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domenica 1 gennaio 2017

Nochevieja, uvas y campanadas

In spagnolo con il termine Nochevieja (anche Noche Vieja, letteralmente notte vecchia) si indica la notte di San Silvestro, l’ultima dell’anno, da non confondere con la Nochebuena (raramente Noche Buena = notte buona) che si riferisce alla sera della Vigilia di Natale.
Ciò premesso, vengo alle altre due parole del titolo: uvas e campanadas.
La prima è una delle tante che possono trarre in inganno per la somiglianza a termini italiani, si tratta di uva sì ma di acini (o chicchi). Una delle tradizioni più diffuse è quella di mangiarne 12, al ritmo degli altrettanti rintocchi (campanadas) battuti alla mezzanotte.
Quelli di riferimento ufficiali (mostrati in televisione) e i più seguiti anche dal vivo sono dell’orologio della piazza di Puerta del Sol a Madrid.
Se vi trovate in Spagna, ma questa tradizione è diffusa anche in molti paesi dell’America Latina, ricordatevi di procurarvi con debito anticipo i vostri dodici chicchi d’uva altrimenti rischiate di restare a bocca asciutta e perdere l’occasione di fornire un aiuto alla realizzazione dei vostri desideri. Come vedete dalle foto li trovate anche in confezioni apposite, senza doverne comprare un grappolo intero.
Pur essendo vero che si deve mangiare un chicco a ogni campanada, pare che il numero 12 sia relazionato ai mesi dell’anno e non alle ore ma sia come sia si deve esprimere un desiderio per ciascuno acino ingollato ... e sì perché bisogna buttarne giù uno ogni 3 secondi. Ve ne potete rendere conto guardando questo video (per fare prima andate a 1:45)

Siccome in un’occasione come quella del passaggio di anno non sono ammessi errori, si fanno ben due prove generali, dette pre uvas, per verificare il buon funzionamento delle campane a mezzanotte del 30 e a mezzogiorno del 31. Ora che sta diventando comune l’abitudine di festeggiare all’aperto sono sempre di più quelli che partecipano alle pre uvas esprimendo i loro desideri in anticipo ed evitando la ressa della Nochevieja.
Se decidete di partecipare ad uno di questi eventi e avete i vostri 12 acini state attenti a non cadere in errore poiché prima delle campanadas l’orologio batte i quattro quarti d’ora. Se cominciate al suono dei quarti vi troverete senza chicchi per gli ultimi quattro rintocchi importanti.
   
Comunque sia, arrivate all'appuntamento di mezzanotte dopo  una buona ed abbondante classica cena ben annaffiata (ho scritto "ben" e non "molto"). La mia contava con gambas, navajas, gulas al ajillopulpoensaladilla, pataensalada de col y queso, huevos rellenos e, per finire, polvorones e bombones. Vino blanco canario, poi tinto  de la Ribera del Duero e infine sidra asturiana
Ovviamente poco prima di mezzanotte è stata fornita una dozzina di uvas ciascuno dei commensali. 

sabato 26 luglio 2014

Toponomastica: una considerazione-smentita in merito all’etimologia di Punta della Campanella

Nel post del 15 luglio trattavo dei toponimi costieri dei Golfi di Napoli e Salerno presenti su alcuni portolani visti a Mallorca (vedi post cartografia-nautica-maiorchina-del-500.html)
Su numerose carte del '500 appare il toponimo C: Campanella

“L'etimologia del nome della punta è chiaramente legato a una cam­pana, ma esistono due differenti versioni circa il perché del nome. La più semplice delle due teorie sostiene che sulla Torre Mi­nerva, dove stavano i soldati di guardia per avvistare eventuali navi saracene in avvicinamento, esisteva una piccola campana che veniva suonata in caso di pericolo.

L'altra è molto più colorita e fantasiosa e di conseguenza anche più conosciuta. Si narra che in una delle scorribande dei Sarace­ni nella Penisola Sorrentina (i più dicono che si trattasse pro­prio di quella tristemente famosa del 1558) fu saccheggiata anche la chiesa di Sant'Antonino Abate, protettore di Sorrento. Quando la flotta pirata giunse alla Punta della Campanella, la nave che trasportava la campana e gli altri oggetti trafugati nella chiesa fu bloccata da una forza misteriosa e, nel tentativo di procedere e di raggiungere le altre fuste che intanto si al­lontanavano, i predoni cominciarono ad alleggerire l'imbarcazione gettando in mare parte del loro bottino. Ma solo quando si libe­rarono della campana di bronzo di Sant'Antonino riuscirono a dop­piare la punta. La leggenda vuole che, non appena la campana fu gettata in mare, si levò un improvviso e fortissimo vento che consentì al vascello pirata di raggiungere in pochi attimi le al­tre fuste. C'è anche chi sostiene che ogni 14 febbraio, festa del santo protettore di Sorrento, si sente la campana suonare sott'acqua, e chi non ci crede può andare a controllare!”.
Da Le coste di Sorrento e di Amalfi - G. Visetti (1991)
Ma la leggenda che lega il toponimo ai saraceni si riferisce agli avvenimenti del giugno 1558, quindi posteriori o quasi contemporanee alla redazione delle pergamene. Ciò esclude definitivamente la già remota possibilità che da questo colorita narrazione di un fatto storico, tristemente vero e tragico per i sorrentini e i massesi, derivasse il nome Campanella.