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mercoledì 15 aprile 2020

Tradizionale spettacolo di marionette acquatiche in Vietnam

La mia passione per i film, specialmente per quelli che io definisco etnici, mi fa scoprire tante interessantissime tradizioni, forme d’arte, riti, cibi e molto altro. 

 
La cinquina che sto per terminare è tutta vietnamita e il film visto ieri sera (Nostalgia for Countryland, 1995, Dang Nhat Minh) è un film realista ambientato in un piccolo villaggio rurale fra risaie e canneti. Verso la metà del film è inclusa una scena di un fantastico spettacolo di marionette acquatiche che mi ha spinto a indagare per saperne di più. 

Sembra che il Water Puppet Show (nome internazionale) sia l’unica variante ufficialmente riconosciuta della forma classica e la sua esistenza è documentata a partire dall’XI secolo. Anticamente, approfittando del momento dell’allagamento delle risaie, le varie figurine di legno laccato che comprendono non solo umani in ogni tipo di attività, ma anche animali domestici e selvatici, draghi e mostri mitologici, venivano mosse da un numeroso staff immerso in acqua fino alla cintola e nascosti alla vista degli spettatori da un sipario semitrasparente, mentre un'orchestra forniva musica e canto dal vivo. Oggi le rappresentazioni in ambiente naturale sono molto più rare, ma in compenso esistono teatri specifici che hanno come palcoscenico un'apposita vasca, così come ci sono compagnie itineranti che si avvalgono di piscine smontabili (per esempio guarda il video in basso).

Se volete solo apprezzare la varietà delle marionette, guardate i video inseriti in questo post avanzando di qualche decina di secondi per volta; se invece avete tempo e pazienza, apprezzateli interamente e vedrete pesci che sputano acqua e draghi che sputano fuoco, pescatori in azione sulla loro barca, file di anatre, contadini che arano con l’aiuto di bufali d’acqua, ballerine, bambini che giocano tuffandosi e facendo piramidi umane, tartarughe, uccelli e una molteplicità di gruppi che si muovono sull’acqua in perfetta coordinazione. Il video in basso contiene molto di tutto ciò e, come è evidente dal titolo, fa parte di una serie di 8 filmati.


Infine, se siete curiosi di vedere come si lavora dietro le quinte, guardate quest’ultimo video che svela quante persone siano necessarie per uno spettacolo, non solo quelli che muovono le marionette, ma anche quelli che forniscono loro i nuovi personaggi che andranno in scena e ripongono quelli che si sono già esibiti. Vedrete come vengono spostati sulla superficie dell’acqua poggiati su canne di bambù e ulteriormente mossi con fili.
In rete potrete trovare tanti altri video e informazioni googlando: Water Puppet Show Vietnam. In basso, gli artisti salutano il pubblico alla fine dello spettacolo.

sabato 22 ottobre 2016

Cerriglio, sorprese e misteri

 
***  Ultim'ora: l'acqua sta scorrendo! 
 Ecco i primi zampilli!  ***
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Gli annunciati lavori di ripristino del flusso d'acqua al Cerriglio sono ormai terminati da alcuni giorni, ma prima di riattivarlo si è, giustamente, proceduto alla pulizia della vasca (già completamente asciutta da vari anni) e alla rimozione di parte dello strato di calcare bucherellato. Tuttavia, l'acqua ancora non scorre in quanto, dopo aver rimosso detriti, immondizia e incrostazioni dalle pareti del bacino, sono apparse cinque colonnine in materiale misto, soprattutto tufo, un tempo intonacate, che quindi dovevano sostenere qualche cosa prima che questa fosse coperta dal travertino a sua volta rivestito dalla coltre di muschi e capelvenere che proliferava grazie al continuo flusso d'acqua e l’ambiente umido. 
Se era facilmente ipotizzabile l’esistenza di una qualche struttura, certamente nessuno si aspettava questo che vedete nella foto!
Leggendo queste poche righe appare chiaro che la terminologia non è accurata e che le valutazioni non sono quelle di un esperto, sono solo le impressioni che ho avuto nei giorni scorsi visitando il Cerriglio durante l'effettuazione della pulizia, ogni volta che percorrevo il tragitto fra casa mia e la piazza. Prima di arrivare a questa piacevolissima sorpresa, rimuovendo lo strato di tufo calcareo che rivestiva la fontana erano man mano apparsi elementi sorprendenti, di generi molto diversi.
   
   
Prima è affiorato un pezzo di terracotta che di primo acchito ha dato adito a varie illazioni e teorie, ma che si è subito rivelato essere parte di un coppo che ne copriva un altro ed era sormontato da un doccione, il tutto completamente ostruito, posizionati in epoca relativamente recente sui depositi calcarei. La non appartenenza alla struttura originaria è apparsa evidente dal fatto che riceveva l’acqua dal solco centrale scavato nella massa coperta dai muschi e dalla mancanza di una qualunque traccia di un ovvio elemento simmetrico dall’altro lato. La certezza definitiva la si è avuta poco dopo, quando sotto al suddetto solco è apparso un tubo in PVC bianco! 
   
Nella foto si nota bene anche lo spesso strato di calcare compatto al suo interno e il cemento nero che lo circondava. Rimuovendo tubo e cemento si è creato un foro che ha evidenziato una cavità e appena è stato possibile infilarci una mano, al semplice tatto si è percepita la sagoma del fondo, liscio e ondulato, quasi senza calcare. Pertanto è stato facile rimuovere la “volta” di travertino estremamente poroso, che quindi si sbriciolava senza sforzo, e in poco tempo è apparsa la conchiglia e subito dopo la piccola nicchia che la limita verso monte. 


C’è ancora tanto da rimuovere, specialmente nei lati, e chissà quanto altro da scoprire. Molti non si rendono conto della velocità con la quale queste “sorgenti pietrificanti” fanno aumentare il volume dei depositi calcarei (travertino o tufo calcareo che dir si voglia). Basti pensare che nella spalla sinistra, dopo aver rimosso già vari centimetri dello strato poroso nel quale si notavano ancora tanti steli di capelvenere, è addirittura apparso un cucchiaino di plastica, di quelli piatti per gelato, ... certamente di poche decine di anni fa.
Se da un lato può dispiacere il fatto che non rivedremo più quel tappeto verde dalla forma indefinita che ha caratterizzato per tanti anni il Cerriglio, certamente tutti dovremmo essere ben lieti che sia stata riportata alla luce la vaschetta a forma di conchiglia e che complessivamente ci sia ora molta più aria e luce attorno alla sorgente che ci consente di immaginare meglio lo splendore che doveva avere in origine. Nelle colonne laterali e nella volta della nicchia-abside di fondo si vedono numerose conchiglie (vere) decorative ed è facile dedurre che doveva essere quasi tutta a vista e non certo coperta dal calcare. 
Ora si dovranno attendere le decisioni degli esperti che dovranno stabilire se e quanto procedere nell’opera di rimozione del calcare, in modo da poter mostrare il “monumento” almeno con un’esteriorità abbastanza simile a quella originaria.
Certamente resta da sapere da dove scorresse effettivamente l’acqua (quel buco, non centrato, nella parte alta dell’abside è certamente posticcio), cosa ci fosse fra la vaschetta-conchiglia e l’abside, come fosse decorata quest’ultima e tanto altro che non sto qui ad elencare.
   
Considerata la somiglianza con le decorazioni dei ninfei di epoca romana, dall’alto della mia ignoranza chiedo: “è possibile che si tratti di qualcosa di più antico della data riportata sulla fronte dei due mascheroni marmorei laterali?” ... prendetela come una semplice provocazione ...

domenica 31 maggio 2015

Acquabona è la Farmhouse di Escher

Finalmente ho avuto occasione di andarlo a verificare di persona e vari particolari fondamentali mi sono stati illustrati dai proprietari. Uno di loro commentò il mio post del 9 settembre 2014 precisando che
“Quella di Escher è una xilografia che quando è stata passata su tela è stata stampata al contrario. Il piano superiore (il terzo) è stato buttato giù negli anni ‘60 in seguito a ristrutturazione.”
A sinistra la xilografia acquerellata (rara), a destra la più comune incisione in nero stampata nel verso errato. Comparando le due immagini (ma si tratta di un'unica incisione del 1931 del maestro M. C. Escher) è chiaro che molte delle mie osservazioni erano completamente sbagliate essendo basate su questa seconda immagine.
   

Per esempio, facevo notare che a destra dell’edificio non c’erano quei muri, né traccia di quell’evidente arco. Invece esiste a sinistra nella realtà e la vasca di raccolta dell’acqua (‘a peschera) al suo interno è tuttora utilizzata. La stradina che collega San Lorenzo e Pontone passa poco più a monte. 
   

Infine, ho appreso che il nome Acquabona, attribuito a tutto il fondo agricolo e alla fontana tuttora esistente (foto in basso a destra), deriva dall’esistenza di un antico monastero risalente al VI secolo d.C. che a sua volta deriva dalla qualità delle acque della sorgente. 
S. Maria de Aquabona era il più antico monastero di suore benedettine, dei quattro esistenti nel comune di Scala”
   
Sono altresì tuttora riconoscibili le due aperture nel muro a valle dell’edificio e il terrazzamento più a destra, sullo stesso livello dell’ingresso dell’agriturismo.
   

venerdì 15 maggio 2015

I misteri di Cala Sant Esteve (novità e quiz)

Stamattina, a causa del troppo vento (quasi impossibile scattare macro di fiori) e delle nuvole che spesso limitavano la luminosità, ho dovuto rinunciare al programma previsto e ho scelto di andare ad approfondire le mie ricerche in merito alla possibile fornace da palle di Cala Sant Esteve (vedi post precedente). In questo post spiegherò che nonostante il mio impegno non sono pervenuto ad alcuna soluzione definitiva, proporrò un altro caso da risolvere e vi sottoporrò un facile quizOltre alle 4 foto anticipate di seguito, potete rendervi conto della situazione scorrendo le altre foto di fornace, cava e buco misterioso
Come suggerito da una dirigente della biblioteca di Mahon, sono prima passato dal Museo Militare di Es Castell, mia ultima speranza di trovare documentazione affidabile. La gentile addetta alla biglietteria mi ha ha fatto parlare con un responsabile del Museo il quale, al momento, stava proprio preparando una mostra sulle strutture difensive all’ingresso del porto di Mahon e fra i disegni che aveva ce n’era uno di una fornace all’interno di un forte. Con lui c’erano altri due signori, apparentemente esperti della materia, ma non sono riusciti a dissipare i miei dubbi. Il “capo” mi ha detto subito che si trattava di una calcara, ma dopo mie alcune obiezioni e richiesta di riferimenti scritti è diventato più evasivo e ha giustificato la sua risposta dicendo che suo padre l’aveva sempre indicata come tale. Con tutto il rispetto per il padre, non mi è sembrata una prova definitiva, e quindi ho garbatamente obiettato che dalla grande cantera (cava) a valle della torre non si ricava un calcare adatto a produrre calce e oltretutto sono tuttora visibili i classici tagli netti per produrre parallelepipedi da utilizzare per opere murarie. Mi ha risposto che il pietrame veniva trasportato lì la altre aree più a sud … e allora gli ho fatto anche notare che nelle vicinanze non c’era un tipo di vegetazione che potesse fornire abbastanza legname (come per esempio leccete che si trovano negli umidi e ombrosi barrancos) e mi ha detto che anche il legno doveva essere trasportato (?!), ma a questo punto mi sembrava già meno sicuro. Ovviamente ho insistito nel sottoporgli le mie perplessità: “Perché mai avrebbero dovuto trasportare legno e pietre invece della sola calce, se avessero costruito la calcara in zona più idonea?” (come si faceva dalle parti nostre).
   

L’avevo quasi convinto, ma era ancora titubante. Su un punto però eravamo tutti d’accordo: assolutamente non si trattava di una torre e certamente era una fornace … ma per cuocere cosa?. E allora ho portato la discussione sulla forma della struttura che non era quella classica con una sola apertura e abbastanza alta da consentire un comodo accesso, in questo caso sono due, relativamente basse, più una terza che non raggiunge la parte centrale ma conduce ad una piccola finestra che potrebbe essere stata utilizzata per controllare la combustione. Ho concluso ripetendo che l’unica notizia scritta (seppur in un articolo in rete) recitava: Anche se può sembrare un’antica torre di difesa o di guardia, è una fornace da palle.
Al ché uno degli altri due astanti ha ammesso “potrebbe essere vero” e così è terminata la mia indagine presso il Museo Militare. Sono quindi andato a verificare il tutto e a scattare numerose foto, cosa che non feci la volta scorsa non avendo tanto tempo e con il sole alle spalle dell’ingresso. Dopo attenta visita e considerazioni varie, devo comunque dire che come sono convinto che non si tratti di una calcara, sono egualmente scettico in merito all’ipotesi fornace da palle. Ciò soprattutto per un paio di semplici motivi: a) non riesco a immaginare come avvenissero le fasi di carico e scarico delle palle; b) nelle vicinanze non c’è traccia di alcuna piattaforma che potesse ospitare un pezzo di artiglieria.
Né in rete (dove ormai c’è di tutto e di più), né in una ulteriore indagine in biblioteca ho trovato alcuna immagine di calcare con aperture simili e nessun disegno della sezione verticale come quella della fornace di Sant Esteve che presenta un restringimento, come un imbuto, nella parte centrale. 
Prima di avviarmi alla Torre d'en Penjat (anche questa tralasciata per i medesimi motivi) ho fatto un bel giro nella vasta cava e, ahimè, mi sono imbattuto in un altro “mistero” (almeno per il momento). Si tratta di una specie di vasca di meno di 2 metri di diametro, chiaramente scavata nella roccia e non naturale, completa di un bordo piano e 4 scalini molto regolari, nonché una netta scanalatura verticale. Si trova a  pochissimi metri dal mare, ma non è collegata ad esso. Chiedendomi a cosa potesse servire sono solo riuscito ad elaborare tante strambe ipotesi, ma nessuna abbastanza sensata. Quindi non solo non ho risolto in via definitiva i miei dubbi in merito alla destinazione certa della fornace, ma ora ho anche l'interrogativo della vasca da chiarire. (foto a sx)
Infine, ecco il quiz: ho sentito un improvviso rumore fra i cespugli, mi sono girato e ho visto schizzar via a gran velocità un simpatico animale. In un attimo ho acceso la fotocamera e, seguendone il movimento, sono riuscito a beccarlo.
Riuscite a vedere di chi si tratta nella foto a destra?