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lunedì 3 ottobre 2016

Sorgente pietrificante della Festola simile a quella del Cerriglio

Ancora serendipity ... sono andato a verificare una segnalazione, ho visto un sentiero più pulito del solito, l’ho percorso fin dove era possibile e ho trovato una bella massa calcarea coperta da muschi, capelvenere e altro, tipico esempio di “sorgente pietrificante”, ovvero che genera travertino (detto anche tufo calcareo). 
Forse qualcuno ricorderà che un paio di mesi fa accennai a questo tipo di formazione in questo post: Cerriglio, una volta sorgente pietrificante,si può recuperare? (foto a sx)
Ciò che mi ha colpito è la grande somiglianza fra le due (Festola e Cerriglio) per dimensioni e forma - profondo canale al centro - e anche per specie presenti fra le quali spicca il capelvenere (Adiantum capillus-veneris, una felce) per essere più evidente dei muschi (anche se per la seconda sorgente vado un po’ a memoria visto che è secca da vari anni).
   

   
Questa è ovviamente ben poca cosa in confronto a quelle enormi, che coprono intere pareti della Riserva della Valle delle Ferriere di Scala, a monte di Amalfi
Fra il minuto 4'20" e 6'00" di questo video sono comprese varie riprese dell'enorme massa che sporge dalla parete calcarea vera e propria anche per più di un metro, creando quasi una specie di tunnel con una parete d'acqua, come si può ben apprezzare da queste foto scattate nel corso del Trek Amalfi - Capri del 2010 (tante altre foto qui
   
   
Per fornire qualche informazione in più in merito a questa ennesima meraviglia della natura, che come tante altre è facile da osservare ma quasi sempre sottovalutata per scarsa conoscenza della materia, riporto qui un paio di brevi testi fondamentalmente scientifici che tuttavia penso sia abbastanza comprensibili ai più.
Sorgenti pietrificanti con formazione di tufi (Cratoneurion)Comunità a prevalenza di briofite che si sviluppano in prossimità di sorgenti e pareti stillicidiose che danno origine alla formazione di travertini o tufi per deposito di carbonato di calcio sulle fronde. Si tratta quindi di formazioni vegetali spiccatamente igro-idrofile, attribuite all’alleanza Cratoneurion commutati che prediligono pareti, rupi, muri normalmente in posizioni ombrose, prevalentemente calcarei, ma che possono svilupparsi anche su vulcaniti, scisti, tufi, ecc. (da http://vnr.unipg.it/)
L’habitat delle sorgenti pietrificanti (CratoneurionL’habitat delle sorgenti pietrificanti è rappresentato da ruscelli, con presenza costante di acqua corrente, in cui avvengono fenomeni di travertinizzazione, cioè di formazione di travertini. I travertini sono una roccia porosa, formata dalla precipitazione del carbonato di calcio (calcare) di cui sono ricche le acque sorgive, che lo acquisiscono durante la permanenza nel sottosuolo. Una volta venute a giorno, le acque tendono a depositare parte del calcare su tutte le strutture con cui vengono a contatto, rivestendo così con patine via via più spesse le rocce, i sassolini, le foglie, i pezzi di legno, i muschi.Questo fenomeno viene facilitato dalla presenza di cascatelle e di muschi, che con meccanismi fisici e biologici accelerano la perdita di anidride carbonica da parte delle acque, e quindi la precipitazione del calcare. (da www.parcocurone.it)
In quest’ultimo sito è anche disponibile un interessante documento specifico di 12 pagine dal titolo Le sorgenti pietrificanti - aspetti vegetazionali, scaricabile in pdf.

Speriamo di poter rivedere presto l'acqua scorrere al Cerriglio, anche se per vedere muschi e capelvenere certamente si dovrà aspettare qualche anno.

domenica 5 aprile 2015

Video di Vendicari, egagropili e garum

Come anticipato nel post di una decina di giorni fa ho montato un filmato di circa 4 minuti utilizzando le riprese effettuate il 23 marzo scorso e aggiungendovi 3 foto scattate nella medesima occasione. Ho voluto pubblicare questo post non tanto per comunicarne la disponibilità online, ma soprattutto per fornire ulteriori notizie che si vanno ad aggiungere alle precedenti informazioni generali.

video: Vendicari nord, fino a Calamosche

Un paio di queste sono abbastanza inusuali e comincio con gli egagropili, termine scientifico (anticipato nel titolo) utilizzato per descrivere gli agglomerati sferici o ovali di colore marrone chiaro e di consistenza feltrosa costituiti da residui fibrosi di posidonia (Posidonia oceanica) che si accumulano sui litorali, sospinti dalle onde. Questa specie vegetale endemica del Mediterraneo non è assolutamente un’alga (come molti erroneamente pensano) essendo una fanerogama appartenente alla famiglia delle Posidoniaceae. Trattandosi di una pianta superiore vera e propria, svolge la fotosintesi clorofilliana e ha un apparato radicale per mezzo del quale si fissa al substrato. La formazione degli egagropili - comunemente noti come palle di mare, polpette di mare o patate di mare o bolig - è frutto dello sfilacciamento dei residui fogliari fibrosi che circondano il rizoma della pianta e della loro aggregazione ad opera della risacca marina. Trascinati a riva dalle onde si dispongono in lunghe strisce parallele alla riva e talvolta formano veri e propri argini. Quindi non si tratta di ciò che sembra a prima vista e che qualcuno potrebbe pensare … sulla spiaggia di Vendicari non transitano né muli, né cavalli. Nel video è evidente la fascia di egagropili sulla sabbia e ho inserito anche un primo piano di una di queste polpette di mare.
Ed eccoci al garum, termine che pur non facendo parte del comune vocabolario quotidiano degli italiani, è senz’altro più comune e conosciuto di egagropili.
“Era una salsa di pesce usata dai Romani che ne erano molto ghiotti e la adoperavano in molti modi. Si preparava buttando in un recipiente le interiora dei pesci che si volevano adoperare e mescolandovi pezzi di pesci o pesci minuti; si otteneva così il liquamen, una poltiglia che si esponeva, affinché fermentasse, al sole, rivoltandola più volte. Quando la parte liquida si era molto ridotta, s'immergeva in un recipiente pieno di liquamen un cestino; il liquido che vi filtrava dentro era garum, e veniva conservato in anfore nelle cantine. Il garum era carissimo; ve n'erano molti centri di produzione; il più fine veniva dalla Spagna.” (dalla Treccani)
In un articolo sui condimenti (anche questo su treccani.it) si legge:
“… il garo, una «salsa di pesce in uso nell'antichità, generalmente fatta con interiora di sgombro e altri pesci marinati». Anche in questo caso il sostantivo italiano deriva da una forma latina: è il garum di cui Plinio parla in questi termini nella Naturalis Historia : «liquoris exquisiti genus, quod garum vocavere, intestinis piscium [...] sale maceratis, ut sit illa putrescentium sanies»; a sua volta il latino deriva dal greco garon, usato nel medesimo significato e di etimologia non chiara, come dichiara Pierre Chantraine nel Dictionnaire étymologique de la langue grecque («pas d'étymolgie, emprunt possible»). Se dubbia è l'origine della parola è, invece, certo che il garum - anche mescolato ad altri ingredienti, come nel caso dell'oenogarum (garum e vino), dell' axygarum (garum e aceto), dell'oleogarum (garum e olio) e dell' hydrogarum (garum e acqua) - fosse particolarmente apprezzato dagli antichi e, di norma, preferito agli altri condimenti a base di pesce …”.
A pochi metri dalla tonnara e dalla Torre Sveva, i greci prima e i romani poi preparavano questa prelibatezza dell’epoca che, comunque, non doveva essere molto diversa dalla pasta d’acciughe e simili. Nel filmato, dopo le immagini della tonnara, potrete vedere alcune delle vasche scavate nella viva pietra, nelle quali si lavorava il pesce da utilizzare per il garum.
Interessanti ed esaurienti notizie in merito al funzionamento della tonnara (della quale si vedono numerose immagini delle strutture portanti, dei forni e della ciminiera) le potrete trovare in questa pagina http://www.riserva-vendicari.it/tonnara-vendicari/

venerdì 6 febbraio 2015

Valle delle Ferriere - avvisi e suggerimenti

Dopo le precisazioni relative al Sentiero degli Dei, tratto ora brevemente della cartina della Valle delle Ferriere a monte di Amalfi che, dal punto di vista escursionistico, è certamente più complessa e ricca di sentieri. Questa sua caratteristica permette l'organizzazione di innumerevoli itinerari, di difficoltà e impegno molto vari, ma conta anche tanti incroci non sempre chiari e bivi che "invitano" a seguire la traccia sbagliata. 
La mappa che ho compilato non comprende tutti i sentieri (impresa impossibile a questa scala), ma fornisce un'idea generale delle distanze, dislivelli (importanti), degli andamenti dei sentieri principali e degli incroci ai quali è necessario prestare attenzione.
I percorsi più frequentati sono quelli che ho sempre indicato come basso, fra Pontone e Amalfi (con deviazione fino alla Riserva), e alto fra Pogerola e Scala (Campidoglio, Minuta o Pontone) e quindi, in questa sede, mi limiterò a parlare di essi. Una analisi, per quanto essenziale, delle numerose varianti, scorciatoie, raccordi e sentieri principali segnati dal CAI che dalla valle conducono a San Lazzaro, Megano, S. Maria ai Monti, Mustaculo, ecc. richiede certamente più spazio e forse più di un post.

Avvisi e suggerimenti agli escursionisti
  • L'attraversamento del Canneto (il corso d'acqua che sfocia ad Amalfi) lungo il percorso alto, in località Fic' 'a noce, non è sempre semplice ed in caso di notevole portata d'acqua può risultare difficile non bagnarsi. Passare sulle pietre (spesso scivolose) a fior d'acqua sarà più semplice per chi usa i bastoncini, ma chi non vuole rischiare di camminare per il resto dell'escursione con le scarpe zuppe potrà affidarsi alla tecnica più sicura: levarsi le scarpe e guadare (la profondità è minima, ma a causa della corrente aspettatevi di bagnarvi fin oltre i malleoli).
  • Il bivio più ingannevole è quello che si presenta a chi vuole andare a Pogerola provenendo da Fic''a noce, a nord di Punta Cianfone (indicato dalla freccia rossa nello stralcio a destra). Prestare attenzione! Se si prosegue diritto lungo il sentiero (più largo e in piano, ma solo all'inizio) si finisce nella parte bassa della valle incrociando il percorso Giustino Fortunato fra la Riserva e TavernatePer Pogerola si dovrà invece seguire il sentiero a destra che molti addirittura non notano. Eppure ci sono dei segnavia CAI bianco/rossi che indicano il breve e ripido percorso, stretto fra la vegetazione, che vi condurrà ad un punto panoramico (in carta corrisponde all'indicazione di quota 468).
  • La sezione del succitato percorso Giustino Fortunato fra la Riserva e Tavernate non è consigliata a chi soffre di vertigini e presenta un paio di passaggi che richiedono attenzione, in particolare quando la roccia è bagnata o semplicemente umida, ovviamente ancor di più se percorsi in discesa. Le vostre calzature, in particolare le suole, possono influire molto.
  • Un altro bivio "ingannevole", ma meno del precedente, si incontra andando da Pontone verso la Ferriera. Poco dopo aver terminato il tratto lastricato tralasciate un evidente sentiero che scende in direzione opposta verso la valle e salite invece per qualche decina di metri a destra della piccola costruzione dell'acquedotto. Subito dopo scendete a sinistra percorrendo un paio di tornantini e proseguite in piano attraversando il vecchio ponticello che avrete già notato. Un paio di centinaia di metri vi separano dalla Ferriera.
  • Ricordate che la Riserva è recintata e la visita regolamentata. Informatevi circa le modalità di accesso qualche giorno prima di andarci. Cambiano di anno in anno … non so niente per il 2015.

Per tutto il resto il buonsenso dovrebbe essere più che sufficiente per tenervi lontani dai problemi e non correre inutili rischi.

NB - Questo post, così come il precedente, è chiaramente rivolto a chi ha intenzione di andare in giro autonomamente o con amici, senza affidarsi ad una guida o aggregarsi ad altri e non certo agli esperti frequentatori abituali della Valle. Tuttavia questi ultimi, ove ne ravvisassero l'opportunità, potrebbero integrare i suesposti avvisi portando all'attenzione di tutti eventuali aggiornamenti significativi.

venerdì 26 settembre 2014

Menorca: ricognizione e perlustrazione (2)

Il percorso del Camì de Cavalls, GR223 è molto vario non solo per quanto riguarda la vegetazione, ma anche per i diversi ambenti attraversati. Nei tratti che si allontanano dalla costa e più vicini a zone agricola, si procede fra antichi muri a secco e talvolta su cammini lastricati che includono lastroni di roccia segnati dai solchi delle ruote dei carri. Ci sono sezioni che attraversano zone desertiche rocciose (specialmente al nord, vedi foto) e altre nelle quali invece si procede su sabbia paralleli ad un mare molto invitante.
La vegetazione dominante è il matorral, macchia mediterranea bassa nella quale dominano gli arbusti di lentisco e oleastro spesso completamente curvati dal vento. Ci sono alcune pinete e lecceti, questi ultimi di solito limitatamente ai barrancos, strette vallette di erosione.
  
C’è poi un’area che si lambisce solamente, ma che vale senz'altro una deviazione e qualche ora del nostro tempo: S’Albufera des Grau. Parco naturale dal 1995 e nucleo principale della Riserva della Biosfera di Menorca, accoglie una media di quasi 10.000 uccelli d’inverno e circa 2.000 d’estate con una varietà di un centinaio di specie diverse. La grande laguna riceve acqua dal mare per effetto della marea, con afflusso oggi regolato per evitare eccessi di salinità.
Lungo il percorso o nelle immediate vicinanze, quindi raggiungibili con brevi deviazioni, ci sono anche una quantità di siti archeologici della civiltà talaiotica e tante torri, fortezze e fortini.
  
Come già anticipato si dovranno attraversare anche aree urbanizzate, ma questo “svantaggio” è controbilanciato dal poter usufruire di trasporti pubblici per accedere ai sentieri e rifornirsi facilmente di cibo e bevande.  
Passando all’argomento altimetria, sappiate che l’isola di Menorca - pur essendo relativamente grande (702kmq) - non ha catene montuose e quasi neanche colline. La cima più alta è l’isolato picco di Monte Toro (358m) e la seconda altura per elevazione è Santa Agueda, appena 268m. Sia per queste caratteristiche geomorfologiche che per la natura stessa del percorso (quasi costiero) i dislivelli non sono significativi e nell'intero percorso solo un paio di occasioni si superano i 100m di quota. Ciononostante sappiate che a 30 e 50 metri alla volta in una giornata si possono accumulare anche 700-800 metri di dislivello complessivo. Ci sono tanti saliscendi che includono talvolta brevi tratti abbastanza ripidi.
Nella pianificazione dell’itinerario di ciascun giorno si devono anche valutare bene le distanze e considerare le condizioni meteo. In quanto al primo argomento, bisogna tenere presente che talvolta da un centro abitato all’altro ci sono talvolta molti chilometri, che non sempre esistono semplici vie di fuga e che spesso l'ultimo bus parte verso le 17-18. 
Il secondo argomento è comune a quasi tutte le escursioni, ma ci tengo a sottolineare che nelle giornate calde, anche se non eccessivamente assolate, vi renderete conto della quasi totale assenza di zone ombrose. Quindi tanta acqua, protezione e ... qualcuno potrebbe anche scegliere di portarsi un ombrello!
  
PS - la settimana prossima pubblicherò numerose foto con ulteriori informazioni, nel caso qualcuno fosse interessato a questo percorso.