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giovedì 8 gennaio 2015

“Sentiero” Monte di Monticchio - Recommone

Come preannunciato qualche giorno fa, torno a discettare in merito allo stato del suddetto tratto dell’Alta Via dei Monti Lattari, CAI 300. Per chi non ha abbastanza familiarità con questa parte del percorso, preciso che è una breve sezione del collegamento Torca - Marina del Cantone giusto per nominare i centri abitati che la limitano, entrambe frazioni di Massa Lubrense. Nella maggior parte dei casi gli escursionisti procedono in direzione ovest e quindi, provenendo da Torca, scendono verso Crapolla e poco dopo la panchina alla Guardia lasciano la scalinata di pietra per Crapolla e proseguono più o meno in quota verso il Cuparo e la pineta del Monte di Monticchio. Dalla Guardia fino alla pineta in sentiero si sviluppa su terreno abbastanza accidentato e talvolta coperto dalla vegetazione (al momento bruciata fra Guardia e Cuparo). Nel passaggio del rivolo successivo la traccia diventa ancora più stretta e si deve prestare ancora maggior attenzione in quanto in qualche punto il salto a valle è notevole e le conseguenze in caso di caduta possono essere gravi, ma niente di veramente pericoloso. Usciti dal vallone si scende un po’ di quota e si giunge al limite della pineta del Monte di Monticchio.

A questo punto come suggerito da anni sul mio sito (“Se non avete necessità di andare a Recommone e Marina del Cantone (da dove potete ritornare in bus) c'è la possibilità di evitare questa brutta discesa.) io consiglio di rinunciare a proseguire e dirigersi invece verso Spina e Caprile seguendo un ben più comodo e chiaro sentiero (strada vicinale - 1 in cartina) ripulito e risistemato un paio di anni fa. Chi è interessato a proseguire verso Punta Campanella può ritornare sul percorso CAI 300 a Nerano (scendendo per via Fontana di Nerano) o direttamente sulla sella di Monte San Costanzo passando per Termini. Le parti in ambiente naturale che si perdono sono la sezione poco pendente (2) subito dopo la pineta e la successiva ripida discesa verso Recommone (3), certamente meno panoramiche dei tratti precedenti. Ovviamente, chi va direttamente a San Costanzo perde anche la salita da Nerano. Però il vero problema non è solo legato a distanze, quote e panorami, bensì allo stato di quella sezione che
… è molto malandata, a tratti mal segnata e non è neanche lontanamente bella e spettacolare come il tragitto fin qui percorso.” (www.giovis.com)
Il termine “malandata” si riferisce sia al percorso in sé che è ripido e accidentato, sia al fatto che è scivoloso e quindi pericoloso in particolare in discesa. Con “mal segnata” voglio dire che i segni sono pochi e spesso capita di perderli di vista anche perché, a onor del vero, è difficile trovare dei punti d’appoggio per i segnavia. Infatti, la vegetazione bassa, ma estremamente rigogliosa e invadente, spesso fa scomparire la traccia, inghiottendola letteralmente. Fra le specie che causano ulteriori problemi ce ne sono un paio resistenti, striscianti e spinose quali rovi (ben noti a tutti) e la ancor peggiore Smilax aspera (il suo nome comune stracciabraghe è inequivocabile). Se si aggiunge che nella ripida discesa si devono superare numerosi muretti a secco parzialmente crollati e zone nelle quali le conseguenze di precedenti incendi sono ancora evidenti (un paio di anni fa ce ne fu uno molto serio che interessò anche la parte bassa della pineta), il quadro è abbastanza completo. In conclusione la domanda è: 
Nello stato in cui si trova il "sentiero" adesso, vale la pena scendere a Recommone dovendo prestare massima attenzione a dove si mettono i piedi e quindi non riuscendo neanche a godersi il panorama (comunque non paragonabile ai precedenti, dalla Malacoccola alla pineta)? Inoltre, chi non conosce il percorso corre il rischio, se non di perdersi, quantomeno di sprecare più tempo del normale a cercare il prossimo segnavia. E pochi arriveranno in fondo senza qualche graffio …
D’altra parte c’è da dire che il tratto in questione fa parte dell’Alta Via dei Monti Lattari da almeno una trentina di anni, è riportato sulla cartina ufficiale CAI e su tante altre (comprese le mie), nonché descritto in decine di guide, sia cartacee che online.
A mio modo di vedere qualcosa si dovrebbe fare in quanto non è normale che, nonostante i frequentatori di quel tratto siano pochissimi rispetto a tanti altri dei Monti Lattari, gli interventi di soccorso (escursionisti dispersi o infortunati) sono più numerosi che su qualunque altro sentiero. Certo l’incidente può capitare anche ai più esperti, ma visto che molti si avventurano senza cartina, senza conoscere il percorso e neanche l’area (per punti di riferimento immediati), con abbigliamento e calzature poco adatte e con scarsissima esperienza escursionistica, questi dovrebbero essere almeno avvisati in merito a ciò che li aspetta. Perché non apporre cartelli nei punti di accesso principali come Torca e Guardia a est e Cantone e Recommone a ovest? Sarebbe comunque opportuno risegnare il percorso e lo si dovrebbe fare forse ogni anno per accertarsi che i segnavia siano ancora visibili. Bisognerebbe rendere un po’ più sicuro il fondo, ma non si può sperare che lo faccia il Comune in quanto non si tratta di strada comunale e neanche vicinale. In alternativa (in maniera molto più drastica) il CAI potrebbe decidere di modificare il percorso rinunciando al tratto pineta del Monte di Monticchio - Recommone.
Non facendo niente di tutto ciò, non ci si dovrà meravigliare se continueranno ad arrivare al 118, Soccorso Alpino, Protezione Civile, Vigili Urbani, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Forestale, ecc. richieste di soccorso provenienti da quell’area.