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sabato 27 novembre 2021

Micro-recensioni 341-345: noir classici degli anni ‘40 (e gossip)

Numerosi attori furono indissolubilmente legati ai noir (2 per tutti: Humphrey Bogart e Edward G. Robinson) e ciò fece la loro fortuna. In questo gruppo, oltre a due presenze del duo Alan LaddVeronica Lake, ritroviamo 2 volte Robert Mitchum e ben 3 volte l’ineffabile caratterista William Bendix (foto al lato, con Alan Ladd, da The Blue Dahlia) al quale, seppur non vero protagonista, venivano affidati sempre ruoli importanti se non determinanti e spesso il suo nome appariva anche sui poster, in caratteri appena più piccoli delle star. Curiosità in merito agli interpreti: a proposito del succitato duo (ben 7 volte insieme) c’è da sottolineare che si formò a causa della loro statura, inusuale per la Hollywood di allora: circa 1,50 per Veronica Lake e 1,65 per Alan Ladd, mentre la media degli altri divi era vicina a 1,90! Quali esempi, allego un paio di foto nelle quali sono evidenziate tali differenze fra alcune star; convertendo piedi e pollici in cm, certamente Marylin Monroe (1,66, al centro) e Audrey Hepburn (1,70, terzultima) potevano più facilmente apparire al fianco di attori quali Gable e Lancaster (i più bassi nella foto, 1,85), Cary Grant (1,87), per non parlare di quelli di 6’3” (1,90) - fra i quali Gregory Peck e Gary Cooper - o di 6’4” (1,93) come John Wayne.


Tornando a Veronica Lake, nonostante la statura, divenne un’icona con la sua perenne aria di sufficienza e espressione da donna irresistibile, nonché per la sua usuale pettinatura (utilizzata per caratterizzare il disegno di Jessica Rabbit); tuttavia, malgrado il successo, forse si calò troppo nel personaggio tanto da guadagnarsi “la fama di persona difficile e fu etichettata come the bitch; Joel McCrea rifiutò di lavorare di nuovo con lei affermando che "la vita è troppo corta per girare due film con Veronica Lake; lo scrittore Raymond Chandler (creatore del personaggio del detective Marlowe), autore/sceneggiatore de La dalia azzurra, la definì sarcasticamente Moronica Lake (moron: ritardato mentale).” (da Wikipedia).

 

Crossfire
(Edward Dmytryk, 1947, USA) tit. it. Odio implacabile (!)

Secondo me il migliore del gruppo, pur discostandosi dall’ambientazione classica dei noir. Infatti tende più al crime e vede un gruppo di soldati da poco rientrati dal Pacifico coinvolti in un omicidio. Ottimo cast, curiosamente con tre Robert nei panni dei protagonisti: R. Ryan è l’imperturbabile ispettore, R. Ryan e R. Mitchum due dei militari coinvolti nelle indagini. Nel gruppo nessuno crede alla colpevolezza dell’indiziato e cercano in ogni modo di proteggerlo e nasconderlo. Crossfire ottenne 5 Nomination miglior film, regia, sceneggiatura e Robert Ryan e Gloria Grahame non protagonista.

They Live by Night (Nicholas Ray, 1948, USA) tit. it. La donna del bandito

Buon esordio con un noir quasi classico di Nicholas Ray, che nel 1955 si sarebbe poi definitivamente affermato con Gioventù bruciata, del quale fu anche sceneggiatore (Nomination Oscar). Personaggi ben delineati, trama abbastanza varia e con molte svolte, tante scene con un po’ di suspense e qualche scena romantica. In effetti delle attività criminali del trio si vede ben poco, l’adattamento del romanzo Thieves Like Us curato dal regista stesso è focalizzato più sui caratteri dei protagonisti che sugli avvenimenti. Fra i personaggi principali, tutti seppur sommariamente ben delineati, trovo credibili i più cattivi e falsi, mentre i due giovani innamorati appaiono troppo fuori dal mondo continuando ad agire in modo insulso. Nel complesso godibile, ma molto di genere, con buona fotografia.

  

The Big Steal
(Don Siegel, 1949, USA) tit. it. Il tesoro di Vera Cruz (!)

Singolare noir che si sviluppa quasi come un road movie, per di più in Messico. Fin dall’inizio si apprende che tale Fiske è inseguito (separatamente e per motivi diversi, comunque legati ai soldi) dalla sua ex Joan e dal ten. Halliday (Robert Mitchum), a sua volta inseguito dal cap. Blake (William Bendix), tutti controllati con apparente indifferenza e superficialità dall’ispettore generale Ortega. Come si può intuire, la storia corre al limite della commedia sia per il poli-inseguimento, sia per l’inevitabile parte romantica che coinvolge Joan e Halliday, sia per l’ironia nel proporre luoghi comuni (peraltro abbastanza veritieri) in merito alle differenze culturali fra americani e messicani. Nonostante il mix di generi, risulta essere una gradevole visione.

The Blue Dahlia (George Marshall, 1946, USA) tit. it. La dalia azzurra

Interessante sceneggiatura (Nomination Oscar) che unisce affari loschi, un pilota militare appena rientrato dalla guerra e, soprattutto, mogli tradite e traditrici. Aggiungendo un omicidio e un detective privato di un residence che non disdegna il ricatto sistematico, nonché i commilitoni del militare e l’immancabile acuto ispettore si ottiene un’intricata e buona trama per un noir. Veronica Lake è la moglie tradita e vendicativa, Alan Ladd il pilota e William Bendix il suo commilitone che ha sofferto uno shock da esplosione.  

The Glass Key (Stuart Heisler, 1942, USA) tit. it. La chiave di vetro

Buon noir la cui sceneggiatura avrebbe certamente meritato una miglior messa in scena, piena com’è di tradimenti, doppiogiochisti, colpi di scena e tempi scelti alla perfezione sia per gli incontri casuali che per quelli mancati per un soffio. Trovo che il personaggio del boss che aspira ad entrare in politica è un po’ troppo caricaturale e sopra le righe e, per tornare ai gossip di apertura, Alan Ladd non è adatto al ruolo di duro.

martedì 11 ottobre 2016

Sottile collegamento fra un western classico e i Mori in Spagna

Questo di passare da un fatto ad un altro, approfondire la conoscenza di un argomento apparentemente inutile è uno dei miei passatempi preferiti, reso estremamente economico e abbastanza facile dalla navigazione in rete. 
Così a partire da uno dei western classici più famosi da Rio Bravo (di Howard Hawks, USA, 1959, tit. it. Un dollaro d’onore, con John Wayne, Dean Martin, Ricky Nelson) sono giunto ad un segnale di guerra introdotto in Europa da los Moros.
Nel suddetto film, che molti conosceranno, a richiesta del cattivo di turno un gruppo di musicanti messicani che si esibivano nel saloon/cantina inizia a suonare il tema Degüello. (nel video in basso, notate il gesto del chitarrista sullo sfondo).
Poco dopo viene spiegato allo sceriffo (John Wayne), quasi sotto assediato nel suo ufficio/prigione, che quella musica fu suonata ad Alamo (1836) dai soldati messicani agli ordini del generale e presidente López de Santa Anna prima dell’attacco finale al quale sopravvissero solo due (forse) dei rivoluzionari texani asserragliati nel forte e una ventina fra donne e bambini furono risparmiati e rilasciati dopo la battaglia.
Quell’arrangiamento di Degüello fu opera di Dimitri Tiomkin famoso compositore russo giunto a New York nel 1925, dopo aver scritto e diretto spettacoli musicali con migliaia di partecipanti per l’Armata Rossa, negli immediatamente successivi alla Rivoluzione d’ottobre (1917). Ebbe grande successo anche in America e, dopo molte collaborazioni non citate in documentari e short, dal 1944 iniziò una folgorante carriera a Hollywood, ottenendo 4 Oscar e 14 Nomination (sue le musiche di Mezzogiorno di fuoco, I cannoni di Navarone, Il vecchio e il mare, La caduta dell’Impero Romano, ...).
Forse quella citazione di Alamo e quella musica spinsero John Wayne a produrre, dirigere e interpretare The Alamo (tit. it. La battaglia di Alamo) l’anno dopo, affiancato da Richard Widmark (col. Bowie) mentre lui vestiva i panni del famoso Davy Crockett. In questo film fu così inserito lo stesso tema del quale si era parlato nel precedente Rio Bravo, ma in realtà quella musica non è mai stata suonata in quel modo. 
Infatti, il toque a degüello originariamente era uno spietato ordine militare che con il semplice suono di tamburo e/o cornetta ordinava la lotta senza quartiere, senza fare prigionieri, “tagliando la gola da orecchia a orecchia”. Il nome deriva dal verbo degollar (decapitare, sgozzare, scannare) e annuncia al nemico che sarà fatta piazza pulita, fino allo sterminio completo.
   

Questo comando veniva trasmesso a suono di trompeta o clarín (tromba naturale ancora più semplice e dal suono più acuto) detto anche bugle (tromba senza pistoni, come la cornetta postale o da postiglione) che proprio per il suo scopo doveva essere breve, chiaro e ben udibile (come la carica la ritirata) e non certo la suggestiva melodia del  degüello cinematografico, né tantomeno la versione orchestrale di Tiomkin (audio del video in basso).
Il toque a degüello fu adottato dagli ufficiali messicani che lo avevano appreso dall’esercito spagnolo di stanza in Nueva España, ma quelle poche note non erano una creazione originale europea. Infatti, quasi tutte le fonti concordano nell’attribuirne la vera origine a los moros, i mussulmani che nell’VIII secolo conquistarono gran parte della penisola iberica (Spagna e Portogallo) rimanendoci fino alla fine del XV.

Ecco come un motivo militare arabo musulmano di oltre 1.000 anni fa è diventato famoso per merito di un film americano del 1959.