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sabato 28 aprile 2018

“Balik emek”, il famoso panino con pesce alla griglia o piastra


Si tratta di una specialità molto amata dai turchi e di una curiosità per quasi tutti i turisti che visitano Istanbul
Tutti ristoranti al piano inferiore del ponte Galata (dove in effetti sono i soli esercizi commerciali) vendono i loro balik emek a 10 TL (circa 2 euro) ma hanno anche un ricco menù, al contrario dei tre barconi finto-antichi ormeggiati alla banchina a ovest del ponte, fra approdo traghetti e terminal bus di Eminönü (Sultanahmet), che smerciano esclusivamente panini con il pesce (per i turisti è tradotto col termine internazionale unico fish bread).
   
Ognuno di questi ultimi tre esercizi serve i panini sotto delle tende che coprono una ventina di tavoli (sul molo al lato di ognuno di essi) fra i quali si aggirano una marea di inservienti in divisa che puliscono e prendono ordinativi mentre altri sono specificamente addetti alla vendita delle bevande che esibiscono su vassoi. Oltre alle varie bibite in lattina e limonate artigianali, ci sono i karışık turşu (sottaceti misti, per lo più cetrioli e cavoli), venduti nella loro marinatura in grossi bicchieri di plastica. 
   
In ogni cucina/barcone ho contato almeno una mezza dozzina di addetti, organizzati come in una catena di montaggio, cosa possibile in quanto preparano solo balik emek. Oltre a qualche tuttofare (pulizia, rifornimento di materie prime e altro) c'è chi taglia il pane, chi taglia le cipolle, chi prepara l'insalata, almeno un paio che cuociono il pesce al punto giusto rigirando i filetti più volte e, ovviamente, chi confeziona i panini. 
   
A un ritmo impressionante, quest’ultimo prende il pezzo di carta, ci mette sopra il panino già tagliato, aggiunge pesce, insalata e cipolla e quindi lo passa al collega sulla banchina. Mi sono preso la briga di contare i panini prodotti e ne ho visti preparare 8-10 al minuto ... diciamo almeno 500 all'ora!
Se riuscite a sedervi lì o andate in uno dei ristoranti, sul tavolo troverete sale e una bottiglia di succo di limone da aggiungere a piacimento al vostro balik emek.

sabato 9 dicembre 2017

Ritorno a Punta Brava e cibo tinerfeño (canario)

In meno di una settimana mi sono perfettamente ri-allineato ai miei ritmi di Puerto de la Cruz (Tenerife), ho ripreso a frequentare la biblioteca Iriarte (che concede in prestito gratuito dvd di tanti buoni film internazionali, recenti e d’epoca), gli incontri culturali promossi dall’Instituto de Estudios Hispánicos de Canarias, mi sono adattato alla media dei 20km giornalieri e sono riuscito già a sistemare una parte determinante della mia cartografia del Parque Nacional del Teide andando a verificare un nuovo sentiero, ho ritrovato i “compagni di chiacchiere” che passano tanto tempo nel bar/cantina Tasca Casa Tata, che frequento assiduamente per apprezzarne la cucina (vi mangio quasi ogni giorno) e dove spesso mi fermo, se trovo compagnia, per un caffè o un bicchiere di vino tanto per non essere l'unico a non bere. In genere attorno al bancone (barra), appollaiati sui classici alti scanni, ci sono sempre almeno un paio di persone che discutono, soprattutto e spesso animatamente, di politica e di calcio; interessante il primo argomento (in particolare ora con la crisi catalana e le imminenti elezioni dei 21 dicembre), divertente il secondo in quanto se non mi interessa il calcio nostrano, figurarsi quello spagnolo, ma ormai conosco i tipi e posso punzecchiare i più "sensibili", avendo l’appoggio dei loro oppositori.

Ma il motivo più importante e soddisfacente per il quale bazzico in Casa Tata è il ripasso generale della cucina tradizionale canaria, in particolare di quella tinerfeña, che mi porta a scegliere ogni giorno piatti diversi, alternando carne e pesce, e all’occasione non disdegnando un escaldon, rancho, sopa o semplice tapa che sia.
La sera del mio arrivo cominciai (ovviamente) con carne cabra, nei giorni successivi seguita da cherne encebollado, costillas fritas (con tanto aglio e cilantro - foto in alto), chicharros fritos, carne fiesta, bacalao canario, carne con papas (secondo la ricetta canaria), cherne a la plancha (foto in basso, notate le dimensioni del trancio, alto quasi 2cm, confrontandolo con la forchetta) e attendo con ansia il turno del coniglio (en salmorejo e frito), tollos  e, quando sarà il loro momento, potas, doradas, cochinillo, ...

Discorso a parte meritano i contorni dei piatti forti che qui consistono per lo più in patate (cotte in vari modi, dalle classiche papas arrugadas alle papas negras con gli onnipresenti mojos rojo e verde) e insalate miste che (almeno da Tata) combinano in modo originale verdure, ortaggi e frutta locale e di stagione (qualcuno le propone come ensalada tropical). Per esempio quella di oggi includeva carota, cipolla, cetriolo, peperone, pomodoro, lattuga e, per la frutta, papaya, kiwi e guayaba (nella parte in alto della foto qui su, possono sembrare pomodori ma sono piccole guava gialle locali) oltre ad una papa negra con mojo verde, mentre un paio di giorni fa c'era anche la barbabietola rossa e, al posto di guayaba e kiwi, c’erano avocado e banana (ovviamente canaria, piccola e maturata naturalmente, non certo nei frigoriferi come quelle che arrivano in Italia). 
Non so come facciano tanti vacanzieri, in un posto come questo (ma il discorso è valido in generale), a rimanere radicati alle loro abitudini alimentari senza minimamente sognarsi di provare qualcosa di nuovo e di “fresco” come i pesci e carni locali, ortaggi e frutta che non trovano nei loro paesi se non - forse - in pochi periodi dell’anno o disponibili solo conservati, congelati, surgelati ...
Si vedono gli inglesi con i loro English breakfast, i tedeschi con wurstel e boccali di birra già alle 11 di mattina (nel collage qui su eccoli al mercato all’aperto del sabato) e gli italiani che riempiono le pizzerie o si attardano a leggere nei menù i vari tipi di pasta proposti, con gli onnipresenti espaguetti boloñesa in cima alla lista, per poi lamentarsi dicendo che pizza o pasta non erano un granché.
Devo però dire, in tutta onestà, che ci sono anche quelli che sanno apprezzare il cibo locale come potete vedere in questo paio di foto della marisqueria al primo piano del mercato, scattate subito dopo quelle di birra e wurstel, dove si mangiano crostacei e pesci in vari modi e, oltre alla birra, si può bere anche il vino.
Dopo il mercato e prima di pubblicare, ho aggiunto jamoncitos con papas alla lista dei piatti di carne.

Perché in tanti si rifiutano di provare qualcosa di nuovo???