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lunedì 5 dicembre 2022

Microrecensioni 331-335: Alec Guinness e altri 2 neo noir

Dopo aver guardato gli ultimi due dei sette neo noir selezionati una decina di giorni, ho completato la cinquina con tre comedie in classico stile inglese di metà secolo scorso, tutte con protagonista Alec Guinnes e tutte prodotte dagli storici Ealing Studios, fondati nel 1902 ed ancora in attività. Fra il 1947 e il 1957 sfornarono una serie di dark comedies molto apprezzate che sono tuttora conosciute, nel loro insieme, come Ealing comedies. Queste tre sono fra le più famose e apprezzate, insieme con il cult The Ladykillers (1955, La signora omicidi), oltre che con Alec Guinness anche con un’altra icona del cinema inglese: Peter Sellers. I due neo noir, pur avendo dei meriti, non mi hanno convinto del tutto.

 

The Lavender Hill Mob
(Charles Crichton, UK, 1951)

Un integerrimo impiegato modello di una banca ha il compito di controllare le spedizioni di lingotti d’oro, dall’inizio alla fine, perfino viaggiando all’interno del furgone che li trasporta. Dopo 20 anni di onorata carriera progetta un piano per far sparire una buona quantità di lingotti, ma ha bisogno di soci. A partire da questo punto, dalla ricerca dei complici all’attuazione del piano, dovrà superare un incredibile numero di imprevisti. Come concetto può essere assimilato al famosissimo (in Italia) La banda degli onesti (1956, con Totò e Peppino De Filippo). La storia è narrata in flashback, ovviamente con sorpresa finale.

The Man in the White Suit (Alexander Mackendrick, UK, 1951)

Qui Alec Guinness lavora in una fabbrica tessile e, più o meno di nascosto, porta avanti un suo progetto di realizzazione di una fibra praticamente indistruttibile, resistente a tutto, perfino a qualunque tipo di sporco. Quello che non immagina è la sua idea sarà contrastata praticamente da tutti. Film che fa buona satira sugli industriali sia quando si fanno concorrenza, sia quando si riuniscono in cartello, e anche sui suoi colleghi di lavoro e sui sindacati. Anche in questo caso sorprese e intoppi si susseguono a ritmo quasi frenetico, ma la vera star della storia è una imperturbabile ragazzina che spunta dal nulla nei momenti critici. Anche questo da non perdere, a patto che apprezziate l’umorismo inglese.

  

Kind Hearts and Coronets
(Robert Hamer, UK, 1949)

Questo è il più quotato dei tre, ma è quello che, pur piacendomi, ho gradito di meno per essere troppo esagerato e più lento degli altri, anche un po’ scontato e con un eccessivo uso di voce fuori campo. In questo caso, tecnicamente, il protagonista è Dennis Price ma Alec Guinness interpreta ben 8 personaggi, tutti appartenenti alla sua famiglia, che lo aveva ripudiato per un matrimonio al di fuori del loro ambiente nobiliare. Magistrali come sempre le interpretazioni dei personaggi che variano per età e sesso.

The Chaser (Na Hong-jin, Kor, 2008)

Neo noir abbastanza violento, come molti coreani del genere, che vede protagonista un ex-poliziotto convertitosi in gestore di un giro di prostitute. Per sua sfortuna varie ragazze scompaiono senza lasciare traccia e lui si mette alla ricerca dell’ultima che non è più tornata dall’appuntamento, ma non sa neanche dove sia andata esattamente. Il protagonista si scontrerà più volte con i suoi ex-colleghi che non credono ad una sola parola di ciò che dice, mentre il sadico serial killer sembra godere di maggior credibilità. Ci sono vari buoni twist, ma le continue liti e i tanti inseguimenti in una città incredibilmente quasi vuota sono poco credibili, e la tendenza allo splatter è proposta troppo spesso … inutilmente.

Nocturnal Animals (Tom Ford, USA, 2016)

Senz’altro il più noto di questo gruppo, quindi molti sapranno che si sviluppa su tre livelli diversi, due reali ma distanti una ventina d’anni e il terzo fittizio, ma con gli stessi ipotetici protagonisti. Questo è il segmento senza dubbio più interessante in quanto è un vero noir che si svolge lungo le strade deserte del sud-ovest americano, che mi hanno fatto pensare a Hell or High Water, dello stesso anno. Inoltre in questa storia, e solo qui, è presente l’unico bravo attore del film Michael Shannon (Nomination Oscar non protagonista), ammesso e non concesso che Jake Gyllenhaal e Armie Hammer possano essere definiti attori. La proiezione dura quasi due ore … eliminando le parti pseudo romantiche e i litigi fra Amy Adams (che si difende) con i suoi partner ed sviluppando un po’ quella del libro che dà il titolo al film, Tom Ford (che è anche sceneggiatore) avrebbe potuto realizzare un miglior prodotto.

giovedì 20 agosto 2020

Micro-recensioni 276-280: veri noir ma mi aspettavo di più

Cinquina con tanti buoni nomi (von Sternberg, Aldrich e Cromwell fra i registi, Cagney, Rooney, Mitchum fra gli attori) ma in fin dei conti i 5 film ottengono solo la sufficienza, più o meno risicata. Vale però la pena sottolineare che il gruppo stavolta è composto da veri noir e quindi per gli appassionati del genere sono meritevoli di essere guardati.
 
Kiss Me Deadly (Robert Aldrich, USA, 1955)
Regista e rating (IMDb 7,6 e RT 98%) facevano sperare in qualcosa di meglio. Tecnicamente molto ben realizzato, con ritmo rapido descrive la movimentata trama mostrando pochissimo, quasi senza violenza pur lasciandone immaginare tanta, oltre ad una sequela di morti. Il protagonista è il detective privato Mike Hammer (qui interpretato da Ralph Meeker), personaggio di immediato successo creato pochi anni prima da Mickey Spillane. Decine e decine di suoi romanzi e short stories (in parte scritte in collaborazione di Max Allan Collins) sono stati adattati in film, film TV e serie televisive. Trovo che il problema con personaggi simili (Sherlock Holmes, James Bond, Miss Marple, …) consista nella certezza che il protagonista sopravviva a tutto … spesso in modo a dir poco incredibile facendo venire a mancare la vera suspense. Il film si regge quasi esclusivamente sulla regia di Aldrich e sulla fotografia, essendo anche gli attori poco convincenti.

Macao (Josef von Sternberg, USA, 1952)
Uno dei tanti film ambientati nel misterioso oriente, in un porto multietnico, punto d’incontro di personaggi a dir poco singolari, crocevia di traffici legali e illegali di ogni tipo. Protagonista è Robert Mitchum, sempre con la stessa espressione e gli stessi atteggiamenti ... noir, western o crime, per lui non c’è differenza.
Location e intrigo avrebbero meritato miglior sceneggiatura, resta un film appena sufficiente mal sviluppato.
  
The Racket (John Cromwell, USA, 1951)
Di nuovo Robert Mitchum veste i panni del protagonista e, come spesso accade, è di presenza ma quasi del tutto inespressivo; in questo noir viene assolutamente eclissato dal Robert Ryan prefetto nel ruolo del gangster di turno.

Kiss Tomorrow Goodbye (Gordon Douglas, USA, 1950)
Prodotto e interpretato da James Cagney che continuava a fare il bulletto e il tombeur de femmes dimenticando di essere all’epoca già 51enne e non più adeguato ai ruoli che lo avevano reso famoso una ventina di anni prima. Personaggio poco credibile, sempre con lo stesso ghigno.

Drive a Crooked Road (Richard Quine, USA, 1954)
Film su misura per Mickey Rooney (1,57m), che resta uno dei più famosi shorty (piccoletti) hollywoodiani ricoprendo quasi sempre ruoli di buoni, timidi, onesti, ingenui, ecc. Non fu la prima volta che Rooney interpretava un pilota automobilistico (The Big Wheel, 1949) ma neanche stavolta riesce ad essere veramente credibile. Il regista lo diresse anche le 34 puntate The Mickey Rooney Show (serie televisiva 1954-55).