aspettava che la sua compagna terminasse di fare shopping. Così cominciammo a parlare del più e del meno e, avendo capito che ero una guida, soprattutto di quello che c'era da fare, da vedere e ... "da mangiare" in Costiera. Non essendo uno di quelli che assilla persone note sottoponendole ad un fuoco di fila di domande banali riguardanti la loro attività, solo poco prima di salutarci gli chiesi se fosse proprio lui e, avutane conferma, approfittai dell'occasione per chiedere l'esatta pronuncia del suo cognome: né Kèitel né Kàitel, bensì Kaitèl (ora lo sapete anche voi).
Harvey (Henry Koster, 1950) con James Stewart (Nomination) e Josephine Hull (Oscar)
Scavi di Pompei, due giorni dopo
Primo giorno del nuovo tour ... e chi trovo nei pressi della biglietteria? Harvey Keitel. Con grande nonchalance gli faccio un cenno di saluto dicendo "Hi, Harvey!" e lui, con enorme stupore dei clienti, mi risponde "Hi, Giovanni!" (ricordava anche il mio nome, forse aiutato dal mio biglietto da visita che si era fatto dare ... just in case). Quasi all’unisono molti chiesero "Conosci Harvey Keitel???", "Sì, siamo vecchi amici ..." (innocente bugia) e per tutta la settimana, in particolare le signore, mi guardarono quasi come un idolo.
 
Penso che Harvey (ovviamente ci diamo del tu ...) sia stato fra gli attori più sottovalutati di fine secolo scorso, mentre varie inespressive patate lesse come Richard Gere, Nicholas Cage e Mickey Rourke avevano miglior fortuna, ovviamente di breve durata considerata la loro inconsistenza. 
Quanto vale per Keitel è vero anche per altri miei prediletti come Robert Duvall (sopra a sx in Apocalypse Now, 1979, F. F. Coppola), Warren Oates (sopra a dx in Voglio la testa di Garcia, 1974, Sam Peckinpah) e Jeff Bridges (a sx in True Grit, J. Coen & E. Coen, 2010) che solo con gli anni sta riuscendo ad avere qualche ruolo di maggior rilievo, non ultimo quello nell'indipendente Hell or High Water (David Mackenzie, 2016) del quale ho scritto una breve recensione a fine anno e che potrebbe addirittura portargli una Nomination Oscar.
   
Harvey Keitel cominciò nel giro giusto visto che ebbe ruoli abbastanza importanti in ben 4 dei primi 5 film di Scorsese (“saltò” solo il suo secondo, Boxcar Bertha) ed in Mean Streets (foto a sx) e Taxi Driver (foto a dx) recitò al fianco di Robert De Niro che presto divenne l'attore preferito del regista che lo ha voluto come protagonista in 8 dei suoi film e per il 2018 ne è previsto un nono: The Irishman (nel quale comparirà anche "il mio amico Harvey").
   
Nella piena espansione del nuovo cinema americano evidentemente perse il treno giusto anche se quasi tenne a battesimo altri astri nascenti come Ridley Scott (che poi lo volle anche in Thelma & Louise) con I duellanti (foto a sx) e Quentin Tarantino con i suoi primi due veri film: Reservoir Dogs (foto a dx) e Pulp Fiction. Fra questi ultimi due fu protagonista in The Piano (tit. it. Lezioni di piano), ma successivamente ha avuto poche occasioni di dimostrare il suo talento in ruoli significativi.
Gli anni 91-92 avrebbero potuto rappresentare la svolta visto che in rapida successione prese parte a film di successo come Thelma & Louise (1 Oscar), Bugsy (2 Oscar e lui ottenne l’unica Nomination della carriera), Reservoir Dogs (57° nella classifica dei migliori film di sempre) e The Bad Lieutenant di Abel Ferrara che non ottenne grandi riconoscimenti, ma solo buone recensioni.
Oggi, a quasi 80 anni e dopo oltre 110 film, continua a lavorare ed ha in programma o in post-produzione ben 6 film (2017-2018). 
Si deve sperare che non faccia la fine di Robert De Niro il quale negli ultimi anni è apparso in film sempre più scadenti e si sta “rovinando la reputazione”. 
Purtroppo il più recente film di Keitel pronto ad arrivare in sala (The Comedian, del quale si parla già abbastanza male) lo vede in un cast di “vecchie glorie”, al fianco di Danny DeVito e Billy Crystal avendo  proprio il suddetto De Niro come protagonista e, come detto poc'anzi, i due si ritroveranno in The Irishman ... 
Riuscirà Scorsese a mettere le cose a posto? Ci spero, ma sono un po' scettico a tal riguardo ...