Visualizzazione post con etichetta Heston. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Heston. Mostra tutti i post

sabato 23 ottobre 2021

Micro-recensioni 301-305: geniale Ulrike Ottinger, pessimo Clint Eastwood

Altri 3 titoli della rassegna Filmare la catastrofe, una sorprendente rarità di Ulrike Ottinger girata in Mongolia e il pessimo ultimo film di Clint Eastwood.

 

Johanna D'Arc of Mongolia (Ulrike Ottinger, 1989, USA)

Il film che non ti aspetti … ero stato attratto in particolare dalla location in Mongolia e dalle poche anticipazioni della trama, ma si è rivelato migliore di ogni mia più rosea aspettativa. In breve: si inizia nei vagoni della Transiberiana con un nutrito gruppo di personaggi a dir poco fuori del comune e si continua a seguire un gruppo di donne che trasbordano sulla Transmongolica finché il treno non viene assalito da “bandite” che le prendono in ostaggio. A questo punto il film cambia registro e comincia ad essere più documentaristico, ma senza rinunciare a situazioni da commedia derivanti dall’evidente cultural clash. Lo humor non viene meno, senza mai essere grossolano, i costumi mongoli dai colori sgargianti e gli infiniti spazi aperti (che includono deserti, steppe e pietraie) sono a di poco spettacolari. La prima parte, grazie ad una geniale scelta di personaggi, già difficile da incontrare separatamente immaginateli tutti insieme su un treno, risulta ironica e graffiante! L’incontro fra l'antropologa, la backpacker, l’insegnate di liceo, il trio di cantanti (le Kalinka Sisters), il superdecorato generale sovietico con attendente, l’artista, la star americana è esplosivo, e al gruppo si aggiungono i membri del personale delle carrozze vip del treno, che non sono meno eccentrici. Come metro di paragone pensate che l'ora è mezza di Cry Macho, mi è sembrata quasi più lunga delle 2h45' di questo film di Ulrike Ottinger, una delle poche rappresentanti del nuovo cinema tedesco insieme con Margarethe von Trotta, al fianco dei tanti bravi registi molti dei quali, però, si sono poi convertiti al cinema più commerciale come Wim Wenders e, saltuariamente, Herzog. La regista e sceneggiatrice del film era in sala e ha introdotto la visione del film, evidenziando il particolare coinvolgimento del cast mongolo.

Deluge (Felix E. Feist, 1933, USA)

Dopo che scadenti copie sono state le uniche disponibili per molti anni, nel 2016 è stato infine ritrovato un ottimo negativo completo, poi anche restaurato e digitalizzato. Non è certo un capolavoro, ma trova un suo spazio nella storia del cinema per gli innovativi effetti speciali, e più specificatamente per le catastrofi naturali, mostrati nella prima parte. Una decina di minuti fra terremoti e tsunami con una estesa miniatura di New York che pian piano viene distrutta dagli eventi catastrofici. Pur essendo un prodotto low budget ebbe subito grande successo arrivando nelle sale pochi mesi dopo il famoso primo King Kong che tanto aveva impressionato il pubblico per simili motivi. In verità gli effetti si fermano lì e poi il film continua accostandosi a vari generi, prima avventura, poi western dei pionieri e infine sentimentale.



  
Dead Man's Letters
(Konstantin Lopushanskiy, 1986, URSS)

Il caso volle che questo film, che narra di una società che vive praticamente segregata in una città distrutta da esplosioni nucleari, uscisse nello stesso anno del vero incidente di Chernobyl. Il regista era stato in precedenza assistente di Tarkovskij e, guardando il film, sembra ne sia stato influenzato in quanto a stile. Forse è più filosofico-morale che fantascientifico (specialmente con il senno di poi), le lettere lette dal protagonista sono indirizzate a suo figlio che, tuttavia, non compare mai.

Soylent Green (Richard Fleischer, 1973, USA)

Ultimo film interpretato, in un ruolo secondario, da Edward G. Robinson che morì prima dell’uscita del film che fu anche l’ultimo prodotto negli studios della MGM. Il protagonista di questa storia è un poliziotto onesto e cocciuto (Charlton Heston) che, a partire da un misterioso omicidio che si vuole far passare come conseguenza di rapina, risale ai gestori di un diabolico progetto di nutrizione (il cibo convenzionale è sparito da anni e si trova solo a mercato nero).

Cry Macho (Clint Eastwood, 2021, USA)

Avevo già notato le stroncature di critica (appena 60% su RT e 59 su Metascore) e di pubblico (5,5 su IMDb) ma avendo rispetto per i trascorsi di Clint Eastwood ho voluto guardare comunque questo film prima di rifiutarne la visione alla cieca. Essendo poi andato a scorrere i commenti su IMDb, penso che molti siano stati troppo buoni nei loro giudizi … storia senza senso, dialoghi pessimi, attori scadenti (anche Clint, anche se a 91 anni può avere le sue ragioni, non è per questo giustificato) a cominciare da quello che dovrebbe essere un tredicenne messicano ribelle. Di tramonti nel deserto ne abbiamo visti tanti, superfluo riproporne altri inutilmente. Le scene migliori sono forse quelle quando il film diventa sdolcinato nel corso della prolungata sosta in un paesino messicano. Un film di circa un’ora e mezza che mi è sembrato lunghissimo; un nonsense assoluto ma certamente non del tipo geniale di commedie come quelle dei Monty Python. Scegliete voi se andare a guardarlo o meno … ma ricordate che siete stati avvertiti!

venerdì 5 luglio 2019

43° gruppo di 5 micro-recensioni 2019 (211-215)

Ho messo mano ai grandi film del passato procedendo per quanto possibile in ordine cronologico e questa prima cinquina è di livello veramente ottimo, anche non volendo considerare rating, Oscar e Nomination, è comunque al top. Per pura statistica, 4 su 5 si trovano fra i primi 200 film di tutti i tempi (classifica IMDb, 36° - 148° - 164° - 198°) e complessivamente hanno ottenuto 36 Oscar e 17 Nomination, per una media di oltre 7 Oscar e 3 Nomination a testa ... certamente non mi fido ciecamente di questo tipo di dati, ma per tali risultati qualcosa più di un fondo di verità ci deve essere.
Come mio solito, elenco i film in ordine di preferenza e chi mi segue può già immaginare che i primi due sono quelli in bianco e nero noir/drammatici, seguiti dai due kolossal per concludere con il musical (oggettivamente non al livello degli altri).
   

212  Casablanca (Michael Curtiz, USA, 1942) * con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Paul Henreid, Claude Rains, Peter Lorre * IMDb  8,6  RT 97%  *  3 Oscar (miglior film, regia e sceneggiatura) e 5 Nomination (Humphrey Bogart protagonista, Claude Rains non protagonista, fotografia, montaggio e commento musicale) *  36° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Il mio preferito di questo gruppo; essendo un noir (genere che prediligo) ed essendo ottimo praticamente non c’è storia. Nel post scorso avevo sottolineato la pochezza dei dialoghi in vari famosi film di Spielberg, al contrario in questo caso ogni battuta è incisiva, piazzata al momento giusto e piena di sottintesi. I personaggi sono estremamente diversi, accomunati solo dal fatto di trovarsi a Casablanca nello stesso momento ... molti sperano di essere solo di passaggio, gli altri vivono delle loro speranze. Molti caratteri sono indecifrabili, quasi ognuno ha un secondo fine. Tutti perseguono i propri obiettivi, cercando al tempo stesso di sopravvivere quanto meglio possibile.
Sono stato molto soddisfatto della mia ennesima visione, stavolta versione originale restaurata, (in HD) di questo film che tutti avranno visto almeno in parte tante volte, almeno la scena finale all’aeroporto
Imperdibile, da gustare con calma facendo attenzione a tutti i dettagli e ai dialoghi.

214  On the Waterfront (Elia Kazan, USA, 1954) tit. it. “Fronte del porto” * con Marlon Brando, Karl Malden, Lee J. Cobb, Rod Steiger * IMDb  8,2  RT 98%  *  8 Oscar (miglior film, regia, Marlon Brando protagonista, Eva Marie Saint non protagonista, sceneggiatura, fotografia, montaggio, scenografia) e 4 Nomination (Karl Malden, Lee J. Cobb e Rod Steiger non protagonisti, commento musicale) * 148° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Stranamente, questo non l’avevo mai visto per intero e sono contento di averlo recuperato, oltretutto in versione originale HD.
Trama interessante, anche se a tratti scontata, perfettamente messa in scena e ripresa con un bianco e nero eccellente, opera di quel Boris Kaufman che aveva filmato l’intera produzione di Jean Vigo. Avevo subito apprezzato le prove dei vari ottimi attori non protagonisti e poi ho letto che ottennero un Oscar e tre Nomination che, sommate alla statuetta di Marlon Brando, portano a 5 le candidature nel solo cast ... caso piuttosto raro se non unico, possibile solo con attori di altri tempi.
Come scritto per Casablanca, è un film imperdibile, almeno per i cinefili.
  
      

215  Ben Hur (William Wyler, USA, 1959) * con Charlton Heston, Jack Hawkins, Hugh Griffith, Omar Sharif, Stephen Boyd * IMDb  8,1  RT 88%  *  11 Oscar (miglior film, regia, Charlton Heston protagonista, Hugh Griffith non protagonista, fotografia, montaggio, scenografia, costumi, sonoro, effetti speciali, commento musicale) e Nomination per la sceneggiatura * 198° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Se ci avessero risparmiato l’ultima parte religiosa/miracolosa sarebbe stato comunque un ottimo film epico di azione e non sarebbe durato 3 ore e mezza. Già nel corso delle prime 3 ore non erano mancati i riferimenti alla vita di Gesù, a cominciare dalla nascita, con l’adorazione dei magi (Baldassarre, avrà un ruolo anche successivamente). A parte questa scelta che mi è sembrata superflua, Ben Hur è un classico kolossal, con scenografie immense, scene di massa e, ovviamente, la corsa di cavalli più famosa della storia del cinema. Tuttavia, con la mia “pignoleria”, devo sottolineare l’inconsistenza di dette scene non solo per le solite ombre le cui lunghezze cambiano troppe volte, ma anche in fatti strettamente numerici come i giri di pista e le bighe (la somma di quelle ancora in corsa e quelle fuori gioco è sempre maggiore delle 9 che si vedono in partenza) ... comunque gara spettacolare e avvincente.
Gli 11 Oscar, o almeno gran parte di essi, furono certamente meritati.

211  Gone with the wind  (Victor Fleming, USA, 1939) tit. it. “Via col vento” * con Clark Gable, Vivien Leigh, Thomas Mitchell, Hattie McDaniel, Olivia de Havilland * IMDb  8,2  RT 94%  *  8 Oscar (miglior film, regia, Vivien Leigh protagonista, Hattie McDaniel non protagonista, fotografia, scenografia, montaggio e sceneggiatura) e 5 Nomination (Clark Gable protagonista, Olivia de Havilland non protagonista, sonoro, effetti speciali e commento musicale) * 164° nella classifica IMDb dei migliori film di tutti i tempi
Altro film che, nonostante la fama, non avevo mai visto ... non mi ha mai ispirato. Una volta guardato, devo dire che sono rimasto quasi deluso, trovandolo in linea di massima sopravvaluto, pur comprendendo che per nel 1939 fu qualcosa di eccezionale.
In occasione degli Oscar, fu consegnato a William Cameron Menzies un Premio Speciale per “l’eccezionale uso del colore ...”, motivazione che non mi trova tanto d’accordo, in quanto i troppi sfondi arancione - rossastri, tutti molto simili e distribuiti nell’arco dell’intero film, sono esagerati, assolutamente non reali e alla lunga stancano. Vivien Leigh è brava nel riuscire a interpretare alla perfezione la protagonista Scarlett O’Hara, archetipo di donna insopportabile, arrogante, volubile, egoista e chi più ne ha più ne metta; al contrario Clark Gable sembra essere troppo gigione. Anche la sceneggiatura mi è sembrata più vicina a un romanzo d’appendice che a un trama seria.
213  An American in Paris (Vincent Minelli, USA, 1951) tit. it. “Un americano a Parigi” * con Gene Kelly, Leslie Caron, Oscar Levant * IMDb  7,2  RT 95%  *  6 Oscar (miglior film, fotografia, scenografia, costumi, commento musicale e sceneggiatura) e 2 Nomination (miglior regia e montaggio)
Commedia leggera e abbastanza scontata, comunque portata degnamente avanti da Gene Kelly e dalla debuttante Leslie Caron. Non particolarmente coinvolgenti le coreografie, molte delle quali concentrate nella parte finale. Al contrario, mi sono sembrate pregevoli fotografia e scenografia che, insieme con i costumi, forniscono una  piacevole immagine della Parigi bohémienne di metà secolo scorso, seppur probabilmente poco reale.

Le oltre 1.400 precedenti micro-recensioni dei film visti a partire dal 2016 sono sul mio sito www.giovis.com; le nuove continueranno ad essere pubblicate su questo blog.