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giovedì 11 giugno 2020

Ecco perché non si dovrebbe diserbare più del necessario

Oltre ad essere assolutamente inutile (con spreco di tempo, energie e danaro) ed antiestetico (un intorno verde e fiorito è indiscutibilmente più piacevole di margini di sentiero desertificati), influisce negativamente sulle attività milioni di insetti, assolutamente indispensabili per tanti cicli vitali.
Guardando il documentario Microcosmos - Il popolo dell'erba e osservando anche le conseguenze dei semplici eventi atmosferici come semplici gocce di pioggia ci si potrà rendere conto di almeno qualche aspetto della vita degli insetti.
Il video (1h15’) è liberamente fruibile in streaming e anche scaricabile dalla pagina archive.org/details/Microcosmos


Dopo la presentazione al Festival di Cannes di questo noto e apprezzatissimo (almeno fra gli amanti dei documentari naturalistici) lavoro dei francesi Claude Nuridsany e Marie Pérennou (Fra, 1996), Morando Morandini, autore de Il dizionario dei film e del famoso Il Morandini, scrisse: "Tolte poche parole iniziali, tutto è affidato alle immagini, ai suoni, ai rumori e alla musica.” (Il Giorno)
E Maurizio Porro (Il Corriere della Sera): "Una serie di sequenze con una loro logica, una loro poesia, una loro violenza, materiali di un film non didascalico, senza voci fuori campo ma con ottima musica, che svela tutto ciò che accade 'underground' con una tecnica cinematografica portentosa, altro che i soliti effetti speciali hollywoodiani."

La scelta di accompagnarlo con solo commento musicale permette allo spettatore di concentrarsi sulle sole straordinarie immagini che includono macro di insetti e piante, spesso rallentate o in timelapse, come potete apprezzare da questo trailer.
Link a vari altri documentari di gran qualità e ottimi film semisconosciuti li trovate nel mio profilo Twitter twitter.com/GioVisFREE  (non è necessario essere utenti per accedervi). Hashtag  #cinegiovis 

lunedì 30 aprile 2018

Le città e i popoli si conoscono solo vagando a piedi ...


... possibilmente senza un piano preciso e senza seguire pedissequamente una mappa che tuttavia sarà utile nel momento in cui si decida di rientrare alla base.
Con questa idea ho lasciato l'hotel stamattina dirigendomi semplicemente a nordovest, con l'obiettivo di giungere in un modo o nell'altro al Chora Museum (aka Kariye Müzesi, Chiesa di San Salvatore in Chora) famoso per i suoi splendidi mosaici e affreschi bizantini. 
Lungo il percorso molto zigzagante seguendo minareti e qualunque altro elemento che attirasse la mia attenzione, ho visitato una mezza dozzina di moschee, quasi tutte contornate da giardini ben curati, ho assistito a una cerimonia religiosa riuscendo ad ascoltare, una volta tanto, un canto dal vivo e ben diverso da quelli diffusi dagli altoparlanti dei minareti.
   
Poi ho assistito all'uscita di casa di una sposa (foto di apertura) dopo aver apprezzato la mini-banda, un classico duo zurna e davul, il primo è tipico strumento a fiato mediorientale, simile all’oboe ad ancia doppia, e il secondo una specie di grancassa, con le pelli di diverso spessore, la più spessa (suono basso) percossa con un grosso bastone con la testa ricurva e l'altra con una sottile bacchetta o stecca a ritmo più rapido (suono secco e alto). 
Se avessi scelto il percorso più breve avrei visto poco e sarei arrivato verso le 11, con il tram non avrei visto quasi niente e sarei giunto prima delle 10.30, invece ho iniziato la mia visita alla chiesa/museo dopo le 13, con oltre 2 ore di ritardo, ma contento della mattinata.
   
Dopo aver scattato tante foto dei mosaici (in questo album ce ne sono alcune) e dopo aver trovato chiuso un altro piccolo museo poco distante, sono sceso verso il braccio di mare del Corno d'Oro percorrendo scalette e vicoli tortuosi, fra case quasi in rovina, di sapore antico. 
   
Prima di giungere in riva al mare un'altra sorpresa, un piccolo bar all'aperto, solo parzialmente ombreggiato da alberi ed una tettoia, mentre alcuni tavoli erano posizionati sotto gli archi di sostengo di un antico palazzo (ottomano?). Qui ho deciso di fare una sosta prendendo un classico tè e una fetta di torta (da mangiare c'era solo una limitata scelta di dolci, niente di rustico) e ho scritto la prima parte di questo post.
   
Arrivando quasi al livello del mare, mi sono trovato fra vicoli di Balat, quartiere antico che pian piano, senza ristrutturazioni sostanziali, si sta riconvertendo in area turistica alternativa con una moltitudine di bar e ristorantini di vario livello.
   
Ho assistito ad un asta (per lo più vecchi samovar e altri oggetti d’epoca), mi sono imbattuto nella chiesa cattedrale greco-ortodossa di San Giorgio, e poi ho continuato attraversando i giardini lungo la riva del Corno d’Oro osservando una moltitudine di famiglie che passavano la giornata con ragazzini intenti a giocare come la bambina con l’aquilone della foto di chiusura, barbecue improvvisati, mentre altri si affidavano agli immancabili venditori ambulanti. 

Fra questi ho notato uno che vendeva cetrioli (!), li pelava, ne rimuoveva un’estremità e infine li tagliava longitudinalmente lasciando le quattro parti un po’ pendenti (vedi foto). Ce n’era un’altro che vendeva delle erbe con dei frutti (?) non meglio identificati; la barriera linguistica è stata insormontabile ... comunque indagherò. 
Giornata molto varia e piacevole!