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giovedì 21 luglio 2016

Escursionismo: con un po’ di fantasia si trovano sempre itinerari nuovi

Anche in territori straconosciuti come per me sono quelli della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana si riescono a ideare nuovi percorsi e nuove rotte. In particolare in terreni vari e scoscesi, segnati da una miriade di sentieri, stradine e antiche scalinate, pur rimanendo nella stessa area, l’attento escursionista può “inventarsi” passeggiate piacevoli in qualunque stagione, tenendo conto di temperature, fioriture, punti di interesse temporanei e via discorrendo.

Con la riapertura di una vecchia comunale sorrentina (via Acquacarbone, impercorribile per decenni) sono oggi possibili tanti nuovi possibili itinerari fra Sant’Agata sui 2 Golfi, Massa Lubrense e Sorrento.
Ieri sono andato a verificare lo stato di uno dei tanti possibili percorsi, ideato in un primo momento per utilizzare un’altra stradina “abbandonata” (fra San Giuseppe e San Francesco), ma al momento fattibile solo percorrendo utilizzando via Bagnulo (solo un po’ meno panoramica della precedente), eppure egualmente gradevole, silenziosa e in piena campagna.
In questo breve post appena pubblicatosu Google+ trovate alcune foto scattate nel corso del sopralluogo del 20 luglio 2016 e la mappa, mentre qui di seguito c’è la descrizione testuale dettagliata di questo percorso di 4.600 metri, con 280 metri di dislivello in discesa e soli 30 in salita, dai 395m di Sant’Agata ai 145m di Massa.
   

Si inizia nel centro storico di Sant’Agata imboccando via Termine, girando a sx dopo il ristorante Mimì, subito prima dell’arco e di nuovo a sx davanti all’hotel Iaccarino. Dopo un paio di centinaia di metri all’ombra dei noccioli si gira a destra in leggera salita e dopo poco si è già in piena campagna sullo sterrato della panoramica via Olivella. La si segue fino al termine, prima in piano e poi in leggera discesa, quasi sempre al fresco fra allori, querce, castagni e tanti altri alberi ed essenze.  Giunti sull’asfalto, si prosegue per qualche decina di metri nella stessa direzione e subito dopo la prima curva, all’inizio della ripida discesa in fondo alla quale si trova in Nastro Verde, si imbocca la sterrata via Acquacarbone che attraversa un caratteristico castagneto ceduo per la produzione dei pali da pergola.
Usciti dal bosco si percorre un breve tratto parzialmente selciato in discesa e quindi si gira a sx su un altro sentiero sterrato limitato a valle da una rete al di là della quale si nota un piccolo vigneto. 
Circa 200 metri dopo aver facilmente scavalcato un piccolo corso d’acqua si torna su fondo duro e si prosegue senza ulteriori deviazioni fino al Nastro Verde (ss 145 Sorrentina, fra Sant’Agata e Sorrento) che attraverserà senza grandi problemi trovandosi al centro di un lungo un rettilineo. 
Si prosegue quindi verso valle per un centinaio di metri, si imboccano le scalette in cemento subito dopo l’hotel Il Nido e alla base di esse ci si troverà su un piacevole sentiero in dolcissima pendenza fra ulivi e limoni che termina proprio di fronte alla chiesa di S. Atanasio a Priora. Di qui si potrà andare a Sorrento imboccando la discesa a sx della chiesa o seguendo la rotabile verso destra; per Massa, invece, si segue la rotabile via Crocevia verso sinistra per circa 300m e, pochi metri prima dell’incrocio con il Nastro Verde, proseguire diritti attraverso la piazzola portandosi a monte del tornante.
   
Qui si dovrà fare molta attenzione ad attraversare ed imboccare via San Giuseppe, infatti dallo stesso punto iniziano tre stradine, quella più a sinistra, in salita, è via San Giuseppe (c’è la tabella toponomastica); se non la si vede, seguire le indicazioni per Villa Eliana e, giunti in vista del suo ingresso, imboccare la stradina a dx. Dopo pochi metri si supera la cappellina di San Giuseppe e fra tratti sterrati e selciati si prosegue lungo la via omonima fino al termine. Di nuovo su una stretta rotabile (via Bagnulo) si prende a sx e si procede di nuovo fra giardini, alberi e orti e, pochi metri dopo essere passati sotto un arco, si deve girare a dx e seguire la stretta e tortuosa rotabile che in breve conduce su via Massa - Turro (strada per Sant’Agata) in corrispondenza di un imponente pino. Si attraversa e dopo poche decine di metri si prende la traversa pianeggiante a sx (via Maldacea) che termina nel cuore dell’antico casale di Mortora, a soli 200 m dalla piazza di Massa Lubrense. Se non si vuole allungare la passeggiata andando verso Santa Maria, si conclude il percorso scendendo a destra per via Mortella fino a Rachione e si è praticamente giunti al centro. 

Anche i percorsi rurali possono risultare molto piacevoli ed interessanti!

lunedì 3 agosto 2015

Discesa delle Gorges de l’Ardèche in canoa

L’Ardèche è un corso d'acqua tributario del Rhône  (Rodano) e fra Vallon Pont d’Arc e Saint Martin d’Ardèche scorre tortuosamente in un profondo canyon, oggi parco nazionale, e attraverso un arco naturale. 
L’area è frequentatissima sia per la balneazione che per il trekking, ma soprattutto è la destinazione più famosa per canoisti di ogni ordine e grado. Il percorso è lungo (ma si può anche percorrere solo in parte), più che bello, a meno di portata d'acqua eccessiva non troppo complicato o rischioso, divertente e, importantissimo, logisticamente molto ben organizzato. 
Ci sono decine di imprese (che possono anche assistere per l’alloggio) che per meno di 30 Euro in alta stagione, poco più di venti in bassa, vi forniranno non solo una canoa o un kayak a vostra scelta, ma anche il trasferimento fra punto di arrivo e punto d’imbarco. A questo proposito, a quelli che si vorranno cimentare in questa indimenticabile discesa, suggerisco di noleggiare l’imbarcazione a Saint Martin (a valle). Pur trovando un po’ più di traffico lungo il fiume (quelli che prendono la canoa a Vallon partono mediamente prima) avrete l’enorme vantaggio di poter riconsegnare la canoa appena arrivati ed andare subito a fare una doccia calda, fatto importante considerando che vi sarete bagnati e che il sole va via presto. Gli altri dovranno aspettare i ritardatari arrivino, che il pulmino si riempia, che tutte le canoe siano sul carrello a traino e infine quasi un’ora di strada ...  Sono proposti un gran numero di pacchetti dalle mini discese fino a tre giorni con bivacco attrezzato lungo la riva del fiume.
    
Tornando alla perfetta organizzazione, faccio presente che già 30 anni fa si poteva comprare un’ottima e dettagliatissima cartina dell’Ardèche (impermeabile e indistruttibile!), venivano forniti bidoni o sacche stagne per portare con sé cibo, panni asciutti e macchina fotografica, e pur essendo epoca pre-digitale all’arrivo (sul greto dove si approdava per recupero imbarcazioni) si trovava la propria foto a colori 20x25 già stampata, scattata al passaggio di una delle rapide più spettacolari.
   
Le oltre 50 rapide attraversate da chi faceva l’intero percorso (32km) erano classificate in tre categorie: portante, sportiva, tecnica che molto vagamente corrispondevano alle ufficiali di primo, secondo e terzo grado. Queste ultime, a mia memoria, erano tutte evitabili sbarcando a monte di esse e re-imbarcandosi a valle. Sulla già menzionata carta erano indicate con un cerchietto nero e al lato c’era un ingrandimento con dettaglio degli scogli, giri di corrente, pietraie, rotte suggerite. Ogni rapida ha il suo nome, le più famose e temute erano Le CharlemagneLes Troix EauxLe Dent NoirLa ToupineLe Grand Gour 
e, quasi alla fine, La Pastière.

Non esisteva, e penso che tuttora non esista, una assistenza lungo tutto il tragitto, ma c’erano vari punti dai quali era possibile raggiungere la strada e, di norma, c’era una grande solidarietà fra i canoisti, sempre pronti ad assistere i naufraghi e ad aiutarli a svuotare la canoa e a riprendere la discesa.
In questo album di foto (del quale ho anticipato qualche immagine più in alto) ci siamo sia noi della Dunkerque – Bordeaux, sia perfetti sconosciuti, spesso naufraghi, immortalati da Ernesto. Ho inserito anche alcune foto dei preparativi, trasporto e recupero, nonché scansioni dell’intera cartina. Ho anche aggiunto alcuni commenti, talvolta esplicativi in altri casi ironici.
Spero di aver solleticato la fantasia di qualcuno e stimolato il suo spirito di avventura. In rete troverete prezzi, tutte le imbarcazioni noleggiabili, liste di alloggi di ogni tipo, foto e video. Se deciderete di andarci in alta stagione ricordatevi di prenotare in quanto, pur essendoci grande disponibilità di canoe, ci saranno anche varie migliaia di canoisti o aspiranti tali. 

giovedì 4 dicembre 2014

Verifica dell'esattezza dei dislivelli, o almeno della loro plausibilità

Premessa - Non interpretate questo post come un'esibizione delle mie conoscenze in merito all'argomento, né come saccenteria; vuole solo essere un aiuto per chi propone e/o descrive escursioni - su carta o in rete - in modo da evitare che una cattiva impressione iniziale causata da dati chiaramente errati possa far sospettare che anche tutto quanto successivamente esposto lo sia. Un refuso in un lungo testo o fra un cumulo di dati può capitare a tutti, ma non dovrebbe comparire in un titolo o fra i dati significativi.

Di recente mi sono imbattuto nell'ennesima descrizione di escursione con indicazione dei dislivelli ... errati: "Escursione da Termini a Sant'Agata ... omissis ... Dislivello in salita 100 mt. in discesa 70 mt." Certamente almeno uno dei due dislivelli è errato, ma potrebbero esserlo entrambi, a prescindere dall'itinerario scelto e (questione di forma) dal fatto che i metri dovrebbero essere indicati con la sola lettera m e senza punto, così come i grammi sono solo g e non gr. (cose che ai miei tempi si insegnavano alle elementari e tutt'oggi, a termini di legge, chi usa mt. o gr. in documenti ufficiali potrebbe incorrere in una sanzione).
Conoscendo le altitudini s.l.m. dei punti di partenza e di arrivo chiunque potrebbe, e dovrebbe, facilmente giungere alla stessa inevitabile conclusione. Ne ho già discettato in passato, ma ritorno sul tema tentando di essere quanto più chiaro possibile, cercando di spiegarlo logicamente e numericamente e, quando avrò di nuovo a disposizione un computer, mi riprometto di proporne anche una versione grafica.
Se per dare un'idea dell'impegno richiesto per un'escursione può essere utile fornire i soli dislivelli, per misurarli è necessario conoscere le quote e quindi si assume che siano note all'autore del testo o della scheda. Nell'ipotesi in cui dal punto di partenza A a quello di arrivo B non ci siano inversoni di pendenza (cioè tutta salita o tutta discesa) uno dei due dislivelli sarà nullo (= 0) e l'altro uguale alla differenza di quote. Quest'ultima è anche il dislivello minimo da superare per muoversi fra A e B. Se l'itinerario include dei saliscendi, per ogni metro di quota guadagnato lo si dovrà, ovviamente, ridiscendere altrimenti ci si troverebbe ad una quota diversa da quella della meta. Ne consegue che la differenza fra i valori dei dislivelli totali sarà SEMPRE e COMUNQUE uguale alla differenza di quota fra arrivo e partenza.
Per semplicità, pur non conoscendo il punto esatto dal quale si parte e arrotondando le quote, si possono considerare 325m per Termini e 395m per S.Agata, con un dislivello netto di 70m che sarebbe anche quello reale se si riuscisse a trovare un itinerario privo di saliscendi ... ma non esiste. Per fornire qualche esempio puramente ipotetico vi propongo un itinerario tutto in discesa da Termini fino al livello del mare (Crapolla, Marina del Cantone o della Lobra, in ogni caso a quota 0) e poi di lì a S. Agata tutto in salita. Il dislivello in discesa sarebbe di 325m e quello in salita di 395m. La differenza fra i due valori sarà ancora di 70m (395 - 325 = 70). Andando via Monticchio (300m) prima si perderebbero 25m per poi risalirne 95, ma 95 - 25 è comunque uguale a 70m. E se si andasse prima a S. Maria della Neve (440m) avremmo 115m di dislivello in salita (440 - 325 = 115) e poi 45m in discesa (440 - 395 = 45) e per l'ennesima volta, facendo la verifica, ci troveremo con una differenza di 70m (115 - 45). Spero che ora siate tutti convinti.
Visto che nel caso dal quale sono partito il dislivello in discesa veniva indicato in 70 metri, l'errore potrebbe essere stato un semplice refuso, almeno spero.
Occhio anche al dislivello minimo indispensabile ... una scheda riportava:
* quota di partenza 720m
* quota di arrivo 1122m
* dislivello 360m
ma se le quote fossero esatte, si dovrebbero guadagnare almeno 402m (minimo indispensabile). Uno dei tre dati è certamente errato (logica matematica).
In conclusione sarà sempre facile, e soprattutto utile, effettuare la verifica della plausibilità dei dislivelli complessivi controllando che la loro differenza sia uguale alla differenza fra le quote di arrivo e partenza. E ciò vale non solo per i redattori di schede o descrizioni di escursioni, in particolare quelli che tengono conto anche dei saliscendi intermedi e che quindi trattano una maggiore quantità di dati, ma anche per gli utenti che si apprestano a percorrere quell'itinerario.

PS - ho scelto un esempio che trattasse di un territorio probabilmente conosciuto dalla maggior prte dei miei lettori, ma per dirvi quanto sia comune fare confusione su questi dati vi dico che ad agosto visitai il sito di un lungo itinerario in una ventina di tappe, lungo le Alpi orientali, fino in Slovenia. Mi era stato mostrata la guida in inglese (corretta), ma la traduzione sul sito era stata affidata ad un incompetente il quale aveva tradotto le "quote massime" come "dislivello in salita". Chiaramente erano tutti dati errati. Mi presi la briga di segnalare il fatto al Consorzio che gestisce la parte italiana di questo progetto (in collaborazione con simili associazioni austriache e slovene) e dopo qualche email si resero conto delle baggianate proposte dal traduttore che penso non fosse gran conoscitore né di montagna, né di escursionismo, né degli idiomi trattati ...
Quindi ne presero atto, fecero correggere e ringraziarono ... capendo che non era una critica sterile ma un "contributo volontario e gratuito" a beneficio di tutti gli escursionisti distratti che si sarebbero potuti spaventare leggendo dei grandi dislivelli in salita.