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domenica 3 giugno 2018

Una domenica inaspettata, ma proficua sotto vari aspetti


Fino a poche ore fa non era facile giungere a questa "scala per il paradiso" che permette di uscire dalla selva di Cercito e raggiungere il Vuallariello
In tarda mattinata avevo ricevuto questo messaggio di allerta in merito alla (in)transitabilità del sentiero per il Vuallariello (vic. Le Selve, parte del Giro di Santa Croce):
C'è un grosso ramo di traverso sul sentiero nella prima parte boschiva. Impossibile passarci se non hai un paio di persone alte e forti che lo alzano per far passare gli altri. Stamattina in 3 sono riusciti ad alzarlo per farci passare.
Continuava dicendo che era impossibile passare ai lati a causa di altri rami, rovi e salti di quota e che aveva inviato messaggio al Comune. Armatomi di buona volontà e di macchina fotografica, nonostante il caldo mi sono avviato lungo il succitato sentiero per andare a rendermi conto della situazione e per documentarla visto che la comunicazione dell’escursionista non aveva immagini a corredo.
Già all’inizio ho dovuto constatare con rammarico che, nonostante le mie raccomandazioni (notificate il 19 aprile, quindi un mese e mezzo fa, prot. 9520) di provvedere al più presto alla segnatura del percorso visto che d’accordo con i responsabili del Comune è stato inserito nella mappa aggiornata al 2018, nulla è stato fatto in merito. 
   
Come se non bastasse, non è stato neanche effettuato alcun intervento di diradamento della vegetazione che ormai in più punti non consente agli escursionisti di vedere dove mettono i piedi e li costringe a procedere sul margine (instabile) del sentiero. Perfino l’inizio del sentiero è di difficile individuazione (foto sopra a sx) e ciò nonostante le promesse e sbandierate, ma evidentemente non eseguite, pulizie dei sentieri.
   
Percorse varie centinaia di metri sono giunto al "grosso ramo di traverso" (foto sopra a dx) che ho trovato meno grosso di quanto mi aspettassi ma senza dubbio, a causa delle due ripe quasi verticali coperte da vegetazione fitta a monte e a valle, e delle tante frasche alle quali si aggiungevano rovi ed edera ben attaccata ai rami, il transito era effettivamente molto problematico e rischioso ... i più avventurosi e agili avrebbero anche potuto superare l'ostacolo, ma certamente a costo di almeno molti graffi e qualche taglio. Normali e sensati escursionisti avrebbero, molto opportunamente, scelto di tornare indietro. 
  
Non avendo previsto di percorrere il pur sempre piacevole Giro di Santa Croce, appena scattate alcune foto di cui avevo bisogno, mi stavo avviando a tornare a Termini quando è improvvisamente apparso una mia vecchia conoscenza, escursionista e guida, "squilibrato" almeno quanto me per andarsene in giro alla 4 del pomeriggio di una domenica assolata. Per fortuna sua, mia e degli escursionisti che da domani percorreranno quel sentiero, il mio amico aveva con sè putaturo e serracchiello e in poco tempo, aiutandoci a vicenda siamo riusciti a riaprire il passaggio, ora più comodo di prima. 
A questo punto ho deciso di proseguire con lui fino all'incrocio di Vetavole dove ci siamo separati visto che lui se n'è andato al belvedere ed io mi sono avviato verso Termini via pineta.
Lungo la via del ritorno non ho potuto fare a meno di rifornirmi di ottima piccantissima rucola e di finocchietto che ho poi utilizzato per il piatto estemporaneo, assolutamente non previsto e mai sperimentato in precedenza.

Aglio, olio, peperoncino, olive nere infornate, pochissimi pomodorini e tanta rucola a crudo. Il finocchietto è stato bollito nell'acqua di cottura e aggiunto alla base prima di saltare la pasta in padella.
Ottimo esperimento! ... una domenica inaspettatamente piacevole e varia!

sabato 13 maggio 2017

"Pseoven", per gli amanti dei sapori mediterranei “decisi”

Forse qualcuno lo fa, ma tanti non ci pensano ... eppure è semplicissimo. Ho anche effettuato una rapida ricerca online ma, fra le tante combinazioni di paté e simili non ho trovato traccia di quella che ho sperimentato in settimana: olive verdi (schiacciate), olive nere (infornate) e pomodori secchi (leggermente “rianimati”).
Dopo aver utilizzato i tre ingredienti insieme (con le fave, vedi post precedente) mi è venuto in mente di preparare questo mix (che non è un paté, né una crema, né un frullato, né un pesto, forse un trito) da poter utilizzare in tante mie ricette. Per facilità, nel seguito utilizzerò l’acronimo pseoven (pomodori secchi e olive verdi e nere).
Presentandosi come una poltiglia marronastra e una consistenza tra il cremoso e il macinato l’aspetto può essere quasi disgustoso facendo pensare ad altro però, considerato che non si deve guardare ma mangiare, poco importa in quanto il risultato in termine di sapore è più che soddisfacente.
Se non si può, non si vuole o non si sa tritare molto finemente i due tipi di olive e i pomodori secchi tutti insieme, si può ricorrere a un qualunque attrezzo per frullarli grossolanamente (niente alte velocità) o macinarli con apparecchio adatto.
Visto che le olive per loro propria caratteristica e per come sono preparate già sono “unte” e che ai pomodori rianimati aggiungo un poco di olio, non ci sarà bisogno di aggiungerne molto altro e addirittura se ne può fare anche a meno. Non prevedendo di conservare il preparato a lungo (comunque in frigo) e nel caso si utilizzi un frullatore, per facilitare l’operazione si può aggiungere un po’ di acqua tiepida.
   

Per gli utilizzi che avevo in mente ho preferito non aggiungere aglio e/o cipolla che preferisco soffriggere al momento in quanto sono convinto che lo pseoven possa rendere di più a crudo o appena scottato, giusto per amalgamare il tutto, casomai con acqua di cottura nel caso di un piatto di pasta.
Prima di tritarli, passate i pomodori secchi un attimo in acqua bollente e tagliateli a pezzi e assicuratevi di aver snocciolato le olive con cura.
Proporzioni (in peso) che ho utilizzato per il mio esperimento: due parti di pomodori secchi, due di olive verdi e una di olive nere.
Ovviamente, tenete ben presente che non è una “ricetta”, ma giusto un’idea. Le proporzioni dovranno essere adattate in base al proprio gusto e alla qualità degli ingredienti base. In particolare le olive possono essere da quasi dolci ad abbastanza amare e più o meno piccanti. Entrambe possono essere già state conciate con erbe varie. Rinunciando parzialmente alla vasta molteplicità di utilizzo, si potrebbero anche aggiungere acciughe e/o altri aromi (peperoncino, finocchietto, origano, ...).
In quanto ai costi vi accorgerete che è estremamente economico rispetto a qualunque prodotto simile. Per fare un esempio in base ai prezzi di mercato (inteso come vero mercato alimentare) le olive schiacciate le ho trovate con prezzo fra i 4 e 7 Euro/kg, le nere 6-8 Euro/kg e i pomodori secchi 10-15 Euro/kg e di conseguenza il prezzo finito sarà di 7-10 Euro/kg (senza considerare eventuale poco olio o acqua aggiunta). I prodotti commerciali in vasetto si trovano a prezzi almeno triplicati se solo di olive, ma considerate che includono il peso dell’olio, e i più economici spesso non sono neanche di oliva (che comunque è più economico del resto).
Finora, oltre che con le fave, ho utilizzato lo pseoven per preparare un sugo con sgombro (+ cipolla, aglio, finocchietto e peperoncino), con colatura di alici (+ aglio, peperoncino e, per dirla come se fossi uno chef, una “spolverata di rucola selvatica fresca di Monte San Costanzo, finemente spezzata a mano”, ovviamente sulle linguine già nel piatto), con pomodorini e olive nere (semplicemente snocciolate e tagliate a metà). A breve sperimenterò nuovi abbinamenti.

Infine, mi preme sottolineare che quanto scritto (e in precedenza preparato e mangiato) non è né vuole essere niente di professionale, posso solo garantire che a me è piaciuto e che le mie varie solite “cavie umane” (fra le quali varie “impicciose”) hanno dimostrato di gradire e sono tutte sopravvissute senza problemi. 

domenica 4 settembre 2016

Notiziona: Wolfgang Goethe sul Sentiero degli Dei!

Finalmente scoperta l'origine del nome "Sentiero degli Dei"!
Ieri in trattoria a Termini (Massa Lubrense, NA), mangiando un ottimo spaghetto a vongole, ho "captato" e “carpito” la sensazionale informazione anticipata nel titolo del post. Alle mie spalle si è venuto a sedere un gruppetto di italiani, un paio di famiglie, accompagnati da una “guida” che parlava ininterrottamente degli argomenti più vari, dall’archeologia, alla storia, alla botanica, alla gastronomia e ovviamente, parlando di escursionismo, ha citato il Sentiero degli Dei
   
Sapendo qualcosa in materia, ho drizzato le orecchie e, udite, udite!, ho saputo che Wolfgang Goethe nel corso del suo lungo viaggio in Italia (durato in realtà circa due anni) avrebbe soggiornato per ben 3 anni a Massa LubrenseGià questa sensazionale, per me inedita, notizia mi ha fatto sospendere l’arrotolamento degli spaghetti mentre l’intestino, più sospettoso, già cominciava a torcersi. In effetti non è neanche sicuro che il sommo poeta tedesco abbia visitato Sorrento (alcuni lo affermano, ma nel testo di “Viaggio in Italia” la cittadina del Tasso viene solo citata nella descrizione di vari panorami) eppure, sempre secondo la "guida", avrebbe avuto casa a Massa Lubrense, estremità della penisola, fra Sorrento e Capri.


Tuttavia le sorprese non finivano qui, in quanto la “guida” ha proseguito dicendo che Goethe era solito andare a percorrere lo spettacolare sentiero che avrebbe quindi “battezzato” Sentiero degli Dei
Al pari di Filippide, che nel 490 a.C. corse per circa 40km da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria degli ateniesi sui persiani, questo antesignano degli escursionisti tedeschi avrebbe quindi spesso percorso la stessa distanza visto che, da qualunque posto di Massa si parta, l'inizio del Sentiero si trova a oltre 15km ai quali si devono aggiungere i 6km del sentiero, il che fa oltre 40 chilometri andata e ritorno.
A questo punto, nonostante la distrazione degli spaghetti e delle vongole e con il vino che mi obnubilava la mente, il totale aggrovigliamento dell’intestino mi lasciava presupporre che qualcosa non andasse nei racconti della “guida” che, nel frattempo, era già passata a tessere le lodi del Finocchietto. Questo è un liquore tipico che si produce facendo macerare in alcool le tenere foglie di Foeniculum vulgare (finocchietto), pianta che cresce in abbondanza attorno Monte San Costanzo (Termini), ed ha fatto riferimento al devastante incendio che ha interessato l’area la settimana scorsa. Ha quindi spiegato che quest’anno non sarà possibile produrre Finocchietto (liquore) dimenticando (o, mi sorge il dubbio, non sapendo) che la raccolta si effettua in primavera, che le piante bruciate erano già secche (vedi foto in basso del 13/8 u.s., prima dell'incendio)  e che l’anno prossimo saranno di nuovo in perfetta forma dimostrato dal fatto che anche nel 2015 ci fu un incendio e quest’anno il Foeniculum vulgare è stato abbondante come sempre.

A quanto mi risulta, nonostante tutte le certezze della “guida” l’ideatore del nome “Sentiero degli Dei”, il percorso fra Bomerano (Agerola) e Nocelle (Positano), resta incerto. Ora, però, ai vari papabili spesso tirati in ballo, fra i quali Giustino Fortunato e D. H. Lawrence, dovremo aggiungere  Johann Wolfgang von Goethe.
... Goethe, che visita Napoli nel 1787, per ben due volte (17-29/3 e 15/5-3/6 del 1787 n.d.r.) scrive di Sorrento nella Italienische Reise, ne ricorda "l' atmosfera piena di vapori … le rocce ombrate" mentre naviga sottocosta verso Palermo, vi ritorna nella memoria di un pomeriggio tempestoso tra il salto di Tiberio e la torre di Campanella, ...
La giornata era bellissima, si scorgeva da vicino il delizioso panorama di Castellammare e di Sorrento.
... ai nostri piedi il mare, di fronte Capri, a destra Posillipo, sul fianco la passeggiata della Villa Reale, a sinistra un vecchio palazzo dei Gesuiti e, più lontano, la costa di Sorrento fino al Capo Minerva
...si aveva l'intera visione della città bassa verso il molo nonché del golfo e della costiera sorrentina ...
E così Sorrento può solo trarne vanto di essere uno dei posti in cui Goethe non è stato ma che rimpiange di non aver visto.” 
(da larapedia.com)

PS - dai primi anni '90 al 2014 ho esercitato la professione di guida escursionistica lungo i sentieri dei Monti Lattari (Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana e Capri), in Sicilia orientale, Eolie e 5 Terre e ascoltando ciò che spiegavano i miei colleghi e conversando con loro ho anche appreso molto, ma non ho mai sentito tali e tante baggianate in così breve tempo ... delle tante "invenzioni" della "guida" ne ho scelte solo un paio fra le più singolari, ma c'era materiale per scrivere ancora tanto.

mercoledì 27 luglio 2016

Esperimento: paté di finocchietto (usando anche gli steli)

Desiderando utilizzare del finocchietto fresco in alcuni dei miei piatti “sperimentali” ed essendo la stagione ormai avanzata, ho pensato di tentare di produrre un paté usando anche gli steli non lignificati, ancora ampiamente disponibili. Ne ho quindi raccolto una quantità adeguata prediligendo le parti superiori di quelli più teneri e flessibili e alcuni nuovi getti laterali ed evitando, ovviamente, quelli che stavano già diventando legnosi.
Ho dato un bollo agli steli dopo averne eliminato i nodi ed averli tagliati a pezzetti di un paio di centimetri e solo pochi minuti prima di spegnere il fuoco ho aggiunto le cime più tenere con le poche foglioline.
Ho utilizzato pochissima acqua (teoricamente si potrebbero fare anche al vapore, ma ci vorrebbe molto più tempo) in modo da non disperdere odore e sapore, liquido che ho poi usato per ammorbidire il paté senza dover aggiungere troppo olio.
   

Dal mio punto di vista, per ottenere un buon paté si dovrà frullare il tutto aggiungendo certamente dell’olio (ma non troppo), qualche spicchio d’aglio, un po’ di acqua di cottura per regolare la densità, sale, peperoncino ed eventuali altri aromi a seconda dei propri gusti, ma non disdegnare olive nere, cipolle e via discorrendo.
Quelli che vorranno arrischiarsi a produrre questo paté (che molto probabilmente già esiste, ma non ne ho trovato traccia in rete se non per le sole foglie, ricette per lo più siciliane) a questo punto dovranno decidere come utilizzarlo. Io per ora l’ho provato in tre modi:
  • 1) con la pasta (lunga, linguine o vermicelli) soffriggendo qualche spicchio d’aglio tagliato a fettine in olio di oliva e aggiungendo poi il paté
  • 2) ancora con la pasta lunga, ma questa volta usando il paté a crudo, allungato e amalgamato con succo di limone e olio di oliva
  • 3) spalmato su crostini, bruschette o pane tostato

Risultati
nel primo caso se ne deve usare una discreta quantità poiché con la cottura, seppur breve, perde parte del suo aroma mentre per la seconda ricetta se ne può utilizzare di meno e mantiene meglio il sapore originale. Fra le due la mia preferenza va alla versione a crudo. Infine, messo su bruschetta o pane tostato se ne deve usare poco altrimenti il sapore può risultare troppo forte.
Ideato il 18 luglio 2016, nella stessa giornata sono andato a raccogliere il finocchietto e ho preparato il paté come sopra descritto. La sera stessa la versione calda è stata “sottoposta a commissione esaminatrice” nel corso si un pasta party che prevedeva anche linguine con pasta d’acciughe (anche questa fatta da me a partire da acciughe salate siciliane e arricchita con aglio e olive nere infornate) e vermicelli alla chiummenzana (ampiamente trattata in un paio di recenti post).
Le mie cavie umane hanno approvato all’istante e poi si sono svegliate vive e vegete pur avendo fatto ampio onore alle tre ricette arravogliando abbondantemente,  confermando così che niente era velenoso-letale, fatto del quale mi ero già assicurato in precedenza. Infatti il finocchietto (Foeniculum vulgare, finocchio selvatico), pianta erbacea spontanea della famiglia delle Apiaceae che cresce fino a 2 metri di altezza, è commestibile in ogni sua parte (steli, semi, foglie), ovviamente a meno di avere allergie specifiche.



In conclusione, passata la stagione adatta per la raccolta del finocchietto fresco (quando le foglioline sono ancora tenere) è ancora possibile fare un paté con gli steli, a patto che siano ancora verdi e succosi.

sabato 22 novembre 2014

Aggiornamenti post incendio a Monte San Costanzo

A due settimane e mezzo dall’incendio del fianco occidentale di Monte San Costanzo, sono andato a verificare l’evoluzione della ripresa vegetativa, della quale erano visibili già le prime avvisaglie la settimana scorsa. La parte che ho esplorato è quella sommitale, dal “radar” fino a poco più a valle dei pini.
In questa zona le specie più “veloci” sembrano essere l’Arisaro (Arisarum vulgare), la Scilla (Urginea maritima), la Tagliamani o Lepantine in dialetto (Ampelodesmos mauritanica), l’Asfodelo (Asphodelus microcarpus). 
   
Qui e là sono anche spuntate varie margheritine e anche il Finocchietto (Foeniculum vulgare) dà i primi segni di ripresa. I pini dovrebbero sopravvivere visto che la corteccia è bruciato solo nella parte più bassa del tronco e la parte alta della chioma non sembra aver sofferto il fuoco più di tanto essendo parzialmente intatta.

  
In linea di massima c’è già parecchio verde, continuando così, senza freddo eccessivo e piogge non troppo intense alternate a giornate soleggiate, già prima di Natale il verde sarà di nuovo il colore dominante.
In questo albumGoogle+ trovate una trentina di foto di dettaglio fra le quali ne ho inserito anche qualcuna panoramica.