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domenica 6 novembre 2016

Come “alleggerirsi” senza scendere dall’auto ... - C2C Express (3)

Il primo a partire, alle 6 del mattino, è stato il 40enne Dmitry Cherkassky, immigrato nel 1990 da quella che oggi è l’Ucraina, alla guida di una Mercedes 300D del 1983, pagata 2,800$. Era l’unico esordiente, evidentemente troppo impaziente per aspettare un momento più opportuno, e si è immerso nel traffico mattutino mentre i più scaltri e previdenti  Blues Brothers sono partiti 14 ore più tardi sfruttando al meglio le ore notturne nella parte più trafficata dell'intero percorso, riuscendo a guadagnare 15kmh di media sugli altri.
I fratelli Propst, Eric and Kevin, erano invece su un attrezzatissimo van Chrysler. Oltre ad un ovvio serbatoio extra e ruota di scorta, a bordo c’erano un fornetto a microonde, un frigorifero, pannelli solari, un sistema di speaker Kenwood, due contenitori pieni di energy drinks, 3kg di caramelle, 30 pacchi di noci assortite, 54 pacchi di patatine, carne secca (tipica dei pionieri, beef jerky), cioccolata, biscotti e merendine da poter sfamare un intero campo estivo. I Propst miravano al puro divertimento fornito dall’avventura e ad arrivare sulla costa del Pacifico in un tempo dignitoso evitando di prendere multe.
La Lincoln Continental 1978 era di gran classe e i tre membri del team erano vestiti come Thurston Howell III noto personaggio di sitcom, un miliardario che anche per una breve passeggiata portava con sé milioni di dollari in contanti. Carl “Yumi” Dietz, già recordman del coast-to-coast in solitario, era al volante affiancato da John Ficarra, che vanta il maggior numero di partecipazioni (8), e Roscoe Anderson viaggiava sul sedile posteriore. Questi, mentre i Blues Brothers sperimentavano l’itinerario migliore per uscire da Manhattan, si è “preparato” comprando due grosse bottiglie di vodka e travasandone il contenuto in bottiglie di acqua, il suo personale serbatoio di carburante e lo poteva fare in quanto il suo ruolo era solo di accompagnatore ed entertainer.
Passare il tempo è la chiave di tutto e per loro, anche se il nastro di Herp Albert si ruppe e Aretha Franklin esplose non fu un problema in quanto avevano una chitarra, varie armoniche e il banjo di Anderson il quale per giunta cantava e raccontava storie e barzellette. Di lui Ficarra ha detto: “è come avere un muppet sul sedile posteriore”.
Il team ha introdotto anche un'altra novità. La maggior parte degli equipaggi prevedono una decina di fermate per i due problemi ineludibili: riempire i serbatoi e svuotare le vesciche e in merito a al secondo sono abbastanza creativi. Dietz, allestendo la Lincoln aveva fatto fare tre buchi nel pianale. Ognuno dei tre viaggiatori è stato poi dotato di un imbuto con relativo tubo che finiva, ovviamente, nel foro. “Funziona a meraviglia” ha detto Dietznon capisco perché non lo facciano anche altri”.
   
Preston aveva invece risolto il problema caricando numerosi pannoloni ultra-assorbenti dei quali si disfacevano alla prima sosta per rifornimento. Con il suo misterioso copilota (l’identità è tenuta nascosta essendo un dipendente federale) ha accolto un neozelandese i cui compagni erano finiti in ospedale 5 giorni prima della partenza. In un tratto nel quale andavano al passo con il normale flusso d’auto sono stati fermati in quanto uno zelante sceriffo si è insospettito per l’aspetto “hippie” di Preston (capelli molto lunghi). Quindi con la scusa della velocità, poche miglia oltre il limite, li ha fermati ma alla ricerca di sostanze illecite. Quindi hanno dovuto aspettare l’unità speciale K-9 che ha perquisito minuziosamente l’intero veicolo con l’aiuto di un cane che ne ha odorato ogni parte. Prima di convincersi che erano “puliti” era passata ben oltre mezz’ora. Oltre a questo contrattempo, dovettero anche cambiare l’alternatore e, nonostante le sole 4 soste per rifornimento (grazie al serbatoio extra) chiusero ben oltre le 40 ore, a 40h55’.
Anche la Bluesmobile ebbe un incidente meccanico: il blocco della pompa. Appena venuti a conoscenza del fatto, gli altri concorrenti (di solito sempre in contatto) cominciarono a dare i consigli più strani e insensati possibili prendendo in giro i Blues Brothers, che però risolsero brillantemente il problema con l’antico e quasi infallibile metodo delle martellate, caldeggiato proprio dall’ingegnere Sibley.

Nonostante questo intoppo e le due multe, la tattica di partire per ultimi e sfruttare due notti diede i risultati sperati e la Bluesmobile fece fermare il cronometro a 34h16’, pari a una media di 132km/h, ma non considerando le soste forzate questa sale a 141,6km/h.
Propst che non era andato riuscito a centrare il suo obiettivo di 40 ore, superandolo di 1h18’, disse ai suo compagni di avventura: 
Sapete che significa questo? L’anno prossimo dovrò riprovarci!

venerdì 4 novembre 2016

Cominciamo con i più folli: i Blues Brothers - C2C Express (2)


Un viaggio e una gara a 130km/h 

5 auto, 13 tizi, innumerevoli energy drinks e 4.600 km di asfalto:
benvenuti alla C2C Express

(rielaborazione di notizie tratte dall’articolo apparso su The Washington Post il 28/10/16
testo di Rick Maese, foto di Katherine Frey - misure convertite e arrotondate)

La genialità di questo viaggio-corsa consiste nel non avere regole (differenziandolo così da una gara) a parte il requisito iniziale relativo all’origine del veicolo: deve essere stato acquistato per non più di 3.000$. Chiaramente ogni equipaggio ne spende molti altri per rimetterlo a posto, essere sicuro che resista a quasi due giorni di moto continuo e per renderlo confortevole e funzionale per “la vita a bordo”.
Ci sono solo alcune disposizioni da rispettare, ma non si possono certo chiamare regole:
  • partenza dal Red Ball Garage di Manhattan, New York
  • arrivo al Portofino Hotel di Redondo Beach, California
  • ognuno può scegliere il suo orario di partenza nell’arco delle 24 ore del giorno stabilito dagli organizzatori.
La maggior parte degli equipaggi partecipano per puro divertimento, con veicoli non certo da competizione (in questa edizione c’era un grosso van e in passato anche un camper), spesso addobbandoli in linea con i loro costumi come se fosse una parata carnevalesca.

Quest’anno hanno partecipato i “Blues Brothers”, ovviamente con la loro “Bluesmobile”, perfetta replica dell’omonima Dodge Monaco 1974 del film-cult del 1980 di John Landis e vestiti come “Joliet” Jake e Elmore Blues (John Belushi e Dan Aykroyd, foto in basso). Non mancava neanche la scritta “We are on a mission from God” sul lunotto posteriore. 
In effetti sull’auto erano in tre: Arne Toman, Forrest Sibley and Ed Bolian. Quest’ultimo è il detentore del record della corsa con 28h50min (2013, molti ritengono impossibile abbassare questo tempo per i maggiori e più sofisticati controlli e per il traffico sempre in aumento), Sibley è un ingegnere che sta preparando un’apparecchiatura che neutralizza gli autovelox (per dirla all’italiana) e Toman ha costruito il più veloce carro funebre (220km/h)!!!
Questo team, a dispetto dell’apparenza, era quindi superpreparato e l’auto superattrezzata. Un concorrente ha dichiarato che era “un’arma nucleare in una sfida al coltello” e che il cruscotto era più complesso della Starship Enterprise (l’astonave di Star Trek). Ogni dettaglio era stato curato con mesi di anticipo: stabilizzatore, binocolo per il passeggero e uno di riserva, telefono sul cruscotto, radar detector su entrambe i lati, 2 “telepass”, cronometro, un Ipad fisso ed un altro telefono, radio spia sulle frequenze della polizia, 2 GPS e un’apparecchiatura per il rilevamento di aerei o elicotteri di controllo al traffico, serbatoio supplementare di 120 litri.

Anche la logistica è stata dettagliatamente pianificata scegliendo le stazioni di servizio dove due di loro, alternandosi, avrebbero riempito contemporaneamente i serbatoi avendo comunque il tempo di andare in bagno, pulire il parabrezza gettare la spazzatura e ricevevano aggiornamenti da amici dislocati lungo tutto il percorso. A proposito delle soluzioni-bagno ce ne sono un paio di altre degne di nota adottate dagli altri team.
Tuttavia, nonostante tutta la tecnologia applicata e l’organizzazione logistica, e pur avendo toccato una massima velocità di 214km/h, Bolian si è beccato una multa per aver viaggiato a 90 mph in un tratto con limite a 55. 
Anche in questo i poliziotti americani si distinguono ... o troppo zelanti, o troppo violenti, o assolutamente imperturbabili come quello che ha elevato la contravvenzione senza fare alcun commento né sull’auto, né su come erano vestiti ... neanche uno sguardo meravigliato o incuriosito e tantomeno una domanda.

(fra un paio di giorni il terzo post su C2C Express)

mercoledì 29 luglio 2015

U.S. on the road: memorie e idee per viaggiatori

Insieme con le dia del raid canoistico in Francia, ho fatto digitalizzare anche qualche centinaio di vecchie foto di viaggio. Fra queste anche quelle del lungo viaggio/soggiorno negli Stati Uniti (settembre 1985 - aprile 1986) che incluse il percorso da costa a costa in entrambe i sensi. Dopo un paio di mesi in New England passati da quasi turista a New York e dintorni (un paio di settimane) e a Boston (6 settimane di lavoro come scaricatore/magazziniere), alla prima gelata decisi che era ora di trasferirmi in regioni più calde e ovviamente non mi lasciai sfuggire l’occasione di andarci in macchina.
Allora chi traslocava da uno stato all’altro di norma inviava la propria auto facendola guidare a qualcuno disposto a stare ore e ore al volante senza superare il famoso ridottissimo limite di velocità di 55 mph (88,5 km/h). Molte volte si mandava la vecchia auto ai figli che si erano trasferiti al college. Avendo tempo a disposizione, era senz’altro una esperienza indimenticabile, in particolare se si trovava una macchina decente da consegnare sulla costa opposta. Questo servizio è fornito ancora oggi dalle driveaway agencies anche se pare che non si trovino più tante ottime occasioni come 30 anni fa. In epoca pre-internet si cercavano gli annunci sui quotidiani e poi si andava a contrattare il viaggio di persona. La prassi era semplicissima (come quasi tutto in USA, almeno all’epoca) e consisteva nel trovare una destinazione interessante, negoziare un poco sul “contributo benzina” e sulla data entro la quale consegnare l’auto, esibire passaporto e patente internazionale, versare 50 dollari di cauzione, firmare un paio di documenti.
Fui abbastanza fortunato da trovare subito il viaggio perfetto per le mie esigenze: da Orange, New Jersey (una ventina di km a ovest di New York) a San Diego, California (dove avevo un “appuntamento”), quasi 3.000 miglia, poco meno di 5.000km! Anche la macchina era perfetta in quanto era piccola e con il cambio manuale (una Toyota Celica) e a causa di ciò l’agenzia aveva non pochi problemi in quanto quasi tutti gli americani avevano familiarità solo con quello automatico. Seppi che l’auto era in attesa da già quasi un mese e ciò mi consentì di ottenere 60 dollari per la benzina (più del normale) e 3 giorni in più per il viaggio (era prassi calcolare 350-400miglia al giorno) e quindi invece di 8 giorni ne ebbi a disposizione 11. C’erano un altro paio di condizioni, una la rispettai, l’altra no. Era concesso un surplus di miglia (in percentuale, in modo da consentire deviazioni dall’itinerario più breve) che permettevano di fare un po' di turismo, ma la macchina doveva essere consegnata entro 24 ore dall’ingresso nello stato di destinazione. Feci questo primo coast-to-coast senza quasi fermarmi e senza deviazioni, ma arrivato in California tenni la macchina per quasi una settimana percorrendo tutte le miglia disponibili ... Alla consegna ricevetti i 110 dollari (50 di deposito + 60 per il carburante) ed ottenni un passaggio per la stazione degli autobus (i famosi Greyhound).
Ora molto è cambiato, ma dal mid-west alle coste del Pacifico si attraversa ancora il vecchio west, quello dell’immaginario collettivo, delle strade infinite in mezzo al niente, o meglio, a paesaggi desrtici ma pieni di fascino. Nel mio viaggio, da Dallas in poi, dopo aver percorso le affollate highways del nordest fra New York, Philadelphia e Washington, quelle più tranquille del centro lambendo Memphis, Nashville e Little Rock, guidai per ore e ore incrociando pochissimi veicoli e passando per luoghi simbolo del Far West come Pecos, El Paso, Tucson, Yuma
Questa pagina (in inglese) fornisce quasi tutte le informazioni necessarie (le condizioni sono molto cambiate) mentre in quest'altra potete farvi un’idea delle auto da trasferire e delle destinazioni
Qui ci sono gli itinerari degli altri due trasporti che feci: 
* Los Angeles, CA Eugene, OR 
* Los Angeles, CACincinnati, OH
Nel primo caso guidai una enorme Pontiac LeMans del 1971 della quale non ricordo la cilindrata esatta, ma di quel tipo esistevano solo 2 versioni 350 e 400 cu in, vale a dire 5.735 e 6.555 cc, rispettivamente 320 e 355 cavalli, con cambio automatico (foto in basso, non scaricata da internet, è proprio quella che guidai). Percorrere con tale classica macchina americana degli anni '70 la mitica Pacific Coast Highway, alias California State Route 1, la tortuosa strada costiera californiana che avrete visto in migliaia di film e telefilm, non è cosa di tutti i giorni.


Concludo ricordando che il terzo trasporto mi consentì di fermarmi una notte a Las Vegas, passandola fra quasi tutti i locali più famosi, ma solo per giocare alle slot machine più economiche, da 1/4 di dollaro, e vincendo comunque 60 dollari. Di effettuare un paio di escursioni memorabili scendendo nel Grand Canyon e visitando il Parco Nazionale di Mesa Verde, prima di andare a Cincinnati.

Ci sarebbe tanto altro da raccontare e ci vorrebbe molto tempo per parlare del selvaggio west, del passaggio attraverso un tumbleweed storm, delle soste nei truck stops, cafeterias e diners nel bel mezzo del deserto frequentati solo ed unicamente da camionisti o di quando (al primo distributore self-service) non trovavo il tappo del serbatoio! nascosto dietro la targa, che si abbassava, impossibile da vedere o immaginare. 
Pur non potendo garantire che sia ancora piacevole fare una cosa simile al giorno d’oggi, senz’altro suggerisco ai più avventurosi di approfondire l’argomento e prendere in considerazione un coast-to-coast così. A seconda dei vostri interessi, capacità di guida, fortuna nel trovare auto e percorsi giusti e familiarità con l'inglese, con un po' di pianificazione e pochi soldi potreste realizzare il viaggio della vita.