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venerdì 4 gennaio 2019

Spigolature ed elogi coyoacanensi (post molto arretrato)


Ancora a Coyoacán, Ciudad de Mexico

Qualche curiosità e qualche nota da questo mio quarto soggiorno a Coyoacán, area decentrata di Ciudad de Mexico, da sempre residenza di personaggi di rilievo, dal conquistador Hernán Cortés a partire dal 1521, ad artisti come Frida Kahlo e Diego Rivera (i quali ospitarono il rifugiato russo Trotski che qui fu assassinato nel 1940 da un sicario per ordine di Stalin), a innumerevoli cineasti e attori della Epoca de Oro del Cine Mexicano, data la vicinanza agli Estudios Churubusco (la Cinecittà messicana).
Tutt'oggi Coyoacán è un affascinante misto di ville moderne e grandi residenze dl secolo scorso, larghe strade alberate, molte delle quali con scarsissimo traffico, stradine acciottolate (verso San Angel), conta 4 musei fra i quali il quello famoso della Casa azul di Frida Khalo e una doppia classica piazza alberata, con tanto di cassa armonica e chiesa in stile coloniale (Iglesia de San Juan Bautista, costruita fra il 1522 e il 1552, su terreno concesso da Cortés ai francescani), un grande parco pubblico (Viveros) dove ci sono sempre migliaia di persone che passeggiano o corrono ordinatamente (sull’anello principale vige un regime di senso unico con i camminatori da un lato e i corridori dall’altro), spazi specifici per bambini e per anziani, un grande slargo centrale dove si “allenano” giovani aspiranti toreri ... (foto in basso)

Per puro caso, negli ultimi 3 soggiorni ho trovato alloggio in case legate al mondo del cinema: di una documentarista (pluripremiata, anche all'estero), una specialista del montaggio sonoro e, a novembre scorso, in quella che fu la residenza di Fernando Soler, il più famoso della famiglia dei poliedrici cineasti messicani che segnarono la Epoca de Oro, fratello di Mercedes, Andres, Julian e Domingo, tutti attori, registi e produttori. Fernando apparve in oltre 100 film, quasi sempre da protagonista come anche nel caso dei suoi 3 lavori con Luis Buñuel: El gran calavera (1949), La hija del engaño (1951), Susana (1951). A un tiro di schioppo c'è la fantastica Cineteca Nacional Mexico (della quale ho già parlato in più occasioni) e, qualche chilometro più in là, la Casa Museo di Luis Buñuel. Ma più a portata di mano di ques'ultima, cè la Monumental Casa de Emilio el "Indio" Fernández, una specie di fortezza dall'architettura a dir poco singolare, nella quale il grande regista, attore e modello per la statuetta degli Oscar (leggi post) visse fino alle fine dei suoi giorni. Si trova all'angolo della c/ Dulce Olivia, così denominata come omaggio a Olivia de Havilland, della quale el Indio era perdutamente innamorato.
Ma anche per i non interessati alla settima arte Coyoacán è un luogo piacevole per soggiornare e passare le serate dopo una giornata spesa fra i tanti eccellenti musei di Ciudad de Mexico (il centro è raggiungibile in 20 minuti con linea diretta della metropolitana, per soli 25 centesimi di euro). Ci sono innumerevoli ristoranti di qualsiasi livello, da quelli che propongono alta cucina a quelli situati all'interno del mercato (dove si può mangiare abbondantemente con meno di 3 euro), da quelli di tendenza ai vegetariani, oltre a tutto il cibo di strada fornito da bancarelle e ambulanti. (nella foto sotto, uno di loro comincia a preparare qualche cipola ...)
Ci sono almeno 4 teatri, dei quali uno grande che propone spesso musical moderni, e uno pubblico con programmi di musica classica (quasi sempre gratuiti), ma anche jazz, musica popolare e rock. Nei week-end ci sono spesso spettacoli in piazza e nei giardini di fronte al mercato di frequente si vedono persone di una certa età che ballano al ritmo di pezzi classici messicani, ma spesso si uniscono a loro anche giovani e giovanissimi (che ballano molto peggio).  

L'arzillo (a dir poco) ballerino delle foto sopra era molto richiesto da signore e signorine di ogni età e non perdeva un ballo. 
In occasione di festività gli eventi si moltiplicano, le strade attorno al centro vengono chiuse al traffico e per la strada a malapena si riusce a camminare.
Un paio di mesi fa ero lì per el Dia de Muertos che in Messico è una vera festa di più giorni, con sfilate, travestimenti, quantità incredibili di cibo e tanta musica. Spesso si esibiscono anche nomi di rilievo, basti dire che nella piazza di fronte al mercato ho potuto assistere al concerto della Sonora Santanera (con la formazione attuale al completo). A molti di voi il nome dirà poco o niente, ma sappiate che è uno dei gruppi più famosi dell'America Latina, vincitore di 2 Latin Grammy Awards per il miglior album tropicale internazionale (nel 2014 e nel 2016; nel 2018 è stato fra i 5 candidati) e che , dal 1955, esegue un vastissimo repertorio di ritmi classici come danzón, mambo, bolero, rumba, chachachá, guaracha e cumbia.

In Messico non ci sono solo le spiagge e le aree archeologiche precolombine, la capitale è una città piena di cultura, con tanti ottimi musei e non è più pericolosa né più inquinata di tante altre grandi città europee o americane.

venerdì 25 marzo 2016

¡Hasta pronto Coyoacàn!

Attualmente ben inglobata nella enorme area metropolitana di Ciudad de Mexico, Coyoacán (“il luogo dei coyote”, dal náhuatlufficialmente “delegación Coyoacán, colonia Del Carmen”) ha una sua storia e continua ad avere un appeal molto particolare e diverso dal resto di CDMX. Già comunità prehispanica, fu la prima residenza del conquistador Hernán Cortés (1521) e poi fu scelta da personaggi famosi del calibro di Frida Kahlo con il suo due volte marito, il famoso muralista Diego Rivera, e Lev Trotskij passò qui gli ultimi anni del suo esilio forzato fino al giorno in cui fu assassinato da un sicario di Stalin. Furono proprio i due artisti nel 1937 a convincere il governo messicano a dare asilo all’esule russo che andò ad abitare vicino casa loro, a Calle Berlín dove ora è la sua casa-museo. Per pura e strana coincidenza, sto scrivendo da Calle Berlín e la mia finestra affaccia sul giardino posteriore della Casa Azul (Museo e già residenza di Frida Kahlo).
Oltre alle case-museo Frida Kahlo e Trotskij ospita il Museo Nacional de Cultura Populares e vari centri culturali. A ovest ci sono i Viveros (vivai) che oltre ad assolvere alla loro funzione, sono per la maggior parte fruibili dal pubblico e quindi frequentati da tanti podisti dilettanti e persone che semplicemente passeggiano all’ombra degli alti alberi, fra tanti uccelli e scoiattoli. 
A parte queste e altre notizie facilmente reperibili in rete, mi preme sottolineare la tranquillità di questo quartiere residenziale abbastanza vasto, con una rete di larghe strade (tutte alberate) e con un ampio parque costituito da due giardini boscosi (nella foto a sx la fontana dei coyote) uniti dal sagrato della Iglesia de San Juan Bautista, rimodellata sulla prima chiesa risalente all’epoca di Cortés, parco sempre affollato da famiglie, studenti, anziani, venditori ambulanti, artisti di strada, musicanti e ovviamente turisti. 
   
Poche centinaia di metri a nord c’è la Cineteca Nacional (foto a dx) con le su dieci sale e, soprattutto, la sua programmazione di ottimo livello che prevede dai 15 ai 20 film al giorno. La funzionale, anche se spesso affollata, metropolitana permette di arrivare in centro in soli 15 minuti al prezzo di 5 pesos (0,25 Euro).

Varie ed eventuali ...

Raccolta rifiuti (quasi) differenziata, (quasi) porta a porta
Dovunque ci si trovi a Coyoacán, di mattina si sente un campanaccio e si vede camminare da solo in mezzo alla strada l’uomo che lo suona con insistenza. Guardando un centinaio di metri alle sue spalle si vedrà un grande camion per la raccolta rifiuti attorniato da residenti in fila che portano i loro contenitori e vari operatori che eseguono una ulteriore cernita. Il rumoroso campanaccio avverte con almeno un paio di minuti di anticipo dell’arrivo del camion e ognuno avrà il tempo di scendere in strada.

Foto in bianco e nero


In vari punti della città ci sono banchetti che vendono foto in vari formati, quasi esclusivamente in bianco e nero. La cosa che colpisce è che tutt’oggi le più richieste sono quelle relative alla Rivoluzione e quelle dei divi cinematografici e cantanti di oltre cinquanta anni fa (Pedro InfanteJorge NegreteMaria FelixDolores del RioPedro Armendariz e, ovviamente, Cantinflas). 




Fra quelle della Rivoluzione Francisco “Pancho” VillaEmiliano Zapata e Adelita la fanno da padroni. Ancor più curioso è il fatto che perfino i più giovani e comprano o chiedono ai loro genitori quelle foto.

Statue viventi

Qui ce ne sono poche e non posano assolutamente immobili per lunghi minuti come di consueto in altre parti del mondo, più che altro si prestano a farsi fotografare con chi ne ha voglia. I più richiesti sono anche i questo caso i rivoluzionari, armati di tutto punto, con carabina, cartucciere e sombrero e gli unici a fare loro concorrenza sono personaggi dei fumetti e supereroi, ma chiaramente solo fra i più piccoli.