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venerdì 4 novembre 2016

Cominciamo con i più folli: i Blues Brothers - C2C Express (2)


Un viaggio e una gara a 130km/h 

5 auto, 13 tizi, innumerevoli energy drinks e 4.600 km di asfalto:
benvenuti alla C2C Express

(rielaborazione di notizie tratte dall’articolo apparso su The Washington Post il 28/10/16
testo di Rick Maese, foto di Katherine Frey - misure convertite e arrotondate)

La genialità di questo viaggio-corsa consiste nel non avere regole (differenziandolo così da una gara) a parte il requisito iniziale relativo all’origine del veicolo: deve essere stato acquistato per non più di 3.000$. Chiaramente ogni equipaggio ne spende molti altri per rimetterlo a posto, essere sicuro che resista a quasi due giorni di moto continuo e per renderlo confortevole e funzionale per “la vita a bordo”.
Ci sono solo alcune disposizioni da rispettare, ma non si possono certo chiamare regole:
  • partenza dal Red Ball Garage di Manhattan, New York
  • arrivo al Portofino Hotel di Redondo Beach, California
  • ognuno può scegliere il suo orario di partenza nell’arco delle 24 ore del giorno stabilito dagli organizzatori.
La maggior parte degli equipaggi partecipano per puro divertimento, con veicoli non certo da competizione (in questa edizione c’era un grosso van e in passato anche un camper), spesso addobbandoli in linea con i loro costumi come se fosse una parata carnevalesca.

Quest’anno hanno partecipato i “Blues Brothers”, ovviamente con la loro “Bluesmobile”, perfetta replica dell’omonima Dodge Monaco 1974 del film-cult del 1980 di John Landis e vestiti come “Joliet” Jake e Elmore Blues (John Belushi e Dan Aykroyd, foto in basso). Non mancava neanche la scritta “We are on a mission from God” sul lunotto posteriore. 
In effetti sull’auto erano in tre: Arne Toman, Forrest Sibley and Ed Bolian. Quest’ultimo è il detentore del record della corsa con 28h50min (2013, molti ritengono impossibile abbassare questo tempo per i maggiori e più sofisticati controlli e per il traffico sempre in aumento), Sibley è un ingegnere che sta preparando un’apparecchiatura che neutralizza gli autovelox (per dirla all’italiana) e Toman ha costruito il più veloce carro funebre (220km/h)!!!
Questo team, a dispetto dell’apparenza, era quindi superpreparato e l’auto superattrezzata. Un concorrente ha dichiarato che era “un’arma nucleare in una sfida al coltello” e che il cruscotto era più complesso della Starship Enterprise (l’astonave di Star Trek). Ogni dettaglio era stato curato con mesi di anticipo: stabilizzatore, binocolo per il passeggero e uno di riserva, telefono sul cruscotto, radar detector su entrambe i lati, 2 “telepass”, cronometro, un Ipad fisso ed un altro telefono, radio spia sulle frequenze della polizia, 2 GPS e un’apparecchiatura per il rilevamento di aerei o elicotteri di controllo al traffico, serbatoio supplementare di 120 litri.

Anche la logistica è stata dettagliatamente pianificata scegliendo le stazioni di servizio dove due di loro, alternandosi, avrebbero riempito contemporaneamente i serbatoi avendo comunque il tempo di andare in bagno, pulire il parabrezza gettare la spazzatura e ricevevano aggiornamenti da amici dislocati lungo tutto il percorso. A proposito delle soluzioni-bagno ce ne sono un paio di altre degne di nota adottate dagli altri team.
Tuttavia, nonostante tutta la tecnologia applicata e l’organizzazione logistica, e pur avendo toccato una massima velocità di 214km/h, Bolian si è beccato una multa per aver viaggiato a 90 mph in un tratto con limite a 55. 
Anche in questo i poliziotti americani si distinguono ... o troppo zelanti, o troppo violenti, o assolutamente imperturbabili come quello che ha elevato la contravvenzione senza fare alcun commento né sull’auto, né su come erano vestiti ... neanche uno sguardo meravigliato o incuriosito e tantomeno una domanda.

(fra un paio di giorni il terzo post su C2C Express)

giovedì 16 giugno 2016

"The Blues Brothers" (John Landis, USA, 1980)

Rivisto per la quarta volta, a distanza di una decina d’anni dall’ultima, e questa volta in versione originale The Blues Brothers mantiene intatto il suo appeal. Parlandone in giro mi sono reso conto che il film (cult per qualunque over 50) è quasi sconosciuto fra i più giovani, ma del resto lo sono anche molti dei tanti interpreti famosi della colonna sonora.
Molto del successo è dovuto all’esplosiva sceneggiatura di John Landis e Dan Aykroyd, il primo regista e il secondo co-interprete principale insieme con John Belushi. Questi con il suo fisico, la mimica facciale e l’aspetto assolutamente da antidivo ci ha messo molto del suo nelle vesti di Joliet Jake e, come spesso accade, è diventato un mito a seguito della sua morte per overdose di cocaina ed eroina meno di due anni dopo l’uscita del film. Di lui in effetti si ricordano solo questo e il meno conosciuto Animal House - nel quale ricopriva un ruolo secondario - guarda caso diretto dallo stesso John Landis.

Essendosi dedicato per lo più a commedie spesso demenziali molti hanno sottovalutato questo regista, ma ad un occhio attento appare chiaro che sa scegliere le inquadrature, valutare i tempi e dirigere gli attori in modo egregio.
Classe 1950 fece parte del gruppo che rinnovò completamente il cinema americano, insieme con Spielberg, Scorsese, Lucas, ecc. e si può dire che è cresciuto nell’ambiente cinematografico. Lasciata la scuola prima del tempo, cominciò a lavorare come fattorino per la 20th Century Fox, apparve (non menzionato) in Il buono, il brutto, il cattivo (1966) e C’era una volta il West (1968), a 20 anni era già assistente di produzione e al seguito di una troupe venne in Europa e vi restò lavorando come comparsa, controfigura e attore in vari spaghetti-western, e tornato negli States iniziò la sua carriera da regista nel 1973 con Schlock, commedia demenziale horror.
Tornando a The Blues Brothers, quanto più si sa di cinema e di musica, tanto più si apprezzano dettagli, le citazioni e le prese in giro. Già all’inizio tutta la sequenza della visita alla suora (da loro chiamata "il pinguino") viene proposta in chiave horror, con le riprese quasi verticali delle scale con l’incombente crocifisso, le porte che si aprono e si chiudono da sole, raggi di luce sinistra, la religiosa che si sposta senza muovere i piedi ... come un vampiro. Si potrebbe similmente commentare quasi qualunque altra scena trovando riferimenti a film specifici o stereotipi di genere come quelli relativi ai poliziotti, ai musicisti e ambiente country, gli inseguimenti, le fogne, gli attentati, e via discorrendo.
A tutto ciò si va ad aggiungere una straordinaria colonna sonora che include classici pezzi Rhythm and Blues, Rock'n'Roll, Soul interpretati da nomi famosi dei rispettivi generi e in vari casi “dal vivo”. Vari di loro infatti hanno partecipato al film in qualità di attori che tuttavia appaiono solo nella scena musicale, mentre altri si ascoltano solo in sottofondo come Robert Johnson, Otis Redding, Sam & Dave.
La mia preferita è senza dubbio Aretha Franklin che potete apprezzare un questo spezzone mentre si esibisce nel suo locale, con grembiule (ben macchiato) e in ciabatte, accompagnata dalle tre fantastiche ragazze del coro/ballerine (eccezionale la postina, in azzurro).
Senz’altro notevoli sono anche le performace di James Brown, Ray Charles, John Lee Hooker e Cab Calloway.
Come mio solito non mi soffermo sulla trama (gli interessati la troveranno facilmente) ma voglio concludere sottolineando lo spirito con il quale si realizzavano questi film negli anni ’80 con grande collaborazione di parenti e amici, anche quelli famosi. Quale esempio cito il caso del cameo dell’allora trentaquattrenne Steven Spielberg, già conosciuto in tutto il mondo per Lo squalo (1975) e Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977). 
Da menzionare sono anche le presenze di Carrie Fisher (la Principessa Leia della saga di Guerre Stellari) nelle vesti della misteriosa donna che tenta di ucciderli, l’allora famosissima modella Twiggy nei panni di un’affascinate giovane ragazza alla guida di un’auto sportiva di lusso (ancor più breve la sua parte ... pochi secondi alla stazione di servizio e giusto un paio più avanti), mentre fra le comparse ci sono anche lo stesso Landis e Judith Pisano, moglie di Belushi.
   

  • Se non avete ancora visto The Blues Brothers ... provvedete a questa vostra carenza.
  • Se già lo conoscete guardatelo di nuovo ... non vi deluderà, anzi lo apprezzerete di più.
  • Se siete in grado di affrontare la versione originale (e conoscete un po’ gli americani) vi divertirete ad ascoltare i vari accenti e John Belushi che si adatta a quello dei suoi interlocutori di turno.
The Blues Brothers(di John Landis, USA, 1980) 
sceneggiatura di John Landis e Dan Aykroyd * con John Belushi, Dan Aykroyd