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sabato 10 giugno 2023

Carnaval de Santa Cruz de Tenerife


Pur coinvolgendo migliaia di persone è una festa ordinata, molto piacevole, organizzata per il godimento di protagonisti e spettatori, ariosa, allegra, colorata e rumorosa al punto giusto. Ma la cosa più bella è che effettivamente è una festa per tutti e di tutti e traspare chiaramente l’enorme lavoro, fatto con passione, che c'è alle spalle. Ed è ancora più bello vedere la partecipazione convinta e sentita di persone di ogni genere e professione che probabilmente in tante altre parti del mondo sarebbero forse più "riservate".

Sfilavano tipi di tutte le età, razze, peso, sesso, stazza, avvenenza o bruttezza, altezza, dai ballerini acrobatici ai portatori di handicap, dagli ottuagenari ai lattanti (comunque in costume) in passeggino. Molti, a giudicare dal portamento e dalla considerazione nella quale erano tenuti, davano l'idea di essere nella vita stimati professionisti o persone di successo, ma a Carnevale a Santa Cruz sono tutti uguali.

 

I gruppi in costumi molto colorati - in maggioranza “sontuosi” e ottimamente realizzati, di livello teatrale - si alternavano con ballerini che eseguivano coreografie di tutti i generi, gruppi infantili, scolastici, corali con musicisti al seguito, gruppi di tercera edad. E nessuno si preoccupava del proprio aspetto fisico, peso, età, altezza o forma; ognuno dei partecipanti era assolutamente a suo agio nel costume carnevalesco che indossava con gran disinvoltura.

Non era presente né la volgarità né l'ostentazione del travestimento. Tutti si miscelavano alla perfezione: ballerine ampiamente sovrappeso, drag queen ottuagenarie, infanti e adolescenti, immigrati, distinti esponenti della terza età e signore raffinatissime che procedevano con un incedere sicuro dal quale traspariva il gran numero di sfilate alle quali avevano partecipato.

 

 

Oserei definirli professionisti del Carnevale, ma riferendomi esclusivamente alla professionalità con la quale ricoprono il proprio ruolo e non certo perché percepiscono un compenso, al contrario quasi sicuramente ci rimettono di tasca propria. 
E si può essere certi che fra poco già cominceranno a pensare al carnevale 2015, se non lo stanno già facendo.

Scorrendo le oltre 50 foto di questo album, suggerisco di osservare i particolari e anche i protagonisti che sono ai margini dell’inquadratura, meritano tutti.

mercoledì 1 luglio 2020

Tajinaste rojo ... soddisfatto a metà

Grazie al Covid, in questo caso veramente e non ironicamente, mi sono trovato ancora a Tenerife nel momento della fioritura del tajinaste rojo.

Quando questa era nel suo pieno le escursioni non erano ancora possibili, poi ho aspettato la ripresa delle corse della guagua per il Teide (l’unica ancora sospesa in quanto prettamente turistica), ho sperato lo scorso weekend, alla fine quando sarà riattivata? Venerdì 3 luglio, il giorno previsto per il mio rientro, con 2 mesi e 20 giorni di ritardo …  'a ciorta d'o pover'omm'.
La differenza fra raggiungere il Parque Nacional del Teide con mezzi propri o in bus consiste nel fatto che nella prima ipotesi si è costretti a tornare al punto di partenza, mentre nella seconda si può contare su 5 fermate distribuite lungo i 14 km della strada che attraversa la caldera, fra i 2.000 e i 2.300m di quota, e quindi iniziare in un punto e terminare in un altro, escursione lineare e non circolare.
Non volendo perdere l’occasione unica, mi sono comunque rassegnato e ho noleggiato un’auto e alle 9.30 ero già all’inizio del sentiero 18 (Chavao), detto anche la ruta del tajinaste rojo, che mi era stato consigliato da una guida locale eppure non ne ho visto neanche uno in fiore. Una coppia di escursionisti francesi (ma residenti sull’isola da 16 anni) mi hanno detto che lì c’erano un mese fa, ma ora era meglio andarli a cercare fra Portillo e Fortaleza. I 4km del percorso (x2 = 8km) si sono rivelati comunque interessanti per le belle viste e un vasto campo di lava cordata (pahoehoe) con vari tratti di lava a cuscino (pillow lava).
Tornato alla macchina ho preso quindi la via del ritorno lungo la quale mi sono fermato più volte per scattare foto panoramiche (Roques de Garcia, Minas de San José, …) o di tajinaste, anche se il più delle volte verdi con un solo minimo accenno di fiori.
L’Echium wildpretii (questo il suo nome scientifico) è endemico delle Canarie, esattamente dell’isola di Tenerife dove si incontra perlopiù nella Caldera del Parco Nazionale del Teide, fra i 2000 e 2500 metri di altitudine. Infatti, lì trova ambiente ideale visto che ha la particolarità di aver bisogno di molto sole e di resistere a temperature basse, quindi si trova perfettamente a suo agio nella caldera dove raramente nevica, le temperature scendono al di sotto dello zero solo di notte e i giorni di sole pieno sono oltre 300 all'anno.
Il genere degli Echium (Erba viperina, famiglia Boraginaceae) conta una 70ina di specie, 27 delle quali sono endemiche della Macaronesia (le isole dell’Atlantico centrorientale: Azzorre, Madeira, Canarie, Capo Verde) e sono fra le più imponenti.
Dalle parti nostre si trova l’Echium fastuosum che qualcuno chiama blu di Capri, ma è nativo di Madeira (in inglese è pride of Madeira). Altri Echium sp. sono comuni sui Lattari, ma il più alto e simile (E. italicum) solo in pochi casi supera il metro, ben poca cosa nei confronti del tajinaste che raggiunge i 3 metri.
Come in varie altre piante i fiori crescono in una specie di spiga in tempi diversi, dal basso verso l’alto; il colore può variare dal rosa pallido al rosso profondo. La combinazione di questi colori sui fusti verticali con lo sfondo con la dominante giallo marrone delle sabbie vulcaniche della caldera del Teide è certamente qualcosa di unico, ma bisogna trovarsi al posto giusto al momento giusto.
Ho approfittato del ritorno a valle per fermarmi a scattare una foto alla Margarita Piedra (anche Rosa de Piedra), come potete vedere si tratta di una singolarissima formazione rocciosa che ricorda un fiore. 

lunedì 4 maggio 2020

La problematica interpretazione dei limiti per praticare attività motorie

La gestione della pandemia non è stato certo compito facile e nessuno può dire, neanche con il senno di poi tranne che in pochi casi, se differenti approcci avrebbero potuto produrre migliori risultati. Di certo non invidio i governanti che, loro malgrado, hanno dovuto prendere decisioni drastiche e fare scelte spesso impopolari, ma non sono assolutamente d’accordo con i modi con i quali hanno comunicato con i cittadini. Ma non è un problema esclusivamente italiano … dalla stampa internazionale si apprende che oltre ad avere critiche dalle rispettive opposizioni, la maggior parte dei governi hanno dovuto rispondere a centinaia di domande di chiarimento in quanto ben poche disposizioni erano chiare ed inequivocabili.
Visto il mio interesse per l’escursionismo, ci tengo a condividere e a fare mia (per quanto possa contare) la sacrosanta richiesta di chiarimenti avanzata dal Presidente del CAI (Club Alpino Italiano) a Conte.
Due definizioni per niente precise sia in sé e ancor più se si devono comparare e separare, forse ancor più vaghe dei concetti di "congiunti" e "prossimità". Essendo chiaramente interessati, gli escrusionisti si staranno già chiedendo:
il CAI riceverà una risposta chiara e definitiva?
Ad aumentare la confusione generale del pubblico ci hanno pensato vari Governatori regionali in Italia, i Presidenti delle Comunidades Autónomas (CCAA) in Spagna e i loro omologhi inglesi, tedeschi, americani e via discorrendo, che hanno emanato direttive discordanti, sia migliorative che riduttive. Trovandomi in Spagna, seguo con attenzione la situazione di tale paese e posso fornire qualche esempio in merito a quanto detto. Da sabato 2 ci è consentito andare a passeggiare e praticare attività sportiva per fasce orarie a seconda dell’età, ma non è chiaro quali siano gli sport consentiti e porto un esempio. Qui alle Canarie, le Hawaii europee per il surf, questo sport è molto praticato, ci sono scuole di surf e kitesurf, si disputano campionati e non pochi sono gli stranieri che frequentano l’arcipelago per tale motivo. Il Cabildo de Tenerife (governo dell’isola) ha specificato che è consentito, altri della stessa C.A. de Canarias, hanno disposto diversamente, ma non è finita qui. Nell’ambito di una stessa isola alcuni Ayuntamientos (Comuni) hanno proibito il surf e chiuso le spiagge (che per disposizione del Governo dovrebbero riaprire fra 2 settimane). Altri hanno seguito il Cabildo, disattendendo il Governo, altri ancora hanno permesso il surf ma mantengono chiuse le spiagge (e i surfisti come arrivano al mare?). Rimanendo in tema spiagge, a Puerto de la Cruz (Tenerife) si può andare in spiaggia, ma non sostarvi; si può quindi correre o passeggiare o attraversarla per andare in acqua … ma con il surf! Inoltre le spiagge sono accessibili solo in presenza dei socorristas (addetti al salvamento) che sono in servizio dalle 7.30 alle 16, ma gli adulti (14-70 anni) possono praticare sport solo dalle 6 alle 10 (o dalle 20 alle 23) il che riduce l’unica fascia oraria consentita a due ore e mezza: dalle 7.30 alle 10.00. Per fortuna non c’è l’obbligo di mascherina, queste sono solo consigliate. 
Chiaramente seguo anche gli sviluppi di ciò che accade in Italia ed in particolare in Campania dove dovrei già essere. Con i suoi tanti comunicati, il Presidente De Luca cambia disposizioni di ora in ora, si esce da casa rispettando un’ordinanza e si ritorna mentre ne vige un’altra. In quella del 1° maggio si stabiliva
Ma il 2 maggio era già cambiata in
Infine c'è da dire che tale caos si riflette anche sui controlli visto che praticamente dovunque i controllori sono tanti e rispondono ai propri diretti superiori. Quindi la Polizia Municipale fa osservare le disposizioni del Sindaco che potrebbero essere in contrasto con quelle della Regione o del Governo fatte rispettare, per esempio, da Carabinieri, PS e GdF. 
Sono ben noti i recenti casi della Calabria che riapre bar e ristoranti e della processione con Sindaco e vigili in testa. Sono o sarebbero stati sanzionabili dalle Forze dell'ordine statali?
Concludo con una esperienza personale. Qualche settimana fa, andando al supermercato (attività consentita) incrociai un'auto della Policia Nacional e, notata la borsa che avevo con me, mi fu chiesto "Va a fare la spesa?", risposi affermativamente e i due proseguirono dopo avermi augurato una buona giornata. Al ritorno (pur avendo la borsa evidentemente piena) fui fermato da un altro poliziotto (Policia Local) che minacciò di multarmi di 1.000 euro per non fare la spesa nei pressi del mio domicilio come, secondo lui, era chiaramente stabilito dal Decreto che io non avrei capito e rispettato. A nulla valse la mia spiegazione che i due minimercados di Punta Brava non vendono carne e quello dal quale stavo tornando era il più vicino e che, per di più, i suoi colleghi che mi avevano intercettato in andata non avevano sollevato obiezioni. A questo punto lui, forse rendendosi conto di aver torto, se ne uscì con un'affermazione che giudicherete da voi: "Ogni collega interpreta il Decreto come vuole!".

Confusione di tutti i tipi, a qualunque livello, in qualunque paese ... 

martedì 4 febbraio 2020

Una città coloniale in Europa (?)

Approfittando di una giornata quasi estiva, mi sono goduto un breve giro per (San Cristóbal de) La Laguna, antica capitale dell'isola di Tenerife e di tutto l'arcipelago delle Canarie, quindi amministrativamente europea, geograficamente quasi africana (esattamente Macaronesia), urbanisticamente e architettonicamente in stile coloniale latinoamericano.

Mantiene in ottimo stato molti degli edifici coloniali d'epoca, apparendo come uno dei vari centri storici ben conservati di oltreatlantico. Dal 1999 è entrata a far parte degli ormai tanti Patrimoni dell’Umanità dell'UNESCO per avere la particolarità di essere l’unica città coloniale non cinta da mura.
Le Canarie, ed in particolare Tenerife, rappresentavano l'ultimo contatto con il vecchio mondo prima della traversata oceanica, specialmente per chi andava in Sudamerica e quindi ebbero enorme importanza commerciale e conseguente ricchezza, unite al vantaggio di essere lontane dalle continue guerre europee.
La città sorge su un altopiano centrale dell'isola esposta a tutti i venti, poco oltre i 500m di altitudine. Non presenta la consueta griglia di strade perpendicolari, ma certamente ha le caratteristiche larghe strade lastricate (sull’isola non mancano certo le solidissime rocce vulcaniche …) molte delle quali contraddistinte da enormi edifici per lo più religiosi, questi sì pressoché “muragliati”.
Scorrendo le foto in questo album, si noteranno i caratteristici infissi per lo più costruiti utilizzando il legno resistentissimo del pino canario (Pinus canariensis) che ha anche l’enorme vantaggio, specialmente per l’epoca, di essere fra i più resistenti al fuoco. Oltre ai portoni, osservate il pericolare metodo utilizzato per le persiane e i balconi artisticamente decorati, alcuni quasi del tutto chiusi.
Nonostante il clima sia ben più fresco delle aree costiere, anche al centro de La Laguna si possono ammirare numerosi imponenti esemplari di drago (Dracaena draco) centenari.

mercoledì 25 dicembre 2019

Montaña de los Tomillos e novità circa i sentieri del Teide

Questa volta, per la prima escursione nel Parque Nacional del Teide (Tenerife) del mio ennesimo soggiorno canario, pur percorrendo buona parte dei miei sentieri preferiti, mi sono dedicato anche alla ricerca di un vecchio sentiero, ho verificato un interessante cambiamento scoperto per caso e mi sono goduto due fuori sentiero di 1,5km ciascuno. 

Tutto ciò mantenendomi nella parte bassa (fra i 2.000 e i 2.350m) di una delle zone che più mi piace, vale a dire tra Portillo, Fortaleza e Montaña Blanca (2.748m), un pendio per lo più dolce dove si può andare quasi in qualunque direzione camminando su un tappeto di lapilli e materiale vulcanico fine, fra vegetazione sparsa, rocce affioranti dalle forme e colori più vari e qualche cratere. Sulla mappa le novità sono disegnate in verde. 
Le foto, forse, a chi non è abituato ad andare in giro in ambiente naturale possono sembrare molto, troppo simili, ma gli "intenditori" sapranno apprezzare i cambi di luce, di prospettiva, i tanti toni di colore di quella che appare quasi come sabbia di un deserto, la diversa vegetazione, in vita o completamente secca.

Dopo aver percorso circa 3km (sent. 1+6) ho lasciato il percorso segnato per andare a percorrere il ciglio del piccolo cratere della Montaña de los Tomillos dal quale, ovviamente, ho potuto godere di ampie e insolite viste. 
Sono quindi tornato sul 6 per poi abbandonarlo di nuovo poche centinaia di metri a monte dell’inizio del 27 (altro bel sentiero). Infatti, anche se in un primo momento avevo pensato di arrivare fino alla congiunzione con il 22 che avrei utilizzato per il ritorno, ho reputato inutile affrontare quel dislivello (circa 150m) e ho preferito attraversare le varie affascinanti e inesplorate vallette fra i due sentieri. Guardando la mappa si può notare che il percorso è lungi dall’essere lineare ma la mia intenzione era proprio quella di raggiungere buoni punti di vista sulle varie alture per scattare foto “uniche”. Dopo aver superato la prima valletta ed essere sceso per un po’ lungo il successivo crinale sono risalito lungo il margine della ripida scarpata della seguente valle per un bel po’, sia per non correre alcun rischio nella discesa fra pietre non del tutto stabili, sia per apprezzare detta valle dalla sua parte più alta.

La successiva deviazione è stata invece motivata da una curiosità che avevo da tempo. Osservando la mappa si vede che ho lasciato il sentiero 6 nel punto in cui volta nettamente a dx e si inerpica per varie decine di metri di dislivello pur avendo davanti a sé una ampia valle quasi assolutamente pianeggiante che giunge fino alla Cañada de los Guancheros e quindi al sentiero 1. Convinto che la labile traccia della quale avevo riportato in mappa l’inizio già un paio di anni fa continuasse secondo logica, stavolta sono andato a verificare la mia ipotesi. Anche se in vari tratti non ne ho trovato evidenza, in più parti si notava una chiara striscia più battuta, in vari casi limitata da allineamenti di pietre nei lati, che nel complesso seguiva il percorso più logico, cioè parallelo alla base della scarpata a est e giungeva all'angolo SW della recensione della area dedicata sperimentazione e quindi interdetta al transito di persone e animali.
Da questo punto, si può seguire la recinzione verso nord per portarsi sul percorso 1 volendo poi imboccare il 33 o scendere a valle, o verso est per andarlo a prendere al bivio dal quale si stacca il 29 verso la Fortaleza, se si vuole a Portillo.

Incamminandomi verso il Centro Visitantes, ho notato che dalla Cañada de los Guancheros il percorso 1 era stato allargato (lavori non ancora completati) da poco più di un metro a circa 3 metri. Non avendo notato tale allargamento anche nella parte più prossima a Portillo, percorsa in mattinata, mi sono chiesto come fossero arrivati fin lì i mezzi pesanti è quale fosse lo scopo di tali lavori. Proseguendo verso Portillo ero certo che avrei risolto il problema ed infatti ho scoperto che era stata ripresa una pista, già riportata su vecchie mappe ma assolutamente non più percorribile nella sua parte alta ad inizio anno. Ora, come si vede sulla cartina, è stato ricreato il collegamento ma per quale motivo non l’ho ancora scoperto (essendo la vigilia di Natale il centro accoglienza visitatori del parco era già chiuso).
Da ultimo, ho anche percorso (e riportato in carta) un nuovo itinerario all’interno del piccolo orto botanico, proposto con il nome Ruta Pinar de la Cumbre e lungo circa 500 metri.

lunedì 21 gennaio 2019

Stufato di capra canario, qui semplicemente CARNE CABRA

Si tratta di un piatto tipico delle Canarie, veramente tradizionale come il gofio.
Quando arrivarono gli spagnoli a conquistare l’arcipelago, capre e pecore erano gli unici mammiferi allevati, portati secoli prima dalle popolazioni provenienti dalle coste africane. 
Ancora oggi la maggior parte dei tanti prodotti caseari sono interamente o parzialmente prodotti con latte caprino e/o ovino. Anche se ora le carni più utilizzate sono certamente maiale, pollame e carne vaccina, andando nei posti giusti si trova ancora qualche locale che propone il tipico stufato di capra, localmente detto semplicemente carne cabra (senza il de fra le due parole).
Come qualunque altra vecchia ricetta tipica, nei secoli ha subito variazioni ma pur trovandosi di fronte a tante ricette diverse, la sostanza è quasi identica.
La carne (tagliata in pezzi con tutte le ossa ... in particolare il midollo dà sapore) affronta praticamente 3 cotture differenti. Prima viene bollita per circa un quarto d’ora con una cipolla tagliata a metà e pezzi di limone, poi viene soffritta per pochi minuti e infine viene stufata per almeno un’ora e mezza.
Ma andiamo per ordine. Nella prima fase, la cipolla è indispensabile, il limone quasi e si possono aggiungere aromi a gusto come alloro, menta, finocchio e pepe o peperoncino.
Qualcuno prima di soffriggere i pezzi di carne, ma dopo averli sciacquati sotto acqua corrente fredda, li irrora con limone, altri procedono semplicemente a dorarli velocemente. 
Terminata questa operazione, nella stessa padella e con lo stesso olio si prepara la base con cipolle, carote a rondelle, peperoni dolci verdi e rossi a pezzetti, .. facoltativi i pomodori.
Infine si unisce tutto in una pentola e, a crudo, si aggiungono le spezie (timo, origano, rosmarino, coriandolo, aglio, noce moscata) pestate insieme a mandorle. Si copre con vino (molti utilizzano bianco e rosso insieme, ma anche uno solo dei due va bene) allungato con poca acqua. Dopo una decina di minuti di bollitura si corregge di sale ed eventualmente pepe o peperoncino, quindi si abbassa la fiamma al minimo e si fa cuocere fin quando la carne non è tanto tenera da potersi rompere con le dita. 
Mediamente sono necessarie da un’ora e mezza a due ore.
Come tanti altri piatti di questo tipo, gli intenditori preferiscono mangiare la carne cabra il giorno seguente ... deve riposare. Quando so che Tata (la cocinera dell’omonima tasca di Punta Brava dove mangio quasi ogni giorno) sta preparando la capra, mi affretto a prenotarne una porzione per il giorno dopo.
La prima foto mostra il piatto come è arrivato sul mio tavolo (da tale quantità di carne in un “ristorante stellato” ne avrebbero fatto dalle 4 alle 6 porzioni ...) insieme a una mezza dozzina di papas arrugadas da tagliare (così come sono, con tutta la buccia) e insaporirle con nel sugo dello stufato.
Si può apprezzare l'abbondanza della generosa porzione sia usando coltello e forchetta come metro di paragone che dalle dimensioni delle ossa vi convincerete che si tratta di capra e non di un capretto. Ulteriore nota: è consentito (anzi apprezzato) l'utilizzo delle mani per essere sicuri di spolpare bene le ossa e riuscire a succhiare il midollo.


Vi assicuro che la carne cabra è una vera delizia. Se vi trovate alle Canarie, mettete da parte i preconcetti e provatela ... non ve ne pentirete!
Come potrete notare dall'ultima foto, io ho gradito.

giovedì 17 gennaio 2019

Palmetum di Tenerife, una bella storia

Il Palmetum di Santa Cruz de Tenerife fu aperto al pubblico a gennaio 2014, dopo 18 anni di lavori, ma in questo caso non a causa dei ritardi ai quali siamo abituati per tante opere pubbliche, bensì per i tempi necessari ad avere un vero e proprio giardino botanico degno di tale nome. 
   
Il Palmetum nasce su una piccola altura in riva al mare, fra un’area industriale e il Parque Marítimo César Manrique con il vicino Auditorium (foto sopra), convertendo “miracolosamente” una orrenda e maleodorante discarica a cielo aperto in un piacevolissimo ed interessante giardino botanico focalizzato soprattutto sulle palme, come chiaramente indicato dal nome. La discarica fu ufficialmente chiusa nel 1983, ma solo nel 1996 fu approvato il progetto dell’ingegnere agronomo Manuel Caballero, esperto e amante delle palme in genere, che ha portato allo straordinario risultato, oggi sotto gli occhi di tutti.
   
Una lunga rampa in lieve pendenza porta alla parte superiore, pressoché piana, dove si concentrano la maggior parte delle piante. Ci sono palme dappertutto, ma ci sono anche zone dedicate a specifiche aree geografiche (Madagascar, Nuova Caledonia, Hawai, Melanesia, ...) con diverse caratteristiche specie.
   
Ci sono tante altre piante più che interessanti, come le tante Araucaria columnaris (detto Pino colonna, anche se non è esattamente un pino) che formano un boschetto nell'area della Nuova Caledonia (foto sopra a dx) o l'originale Crinum asiaticum, una Amaryllidacea enorme (se comparata ai vari Amaryllis "commerciali") con delle splendide infiorescenze. La pianta delle foto in basso è supera 3 metri di altezza!
 
Al centro sorge il cosiddetto octógono (ottagono), una depressione artificiale nella quale è stato ricreato un ambiente umido con tanto di piccolo corso d’acqua e qualche cascatella, protetto dai venti dal muro di pietre che lo circonda e coperto da reti ombreggianti.
Oltre alla zona umida vera e propria, nella parte alta è stata creato un laghetto dal quale l'acqua scorre in un ruscelletto parallelo ad uno dei sentieri principali.
Dove non ci sono palme si continuano ad aggiungere specie di ogni dimensione e provenienza, prediligendo chiaramente quelle di provenienza tropicale e subtropicale. Per esempio, questa della foto a sinistra, particolarmente vistosa, è una Calliandra houstoniana, Mimosacea caratteristica dell'America Centrale.

Tante altre informazioni e foto si trovano sul sito mutilingue del Palmetum, ma non vi aspettate l’italiano. Vi dovrete adattare a leggere in spagnolo, inglese, tedesco o russo ... o accontentarvi di guardare le immagini, comunque belle.

domenica 30 dicembre 2018

Montaña Guajara, ultima vera escursione del 2018

Alle spalle del Parador c'è El Capricho, sullo sfondo l'imponente Montaña Guajara 
A inizio anno non ebbi l’occasione di andare a verificare la via di accesso a Montaña Guajara alternativa alla classica, l’ho fatto sabato 29 dicembre. Appena un anno fa fu proposto tale collegamento fra la cima di Montaña Guajara (2.718m) e la Degollada de Ucanca, già toccata dal percorso 31 segnalato dal Parque Nacional del Teide.
Certamente non è comparabile con il percorso classico (ruta 5 + ruta 15) né come impegno, né come panoramicità, né come sicurezza, ma c’è da dire che è stato creato per dissuadere gli escursionisti a utilizzare l’ancor più rischioso camino de los alemanes (sentiero dei tedeschi), per lunghi tratti su stretta cengia esposta a NNO, spesso ghiacciata in inverno. Comunque, al già esistente ripido tratto del 31 si aggiunge ora il prolungamento del 15 che include l’impressionante passaggio nella gola rocciosa della Bocáina, una vertiginosa discesa fra rocce e pietre per niente stabili, né quelle del tracciato, né quelle ai lati o della parete ai piedi della quale corre il “sentiero” (infatti all’inizio c’è un chiaro cartello che avverte del pericolo caduta massi).
   
La foto a sx rende bene l'idea del "precipizio", quella a sx non è altrettanto efficace sia per il contrasto fra la luce della caldera e il quasi buoi della gola, sia per essere un tratto quasi in piano, ma è evidente la parete che incombe sul sentiero. 
Dando un semplice sguardo alla mappa si notano i due tratti estremamente ripidi del collegamento occidentale, molto più scoscesi dei due (tutto il e la prima parte della salita del 15) del versante opposto che non raggiungono mai tali pendenze. 
Questo percorso circolare è relativamente breve (circa 11 km) e prevede un dislivello di circa 600 metri, quindi niente di eccezionale, ma bisogna tener conto dell'altitudine e del fondo in gran parte molto accidentato.
In linea di massima è fattibile anche da chi non utilizza mezzi propri visto che il Parador è raggiungibile in guagua (bus) tutti i giorni dell’anno sia dalla costa nord (348 da Puerto de la Cruz) sia da quella sud (342 da Los Cristianos). Tuttavia bisogna tener presente che per entrambe le linee c’è una sola corsa che lascia circa 4 ore e mezza per completare il percorso e non perdere il bus di ritorno. Le viste sono varie ed interessanti, quelle dalla vetta spettacolare. Qui ib basso, nell'ordine: Parador e Roques de García - Llano de Ucanca (il fondo della caldera) - il Pico del Teide (3.718m) con al lato Montaña Blanca (2.748m) - parte del sentiero 31 (meno comoda di quanto appaia) con El Capricho a sx nella foto.
   

   
Se deciderete di andare in cima a Guajara, siate pronti ad affrontare venti abbastanza forti, sia per la quota sia per i passi attraversati (Degollada de Guajara e Degollada de Guajara), dove le raffiche acquisiscono ulteriore velocità. Fra vento e altitudine è possibile che faccia "freschetto".
   
Fra le varietà geologiche che si possono ammirare lungo il percorso, spiccano alcune pareti di pomici (foto a sx - una zona simile più a valle, molto più varia e vasta, è nota come paisaje lunar) e il singolare affioramento di El Capricho (foto a dx), oggi una delle più frequentate palestre naturali di climbing.  

giovedì 25 gennaio 2018

Nuova mappa del Teide (3.718m) - free download

Questa ulteriore mappa della caldera del Teide, include la zona più ardua, panoramica e spettacolare grazie all'altitudine, non per questo escursionisticamente migliore delle altre, ma certamente molto più impegnativa ... assolutamente NON per tutti, a causa dei forti dislivelli e dell'altitudine. 
Sto parlando delle pendici del cono vulcanico (Pico del Teide, 3.718m) lungo le quali si inerpicano 4 itinerari:
7 - fra rotabile TF21 e Mirador de la Fortaleza (3530m, in mappa i 5,7 km superiori)
9 - fra rotabile TF38 e Mirador de Pico Viejo (3500m, in mappa i 4,9 km superiori)
23 - dal 3 Roques de García al 9 a est di Pico Viejo (incluso per intero, 5,2 km)
28 - da rotabile TF38 al 9 a est delle Narices del Teide  (in mappa i 4,6 km superiori)

A qualunque mirador si giunga, si deve poi andare alla Rambleta (3550m, nei pressi della stazione superiore del funivia, foto sopra) da dove si può raggiungere la vetta lungo il ripido percorso 10 Telesforo Bravo (pendenza media 26%), ma ricordate che per accedere a questo breve sentiero (650m ca) bisogna richiedere in anticipo apposito permesso al Parque, via internet.
Trattandosi di un area relativamente vasta, con pendenze più o meno costanti e pochi ed evidenti sentieri, in più parti ho scelto di delineare solo le isoipse maestre (100m) aggiungendo quelle con equidistanza 20 metri solo dove richiesto dalla morfologia del terreno.
Le pagine delle 4 mappe sono raggiungibili dalla pagina principale del Teide (nella quale è inserito un quadro d'unione interattivo) ed in ciascuna di esse sono elencati i percorsi inclusi per intero o in parte ed è possibile scaricare le relative mappe. 

El cuarto mapa del Parque Nacional del Teide (TeideWestá online. 
Como se trata de un amplia área con pendientes más o menos regulares y con pocos y evidentes itinerarios, en unas partes he elegido dibujar solo las curvas maestras (100m) añadiendo las de 20m solo donde requerido por la morfología del terreno.
En esta pagina hay un mapa interactivo, enlazado con las 4 paginas, cada una con su mapa y lista de los senderos que incluye. 

The fourth map of the Teide National Park (TeideW) is online.
As it covers a pretty vast area, with more or less constant gradients and just a few, and evident routes, in some parts I have chosen to draw just the index contours (100m) adding the 20m ones only when needed due to the particular morphology of the terrain.
You can access the pages of the 4 maps from the main one, where there is an interactive index. In each one of them there is the list of the itineraries represented (totally or partially) and the links to download the maps as .jpg or .gif