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lunedì 25 luglio 2022

Microrecensioni 206-210: commedie cult della Epoca de Oro Mexicana

Si tratta di 5 farse/commedie di genere sentimentale, charro e cultural clash (anche in Messico esisteva …) fra le più note e apprezzate dell’epoca (media IMDb 7,5), ancora oggi frequentemente riproposte in televisione. Altri punti in comune sono le 3 regie di Ismael Rodríguez che, con Los tres García, acquisì enorme notorietà per sé e per Pedro Infante, attore e cantante fra i più amati dai messicani e apprezzato anche a Hollywood che lo onorò con una postuma Star on the Walk of Fame, praticamente alla pari con Mario Moreno Cantinflas. Le altre due sono più incentrate sulle differenze culturali e hanno come protagonista Joaquín Pardavé, apprezzato caratterista farsesco, che in una interpreta un ricco commerciante libanese che viene snobbato dalla borghesia messicana sul lastrico e nell’altra un macellaio del mercato che litiga continuamente e molto animatamente con la dirimpettaia che vende pane, la gallega del titolo … una gachupina! Questi ultimi due sono linguisticamente interessanti sia per il continuo sottolineare i diversi modi di parlare e i marchiani errori di dizione e ortografia degli immigrati che generano continui equivoci e prese in giro, sia per la quantità di frasi fatte, proverbi e modi di dire … un eccellente modo di approfondire la conoscenza della lingua parlata, sempre che si abbiano discrete basi (comunque sono indispensabili numerose ricerche per i messicanismi colloquiali).

 
  • Los tres García (Ismael Rodríguez, Mex, 1946)
  • ¡Vuelven los García! (Ismael Rodríguez, Mex, 1947)

La parte del leone la fanno certamente l’indomita Sara Garcia (la nonna, perennemente con il sigaro in bocca) e Pedro Infante, uno dei suoi tre terribili nipoti (cugini fra loro). L’ottuagenaria è l’unica in paese che riesca a tenere a bada (di solito a bastonate) i tre, litigiosi con tutti e soprattutto fra loro. A seguito dell’enorme successo del primo, per il quale si erano girate molte scene non effettivamente indispensabili, fu subito prodotto il secondo, utilizzando buona parte di quelle scartate. Pertanto, le trame sono praticamente in continuità e nei cast ci sono minime variazioni, quali pochissimi nuovi personaggi e ovvia scomparsa dei morti nel primo film. A peggiorare i rapporti fra i cugini José Luis, Luis Antonio e Luis Manuel (il ricco, il povero e il viveur), arriva bella e bionda lontana cugina messicano-americana (Marga Lopez) che suscita quindi gelosie e risse, ma non bisogna dimenticarsi ci dei 3 Lopez che vogliono far fuori i 3 Garcia per una annosa faida fra le loro famiglie. La rivalità fra i 3, nonostante un matrimonio, continua anche nel sequel e in quanto ai Lopez appaiono un paio di loro discendenti. L'immancabile cura (parroco) dovrà faticare non poco per evitare spargimenti di sangue e sanare i rapporti fra tutte queste teste calde. Nel complesso abbastanza banali, ma tali commedie leggere erano quelle che avevano successo nell’immediato dopoguerra, anche grazie ai cast pieni di attori bravi, famosi e, soprattutto, amatissimi dal pubblico.

  
¿Qué te ha dado esa mujer? (Ismael Rodríguez, Mex, 1951)

Sequel di A.T.M.: ¡A toda máquina! (1951) che vede quindi ancora protagonisti Pedro Infante e Luis Aguilar nelle vesti di due motociclisti della squadra di élite della polizia di Ciudad de Mexico. I due sono scapestrati, ubriaconi e donnaioli, sempre in competizione fra di loro in quanto a conquiste femminili e talvolta gelosi l’un dell’altro e, come se non bastasse, vivono nello stesso appartamento in un condominio abbastanza movimentato e pieno di personaggi particolari a cominciare da Doña Angustias, portinaia factotum ed estremamente impicciona. Risulta chiaro che ci sono tutti gli elementi per una commedia popolare di successo, potendo contare anche sui due attori/cantanti che hanno occasione di esibirsi più volte.

El baisano Jalil (Joaquín Pardavé e Roberto Gavaldón, Mex, 1942)

Qui si mischiano lotta di classe e razzismo, seppur in modo chiaramente ironico. Il ricco commerciante Jalil, libanese che ormai possiede un accorsato grande magazzino, è amico sincero di Don Guillermo al quale presta ingenti somme di danaro. Questi senz’altro ha visto tempi migliori, ma attualmente mantiene nella sua grande e ricca casa parenti snob e con la puzza sotto al naso: moglie, figlia per di più spendacciona, oltre a una sorella e cognato parassiti. L’aspetto romantico, seppur con gran difficoltà data la ritrosia prima di Marta (figlia di Don Guillermo) e poi di Selim (figlio di Jalil), metterà chiaramente a posto ogni cosa. Altra famosa commedia popolare cult.

Una gallega en Mexico (Julián Soler, Mex, 1949)

Qui le beghe sono fra una immigrata spagnola (offensivamente chiamata rifugiada o gachupina) e un fiero messicano, entrambi commercianti in un mercato popolare. Anche in questo caso, come in El baisano Jalil, saranno appianati dall’amore fra i figli dei due che, a prescindere da contrasti spesso violenti, pieni di insulti ed estremamente rumorosi, non sono indifferenti uno all’altro. Un po’ troppo gridato e scontato, ma rientra perfettamente nel genere di commedia popolare. Ah, c’è anche un’apparizione di Jorge Negrete che interpreta sé stesso andando a cantare (a sorpresa) nel cortile del condominio; gli altri pezzi musicali (un must) sono affidati ai quasi immancabili Los Panchos e Trío Calaveras.

martedì 20 ottobre 2015

Don Tancredo, un Carneade per i non ispanici

Per l'ennesima volta, guardando un film, mi sono imbattuto in una storia strana, singolare eppure assolutamente vera, che ha anche generato un modo di dire tutt'ora utilizzato in Spagna. Il film in questione è "El inquilino" (1955, regia di José Antonio Nieves Condes) con un giovane Fernando Fernán Gómez  nei panni di Evaristo, il protagonista della pellicola che, avendo un disperato bisogno di soldi, accetta di fare il Don Tancredo. In questo video, anche se non conoscete una parola di spagnolo, è molto facile intendere la successione degli avvenimenti: spiegazione di ciò che deve e che non deve fare al riluttante Evaristo, travestimento, attuazione nell'arena. Certamente per chi ha dimestichezza con l'idioma la scena è ben più godibile.
Come mio solito, incuriosito, ho effettuato una rapida ricerca in rete ed ecco quanto ho appreso. Quasi tutti concordano nell'individuare in un poco capace e ancor meno valente torero valenciano, tale Tancredo López, l'origine del nome. Alcuni sostengono che fu lui il creatore di questa breve rappresentazione tragicomica altri invece affermano che la copiò avendola vista eseguire da un suo collega a La Habana, Cuba. Comunque siano andati i fatti il questo breve spettacolo durò dal 1899 fino alla metà circa del secolo scorso anche se, negli ultimi anni, era già ufficialmente proibito.

Il Don Tancredo, vestito completamente di bianco e con la faccia infarinata, si sistemava su un piedistallo al centro dell'arena e doveva rimanere lì immobile. Si supponeva che il toro, entrato furiosamente alla ricerca di qualsiasi essere vivente che si muovesse per caricarlo e possibilmente incornarlo, si disinteressasse ben presto dell'oggetto immobile, limitandosi ad avvicinarsi per odorarlo per poi allontanarsi. 
Il suddetto López fu incornato più volte così come molti suoi emuli dimostrando la poca consistenza della teoria dell'immobilità. L'attuazione rimase relegata in spettacoli di basso livello in quanto quel pubblico dimostrava di apprezzare questo tipo di intermezzo fra una toreada e la successiva. Il fatto che si potessero guadagnare soldi "facili" attirava per lo più disperati, gente senza una peseta, che erano disposti a farsi incornare per risollevarsi da una situazione economica disperata. 

Fin qui la storia del Don Tancredo, reale e documentata, ci sono perfino elenchi completi dei più famosi, così come delle date degli incidenti più gravi (numerosi).

Nel già accennato uso comune, il "titolo" è stato affibbiato a numerosi personaggi politici, primo fra tutti Zapatero, e di norma si attribuisce a quelli che, sia in ambito politico che lavorativo, aspettano che i pericoli passino, ignorandoli e facendo finta di niente.

Leggende metropolitane (di vario genere): 
* si dice che anche il Generalísimo Francisco Franco facesse iDon Tancredo e che per questo motivo avesse due fascicoli sulla sua scrivania: "questioni che il tempo ha risolto" e "questioni che il tempo risolverà".
i tori non caricavano pensando di trovarsi davanti ad una statua di marmo. Ma come potevano riconoscere il marmo, considerato che oltretutto ci vedono poco? 
correva voce che Tancredo López ipnotizzasse i tori.