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sabato 6 agosto 2016

Abuso di ma, eppure, tuttavia, anche se, ciò nonostante,... difetto o pregio?

Ogni abuso dovrebbe essere negativo, proprio in quanto eccessivo, eppure nel caso proposto nel titolo può evidenziare qualità positive. Mi spiego meglio: scrivendo un post come questo o nel corso di una discussione nella quale voglia esporre punti di vista, valutazioni, preferenze e via discorrendo, spesso mi accorgo che molte frasi contengono proposizioni coordinate avversative che, come chiaramente spiegato nelle pagine della  Grammatica italiana” della Treccani
esprimono un fatto o una situazione in contrasto con quanto viene detto nella proposizione principale o con quanto ci si aspetterebbe in base a quello che si afferma nella principale e vengono introdotte da ma, però, tuttavia, mentre, eppure, ... (Es.: Giovanni è bassino, ma gioca bene a basket).
Varie volte mi soffermo a valutare se non stia esagerando con questo tipo di continuo contrasto, ma nella maggior parte dei casi non vedo alternative. 
Infatti, sono abituato a guardare le cose da numerosi punti di vista ed è ovvio che le conseguenti considerazioni difficilmente possono essere assolutamente congruenti, tutte positive o tutte negative, e pertanto inserisco in una stessa frase aspetti contrastanti. A mio parere ciò non evidenzia indecisione, idee poco chiare o una volontà di non dare giudizi chiari, bensì mette in mostra la mia attenzione per i più disparati aspetti di una questione.
Questa abitudine all’analisi prima di effettuare scelte o prendere decisioni risale a tanti anni fa, forse influenzata anche dai miei studi scientifici, ma si è definitivamente radicata da quando, circa 25 anni fa, mi avvicinai all’orientamento (sport). Nell’orienteering (nome internazionale) i partecipanti ad una gara devono raggiungere una serie di posti di controllo scegliendo, in tempi brevissimi, l’itinerario da seguire, spesso senza avere alcuna possibilità di seguire alcun sentiero. Solo guardando la dettagliata cartina, fornita solo dopo la partenza, si devono analizzare tutti i particolari riportati in mappa, visualizzare mentalmente il territorio, elaborare un progetto e infine metterlo in pratica (cosa non sempre semplice). L’orientista si trova quindi a comparare varie scelte di percorso, ognuna delle quali avrà pro e contro da valutare in termini di tempo:
  • più breve, ma con più salita,
  • in piano, ma difficile da seguire,
  • facile lungo sentieri, ma maggior distanza
  • brevissima, ma lentissima attraversando vegetazione fitta

Penso che questo esempio / divagazione sportiva (notate quanta differenza c'è fra le scelte di percorso di 8 atleti Elite) sia abbastanza calzante per ribadire che molto raramente, praticamente mai, tutti gli aspetti considerati prima di prendere decisioni convergono in un’unica soluzione, rendendola inevitabile. 
Nella maggior parte dei casi i due principali elementi contrastanti non sono misurabili o, nel caso lo fossero, non con la stessa unità di misura. Per esempio distanze e tempi, pesi e età, energia e temperatura possono essere numericamente determinati ma come convertirli in modo da poterli raffrontare.
A questo punto diventano fondamentali le valutazioni personali in quanto ognuno di noi ha le sue preferenze ed attribuisce, spesso inconsciamente, dei “coefficienti” soggettivi a ciascun elemento.
Questo è il mio “problema” ... mi piace analizzare quanti più aspetti possibile, ma in un tempo determinato. Per ogni pro, vado a cercare le possibili ricadute negative e, al contrario, per ogni contro tento di individuare conseguenze positive. Vedo il mio abuso di avversative semplicemente come una conseguenza del mio interesse (che a qualcuno può sembrare eccessivo) per i vari argomenti trattati, della mia passione per le analisi dettagliate, per quanto me lo consentono le mie conoscenze.

In fin dei conti, penso che non sia un difetto ma neanche un vero e proprio pregio e, visto che mi trovo a mio agio a comunicare in questo modo (e mi piace), continuerò a discettare, recensire, raccontare e polemizzare così.

martedì 28 aprile 2015

Da dove si parte per andare a …?

Ricordate il post relativo alla teoria dei grafi? Chi ne ha colto il significato e l'utilità comprenderà anche l'insensatezza della domanda proposta come titolo, che mi viene frequentemente rivolta. Se è vero che in rarissimi casi la risposta è unica, è altrettanto vero che la maggior parte delle volte è una domanda assolutamente priva di senso se posta in questi termini, senza alcuna condizione. 
Il primo dato da fornire dovrebbe essere quello della provenienza. Esempio: per percorrere il sentiero degli Dei (a/r) da dove si parte? Già sarebbe meglio: da dove conviene partire? Ma se il genio non dice da dove viene, come si può rispondere? Chiaramente, per limitare inutili, stressanti e dispendiosi viaggi in auto, o i quasi impossibili trasferimenti con mezzi pubblici, a chi proviene dalla Penisola Sorrentina o dalla zona di Positano converrà partire da Nocelle, mentre chi si trova in Costiera o viene via autostrada troverà più comodo iniziare da Bomerano (Agerola). 
Come spero sia chiaro, anche questo semplicissimo esempio evidenzia che specificare la provenienza è dato indispensabile per sperare di ottenere una risposta pertinente e precisa. Ma se si passa ad indicare solo una destinazione, e non un sentiero, la questione si complica ulteriormente e qui entrano in ballo i grafi. Rappresentando l'intera rete di strade e sentieri come un grafo risulta evidente che ogni nodo (località o semplice incrocio) può essere raggiunto a partire da qualunque a altro.
Anche nel caso che lo spigolo - qualunque tratto di strada o sentiero fra due incroci (nodi) - finale sia unico e quindi obbligato, per raggiungere il precedente ci saranno certamente numerose possibilità. Chi usa il navigatore (quello per auto) avrà notato che, impostata la destinazione, vengono elaborati tanti percorsi diversi e poi proposto quello più rapido (che non sempre è il più breve). Il navigatore vi consiglia il percorso più breve in termini di tempo elaborando i dati di percorrenza media di ciascun singolo tratto. A quanto ne sappia, l’unica condizione che si può preimpostare è quella dell’evitare il pagamento di pedaggi, successivamente si possono richiedere percorsi alternativi. 
Al contrario, andando a piedi si possono anche considerare “scorciatoie” fuori sentiero e ciò aumenta ulteriormente le possibili combinazioni. Per di più, se di solito chi va in auto cerca di concludere un trasferimento nel modo più rapido possibile, l’escursionista ha tutt’altri fini e spesso interessi specifici. Una volta definito il punto di partenza e l’itinerario di massima, si procede poi a considerare varianti, possibili aggiunte, vie di fuga e infine, nel caso di percorso ad anello, il verso.


Il saggio camminatore, nel pianificare la sua escursione, cercherà di soddisfare tutte le sue condizioni preliminari o quantomeno il maggior numero possibile. 
Per esempio, l’escursionista accorto apre una cartina generale dell'area interessata (come il planner - in alto – che creai proprio per visualizzare area e sentieri anche se se ne ha perfetta conoscenza) e comincia ad ipotizzare un percorso di massima per il suo progetto, tenendo conto di condizioni quali:
* min e max distanza, max dislivello, max ore di cammino
evitare per quanto possibile di ripetere stessi tratti (a/r)
raggiungere punti panoramici particolari
passare per una serie di località specifiche
evitare tratti problematici per sé o per eventuali compagni di passeggiata
possibilità di utilizzare trasporti pubblici per chiudere un circuito
e se ne potrebbero aggiungere ancora altre.
Ognuno di questi vincoli (molti sono a valutazione soggettiva) influirà sul valore da attribuire a ciascun tratto e quindi sulla scelta finale che, di conseguenza, non sarà mai assoluta, ma relativa.
Come spero di aver chiarito, chiedere come andare al punto X senza specificare punto di partenza, proprie capacità, disponibilità di tempo, interessi, ecc. è cosa illogica e chi risponde senza avere almeno buona parte di questi dati spesso non fornisce un buon servizio.